Dicembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
SALVARSI IN POCHI E LASCIARE CHE LE MOLTITUDINI ANNEGHINO
L’idea che ogni utopia, ogni progetto di “mondo perfetto” finisca per generare mostri, trova conferma nella parabola del neocapitalismo digitale. Fiorito quarant’anni fa nei garage della California dalle dita di ventenni e trentenni, studenti di informatica o ingegneri elettronici (un umanista, in quei paraggi, non lo trovi neanche morto) che immaginavano, grazie alla tecnologia, un mondo de-istituzionalizzato, autogestito, gratuito, una specie di “uno vale uno” ben prima della triste parodia involontaria che ne fecero Casaleggio e Grillo, ha poi generato forse il più grande oligopolio mai visto al mondo, distrut
lavoro, ammucchiato montagne di miliardi in poche mani e ingigantito a dismisura il ruolo della speculazione finanziaria
Ora pare che un tizio diventato ricco con le criptovalute, tale Jannsens, con la benedizione del fondatore di Pay pal e del ceo di Open AI, voglia fondare un vero e proprio “network state”: una neo-nazione, eretta su terreni caraibici (il clima conta) e munita di leggi proprie e sistema giudiziario proprio. Alla luce dello stato confusionale in cui versano le nazioni classiche, ci sarebbe da dire: però, interessante. Stiamo a vedere che cosa hanno in mente di fare questi signori.
C’è un piccolo particolare. Destiny (così si chiamerà) avrà una soglia di accesso irraggiungibile dalla gente comune. Solo i ricchi e ricchissimi potranno permettersi questo esodo trionfale dei pochi che abbandonano i molti alla loro mediocrità. Il comunismo fu il tentativo, spesso violento, di piallare le differenze. Il neocapitalismo è il contrario: salvarsi in pochi, lasciare che le moltitudini anneghino mentre l’Arca dei Ricchi salpa verso il futuro.
(da Repubblica)
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Dicembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
LA STORIA INSEGNA CHE LE FORZE ARMATE MULTINAZIONALI FUNZIONANO, E GLI ITALIANI LO SANNO MEGLIO DI TUTTI (A CAPORETTO FUMMO SCONFITTI DALL’ESERCITO AUSTRIACO COMPOSTO DA UNGHERESI, BOSNIACI, CROATI, CECHI, POLACCHI)
Qualche giorno fa l’europarlamentare e giornalista francese Bernard Guetta ha
lanciato sul Corriere della Sera un’idea sulla difesa europea che potrebbe avere dalla sua una certa plausibilità.
Ossia rinunciare, almeno per il momento, a utilizzare la bizantina costruzione europea a 27 per gettare le basi di una difesa comune e puntare invece su un G5, che sarebbe composto da Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Polonia
Sarebbe presente l’indispensabile Gran Bretagna che vanta le forze armate più efficienti di Europa, perché formate da quadri e operatori molto orgogliosi di una storia che li ha sempre visti invitti nonché in quanto titolare di un arsenale nucleare.
La Francia che ha buoni quadri e poche risorse e la Germania che, al contrario, dopo ottanta anni di penitenza antimilitarista, soffre di quadri mediocri ma di risorse potenzialmente enormi.
La Polonia, che è il Paese più combattivo e meglio armato a guardia del confine est dell’Europa, sarebbe indispensabile. E, infine, l’Italia, la quale, dalla ormai lontana missione in Libano degli anni 80 si è scrollata di dosso il complesso di inferiorità delle imbarazzanti sconfitte subite nella Seconda Guerra Mondiale, per accreditarsi come una macchina bellica di medie dimensioni ma efficiente e largamente rispettata. E così anche il fronte meridionale sarebbe coperto.
La domanda che però rimane aperta è: può funzionare una forza armata multinazionale? La risposta è affermativa e nessuno come gli italiani lo sa meglio. Dal 1915 al 1918 siamo stati tenuti in scacco dall’esercito imperialregio austriaco di cui abbiamo sperato la disgregazione per le molte nazionalità che esso racchiudeva: austriaci, ungheresi, bosniaci, croati, cechi,
polacchi, sloveni, slovacchi e persino qualche italiano.
A disgregarsi invece è stato l’esercito italiano a Caporetto nel 1917, con il rischio per un momento non di perdere una battaglia, ma la guerra stessa. Per conciliare tanta diversità linguistica con l’unità di comando, valeva la regola che gli ordini fossero impartiti in tedesco ma che le truppe fossero autorizzate a parlare tra loro il proprio idioma.
Non vi era nessun pregiudizio verso l’ascensione ai massimi gradi del corpo ufficiali di personale non proveniente dai ranghi tedeschi. Il generale Boroevic, che tanto filo da torcere ci ha dato, era un croato.
Certo la bandiera imperiale con l’aquila bicipite aveva dalla sua una storia secolare e una gloria imponenti e non vi è nessun simbolo unificante che possa oggi competere con un precedente tanto illustre. Ma le cose vengono col tempo. Cominciare con un nucleo di volenterosi (oggi va di moda l’espressione) è di certo più realistico che affrontare le peripezie di riforme europee le quali, seppure riuscissero, tra gli altri inconvenienti, escluderebbero l’indispensabile Gran Bretagna. Da qualcosa bisogna pure cominciare, e in fretta. A oggi questa mi sembra la proposta più concreta.
(da MF – Milano Finanza)
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Dicembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
ECCO COME NASCE L’IMBARAZZANTE INTERVISTA RILASCIATA AL “CORRIERE DELLA SERA”, IN CUI ARIANNA RICORDA QUANDO “GUIDAVA IL CAMION NEI VICOLI DI ROMA” PER IL PARTITO, E RIVENDICA: “DA 30 ANNI SIAMO IN POLITICA”… L’UNICO PREGIO CHE ANCHE I COLLEGHI DI PARTITO LE RICONOSCONO È LA SOMIGLIANZA ALLA SORELLA
Come si cambia, pur di restare avvinghiati al potere. Sono lontani i tempi in cui Giorgia Meloni definiva la sorella Arianna “privata cittadina senza incarichi”
Era il 2023 e la Ducetta dei due mondi difendeva l’allora compagna di Francesco Lollobrigida dalle vignette maliziose di
Natangelo sul “Fatto quotidiano”.
Oggi, Arianna è la capa assoluta di Fratelli d’Italia e rilascia interviste (sempre ben pettinate e “accomodate”) a destra e a manca. L’ultima, imbarazzante, è uscita questa mattina sul “Corriere della Sera”, firmata dalla penna fedele di Paola Di Caro.
Un botta e risposta “cringe”, come va di moda dire tra i giovani, in cui Arianna ricorda “con un filo di nostalgia” i tempi in cui “facevamo tutto noi, da dipingere gli sfondi a spostare le sedie, a guidare un camion nei vicoli di Roma, come toccò a me… Oggi come allora l’organizzazione si regge sul lavoro volontario dei giovani militanti”.
Rivendica (“Da 30 anni siamo in politica”), loda e imbroda la sorella (“Lei è fantastica e può contare su un partito che lavora incessantemente”), e finge modestia (“Non mi interessa la prima fila. Sin da ragazzi abbiamo avuto un approccio alla politica intesa come pura militanza, il ruolo o la carica ricoperti non sono determinanti, sono funzionali al progetto. Comunque non abbiamo segretari, il presidente del partito è e resta Giorgia e non credo ci sia nessuno che voglia sfidarla, sinceramente”
Come si è passati da “Arianna è una privata cittadina” a questo orgoglio di militanza trentennale? E soprattutto, perché? La risposta è semplice: è il più classico degli spin, i messaggi politici “mediati” dalla politica.
Da Palazzo Chigi è in atto un tentativo di spostamento di “narrazione”: Giorgia non vuole che Arianna Meloni sia identificata come la “Sorella d’Italia”, ma piuttosto come politica
autonoma e indipendente. Una che si è fatta le ossa “guidando camion” per il partito, tirandosi su le maniche come volontaria e militante.
Il guaio è che Arianna ‘gna fa: l’unico pregio che tutti le riconoscono è la somiglianza, a tratti inquietante, con la sorella.
La sua voce è indistinguibile da quella di Giorgia, al punto che da giovani, leggenda vuole, facevano scherzi telefonici scambiandosi di identità. Ancora oggi Arianna imita la sorella, calca e modula la voce sul modello di Giorgia, spesso si veste con lo stesso “stile”. Ma di Ducetta, anche i “Fratelli d’Italia” sono disposti a tollerarne una sola…
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
IL PUNTO CONTROVERSO RIGUARDA I MOROSI: FORNITORI E I CREDITORI DEL CONDOMINIO POTRANNO AGIRE DIRETTAMENTE SUL CONTO CORRENTE CONDOMINIALE, SENZA ESSERE OBBLIGATI A PERSEGUIRE SINGOLARMENTE CHI NON PAGA … IN PRATICA CHI HA SEMPRE PAGATO SE LA PRENDE IN QUEL POSTO: POTRÀ VEDERSI SPILLARE SOLDI DAL CONTO CONDOMINIALE PER POI DOVER INTRAPRENDERE UN’AZIONE LEGALE CON IL VICINO MOROSO PER LA RESTITUZIONE DEL DENARO
Pagamenti esclusivamente tracciabili, requisiti più stringenti per chi amministra i
condomìni e l’introduzione di nuove figure di controllo contabile. Tra le novità più rilevanti c’è anche la possibilità, per i creditori, di rivalersi sull’intero condominio e non soltanto sui proprietari inadempienti.
Sono questi alcuni dei punti cardine della riforma del condominio presentata mercoledì 17 dicembre, a distanza di tredici anni dall’entrata in vigore dell’attuale disciplina. Il progetto di legge AC 2692, promosso da Elisabetta Gardini insieme ad altri parlamentari e sostenuto da Fratelli d’Italia, era stato anticipato dalla stampa a fine novembre.
Viene rivisto il sistema di recupero delle quote non versate. I fornitori e i creditori del condominio potranno agire direttamente sul conto corrente condominiale, senza essere obbligati a individuare e perseguire singolarmente i condòmini morosi. Qualora le risorse disponibili non siano sufficienti, il credito potrà essere soddisfatto anche attingendo alle quote dei
proprietari in regola con i pagamenti, i quali conserveranno comunque il diritto di rivalersi successivamente nei confronti degli inadempienti
Cambiano anche le tempistiche per l’azione dell’amministratore contro i morosi. La richiesta di decreto ingiuntivo potrà avvenire solo dopo l’approvazione del rendiconto, che potrà essere deliberata entro 180 giorni dalla chiusura dell’anno contabile. Questo comporta, di fatto, un allungamento dei tempi necessari per avviare il recupero delle somme dovute.
Sul fronte fiscale, il disegno di legge prevede una novità rilevante: la possibilità di portare in detrazione, nella dichiarazione dei redditi, anche le spese condominiali ordinarie. L’obiettivo è duplice: alleggerire il carico fiscale per i condòmini e incentivare una maggiore puntualità nei versamenti.
Viene inoltre eliminato l’uso del contante nella gestione condominiale.
Grande attenzione è riservata alla figura dell’amministratore. La riforma stabilisce requisiti minimi di professionalità più rigorosi, che comprendono un titolo di studio universitario, un percorso formativo specifico e l’iscrizione a un elenco nazionale
Servirà una laurea triennale in ambito economico, giuridico, scientifico o tecnologico.
Accanto all’amministratore viene introdotta anche la figura del revisore contabile condominiale, incaricato di verificare la correttezza della gestione finanziaria. Per questa nuova professionalità la legge definirà requisiti specifici, modalità di nomina e l’obbligo di iscrizione a un apposito registro nazionale
§Sia amministratori sia revisori dovranno essere iscritti a un registro tenuto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Sono previste sanzioni amministrative significative per chi esercita senza titolo, con multe che possono superare i cinquemila euro.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
ARRESTATO NEL TREVIGIANO: DIFFONDEVA PROPAGANDA SUPREMATISTA E PROGETTAVA ARMI
Istigazione a delinquere, apologia di terrorismo e attività di auto-addestramento con finalità terroristiche, tutte contestate con l’aggravante dell’uso della rete. Sono le pesanti accuse con le quali un quindicenne italiano, residente in provincia di Treviso, è stato arrestato nei giorni scorsi su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Venezia.
L’operazione è il risultato di un’indagine articolata condotta dalle Digos di Milano e Treviso, con il supporto della Direzione centrale della Polizia di prevenzione e dell’Agenzia di sicurezza interna, nell’ambito delle attività di contrasto alla radicalizzazione e all’estremismo violento. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su alcuni spazi online riconducibili all’estrema destra suprematista, dove è emerso un profilo social particolarmente attivo.
Secondo gli elementi raccolti, l’account veicolava con continuità messaggi di incitamento alla violenza a sfondo xenofobo e antisemita, insieme a contenuti che esaltavano apertamente attentati terroristici e i loro autori. In più occasioni, l’utente avrebbe anche affermato di essere già impegnato nella costruzione di un’arma da fuoco.
Il monitoraggio ha consentito di risalire all’identità del giovane. La successiva perquisizione domiciliare ha portato al sequestro di numerosi componenti di uso comune, ritenuti pronti per essere assemblati e utilizzabili per la realizzazione di armi e ordigni artigianali. Gli agenti hanno inoltre rinvenuto fogli manoscritti con disegni dettagliati di armi, schemi di parti meccaniche e istruzioni per la produzione di munizioni rudimentali. Riscontri
analoghi sono arrivati dall’analisi dei dispositivi informatici in uso al ragazzo.
Nel loro insieme, gli elementi acquisiti sono stati considerati dagli inquirenti coerenti e significativi, tali da delineare un percorso di radicalizzazione ideologica già in fase avanzata. Su questa base, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, disponendo il carcere.
Le indagini restano aperte e potrebbero riservare ulteriori sviluppi. L’attività investigativa prosegue sotto il coordinamento della Procura per i Minorenni di Venezia ed è affidata alle Digos di Milano e Treviso.
(da fanpage)
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Dicembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
LA DISCRIMINAZIONE SUI TRASPORTI PER I SARDI: POCHI VOLI, PREZZI ALTI E VIAGGI IMPOSSIBILI”
Martina Pinna, 34 anni, ha lasciato la sua Sardegna per lavoro ma le difficoltà di
tornare a casa stanno abbassando la sua qualità della vita
“Sono una cittadina di serie B solo perché sono sarda. Alla luce di tutte le difficoltà che incontro per spostarmi soprattutto a Natale e durante l’estate mi sono pentita di essermi trasferita, ma è stata una scelta obbligata dovuta al lavoro”. È la denuncia che fa a Fanpage.it Martina Pinna, impiegata di 34 anni che due anni fa ha lasciato la sua Cagliari per Genova.
“Genova è collegata solo due volte a settimana con Cagliari. O parti quei giorni o non parti, anche perché i posti sono pochissimi”.
E infatti Martina non ci è riuscita per queste feste di Natale: “Ai primi di novembre non ho trovato nulla, c’era solo un volo dal prezzo impossibile, quindi adesso mi arrangio col Flixbus e partendo da un’altra città”.
La testimonianza: “Contro noi sardi discriminazione totale”
Da 2 anni Martina vive e lavora a Genova, il problema è che qui non ci sono collegamenti aerei con Cagliari, la sua città natale, se non due volte a settimana. Una finestra temporale davvero ristretta, soprattutto nei periodi in cui la domanda è più alta come l’estate o le feste di Natale. Il risultato è che per lei tornare in queste occasioni è quasi impossibile, a meno di non pagare un prezzo decisamente elevato.
“I voli non ci sono proprio – spiega Martina – perché sono in poche giornate che mi costringerebbero a prendere dei giorni di ferie che semplicemente non ho. Alla fine ho acquistato un volo il 23 dicembre da Milano, perché l’ultimo da Genova era il 22 pomeriggio, a un prezzo impossibile”.
Molti lavoratori che dal Sud si trasferiscono al Nord lamentano il caro-prezzi dei trasporti in concomitanza con particolari periodi dell’anno, ma la situazione dei sardi, secondo l’esperienza di Martina, è ancora peggiore: “Ho una collega di Lecce, che è lontanissimo lo stesso, però lei paradossalmente può scegliere di prendere il treno al posto dell’aereo. Noi questa scelta non l’abbiamo, ma proprio per questo dovremmo avere delle tratte garantite”.
Per questo Martina ha segnalato a Federconsumatori la situazione in cui si trova insieme a migliaia di persone: “Va bene che le compagnie aeree seguano le logiche di mercato, però noi non possiamo essere solo merci, dovremmo avere il diritto di movimento che hanno tutti. Paghiamo le tasse nello stesso modo, siamo cittadini italiani, ma nei nostri confronti c’è una discriminazione totale. Mi sento presa in giro”. E aggiunge: “Per non parlare di chi abita nell’Ogliastra o a Nuoro, dove non c’è neanche l’aeroporto”.
“Penalizzati anche in caso di emergenza familiare o lavorativa”
Come per Giorgia, anche Martina non se la sente di affrontare la notte sul traghetto da sola, l’aereo resta quindi una scelta obbligata. “Stando a Genova la nave sembra il mezzo più adatto, ma paradossalmente a me conviene più andare a Milano a prendere l’aereo che mi porta a Cagliari invece del traghetto che da Genova sbarca a Porto Torres, perché da lì dovrei prendere i mezzi di terra che funzionano molto meno bene rispetto alle ferrovie del nord Italia”.
La difficoltà a incastrare le date per poter effettuare i lunghi spostamenti, sempre con un occhio al portafogli, porta Martina a
ridurre il tempo con la sua famiglia: “Mi sarebbe piaciuto rimanere di più a casa, senza dubbio, ma non ho la libertà di muovermi come vorrei. Ogni volta devo prendere ferie o chiedere aiuto ai colleghi”.
E i problemi si amplificano in caso di un’emergenza, quando si vorrebbe tornare subito e non si può: “Dovevo tornare in Sardegna per fare un concorso, l’avevo saputo da poco ma nonostante gli sforzi non ci sono riuscita, tra andata e ritorno sarei arrivata in piena notte, e sempre viaggiando da sola”.
(da Fanpage)
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Dicembre 17th, 2025 Riccardo Fucile
DALLE BANDE DI RAGAZZINI VIOLENTI A UNA PRATICA SESSUALE IL PASSO E’ BREVE?
«Viviamo in mezzo alle gang bang… baby gang… Anche questo è un fenomeno che va controllato». Stava parlando delle politiche in materia di disagio giovanile durante un evento della campagna a San Donà di Piave (Venezia) per le ultime regionali in Veneto, ma è bastato un scambio di sillabe per trasformare il grave problema delle bande di ragazzini violenti («baby gang») in un meno serio (e involontario) riferimento a una pratica sessuale collettiva («gang bang»).
Protagonista della gaffe pubblica è Sergio Vallotto, segretario della Lega in provincia di Venezia in lizza per il ruolo di prossimo vicesindaco del capoluogo lagunare. Lo scivolone
risale allo scorso 14 novembre ed è finito in un video che da allora non ha smesso di circolare.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO PALAZZO CHIGI, IN CASI DI URGENZA, GLI 007 DEVONO ESSERE LIBERI DI ATTIVARE LE CAPTAZIONI ANCHE AUTONOMAMENTE, SENZA IL VIA LIBERA PREVENTIVO DEL MAGISTRATO …DOPO IL CASO DEI GIORNALISTI SPIATI CON PARAGON, SIAMO SICURI CHE SIA UNA BUONA IDEA LASCIARE MANO LIBERA ALL’INTELLIGENZE SOTTO LA SUPERVISIONE DI MANTOVANO?
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha da tempo il pallino di una riforma dei Servizi
segreti, ossia unificare i due rami dell’intelligence: quella per l’interno (Aisi) e quella per l’estero (Aise). Ma essendo un processo lungo e complesso (di cui tanto si è discusso in questi anni in diverse riunioni), l’idea – nel frattempo – è di intervenire su altro.
O meglio sulle intercettazioni preventive che vengono svolte dai Servizi segreti, su delega del presidente del Consiglio e solo dopo previa autorizzazione del procuratore generale della Corte
di Appello di Roma. L’indirizzo è rendere l’iter per poter ottenere l’ok alle captazioni più rapido per una questione di sicurezza.
Si tratta di quelle intercettazioni che non servono a provare la commissione di un reato, come nel caso delle captazioni dei procedimenti penali, bensì hanno una funzione di pubblica sicurezza, cioè mirano alla prevenzione dei delitti.
L’idea, dunque, di cui si sta discutendo in diversi ambienti governativi, è di ottenere l’ok del procuratore generale della Corte d’Appello in tempi più rapidi e, in casi più estremi, quando magari si presenta il pericolo che il soggetto scappi, di attivare le captazioni autonomamente, ottenendo, solo in alcuni specifici casi, l’autorizzazione ex post del procuratore generale.
Una soluzione, questa, che però potrebbe trovare delle critiche perché tenderebbe ad accrescere troppo il potere di intervento dei Servizi segreti. Per ora non esiste ancora un testo definitivo sotto forma di disegno di legge, ma Palazzo Chigi potrebbe accelerare e cercare di chiudere questa questione già a inizio anno.
A ogni modo, qualsiasi modifica dovrà passare dal Copasir, il Comitato parlamentare che si occupa proprio di controllare l’operato degli 007. E proprio a San Macuto si sta ragionando da tempo su un altro aspetto, che in qualche modo andrebbe a controbilanciare questa (ipotetica) tendenza: rafforzare i poteri di controllo del Comitato sull’operatore dell’intelligence.
Come? Ad esempio prevedendo più pareri sui dpcm del governo, ma anche creare la possibilità di maggiore verifica sui bilanci e su come vengono spesi i soldi dai reparti. Infatti i bilanci dei
Servizi sono segreti.
Il Copasir deve comunque visionarli ma ci sono voci che restano poco esplicite, proprio per la delicatezza nella gestione dei fondi riservati. L’obiettivo sarebbe quindi ottenere su alcune voci in particolare maggiori chiarimenti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 17th, 2025 Riccardo Fucile
“DOPO TANTI PROCLAMI SUL ‘DIRITTO ACQUISITO’ AL PENSIONAMENTO UNA VOLTA RAGGIUNTA UNA CERTA ANZIANITÀ E TANTE PAROLE SOPRA LE RIGHE, ARRIVA LA CONFERMA CHE UNA CONTRORIFORMA PENSIONISTICA NON SI PUÒ FARE. I PROVVEDIMENTI IN MANOVRA SI ADEGUANO AL CICLO DEMOGRAFICO DEL PAESE. IL TASSO DI DIPENDENZA DEGLI ANZIANI DA CHI LAVORA AUMENTERÀ IN ITALIA DAL 41% AL 76% ENTRO IL 2060”
Alla fine, anche i più ostinati o più sprovveduti dovranno accorgersi che “il re è nudo”. Dopo tanti proclami sul “diritto acquisito” al pensionamento una volta raggiunta una certa anzianità – stabilita con criteri politici più che economici o di genuina solidarietà – e senza domandarsi chi pagherà il conto;
dopo tante risorse utilizzate per aumentare il numero dei pensionati, invece di cercare di creare lavoro, e lavoro buono, per la stragrande maggioranza delle persone in età attiva, come unica vera base per rendere sostenibile un sistema previdenziale minacciato dalla demografia; dopo tante parole sopra le righe e altrettante promesse al di sotto di ogni soglia di credibilità, dopo tutta questa poco divertente commedia degli equivoci arriva la conferma che una controriforma pensionistica non si può fare.
Lo rivelano anzitutto le previsioni demografiche che prospettano una significativa riduzione della popolazione giovane a fronte di una forte crescita della popolazione anziana.
Si tratta di variazioni difficilmente compatibili con un sistema che, come il nostro, basa il finanziamento delle pensioni oggi in pagamento sui contributi versati dai lavoratori di oggi e, in parte crescente, data la cronica insufficienza dei contributi, con l’aiuto determinante delle imposte sui redditi personali o con il rinvio a tassazione futura, attraverso il debito.
Per citare un indicatore soltanto, il cosiddetto tasso di dipendenza degli anziani, dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e quella in età di lavoro (tra i 20 e i 64 anni), è
destinato in Italia ad aumentare, secondo l’Ocse, dall’attuale 41 per cento al 76 per cento circa entro il 2060.
Se pensiamo poi che soltanto una parte di quelli che sono in età lavorativa sono effettivamente occupati (oggi il tanto elogiato tasso di occupazione è pari al 63 per cento!) non è difficile rendersi conto di quanto assurdo sia continuare ad alimentare l’illusione che senza un numero più grande di lavoratori – e, più ancora, di lavoratrici – e senza incrementi retributivi in grado di generare un maggiore flusso di risorse, sia possibile ripristinare la passata generosità pensionistica, frutto spesso di miopia o, peggio, di cinici calcoli politici.
E, soprattutto, come sarà possibile per un/una giovane formarsi una famiglia quando dovrà sostenere la famiglia d’origine?
Perseverare invece nella stolta idea che sia ancora possibile ridurre l’età di pensionamento o renderla flessibile senza parallela correzione dell’importo della pensione; o abolire l’indicizzazione dell’età di uscita all’aspettativa di vita, meccanismo di salvaguardia del sistema contro prospettive di un suo collasso finanziario, è ingannare i cittadini.
E l’inganno non è minore quando è furbescamente nascosto nelle complessità del linguaggio normativo: si fa finta di introdurre allentamenti alle restrizioni, e perciò di essere “generosi”, quando in realtà si approvano misure che restringono i requisiti senza dirlo apertamente. La questione delle “finestre” è un esempio.
Le finestre equivalgono ai tempi di attesa (e perciò di supplemento lavorativo) imposti a chi matura i requisiti per
l’uscita dal mondo del lavoro. Si dice, per esempio, che si può andare in pensione con una certa “quota” – somma di età e di anni di anzianità di servizio – alla quale però si aggiungono 3 o 6 mesi o anche un anno di “finestra” (per i lavoratori autonomi si arrivava, prima del 2011, a un anno e mezzo!) prima di poter effettivamente esercitare il diritto.
Il tutto pur di non dire pubblicamente che si stanno restringendo i requisiti. In nome della trasparenza, il governo Monti le abolì con la riforma del 2011, inglobandole nei normali requisiti, cosa che, naturalmente, determinò l’accusa di avere inasprito le regole, quando in realtà si trattava di correttezza nei confronti dei cittadini.
La nuova bozza della legge di Bilancio presentata ieri al Parlamento contiene un misto di aperto riconoscimento delle difficoltà di bilancio (input del Ministro dell’Economia), mitigate dal rinvio al futuro di quasi tutte le misure sgradite agli elettori e, soprattutto, contrarie a quanto sempre sbandierato ai quattro venti dal vicepresidente del Consiglio e segretario della Lega.
Tutto, o quasi, va nella direzione dell’inasprimento: dalle “finestre” crescenti nel tempo, ma a partire dal 2032 (chissà perché?) all’età minima di 70 anni per l’incremento delle pensioni per chi è in difficoltà; dalle restrizioni all’uso del riscatto degli anni di laurea per il pensionamento anticipato all’adeguamento parziale e ritardato dell’età di uscita all’aumento dell’aspettativa di vita.
Tutto necessario ma ecco l’indoratura della pillola “tranquilli, ne parleremo ancora in futuro, quando le cose andranno
sicuramente meglio”. Ci tratteranno mai da cittadini adulti i nostri politici?
Elsa Fornero
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