Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
LA RIVOLTA DEGLI ATLETI AMERICANI: GUS KENWORTHY, SCIATORE ANGLO-AMERICANO, DUE GIORNI FA HA POSTATO UNA FOTO DI UNA SCRITTA SULLA NEVE (FATTA CON LA PIPÌ): “ICE VAFFANCULO”
La Casa Bianca ha pubblicato sul suo profilo X un video della Nbc della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali ieri a San Siro in cui non si sentono i fischi del pubblico rivolti al vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance mentre viene inquadrato quando sul palco sfila la squadra di atleti americani.
Lo riferisce il Guardian, sottolineando inoltre che l’emittente americana – che ha i diritti sui giochi invernali – ha omesso di commentare quanto accaduto.
Non è più tempo per i pugni chiusi alla Tommie Smith, con i suoi guanti neri alti nel cielo di Messico ’68, né per la protesta in ginocchio negli anni in cui la rabbia di Black Lives Matter è finita sui campi dell’Nfl, il football d’oltreoceano. Nelle Olimpiadi più blindate, protocollate, controllate di sempre, però, ci sono anche gli atleti americani che hanno trovato il loro spazio per altre forme di dissenso.
Difficilmente leggeremo «Ice Out» sulle tute di chi nelle prossime settimane gareggerà in Italia, i regolamenti a riguardo sono rigorosissimi, ma il messaggio in qualche modo è passato. Una rivolta silenziosa, fatta di post, reel, condivisioni social più o meno esplicitamente diretti alle politiche dell’amministrazione Trump, alle violenze dell’Ice e alle tensioni su immigrazione, diritti e disuguaglianze, che negli Stati Uniti non è passata inosservata. Il volto simbolo di questa prova di «resistenza culturale» a distanza, – è una delle definizioni usate nelle piazze post Minneapolis – è del resto una delle stelle più luminose della spedizione Usa di Milano-Cortina.
Chloe Kim, 25 anni, snowboardista californiana di genitori coreani, oro olimpico di halfpipe a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 con ambizioni da tris la prossima settimana a Livigno. Super atleta da copertina che già aveva trovato il modo di evitare di stringere la mano all’attuale presidente nel 2018, tempi di primo mandato Trump, saltando tra le polemiche la cerimonia organizzata alla Casa Bianca per celebrare le vittorie olimpiche di allora. E che al suo arrivo sulla neve italiana ha voluto ribadire il concetto con meno nettezza, ma altrettanta chiarezza.
Una stoccata riconosciuta alla deriva dell’ultima America, che non per caso è stata condivisa da tutte le sue compagne di squadra di snowboard e (tra i tanti) più di un componente della nazionale americana di sci nordico. Ma anche Gus Kenworthy, sciatore freestyle anglo americano che due giorni fa postava un più esplicito «Fuck Ice», o Ukaleq Slettemark, la biatleta groenlandese diventata virale (anche) per aver definito Trump «un idiota». «Che siate repubblicani, democratici o indipendenti, il governo americano fa il tifo per voi», ha detto il vicepresidente JD Vance agli atleti al suo arrivo a Milano. Non tutti, però, fanno il tifo per il governo americano.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
LA LETTERA: “VIVIAMO TEMPI IN CUI SEMBRANO SMARRITI I LIVELLI MINIMI DI DECENZA. SONO PAROLE CHE COLPISCONO LA DIGNITÀ DI CHI HA SERVITO CON LEALTÀ E CORAGGIO, E FERISCONO LE FAMIGLIE CHE HANNO GIÀ DATO TUTTO”
I commenti americani sui soldati europei e italiani morti in venti anni di guerra in Afghanistan
“hanno svilito e offeso i militari dei Paesi alleati, sostenendo che operassero nelle retrovie”. Sono parole che “colpiscono la dignità di chi ha servito con lealtà e coraggio, e feriscono le famiglie che hanno già dato tutto”.
È il pensiero del ministro della Difesa Guido Crosetto, come si apprende dalla lettera da lui scritta ai famigliari dei 53 italiani caduti in missione e pubblicata dal quotidiano il Messaggero.
“Scrivo a voi – inizia la missiva che risulta datata il 2 febbraio – con il rispetto che si deve a chi ha pagato il prezzo più alto che la Nazione possa chiedere”. Nella lettera, ricorda il Messaggero, il riferimento statunitense è chiaro, anche se non è mai nominato esplicitamente Trump. Le sue frasi riservate alle divise italiane sono, per il ministro, “false”, “sordide”, “vergognose”: un “vilipendio all’onore dei nostri caduti”.
Per questo, come riporta il quotidiano, alle famiglie Crosetto ha scritto che “viviamo tempi in cui sembrano smarriti i punti di riferimento e persino i livelli minimi di decenza”. Quindi, “il dovere delle istituzioni è ancora più chiaro: dire la verità, difendere l’onore, custodire la memoria: su questo non ci saranno mai esitazioni”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
“DIVENTA CELEBRE PER AVER TRASMESSO, DA DIRETTORE DI RAINEWS, 47 MINUTI ININTERROTTI DELLA CONFERENZA STAMPA CON CUI MELONI INAUGURAVA I DUE CENTRI MIGRANTI IN ALBANIA” – “LA TELECRONACA DI PETRECCA È, D’ALTRA PARTE, UN PERFETTO ESEMPIO DI MADE IN ITALY. ‘COSA C’È DI PIÙ ITALIANO DI UNO PIAZZATO SU UNA POLTRONA PER MERITI POLITICI CHE SI AUTO-NOMINA PER RICOPRIRE UN RUOLO PER IL QUALE È TOTALMENTE INADEGUATO?”
Le gare sono appena cominciate, eppure abbiamo già il primo vincitore di una medaglia olimpica: Paolo Petrecca, il direttore di Rai Sport, premiato con l’oro in “telecronaca più disastrosa della storia delle Olimpiadi”. Se avete avuto la brillante (davvero) idea di seguire la cerimonia inaugurale delle olimpiadi altrove, non potete capire cos’è andato in onda ieri sera su Rai Uno, e quindi proverò a spiegarvelo.
Paolo Petrecca, tra il lusco e il brusco, si è trovato a dover condurre la telecronaca della serata un po’ a sorpresa. Una sorpresa soprattutto per se stesso, visto che sembrava preparato e a suo agio quanto Hugh Grant quando sale sul palco col bambino in About a Boy.
Ma va compreso, è stato chiamato a una decisione repentina: il commentatore designato, Auro Bulbarelli, è stato destituito brutalmente (da Petrecca) pochi giorni fa per aver spoilerato la gag di Mattarella con Valentino Rossi sul tram, capite il dramma, e quindi, dopo ore di febbrili riflessioni e avendo valutato decine di candidati plausibili, il direttore Petrecca ha deciso di sostituirlo con… se stesso.
D’altra parte Petrecca ha un curriculum sportivo di tutto rispetto: vanta un’esperienza decennale in ossequi a Giorgia Meloni, disciplina di cui, va detto, è uno dei massimi rappresentanti italiani. Dopo numerose interazioni su Twitter da vero fan, diventa celebre per aver trasmesso, da direttore di RaiNews, 47 minuti ininterrotti della conferenza stampa con cui Meloni inaugurava i due centri migranti in Albania, cosa che gli fruttò una (ennesima) dura contestazione da parte del comitato di redazione di RaiNews ma, evidentemente, anche una bella pacca sulla spalla da parte di Giorgia. E quindi eccolo qui, in diretta su Rai1, in versione Bruno Pizzul a cinque cerchi, pronto ad accompagnarci lungo le tre (lunghissime) ore della cerimonia inaugurale.
“Buonasera dallo stadio Olimpico”. Lo stadio era quello di San Siro. Erano letteralmente le prime quattro parole, e le ha sbagliate. Non era facile. Così come non era facile distinguere Mariah Carey da Matilda de Angelis. Voglio dire, hanno così tanto in comune. Età, fisicità, nazionalità, praticamente due gocce d’acqua. Non era facile, e infatti Petrecca procede a introdurre il momento di Matilda de Angelis con “e adesso, ecco Mariah Carey”.
A togliergli le castagne dal fuoco ci pensa però lo scrittore Fabio Genovesi, suo compagno di telecronaca: “Matilda de Angelis è una direttrice d’orchestra e a suonare davanti a lei ci sono Verdi, Puccini e Rossini. Mi viene da dire che se Puccini si fosse chiamato Bianchini avremmo avuto il tricolore in questi nomi”.
Anche perché Petrecca riprende subito il pallino dello show. “Ecco Mattarella con sua figlia”. Ma era la presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry. Ora, mettetevi un attimo nei suoi panni: Mattarella è sempre in giro con la figlia, Petrecca se l’era preparata così, e così l’ha detta. Come quelli che imparano l’interrogazione a memoria e rispondono ‘nel 1492’ anche se la domanda dell’insegnante è ‘Dove è morto Napoleone?’. Avrebbe detto ‘con sua figlia’ pure se di fianco al presidente ci fosse stato Adriano Panatta.
Ma non c’è tempo nemmeno per godersi le gaffe, perché arrivano una dietro l’altra. Entrano gli atleti della Macedonia, che secondo Petrecca “si chiama così perché come quella di frutta è composta da popoli diversi”, entrano i brasiliani che “hanno il ritmo nel sangue”, entra Samantha Cristoforetti durante una coreografia sulla galassia che avrebbe dovuto omaggiare Margherita Hack “la prima grande divulgatrice, perché la scienza non è nulla se non arriva a noi”.
Chi non è arrivato a noi è stato invece Ghali, mai menzionato. All’inizio pensavo fosse intenzionale, viste le polemiche sulla sua partecipazione e la collocazione politica del cronista. Ma poi ho capito, visto l’andazzo, che probabilmente non aveva semplicemente idea di chi fosse, e quindi meglio non nominarlo che tentare un temerario ‘ecco un tizio abbronzato con le treccine’.
Anche perché il direttore di RaiSport dimostra di non riconoscere il trio di tedofore composto soltanto dalle CAMPIONESSE OLIMPICHE DI PALLAVOLO, né quello successivo composto dai CAMPIONI MONDIALI DI PALLAVOLO, definiti genericamente ‘altri tedofori’.
Poi però è in grado di riconoscere perfettamente Niccolò Govoni, manco fosse il Papa, e di attribuirgli due Nobel per la pace, così a caso, anche se non ne ha mai vinto nemmeno uno. Vabbè, non è importante la precisione, dopotutto mica è un campione olimpico di qualche sport.
Anche la telecronaca di Petrecca è, d’altra parte, un perfetto esempio di made in Italy. Come ha scritto Dario Ronzulli su X, “cosa c’è di più italiano di uno piazzato su una poltrona per meriti politici che si auto-nomina per ricoprire un ruolo per il quale è totalmente inadeguato?’.
Selvaggia Lucarelli
dalla newsletter “Vale tutto”
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
DAL 14 SETTEMBRE, IL TG1 DI CHIOCCI HA PERSO 2 PUNTI DI SHARE, PARI A 87 MILA SPETTATORI, SCAPPATI SU CANALE5 …VA PEGGIO AL TG2, IN CALO DI QUASI IL 10%
La grande fuga. Non solo dai pacchi di Stefano De Martino, pure dall’informazione Rai. I cui
ascolti stanno evaporando, a vantaggio della concorrenza. Negli ultimi cinque mesi, i tre principali telegiornali del servizio pubblico hanno perso spettatori, al contrario dei tre Mediaset che ne hanno invece guadagnati. Un travaso che segnala due cose: la fame di news televisive c’è ancora, ma quelle confezionate a Saxa Rubra piacciono sempre meno. Spingendo centinaia di migliaia di italiani a cambiare canale.
A provarlo sono i dati Auditel elaborati dallo Studio Frasi. Dall’inizio della stagione, partita il 14 settembre, le edizioni serali di Tg1 Tg2 e Tg3 hanno subito una progressiva erosione. In 20 settimane, il telegiornale della rete ammiraglia diretto da Gian Marco Chiocci, pur conservando il primato dello share (23,7% in media), perde quasi due punti di audience, pari a 87.572 spettatori scappati altrove.
Dove? In maggioranza al Tg5, che va in onda alla stessa ora e sale dell’1,83%, ossia 69.177 teste in più. E ancora peggio va alla testata cadetta: il direttore Antonio Preziosi, in discesa costante, si è fatto sfuggire 83.091 telemorenti (cit. Dagospia), pari a — 9,17% punti di ascolto. Mentre il Tg4 ne recupera 11, avanzando di 74.171 unità. In sofferenza pure il Tg3 che, assediato da programmi sovranisti, ha visto sparire 106mila utenti (-5,4% di ascolto).
Gode Studio Aperto, che su Italia1 sale di 6,17 punti e 38mila sintonizzati in più. La maglia nera va però alla TgR guidata da Roberto Pacchetti (quota Lega), abbandonata da oltre 164mila persone: — 6,64% di ascolto.
Un fenomeno che, secondo Francesco Siliato, media analyst di Studio Frasi, «non è spiegabile se non con una separazione tra quel che ci si aspetta dall’informazione pubblica e quel che offre». In uno scenario interno e internazionale complicato, infatti, «l’audience dei tg dovrebbe aumentare: accade sempre così in tempi di guerra, conflitti e tensione sociale», osserva l’esperto.
«Il fatto che i telegiornali Rai non riescano a intercettare i flussi di crescita significa che faticano a entrare in empatia col sentire generale del pubblico». E neppure vale l’obiezione che ormai larga parte della popolazione, specie giovane, si informa sui social: «I tg Rai», conclude Siliato, «hanno un pubblico più anziano, dovrebbero reggere meglio». Invece accade il contrario
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
I DUE SI ERANO GIÀ SCONTRATI LO SCORSO AUTUNNO A CAUSA DI VIDEO PRODOTTI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RILANCIATI DAL PRESIDENTE SU TRUTH, IN CUI JEFFRIES INDOSSAVA UN SOMBRERO: “QUESTO VIDEO DISGUSTOSO, È STATO PUBBLICATO DAL COSIDDETTO PRESIDENTE INTENZIONALMENTE. E’ UN COMPORTAMENTO VILE, RAZZISTA E MALIGNO. E’ UN INDIVIDUO SQUILIBRATO E SPREGEVOLE”
Il leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries ha attaccato duramente Donald Trump dopo la pubblicazione sui social di un video razzista sugli Obama, poi rimosso. “Vaffanculo Donald Trump”, dice Jeffries in un video diventato virale sui social media.
Si tratta di una netta escalation nella retorica del leader dem, in un momento di delicate trattative alla Camera sull’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Ma non è la prima volta che i rapporti tra Trump e Jeffries si inaspriscono a livello personale: i due si erano già scontrati lo scorso autunno a causa di video prodotti con l’intelligenza artificiale e rilanciati dal presidente su Truth, in cui Jeffries indossava un sombrero.
“Questo video disgustoso, è stato pubblicato dal cosiddetto presidente intenzionalmente”, ha dichiarato Jeffries nel video. “Vaffanculo Donald Trump e al suo comportamento vile, razzista e maligno. E’ un individuo squilibrato e spregevole”, ha continuato il leader democratico.
Donald Trump ha detto di “non aver visto” il video razzista sugli Obama prima di pubblicarlo su Truth. “Ho guardato solo la prima parte…e non ho visto tutto il video”, ha detto il presidente americano aggiungendo di averlo “dato” al suo staff perché lo pubblicasse e che neanche loro non avevano visto la clip per intero.
Trump ha aggiunto che non intende scusarsi per il video razzista sugli Obama: “Non ho commesso nessun errore”, ha dichiarato.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
“DOMANI”: “UNA NOMINA DECISA DALLE SORELLE MELONI E CHE FARÀ DISCUTERE: I DATI SANITARI SONO TRA I PIÙ SENSIBILI, COME PUÒ GESTIRLI UNA PERSONA CHE PER ANNI È STATA NEI SERVIZI SEGRETI?” … “L’INFLUENZA DELLE SORELLE MELONI SULLA SANITÀ NON È UN MISTERO. ARIANNA HA SPONSORIZZATO LA NOMINA DEL MINISTRO SCHILLACI E PRESIDIA L’AMBITO SANITARIO SUPERVISIONANDO LA REGIONE LAZIO CON FRANCESCO ROCCA. RITA DI QUINZIO, FEDELISSIMA DELLA PREMIER, È STATA PIAZZATA A CAPO DELLA SEGRETERIA DEL MINISTERO DELLA SALUTE. ORA CON TANESE DG DI AGENAS IL CERCHIO SI CHIUDE”
Dopo 18 mesi di guerra tra regioni, il governo chiude la partita con una nomina che scavalca il
Ministero della Salute. Alla guida dell’Agenzia che controlla la sanità regionale (Agenas) arriva un dirigente ancora in forza all’Intelligence. In particolare al Dis, il dipartimento informazione e sicurezza, che coordina Palazzo Chigi con le due agenzie Aisi e Aise.
Una nomina che farà discutere: i dati sanitari sono tra i più sensibili, contestano i critici della nomina, come può gestirli una persona che per anni è stata nei servizi segreti? La soluzione allo stallo di Agenas porta la firma di Palazzo Chigi, che ha suggerito Angelo Tanese, cinquantanove anni, dirigente di prima fascia della Presidenza del Consiglio e ancora in forza al Dipartimento Informazioni e Sicurezza come capo del personale: è lui il nuovo direttore generale di Agenas.
Una nomina che sarebbe stata decisa dalle sorelle Meloni e che trasforma l’ente tecnico in un terminale diretto dell’esecutivo. Il manager dall’ottobre 2022 guida
l’ufficio del personale del Dis, dopo una carriera costruita alla guida della Asl Roma 1 tra il 2016 e il 2022. Ora Tanese fa il percorso inverso: dall’intelligence torna alla sanità pubblica con un ruolo di controllo strategico sulle Regioni. Contattato, Tanese contattato da Domani ha rifiutato commenti sulla nomina.
La scelta di affidare la direzione di Agenas a un uomo dei servizi arriva dopo un commissariamento durato mesi. Il primo agosto 2025 il governo ha nominato Americo Cicchetti commissario straordinario con pieni poteri, aggirando l’intesa con le Regioni e installando una figura in linea con la politica dell’esecutivo. Cicchetti, ex direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero, aveva firmato report e indicatori che hanno scatenato malumori tra i governatori penalizzati nelle classifiche sui livelli essenziali di assistenza.
Le sue pagelle hanno fatto infuriare le regioni, soprattutto quelle che si sono viste declassate nei ranking nazionali sulla qualità dei servizi sanitari e hanno finito per costargli il posto. Le stesse regioni che erano state criticate pochi giorni fa dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, accusate di manipolare i dati sulle liste d’attesa per apparire più virtuose di quanto siano in realtà.
Ma la guerra per il controllo di Agenas è esplosa nel giugno 2024 quando il Consiglio dei ministri ha destituito con un provvedimento ad hoc Enrico Coscioni, il cardiochirurgo fedelissimo di Vincenzo De Luca che dal 2020 presiedeva l’ente. Da quel momento è iniziato un durissimo braccio di ferro tra i governatori del Nord e quelli del Sud.
La soluzione finale ha favorito Massimiliano Fedriga, presidente leghista della Regione Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, che ha assunto la presidenza. Nel consiglio di amministrazione sono entrati il presidente della regione Campania Roberto Fico, Domenico Mantoan per il Ministero della Salute ex dg di Agenas fino al 2024 e Angelo Giovanni Ientile per l’Anci.
Ma l’influenza delle sorelle Meloni sulla sanità non è un mistero. Arianna Meloni ha sponsorizzato la nomina del ministro Orazio Schillaci e presidia l’ambito sanitario supervisionando la Regione Lazio con Francesco Rocca. Rita Di Quinzio, fedelissima della premier, è stata piazzata a capo della segreteria del ministero della Salute. Ora con Tanese alla direzione generale di Agenas il cerchio si chiude.
(da “Domani”)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
ANCHE IL LEGHISTA CANDIANI SI DOMANDA: “SENTO PARLARE DI RUSSI CHE COMPRANO IL SUO LIBRO. DA QUANDO QUESTA PASSIONE PER L’ITALIANO?”… E CALENDA VA GIU’ DURO: “A VANNACCI ARRIVANO I SOLDI DA OLTRECORTINA? SENZA DUBBIO”
Come si scrive Vannacci in cirillico? Tutti cercano valigette a doppio fondo, ma basta sfogliare le pagine del suo libro e guardare la classifica di Amazon. Lo ha detto Stefano Candiani: “Chi muove i fili di Vannacci? I russi? Sento parlare di russi che comprano il suo libro. Da quando questa passione per l’italiano?”. Calenda è un altro: “A Vannacci arrivano i soldi da oltrecortina? Senza dubbio”.
Ora c’è anche Enzo Amendola, ex ministro degli Affari Europei, uno che le capitali del mondo le frequenta e che ha scritto il romanzo per Mondadori “L’imam deve morire”. Si domanda Amendola: “Come è nato il fenomeno Vannacci? Ricordate? E’ nato un’estate con le vendite del suo libro, autoprodotto, dal titolo “Il mondo al contrario”. Bene, io mi chiedo come fa a schizzare un libro in classifica, dal nulla. Sento anche io parlare di russi che comprano i suoi libri online. I russi perchè comprano i libri di Vannacci? Io qualche domanda me la farei…”.
Quanti russi, da Mosca, stanno comprando online il libro di Vannacci? Continua Amendola: “E per carità, smettiamola di dire che Vannacci può far vincere la sinistra. Vannacci trascina nella sua spirale, fa parlare solo di sicurezza, destra. La sinistra non ha bisogno di Vannacci, la sinistra deve essere ferma sull’Ucraina. E’ l’Ucraina, il sostegno italiano, che costringerà Meloni a scegliere: o Vannacci o Ucraina”. Dalla Russia chi vuole aiutare il Beppe Grillo in vestaglietta compra il libro e lo finanzia. Il suo rublo è la virgola.
(da il Foglio)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
IL GAFFEUR PETRECCA, CHE DURANTE LA TELECRONACA DELLA CERIMONIA HA COMMESSO UNA SERIE INFINITA DI ORRORI, NON ANNUNCIA IL CANTANTE, CHE HA INTERPRETATO ALCUNI MERAVIGLIOSI VERSI DI GIANNI RODARI … INOLTRE, LA REGIA NON HA MAI INQUADRATO DA VICINO IL CANTANTE, LIMITANDOSI A DELLE RIPRESE DALL’ALTO
Nessun primo piano. Nemmeno la citazione durante la telecronaca (quella del direttore di
RaiSport Paolo Petrecca costellata di gaffe, dalla presidente del Cio scambiata per la figlia di Mattarella, al mancato riconoscimento dei campioni delle nazionali di volley, allo scambio di persona fra Mariah Carey e Matilda De Angelis). Come se Ghali non avesse preso parte alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi. Trasparente. Invisibile. Confuso fra i ballerini del corpo di danza che ha messo in scena il quadro di cui avrebbe dovuto essere protagonista.
Era sua infatti la voce che ha recitato una poesia di Gianni Rodari contro la guerra. Un «Promemoria» in italiano, francese e inglese sulle cose da fare ogni giorno e ogni notte e su quelle, la guerra appunto, da non fare mai. Sui social sono esplose le critiche alla Rai: si va dal «trattamento irrispettoso» alle accuse di «censura» con centinaia di conversazioni che spingono il rapper nei trending topic.
Che il clima attorno alla presenza di Ghali alla cerimonia non fosse rilassato lo si era capito già nei scorsi scorsi. Giovedì sera, alla vigilia dell’inaugurazione, il rapper aveva postato sui social un commento che lasciava intendere le tensioni con l’organizzazione. «So quando una voce viene accettata. So quando vene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato». Il rapper faceva anche capire che gli sarebbe stato impedito di cantare l’inno di Mameli (è stato affidato a Laura Pausini) e anche di aggiungere l’arabo alle lingue in cui è stato tradotto Rodari. «So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo», queste le sue parole. Il messaggio si concludeva ancora più duro: «So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un gran teatro».
Il rapper milanese e di origini tunisine era diventato un caso dopo che nei giorni scorsi il ministro per lo Sport Giovanni Abodi aveva lasciato intendere che l’artista non avrebbe avuto carta bianca sulla sua performance. «Ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco». Il riferimento era alla posizione di Ghali sulla questione palestinese e allo «stop al genocidio» pronunciato sul palco di Sanremo 2024.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 7th, 2026 Riccardo Fucile
IL DISASTRO ANNUNCIATO IN SALSA SOVRANISTA VA PEGGIO DEL PREVISTO… LA RAI UNA VOCE PER LE OLIMPIADI L’AVREBBE AVUTA, FRANCO BRAGAGNA, MA L’HA LASCIATA ANDARE A SKY
Una leggenda, in quanto tale vera o presunta, narra che mentre c’era chi si muniva di enciclopedie e dizionari per il racconto di una cerimonia olimpica, il gigante Sandro Ciotti portasse con sé solo un pacchetto di sigarette. Questo dice tanto del talento e della vastità della conoscenza di Ciotti, ma anche della difficoltà di raccontare un evento come una cerimonia olimpica. Serve conoscenza ampia, varietà di argomenti, capacità di sapere entrare con il tempo giusto rispetto a ciò che si vede e stare in silenzio per “lasciare parlare le inmagini” quando quelle parlano da sole. Insomma, chi racconta una cerimonia come quella delle Olimpiadi deve impressionare per delicatezza e incisività, lasciare nel pubblico la sensazione di un sapere sconfinato e allo stesso tempo quella di essere invisibile.
Il disastro annunciato andato in onda su Rai1 con la cerimonia olimpica dei giochi di Milano-Cortina 2026 è la negazione di tutto questo. Era annunciato per tutte le assurdità che hanno preceduto l’evento, per il modo in cui si è arrivati alla formazione che si è occupata della telecronaca, per l’assurda protervia con cui un direttore come Petrecca ha preteso di potersi sostituire ad Auro Bulbarelli (che la gaffe inenarrabile su Mattarella l’aveva fatta, ma che sicuramente ha l’esperienza
per raccontare una cerimonia di questo tipo), ma soprattutto per un dato oggettivo: Petrecca non possiede l’esperienza sufficiente per raccontare un evento del genere, per il quale non basta essere giornalisti.
Fare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi quando non sei un telecronista è come pretendere di suonare il violino solo perché sai strimpellare la chitarra. La quantità di momenti imbarazzanti di ieri sera è indicibile e va ben oltre la predisposizione generale ad evidenziarli prima ancora che iniziasse, in virtù dell’impopolarità del personaggio Petrecca già alla vigilia. Va ricordato, infatti, che l’attuale direttore di Rai Sport è stato sfiduciato più di una volta dalla sua redazione a inizio mandato, dopo essere stato mal digerito anche alla direzione di Rai News, esperienza segnata dal famoso titolo su Delmastro, condannato per il caso Cospito ma annunciato come assolto.
La cerimonia olimpica raccontata da Petrecca addirittura da prima voce è stata un film horror completato da una frase che la dice lunga. A un certo punto, il direttore di Rai Sport dichiara – sulla base di non si sa cosa – che sui social gli atleti avrebbero sottolineato i pregi dell’accoglienza al villaggio olimpico italiano rispetto a quanto accaduto a Parigi, olimpiade progressista per eccellenza. Con fare squisitamente sovranista Petrecca ha nominato “il cibo italiano”, che basta a rendere l’idea. Peccato, però, che gli atleti in questione non fossero gli stessi perché quelle erano Olimpiadi sportive e queste invernali. Al grottesco non c’è mai fine.
Resta una figuraccia della Rai, che per certi versi ha già perso la sfida di queste Olimpiadi in casa nostra, completando il capolavoro nel lasciarsi scappare la possibilità di un ultimo ballo di Franco Bragagna, uno che di cerimonie olimpiche ne ha fatte, che sa cosa vuol dire esserci ma allo stesso tempo lasciar parlare le immagini, che da mesi provava a candidarsi per raccontare un ultimo evento Rai nonostante già in pensione e che alla fine la Rai ha lasciato andasse a Sky. Per tenersi Petrecca. Viva “il cibo italiano”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »