Gennaio 24th, 2026 Riccardo Fucile
QUANDO DE GAULLE DISSE: “QUESTA EUROPA E’ SENZA ANIMA. SENZA SPINA DORSALE, SENZA RADICI”
Ah Zelensky: ci frusta, ci sveste, ci sibila addosso impietoso. Stronca, puntiglioso, il
nostro pavido Kukturkampf fatto di chiacchiere e impotenza, di recidivi engagé inadempienti. Ma come? La vittima di Putin a cui abbiamo affidato armi raffinate e denaro, molto denaro senza clausole o scadenze : sia lui a decidere quando la pace gli sembrerà giusta…
Anni sessanta, la frase è implacabile come era il personaggio: ‘’Questa Europa è senza anima, senza spina dorsale, senza radici’’. La voce: De Gaulle. Non risuonano moleste assonanze? Il Generale stroncava, allora, un continente che oscillava capricciosamente tra due mondi: tra il mondo della divisione e della soggezione e quello che voleva raggiungere, dell’indipendenza e dell ‘unità. Somiglianze che hanno fatto la muffa nella penobra dei tempi nuovi: cresceva anche allora il risentimento per il ‘’dominio americano’’, che Trump ha solo reso
più esplicito e brutale, ma l’Europa non trovava come oggidì accordo su come ridurre questa dominazione.
De Gaulle faceva appello a ‘’una Europa indipendente, forte e influente nel mondo libero’’. Anche se poi fu lui, rifiutando di diluire la sovranità francese in una comunità politicamente unificata, a contribuire a quel mancato sviluppo. C’è molto De Gaulle nell’europeismo eppur così lodato di Macron ….Oggi l’Unione sulla carta esiste. ma il problema resta irrisolto.
Così, più di mezzo secolo dopo, a scandire verità implacabili è l’ucraino Zelensky. L’Europa, ci accusa impietosamente, è una potenza di second’ordine, anzi nemmeno una potenza vera e propria: ama molto parlare del futuro ma non agire nel presente…’’.. Perché non sono più i tempi che consentono svogliate acquiescenze, sono epoche di sciacalli e di lupi. Mentre il suo potere economico è maggiore di quanto lo sia mai stato la sua influenza politica è scomparsa : ‘’c’è sempre qualche cosa di più urgente…manca il tempo? O la volontà politica?…’’.
Un tempo una guerra in Europa, come quella in Ucraina, diventava automaticamente ‘’una guerra mondiale’’, oggi non più. Zelensky non può, dal suo punto di vista, che rammaricarsene. da quattro anni incalza, se gli europei vogliono davvero salvare l’ucraina (e sé stessi) devono combattere direttamente contro la Russia. e non metter mano, in modo ipocrita, solo al portafoglio.
L’Europa, dixit il leader di Kiev, non è più il centro del palcoscenico mondiale ma uno spettacolo caleidoscopico di secondo piano . Quando si tratta di deflagrazioni fondamentali di politica estera (Iran, Palestina, Ucraina, Taiwan…) i reali centri di decisione stanno ormai altrove.
Accuse ingiuste? Aggettivi sgradevoli? Il fatto che da quattro anni l’Ucraina resista anche, e forse soprattutto, per l’indiretto aiuto europeo può offendere i sonni tranquilli di Bruxelles. Ma non elude il fatto che zelensky, in gran parte, ha ragione. L’esempio che ha scelto , l’Iran dove si stanno battendo tutti record di repressione, è un tentennamento e una impotenza non scelto a caso. Perché qui sta per scatenarsi la nuova manesca tempesta di Trump; e anche questa volta gli europei staranno a guardare tenendosi alla larga se non con postille e inviti alla ‘’deregulation’’, asserragliati nel bozzolo del mai nato diritto internazionale. Zelensky, di fronte alla spasmodica attenzione che l’Europa ha rivolto invece al problema del ‘’suo’’ pezzo di ghiaccio artico, ha tratto la morale: inutile perder tempo come finora, a fare la corte a volenterosi e meno volenterosi egualmente impotenti. Vi preleverà ancora
soldi (l’Europa bancomat…) e retoriche lodatorie, con cui non si difendono le trincee, ma se vuole salvarsi dalla micidiale usura di Putin, l’unico suo interlocutore è Trump ‘’con cui lavora ogni giorno’’. L’unione è un ‘’board’’ di anime candide, di principi immacolati, di esperti di apocalisse annunciate e di predicatori che sguazzano nel retorico per sfuggire alle terrificanti grane della realtà.
E’ l’ennesima trasformazione di Zelensky, si toglie una maschera, la vittima impavida, l’eroe indomito ma ‘’per conto di…’’, e ne indossa un’altra: si elegge vero Capo dell’Europa spaventata, lui che la guerra la combatte e la paga con il sangue del suo popolo, lui che ha la Forza e la sa usare. Che cosa è diventata in questi quattro tremendi anni di guerra, per necessità, la Ucraina? Uno Stato militare in cui tutto è volto alla guerra totale, in grado di resistere e (forse) di vincere contro la Russia putiniana. Oggi l’ucraina, sputando sangue, è la nuova Prussia d’Europa: il congegno militare più forte del vecchio continente, gli ucraini sono guerrieri a tempo pieno, per cui non esiste un addio alle armi prossimo o remoto. gli eserciti europei recitano la guerra nelle innocue esercitazioni da cui, come in Groenlandia, si torna a casa dopo pochi giorni.
Era così nel Settecento la Prussia di Federico Guglielmo il re sergente, il padre di Federico secondo, che vi aggiunse il genio tattico, un paese di contadini perennemente coscritti che dedicava ogni goccia di energia a un apparato bellico in grado di confrontarsi con i Grandi europei dell’epoca, abituati come ora a guerre ‘’en dentelles’’, tra salotti illuministi e Trianon cortigiani. Un esercito che possedeva uno Stato e non viceversa.
In fondo Zelensky rivolge all’Europa le stesse accuse di Putin, che vi aggiunge il disprezzo: dopo aver tormentato sé stessi e il mondo con questioni di rango e di potenza, ora hanno interesse solo per l’abbondanza e per l’ozio. Loro, invece, sono immersi, da quattro anni, non più nel tempo delle guerre dei pigmei ma in quello reale della lotta tra i giganti.
Siamo stati noi a creare questo Zelensky che si sente potente e affrancato da riconoscenze: accettando, supinamente, continue richieste di armi e denaro, che servivano a zittire le sue rampogne perché non facevamo mai abbastanza.
Domenico Quirico
(da lastampa.it)
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Gennaio 24th, 2026 Riccardo Fucile
FATTI CON LO STAMPINO: COMITATO DI AFFARI DI SPECULATORI
Si dice che Lenin, per lodare il comunismo, sostenesse che anche la sua cuoca, nella nuova società, sarebbe stata in grado di governare. Ma né la cuoca di Lenin né la casalinga di Voghera, a conti fatti diversamente illuse, sono riuscite a spuntarla.
I vecchi assetti del potere si sono lasciati appena scalfire dalle due grandi illusioni del Novecento, la rivoluzione socialista e la democrazia. E difatti siamo qui a fare i conti con la sola figura davvero dominante, che è l’affarista di Mar-a-Lago.
Con tutti i suoi derivati. Il finanziere, l’immobiliarista, lo speculatore, il manipolatore di bitcoin, il giocatore in Borsa, in parole semplici il ricco nel suo modello invariabile: maschio bianco ricco. Non c’è uno, dico uno degli uomini del presidente che non corrisponda a questo cliché.
Non c’è un tramviere, un operaio, un insegnante, un geologo, un elettricista, un politico; e tantomeno una tramviera, una operaia, una insegnante, una geologa, una elettricista, una politica. Fanno tutti lo stesso lavoro: l’uomo bianco molto ricco.
Il nuovo nome, ennesimo, è tale Josh Gruenbaum, 40 anni, ultimo arrivato nello staff di negoziatori americani per la guerra in Ucraina. Viene dal mondo finanziario: gestione fondi di investimento.
Sono fatti con lo stampino, gli uomini di Trump. Sono un comitato d’affari, stufo della democrazia e delle sue regole, effettivamente ingombranti, che ha deciso di mettersi al timone in prima persona. Anche nell’ipotesi che siano abili (ladri, ma abili) quello che li distruggerà è la loro monotonia. Sono tutti uguali, sono tutti la stessa persona. L’umanità non è disposta a morire di noia.
(da Repubblica)
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Gennaio 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE REGIONALE DI FORZA ITALIA AVREBBE INFLUENZATO LE ELEZIONI COMUNALI A CASTEL VOLTURNO
Nuovi guai giudiziari per il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini, cui la
Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha notificato tramite i carabinieri un avviso di conclusione indagini per voto di scambio in relazione alle elezioni comunali che si sono svolte a Castel Volturno nel giugno 2024, quando fu eletto l’attuale sindaco Pasquale Marrandino.
L’avviso è stato notificato anche a quest’ultimo, così come al primo cittadino di San Cipriano d’Aversa Vincenzo Caterino – indagato in qualità di Presidente della GISEC (Gestione Integrata Servizi Ecologici Campania), l’azienda pubblica della provincia di Caserta che gestisce i rifiuti e i servizi ecologici nel territorio – e sempre per voto di scambio politico-elettorale.
In totale sono 9 le persone indagate nell’inchiesta dei sostituti Giacomo Urbano e Anna Ida Capone (Procuratore Pierpaolo Bruni). La nuova contestazione si aggiunge al già pesante quadro giudiziario che vede Zannini protagonista. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto per lui la custodia cautelare in carcere per concussione, corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato per quasi 4 milioni di euro. Il 4 febbraio Zannini dovrà affrontare l’interrogatorio di garanzia davanti al GIP Daniela Vecchiarelli.
Secondo l’avviso di conclusione indagini notificato stamattina, Zannini, Marrandino e Caterino si sarebbero incontrati il 16 giugno 2024 – otto giorni prima del ballottaggio del 24 giugno – all’interno dell’Hotel Sinuessa di Mondragone con l’imprenditore Luca Pagano e i suoi collaboratori. In quella occasione, secondo l’accusa, i tre politici avrebbero promesso a Pagano, in cambio del suo voto elettorale e di quello dei suoi collaboratori per Marrandino: “una commessa/appalto da parte del Comune di Mondragone o di una delle ditte di rifiuti collegate allo schieramento di Zannini” – e qui entra in gioco il ruolo di Caterino come presidente della GISEC, società che ha il potere di affidare appalti per la raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti nei comuni della provincia casertana. Non solo. Ai Pagano veniva anche promessa la “locazione in fitto di un piazzale di 5.000 mq con uffici nella disponibilità di Pagano Luca a Falciano del Massico” come “deposito di mezzi della nettezza urbana”. Infine, veniva promesso un incarico politico alla figlia di Pagano, che era candidata nella lista “Castel Volturno città”.
L’imprenditore, secondo quanto emerge dalle carte, avrebbe rifiutato tutte le proposte. Ma l’inchiesta della Procura svela un sistema molto più articolato di compravendita di voti alle elezioni comunali di Castel Volturno dell’8-9 giugno
2024, con successivo ballottaggio del 24 giugno. Secondo gli inquirenti, Pasquale Marrandino – candidato alla carica di Sindaco – insieme a Giulio Natale, Michele Cantone e Michele Antolini avrebbero costituito una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati elettorali.
La base operativa era il Bar Quattro Stagioni di Ischitella, zona del Comune di Castel Volturno, di cui Antolini Michele è il titolare. Qui, secondo la ricostruzione della Procura, si consumava la compravendita dei voti: Cantone Michele, seduto a un tavolo appositamente allestito all’interno del bar, consegnava banconote da 50 a 70 euro ai singoli elettori convocati appositamente. Gli elettori venivano chiamati in cambio del voto alla lista “Marrandino-Natale” e ricevevano anche un “facsimile della scheda elettorale” con l’indicazione precisa della sezione di appartenenza e dove recarsi per votare.
Tra gli episodi più gravi contestati a Marrandino c’è quello che riguarda le pressioni rivolte al pastore evangelico Amanzio Criscuolo, cui era stata affidata dal precedente sindaco Umberto Petrella la gestione del Parco Oasi di Castel Volturno. Secondo gli inquirenti, Marrandino avrebbe minacciato Criscuolo di togliergli la concessione una volta divenuto sindaco, se non gli avesse dato il voto.
A Marrandino viene contestato anche di aver dato a Morrone Attilio “un suino sprovvisto di documentazione di provenienza” e di avergli promesso un posto di lavoro, in cambio del suo voto e di quello della sua famiglia. In un altro episodio, avrebbe promesso l’assunzione del figlio di Giovanni Torrano – Torrano Roberto – come vigilante/guardiano in cantieri navali, sempre in cambio del voto di Torrano e della sua famiglia. Tra gli episodi più inquietanti c’è quello che vede protagonista Anna Giacobbe, madre di RUSSO Francesco Pio, candidato nella lista di Marrandino. Il 24 giugno 2024, giorno del ballottaggio, la Giacobbe avrebbe minacciato in modo intimidatorio Manuela Olivo e il compagno Quirino Verrico mentre si recavano al seggio per votare.
I due venivano accostati da una macchina di colore nero con due persone a bordo che in modo minaccioso chiedevano se stavano andando a votare, dicendo: “Dovete votare Marrandino, non Anastasia Petrella. E se vince Marrandino vi regaliamo un televisore”. Poi venivano seguiti in macchina fino al seggio. Ma non solo. Secondo le accuse, la Giacobbe avrebbe anche avvicinato diversi altri elettori fuori dal seggio di una scuola, intimando loro di votare Marrandino e consegnando buste contenenti soldi, turbando così il regolare svolgimento delle adunanze elettorali e impedendo il libero esercizio del diritto di voto. In totale gli indagati sono 9: oltre a Zannini, Marrandino e Caterino, anche Michele Antolini (titolare del bar Quattro Stagioni), Michele Cantone (quello che distribuiva i soldi al tavolo), Anna Giacobbe, Beniamino Granato, Attilio Morrone e Giulio Natale (attuale vicesindaco di Castel Volturno). Tutti difesi dall’avvocato Alberto Martucci del Foro di Santa Maria Capua Vetere.
L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Giacomo Urbano, lo stesso magistrato che insieme alla collega Gerardina Cozzolino ha firmato la richiesta di custodia cautelare in carcere per il procedimento su concussione, corruzione e truffa. Una coincidenza che evidenzia come la Procura di Santa Maria Capua Vetere stia conducendo un’indagine a 360 gradi sul sistema di potere che, secondo l’accusa, farebbe capo al consigliere regionale. Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive, chiedere di essere interrogati o depositare documenti a propria discolpa prima che i magistrati decidano se chiedere il rinvio a giudizio. Per Zannini, che alle ultime elezioni regionali ha raccolto quasi 32mila preferenze risultando il più votato di Forza Italia in provincia di Caserta, si tratta dell’ennesimo colpo giudiziario in un momento già delicatissimo. Il consigliere regionale si trova ora a dover affrontare contemporaneamente due procedimenti penali: quello per concussione, corruzione e truffa (con richiesta di arresto e interrogatorio fissato per il 4 febbraio) e questo nuovo per voto di scambio alle elezioni comunali di Castel Volturno.
(da Repubblica)
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Gennaio 24th, 2026 Riccardo Fucile
SCOPPIA IL CAOS NEL REGNO UNITO, PAESE CHE HA SUBITO PIÙ PERDITE DOPO L’AMERICA (457 SOLDATI DECEDUTI). STARMER: “LE DICHIARAZIONI DI TRUMP SONO OFFENSIVE E SCIOCCANTI. HANNO CAUSATO DOLORE ALLE FAMIGLIE DI COLORO CHE SONO STATI UCCISI O FERITI IN GUERRA” … GOVERNO ITALIANO IN SILENZIO, UNA VERGOGNA
“I sacrifici” dei soldati britannici in Afghanistan “meritano rispetto”. E’ quanto si legge in un comunicato diffuso dal principe Harry in cui il secondogenito di re Carlo interviene dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sul contributo militare e di sangue offerto dai partner della Nato finite al centro di una bufera nel Regno Unito. “Ho prestato servizio lì. Ho stretto amicizie per la vita lì. E ho perso amici. Solo del Regno Unito sono stati uccisi 457 militari”, ha sottolineato il duca di Sussex, ricordando la sua partecipazione da militare a due missioni in Afghanistan.
Il premier britannico Keir Starmer ha definito “offensive” le affermazioni del presidente americano Donald Trump, secondo cui le forze della Nato in Afghanistan, incluse quindi quelle del Regno Unito, avrebbero evitato la prima linea, e lo ha invitato a scusarsi. “Considero le dichiarazioni del presidente Trump offensive e francamente scioccanti, e non mi sorprende che abbiano causato tanto
dolore alle famiglie di coloro che sono stati uccisi o feriti”, ha dichiarato Starmer, aggiungendo che se si fosse espresso in modo così sbagliato si sarebbe “certamente scusato”.
Una nuova polemica si allunga a far ombra alla ‘relazione speciale’ fra Usa e Regno Unito dopo la ricucitura (tutta da verificare) sul dossier Groenlandia. A provocarla è stato ancora una volta il presidente Donald Trump, il quale – a margine della visita al Forum di Davos – ha preso di mira il contributo dato dagli alleati – Gran Bretagna in testa – all’invasione dell’Afghanistan seguita all’attacco dell’11 settembre 2001, sostenendo che i contingenti degli altri Paesi della Nato si sarebbero tenuti “un pochino a distanza dal fronte” di guerra vero e proprio.
Parole commentate stamattina come “sgradevoli” in un’intervista televisiva da un esponente del governo di Keir Starmer, il viceministro Stephen Kinnock; e denunciate come “un insulto assoluto”, dalla sua compagna di partito Emily Thornberry, presidente laburista della commissione Esteri alla Camera dei Comuni. Offeso anche il deputato dell’opposizione conservatrice Ben Obese-Jecty, un veterano delle forze armate che ha servito in Afghanistan, secondo il quale “è triste vedere il sacrificio della nostra nazione e dei nostri partner della Nato deprezzato con tanto cattivo gusto”.
“Come osa Trump”, parlare in questo modo?, è insorto a sua volta Ed Davey, leader anti-trumpiano dei centristi del Partito liberaldemocratico. Tutti hanno poi ricordato il prezzo pagato da Londra, con un totale di 457 caduti, nei lunghi anni della missione afghana. Missione a cui partecipò pure il principe Harry, secondogenito dell’attuale re Carlo III. E durante la quale non sono mancati peraltro sospetti di uccisioni arbitrarie e altri crimini di guerra anche a carico di militari britannici: in particolare dei reparti speciali delle Sas, oggetto d’inchieste a scoppio ritardato che proseguono tuttora.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2026 Riccardo Fucile
NEL SUO DELIRIO, IL TYCOON CONSIDERA COME TERZO MANDATO LE ELEZIONI DEL 2020 CHE SOSTIENE DI AVERE PERSO PER COLPA DI BROGLI, MENTRE I SONDAGGI MOSTRANO IL PEGGIOR INDICE DI GRADIMENTO DA INIZIO PRESIDENZA, AL 35%… “QUELLI FAVOREVOLI A ME NON LI PUBBLICANO”: CHIAMATE LA CROCE ROSSA
Donald Trump rilancia l’ipotesi di un “quarto mandato” mentre i sondaggi mostrano il
peggior indice di gradimento della sua presidenza. “Numeri record ovunque! Dovrei tentare un quarto mandato?”, ha chiesto Trump su Truth, come riportato da Newsweek.
Il presidente sembra considerare le elezioni del 2020, che ha perso, come il suo terzo mandato, il che renderebbe una vittoria alle elezioni del 2028 il suo quarto mandato. E i commenti arrivano poche ore dopo aver attaccato i “sondaggi falsi” e minacciato azioni legali per la proiezione del New York Times/Siena College secondo cui il suo indice di gradimento e’ sceso al 35%.
“I sondaggi reali sono ottimi, ma si rifiutano di pubblicarli”, ha scritto, prima di definire la proiezione del Nyt “fortemente distorta a favore dei democratici”. Non è la prima volta che il tycoon insiste sull’idea di un altro mandato: negli ultimi anni ha più volte alluso all’ipotesi, arrivando a dire di “non scherzare” e persino a vendere merchandising “Trump 2028”. Tutti i presidenti degli Stati Uniti sono limitati a due mandati dal 22mo emendamento della Costituzione, ratificato nel 1951 dopo la morte di Franklin D. Roosevelt durante la sua quarta presidenza.
Prima del 22mo emendamento non esisteva un limite legale ai mandati presidenziali, sebbene la scelta volontaria del presidente George Washington di dimettersi dopo due mandati avesse stabilito una tradizione informale che durò fino a quando Fdr la infranse nel 1940.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2026 Riccardo Fucile
IL RICORDO COMMOSSO DI DI PIETRO: “ONORE ALL’AVVOCATO SPAZZALI, HO RISPETTATO LE SUE ARRINGHE, ANCHE MOLTO DETERMINATE, QUANDO ERA IN VITA E LE RISPETTO ANCORA DI PIÙ ADESSO CHE SE NE È ANDATO”… UN AVVOCATO D’ALTRI TEMPI CHE RICORDIAMO INSIEME A MARCO BEZICHERI, AVVOCATO DI DESTRA CHE DIFESE TANTI GIOVANI DI DESTRA
Il suo è un nome che ha fatto storia due volte nel nostro Paese, durante gli Anni di Piombo e, un ventennio dopo, durante quelli agitatissimi di Mani Pulite.
Evocare Giuliano Spazzali – il legale di Soccorso ma anche dell’anarchico Pietro Valpreda e poi successivamente di Sergio Cusani nel processo Enimont spentosi ieri a Milano a ottantasette anni – significa evocare uno dei maggiori protagonisti nelle aule giudiziarie italiane per le difese memorabili e per il modo di contrapporsi all’accusa.
Rappresentò anche il contraltare dell’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro che oggi lo ricorda con parole serie e commosse: «Onore all’avvocato Spazzali, ho
rispettato le sue arringhe, anche molto determinate, quando era in vita e le rispetto ancora di più adesso che se ne è andato».
Negli anni’60 si trasferisce a Milano dove diventa il legale di Soccorso Rosso, assistendo molti militanti della sinistra extraparlamentare. In quasi mezzo secolo di carriera, difende a più riprese gli anarchici milanesi tra cui Valpreda, ingiustamente accusato per la strage di piazza Fontana, e anche il leader di Autonomia Operaia Toni Negri.
Suo fratello Sergio Spazzali, anche lui avvocato e difensore di molti esponenti delle Brigate Rosse, morirà esule in Francia il 22 gennaio 1994.
Passato il clima di piombo dei 70′ lo ritroviamo in piena Tangentopoli alla ribalta nel Foro meneghino come difensore di Sergio Cusani, imputato nel processo Enimont, il primo a diventare anche mediatico e spettacolarizzato.
In questo contesto diventa la toga antagonista di Antonio Di Pietro, l’ex pm simbolo di Mani Pulite con cui sovente intavola duelli giudiziari.Quando va in pensione, nel 2008, si dedica alle sue passioni, dai libri ai viaggi fino ai geroglifici e alla pittura, ma non dimentica l’antico amore e più di una volta si concede critiche severe al sistema giudiziario in metamorfosi («Ormai l’aula, il dibattimento, non esistono più – diceva-. Esistono i riti alternativi, il giudizio abbreviato, il patteggiamento, che comportano la totale rinuncia alla ricostruzione della verità»
(da La Stampa)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL 65% DI CHI VOTA PARTITI DELLA MAGGIORANZA RITIENE CHE LA SITUAZIONE DELLA SICUREZZA SIA RIMASTA INVARIATA O CHE SIA PEGGIORATA E SOLTANTO IL 35% SI SENTE PIÙ SICURI… I REATI CHE PIÙ PREOCCUPANO GLI ITALIANI SONO FURTI E RAPINE (82%), OMICIDI (65%), VIOLENZE SESSUALI (47%)
Governo Meloni bocciato in sicurezza : più della metà degli italiani ritiene che la destra abbia
fallito l’obiettivo securitario . È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato
questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira condotta da David Parenzo su La 7.
Alla domanda di un giudizio sulla gestione della sicurezza n questi tre anni di Governo Meloni, il 55% degli elettori di ogni schieramento politico ritiene che la situazione sia peggiorata : soltanto il 12% della popolazione italiana si sente più sicuro con la destra governo.
Anche tra gli elettori di maggioranza il giudizio non sembra essere tanto più positivo : il 65% di chi vota partiti di governo ritiene che la situazione della sicurezza sia rimasta invariata o che sia peggiorata e soltanto il 35% degli elettori di governo si sente più sicuro . Giudizio decisamente negativo per gli elettori di centrosinistra : quasi il 70% boccia il governo sulla sicurezza.
Tra le cause principali dell’insicurezza in Italia ci sono le difficoltà economiche, la disoccupazione e la gestione dell’immigrazione. I reati che più preoccupano gli italiani sono i furti e le rapine (82%), omicidi e femminicidi (65%) violenze sessuali (47%) e truffe (45%} , salgono le preoccupazioni per i reati commessi dai minori (24%).
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
“GLI SPETTATORI SONO FUGGITI VIA DA UNA PORTA SECONDARIA. UN ATTIMO PRIMA ERANO QUASI CINQUE MILIONI PER I PACCHI, NE È RIMASTO UN QUINTO SCARSO, ANCHE PERCHÉ PROMETTERE UNA SERATA DI FESTA SFRENATA E PARTIRE CON GIORGIA MELONI A VANTARE L’OPERA DI GOVERNO NON È IL MASSIMO”
Nel dubbio, politici vip e vip non politici ci sono andati tutti. Altrettanto nel dubbio, gli spettatori sono fuggiti via da una porta secondaria. Un attimo prima erano quasi cinque milioni su Rai 1 per i pacchi, ne è rimasto un quinto scarso, anche perché promettere una serata di festa sfrenata e partire con Giorgia Meloni a vantare l’opera di governo non è il massimo (l’ha riconosciuto la stessa premier, a fine intervista: «Già finita? Wow!»). Era il trentennale di Porta a porta, diciamo che il festeggiamento ci stava, ma la risposta negativa del pubblico innesca domande che, nel dubbio, è meglio non farsi.
Bruno Vespa ha stipato trent’anni in meno di tre ore ampio spiegamento di scrivanie berlusconiane e strepitosa esposizione dei mitici plastici, per cui in pochi passi si saltava da Garlasco a Cogne, a Crans Montana sentendosi, plasticamente appunto, nella storia.
Volendo, Blob ci potrebbe campare per mesi, da Giuseppe Conte che confida: «Trump mi prese sottobraccio e mi disse: io e te siamo due outsider», a Enrico Mentana che rievoca la discesa in campo di Berlusconi («Il suo obiettivo era un altro, ma creò il centrodestra: è stata l’eterogenesi dei Fini e dei Bossi»). Tra i momenti top passati troppo velocemente: Al Bano che stringe frettolosamente la mano a Carlo Conti
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
E TRUMP DAVVERO CREDE ALLE CIANCE DELLA MELONA SULL’INGRESSO DELL’ITALIA NEL “BOARD OF PEACE”, QUANDO L’ART. 11 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE CONSENTE DI FAR PARTE DI ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI PER LA PACE, MA SOLO “IN CONDIZIONI DI PARITÀ CON GLI ALTRI STATI”. MENTRE IL “BOARD OF PEACE” È UNA SORTA DI ONU PRIVATA DI AFFARISTI… LA STATISTA DELLA SGARBATELLA CONTINUA IL LECCA-LECCA NEI CONFRONTI DI TRUMP SULLA GROENLANDIA: “GLI USA PONGONO UNA QUESTIONE STRATEGICA ESISTENTE” (QUINDI, PUO’ FARE IL CAZZO CHE VUOLE?)
Meloni sul Board of peace per Gaza a Donald Trump: “ho detto che per noi ci sono
oggettivamente dei problemi di carattere costituzionale per come l’iniziativa è stata configurata, chiedendo anche la disponibilità a riaprire questa configurazione per andare incontro alle necessità non solo dell’Italia ma anche di altri Paesi europei. Noi dobbiamo tentare di fare questo lavoro. La presenza di paesi come i nostri può fare la differenza. Questa è la nostra posizione, poi si vedrà quali sono i margini per trovare posizioni condivise”.
Sul rapporto con gli Stati Uniti, Meloni risponde: “La nostra volontà di cooperazione con gli Usa rimane salda, Italia e Germania sono tra le nazioni che in Europa intrattengono con gli Usa relazioni privilegiate, date anche dal fatto che nei loro paesi ci sono basi americane, e – continua – possono aiutare in questo rapporto, particolarmente se lavorano insieme anche grazie a un approccio pragmatico e non istintivo alle relazione con gli Usa”.
E sulla Groenlandia afferma: “Io credo che, con i loro metodi sicuramente discutibili e assertivi, gli Stati Uniti pongano una questione strategica che però esiste, che riguarda l’Artico in questo tempo. L’Artico è uno dei grandi dei domini strategici del ventunesimo secolo e se l’Artico è uno dei grandi domini strategici del ventunesimo secolo io credo che questa questione si debba seriamente affrontare all’interno dell’alleanza atlantica, credo che per quello che riguarda la sicurezza,
per quello che riguarda la gestione di future rotte marittime con lo scioglimento dei ghiacci, per quello che riguarda un territorio ricchissimo di materie prime, per quello che riguarda un territorio che ha una posizione privilegiata anche sul piano di una difesa missilistica antiaerea”.
Meloni: “Trump? Speriamo un giorno di dargli il Nobel”
Rispondendo poi a una domanda su presunti problemi nella salute mentale di Trump, la premier afferma: “Donald Trump è il presidente eletto degli Stati Uniti. Questi stessi discorsi li ho sentiti fare su Joe Biden prima di lui. Li ho sentiti fare
addirittura su di me quando a un certo punto mi sono dovuta assentare per cinque giorni perché non stavo bene. Sarà in grado Giorgia Meloni di guidare il suo Paese?
Credo che occorra fare i conti con la democrazia e con leader che sono eletti e scelti dai propri cittadini con i quali noi ci interfacciamo perché non siamo noi ringraziando Dio a scegliere chi governa le altre nazioni”. Meloni aggiunge: “Spero che potremo dare il Nobel per la pace a Trump e confido che possa fare la differenza anche sulla pace giusta e duratura per l’Ucraina, e quindi finalmente anche noi potremo candidare Donald Trump al Nobel per la pace”.
(da agenzie)
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