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IL METODO TRUMP,DALL’ISTRUZIONE ALLA DISTRUZIONE, LE UNIVERSITÀ AMERICANE SONO IN CRISI: CONTINUANO A PERDERE POSIZIONI NEI VARI RANKING INTERNAZIONALI E RISCHIANO IL “SORPASSO” DAGLI ATENEI CINESI

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

LE MATTANE DEL TYCOON HANNO PORTATO A UN CALO DEGLI STUDENTI STRANIERI… CROLLA ANCHE LA PRODUTTIVITÀ DEGLI ATENEI USA

Le università americane hanno meno nuovi iscritti stranieri rispetto agli ultimi anni. E perdono posizioni nei vari ranking internazionali che classificano gli atenei in base a diversi criteri. Il primo dei due cali, quello nel numero degli studenti provenienti dall’estero (-17% rispetto al 2024-2025) è una conseguenza immediata delle politiche dell’amministrazione Trump, che hanno reso molto più difficile ottenere i visti per motivi di studio.
Se n’è vantato lo stesso dipartimento di Stato in un post su X del 12 gennaio: «Abbiamo revocato più di 100.000 visti, 8.000 dei quali per motivi di studio, (…) a persone che hanno problemi con la legge degli Stati Uniti (…). Continueremo a deportare questi mascalzoni per rendere l’America più sicura».
In realtà, non solo per i supposti criminali, ma per tutti gli stranieri è diventato più difficile (e meno appetibile, visto che a un certo punto il permesso potrebbe essere revocato) ottenere un visto per studiare in America.
Fanno eccezione solo poche università prestigiosissime come Harvard, che quest’anno ha il numero più alto di iscritti stranieri (6.749) dal 2002. Ed è sempre Harvard l’unico ateneo americano che si mantiene, seppure con qualche difficoltà, nei primi posti dei ranking che cercano di stabilire dove si possa studiare con maggiore profitto.
In quello compilato dall’università di Leida, che si basa sulla
produttività dei vari atenei (conteggiando ad esempio gli articoli pubblicati sulle riviste accademiche), Harvard scivola dal primo al terzo posto e rischia di annegare nel mare delle università cinesi che occupano 16 delle primi 20 posizioni.
In questo caso Donald Trump non c’entra: il calo di produttività e di appetibilità non è attribuibile ai robustissimi tagli ai finanziamenti decisi dal presidente per punire il mondo universitario, in cui il verbo Maga stenta ad attecchire. Gli studi che fanno avanzare la ricerca (e poi finiscono sulle riviste scientifiche) durano infatti anni e quindi la carenza di fondi non può avere già avuto dei contraccolpi visibili sulla produttività.
(da Corriere della Sera)

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NEL SILENZIO GENERALE, A GAZA CONTINUA LA MATTANZA: DA QUANDO, IN OTTOBRE, È ENTRATO IN VIGORE IL “CESSATE IL FUOCO”, L’ESERCITO ISRAELIANO HA UCCISO OLTRE 400 PALESTINESI E LO STATO EBRAICO HA BLOCCATO L’ACCESSO NELLA STRISCIA DELLE ONG

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

ALLA FACCIA DELLA PACE. QUESTO DIVIETO “POLITICO” DELL’ATTIVITÀ UMANITARIA INTERNAZIONALE È FORSE LA NOVITÀ PIÙ RILEVANTE, NONCHÉ LA PIÙ OSCENA, DEL NUOVO DISORDINE MONDIALE

E Gaza? Da quando, in ottobre, è entrato in vigore il “cessate il fuoco”, l’esercito israeliano ha ucciso più di quattrocento palestinesi: alla faccia della pace. Le ong, indispensabili per un minimo di soccorso medico, logistico, alimentare, ancora non hanno accesso libero perché Israele le ritiene infiltrate da Hamas, o potenzialmente tali: e questo divieto “politico” dell’attività umanitaria internazionale è forse la novità più rilevante, nonché la più oscena, del nuovo disordine mondiale.
Médecins sans Frontières ha più volte denunciato questo scandalo che è sotto gli occhi di tutti, ma, come molte altre cose, viene messo nel conto dei tempi nuovi. Considerare normale ciò che non lo è: è la ricetta per adeguarsi al futuro. Anzi, al
presente.
Il piano di pace, parola da usare con le molle, prevede che Hamas deponga le armi e Israele si ritiri: ma nessuna delle due circostanze sembra, al momento, verosimile, e l’annunciato insediamento di un Comitato per l’amministrazione di Gaza, composto da “figure tecniche” e supervisionato da un Consiglio di Pace guidato da Trump (pensa che roba!), è scritto sulla carta ma non si vede come possa essere messo in opera
Nel frattempo l’attenzione mediatica su Gaza, che ha visto momenti molto intensi, e piuttosto efficaci per l’informazione di ciò che resta delle opinioni pubbliche, si è affievolita fino a quasi sparire. Così funzionano i media, a ondate, a flussi emotivi. Schiacciati sul momento. È un difetto? Lo è. Ma ha le sue contromisure.
Basta cercare di fare memoria, di non vivere solo sull’onda del momento, e ogni tanto domandarsi: e Gaza? Come sta andando, a Gaza? Sta andando male, ragazzi. Tende stracciate dal vento, e nubi nere all’orizzonte.
(da Repubblica)

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SALVINI, CANTA CHE TI PASSA: IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO È IN ALTO MARE, DOPO LO STOP DELLA CORTE DEI CORTI, IN COMPENSO C’È GIÀ L’INNO PER LA GRANDE OPERA VOLUTA DAL LEADER LEGHISTA

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

UNA CANZONE SCRITTA DA GIANNI BELFIORE, PAROLIERE DI JULIO IGLESIAS. L’INCIPIT DEL BRANO: “PER ANNI E ANNI SEI STATO UN SOGNO PROIBITO / UN ETERNO PROGETTO CHE NESSUNO HA CAPITO”. E IL RITORNELLO: “TRENI SU, NAVI GIÙ / TRENI SU, NAVI GIÙ / NUOVI ORIZZONTI CHE SPICCANO IL VOLO”

Comincia così: “Per anni e anni sei stato un sogno proibito / Un eterno progetto che nessuno ha capito”. Sul finale, invece, dice che “sarà l’ottava meraviglia del mondo”. E’ l’inno al Ponte sullo Stretto.
Un’ode per Matteo Salvini che se ancora non ha messo la prima pietra, ha già guadagnato i versi del sublime poeta di Julio Iglesias, Gianni Belfiore. “E’ la canzone più bella della mia vita”, dice al Foglio il paroliere di Se mi lasci non vale. “Come ho raccontato mesi fa al Giornale di Sicilia, in questi versi io ci ho messo il cuore. Anche perché Salvini ne ha bisogno. Soprattutto in questo momento”.
“L’ho proposta all’amministratore delegato dello Stretto di Messina, Pietro Ciucci”. E? “E mi ha risposto subito, dandomi il La. L’idea, adesso, è quella di usarla per lo spot del Ponte”. Una bella idea, maestro.
La prima strofa fa così: ‘Unisci due mondi unendo due sponde / Sei una sfida ai giudizi sbagliati / Ai venti e alle onde / E dal passato le barche di Ulisse e gli elefanti romani / Con un ponte, il miracolo / Si aprono mille domani / Loro vedon solo pericoli / Ma è una sintesi tra scienza e coscienza / Si parte da Amburgo / Poi Sicilia, Scilla, Cariddi / E un salto nell’Africa immensa’”.
E il ritornello? “Treni su, navi giù / Treni su, navi giù / Nuovi orizzonti che spiccano il volo / Auto su, navi giù / Auto su, navi giù / Sarà come toccare con l’anima il cielo / Poi dalle nuvole si inebria l’orchestra della storia”.
Ma il ministro Salvini se lo merita un tale dono? “Certo che se lo merita! Io l’ho fatto col cuore. Ci ho lavorato per quattro mesi. E forse è la canzone più bella che abbia mai scritto”.
Lei ha scritto canzoni meravigliose. Per un’ora d’amore dei Matia Bazar l’abbiamo ascoltata mille mila volte. E poi Carrà, Iglesias… “E’ vero. Ho scritto tanto, ma ho profetato soprattutto all’estero”.
A proposito, ha letto delle grane erotiche di Julio? “Sì, ma non ci credo. Io lo conosco. Sono solo menzogne”. In Spagna è montato il caso. “Più le notizie sono false, più la gente abbocca”.
Può darsi Ma torniamo a noi. Qual è il titolo della canzone? Se mi lasci crollare? Senza ponte non vale? “Lei scherza. Ma quando ho terminato il lavoro ho capito che il Ponte sarà l’ottava meraviglia del mondo. Il mio sogno sarebbe sentire la canzone a Sanremo, magari con Bianca Atzei”.
Ma il titolo qual è? “Il titolo è ‘Il Ponte sullo stretto (Inno alla Sicilia)’. Questo perché io sono nato a Genova ma i miei genitori sono siciliani e in siciliano, con Rosa Balistreri, ho cominciato la mia carriera. L’inno al Ponte, poi, è anche un riscatto. Visto che a lungo sono stato boicottato”.
Boicottato? “Si è venuto a sapere che fossi il paroliere di Raffaella Carrà solo quand’è morta. Per tutta la vita mi hanno riconosciuto e apprezzato più all’estero che in patria. E Pietro Ciucci lo sa”.
(da Il Foglio)

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I NUMERI AGGHIACCIANTI DELLA “GUERRA ANTI-MIGRANTI” DI TRUMP: NELL’ULTIMO ANNO I CENTRI DI DETENZIONE SONO RADDOPPIATI, CIRCA 70MILA PERSONE SONO DETENUTE, IL 75% DELLE QUALI NON HA PRECEDENTI PENALI (IN BARBA ALLE DICHIARAZIONI DELLA PORTAVOCE DEL TYCOON KAROLINE LEAVITT, CHE DICE CHE GLI SGHERRI DELL’ICE ARRESTANO “STUPRATORI, SPACCIATORI E CRIMINALI”)

Gennaio 17th, 2026 Riccardo Fucile

32 IMMIGRATI SONO MORTI DIETRO LE SBARRE, IL NUMERO PIÙ ALTO DAL 2004… IL GOVERNO USA HA SPESO OLTRE 45 MILIARDI DI DOLLARI

Donald Trump è convinto di aver vinto le presidenziali del 2024 non solo grazie all’inflazione che l’Amministrazione Biden non è riuscita a tenere a bada; ma soprattutto sul tema dell’immigrazione sul quale ha promesso di sigillare i confini con il Messico; di restringere i visti d’ingresso per le persone provenienti dai Paesi definiti a rischio e dal cosiddetto Global South.
Soprattutto agli americani Trump disse che avrebbe implementato il più grande piano di rimpatri mai pensato: nel mirino 11 milioni (la cifra è variabile poiché sono stime non dati ufficiali) di persone entrate negli Stati Uniti, di recente o molti anni fa, in modo illegale o rimasti qui nonostante il visto scaduto.
La sua macchina governativa – guidata dall’ideologo Stephen Miller, vicecapo dello staff, da Kristi Noem, segretario alla Homeland Security (Dhs) e Tom Homan, zar dei confini – ha marciato a pieno regime dal giorno uno dell’insediamento forte di una raffica di ordini esecutivi siglati nelle prime settimane e poi dalla manna di 45 miliardi di dollari per espandere i centri di detenzione dell’Ice.
In 12 mesi Donald Trump ha realizzato il primo obiettivo: gli
ingressi dal confine Sud sono quasi azzerati; portato avanti il secondo, restringendo i visti e togliendo la protezion temporanea a somali, haitiani, ucraini, afghani
Gli investimenti per l’Ice sono stati ingenti, i risultati materia di scontro politico e matrice di disordini sociali. Si è iniziato in giugno a Los Angeles, si prosegue in queste ore a Minneapolis senza contare i disordini – ove gli agenti operano – a Portland, Memphis, Chicago.
Il database dell’Ice offre una panoramica di quanto l’Amministrazione punti sulle deportazioni e di come praticamente porti avanti la sua agenda. In un anno gli arresti di immigrati «undocumented» è cresciuto drammaticamente tanto da risultare impossibile per i voli di rimpatrio tenere il passo. Così si è reso necessario detenere in strutture ad hoc i fermati.
Al 7 gennaio del 2026, ultima fotografia scattata dall’Ice, c’erano 69 mila persone detenute in attesa di via. Il piano di espansione dei centri detentivi ha portato quasi a raddoppiare le strutture: un anno fa erano 107 a fine dicembre sono salite a 212. L’obiettivo era poter arrivare ad ospitare contemporaneamente 107 mila immigrati illegali in attesa di foglio di via. Nel 2025 inoltre nei centri detentivi sono morti 32 immigrati
Alcune strutture sono nate da zero, ad esempio la diventata famosa Alligator Alcatraz nel cuore delle Everglades della Florida. Serpenti e alligatori sono gli abitanti della zona. Sono cresciuti i centri di Camp East in Montana, di Fort Bliss a El Paso. Spazi in disuso in aree militari sono stati convertiti in “dormitori” per gli illegali; e anche magazzini e depositi in zone remote hanno avuto identica conversione.
L’America Immigration Council che monitora da vicino la situazione ha rivelato un dato impressionante: nei centri Ice il numero di detenuti privi di «storia criminale» è salito di quasi 2500%; è il 75% dei detenuti nota Austin Kocher, ricercatore della Syracuse University.
È un’affermazione che contrasta con la narrazione della Casa Bianca dove Karoline Leavitt, portavoce di Trump, anche ieri ha ripetuto che le operazioni dell’Ice sono esclusivamente volte a stanare «stupratori, spacciatori, e criminali
(da La Stampa)

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IL GARANTE DEI CAZZI SUOI. I MEMBRI DELL’AUTHORITY SULLA PRIVACY, INDAGATI PER CORRUZIONE E PECULATO, USAVANO L’AUTO DI SERVIZIO E LE CARTE AZIENDALI PER SCOPI PRIVATI: MESSE IN PIEGA, CENE CON GLI AMICI E FINO A 7MILA EURO IN MACELLERIA

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

L’ACCUSA PIÙ GRAVE PERÒ È QUELLA DI AVER ORIENTATO O MODULATO LE SANZIONI IN BASE A UTILITÀ PERSONALI: COME QUANDO NON HANNO EROGATO ALCUNA MULTA A “ITA AIRWAYS”, E HANNO RICEVUTO TESSERE “VOLARE”, CLASSE EXECUTIVE, DAL VALORE DI 6MILA EURO CIASCUNA. O IL CASO META: LA SANZIONE ALLA HOLDING DI FACEBOOK SUGLI OCCHIALI SMART È STATA RIDOTTA DA 44 MILIONI A 1 MILIONE DI EURO, E NEL FRATTEMPO UNO DEI MEMBRI DEL GARANTE, GUIDO SCORZA, “SPONSORIZZAVA” IN UN VIDEO GLI SMART GLASSES OGGETTO DEL PROVVEDIMENTO … I VIAGGI IN BUSINESS CLASS, I SOGGIORNI IN HOTEL DI LUSSO E LA CASA DA 3700 EURO DI AFFITTO DI PASQUALE STANZIONE, ACCANTO A UN B&B DELLE FIGLIE

La messa in piega «pagata con la carta di credito aziendale, salvo poi successivo rimborso». Una cena per 6-7 persone «per finalità estranee al mandato» pagata e poi, come per l’acconciatura, rimborsata. E poi le spese in macelleria, pari a circa 7mila euro in tre anni.
Ma anche l’utilizzo dell’«auto di servizio per scopi diversi dalla funzione pubblica», ad esempio per raggiungere la sede di un partito politico e, cioè, di Fratelli d’Italia, nel giorno antecedente alla multa da 150mila euro a Report.
Ancora, «le richieste di rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria “cinque stelle”, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere fitness e cura della persona».
Le «condotte» in questione, quelle che i pm di Roma definiscono «disinvolte», sono riconducibili a Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrini Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, i quattro membri del Garante per la Privacy indagati dalla procura capitolina per corruzione e peculato e nei cui confronti gli uomini della Guardia di finanza ieri hanno eseguito un mandato di perquisizione e sequestro.
«Condotte – continuano i magistrati – emerse a più riprese e in molteplici occasioni, disvelando comportamenti che da meri illeciti offensivi del decoro dell’ente sarebbero sfociati con facilità nelle ipotesi delittuose provvisoriamente ascritte, oltre a
integrare, in molteplici occasioni, l’abrogata fattispecie del reato di abuso d’ufficio».
Il procedimento «trae origine da due puntate della trasmissione giornalistica d’inchiesta» di Rai 3 e si incentra anche su altre vicende, finite sotto la lente degli inquirenti.
C’è ad esempio quella che riguarda Ita Arways. In particolare, i quattro indagati, in qualità di «pubblici ufficiali, non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale, alla società Ita Arways, a fronte del riscontro di irregolarità, ricevevano come utilità tessere “Volare” classe executive, per il valore di euro 6mila cadauna».
E c’è anche il «tema dello studio E-Lex» con cui avrebbe rapporti un membro del Collegio, Scorza: all’Asl Abruzzo 1, che si era avvalsa dall’assistenza dello stesso studio legale, il Garante avrebbe comminato un semplice provvedimento di ammonimento davanti alle irregolarità riscontrate.
Mentre «alla società Meta, in relazione all’immissione in commercio degli smartglasses, dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della privacy, la sanzione inizialmente ipotizzata in misura pari a 44 milioni di euro sarebbe stata successivamente ridotta ad appena 1 milione di euro e adottata con tale ritardo da renderne necessario il successivo annullamento in autotutela».
Non solo Scorza, sottolineano i pm, avrebbe «sponsorizzato in un video i predetti occhiali», ma il 16 ottobre 2024 «in occasione dell’evento Comolake 2024 sia avvenuto un incontro tra un esponente di Meta e il componente del Garante, Ghiglia»
Un capitolo a parte viene dedicato al presidente Stanzione
«Stanzione, residente in Salerno – si legge nel decreto – ha stipulato un contratto di locazione agevolata di immobile a uso abitativo per un immobile sito in piazza della Pigna il cui importo è stato modificato dalla somma di euro 2.900 euro mensili alla somma di euro 3.700 euro».
Un’«anomala circostanza, meritevole di approfondimenti investigativi, che fa il paio con un altro aspetto ovvero la contiguità spaziale del predetto immobile ove il presidente dimorerebbe, con altro immobile, sito al numero civico vicino, nel quale risulta insistere una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile a società facente capo alle figlie del presidente Stanzione, i cui rapporti con i rimborsi da parte dell’Autorità sono in corso di accertamento».
Sotto la lente dei pm ci sono anche i viaggi istituzionali. Come quello in Giappone. Un testimone ai pm ha detto: «Pare che la Cerrina e il suo assistente siano rimasti altri 4-5 giorni in Giappone per poi volare in California per partecipare ad un convegno presso un’università di Berkeley. Ho sentito anche che in California la Cerrina si sia trattenuta più del dovuto». Circostanza da verificare.
Si è passati, per i rimborsi, da «circa 851mila euro nel 2021 a un milione di euro nel 2024». E per i costi di gestione da «una spesa marginale nel 2021 poco superiore a 20 mila euro raggiungendo nel 2024 circa 400mila euro».
Nel 2022, dopo aver aumentato di oltre un terzo il tetto di spesa riservato ai costi di rappresentanza e gestione, l’Authority per il trattamento dei dati personali viaggia verso nuovi traguardi: «A fronte di una spesa marginale nel 2021 (poco superiore a 20 mila
euro) — recita il decreto di perquisizione — avrebbe registrato un aumento significativo a partire dal 2022 raggiungendo nel 2024 circa 400 mila euro l’anno»
Dalla gestione apparentemente virtuosa dei primi due anni di mandato, Pasquale Stanzione dunque si attesta su posizioni assai meno sobrie. A cominciare dall’affitto di un appartamento nel cuore monumentale di Roma — piazza della Pigna (peraltro accanto al B&B delle figlie) — tutto subisce ritocchi al rialzo: incluso il canone mensile della casa che da 2 mila e 900 euro passa a 3 mila e 700.
Nel post Covid il grande salto, insomma: i vertici dell’ente pubblico interpretano le norme, che disciplinano i rimborsi per dirigenti in caso di viaggi nonché l’impiego dell’auto blu, alla luce di più gratificanti necessità. L’ipotesi di peculato, formulata dai pm, poggia anche sulle ricostruzioni di funzionari interni (protetti da anonimato in questa fase) e dirigenti dell’Authority.
Spiega Angelo Fanizza, ex segretario generale: «A dire del presidente lui stesso aveva proceduto a una rinegoziazione privata che aveva quindi comportato l’imposizione di tale nuovo canone». Sull’ospitalità il solo risparmio per l’ente è rappresentato dal fatto che il consigliere Guido Scorza vive a Roma.
Per il resto, tra la residenza di Ginevra Cerrina Feroni (Hotel Bristol di piazza Barberini) e l’altra di Agostino Ghiglia (Parco dei Principi) le note spese per il soggiorno romano dei vertici dell’Authority salgono un anno dopo l’altro.
A sollevare i primi dubbi su quell’Autorità, che dovrebbe essere sinonimo di austerità e rispetto delle regole, è stata un’inchiesta,
aspramente osteggiata, della trasmissione Report di Rai3 condotta da Sigfrido Ranucci. Si parte dalle spese di rappresentanza aumentate negli ultimi anni: «Dagli 851 mila euro del 2021 a un milione e 247 mila nel 2024».
Con un tetto di spesa «passato da 3.500 euro a 5 mila». Report chiede di accedere agli atti e negli uffici di piazza Venezia si scatena il caos. Angelo Fanizza, ex segretario generale costretto alle dimissioni nella speranza che facesse da capro espiatorio un po’ per tutti, racconta di un «clima d’apprensione, di tensione». Si sapeva che certe informazioni «avrebbero certamente comportato un danno d’immagine per la società».
Sotto la lente degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, finisce ogni cosa. Ad iniziare dalle spese di vitto e alloggio.
I membri del Collegio hanno «una carta di credito» dell’Ente e un rimborso di 5 mila euro mensili per chi non è residente a Roma. Come il presidente Stanzione che stipula una sorta di affitto per circa tremila euro al mese, e poi, a seguito di una «negoziazione privata», aumenta la richiesta di rimborso a 3.700. E proprio lì accanto c’è un b&b gestito dalle figlie. Circostanze che gli inquirenti appuntano come «anomale».
Dagli accertamenti del nucleo Pef della Guardia di finanza, guidato dal colonnello Maurizio Querqui, emergono poi spese esagerate per i viaggi di rappresentanza. Come quelle per il G7 di Tokyo nel 2023 che ammonterebbero a 80 mila euro, «di cui 40 mila solo per i voli». Situazione analoga «per le missioni in Georgia, a Batumi, e in Canada».
Tutti volevano stare in business class, anche se il regolamento
per le pubbliche amministrazioni lo consente solo per i viaggi che durano più di cinque ore. Senza interruzioni. Il volo per la Georgia, però, prevedeva degli scali. Ma, stando alle testimonianze, Ghiglia e Cerrina di sedersi in una classe più economica non ne volevano proprio sapere.
Non è questione di soldi, ma di status. E, va da sé, a quei viaggi volevano partecipare un po’ tutti. Riuscendo, se possibile, «a trattenersi anche più del dovuto». Insomma: unire l’utile al dilettevole.
Agli atti finiscono anche cene organizzate per una decina di persone e pagate con la carta di credito dell’Ente, ma che nulla c’entravano con l’attività lavorativa. E ancora. Fatture d’albergo per «bevande e fiori».
Altro capitolo riguarda l’utilizzo dell’auto di servizio. E la procura di Roma chiama in causa Ghiglia che avrebbe utilizzato la Citroen aziendale per recarsi presso la sede di Fratelli d’Italia «per finalità estranee al suo mandato». C’è poi chi quella vettura la sfruttava per farsi portare a casa o all’aeroporto.
(da agenzie)

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VENDETTE, GELOSIA E SCATTI D’IRA “ANNA LUCIA È CAPACE DI TUTTO”

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL PROFILO DI CECERE: LE MINACCE ALLA CRIMINOLOGA (“TI FACCIO SPAPPOLARE DAI MIEI CANI”), GLI SCATTI D’IRA E DI GELOSIA E LA TESTIMONIANZA DEL FRATELLO

Non la si vedeva in giro prima, è praticamente scomparsa oggi. Un fantasma. «Soprattutto da cinque anni a oggi. Da quando qui sono iniziate a spuntare le telecamere», dicono in paese. La 57enne Anna Lucia Cecere nella borgata di Mellana, dieci minuti da Cuneo, non si vede più. Così come non si è mai presentata in aula a Genova durante il processo Cella.
Non si manifesta nemmeno in questo pomeriggio di sole e notizie tremende, se non una fugace apparizione in macchina, per rincasare dal lavoro, quasi scortata dai familiari.
In compenso, dopo che arriva il verdetto, nella strada privata sotto casa scendono il marito e il figlio.
Non è un incontro piacevole. A chi ha la telecamera, i due mettono le mani addosso: «Ve ne dovete andare», il commento più gentile nel parapiglia.
Torna alla mente il luglio di qualche anno fa, quando Cecere aveva ricevuto Antonella Delfino Pesce, tecnico di biologia molecolare diventata criminologa, la donna che con la sua tesi ha fatto riaprire le indagini. Ingannata prima (la sua interlocutrice si era presentata con una qualifica diversa), furiosa poi, Cecere aveva iniziato a bersagliare la criminologa di messaggi vocali minatori. E quel «ti faccio spappolare dai miei cani» è stato fatto sentire anche in aula. Questo è il carattere.
Cecere adesso vive qui. La donna dal passato familiare difficilissimo, che 30 anni fa stava in corso Dante a Chiavari, città-salotto borghese e un po’ bigotta, oggi è in una villetta fra i
campi di mais nel Basso Piemonte.
In Liguria era arrivata dopo la nascita a Caserta, l’infanzia con un padre violento, la separazione traumatica dai fratelli e il trasferimento al Nord: a Chiavari, avuto un figlio, ecco l’impiego da un dentista di Santa Margherita. Ma anche lo svago, i fidanzati, le serate a ballare. Almeno una volta, lo ha detto lei stessa in una telefonata intercettata, con il commercialista Marco Soracco: «Ci avevo ballato una volta sola con quello lì, ma non lo conoscevo».
Eppure la mamma del professionista, Marisa Bacchioni, nel 1996 aveva riferito dell’incredibile chiamata che Cecere fece a una conoscente comune, poche ore dopo la morte della segretaria: «La sera stessa ha telefonato dicendo di dire a Marco se poteva dargli il posto della Nada». E invece, pochi mesi dopo il delitto, la decisione di lasciare la Liguria. Per la Procura una fuga.
Oggi Cecere ha un contratto a tempo indeterminato, assiste una anziana a Cuneo. Nel curriculum resta qualche esperienza da insegnante: le supplenze alle elementari a Boves e di ruolo a Montaldo Mondovì fra 2016 e 2017. Pochi mesi, poi la destituzione dal servizio. Tracce, ancora una volta, di quel carattere capace di esplodere.
Nel 1996, invece, pochi giorni dopo l’omicidio, aveva chiamato direttamente il commercialista: «Io non sono mai stata innamorata di te, anzi mi fai schifo». Un ex fidanzato a processo l’ha dipinta come «possessiva e gelosa, quando si arrabbiava era impossibile farla ragionare». Ancora più scioccante uno dei suoi fratelli: «Se la contraddici mia sorella diventa di una cattiveria
impressionante. Se per caso Nada quel giorno le ha risposto male, può benissimo avere cominciato a colpirla»
(da Repubblica)

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GIUSTIZIA PER NADA CELLA: A 29 ANNI DAL DELITTO, LA 57ENNE ANNA LUCIA CECERE, EX MAESTRA ELEMENTARE, È STATA CONDANNATA A 24 ANNI PER L’OMICIDIO DELLA SEGRETARIA DI CHIAVARI

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

PER I GIUDICI VOLEVA CONQUISTARE IL COMMERCIALISTA MARCO SORACCO, MA QUEL GIORNO NELLO STUDIO SI TROVÒ DI FRONTE LA VITTIMA (A CUI ERA STATO DATO L’ORDINE DI NON PASSARE PIÙ NEMMENO LE CHIAMATE DELLA CECERE) … SORACCO AVREBBE TACIUTO PER TIMORE E, ORA, È STATO CONDANNATO A DUE ANNI PER FAVOREGGIAMENTO

Aveva 24 anni Nada Cella quando venne uccisa nello studio da commercialista di Chiavari dove lavorava da segretaria. E ieri, per una stramba combinazione che mescola il caso e la procedura di computo della pena, a 24 anni di carcere è stata condannata la sua presunta assassina (è la sentenza di primo grado), Anna Lucia Cecere, 57 enne ex maestra elementare.
Nessun miracolo del dna questa volta, ma un lungo lavoro di cucitura di fatti, testimoni, verbali rimasti seppelliti e riesumati dalla pm Gabriella Dotto insieme agli investigatori della squadra mobile, all’avvocata di parte civile Sabrina Franzone e alla criminologa Antonella Delfino Pesce alla quale si deve lo spunto iniziale della riapertura del caso
Scrive la pm Dotto, per una serie di sviste e decisioni «erronee» della procura di Chiavari dell’epoca, il nome di Anna Lucia Cecere, indagata per soli cinque giorni, rimase ai margini delle indagini nonostante una perquisizione, e alcune testimonianze la indicassero sul luogo del delitto.
L’inchiesta di allora si concentrò sul commercialista e titolare dello studio Marco Soracco, ma la sua posizione venne archiviata dopo alcuni mesi. Ieri, invece, è stato condannato a due anni per favoreggiamento. Secondo la procura, e adesso anche per la Corte presieduta dal giudice Massimo Cusatti, Cecere uccise «per motivi di rancore e di gelosia verso la vittima».
Quel 6 maggio 1996 l’ex insegnante, descritta dall’accusa come una persona dal carattere decisamente difficile e un passato
traumatico, aveva cercato in studio il professionista, che frequentava e stava cercando di conquistare sentimentalmente, ma si era trovata davanti Nada. La stessa segretaria aveva ricevuto pure l’ordine di non passare sue telefonate.
Di fronte alla fermezza di Nada, in uno scatto d’ira del tutto compatibile con il proprio temperamento Cecere avrebbe aggredito la vittima. Soracco, arrivato nell’ufficio in quel momento l’avrebbe sorpresa ma avrebbe taciuto per un intrico di ragioni che vanno dal timore dello scandalo, alla possibilità che Cecere lo accusasse e ad altri aspetti che restano nell’ombra a causa degli anni trascorsi, a iniziare da possibili traffici di soldi in nero nello studio.
«Maledetti, ora l’hanno pagata» è stata la reazione di Silva Smaniotto 84 anni, la mamma di Nada, quando la cugina Silvia Cella l’ha avvisata al telefono della sentenza di colpevolezza. Il commercialista Soracco all’uscita dall’aula ha parlato di «situazione assurda, che convenienza avrei avuto a tacere, è tutto a mio danno, invece, da 30 anni». Quanto alla condanna di Cecere: «Se il verdetto è fondato è stata fatta giustizia se non è fondato, invece no».
(da agenzie)

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L’AVANZATA INESORABILE DEL DRAGONE: LE AZIENDE CINESI SI STANNO ESPANDENDO A VALANGA IN OCCIDENTE

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO AVER OSSERVATO E COPIATO PER DECENNI LE MULTINAZIONALI STRANIERE, LE IMPRESE DEL DRAGONE HANNO IMPARATO A REALIZZARE PRODOTTI AVANZATI E GUIDARE I PROCESSI DI INNOVAZIONE

Una nuova generazione di aziende cinesi si sta espandendo in tutto il mondo seguendo una strategia diversa da quella dei loro predecessori. Qualche anno fa sarebbe stato difficile immaginare che i marchi cinesi potessero avere successo in America.
Oggi invece gli acquirenti di Manhattan possono fare acquisti da Urban Revivo, i cui abiti spopolano su TikTok (proprietà della cinese ByteDance), o gustare un caffè da Luckin Coffee e un gelato da Mixue, entrambi rivenditori cinesi approdati recentemente sull’isola – scrive The Economist.
Con il passare degli anni, la presenza delle aziende cinesi all’estero si rafforza sia nei paesi ricchi che in quelli poveri. L’anno scorso BYD ha superato Tesla nelle vendite di veicoli elettrici, vendendo all’estero oltre un quinto della sua produzione. Questa ondata è notevole per velocità e portata: nel
2024 le aziende cinesi quotate hanno generato vendite all’estero per 2.100 miliardi di dollari, investendo ormai fuori dai confini nazionali più di quanto le aziende straniere investano in Cina.
Le imprese cinesi hanno già attraversato diverse fasi di globalizzazione. A partire dagli anni ’90, aziende come Haier e Huawei hanno venduto prodotti economici faticando a scrollarsi di dosso la percezione di scarsa qualità.
Un’altra ondata si è verificata verso il 2010 con massicci investimenti in hotel e banche, ma è stata di breve durata a causa di veti geopolitici e debiti eccessivi. L’ultima ondata, iniziata dopo la pandemia, è invece figlia di condizioni economiche interne difficili e di una saturazione del mercato domestico.
Tuttavia, l’espansione riflette anche un’opportunità strategica. Dopo aver osservato per decenni le multinazionali straniere, le aziende cinesi hanno imparato a realizzare prodotti avanzati, dai robot industriali alle apparecchiature mediche. Pionieri come ByteDance e Shein hanno dimostrato che la Cina è ormai in grado di innovare, non solo di imitare. […] Spinte dall’aumento del costo del lavoro e dai dazi occidentali, queste aziende stanno costruendo fabbriche e data center all’estero, integrandosi profondamente nelle catene di fornitura locali.
Per prosperare fuori dai confini, le imprese stanno scoprendo di dover ripensare il proprio modo di fare business. In passato tendevano a trasferire il personale dalla Cina; ora assumono staff locale per le vendite, l’assistenza clienti e persino la gestione. Questo nuovo approccio è supportato da un ecosistema emergente di consulenti e studi legali che assistono le aziende cinesi nella loro globalizzazione.
Resta però la sfida dei conflitti normativi, come dimostrato dalle pressioni americane su TikTok. Alcune aziende stanno cercando di strutturare attività indipendenti all’estero per evitare problemi legali, ma tali manovre aumentano costi e complessità. Allo stesso tempo, le multinazionali cinesi devono fare i conti con la diffidenza del proprio governo, spesso restio a veder trasferire sedi e profitti in luoghi come Singapore. Nonostante ciò, Pechino sembra aver compreso il potere dei marchi globali e potrebbe allentare le attuali restrizioni sugli investimenti. Gli acquirenti di tutto il mondo possono dunque aspettarsi di incontrare un numero sempre maggiore di marchi cinesi di tendenza nel prossimo futuro.
(da “The Economist”)

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LA SOLUZIONE PER FERMARE LA FUGA DEI CERVELLI È SEMPLICE: AUMENTARE GLI STIPENDI. IL PRESIDENTE DI BANKITALIA, FABIO PANETTA, DÀ LA SVEGLIA AL GOVERNO: “UN LAUREATO IN GERMANIA GUADAGNA IN MEDIA L’80% IN PIÙ RISPETTO A UN COETANEO ITALIANO. I RAGAZZI EMIGRANO ANCHE PERCHÉ LA MERITOCRAZIA NON È PREMIATA”

Gennaio 16th, 2026 Riccardo Fucile

L’ALLARME SULLA CRESCITA ECONOMICA: “SI È INDEBOLITA E PER I PROSSIMI ANNI SARÀ MODESTA. LA PRODUTTIVITÀ CHE RISTAGNA E LA BASSA INNOVAZIONE CAUSANO DEBOLEZZA DEI REDDITI E SALARI”

L’Italia ha bisogno di più laureati e di pagare salari più alti, che si avvicinino agli standard degli altri Paesi europei, se vuole assicurarsi una «crescita stabile» dell’economia. Per il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, investire nel futuro è una necessità che non si più ignorare se si vuole evitare un declino strutturale dell’Italia.
Intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università di Messina, Panetta mette in guardia da una lettura superficiale dei recenti progressi dell’economia italiana, chiarendo che «non conta solo crescere. Conta anche come si cresce»
Quindi, pur non dimenticando la necessaria prudenza nel bilancio pubblico, chiede di aumentare la spesa, soprattutto legata all’istruzione e «all’investimento nel capitale umano».
Il governatore riconosce che negli ultimi anni il Paese ha mostrato una capacità di adattamento che ha sorpreso molti osservatori. Nonostante una lunga sequenza di choc – dalla doppia recessione alla pandemia, fino alla crisi energetica – la crescita del periodo 2020-24 è stata in linea con la media dell’area euro, l’occupazione ha raggiunto «i livelli più alti di sempre» e il sistema bancario, un tempo fonte di vulnerabilità, è «nel complesso solido, ben capitalizzato e redditizio».
Ma questi risultati, avverte, non devono illudere. «Non sono sufficienti a superare le fragilità strutturali accumulate nel tempo», dice Panetta, ricordando che la crescita si è indebolita e che le previsioni di medio termine indicano ritmi modesti.
La produttività «ristagna da un quarto di secolo» e la capacità di innovare resta distante dai Paesi alla frontiera tecnologica. Questo si riflette in retribuzioni reali deboli: «dal 2000, i salari orari in Italia sono rimasti pressoché fermi», mentre in Germania e Francia sono cresciuti in modo significativo. Secondo Panetta, «aumenti duraturi dei salari richiedono che la produttività torni a crescere a ritmi sostenuti» e che i benefici siano «adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro».
Il governatore denuncia il sottofinanziamento dell’istruzione: «le risorse pubbliche destinate all’istruzione sono meno del 4% del
Pil», quasi un punto in meno della media europea. Metà del divario riflette il minor investimento nell’università, rendendo l’Italia «l’unico grande Paese europeo» in cui la spesa per studente universitario è inferiore a quella per studente delle scuole superiori. Un rafforzamento degli investimenti «valorizzerebbe le competenze già presenti negli atenei» e creerebbe condizioni più favorevoli per lo sviluppo di imprese innovative e per l’attrazione di talenti.
Il basso rendimento dell’istruzione universitaria alimenta l’emigrazione dei giovani qualificati. «Circa un decimo dei giovani laureati italiani si è trasferito all’estero», ricorda Panetta, sottolineando che un laureato in Germania guadagna «in media l’80% in più» rispetto a un coetaneo italiano.
Le retribuzioni non sono l’unico fattore: i giovani cercano «ambienti di lavoro in cui il merito sia pienamente riconosciuto». Quando però la mobilità riflette le carenze del contesto di partenza, «la perdita riguarda l’intera collettività».
Il nodo più critico, nel ragionamento del governatore, è quello demografico. Il banchiere ricorda che entro il 2050 l’Italia perderà oltre sette milioni di persone in età lavorativa. Anche ipotizzando un aumento della partecipazione, «le forze di lavoro si ridurranno di oltre tre milioni». Senza una crescita della produttività, questo squilibrio «si tradurrà inevitabilmente in una riduzione del Pil e del benessere complessivo».
Le cause, osserva Panetta, sono molteplici. Le scelte di genitorialità dipendono da fattori culturali ed economici, dalla «percezione che avere figli possa nuocere alla carriera», alle «difficoltà nel trovare soluzioni abitative adeguate», alla «persistente disparità nella divisione dei compiti di cura».
(da “la Stampa”)

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