Settembre 10th, 2013 Riccardo Fucile
UNA PERCENTUALE DOPPIA RISPETTO A REGNO UNITO, FRANCIA E GERMANIA
Un italiano su dieci in condizione di “gravi privazioni materiali”. 
E’ quanto afferma un rapporto della Commissione europea, secondo cui l’11% della popolazione non ha accesso a beni di prima necessità , tra cui il riscaldamento e la carne.
Questa percentuale, relativa al 2011, è pari al doppio rispetto alle altre grandi nazioni dell’Unione come Regno Unito, Francia e Germania.
Nonostante le rassicurazioni del governo sui miglioramenti della nostra economia, appaiono quindi critiche le condizioni di vita di una fetta considerevole della popolazione.
Il commissario alla sanità Tonio Borg ha pubblicato una relazione dedicata alle disuguaglianze in materia di salute tra gli Stati membri che evidenzia come i fattori socioeconomici contribuiscono a determinare le disuguaglianze: vanno dal livello del reddito al tasso di disoccupazione al livello di istruzione di una popolazione, a cui si aggiungono fattori di rischio come il tabagismo e l’obesità .
Sul fronte sanitario, nonostante le difficoltà economiche, l’Italia esce a testa alta dalla relazione di Bruxelles. I dati parlano da soli. L’Italia in 10 anni è riuscita a ridurre ulteriormente — rispetto a Francia, Germania e Regno Unito — la mortalità infantile, portandola da una media nel 2001 di 4,4 decessi per mille nati vivi, a 3,2 nel 2011.
Calo che pure si registra a livello europeo dove nello stesso periodo si è passati in media da 5,7 a 3,9 decessi.
Incoraggiante è anche la situazione in Europa che, secondo le conclusioni di Bruxelles, continua a fare passi avanti nella lotta alle disuguaglianze in materia di salute.
Infatti, oltre alla diminuzione della mortalità infantile si riduce tra gli Stati membri anche la differenza sulla speranza di vita dei loro cittadini.
Differenza che purtroppo resta ancora elevata. Un solo esempio: nel 2011 la Lituania ha registrato un tasso di mortalità maschile sotto i 65 anni tre volte più elevato di quello dell’Italia, che si pone al secondo posto nell’Ue dopo la Svezia per minor numero di decessi. Borg non ha dubbi: “colmare le disuguaglianze sanitarie in Europa deve rimanere una priorità a tutti i livelli”.
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Settembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
L’81% DEGLI ITALIANI HA PROFONDAMENTE MODIFICATO IL SUO CARRELLO DELLA SPESA NEGLI ULTIMI 5 ANNI… IL CONSUMO DEI GENERI ALIMENTARI E’ TORNATO QUELLO DEGLI ANNI ’60
Sono 9 milioni le famiglie italiane che non riescono a sopportare una spesa improvvisa di 800 euro.
Di queste, 3 milioni riescono a fare un pasto adeguato solo una volta ogni tre giorni, mentre 5 milioni hanno un reddito inferiore del 60 per cento rispetto a quello mediano.
I numeri di “Consumi &distribuzione”, il rapporto presentato a Milano da Coop, cacciano lontano ogni ottimismo sulla fine della crisi.
Per l’81 per cento degli italiani il carrello s’è ridimensionato di molto in questi ultimi 5 anni. Molto peggio del resto degli europei: solo per il 63 per cento di loro è cambiato il modo di fare la spesa.
D’altronde in media dai portafogli degli italiani si sono volatilizzati 1.715 euro in questo lasso di tempo.
Una selva di segni meno. Non si erano mai visti dati così bassi.
In un anno, per le spese ospedaliere, gli italiani spendono in media 86 euro.
Per l’istruzione 194, anche questo record negativo.
Per i generi alimentari siamo fermi agli anni ’60, con 2.400 euro circa pro capite. Rispetto al 2007 si tratta del 14 per cento in meno.
Più della metà degli italiani (54 su 100) dicono di comprare solo ciò che è necessario.
Sanità e istruzione stanno scomparendo dalla lista. Ma anche tanti generi alimentari stanno sparendo dalla tavola.
L’acquisto di pane e pesce cala dell’11 per cento a testa, i dolci crollano del 25,5 per cento. Guadagnano posizioni le carni suine, + 28 per cento, e il pollo, + 14,4.
Nemmeno prodotti tipici come il vino (- 4 per cento nell’ultimo anno) o piaceri come il caffè (il comparto thè-cacao-caffè perde il 21 per cento, come spesa pro capite, in sei anni) fanno più parte della tradizione italiana.
La crisi ha reso gli italiani sempre più casalinghi, anche nel mangiare: i pasti fuori casa diminuiscono del 2,5 per cento, mentre i clienti dei ristoranti crollano del 4,5.
Certo, non manco i segni positivi inaspettati.
Come quello dei prodotti etnici che registrano un più 6 per cento, o i prodotti biologici, sempre più venduti, tanto da permettere agli italiani di guadagnare il titolo di europei più magri (almeno stando agli indici di massa corpore: 98 per le donne e 103 per gli uomini, con più della metà delle persone in forma).
Il confronto con l’Europa.
L’Italia è sempre più a ridosso del baratro della povertà , anche rispetto alla media europea.
I consumi dal 2008 calano del 5,2 per cento: peggio di noi fanno solo i Paesi dell’area “Pigs”, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia.
Nel nostro Paese il 28 per cento delle famiglie rischi di diventare povero. Più della Spagna, dove sono una su quattro.
Italia e Spagna invece condividono il non invidiabile secondo posto, con il 27 per cento, nella classifica dei Paesi con più persone singole a rischio povertà .
Peggio di Roma e Madrid fa solo Atene, dove la percentuale è al 31 per cento e il trend segna ancora un aumento.
Il 32 per cento dei giovani rischia di diventare povero, come nelle Croazia appena entrata nella zona euro. Peggio di noi fanno Bulgaria, Romania, Lettonia, Ungheria, Irlanda e Lituania. A Sofia corrono il rischio il 52 per cento dei giovani.
La disoccupazione, il grande male dell’Italia.
Il 12 per cento degli italiani non ha un lavoro. Sono 3,3 milioni nel primo trimestre del 2013, 1,8 in più rispetto a cinque anni fa.
Di questi, 741 mila appartengono alla fascia 15-34 anni.
Per questa fascia, la disoccupazione sfiora sempre più pericolosamenta l’asticella del 40 per cento.
Così il 59 per cento degli italiani tra i 18 e i 34 anni vive con i genitori.
Ecco la grande responsabile della contrazione dei consumi: l’assenza di lavoro e di conseguenza i redditi sempre più bassi degli italiani.
Se si può spendere poco, allora si cercano sempre di più sconti e promozioni.
Ma non solo: il trend di quest’anno, segnala Coop, segna un ritorno del baratto e di tutte le forme di sharing economy, dove si scambia ma non si spende.
(da “Redattore Sociale”)
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Agosto 29th, 2013 Riccardo Fucile
PER NON FAR PAGARE L’IMU AI PROPRIETARI DI CASE DI LUSSO, A OTTOBRE AUMENTERA’ L’IVA, COSI SE LO PRENDERANNO IN QUEL POSTO LE FAMIGLIE A BASSO REDDITO… PER QUELLE CHE VOTANO PDL SILVIO SI INVENTERA’ CHE VI PORTA ANCHE LA PIZZA GRATIS A CASA…. UNICA AVVERTENZA: NON FATE APRIRE LA PORTA A VS. FIGLIA DI 17 ANNI
L’Europa vuole sapere come l’Italia coprirà il mancato gettito derivante dall’addio all’Imu?
La risposta del governo arriva a stretto giro di posta, seppur indirettamente.
E’ il viceministro dell’Economia Stefano Fassina (Pd) ad anticipare cosa avverrà nei prossimi mesi: nuove tasse.
“La cancellazione per tutti di entrambe le rate dell’imposta rende ormai ‘irrimediabile’ l’aumento dell’Iva previsto per il primo ottobre” ha scritto il ‘giovane turco’ in un intervento sull’Huffington Post.
“In una fase così difficile — ha spiegato il viceministro — dedicare un miliardo per eliminare l’Imu per meno del 10% degli immobili di maggior valore, ha sottratto preziose risorse a finanziare, ad esempio, il rinvio dell’aumento dell’Iva previsto, oramai irrimediabilmente grazie alla “vittoria” del Pdl sull’Imu, per il 1 ottobre. O per allentare il Patto di Stabilità Interno dei Comuni e rianimare i piccoli cantieri e l’attività di migliaia di imprese artigiane e relativi lavoratori”.
Parole dure quelle del numero due di via XX Settembre, nonchè molto distanti da quelle di giubilo espresse ieri dalla parte democratica del governo e dal Pdl. L’aumento dell’Iva a ottobre, però, non può che smorzare l’entusiasmo di Enrico Letta, visto che rischia di diventare il prossimo casus belli nell’equilibrio tutt’altro che solido delle larghe intese.
Omai è evidente la strategia del Pdl: ogni tassa va tolta e sostituita con un’altra di uguale o maggior importo, basta chiamarla in modo diverso.
Fino a che i nodi vengono al pettine: quando ci troviamo con lo spread a 550, allora si chiama qualcuno a “risanare” i conti, salvo poi accusarlo di ogni nefandezza restrittiva.
Poi tornano loro e risputtanano i conti per riottenere il consenso.
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
CINQUE MILIONI DI DISOCCUPATI, SCORAGGIATI E CASSA INTEGRATI, OLTRE QUATTRO MILIONI DI PRECARI E PART TIME INVOLONTARI… E IL GOVERNO PENSA A NON FAR PAGARE L’IMU AI RICCHI
Oltre cinque milioni di disoccupati, scoraggiati e cassa integrati, e oltre 4 milioni di precari e part
time involontari.
E’ un esercito, fatto di oltre 9 milioni di italiani, quello che combatte contro le conseguenze della crisi.
Ed è un esercito le cui fila si ingrossano continuamente. Tanto che per la prima volta dall’inizio della crisi sono appunto oltre 9 milioni le persone che vivono nell’area della sofferenza e del disagio occupazionale.
Una fotografia del mercato del non-lavoro in Italia che emerge dal periodico rapporto di ricerca dell’associazione Bruno Trentin-Isf-Ires (Cgil)
“Gli effetti della crisi sul lavoro in Italia” (disponibile sul sito www.ires.it) che rielabora i dati relativi al primo trimestre dell’anno dai quali emerge che “l’area della sofferenza e quella del disagio occupazionale hanno complessivamente superato, per la prima volta dall’inizio della crisi, i 9 milioni di persone in età da lavoro, per la precisione 9 milioni e 117 mila”.
Nel rapporto redatto dall’associazione guidata da Fulvio Fammoni, di cui qui si fornisce una prima anticipazione, si rileva che “solo negli ultimi 12 mesi dell’anno si è registrato un incremento complessivo del 10,1% (equivalente a + 835.000 unità ), mentre rispetto al primo trimestre 2007 l’aumento è del 60,9% (+ 3 milioni e 450mila persone)”.
Dati che determinano come l’area della sofferenza, quel segmento costituito da disoccupati, scoraggiati e cassa integrati, “si attesti a 5 milioni e 4mila persone mentre quella del disagio, ovvero precari e part time involontari, a 4 milioni e 113mila unità ”.
Ma queste sono solo alcune anticipazioni del rapporto scaricabile sul sito dell’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil.
“Questi sono solo i dati principali di una ricerca che — si legge in una nota di Fammoni — evidenzia molti altri aspetti del progressivo deterioramento del mercato del lavoro italiano, fra cui il dramma della disoccupazione giovanile, l’emergenza Mezzogiorno, l’aumento della disoccupazione di lunga durata, il permanere di una alta quota di inattività , un part time involontario in costante crescita dal 2007, l’anomalia di una precarietà non solo subita ma che non porta più occupazione nonostante sia la forma di ingresso al lavoro nettamente prevalente”.
Dati che, conclude la nota dell’associazione Bruno Trentin-Isf-Ires, “sono molto gravi e confermano la drammaticità del problema occupazione e della conseguente urgenza di interventi concreti per lo sviluppo e per un lavoro stabile e di qualità ”.
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Agosto 4th, 2013 Riccardo Fucile
IL PARROCO DI GENOVA-STURLA HA LANCIATO L’INVITO AL CAVALIERE SU FACEBOOK
«Vieni a scontare la pena da me? Ti faccio io un bel programmino di servizi socialmente utili». Questa la provocazione lanciata sul proprio profilo Facebook da don Valentino Porcile, parroco della chiesa della SS. Annunziata di Sturla che invita Silvio Berlusconi a scontare la pena in parrocchia nel caso dovesse optare per l’affidamento ai Servizi Sociali.
La lettera al cavaliere nasce quasi per scherzo dopo che l’assessore ai Servizi Sociali di Albenga Eraldo Ciangherotti aveva comunicato a Berlusconi (e agli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini) di essere disponibili ed onorati ad accoglierlo per scontare la pena con qualche ora al giorno di attività in organismi socialmente utili.
La lettera
«Caro Silvio, ho letto l’invito dell’Assessore di Albenga che ti offre di fare qualche ora di servizi socialmente utili.
Vieni a scontare la pena da me, invece?
Ti faccio io un bel programmino di servizi socialmente utili.
Ti faccio fare un anno di continui giri, non qualche ora al giorno come dice l’Assessore, ma per dieci ore al giorno, a vedere le vere povertà .
A scoprire come sta davvero una famiglia che non arriva a fine mese.
A vedere chi è un tossicodipendente.
A vedere come sta una prostituta che arriva in Italia menata di botte e costretta a vendersi sulla strada. A vedere come vivono gli zingari che tu dici all’Europa di fartene carico per avere i finanziamenti, e che poi vengono abbandonati a se stessi.
Ci facciamo un bel giro alla sera a portare un panino a chi dorme per strada.
Vieni a vedere cosa sta provocando il taglio ai servizi sociali alle fasce deboli del nostro paese.
Vieni Silvio, e ti porto dagli anziani che non hanno nessuno in casa che gli faccia la spesa.
Ti faccio parlare io con le famiglie che a Genova si trovano a dover pagare quasi il 6 per cento sulla prima casa.
Ti faccio parlare con le piccole imprese strozzate dal mancato finanziamento dello stato debitore.
Ti faccio incontrare con chi si sente soffocato da quell’Equitalia che tu avevi promesso di abolire.
Ti faccio parlare con le mamme che si vedono aumentare le tasse scolastiche del 4 per cento, con chi per iscrivere il bimbo alla materna deve pagare cento euro.
Ti porto ad incontrare i giovani che non trovano lavoro; ti faccio toccare con mano che il tasso di disoccupazione quando eri al governo è diminuito non perchè la gente trovava lavoro, ma perchè se ne andava altrove a cercare lavoro.
E tu sai che togliersi dalla lista di collocamento per andare altrove può far pensare che la gente non sia più iscritta perchè lavora, ed invece la realtà è molto diversa.
Ti faccio conoscere giovani che non sanno come fare per costruirsi un futuro. Che decidono di non comprarsi casa perchè, anzichè essere una ricchezza, è una tassa insopportabile in più da affrontare.
Ti porto a vedere cosa provoca nell’animo umano anni e anni di lavoro precario, quel lavoro precario che tu hai creato come soluzione al lavoro che mancava.
Ti faccio parlare con genitori che dicono: “Cosa insegno ai miei figli? A guardare lontano? O ad arraffare oggi quello che la vita ti dà , perchè domani non sai cosa ci può essere”.
Ti aiuto ad uscire dal mondo dorato in cui vivi, e a renderti conto (tu e molti altri) di come si sta quaggiù.
Se vuoi fare dei servizi socialmente utili, non dare retta a chi ti prepara un servizio che è socialmente utile solo a te stesso.
Vieni un po’ qui in basso, dove viviamo noi comuni mortali».
don Valentino Porcile
(da “il Secolo XIX“)
Ps don Valentino non è un sacerdote “di sinistra” o schierato, così qualcuno evita di gettare fango pure su di lui.
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
TRA I POVERI DI RIO: “OCCORRE ASCOLTARE IL CUORE DEL POPOLO”… “SOLIDARIETA’, UNA PAROLA SPESSO DIMENTICATA PERCHE’ SCOMODA”
Non c’è tristezza. Anzi. Nell’aria, piuttosto, un’atmosfera di festa. E musica, tanta. Un’allegria
contagiosa sotto gli ombrelli di questo inverno sudamericano gonfio di pioggia e vento.
Sembra di stare dentro un romanzo di Jorge Amado, E Donna Flor e Vadinho pare vederli spuntare da un momento all’altro da una baracca dietro l’angolo
I loro eredi, invece, hanno tirato su nel grande spiazzo centrale un palco altissimo dal quale pende un lungo stendardo vaticano. «
Lembrano», a ricordo, c’è scritto sulla maglietta della Nazionale verde-oro con il nome Francesco I che ora Bergoglio sventola sorridente, applaudito da ogni mano alzata.
«Il mio desiderio era di poter visitare tutti i rioni di questa nazione – dice il Pontefice, la veste bianca per la prima volta chiazzata qua e là di gocce marroni – . Avrei voluto bussare a ogni porta, dire “buongiorno”, chiedere un bicchiere di acqua fresca, prendere un “cafezinho” e anche un bicchiere di “cachassa” (la grappa locale con cui si prepara la caipirinha, ndr), parlare come ad amici di casa, ascoltare il cuore di ciascuno, dei genitori, dei figli, dei nonni… Ma il Brasile è così grande! E non è possibile bussare a tutte le porte! Allora ho scelto di venire qui, di fare visita alla vostra comunità che oggi rappresenta tutti i rioni del Paese».
Varginha è una favela pacificata. Eppure qui intorno il narcotraffico colpisce ancora. Bergoglio visita un campo di calcio spelacchiato, raccoglie con entusiasmo la sciarpa della sua squadra argentina del cuore, il San Lorenzo, e vuole entrare in una baracca. «Qui mi sento ben accolto – fa con un sorriso – voi trovate sempre un modo di condividere il cibo. Come dice il proverbio, si può sempre aggiungere più acqua ai fagioli!».
Fuori, ai giovani regala parole che li scuotono.
«Non scoraggiatevi mai – intima – nonostante la corruzione di persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il proprio interesse. Non perdete la speranza. La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare, cercate per primi il bene comune».
E avverte: «Il popolo brasiliano, in particolare le persone più semplici, può offrire al mondo una preziosa lezione di solidarietà . Una parola spesso dimenticata o taciuta, perchè scomoda. Sembra addirittura una parolaccia, la parola solidarietà . Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo! ».
Dal palco troneggiante nel fango il Papa scandisce più volte una parola in spagnolo: «Dignidad! ».
E ricorda quelli che ritiene i pilastri fondamentali per una nazione: vita, famiglia, educazione, salute, sicurezza.
Francesco riceve le chiavi della città , poi si fionda nella Cattedrale di Rio.
«Mi dispiace che state qui ingabbiati – dice ad alcuni ragazzi che lo hanno raggiunto dall’Argentina – ma devo confessarvi che qualche volta mi sento ingabbiato anche io».
Pronuncia un discorso a braccio, quasi un manifesto: «Che ci sia movimento. Voglio che la Chiesa esca fuori, sulle strade.. . che non sia una Chiesa chiusa.. . chiedo scusa ai vescovi, ma è questo il consiglio migliore che posso dare. Dobbiamo lottare contro ogni esclusione, dei giovani, degli anziani.. quasi un’eutanasia silenziosa. No all’esclusione delle due “punte”, giovani e anziani.. . Così non ci sarà futuro per la società . La fede in Cristo non è uno scherzo. È una cosa molto seria. Lui è venuto a morire tra noi e per noi. Non possiamo fare il frullato della fede. La fede si prende tutta, e non a pezzi. Si prende tutto Gesù, e non una parte di Gesù».
Solo la notte conclude una delle giornate più emozionanti di Bergoglio in Brasile.
Un milione di giovani si è stretto ad ascoltarlo mentre celebra la messa sulla spiaggia di Copacabana.
La illuminano con fiammiferi e accendini sotto il palco.
E insieme urlano fino a sgolarsi “Francisco!”, come per una rock star.
Marco Ansaldo
(da “La Repubblica“)
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Giugno 28th, 2013 Riccardo Fucile
12° RAPPORTO SULLA POVERTA’: IN 4 ANNI ANNI AUMENTATI DEL 31,4% COLORO CHE DOMANDANO PACCHI VIVERI E AIUTI MATERIALI
La fila di persone in coda per chiedere cibo e aiuto alla Caritas si fanno sempre più lunghe.
“Dal 2008 al 2012 sono aumentati del 31,4 per cento coloro che domandano pacchi viveri aiuti materiali”.
Questo è il dato rilevato dal 12° Rapporto sulle povertà , basato sui dati raccolti dagli operatori dei centri d’ascolto e dei servizi di Caritas Ambrosiana.
E ciò che emerge è che sempre più italiani bussano alla porta dell’associazione in cerca di sostegno: nel 2012 “sono stati il 37 per cento, una percentuale pressochè pari a quella registrata tra gli stranieri”.
La crisi continua a mordere feroce e un altro dato evidenziato è la perdita di speranza di poter trovare un altro lavoro per i disoccupati.
Spia di questo fenomeno, secondo il rapporto, è anche il calo della popolazione straniera, soprattutto di alcune nazionalità .
Sono soprattuto ucraini (-18 per cento) e peruviani (-19,5 per cento) a decidere di modificare il proprio progetto migratorio e lasciare l’Italia.
Durante i colloqui con gli operatori Caritas, sono stati molti gli stranieri a manifestare il desiderio di tornare in patria perchè qui da noi non riescono a trovare lavoro.
E sebbene il loro numero costituisca oltre il 70 per cento dei centri di ascolto, il dato è in calo di due punti percentuali rispetto al 2011.
Il dato più preoccupante rimane, infatti, quello sulla disoccupazione: in un anno il numero dei disoccupati da oltre un anno continua a salire, con un aumento dell’11, 5 per cento.
Proprio tra gli italiani il bisogno di reddito supera quello di occupazione ed è pari al 57,6%, con un incremento di 3 punti percentuali rispetto al 2011.
Questo è particolarmente avvertito dalle donne italiane, tra le quali raggiunge il 62,4 per cento, con un incremento di 4,5 punti percentuali sul 2011.
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Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
“NESSUNO SARA’ LASCIATO INDIETRO” RIPETE LA POLITICA, MA LA GENTE MUORE NELL’INDIFFERENZA DELLE ISTITUZIONI
Non aveva un lavoro; era costretto a vivere grazie alle pensione di invalidità del fratello e al
vitalizio dell’anziana madre.
Quando l’ufficiale giudiziario gli ha notificato lo sfratto esecutivo è crollato.
Ha aperto la finestra e si è gettato dal terzo piano.
E’ morto a 32 anni, “spinto” dalla disperazione di dover abbandonare la casa tra due giorni.
L’uomo era originario di Uscio, piccolo comune nell’entroterra di Genova, ma viveva a Cairo, nel Savonese, in un palazzo di via Pighini, non distante dalla caserma dei carabinieri di Cairo Montenotte.
Il corpo è finito in un giardino. Inutili i soccorsi.
Il sindaco si difende. Una banale questione amministrativa non gli permetteva di aiutare la famiglia del disoccupato: “E’ una tragedia – spiega il sindaco di Cairo Fulvio Briano – ma l’uomo e la famiglia avevano mantenuto la residenza nel Genovese: per questo motivo il Comune aveva le mani legate perchè possiamo aiutare solo chi è residente. Il problema degli sfratti è davvero difficile anche per i cairesi. E’ un’emergenza sociale senza fine. Proprio questa settimana sono in corso le procedure di sfratto per altre due famiglie che hanno bambini piccoli”.
Il commento del ns. direttore
Ricordiamo i governi precedenti e i loro slogan: “nessuno sarà lasciato indietro”: in realtà li hanno lasciati tanto indietro che non si sono neanche più accorti che esistessero.
Invece che preoccuparsi del lavoro che non c’è e della disperazione di milioni di italiani, la politica discute da mesi se restituire o meno 250 euro di media di Imu a chi magari può tranquillamente pagarlo o fa promesse demagogiche sapendo di non poterle mantenere.
La gente muore mentre governo e finta opposizione parlano di riforme elettorali e di diarie, concetti lontani mille miglia dai problemi reali della gente comune e del comune sentire.
Incapaci di assistere chi è allo stremo delle forze, sia esso il piccolo imprenditore o il giovane disoccupato, incapaci di scelte coraggiose, incapaci di dire agli italiani verità scomode.
Incapaci di dare esempi di vita.
Un italiano su due non va neanche più a votare, due italiani su tre esprimono un atteggiamento di protesta in vario modo.
Un essere umano che si toglie la vita per indigenza dovrebbe suscitare in costoro un minimo senso di colpa: invece riescono solo a scaricare su altri la loro mancanza di solidarietà umana, trincerandosi dietro la burocrazia.
Una destra sociale dovrebbe iniziare da qui: da una comunità nazionale solidale, dal lavoro, dai giovani, da un approccio alla politica come servizio, dalla tutela delle fasce più deboli.
Nella nostra concezione del mondo, un ragazzo di 32 anni ha diritto a vivere.
Non a morire di povertà .
E chi più ha, più deve dare.
E chi ha più responsabilità , più deve fare.
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Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
CASSA INTEGRAZIONE DECUPLICATA IN 5 ANNI, IL 25% DELLA POPOLAZIONE A RISCHIO ESCLUSIONE, MA IL FONDO POLITICHE SOCIALI E’ AZZERATO: MENO 90% IN TRE ANNI
L’Italia? E’ un Paese ferito in profondità . 
E’ questa l’impietosa analisi del report “Il mondo al tempo dell’austerity — rapporto sui diritti globali 2013″, curato dall’Associazione Società Informazione Onlus e dalla Cgil in collaborazione con diverse organizzazioni del Terzo settore.
Calano i consumi, le famiglie non riescono più a far fronte ai costi delle cure del medico e degli esami, non ce la fanno a pagare le bollette e il riscaldamento di casa. Cresce la povertà , mentre il rischio di esclusione riguarda ormai un quarto della popolazione.
Tra il 2012 e i primi tre mesi del 2013, 121 persone si sono tolte la vita per cause direttamente legate al peggioramento delle loro condizioni economiche.
Tale situazione è la conseguenza della crisi della finanza mondiale. Ma non solo. Perchè dove i governi hanno cercato di metterci una pezza all’insegna dell’austerity hanno fallito e hanno finito per aggravare la situazione.
Secondo il rapporto questo è successo nell’Unione Europea, come in Italia, dove i tagli del governo Berlusconi prima e del governo Monti poi hanno avuto una vittima sacrificale: il welfare.
Mentre la situazione economica non ha visto alcuna conseguenza positiva: oggi un terzo dei giovani non ha lavoro, sono in atto oltre 160 crisi industriali, tra cui quelle di Ilva e Fiat, il potere d’acquisto è tornato ai valori di dieci anni fa e oltre cinquanta comuni di media grandezza si trovano sull’orlo del dissesto finanziario.
Intanto la variazione del Pil (diminuito nel 2012 del 2,4%), secondo le previsioni manterrà il segno negativo anche nel 2013.
Il lungo declino italiano
Secondo il rapporto le radici del declino italiano risalgono a prima della crisi globale, che sei anni fa si è inserita in un contesto il cui modello produttivo è da sempre caratterizzato da limiti e carenze.
Il report individua almeno tre fattori che hanno contribuito a rendere la situazione economica più grave.
Innanzitutto la struttura produttiva italiana è centrata su settori tradizionali come alimentare e tessile, anzichè su quelli avanzati.
Le dimensioni delle imprese, troppo piccole, non favoriscono la creazione di economie di scala e l’ingresso in settori avanzati: solo 1.400 aziende in Italia hanno più di 250 addetti (in Germania sono 1.400). In terzo luogo, in Italia coesistono alti profitti e bassi investimenti, soprattutto in ricerca e sviluppo (1,26% del Pil contro una media Ue a 27 dell’1,9%, dato riferito al 2009).
La ripercussione sul mercato del lavoro e la piaga del precariato
A fare le spese della situazione italiana è soprattutto il mercato del lavoro, in un orizzonte di precarietà e incertezza che la recente riforma Fornero non ha per nulla contribuito a correggere.
Il tasso di occupazione, che misura il numero di lavoratori occupati sul totale della popolazione fra i 15 e i 64 anni, è uno dei più bassi d’Europa (56,9% nel terzo trimestre 2012), di poco superiore alla Spagna (55,6%) e ben al di sotto di Germania (73,2%) e Francia (64,4%).
Altrettanto critici, peraltro, sono i dati sulla disoccupazione, il cui tasso, a dicembre 2012, si è attestato all’11,2%, con un aumento dell’1,8% in un anno: in valori assoluti si tratta di 2 milioni 875 mila persone, 474 mila in più rispetto a dicembre 2011.
A pagare il conto della crisi sono soprattutto i giovani (tasso di disoccupazione del 35,5% nel 2012) e le donne (tasso di occupazione del 47,1%, contro il 66,1% degli uomini).
Come se non bastasse, la cassaintegrazione lo scorso anno ha sfondato nuovamente — dopo il picco del 2010 — il tetto del miliardo di ore, passando da 183,7 milioni di ore nel 2007 (alla vigilia della crisi) a 227,7 milioni nel 2008, 913,6 milioni nel 2009, 1.197,8 milioni nel 2010, 973,2 milioni nel 2011 e, infine, 1.090,7 milioni nel 2012.
La piaga rimane poi il precariato.
In numero assoluto i precari italiani sono 3.315.580 unità : lo stipendio è mediamente di 836 euro netti al mese (927 euro mensili per i maschi e 759 euro per le donne). Solo il 15% di loro è laureato, il che smentisce un luogo comune che identifica il precario in un giovane con un elevato livello di studio.
I tagli al welfare e la macelleria sociale
Secondo il rapporto, le politiche di austerity imposte a livello europeo hanno innescato un dispositivo recessivo che ha una vittima sacrificale per eccellenza, il welfare.
“È così nell’Unione — si legge nel report — ed è così in Italia, dove emblema di questo passaggio, insieme alla falcidia dei Fondi sociali e alla lenta, ma costante privatizzazione della sanità , è il passaggio del fiscal compact in Costituzione: la legge fondamentale della Repubblica relegata a ragioneria. Che costerà 45 miliardi di debito pubblico da far rientrare all’anno per 20 anni. Dunque, si sancisce un taglio di 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni, un’ipoteca che peserà su qualsiasi governo futuro di qualsiasi colore”.
I tagli compiuti dai governi Berlusconi e Monti hanno portato a una vera e propria “macelleria sociale”, sostiene il report.
Il Fondo nazionale per le politiche sociali, per esempio, ha perso in un triennio il 90% delle risorse, passando dallo stanziamento di 435 milioni di euro nel 2010 a quello di soli 43 milioni nel 2012.
Nel complesso, i finanziamenti per tutti i fondi dell’area sociale (oltre al Fnps, si tratta dei fondi infanzia, immigrazione, famiglia, non autosufficienza) sono stati ridotti nel 2011 rispetto al 2010 del 30% e di un ulteriore 20% nel 2012 rispetto al 2011, e da 2,5 miliardi di euro complessivi nel 2008 sono precipitati a 230 milioni nel 2012.
Colpiti i fondi per il settore sociale e colpita la sanità pubblica.
“I tagli al Servizio sanitario nazionale — si legge — continuano all’insegna della spending review, e intanto sale la percentuale di denaro che gli italiani devono sborsare dalle proprie tasche: nel 2011 raggiunge i 2,8 miliardi, l’1,76% del Pil e il 17,8% di tutta la spesa sanitaria, l’84,6% degli italiani ha pagato per la salute in media 1.156 euro in un anno, e si capisce come mai aumentino coloro che rinunciano alle cure e ai farmaci a causa del loro costo”.
L’emergenza casa
Tra i fattori che più danno la percezione dell’aumento della povertà degli italiani, c’è la casa: “Un diritto negato — sostiene il report — Ne fanno le spese homeless di lunga data, nuovi poveri, famiglie sotto sfratto, lavoratori poveri. Con tante sfaccettature, la casa è una emergenza nazionale”.
In forte aumento è il numero delle persone che subiscono uno sfratto: “Si può capire come un Paese che investe in diritto alla casa lo 0,1% della spesa sociale (media dell’Ue a 27 del 2%) e abbia tagliato in 10 anni del 95% il fondo che sostiene l’affitto (passato da 360 milioni di euro a 9,8 milioni) non sia in grado di garantire alcunchè anche a persone che lavorano e hanno un reddito ma non ce la fanno”.
Così dei 290mila sfratti emessi negli ultimi cinque anni, ben 240mila sono per morosità , con la previsione di un incremento di 150mila nel prossimo triennio.
Per il 21% gli sfrattati sono giovani precari under 35, che nell’ultimo biennio non hanno lavorato, per il 26% sono famiglie numerose migranti a reddito basso e per il 38% anziani, per lo più che vivono da soli.
Ma anche chi la casa ce l’ha, deve affrontare diverse difficoltà .
Secondo l’Istat, infatti, le famiglie in condizioni di disagio abitativo in Italia sono molto numerose: il 52,7% considera le spese per l’abitazione un carico eccessivo, il 20,3% vive in abitazioni degradate o danneggiate, l’11,5% non può riscaldare la casa in modo sufficiente e l’11% si è trovata almeno una volta in ritardo sul pagamento di affitto o mutuo, e l’8,9% delle bollette.
Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano“)
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