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SCANDALO POLVERINI: PENSIONE A 55 ANNI ANCHE PER I 14 ASSESSORI ESTERNI ALLA REGIONE LAZIO

Dicembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

NELLA NOTTE VOTATA LA MANOVRA: 3.000 EURO AL MESE A VITA A TUTTI I 60 ELETTI, COMPRESI GLI ASSESSORI ESTERNI… TAGLI SOLO AI CITTADINI, VITALIZI PER LA CASTA DEGLI “ELETTI”

Anche gli elettori meno accorti stanno prendendo nota.
Perchè l’indignazione monta quando si leggono i titoli dei giornali sull’ultima manovra finanziaria approvata nottetempo dalla Regione Lazio: lacrime e sangue per tutti, fatta eccezione per i politici eletti alla Pisana.
Per loro, anzi, la maggioranza in Consiglio regionale ha votato mercoledì 21 dicembre l’erogazione di un assegno mensile – per tutta la vita – pari a circa 3.000 euro.
Mentre la Regione taglia Sanità , Trasporti, Cultura e impone un’addizionale Irpef tra le più alte d’Italia, lo scandalo del vitalizio – un emolumento che dovrebbe essere abrogato soltanto a partire dal 2015 – appare di una gravità  assoluta se si considera che l’assegno verrà  versato al termine della consiliatura anche ai 14 assessori esterni al consiglio (purchè abbiano compiuto i 55 anni, ma se vogliono anche dai 50, con una piccola decurtazione).
Un costo che va ad aggiungersi a quello dei 220 tra ex consiglieri, ex presidenti ed ex assessori del Lazio che già  ricevono – ad oggi – vitalizi variabili tra i 2.500 e i 5.800 euro.
Il consiglio ha approvato una finanziaria “ad personam. L’articolo 10 regala vitalizi ai 14 assessori esterni e anche ai tre consiglieri dichiarati decaduti.
La norma prevede anche che avranno lo stesso diritto tutti quelli che per decisione della politica di questo centro destra saranno chiamati a fare l’assessore esterno in futuro. Pochi mesi e scatta il vitalizio.
Così si porta a carico della Regione il costo di 84 consiglieri mentre il popolo del Lazio ne ha votati solo 70.
Il tutto mentre un centinaio di lavoratori di Alitalia cassintegrati protestava davanti alla Regione.
Adesso, oltre alla Giunta più cara d’Italia abbiamo anche il record della legislatura più cara d’Italia.
Complimenti vivissimi al Pdl, a Storace e a tutta la maggioranza.

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COSTI DELLA POLITICA, RECORD IN SICILIA: L’ARS E’ IL CONSIGLIO REGIONALE PIU’ COSTOSO

Dicembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

OGNI CITTADINO DELL’ISOLA SPENDE 5 VOLTE PIU’ DEI LOMBARDI… L’ARS COSTA OGNI ANNO 167 MILIONI, LOMBARDIA E PIEMONTE NE SPENDONO 66, IL LAZIO 97

L’Assemblea regionale siciliana costa, a ogni contribuente, cinque volte il consiglio regionale lombardo e più del doppio di quello laziale e piemontese.
I numeri di un raffronto che incornicia privilegi antichi e resistenti ai tagli figli della crisi. Perchè, se Palazzo dei Normanni riesce per la prima volta ad approvare un bilancio in controtendenza rispetto agli anni scorsi (con una riduzione di spese di quasi 5 milioni), i suoi numeri sono ancora ben lontani da quelli di altre assemblee.
Basta confrontare le uscite dei singoli consigli con il numero di abitanti delle regioni rappresentate: si scopre, così, il peso che il Parlamento isolano, forse la massima espressione dei vantaggi economici dell’Autonomia, continua ad avere sulla società .
Con i suoi 167,5 milioni di spese correnti, l’Ars guarda dall’alto tutte le altre assemblee.
Il costo pro-capite è di 33 euro per abitante.
Il consiglio lombardo ha appena varato un bilancio da 66,3 milioni, con una spesa pro-capite di appena 6,6 euro: divario che si spiega con il fatto che la Lombardia ha quasi il doppio degli abitanti della Sicilia.
Ma l’Ars vince il confronto anche con il consiglio regionale del Lazio (97 milioni ovvero 16,9 per abitante) e con quello del Piemonte che per il 2012 prevede una spesa di 66,7 milioni, cioè circa 15 euro per abitante.
Anche una Regione del Sud come la Puglia ha una gestione più economica di quella siciliana: il bilancio di previsione del suo consiglio, per l’anno prossimo, contempla uscite per 56,1 milioni.
Significa una spesa pro-capite di 13,7 euro.
Costi più alti, in rapporto al numero degli abitanti, si riscontrano nelle altre Regioni a statuto speciale.
La Valle d’Aosta spende 16,5 milioni per far funzionare il suo consiglio regionale e ha una altissima spesa pro-capite, pari a 128 euro. Ma, avendo appena 128 mila abitanti (contro i 5 milioni della Sicilia), il confronto è difficilmente proponibile.
Insomma, dalla lettura dei bilanci che in questi giorni i consigli regionali stanno approvando, emerge la tendenza generale a una compressione della spesa (nel 2011 le regioni italiane hanno dilapidato un miliardo 100 milioni per mantenere i loro “parlamenti”), ma anche una ridondanza dei costi della politica al di sotto dello Stretto. Situazione in parte legata alle indennità  percepite dai deputati siciliani che però, pur essendo ancora novanta (almeno fino al termine della legislatura), pesano sulle casse pubbliche solo per un paio di milioni di euro in più rispetto ai meno numerosi colleghi di Lombardia e Puglia.
Il gap diventa un baratro se si guarda a vitalizi e retribuzioni del personale.
Per le “pensioni” dei consiglieri, nel 2010, la Lombardia ha messo in bilancio 7,8 milioni di euro, un terzo di quanto ha stanziato l’Ars (20,5 milioni).
E la Lombardia, pur avendo più dipendenti dell’Assemblea siciliana (296 contro 248) spende per il personale la metà : 19 milioni di euro l’anno a fronte dei 40,4 milioni dell’Ars.
Una differenza, netta, che dipende dal fatto che le retribuzioni del personale di Palazzo dei Normanni sono parametrate a quelle del Senato e dunque più elevate.
Altre voci, meno corpose ma emblematiche, balzano davanti agli occhi nel raffronto fra l’Ars e gli altri consigli.
E non è soltanto quella relativa ai costi della buvette che, malgrado i recenti tagli ai cosiddetti “buoni pasto” dei deputati, nel 2012 graverà  sulle casse per oltre 925 mila euro, più o meno 77 mila euro al mese.
Le spese di rappresentanza, per dire, pesano sul bilancio di Palazzo dei Normanni per 342 mila euro: oltre dieci volte in più della Puglia (26 mila euro) e ben trenta volte in più della virtuosa Emilia-Romagna.
In un Paese zibaldone, che vede tuttavia la Sicilia in prima fila nelle “spesucce” della politica, capita pure che le divise del personale di servizio (i commessi) costino all’Ars 360 mila euro contro gli appena 58 mila della Puglia.
Un rapporto di sei a uno.
E le autoblù? L’amministrazione dell’Ars si vanta di disporne di un numero appena sufficiente (tredici) ma la spesa per il noleggio e la gestione delle vetture, almeno quella messa in preventivo per l’anno venturo (425 mila euro), è dieci volte superiore a quella (48.869 euro) del consiglio regionale pugliese.
Segnali che, malgrado i propositi e i primi atti compiuti nella direzione dell’austerity, la risalita della Penisola è operazione ardua.
Piccolo calcolo: se l’Ars rispettasse un parametro medio di spesa di 15 euro per abitante (quello del Piemonte) il bilancio regionale guadagnerebbe oltre 90 milioni di euro ogni anno.
La stessa cifra che l’Ue ha investito per la diffusione della banda larga in Europa.

Emanuela Lauria
(da “La Repubblica“)

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LA LEGA SI SPACCA E PER ORA SALVA COSENTINO: RINVIATO IL VOTO

Dicembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

SLITTA LA DECISIONE SULL’ARRESTO…”COSI’ IL CARROCCIO DIFENDE IL REFERENTE DEI CASALESI”

Ci lavoravano da 48 ore e ce l’hanno fatta.
Quelli del Pdl hanno fatto saltare il tavolo su Nicola Cosentino nella giunta per le autorizzazioni.
Con l’escamotage di presentare nuove carte, prodotte dal capogruppo Pdl Maurizio Paniz, «che in realtà  sono vecchissime» ribattono le Pd Ferranti e Samperi.
Si doveva votare ieri sull’arresto, visto che il 5 gennaio scadono i 30 giorni per rispondere alla richiesta dei magistrati di Napoli, ma sul filo, 11 voti contro 10, ha prevalso il rinvio.
Se ne riparla martedì 10.
Chiosa, a sera, l’autore di Gomorra Roberto Saviano: «Fa paura decidere sul suo arresto: se Cosentino decidesse di collaborare, molti pilastri del potere economico/politico rovinerebbero ».
Il lavorio del Pdl per lasciarlo libero è insistente. Anche lui si muove.
Si è fatto interrogare dal gip di Napoli e ora attende il risultato del tribunale del Riesame sull’ordine di custodia atteso per il 27 dicembre.
Decisione che tutto il Pdl aspetta, nella speranza di giocarselo in giunta, col risultato di svuotare la funzione del vaglio parlamentare.
Il rinvio scatena polemiche.
È «scandaloso » per l’Idv Federico Palomba. «Decisione a dir poco vergognosa, oltre che contraddittoria » per il finiano Nino Lo Presti.
La Pd Anna Finocchiaro definisce «irresponsabile» una Lega che «gioca su troppi tavoli». Ma i numeri comandano.
Quelli della destra prevalgono: 7 Pdl, due leghisti, Vincenzo D’Anna di Popolo e territorio e Mario Pepe, berlusconiano oggi nel gruppo misto.
Che lascia la giunta gongolando.
Perdono i 5 del Pd, i due di Fli, i due dell’Udc e Palomba dell’Idv.
Cade nel vuoto l’appello di Antonio Di Pietro a chiudere il caso Cosentino «entro l’anno» con un voto favorevole all’arresto «per fatti gravissimi».
Ma la Lega, spaccata, consente il rinvio. Che il Pdl non si assume nemmeno la responsabilità  di chiedere, mandando avanti D’Anna.
Il caso Cosentino lacera il Carroccio.
Da una parte l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, che chiama Luca Rodolfo Paolini per farlo votare per l’arresto.
Gli spiega che il partito non può perdere la faccia, dopo che lui stesso ha esultato per la cattura di Zagaria.
Ma Paolini fa insistente professione di innocenza sul tuttora coordinatore del Pdl in Campania che, per i pm di Napoli, è «il referente del potente clan camorrista».
Ripete che nelle carte non c’è «granchè » per ottenere le manette.
Lo maltratta la Ferranti: «Se sei convinto che sia un perseguitato perchè non voti contro l’arresto? ».
Si sparge la notizia che Paolini voglia dimettersi dalla giunta e di forti frizioni con la Lega. Lui smentisce. Mentre è in seduta lo chiama pure Bossi.
I tormenti leghisti si snodano mentre, in aula, si vota per autorizzare il via libera alle intercettazioni che il gip di Palermo Piergiorgio Morosini ritiene fondamentali per motivare l’accusa di corruzione aggravata dalla mafiosità  per l’ex ministro dell’Agricoltura Saverio Romano.
Ci sono 60 assenti, ben 33 del Pdl.
Finisce male per Romano che minimizza («Mi aiuterà  a dimostrare la mia estraneità  ai fatti che mi si contestano»).

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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“LICENZIATI”: E I CAMERIERI SI BARRICANO NEL RISTORANTE DEL SENATO

Dicembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

SINGOLARE PROTESTA DEI DIPENDENTI DELLA SOCIETA’ CHE GESTISCE BUVETTE E TABACCHERIA DOPO LA LETTERA DI LICENZIAMENTO… L’AUMENTO DEL MENU’ FA DISERTARE IL 50% DEI SENATORI

Barricati nel ristorante di palazzo Madama a Roma. È la decisione presa da una trentina di camerieri per protestare contro le 9 lettere di licenziamento arrivate martedì a carico di alcuni componenti del personale della Gemeaz Cusin, società  che gestisce in appalto il ristorante, la buvette e la tabaccheria del Senato.
Per oltre un’ora si sono chiusi in assemblea sindacale all’interno del ristorante che poi ha regolarmente riaperto intorno alle 19.30.
Al centro della vicenda, le lettere di licenziamento: la Gemeaz, spiegano i camerieri, ha chiesto di rescindere in modo consensuale il contratto con palazzo Madama e ha chiesto di arrivare a una intesa per non dover pagare le penali.
Decisione legata ai nuovi prezzi del menu del ristorante che hanno portato molti senatori a disertarlo.
Questo, però, ha avuto come prima conseguenza, aggiungono i dipendenti, l’intenzione della società  di mettere in cassa integrazione 20 dipendenti su 68.
Ipotesi a cui i sindacati di Cgil e Cisl hanno detto di no. Successivamente, sono arrivate le lettere di messa in mobilità  per 9 di loro.
«Ci siamo barricati nel ristorante e ci resteremo finchè non avremo delle risposte», aveva spiegato uno dei camerieri raccontando che «oggi sono arrivate 9 lettere di licenziamento (6 camerieri, 2 cuochi e 1 addetto alla tabaccheria)».
Della situazione erano stati informati i questori di palazzo Madama, il presidente Renato Schifani e il direttore della Gemeaz Cusin.

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“LIGURIA FUTURISTA” OLTRE GLI STECCATI: ADERISCI ANCHE TU

Dicembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

CONTRO LA CASTA DEI POLITICANTI, PER UNA DESTRA VALORIALE   MODERNA E TOLLERANTE, PULITA E SENZA COMPROMESSI, A DIFESA DELLA LEGALITA’, DEI DIRITTI CIVILI E DEI CETI DEBOLI… PER UNA SOCIETA’ FONDATA SUL MERITO, SULLA COMPETENZA, SUL CIVILE CONFRONTO DELLE IDEE

Di fronte all’inattività  e alle note vicende che hanno coinvolto “Futuro e Libertà ” a Genova (e non solo) per tanti aderenti che si erano riconosciuti nel modello valoriale tratteggiato dal manifesto costitutivo di Bastia Umbra occorreva scegliere una strada.
Per alcuni è stata quella di adattarsi alle regole del gioco che prevedono poco impegno e possibilità  di dividersi cariche onorifiche, accettando i giochetti interni di corridoio.
Per altri quella di turarsi il naso e chiudere gli occhi di fronte ad atteggiamenti e fatti in palese contrasto coi principi etici di riferimento.
Per molti quella di abbandonare qualsiasi esperienza di impegno politico dopo aver provato disgusto per quanto hanno dovuto sopportare.
Qualcuno ha optato per i salotti letterari, in attesa di nuove stagioni politiche per accasarsi.
Noi abbiamo scelto la strada più difficile: quella di mettere in pratica le tesi di Bastia Umbra: legalità , giustizia sociale, diritti civili, cittadinanza e integrazione, lotta alla casta, meritocrazia, integrandole laddove necessario.
Senza steccati, senza interessi, senza nomeklatura, senza presunti diritti acquisiti per aver staccato per primi il biglietto delle prenotazioni, senza padri padroni, senza personaggi chiacchierati come compagni di viaggio.
In politica arriva primo chi ha maggiori capacità , idee, spirito di sacrificio, volontà , lucidità  di analisi.
Chi tiene la barra ferma verso il porto di destinazione, pur con tutte le manovre tattiche del caso.
Per fare questo occorre avere anche un solido ancoraggio, radici profonde che sappiano distinguerci dagli altri: non vendiamo biglietti della lotteria, facciamo politica sul territorio.
Il tempo delle polemiche e delle chiacchiere è finito: ora si deve guardare avanti.
Faremo quello che potremo, quello che anche voi ci permettere di fare con il vostro aiuto e con la vostra adesione, con il vostro sostegno e i vostri consigli.
Non esistono più alibi: chi vuole impegnarsi nel costruire un progetto nuovo di destra moderna sappia che le porte sono aperte.
Abbiamo tante idee che verificherete quando le porremo in essere, gli spazi politici esistono e sono vaste praterie di intervento.
Se volete trovare nuovi orizzonti con noi, siete i benvenuti, comunque la pensiate: non ha importanza da dove venite ma dove intendete andare.
Potete scriverci una mail (liguriafuturista@libero.it e su destradipopolo@gmail.com) o telefonarci al numero 334-3308075 o 346-0546850 ( primo numero attivo anche durante feste natalizie).

Ufficio di Presidenza
LIGURIA FUTURISTA

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IL PATTO SEGRETO TRA BERSANI E ALFANO: “IL SOSTEGNO A MONTI CI COSTA, AIUTIAMOCI”

Dicembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

UN ASSE CHE SI BASA SULL’ASSUNTO CHE “NESSUNO DEVE PAGARE TROPPO IL SI’ A QUESTO GOVERNO”… OGGI PRANZO DELLA PACE TRA MONTI E IL CAVALIERE

«Ministro Fornero, mi raccomando, sulla riforma del mercato del lavoro è meglio procedere con cautela». Il consiglio deve aver lasciato di stucco ieri Elsa Fornero, anche perchè a dispensarglielo, sotto le volte affrescate del Quirinale, non è stato un esponente del Pd o dei sindacati, ma il segretario del Pdl Angelino Alfano.
Un episodio sorprendente se solo si pensa alla furia ideologica anti-Cgil del passato ministro Sacconi.
Il fatto è che Alfano è ora preoccupato per la tenuta del Pd e per la concorrenza dell’Italia dei Valori.
Così come Bersani guarda con apprensione alle crescenti lacerazioni interne nel Pdl e alla deriva separatista del Carroccio.
Entrambi poi fanno i conti con la crescita del terzo polo e la concorrenza di Casini.
Un intero quadro sta smottando e i segretari dei due maggiori partiti hanno quindi stretto un patto di mutuo sostegno per non farsi travolgere.
Ora si parlano, molto più spesso di quanto non si pensi, e anche ieri–complice il ricevimento da Napoletano – un colloquio c’è stato.
L’asse segreto si base sulla reciproca convenienza sull’assunto che «nessuno deve pagare troppo il sostegno a Monti».
Anche perchè, questo lo temono sia i vertici del Pd sia a via dell’Umiltà , i prossimi mesi saranno ancora più difficili   e nessuno potrà  sfilarsi facilmente dalla maggioranza.
«Tra febbraio e marzo forse sarà  necessaria un’altra manovra–sospira Paolo Bonaiuti – e non vedo tutta questa fretta di andare a elezioni anticipate e raccogliere l’eredità  del governo tecnico. Così, anche se ci sono inevitabili maldipancia, sia noi che il Pd continueremo ad appoggiare Monti».
Frutto di questo “appeasement” è anche il pranzo della pace che vedrà  oggi a palazzo Chigi Mario Monti seduto accanto a Berlusconi e Gianni Letta.
Un invito arrivato dal premier ma preparato da una telefonata tra Napolitano e Letta. Il capo dello Stato era infatti preoccupato per l’escalation di toni del Cavaliere contro il governo.
L’atteggiamento di Berlusconi preoccupa Napolitano: un esecutivo descritto come un esproprio della democrazia, guidato da un premier «disperato».
Troppo per non far scattare l’allarme rosso del Quirinale. Così, grazie anche alla diplomazia felpata del Colle, si è arrivati al pranzo di oggi.
Facilitato da quel bigliettino che Monti inviò a Berlusconi venerdì scorso in aula, un invito a «collaborare» e a lasciarsi alle spalle i diverbi.
Il ruolo “pacificatore” di Napolitano è del resto sollecitato anche da Alfano e Bersani per abbassare la temperatura politica e offrire una sponda ai partiti che stanno pagando il prezzo più alto nell’appoggio a Monti.
Non è un caso che ieri il capo dello Stato abbia elogiato quelle forze politiche che hanno votato la fiducia a Monti, « un titolo di merito,non un motivo di imbarazzo». Ora tuttavia c’è un enorme scoglio che può mettere a rischio la maggioranza: la riforma del mercato del lavoro.
Una materia incandescente per il Pd, considerato il veto posto dalla Cgil. Che infatti porta un falco come Daniela Santanchè a ipotizzare che «Monti cadrà  a gennaio, da sinistra, sull’articolo 18».
È per sventare questa trappola che Napolitano ieri ha iniziato la sua moral suasion sulle riforme da fare «senza rigide pregiudiziali», aprendo così una rete di protezione sotto al governo.
E per lo stesso motivo Alfano ha consigliato «cautela» al ministro Fornero, colpevole di aver evocato il tabù dell’articolo 18.
L’uscita del ministro del Welfare ha mandare fuori dai gangheri anche un fan di Monti come il Pd Beppe Fioroni: «Il governo su una materia come il lavoro dovrebbe comunicare di meno e condividere di più».
Anche perchè, in fondo, lasciando da parte l’articolo 18 sui licenziamenti, il Pdl e il Pd sono convinti di poter reggere la riforma in arrivo. «L’intesa è possibile–spiega a sera Dario Franceschini in un Transatlantico ormai deserto – ma non si può partire dall’articolo 18, che oltretutto riguarda ormai una minoranza di lavoratori. Se non si parte da lì un accordo è a portata di mano».
Anche Monti sembra sia consapevole del rischio di procedere a spallate su questo tema.
A Walter Veltroni, davanti al buffet al Quirinale, il premier ha assicurato che sulle pensioni «siamo dovuti intervenire rapidamente, ma il lavoro è un’altra cosa». L’articolo 18, ha ripetuto il Professore a più di un interlocutore, è «un falso problema», sul quale sarebbe sbagliato andare al «muro contro muro».
Ma la riforma del lavoro si farà , su questo il premier non è disposto a subire veti.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, GLI ITALIANI COMINCIANO A GIOCARE: PIU’ FIDUCIA NELLLE NOSTRE RISORSE

Dicembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

L’ITALIA NON CAMBIERA’ SE NON LO VOGLIAMO, SE NON CI CONVINCIAMO DI ESSERE ATTORI DI UN NUOVO PATTO NAZIONALE

Se l’Europa avanza per spaventi, l’Italia procede per ansie e furori.
Stavolta appaiono più gravi e giustificati del solito. La recessione potrebbe trasformarsi in una nuova, grande depressione, uno spettro evocato da Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale.
E accadrà , se accettiamo che la delusione diventi rassegnazione.
L’ultimo furore collettivo risale all’inizio degli anni Novanta: le indagini di Mani Pulite rivelarono meccanismi nauseanti, destinati a finanziare i partiti e non solo.
Noi italiani mostrammo in molti modi la voglia di cambiare: il tifo calcistico per i magistrati, i referendum di Mario Segni, l’appoggio alla Lega nascente, l’entusiasmo per Forza Italia.
È andata male.
Tutto quello che abbiamo saputo creare è una Seconda Repubblica velleitaria e costosa, oggi defunta e non rimpianta.
L’incolpevole pontiere verso il mondo nuovo, allora, fu Carlo Azeglio Ciampi. Oggi–alla guida di un’Italia confusa ma non (ancora) rassegnata – ci sono Mario Monti e Giorgio Napolitano. Ma, oggi come allora, il mondo nuovo non dipende da loro. Dipende da noi.
I pontieri costruiscono i ponti, ma sono i popoli che devono attraversarli.
Il primo passo è un’ammissione: siamo reduci da anni di pigrizia e illusioni.
Silvio Berlusconi è stato il prestigiatore più solerte, ma non l’unico.
Il pubblico gli ha chiesto–tre volte – di presentare il numero.
Un modo per assistere, applaudire o fischiare (dipende): senza prendersi responsabilità .
Ora quello spettacolo è finito: non ce lo potevamo più permettere. Non l’abbiamo capito da soli, hanno dovuto gridarcelo da lontano.
Mario Monti ha fatto più in un mese che i predecessori in diciassette anni; il suo limite non è aver osato troppo, ma troppo poco sui costi della politica, le liberalizzazioni e la crescita.
Ma neppure lui potrà  avere successo, senza di noi.
L’Italia non cambierà , se non vogliamo che cambi. Se non ci convinciamo di essere attori, non spettatori.
Se lo faremo, la ricompensa sarà  rapida e robusta.
Non è una leggenda auto-consolatoria: abbiamo davvero le risorse caratteriali per tirarci fuori da questa trincea, e batterci in un mondo difficile.
La nostra capacità  di invenzione e di reazione è indiscutibile. La nostra facilità  di intuizione e adattamento è dimostrata quotidianamente da centinaia di migliaia di connazionali sparsi per il mondo.
Perfino il reticolo sociale e familiare che ben conosciamo può aiutarci a costruire il futuro, dopo averci complicato il presente.
Vorrei che presto, all’estero, scrivessero di noi: When the going gets tough, the Italians get going.
Quando il gioco si fa duro, gli italiani cominciano a giocare.
Tutto questo però non serve – anzi, diventa un alibi – senza un nuovo patto nazionale. L’esistenza che abbiamo conosciuto negli ultimi trent’anni, se non cambiamo, non possiamo più permettercela.
Se vogliamo l’istruzione, la sanità , le pensioni e la qualità  di vita cui siamo abituati, dobbiamo lavorare meglio, lavorare più a lungo e smettere di ingannarci a vicenda.
Diciamolo: 235 miliardi di evasione annuale–otto volte la manovra appena votata–è una somma sconvolgente. Per coloro che non intendono sconvolgersi, aggiungiamo: insostenibile.
Un Paese dove ristoratori e gioiellieri dichiarano mediamente 38 e 44 euro di entrate al giorno; dove chiedere la fattura a un artigiano è un atto di eroismo fiscale (e dove fare l’artigiano insidiato da norme folli e pagamenti incerti è un eroismo professionale); dove un terzo delle famiglie controllate si finge povera per ottenere sconti e benefici; dove solo 9.870 persone dichiarano spontaneamente più di 200.000 euro l’anno – be’, un Paese così non può andare avanti.
Ne occorre un altro.
Un Paese dove tutti paghiamo (meno) imposte; dove vengano assicurati pagamenti veloci e giustizia rapida; dove siano chiuse le falle che rischiano di affondare le nave (dalle municipalizzate a certe aziende sanitarie); dove la politica, se non riesce a dare il buon esempio, almeno eviti di provocare disgusto.
Un Paese così non è impossibile, ed è alla nostra portata.
Basta rispettarci e incoraggiarci a vicenda, invece di compatirci e deprimerci.
Siamo su un piano inclinato: o si sale o si scende.
Voi, dove volete andare?

Beppe Severgnini
(da “Il Corriere della Sera“)

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CONGRESSO FLI GENOVA, IL “CORRIERE MERCANTILE-LA STAMPA” TITOLA:

Dicembre 18th, 2011 Riccardo Fucile

“MUROLO VERSO L’ELEZIONE, MA I DISSIDENTI CRITICANO IL PARTITO…IL CONSIGLIERE COMUNALE UNICO CANDIDATO, MA SCOPPIA LA QUERELLE SULLA COMPRAVENDITA DELLE TESSERE PER IL “PESO” POLITICO”

La convocazione del congresso prov. di Futuro e Libertà  somiglia tanto a un telegramma: “Il coordinatore regionale ligure di Fli, Enrico Nan, ha convocato per domenica 18 dicembre il congresso provinciale di Genova. L’appuntamento è all’hotel Bristol, il congresso sarà  presieduto da un parlamentare di Fli.
Verrà  eletto il coordinatore prov. di Fli. Il cons. com. genovese Giuseppe Murolo ha presentato la propria candidatura”.
Insomma due righe stringate per comunicare che verrà  eletto, salvo sorprese dell’ultima ora, Giuseppe Murolo, cons, com. che aderisce al gruppo “L’Altra Genova”.
Non mancano però i “falchi”.
Che nella fattispecie sono rappresentati dal movimento “Destra di popolo”, lesto nel fare le pulci al congresso Fli.
Mettendo nel mirino, in particolare, il sospetto quanto vertiginoso aumento di tessere: “Non passerà  magari alla storia per le profonde analisi politiche degli interventi, ma un merito al congresso genovese di Fli non gli potrà  essere negato:aver fatto crescere gli iscritti in uan sola settimana da 450 a 750- scrivono i rappresentanti del mivimento – Peccato che tra le tante tessere emerse dal nulla nessuno abbia avuto interesse a “ritrovare” quelle trenta di cui avevamo denunciato la scomparsa”.T
Tra i 750 iscritti ratificati risultano peraltro ancora 250 “dissidenti”, nonostante le dimissioni rassegnate da molti di loro.
La cartina al tornasole sarà  la presenza “reale” degli iscritti in sala per “acclamare” il vincitore designato, l’unico che peraltro ha presentato la proppria candidatura, il cons. com Giuseppe Murolo (ex Pdl).
Soluzione pilotata dai vertici romani (e dai rispettivi referenti) che hanno “spinto” per arrivare a un tacito accordo tra Murolo e Nan, affinchè il primo abbia via libera al provinciale e il secondo alle regionali di Febbraio.
Tutto finito in apparenza a tarallucci e vino.

(da “Il Corriere Mercantile- La Stampa“)

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CONGRESSO FLI GENOVA: “IL GIORNALE” TITOLA

Dicembre 18th, 2011 Riccardo Fucile

“NASCE IL MOVIMENTO “LIGURIA FUTURISTA”…FLI ORGANIZZA LA TREGUA E SCOMPARE DALLE SCHEDE ELETTORALI”

Futuro e Libertà  prova a fare pace. O meglio, almeno una tregua. Ma riesce comunque a perdere qualche pezzo. Oltre che il simbolo alle prossime comunali dove, con ogni probabilità , non comparirà  neppure sulle schede. Oggi al Bristol è in programma il congresso degli storici compromessi.
Forte di 750 tessere, raddoppiate nel corso degli ultimi 10 giorni, il partito darà  a Giuseppe Murolo il compito di leader provinciale, e nessuno proverà  a opporgli una lista diversa.
La stessa cosa accadrà  a gennaio, quando Enrico Nan sarà  confermato coordinatore regionale senza nessun rompiscatole tra i piedi.
Nessun dibattito, soprattutto nessuna frattura, anche perch’ tutto è stato deciso a livello romano per mettere fine a una guerra che avrebbe portato il partito ad avere più tessere che voti.
Questo accordo tra le correnti nazionali produrrà  peraltro la scomparsa del Fli dalle prossime elezioni.
Perchè se è certo che i finiani appoggeranno la candidatura a sindaco di Enrico Musso, sembra quasi scontato che sulla scheda non ci sarà  il simbolo di Futuro e Libertà , bensì quello della Lista Civica rappresentata dalla Fondazione Oltremare.
Una mossa spiegabile con il fatto che probabilmente il senatore teme di perdere voti identificandosi con il movimento di Fini, visto che comunque non avrebbe l’appoggio della parte principale del Terzo Polo, cioè l’Udc, ma anche dell’Api.
L’escamotage porterebbe a una brutta figura per Fini, neppure in grado di presentare una lista, ma consentirebbe a Murolo di candidarsi comunque tra i mussiani e di essere anche più facilmente eletto.
Tutto un compromesso dunque, che ovviamente non va giù a una parte del Fli. O almeno a quella parte che ufficialmente è ancora iscritta (in circa 250 vengono ancora conteggiati per avere i numeri del congresso) ma che si è dimessa da circa un mese.
Un gruppo di attivisti, iscritti a Fli fin dalla sua nascita, ora ha deciso di presentare un «manifesto futurista», al quale attenersi per restare legati ai valori più che ai ruoli di partito.
«Mentre Fli, in poche ore e senza alcun approfondimento politico, celebra il suo congresso provinciale con le truppe cammellate, mera ratifica di una lottizzazione delle tessere degna della prima Repubblica, la vera base futurista militante genovese che ha come unico riferimento il manifesto programmatico di Bastia Umbra, ricco di spunti e di analisi della società  civile, decide di operare una svolta e creare “Liguria Futurista” – spiegano in un comunicato -. Un contenitore di idee, aperto al contributo di tutti, ispirato ai principi della legalità , della giustizia sociale e dell’unità  nazionale. Un movimento dove non potranno avere cittadinanza giochetti di corridoio, manipolazioni di tessere e collusioni, frequentazioni con pluri-inquisiti, concezione della politica come mera occupazione di poltrone».

(da “Il Giornale“)

argomento: Costume, denuncia, Fini, Futuro e Libertà, Politica, radici e valori | Commenta »

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