Destra di Popolo.net

NASCE A GENOVA IL MOVIMENTO “LIGURIA FUTURISTA”: “NON HA IMPORTANZA DA DOVE PROVIENI, MA DOVE VUOI ANDARE”

Dicembre 18th, 2011 Riccardo Fucile

A FRONTE DI UN FLI LOCALE INEFFICIENTE, COMPROMESSO E IN CUI PREVALGONO SOLO LOGICHE SPARTITORIE, LA BASE MILITANTE LANCIA LA SFIDA FUTURISTA: FEDELI SOLO AI PRINCIPI DEL MANIFESTO DI BASTIA UMBRA, MA LIBERI DI AGIRE E LIBERI DI PENSARE

Mentre “Futuro e Libertà “, in poche ore e senza alcun approfondimento politico, celebra all’hotel Bristol il suo congresso provinciale con un unanimismo di facciata, mera ratifica di una lottizzazione delle tessere e della spartizione delle cariche degna della prima Repubblica, la vera base futurista militante genovese che ha come unico riferimento il manifesto programmatico di Bastia Umbra, ricco di spunti e di analisi della società  civile, decide di operare una svolta e creare “Liguria Futurista”.
Un contenitore di idee, aperto al contributo di tutti, ispirato ai principi della legalità , della giustizia sociale e dell’unità  nazionale.
Un movimento dove non potranno avere cittadinanza giochetti di corridoio, manipolazioni di tessere e collusioni, frequentazioni con pluri-inquisiti, concezione della politica come mera occupazione di poltrone.
Dopo un anno di completa assenza di Fli sul territorio genovese e di palese incapacità  a “fare politica”, confrontandosi sui reali problemi di Genova e della Liguria, con i cittadini, le categorie sociali, le fasce di sofferenza ed emarginazione che la crisi economica rende sempre più visibili, “Liguria futurista” vuole porsi come avanguardia etica, sociale e politica del rinnovamento della classe dirigente della destra ligure, come testa pensante e braccio operativo di un nuovo modo di fare politica.
Al servizio dei giovani e delle donne, a tutela dei diritti civili e della integrazione degli immigrati, declinando valori e principi di riferimento di una nuova destra repubblicana, nazionale e sociale che sappia contemperare diritti e doveri.
“Non ha importanza da dove provieni, ma dove intendi andare” sarà  la nostra linea guida di aggregazione e un “movimentismo operativo” il nostro metodo di intervento.
Per andare oltre i vecchi logori schemi, le rigide categorie, le appartenenze ideologiche.
I congressi pre-confezionati e senza anima li lasciamo ai vecchi notabili, tristi e logori figuranti del teatrino della politica che ha massacrato l’Italia e ucciso i sogni delle nuove generazioni.
Nell’Italia dei privilegi delle caste e della prassi della corruzione, noi vogliamo restituire dignità  a chi privilegia ancora il diritto di sognare un Paese migliore.
Liberi di agire, liberi di pensare.

Ufficio di Presidenza
LIGURIA FUTURISTA

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BERLUSCONI TRA RICATTO ELEZIONI E LO SPETTRO PASSERA

Dicembre 17th, 2011 Riccardo Fucile

IL SISMA NEL PDL E IL DOPPIO TAVOLO DI BERLUSCONI

Il falco berlusconiano Amedeo Laboccetta, dal cranio lucidissimo, agita il dito minaccioso: “Così diventiamo il Popolo dell’Anarchia. Trenta nostri deputati non hanno votato la fiducia. Non si tratta di un semplice mal di pancia, ma di un virus pericoloso”.
Per tutta risposta, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, manda un sms sorprendente ai parlamentari: “Dobbiamo essere presenti per ragioni politiche ed estetiche”.
Ma l’estetica alfaniana, che non è quella hegeliana, difficilmente arginerà  l’anarchia che regna nell’ex partito dell’amore. Che iha avuto un triplice volto: due contrari (Stracquadanio e Mussolini), quattro astenuti (Moles, Bergamini, Castiello, Marini), più di venti assenti (tra cui la Brambilla, Tremonti, Romani, Martino, Crosetto).
Senza dimenticare i continui addii: l’ultimo, nell’aria da tempo, quello di Stefania Craxi, che ha procurato molta amarezza al Cavaliere.
In realtà , il malpancismo del Pdl va oltre la sostanza di una manovra per niente amata e investe la partita del futuro che si sta giocando in questi giorni: la Terza Repubblica che verrà . Per i falchi dell’ex premier, che vorrebbero le elezioni anticipate nel 2012 (una speranza simmetrica a quelle di Bersani nel Pd e di Bossi nella Lega), nel voto alla manovra di Monti si è saldato quel grande centro temutissimo e che rappresenta la vera anima della maggioranza che sostiene l’esecutivo tecnico.
L’area di Veltroni, Franceschini, Letta, Fioroni e Follini dall’altra parte, il gruppone di Fitto, Formigoni, Lupi, Scajola da questa, e che vorrebbe trascinare con sè anche il “moderato” Alfano, il quale starebbe prendendo consapevolezza di essere un candidato premier “debole e perdente”.
Con l’aggiunta, ovviamente, del Terzo Polo di Casini, Fini e Rutelli.
L’obiettivo di questo “centrone” di fatto è di arrivare al 2013 e creare un’opzione politica attorno al nome forte del governo Monti: il ministro-banchiere Corrado Passera.
La partita è questa, come dimostrano l’addio della stessa Craxi (destinata a lidi centristi) e l’interlocuzione tra l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti e il terzo-polista Gianfranco Fini.
L’unico modo per contrastare questo disegno ha preso quindi la forma del voto anticipato, che però deve fare i conti con la decisione della Consulta sul referendum per la legge elettorale e l’immarcescibile partito del vitalizio, sempre presente in Parlamento.
Non solo: l’incognita maggiore è rappresentata dalle vere intenzioni di Silvio Berlusconi.
Ad alcuni ex ministri, ansiosi di conservare lo schema della Seconda Repubblica (da Brunetta a La Russa e Rotondi), l’ex premier ha più volte assicurato che “la spina a Monti sarà  staccata appena possibile”.
E l’altra sera, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, è andato in questa direzione: “Monti è disperato, non so se dura”.
Dunque: Monti ha una scadenza, secondo la versione del Berlusconi falco. Ma per quando è fissata? E quanti parlamentari lo seguiranno su questa strada ?
Pronostica un ex sottosegretario dei Responsabili: “Gli andranno appresso in trenta sì e no”. La sensazione, condivisa trasversalmente, è che il partito delle elezioni anticipate sia in netta minoranza.
Ed è per questo che esiste nel “centrone” pro-Monti e pro-Passera la versione di un Berlusconi disponibile a mettere il cappello sulla nuova fase del 2013, come ha fatto capire una frase dello stesso B. su Monti e Passera “futuri ministri” .
Tutto dovrà  passare anche per la tutela della sua “roba”, anche se il segnale arrivato ieri sul beauty contest non è incoraggiante.
In ogni caso, il banco di prova di questa disponibilità  sarà  la riforma delle legge elettorale, con o senza referendum.
Lì, attorno al tavolo che si formerà  a gennaio, tutti dovranno gettare la maschera, Berlusconi in testa. Il “centrone” propende per il sistema tedesco, il Cavaliere potrebbe invece battersi per salvare il bipolarismo.
E se alla fine dovesse passare un nuovo sistema basato su due poli, non sono escluse clamorose scomposizioni nel Pdl e nel Pd per aggregare ufficialmente questo grande centro. Ecco il nervosismo nel Pdl dipende soprattutto dalla sopravvivenza della Seconda Repubblica.
Per i “nuovisti” è già  morta, per i falchi è da salvare.
Il governo Monti sta rivoluzionando la geografia politica.
E ha già  fatto una prima vittima: Casini.
Partito come dominus della Terza Repubblica è già  stato retrocesso, nelle alchimie del Transatlantico, da presidente della Repubblica in pectore a futuro presidente del Senato.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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VERCELLI: RINVIATO A GIUDIZIO IL DEPUTATO PDL (EX FLI) ROBERTO ROSSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, PECULATO E CONCUSSIONE

Dicembre 17th, 2011 Riccardo Fucile

DEDICATO A TUTTI COLORO CHE UN ANNO FA, QUANDO LA BASE PIEMONTESE DI FLI INSORSE PER LA SUA ADESIONE, DISSERO “…SONO SOLO   CHIACCHIERE”: NICOLA PAGANO, ITALO BOCCHINO, FABIO GRANATA E ALDO DI BIAGIO

Sono stati rinviati a giudizio per giovedì 8 marzo 2012, l’onorevole Roberto Rosso e gli altri sette indagati coinvolti nell’inchiesta sulla fondazione Terre d’acqua, a suo tempo, costituita dalla Provincia e dal comune di Trino. Questa mattina, alle ore 9, si sono presentati dinnanzi al Giudice per ‘Udienza Preliminare, Dott.ssa Luisa Ferracane, la quale ha ascoltato tutti i legali degli indagati.
I capi d’imputazione variano dall’associazione a delinquere al peculato e alla concussione. L’accusa è diretta dal Procuratore Capo Paolo Tamponi e dal sostituto Pier Luigi Pianta, presente oggi in Tribunale.
Per quanto valutato dalla Procura, Terre d’Acqua, invece di utilizzare i fondi per la preparazione di appuntamenti di svago, culturali e festeggiamenti, sarebbe servita a “far sparire” del denaro liquido.
Ciò spingerebbe la procura a valutare il reato di associazione a delinquere: che riguarda appunto l’Onorevole Roberto Rosso,   ma anche Alessandro Giolito, Gianfranco Chessa, Nicola Sirchia, Tino Candeli (per breve lasso di tempo) e Giovanni Ravasenga.
Il denaro che deriva dalla pubblica amministrazione sarebbe di circa un milione e 400mila euro.
Si valuta appunto se tali somme, almeno in parte, abbiano “incoraggiato” i progetti politici dell’onorevole Rosso.
In base a quanto afferma l’accusa, il parlamentare avrebbe indotto gli amministratori di Provincia e Comune ad assecondare le richieste di finanziamenti a favore di Terre d’Acqua, in modo da ottenere delle somme di denaro.
Inoltre, Rosso e altri indagati avrebbero riportato nel bilancio il   compenso per la moglie di Alessandro Giolito, che tuttavia non risulta aver mai lavorato per la fondazione.
Tra gli indagati, ci sono anche Roberto Saviolo e Cinzia Joris, imputata di peculato.
Saviolo, in qualità  di assessore provinciale avrebbe convinto un imprenditore a elargire denaro al Pdl.
Nella scorsa seduta, il legale che segue l’On. Rosso, l’avv. Claudio Morra, aveva presentato una perizia di carattere contabile che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio comprovando l’assenza di alcun profilo di carattere distrattivo.
Al termine dell’udienza di questa mattina, gli avvocati delle parti in causa, meditavano che il Giudice potesse optare per diverse soluzioni, diversificate a seconda degli indagati che hanno comunque ricoperto ruoli diversi nella vicenda.
Colpo di scena, quindi, quando alle ore 16.30 circa, è stato letto il Decreto: tutti rinviati a giudizio per tutti i capi d’imputazione a loro noti. Si dovrà  attendere dunque giovedì 8 marzo 2012 per saperne di più.

Mauro Martini
(da VercelliOggi.it)

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STEFANIA CRAXI: “HO DECISO, LASCIO IL PDL, SILVIO COMANDERA’ SEMPRE”

Dicembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

“IL CENTRODESTRA E’ FINITO, CASINI VA SOSTENUTO, PURCHE’ NON VADA CON IL PD”…”FINI? PER MIO PADRE ERA ‘IL COMPAGNO'”…”IO INGRATA CON BERLUSCONI? MEGLIO NON FARE QUESTI CONTI TRA LE NOSTRE FAMIGLIE”

Stefania Craxi va via. Via dal Popolo della libertà , via da Berlusconi.
Si iscrive al gruppo misto della Camera: «Berlusconi ha detto che assume poteri straordinari, che diventa Lord protettore del partito. Ho aspettato venti giorni che qualche dirigente ponesse un interrogativo su questa decisione». Invece, niente.
«Ci saranno il congresso, un segretario, le primarie, ma Berlusconi continuerà  a comandare. Quale organo ha deciso tutto questo? È normale un partito che non sa fare a meno di un leader che ha perso (lo dicono i sondaggi) un terzo del suo elettorato?».
Signora, lei è amica personale di Berlusconi: non gli ha parlato di tutto questo?

«Ho chiesto più di una volta un appuntamento, ma non l’ho ottenuto. Da prima che il governo cadesse».
Due giorni fa, Stefania Craxi ha dichiarato: il 14 dicembre, quando Fini promosse la mozione di sfiducia al governo Berlusconi, forse eravamo noi nel torto.
Spiega: «Si doveva tentare una mediazione con Fini. Invece abbiamo perso elettori con quello schifo del reclutamento dei “responsabili”».
È anche l’ultimo capitolo di un’amicizia?
«L’amicizia non è negoziabile. Ma il centrodestra è finito».
Pare il capolinea di una storia lunga.
Elezione di Stefania alla Camera con Forza Italia nel 2006. Sottosegretario agli Esteri nel governo del 2008. I genitori di Stefania, Bettino e Anna, testimoni di nozze di Berlusconi e Veronica Lario. Craxi che protegge per decreto le tv di Berlusconi. Berlusconi che non va ad Hammamet, finchè Craxi è vivo. I figli di Stefania amici dei figli di Berlusconi. Stefania al fianco di Berlusconi, nel nome della battaglia contro Tangentopoli.
Poi, lo scorso aprile, le parole di Stefania: «Berlusconi è al tramonto, esca di scena». E inoltre: «Deve smetterla di raccontare queste barzellette oscene».
Adesso, Stefania, la chiameranno «ingrata»…
«Non Berlusconi: è troppo intelligente per fare i conti di gratitudine e ingratitudine fra la mia famiglia e la sua».
Le diranno che poteva andarsene prima.
«Ho appoggiato la maggioranza finchè c’è stata, non ho partecipato a cene di congiurati, nè fatto ricatti».
Com’era il clima nel governo?
«Da un anno non facevamo più nulla. Prevaleva l’ossessione della giustizia e degli scandali».
Cosa le ha dato più fastidio?
«Che un’intera classe dirigente non sia stata in grado di dare l’esempio».
Ai tempi di suo padre i politici davano l’esempio?
«Quella era una classe dirigente vera, con una selezione dentro i partiti. Nessuno era figlio del censo. Ora si è diventati classe dirigente col favore dei potenti di turno. Anche io».
Stefania Craxi pochi giorni fa ha presentato la sua nuova creatura, i Riformisti italiani, «contro lo sconcio della foto di Vasto (Bersani, Di Pietro e Vendola) e per radunare tutti i delusi da Berlusconi».
Lancia una raccolta di firme per un’assemblea costituente che scriva le grandi riforme istituzionali. Anche lei fonda un partito?
«Per ora no. Certo, in Italia una leader donna non c’è mai stata…».
Alla presentazione dei Riformisti, a Milano, c’era Casini.
«Casini va sostenuto, aiutato. Non andrà  mai col Pdl finchè il leader è Berlusconi. Ma non deve cedere neanche all’alleanza col centrosinistra, con quelli che D’Alema chiama i progressisti: è un termine ambiguo, così si definiva Stalin».
Che direbbe oggi Bettino Craxi?
«Sto preparando un libro sui suoi appunti, La Seconda Repubblica vista da Hammamet : ci sono cose che sembrano scritte questa mattina. Parlava del “compagno Fini”, dodici anni fa».

Andrea Garibaldi
(da “Il Corrriere della Sera”)

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VIGILI DEL FUOCO AL VERDE: “PER COLPA DEL GOVERNO FACCIAMO ACCATTONAGGIO”

Dicembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

A PIACENZA NON RIESCONO PIU’ A PAGARE GAS, ENEL E GASOLIO PER I MEZZI DI SOCCORSO…COSTRETTI A SCIOPERARE IN ATTESA DI UN PREVISTO TRASFERIMENTO DELLA SEDE CHE FORSE NON AVVERRA’ MAI..”SE NON POSSIAMO EFFETTUARE UN SOCCORSO NON SIAMO NOI I COLPEVOLI, RIVOLGETEVI A ROMA CHE CONTINUA A TAGLIARCI I FONDI”

Senza benzina, gas e luce. E con un debito che sfiora i 180.000 euro.
Non si sta parlando di un’altra delle storie simbolo della crisi economica che attraversa l’Europa, ma della condizione sempre più precaria e al limite del paradossale dei Vigili del fuoco di Piacenza, rimasti ormai al “verde” e con possibilità  limitate nelle azioni di soccorso.
Una paralisi, quella che sta vivendo il comando di viale Dante, che rischia addirittura di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi quando i pompieri verranno trasferiti in un’altra caserma alle porte della città  dove ancora non esistono mobili e fondi disponibili dal Governo per il trasloco.
Un’emergenza nell’emergenza, quindi.
E seppure i Vigili del fuoco cerchino di risparmiare sulle utenze, la cosa non è sempre possibile e di quando in quando “facciamo addirittura opera di accattonaggio per recuperare mobili d’ufficio per lavorare”.
La situazione, al limite del sostenibile per chi cerca quotidianamente di garantire la sicurezza è sfociata oggi in una manifestazione di protesta in centro città  per portare a conoscenza l’opinione pubblica delle condizioni di precarietà  in cui operano i pompieri.
“Non riusciamo a pagare le utenze come gas e luce- riferisce Giovanni Molinari- e la ditta che ci forniva il gasolio ha smesso la fornitura perchè non veniva pagata”.
Un debito che ha tenuto fermi tutti i mezzi di soccorso per quattro giorni perchè la cisterna interna alla caserma era completamente vuota.
All’impossibilità  di saldare i conti più banali come l’utilizzo della corrente elettrica si aggiunge anche una costante carenza del personale qualificato che ruota attorno ad una cifra spaventosa (-60%), automezzi troppo vecchi per risultare effettivamente utili e macchinari per il movimento della terra non ancora tornati dall’Aquila ma indispensabili anche a Piacenza per le situazioni di emergenza.
Come è facile intuire, i Vigili del fuoco non scendono in piazza per reclamare stipendi più alti “ma per dire a tutta la cittadinanza che se non possiamo effettuare un soccorso la colpa non è nostra ma del Governo che continua a togliere fondi” sostiene Roberto Travaini (Conapo), visto che con la finanziaria varata lo scorso anno sono stati tagliati una cosa come 50 milioni di euro al corpo dei Vigili del fuoco facendo salire in maniera esponenziale il debito die pompieri piacentini nei confronti dei creditori di 170- 180.000 euro.
Ma la storica caserma di viale Dante, entro gennaio, verrà  abbandonata per il trasferimento del comando provinciale sulla strada Valnure, alle porte della città .
“Di male in peggio” sembra essere l’opinione comune dei pompieri. Sì, perchè “non abbiamo i soldi per gli arredi della nuova sede e il ministero non ha ancora risposto nemmeno alla richiesta di fondi per il trasloco- testimonia Molinari- Nel frattempo facciamo opera di accattonaggio facendoci regalare i mobili da ufficio”.
E i problemi della nuova sede non saranno solo economici, ma anche logistici: l’autorimessa passerà  da 1.200 a circa 650 metri quadrati, obbligando i Vigili a parcheggiare i mezzi in cortile.

Massimo Paradiso
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ORMAI MANCA SOLO LA CONVENZIONE CON IL 118: VAI DAL MEDICO O ASPETTI FUTURO E LIBERTA’ GENOVA?

Dicembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO ESSERE STATI OSPITI DEL RICERCATO NUCERA, ORA NAN HA COLLOCATO LA SEDE DI FLI IN UN PICCOLO POINT DI GENTE D’ITALIA, CON INGRESSO COMUNE CON ALTRI STUDI…SULLA PORTA NESSUNA INDICAZIONE DI CHI SONO GLI INQUILINI E NESSUN ADDETTO DI FLI: FORSE E’ DIVENTATO UN PARTITO CHE RICEVE PER APPUNTAMENTO?

Se le vie del Signore sono infinite, quelle che portano alla gestione regionale di Futuro e Libertà  in Liguria sono disseminate di umorismo involontario.
In un anno il coordinatore regionale Enrico Nan è riuscito laddove la Rai ha fallito, regalando “di tutto e di più” alla base futurista genovese.
Se la situazione non fosse tragica ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate: in un anno è riuscito a ricevere attenzionati dalla Dia in una sede di partito concessa in comodato gratuito da un pluri-inquisito attualmente latitante (con un mandato di cattura per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale) di cui lui è stato pure socio, oltre a esserne lo storico legale.
Ha sputtanato Fli, partito della legalità ,   in tutta la Liguria riuscendo ad allontare tante persone oneste e oltre 200 militanti.
Rimasto senza iscritti e senza sede, ha ceduto metà  partito a “Gente d’Italia”, un partitino dello 0,7% alle scorse regionali, facendosi ospitare in un loro Point, pare concesso a titolo gratuito ovviamente.
In cambio di 400 nuove tessere che possono permettere a Nan di vincere il   congresso regionale di gennaio,   Gente d’Italia ha ottenuto la promessa di posti in lista alle prossime politiche.
Ora estrae dal cappello a cilindro l’annuncio della nuova sede di Fli, descritta in un comunicato come una svolta immaginifica di rilancio del partito: ma di cosa si tratta realmente?
Chi c’è stato parla di una misera stanzetta di 20-25 metri quadri all’interno di un appartamento con altre tre stanze attrezzate pare a uso studio medico o a attivitò connesse.
In ogni caso con una porta principale anonima, senza alcuna targhetta identificativa di Fli, degna delle basi clandestine della KGB e senza alcun incaricato/a che accolga un visitatore potenziale.
Forse, vista l’assonanza con i presunti studi medici in coabitazione, anche Fli Genova, gestione Enrico Nan, riceverà  su appuntamento, come tutti i grandi specialisti (in questo caso della liquidazione di un partito, non della bancarotta fraudolenta di un suo cliente).
D’ altronde a che serve una sede? Per fare attività  politica, ovvio.
Ma se non si ha l’intenzione o la capacità  di farla, in effetti, a che serve tenerla aperta?
Quello che conta è vincere i congressi con le tessere delle truppe cammellate e poi fare il capolista alle elezioni, tutto il resto sono quisquilie e punzellacchere, come diceva Totò,
Ora non ci resta che   attendere una convenzione Asl con il 118: al Fli   di Nan non serve certo un numero verde, basta un numero per l’emergenza.

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STIPENDI PARLAMENTARI, RETRIBUZIONI A CONFRONTO TRA ITALIA ED EUROPA: LA DIFFERENZA LA FANNO I MAXI-VITALIZI

Dicembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

UNO STUDIO DEI TECNICI DI MONTECITORIO MISURA LE SPESE SOSTENUTE DAI CITTADINI EUROPEI PER I LORO RAPPRESENTANTI…IN ITALIA MAGGIORI INDENNITA’ E MENO SOLDI PER SERVIZI E AIUTANTI

A Parigi non hanno diaria, dormono in ufficio. A Londra versano i contributi previdenziali, ma per 5 anni di mandato ricevono al massimo 794 euro di vitalizio (contro i nostri 2.486).
Ai tedeschi detraggono soldi anche per la malattia.
Tutti, hanno indennità  di base di molto inferiori a quella italiana, ma servizi più razionali, soprattutto per collaboratori e segreteria.
I conti in tasca ai deputati di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Parlamento europeo li ha fatti uno studio del Servizio per le competenze parlamentari della Camera già  lo scorso 31 marzo.
Lì si scopre che la vera differenza la fanno i vitalizi, da noi il triplo che altrove. Intanto, di costi della politica si parla anche all’estero: la commissione Ue taglia funzionari e stipendi per risparmiare un miliardo entro il 2020.
Camera dei deputati
630 deputati. L’indennità  parlamentare è di 11.703,64 euro lordi, che diventano 5.486,58 al netto di ritenute fiscali e previdenziali.
Il rimborso spese per il soggiorno è di 4.003 euro.
A questa somma vengono detratte 206 euro per ogni giorno di assenza quando si svolgono votazioni elettroniche.
I deputati viaggiano gratis in autostrada, treno (prima classe), nave e aereo sul territorio nazionale.
Per i trasferimenti in aeroporto c’è un rimborso: da 1.107 a 1.331 euro al mese.
In più, 4.190 euro per il rapporto eletto-elettore, utilizzabile per lo stipendio dei collaboratori. 258 per le telefonate. 2.500 (per legislatura) di spese informatiche. Assegno di fine mandato: 46.814 euro per una legislatura, 140.443 per tre.
Il vitalizio: 2.486 euro al mese dai 65 anni con un mandato, 4.973 euro dai 60 anni con due, 7.460 euro con tre.
Assemblèe nationale
L’Assemblèe nationale ha 577 deputati. L’indennità  lorda è di 7.100 euro, 5.677 tolte le ritenute previdenziali, ma il netto varia in base all’imposta sul reddito.
Alcuni parlamentari hanno a disposizione uffici doppi dove dormire, altri alloggiano in un residence a tariffa agevolata.
Possono avere un prestito di 76mila euro al 2 per cento per comprare un appartamento.
Libera circolazione ferroviaria, ma solo 40 viaggi aerei pagati fra il collegio e Parigi, e 6 fuori collegio. 6.400 euro al mese per spese relative al mandato.
E 9.138 euro per la retribuzione di non più di cinque collaboratori, pagati dal deputato o direttamente dall’assemblea.
Non hanno un assegno di fine mandato ma un sussidio di reinserimento, se disoccupati, per al massimo tre anni. Vitalizio di 1.200 euro per un mandato, 2.400 per due.
Bundestag
Il Bundestag ha 620 parlamentari. Indennità  lorda di 7.668 euro, il netto varia in base all’imposta sul reddito. Non ci sono ritenute previdenziali.
Contributo mensile di 3.984 euro per l’esercizio del mandato, con trattenute da 50 a 100 euro per i giorni di assenza (20 euro per malattia, nessuna trattenuta per maternità  o figli malati).
Libera circolazione ferroviaria, rimborso dei viaggi aerei nazionali nell’esercizio delle funzioni e con giustificativi di spesa.
Tutti hanno un ufficio arredato nei palazzi del Bundestag, e la possibilità  di spendere 1.000 euro al mese per gestirlo.
Ogni deputato può assumere collaboratori a carico del Parlamento per un massimo di 14.712 euro.
Nessun assegno di fine mandato ma un’indennità  provvisoria per 18 mesi. Vitalizio a 67 anni, 961 euro lordi per 5 anni, 1.917 per dieci.
House of Commons
L’House of Commons ha 650 membri. L’indennità  mensile lorda è di 6.350 euro, il netto varia, così come il contributo previdenziale.
Come diaria si può richiedere un rimborso massimo mensile di 1.922 euro, di cui 1.680 per rimborso locazione.
Chi preferisce l’albergo può spendere fino a 150 euro a notte.
Sono rimborsati gli spostamenti in taxi e metropolitana (taxi solo dopo le 23) e i viaggi per l’esercizio delle funzioni solo in classe economica. 1.232 euro di rimborso per l’ufficio nel collegio, 1.004 euro per le spese.
I collaboratori li paga un’agenzia per conto del Parlamento, fino a un massimo di 10.500 euro al mese.
Al termine del mandato possono chiedere un rimborso di 47mila euro per spese connesse al completamento delle funzioni. Il vitalizio, dai 65 anni, varia in base ai contributi versati: 530 euro lordi per un mandato con il minimo, 794 euro con il massimo.
Parlamento europeo
Il Parlamento europeo ha 736 deputati. L’indennità  netta è di 6.200 euro, l’indennità  di soggiorno di 304 euro ogni presenza.
Documentandoli, i deputati possono farsi rimborsare i viaggi effettuati per raggiungere le sedi parlamentari.
Ci sono anche indennità  fisse basate su distanza e durata del viaggio. E 354 euro al mese di rimborso per viaggi al di fuori dello Stato di elezione per motivi diversi dalle riunioni ufficiali.
Ci sono 4.299 euro mensili di rimborso spese generali (ufficio, telefono, informatica). E collaboratori pagati dal parlamento per un importo massimo di 19.709 euro.
A fine mandato indennità  (non cumulabile con pensioni o stipendi) da 6 a 24 mesi. Il vitalizio scatta a 63 anni, 1.392 euro per un mandato, 2.784 per due, 5.569 euro dai 20 anni in poi.

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)

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DOPO LA STRAGE DI FIRENZE, SUL WEB SPAZIO A FRASI RAZZISTE: “E’ ORA CHE QUALCUNO FACCIA PIAZZA PULITA”

Dicembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA: DOPO ANNI DI APOLOGIA DELLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE, CON UNA FORZA XENOFOBA AL GOVERNO DEL PAESE, QUESTI SONO I FRUTTI… CASA POUND NON C’ENTRA NULLA, IL PROBLEMA E’ AVER SDOGANATO IL RAZZISMO E AVERGLI DATO DIGNITA’ CULTURALE

Mentre Casa Pound prende le distanze da Gianluca Casseri («lo conoscevamo appena», “era considerato lo scemo del villaggio”), definendo l’assassinio dei due senegalesi «un gesto ripugnante», «un gesto vile e miope messo in atto da chi non ha a cuore il vero interesse della Nazione e finisce a fare il gioco del potere che a parole sostiene di voler combattere», ci sono forum di sedicente estrema destra in cui gli iscritti celebrano la memoria del loro «camerata».
Su stormfront.org, forum italiano di «White Pride, World White», si leggono commenti che inneggiano a Casseri quale «eroe bianco», che merita «rispetto e onore» perchè ha avuto il coraggio di «fare pulizia di questa immondizia negra».
«E’ uno dei nostri» scrive un utente; «Rispetto e onore» gli fa eco Biomirko.
Chissà  in quale mondo vivono questi due soggetti e a quali riferimenti valoriali facciano capo, ammesso che sappiano leggere.
C’è anche chi azzarda concetti più articolati, come NonConforme, «E’ il prezzo che ha pagato un eroe — dice — una situazione ormai figlia dell’esasperazione di chi ha creato questa società  multietnica che è una bomba a orologeria pronta a esplodere, perchè la storia insegna che tante etnie non possono coesistere insieme».
Ancora più deliranti le affermazioni di un certo Costantino che scrive: «Gli sbirri di m… che non ci sono mai quando un allogeno [uno straniero, ndr] delinque oggi sono stati efficientissimi. E’ terribile, Casseri è morto».
E siccome non c’è limite al delirio, Longobard, un nickname che è tutto un programma, prova a dire la sua: «Firenze è ormai contesa tra bande di sporchi negri criminali. E’ ora che qualcuno faccia pulizia di questa immondizia negra! Via negri e stranieri dall’Italia. Abbattere chi devasta le proprietà  degli italiani».
Intanto su Facebook è subito nata l’immancabile pagina celebrativa dell’omicida, «Onore al Camerata Gianluca Casseri, Italiano Vero».
Pochi gli utenti che inneggiano alla sua terribile azione, una quindicina, ma molto significativi i post: immagini di manifestazioni con tanto di saluto romano, slogan pesantemente razzisti come «Morte ai negri» e frasi antisemite talmente sgrammaticate da risultare quasi incomprensibili («Havete le ore contate bancari giudii»); tanto che Sergio ribatte: «Io che sono albanese scrivo meglio».
A ruota, è nata una seconda pagina fan, sempre su Facebook («Gianluca Casseri e il conte Dracula Vlad Tepes eroi!!!») in cui Costel affianca la figura di Casseri a quella dello storico impalatore (di cui l’omicida era un appassionato), esaltando entrambi come eroi «anti islamici».
Il basso livello degli interventi dimostra che portare studi sulla struttura delle società  aristocratiche (intesa come espressione della mente e non del censo), sulla fenomenologia dei flussi migratori, sulle diseguaglianze dei processi storici e sull’analisi geopolitica può provocare problemi psichici a persone già  scosse mentalmente.
Persino nelle tradizioni di riferimento di costoro, gli eroi   sono ben altri, non certo chi uccide a sangue freddo per odio razziale. Per questo suggeriremmo a certi sfigati una lettura alla presenza di un traduttore che sappia far comprendere i testi a fronte.
Forse costoro dimenticano i milioni di emigranti italiani a cavallo del secolo scorso che, spinti dalla necessità , approdarono nelle Americhe e nei paesi del nord Europa. Salvo che anche costoro, seguendo i loro criteri razziali, non avrebbero dovuto essere abbattuti dai locali a colpi di pistola.
In fondo è un peccato che non esistano più i campi di rieducazione dove, rompendosi la schiena a spaccare pietre per 10 ore al giorno, certi soggetti comprenderebbero i reali problemi della società  in cui vivono.
E che il posto di lavoro non glielo ruba nessuno, se avessero voglia di lavorare.
Anche se in fondo essi sono solo il prodotto dello sdoganamento di una cultura razzista, fatta di egoismi e meschinità , che ha trovato persino rappresentanza al governo del nosstro Paese e dignità  istituzionale (si fa per dire).
Ai figli di Borghezio e Calderoli, acculturati su malfatti Bignami senza libri di testo a fronte, non resta che la trincea razzista per giustificare il proprio fallimento. perchè la sfida del futuro è sulle intelligenze, non sul colore dela pelle.
Ieri non sono morti assassinati “due senegalesi”, ma due esseri umani di nome Mor Diop e Modou Samb che si guadagnavano onestamente da vivere in Italia.
Come un secolo fa nelle baracche svizzere vivevano ai margini della società  tanti Salvatore e Carmela.
E per la povertà  si deve avere rispetto, non odio.

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LIBERALIZZAZIONI OSTEGGIATE, ECCO CHI PROTEGGE LA LOBBY DEI FARMACISTI

Dicembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

COME NEL 2006, AI TEMPI DELLE LENZUOLATE DI BERSANI, I TITOLARI DI FARMACIA CI RIPROVANO A MINACCIARE LA SERRATA PER TUTELARE UN MONOPOLIO ANACRONISTICO… I PROTETTORI SONO IN PARLAMENTO: LORO UOMO DI PUNTA E’ IL SEN. LETTIERI, PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI FARMACISTI DI BARI

Lo avevano già  fatto nel 2006 ai tempi delle lenzuolate di Pier Luigi Bersani: una serrata dei punti vendita per protestare contro il piano di parziale liberalizzazione del settore.
E anche questa volta la lobby dei titolari di farmacia ci riprova, per scongiurare le intenzioni del governo Monti in materia di farmaci di fascia C (con ricetta del medico e costo a carico dell’utente).
Il tentativo di distribuire con maggiore semplicità  certi prodotti, con conseguente aumento di posti di lavoro e calo di prezzi, viene bocciato dalla lobby con la spiegazione che i cittadini non sarebbero adeguatamente tutelati, che nelle farmacie 18mila attuali dipendenti potrebbero perdere il lavoro e che molte farmacie tradizionali verrebbero messe in difficoltà  fino alla chiusura nei piccoli comuni.
La serrata è stata minacciata per impedire che altri farmacisti, attivi nelle parafarmacie e nei corner degli ipermercati, possano vendere prodotti finora monopolio delle farmacie tradizionali.
Per queste ultime la lobby è formata dalla Fofi (Federazione degli ordini dei farmacisti italiani), che in teoria dovrebbe muoversi a nome di tutti gli iscritti all’albo (circa 80mila) e non solo dei circa 17 mila titolari di punti vendita, e dal sindacato Federfarma.
La prima è guidata dal brianzolo Andrea Mandelli, ex candidato parlamentare con Forza Italia, la seconda dalla milanese Annarosa Racca, ora scatenata contro la manovra del premier Mario Monti.
E’ Federfarma che a inizio dicembre ha fatto pubblicare a tutta pagina sui principali quotidiani inserzioni a pagamento per respingere le intenzioni del governo, ed è ancora Federfarma che adesso ha ipotizzato di organizzare la serrata.
Secondo le principali associazioni dei parafarmacisti, come Il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) e l’Associazione nazionale parafarmacie italiane (Anpi), le accuse per impedire la vendita diffusa dei farmaci di facia C sono «menzogne», al punto di aver incaricato alcuni avvocati per valutare gli estremi di «procurato allarme, falso ideologico e diffamazione».
La lobby ordinistica e sindacale dei titolari di farmacia (spesso figli o parenti di altri titolari) conta da sempre rappresentanti in Parlamento.
Oggi la punta ha il nome del senatore pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri, contemporaneamente presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bari e vicepresidente della Fofi.
Negli ultimi anni, come segretario della commissione Igiene e sanità  al Senato, D’Ambrosio Lettieri ha gestito il percorso politico del progetto di legge Gasparri-Tomassini il cui (vano) obiettivo è stato quello di ridimensionare la portata della lenzuolata di Bersani, ovvero il poter vendere farmaci da banco (senza ricetta) anche fuori dalle farmacie tradizionali.
Durante l’ultimo governo Berlusconi, sono stati vari i tentativi parlamentari a favore del ritorno dello status quo inseguito dalla lobby: un bersaglio mancato solo per poco.
Con l’avvento di Monti, per Fofi e Federfarma è tornato l’incubo.
A fronte di un primo testo di decreto in cui il governo tecnico ha aperto il mercato dei farmaci di fascia C, la lobby ha fatto sentire il proprio peso. Subito, diversi sono stati (una trentina) gli emendamenti di parlamentari di vari partiti.
In cinque casi si tratta di interventi soppressivi (addio libera vendita di farmaci), in 24 casi di interventi correttivi.
Per esempio cercando di modificare i parametri demografici di riferimento per poter aprire una farmacia: un punto vendita non più ogni 5 mila abitanti ma ogni 3.500 (nei comuni fino a 12 mila residenti), in modo da sottrarre spazio alle parafarmacie; oppure chiedendo di predisporre degli elenchi di fascia C esclusi dalla liberalizzazione, anche qui riducendo il business dei nuovi entranti.
A favore dei camici bianchi tradizionali si è schierato il Pdl, sia pure con alcune eccezioni contrarie (come nel caso di Enrico Costa, favorevole a una liberalizzazione ancor più spinta).
Quindi è stata la volta di Lega e del Fli (con l’eccezione di Angela Napoli), compatti nel voler dare ascolto alla lobby dei farmacisti.
Sul fronte opposto, a sostegno della spinta del governo Monti, si sono esposti esponenti di Udc e Pd.
Ma la situazione appare comunque incerta, ed ecco la serrata.

Le ricostruzioni contenute in questo articolo sono tratte dal libro I veri intoccabili, di Franco Stefanoni (edizioni Chiarelettere)

argomento: Costume, denuncia, economia, la casta, Lavoro, PdL, Politica, radici e valori, sanità | Commenta »

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