Destra di Popolo.net

“NON MOLLARE, LOTTIAMO CON TE”: TUTTA L’ITALIA IN ANSIA PER UN GRANDE UOMO, ESEMPIO DI VITA, DI VALORI E DI CORAGGIO

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

DAL PREMIER CONTE A FEDERICA PELLEGRINI: “FORZA ALEX…CAZZO, ADESSO DEVI METTERCELA TUTTA”

Un coro di voci spinge Alex Zanardi, in queste ore difficili.
Dopo l’incidente sulla handbike, per cui l’ex pilota è ora ricoverato in gravi condizioni a Siena, sono arrivati da tutta Italia messaggi commossi e di incoraggiamento.
A partire dal premier Giuseppe Conte, che ha scelto twitter per inviare a Zanardi il proprio pensiero: “Mai ti sei arreso e con la tua straordinaria forza d’animo hai superato mille difficoltà . Forza Alex #Zanardi, non mollare. Tutta l’Italia lotta con te”. Parole a cui si aggiungono quelle del Ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora: “Forza Alex, non mollare”.
Il presidente del Comitato paralimpico italiano Luca Pancalli, a cui Zanardi ha regalato due ori paralimpici ai Giochi, ha lasciato un messaggio emozionato: “Sono sconvolto, senza parole. Una notizia terribile. Siamo nelle mani dei medici e confidiamo nella forza di Alex”.
Non ha fatto mancare la propria voce neanche Federica Pellegrini. La nuotatrice azzurra ha usato i social per trasferire la propria speranza: “Forza Alex…cazzo adesso devi mettercela tutta”.
Sono centinaia i messaggi di incitamento sui social. L’ex pilota di F1 Giancarlo Fisichella scrive: “Forza Alex ce la farai anche questa volta”. Come l’ex ct della nazionale di volley Mauro Berruto: “no no no no, Alex no, Dai, tu sai come fare… forza Alex, siamo TUTTI qui di fianco a te”. Luca Bizzarri posta su twitter: “Dai Alex, non fare scherzi. Forza”.

(da agenzie)

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LA COPPIA CINESE GUARITA ALLO SPALLANZANI HA DONATO 40.000 DOLLARI ALL’ISTITUTO

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

IL BEL GESTO INASPETTATO: “CI AVETE SALVATO LA VITA, AMIAMO LO SPALLANZANI, AMIAMO L’ITALIA”

Avevano lasciato Roma dicendo: «Ci avete salvato la vita. Amiamo lo Spallanzani, amiamo l’Italia». Ora la coppia cinese che ha rappresentato i primi due casi di Coronavirus in Italia ha deciso di fare una donazione da 40mila dollari all’Istituto capitolino che li ha curati e salvati.
Un bel gesto per ringraziare i medici e il personale sanitario che, durante i due mesi in cui sono stati ricoverati a Roma, si sono presi cura di loro. Soldi che serviranno per finanziare la ricerca.
«La scelta di fare una donazione a favore dell’Istituto Spallanzani è un atto di grande generosità  e di riconoscenza — ha commentato l’Assessore alla Sanità  della Regione Lazio, Alessio D’Amato. C’è un proverbio cinese che recita: ‘Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita’». E nel loro viaggio la coppia cinese ha affrontato una durissima prova di salute, superata grazie al lavoro senza sosta di medici e infermieri dello Spallanzani, i primi a trovarsi di fronte a quella montagna ignora chiamata Coronavirus.
«Ecco il viaggio e la vicenda della coppia di Wuhan curata all’Istituto Spallanzani, che è un’eccellenza del nostro sistema sanitario regionale riconosciuta in tutto il mondo, e che sono stati il primo caso di positività  in Italia, rimarrà  impressa nella loro e nella nostra memoria — ha proseguito Alessio D’Amato -. Voglio dunque rivolgere loro un ringraziamento e un invito a fare ritorno a Roma».
Si tratta del lieto fine, con tanto di ringraziamento non solo simbolico ma attivo, di una storia che all’inizio sembrava non lasciare speranze. La coppia cinese venne ricoverata all’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma alla fine del mese di gennaio, dopo esser stata soccorsa presso un Hotel della centralissima via Cavour. Furono loro i primi contagiati da Coronavirus nel nostro Paese. Le loro condizioni di salute erano apparse immediatamente gravi, tanto da costringere i medici alla decisione di ricoverarli in terapia intensiva. Dopo due mesi, tra cure e riabilitazione, marito e moglie furono dichiarati clinicamente guariti il 19 marzo scorso.

(da agenzie)

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L’IMMAGINE SIMBOLO DELLE PROTESTE DI LONDRA: IL MANIFESTANTE ANTI-RAZZISMO CHE AIUTA L’ESTREMISTA NEONAZISTA

Giugno 14th, 2020 Riccardo Fucile

DURANTE GLI SCONTRI CON LA POLIZIA UN ESTREMISTA FERITO VIENE CARICATO SULLE SPALLE DI UN GIOVANE DI COLORE CHE LO PORTA IN SALVO

È l’immagine che potrebbe riconciliare Londra e il Regno Unito spaccati dalle proteste e dalle polemiche degli ultimi giorni, travolgenti anche qui dopo l’uccisione di George Floyd in America. È un’immagine di pietas, di compassione postmoderna, che da ieri sera sta facendo il giro del Paese e della Rete.
È un’immagine che infonde speranza e fiducia nonostante le lacerazioni razziali e le ferite sociali di questi ultimi giorni, riapertesi oltremanica dopo le manifestazioni antirazziste di Black Lives Matter due weekend fa, gli scontri che ne sono scaturiti, lo sfregio alla statua di Churchill, vergata da un giovane manifestante nero con “era un razzista” fino alla contromanifestazione di hooligan ed estrema destra di ieri: scontri con la polizia, giornalisti picchiati (tra cui l’italiano Corrado Amitrano) e l’oltraggio della targa a Keith Palmer, il poliziotto inglese ucciso dall’Isis nel 2017 a Westminster, che un dimostrante (poi arrestato) ha scambiato per orinatoio.
Ora però, l’immagine che potrebbe cambiare molte cose. Un uomo nero, muscoloso, con jeans e maglietta, giubbotto e cappelli neri, che si carica sulle spalle un manifestante opposto e contrario, bianco, di destra. Non per scontrarsi fisicamente con lui, visto che intorno, all’esterno della stazione londinese di Waterloo, infuria la battaglia tra gli attivisti di Blm e hooligan e destra radicale. Anzi, l’uomo nero, tuttora sconosciuto, porta in braccio l’uomo bianco, anche lui di generalità  ignote, proprio per salvarlo dalla furia e dalla violenza, dato che è ferito.
Dovrebbe essere la normalità : la fratellanza e la solidarietà  tra esseri umani. Ora invece ce ne stupiamo. Segno di tempi non confortanti. Ma, contemporaneamente, questa pietas è anche il segno che si può restare umani, persino nelle circostanze più violente.
E che, forse, un mondo migliore è sempre possibile.

(da agenzie)

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IN RICORDO DI FRANCESCA MORVILLO, LA MOGLIE DI GIOVANNI FALCONE E LA SUA CONSAPEVOLEZZA CHE SAREBBE MORTA ACCANTO A LUI

Maggio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

E’ STATA UNA DELLE PRIME ITALIANE A VINCERE IL CONCORSO IN MAGISTRATURA… LA RINUNCIA COSCIENTE AD AVERE FIGLI “PERCHE’ NON SI METTONO AL MONDO ORFANI”

Bisogna ammettere che di Francesca Morvillo si è sempre detto poco, ma non certo perchè lei fosse una “costola”, un accessorio muto del marito, ma perchè Giovanni Falcone ieri come oggi è sempre stato considerato un eroe, la sua di luce avrebbe messo all’ombra chiunque, anche una moglie come la Morvillo.
Era una donna mite e discreta ma il suo ruolo nella vita del marito è stato così importante che oggi molti amici della coppia affermano che forse il Falcone che abbiamo conosciuto non avrebbe avuto tale forza e determinazione senza di lei.
Prima di tutto partiamo da una considerazione. Quando il 23 maggio del 1992, alle 17.58, una carica di cinque quintali di tritolo fece saltare in aria un pezzo dell’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, vicino a Palermo, azionata dalla mano Giovanni Brusca, uccidendo il giudice Giovanni Falcone insieme alla sua scorta, e alla moglie appunto, Francesca non era lì per caso. Non fu un inciampo. Sapeva che prima o poi la mafia avrebbe ucciso anche lei e lei non si è mai tirata indietro.
Francesca Morvillo è la prima e unica magistrata assassinata nel nostro Paese. E’ stata una delle prime italiane a vincere il concorso in magistratura nel 1968, ha avuto una carriera brillante molto prima di conoscere Giovanni. E’ stata Sostituto Procuratore al Tribunale dei Minori di Palermo, prima che l’italiano media conoscesse il nome di Falcone.
Si conoscono a casa di amici nel 1979. Sono entrambi sposati e lui era appena tornato a Palermo dopo 14 anni di assenza. Succede che si innamorano e lasciamo i loro compagni. Francesca sa molto bene cosa fa. Sa che non sarà  facile che lui non è un uomo come tanti. E Giovanni dal canto suo sa che solo una collega che si batte con passione per la giustizia come Francesca può sopportare tutto quello che gli anni insieme riserveranno a entrambi.
Da subito una scorta che non li lascerà  mai e poi la rinuncia ad avere figli perchè come le disse un giorno Giovanni “Francesca, non si mettono al mondo orfani”.
Le foto che abbiamo di lei sono quasi tutte sorridenti, ma possiamo immaginare quanto sia stata dura. Dopo il periodo all’Asinara, è tornata a lavorare, non ha mai lasciato il suo impiego di magistrata e ha sempre aiutato Giovanni, per senso di giustizia e amore per la legalità  ogni volta che lui le sottoponeva i suoi provvedimenti più delicati. Spesso lei è stata in disaccordo e glielo ha detto.
Si sposano, e poi arriva il momento in cui dopo il primo attentato sventato mentre sono in vacanza lui vuole divorziare per salvarla, ma lei resta, non solo per amore ma perchè Lei è una donna di Stato e quella è anche la sua guerra alla Mafia.
Altro che ombra… Francesca Morvillo è stata luce, è stata la degna compagna di un uomo non certo comune.
Sapete, forse è stata più coraggiosa, più caparbia, ostinata, eroica, perchè ha sempre saputo che non sarebbe stata ricordata mai quanto lui, ma è andata incontro alla morte lo stesso. Per amore di giustizia e per amore di un Uomo.

(da Globalist)

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I 70 GIORNI DA VOLONTARIO DEL CAMPIONE DELLA NAZIONALE ITALIANA DI RUGBY MAXIME MBANDA’: “HO TRASPORTATO PIU’ DI CENTO PAZIENTI, LA SERA PIANGEVO”

Maggio 20th, 2020 Riccardo Fucile

SULLE AMBULANZE DELLA CROCE GIALLA DI PARMA: “NON CONTANO SOLO I SOLDI NELLA VITA, QUESTA ESPERIENZA TI SEGNA, RIFAREI TUTTO”

“Sono stati i 70 giorni più impegnativi della mia vita. Ho trasportato più di 100 pazienti, fatto turni massacranti, pranzavo alla sera, perchè non potevo togliermi quella tuta per non rischiare di contagiarmi finchè non venivo sanificato. Mi sono fatto una promessa prima di entrare per la prima volta su un’ambulanza e ho cercato di rispettarla”.
Maxime Mbandà , 27enne terza linea delle Zebre e della Nazionale, è tornato ad allenarsi alla Cittadella di Parma ma la sua esperienza da volontario della Croce Gialla durante l’emergenza coronavirus l’ha segnato.
“Durante il periodo più intenso ho pianto la sera – ha scritto sui social il rugbista nato a Roma – sfogandomi per quello che vedevo durante il giorno ed a cui non ero abituato, non riuscivo a prendere sonno la notte nonostante fossi distrutto e mi sono ritrovato anche a svegliarmi alle 3 del mattino tutto bagnato per poi scoprire che mi ero fatto la pipì addosso. Quella tuta è stata così tanto la mia seconda pelle in questi due mesi che una volta dopo ore di servizio (e per fortuna avevo finito l’ultimo trasporto della giornata) non sono riuscito a trattenermi e me la sono fatta sotto, di nuovo”.
“Pensavo di avere problemi, stavo vivendo una seconda infanzia in pratica, ma semplicemente non stavo rispettando il mio corpo. Volevo essere in servizio il più possibile e mi sentivo addirittura in colpa quando non ero in Croce Gialla ad aiutare gli altri volontari. Detto questo, rifarei tutto dall’inizio. Anzi, ho ammesso più   volte in questo periodo di essermi pentito di non aver iniziato prima e consiglierò d’ora in poi a chiunque di provare a svolgere dei servizi di volontariato e di cercare di percepire le emozioni che lascia, che sono imparagonabili con qualsiasi altra esperienza. E’ giusto pensare ai soldi e alla sopravvivenza nella vita, ma fare qualcosa senza pensare a una retribuzione ma facendola partire dal cuore ha un sapore che per me è paragonabile a quello di un tiramisù, il mio dolce preferito. E spero che, chiunque mai si possa trovare a bussare alla porta di un’associazione, trovi dall’altro lato delle persone splendide – ha concluso Mbandà  – che lo accolgano come una persona di famiglia, come è stato per me qui in Seirs Croce Gialla a Parma”.

(da agenzie)

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GIOVANE DI 17 ANNI RIFIUTA 8 MILIONI DI DOLLARI PER IL SUO SITO DI TRACCIAMENTO DEL COVID-19: “NON VOGLIO APPROFITTARNE”

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

“HO SOLO 17 ANNI, NON VOGLIO DIVENTARE UNO SPECULATORE, HO ALTRI PIANI PER IL FUTURO”

A soli 17 anni ha creato un sito web di tracciamento del Covid-19 che oggi conta 30 milioni di utenti giornalieri: Avi Schiffmann, studente dello Stato di Washington, ha però rifiutato 8 milioni di dollari che gli erano stati offerti in cambio della sua creatura. Il motivo? “Non voglio approfittarne”, ha dichiarato.
Ha rinunciato anche ad un posto di lavoro alla Microsoft e ad investimenti pubblicitari.
“Ho solo 17 anni, non mi servono 8 milioni di dollari, non voglio diventare uno speculatore”, ha dichiarato il 17enne alla stampa. “Molti mi dicono che rimpiangerò questa decisione, ma ho altri piani per il futuro”, ha aggiunto.
Da quando il suo sito è online, oltre 700 milioni di utenti unici lo hanno visitato. E invece che affidarsi alle entrate pubblicitarie, Schiffmann ha preferito aprire una sottoscrizione volontaria, pur di mantenere la sua autonomia.
Ma in cosa consiste il sito da lui fondato? Si tratta di un unico luogo virtuale in cui trovare tutte le informazioni sul Covid-19, costantemente aggiornate con statistiche divise per paesi, mappe, numero di morti e di contagi.
“Spero che in futuro strumenti come questo vengano creati direttamente dall’Organizzazione mondiale della Sanità  – ha affermato qualche tempo fa a Business Insider -. La responsabilità  di creare questi ‘tool’ non dovrebbe essere di un ragazzino a caso, ma delle persone che si occupano per lavoro di statistiche”.

(da agenzie)

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IL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO E’ IL NUOVO CAPO DEL COMMISSARIATO DI MONDELLO

Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile

IL VICEQUESTORE ERA DA 11 ANNI A CEFALU’, ORA MANFREDI TORNA A PALERMO

Una serie di trasferimenti, avvicendamenti e promozioni di funzionari ha interessato la questura di Palermo. Promossa alla qualifica di primo dirigente della Polizia di Stato, Rosaria Maida, già  responsabile della Sezione Reati sessuali e in danno di minori della Squadra mobile di Palermo e punto di riferimento in provincia nell’attività  di contrasto alla violenza contro le donne e contro le fasce vulnerabili in genere.
Nell’ambito della periodica riorganizzazione degli incarichi relativi agli Uffici e alle articolazioni territoriali, assume l’incarico di dirigente del commissariato di Mondello il vice questore Manfredi Borsellino, proveniente dal commissariato di Cefalù, figlio del giudice Paolo, ucciso dalla mafia il 19 luglio di 28 anni fa.
A dirigere il presidio territoriale di Cefalù, il vice questore Francesco Virga, proveniente dall’Ufficio di Gabinetto della questura, quale portavoce del questore.

(da agenzie)

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CHI E’ IL SINDACO DI FORTE DEI MARMI CHE HA DATO UNA LEZIONE A PORRO

Maggio 17th, 2020 Riccardo Fucile

CARDIOCHIRURGO PEDIATRICO TRA I MIGLIORI D’EUROPA, UNA VITA AL MAYER DI FIRENZE, HA OPERATO 9.000 BAMBINI… QUANDO SCADRA’ IL MANDATO ANDRA’ NEI PAESI POVERI PER FORNIRE ASSISTENZA MEDICA

Ieri abbiamo parlato di Bruno Murzi, il sindaco di Forte dei Marmi che ha fatto un ritratto di Nicola Porro, il conduttore che ha avuto il coraggio di spacciare Eleonora Brigliadori e Red Ronnie come esperti di vaccini durante una trasmissione della RAI (e quindi con i nostri soldi) e purtuttavia ha ancora la faccia di bronzo di parlare di qualcosa.
Nella fattispecie qualche giorno fa Porro   ha fatto la sua solita videoscenetta imitando Mario Giordano che imita Gianfranco Funari che imitava uno sciacquone che però a differenza degli altri tre almeno una sua funzione ce l’ha prendendosela con il sindaco di Forte dei Marmi perchè ha dato il permesso di giocare a tennis soltanto ai residenti.
Murzi gli ha risposto nell’unico modo possibile, ovvero spiegandogli che è un incompetente che non sa di cosa parla: “Tu Porro non sai che neanche oggi i milanesi potrebbero venire a giocare a tennis a Forte dei Marmi, quindi lasciarlo fare ai residenti è una necessità . Io poi mi sono un po’ rotto i coglioni di avere gente come Porro, supponente e senza contraddittorio, che continua a gettare discredito sulla gente senza nessuno che dica “ehi amico, stai dicendo una bischerata. La tua responsabilità  è quella di parlare davanti a una telecamera senza contraddittorio, la mia è quella di prendermi responsabilità : noi sindaci ce le prendiamo ogni giorno per due lire, tu li dovresti considerare degli eroi i sindaci italiani. Ma chi cazzo te lo paga? Neanche sai di cosa stiamo parlando, io non ho paura di assumermi le responsabilità  e mettere le mani nella merda. Questa è la differenza tra chi parla, parla, parla senza assumersi responsabilità  e me”.
Ma oggi è anche interessante ricordare chi è Murzi, ovvero un cardiochirurgo (e quindi un medico, ovvero uno che capisce di cosa parla quando parla di epidemie, al contrario di Porro che ha studiato virologia all’Università  della Strada) che lavorava all’ospedale pediatrico Meyer   e prima di andare in pensione aveva operato 9mila bambini:
Adesso, dopo quarant’anni vissuti «a 100 all’ora» da cardiochirurgo pediatrico, tra i migliori d’Europa, ha deciso di togliersi, (ma non per sempre), il camice bianco da primario dell’Ospedale pediatrico apuano, una delle eccellenze della sanità  italiana, per continuare la sua missione da volontario, nei paesi più poveri. Intanto veste la fascia tricolore da sindaco: a dir la verità , la indossa dal giugno del 2017 quando è stato eletto per la prima volta sindaco di Forte dei Marmi . Un piccolo comune, poco più di 7 mila abitanti in inverno, che d’estate diventa capitale della mondanità  con nomi blasonati di politici, imprenditori, artisti, magnati.
Poteri Forti? «Mai sentita la loro presenza, mai avuto pressioni», risponde Murzi, 67 anni, versiliese doc.
Di lui dicono che sia un uomo di cuore nell’accezione più ampia del termine. Certo, ancora oggi appare nelle classifiche dei big della cardiochirurgia pediatrica internazionale e i colleghi lo giudicano un innovatore, ma non c’è solo la medicina, perchè Bruno è anche un uomo che guarda ai sentimenti. Il «dottor sindaco» è anche tra i fondatori di una onlus, «Un Cuore un Mondo», che aiuta bambini in tutti i continenti.
«È stata ed è ancora oggi l’elemento logistico dell’Ospedale pediatrico apuano — spiega Murzi — perchè molti bambini stranieri arrivano a Massa per farsi operare e molti sono i volontari che vanno in molti paesi, soprattutto del Terzo Mondo, a lavorare gratuitamente. E io, da chirurgo pensionato, vorrei continuare ad aiutare i bimbi in tutto il mondo. Ho già  in mente missioni in Etiopia, Eritrea, Libia».
Da primo cittadino Murzi ha cercato di portare in Comune l’organizzazione messa in pratica come primario . «Ho lavorato e sto lavorando ancora oggi — sottolinea — sulle responsabilità  individuali. Se un infermiere lavora male lo chiama il procuratore della repubblica, se un dirigente lavora male di solito non succede nulla e questo non è ammissibile. Ho visto però grande impegno e voglia di assumersi le giuste responsabilità ».
Sul fronte politico Bruno Murzi rappresenta una lista civica: «Ne fanno parte — dice — persone che hanno appartenuto a ogni schieramento, non è importante l’appartenenza. È invece essenziale lavorare per i cittadini. Io ho rinunciato all’indennità  da sindaco e i miei assessori hanno fatto lo stesso. I soldi vanno al sociale per aiutare la gente».
E niente, si potrebbe anche fare un confronto con la biografia di Porro. Ma sarebbe un inutile accanimento.

(da “NextQuotidiano”)

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IO, UOMO DI SINISTRA, E L’INCONTRO CON MARZIO TREMAGLIA

Maggio 14th, 2020 Riccardo Fucile

QUANDO LA DESTRA E LA SINISTRA NON COSTRUIVANO MURI MA LI ABBATTEVANO

La lettera di Daniele Marantelli della direzione nazionale del Pd

“Sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa di Marzio Tremaglia. Nel mio cammino ho avuto la fortuna di incontrare leader politici, uomini di governo e delle istituzioni, straordinari testimoni della Chiesa, intellettuali, campioni dello sport, personalità  del cinema, della musica e dello spettacolo. Tante persone semplici. Non tutti hanno lasciato in me, uomo di sinistra fino al midollo, privo di pregiudizi, vaccinato da ragazzo al culto della personalità , tracce importanti. Marzio Tremaglia, uomo di destra, si. In questi giorni così tribolati ho provato a darmi una spiegazione.
Siamo stati entrambi eletti consiglieri regionali in Lombardia nel 1995.
A lui, di Alleanza Nazionale, fu assegnato il compito di Assessore alla Cultura. A me, del Pds., all’opposizione, quello di Segretario della Commissione Cultura.
Mi colpirono subito i suoi modi garbati, la curiosità  intellettuale, la fantasia, i tratti di una persona priva di pregiudizi, la sua autonomia politica di fronte alla esuberante personalità  del Presidente della Giunta Roberto Formigoni.
Era rimasto, a sua volta, sorpreso quando seppe che al congresso provinciale del partito di cui ero segretario, avevo invitato il Sen. Pellicini, responsabile locale di An.
Non era mai accaduto. Volevo abbattere un muro. Pellicini si commosse.
Purtroppo, a differenza della Germania, a tutt’oggi in Italia non abbiamo saputo costruire una memoria condivisa. Anche da lì dipendono molte delle nostre debolezze. Quella vicenda contribuì a rafforzare un dialogo personale che andasse oltre quello, naturale, di carattere istituzionale.
Mi stimolava sentire le sue tesi su un mondo che non poteva essere ridotto a mercato. Da convinto ammiratore di Carlo Cattaneo e Altiero Spinelli, ascoltavo con interesse la sua lucida difesa del ruolo dello Stato.
La critica più corrosiva rivolta al mio campo era che l’economia e la finanza erigevano muri contro i diritti dei popoli. Proprio così. Una contraddizione che, in effetti, negli anni successivi la sinistra avrebbe pagato a caro prezzo. Tremaglia attribuiva grande importanza alla cultura e al dialogo fra diversi.
Il 14 luglio 1998 il Ministro Luigi Berlinguer, persona a me cara, istituì l’Università  dell’Insubria. Un risultato storico, tant’è che da allora nessuna Università  pubblica è stata istituita in Italia. Reso possibile dal dialogo fra maggioranze politiche diverse tra loro. In Provincia di Varese la Lega, in Regione il Polo, al Governo l’Ulivo.
Tenevo molto a quell’obiettivo e in quel lavoro complesso potei sempre contare sulla leale collaborazione di quello “strano” assessore regionale di destra.
Pochi mesi dopo apprendemmo la tremenda notizia della sua malattia, affrontata con coraggio e dignità , che in meno di due anni lo avrebbe sottratto, giovanissimo, ai suoi cari e alla politica.
Cosa avrebbe fatto di fronte ad una pandemia che ha sconvolto il mondo, colpito duramente la Lombardia, scuotendo in profondità  la sua amata terra bergamasca?
È impossibile rispondere. In Lombardia le preoccupazioni per il futuro sono grandi, almeno quanta la voglia di reagire.
La frattura fra Nord e Sud, tra lavoratori dipendenti e autonomi, assumerà  nei prossimi mesi caratteri inediti. Il Covid-19 ha investito brutalmente un tessuto produttivo e un mondo del lavoro autonomo che sono una fonte indispensabile per l’apparato pubblico e i trasferimenti sociali dell’intero Paese.
Di fronte alle ansie di milioni di persone, famiglie, imprese, sarebbe necessaria una leale collaborazione istituzionale fra Governo, Regione Lombardia, Enti locali, forze sociali, associazioni di categoria. Sommando e unendo le forze, non sprecando energie in polemiche inconcludenti.
Guai se la paura si trasforma in rabbia in una regione che ha, aveva, 800.000 imprese e rappresenta oltre il 22% del Pil nazionale.
Il 95% dei cittadini non ha fiducia nei politici italiani. È allarme rosso per chiunque creda nella democrazia e nella libertà  e voglia contrastare vecchie e nuove disuguaglianze.
Non credo che Marzio Tremaglia avrebbe ignorato il sacrosanto invito del Presidente Mattarella alla leale collaborazione fra Istituzioni. Si sarebbe impegnato, con proposte concrete, affinchè la locomotiva del Paese potesse essere all’altezza delle sfide che attendono l’Italia, così come è avvenuto nei momenti di svolta della nostra Storia.
Mi è chiara, fin dalle scuole medie, la differenza fra sinistra e destra. So che a me, militante del Pd, manca molto un interlocutore di “destra”, consapevole che nei momenti d’emergenza serve un respiro capace di   abbattere i recinti del passato e guidarci verso un sentiero antico e modernissimo.
Quello che guarda al bene comune. Non è retorica. È politica.

Daniele Marantelli
direzione nazionale del Pd

(da “Huffingtonpost”)

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