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“FIERI DI NOSTRA FIGLIA, STA FACENDO LA COSA GIUSTA”: PARLANO I GENITORI DELLA PATRIOTA EUROPEA

Giugno 28th, 2019 Riccardo Fucile

“NON HA PAURA DI NULLA, HA GIRATO IL SUDAMERICA IN AUTOSTOP, E’ STATA IN ANTARTIDE, HA FATTO LA VOLONTARIA PER OTTO MESI IN KAMTCHATKA, HA GIRATO IL PAKISTAN DA SOLA, FA SEMPRE LA COSA GIUSTA E NON LA FERMA NESSUNO”

La famiglia della Capitana della Sea Watch risiede a Ovelgà¶nne, frazione di Hambà¼hren, in Bassa Sassonia. Il signor Ekkehart risponde al telefono con la voce serena: «Se sono orgoglioso di mia figlia? Certo che sì. Preoccupato per lei? Ma no, se la sa cavare».
L’ingegner Ekkehart, 74 anni, è il papà  di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, la ragazza che Matteo salvini ha definito una «sbruffoncella», e di sua figlia dice: «Si possono non condividerne i modi, ma sta facendo la cosa giusta».
Racconta tutto Sandro Orlando sul Corriere.it.
La signora Siglinde, dalle sue spalle, gli fa eco: «Quello che sta facendo esprime pienamente il suo carattere, Carola fa sempre quello che ritiene giusto». Solo che mentre la mamma ammette di aver paura, il papà , un ingegnere elettronico in pensione dopo 30 anni di lavoro nell’industria militare, si mostra tranquillo: «Mia figlia ha 31 anni, e sa quello che fa». Aggiungendo poi divertito: «Carola parla cinque lingue e conosce anche un po’ di italiano, speriamo solo che non abbia il modo di perfezionarlo in qualche vostro carcere»
«Quando era più piccola ha girato tutto il Sudamerica in autostop. È stata in Antartide e al Polo Nord, ha fatto per otto mesi la volontaria in una riserva in Kamtchatka, e andata in Pakistan da sola e non ci ha mai dato preoccupazioni», continua il signor Ekkehart, spiegando di aver sentito sua figlia l’ultima volta domenica scorsa, quando era già  vicino Lampedusa: «Ma la linea era molto disturbata, e abbiamo comunicato poi via mail».
Lui è stato un ex ufficiale della Marina, «colonnello», aggiunge in italiano. Se questo ha influito sulle scelte di Carola? «Ma no, io al massimo ho navigato su una barca a vela». Eppure mentre la più grande, Barbara, ha seguito le sue orme, studiando ingegneria all’università  di Hannover, l’altra ha deciso dopo le superiori di intraprendere la carriera marittima, e si è iscritta alla scuola nautica di Elsfleth, vicino Brema. «All’epoca era miope, e con quel difetto visivo non poteva essere ammessa. Così decise di farsi l’operazione col laser».
Dopo otto semestri di corsi ed esercitazioni Carola comincia così ad imbarcarsi come ufficiale di complemento sulle navi da crociera in Sudamerica. «Lavorava dai tre ai sei mesi, ma poi il resto dell’anno viaggiava». È un po’ una mania di famiglia questa, perchè anche Barbara gira molto in Sudamerica come volontaria di Ong cristiane, prima di essere assunta nella filiale della Volkswagen in Messico, e poi in quella in Brasile

(da Globalist)

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PALERMO, IL SINDACO: “CITTADINANZA ONORARIA A EQUIPAGGIO DELLA SEA WATCH”

Giugno 27th, 2019 Riccardo Fucile

“PER IL LORO CONTRIBUTO AL SALVATAGGIO DI VITE UMANE”

“La cittadinanza onoraria di Palermo all’equipaggio e allo staff della Sea Watch. Agli uomini e alle donne che hanno dimostrato il loro impegno mostrato di fronte al drammatico ed inarrestabile flusso migratorio, contribuendo in modo determinante al salvataggio di vite umane”.
L’annuncio del riconoscimento arriva dal sincaco di Palermo, Leoluca Orlando, mentre la nave è ancora in mare e tenta di avvicinarsi al porto di Lampedusa.
La motivazione è analoga a quella per la cittadinanza onoraria alla guardia costiera (ottobre 2015) e a medici senza frontiere (settembre 2015).
“Vogliamo rendere omaggio a cittadini e cittadine che negli ultimi mesi sono protagonisti di una operazione di umanità  e professionalità ; un atto di amore e coraggio che giorno dopo giorno ha salvato e salva vite umane, ridato speranze e costruito un ponte di solidarietà  nel mare mediterraneo, anche contro logiche, politiche e leggi che poco hanno di umano e civile”.

(da agenzie)

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CAROLA RACKETE, LA CAPITANA CHE HA SCONFITTO IL BULLO FUORICORSO: 31 ANNI, QUATTRO LINGUE, LAUREATA IN INGHILTERRA

Giugno 26th, 2019 Riccardo Fucile

A 23 ANNI ERA GIA’ AL TIMONE DI UN ROMPIGHIACCIO MENTRE QUALCHE COMUNISTA PADANO FIGLIO DI PAPA’ SI FACEVA LE BIRRETTE AL LEONCAVALLO

La Capitana che ha sconfitto il Capitano si chiama Carola, è tedesca, ha 31 anni, da sette lavora al timone di una nave, da tre a bordo della Sea Watch.
Prima di diventare il capitano della Sea Watch 3, Rackete ha imparato a parlare quattro lingue, si è laureata in conservazione ambientale alla Edge Hill University nel Lancashire con una tesi sugli Albatros e ha navigato per cinque anni nei mari del Nord. A 23 anni era al timone di una rompighiaccio al circolo polare artico, ufficiale di navigazione su un’imbarcazione di uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, l’Alfred Wegener Institute.
Due anni dopo era secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond, sempre nel campo delle spedizioni polari.
Quattro anni fa, la 27enne Rackete era a bordo della Arctic Sunrise di Greenpeace, per poi iniziare a pilotare piccole imbarcazioni che portavano turisti e ricercatori nelle isole Svalbard, nel mare Glaciale Artico.
Ha lavorato anche con la flotta della British Antartic Survey e nell’estate del 2018 ha navigato nelle acque gelate dell’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe.
Non solo comandante di navi private, Rackete infatti per anni è stata attiva nel mondo del volontariato e dal 2016 lo fa per Sea Watch.

(da agenzie)

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LA PATRIOTA EUROPEA FORZA IL BLOCCO ILLEGALE: LA SEA WATCH ENTRA NELLE ACQUE ITALIANE E PUNTA SU LAMPEDUSA

Giugno 26th, 2019 Riccardo Fucile

“BASTA, ENTRIAMO PER NECESSITA’ E PER RESPONSABILITA'”… “SO COSA RISCHIO MA LA VITA DI QUESTE PERSONE CONTA DI PIU'” … UNA GIOVANE   DONNA   CORAGGIOSA IN UN MONDO DI VIGLIACCHI

”Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”.
Con queste parole Carola Rackete, capitano della Sea Watch, ha deciso di forzare il blocco e dirigersi in acque italiane portando i migranti a Lampedusa.
Questo mentre l’Ue faceva sapere di essere “in contatto con vari Stati membri” per attuare il “ricollocamento per le persone che si trovano a bordo della Sea Watch” una volta che saranno sbarcati
La Ong commenta: “Nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile, l’Europa ci ha abbandonati. La nostra Comandante non ha scelta” e su twitter motiva la decisione: “Non per provocazione ma per necessità , per responsabilità ”.
“Ieri sera la Commissione ha ricevuto una richiesta di sostenere in maniera proattiva gli Stati membri che cercano soluzioni di ricollocamento per le persone che si trovano a bordo della Sea Wacht una volta sbarcati”, dice una portavoce dell’esecutivo Ue rispondendo a chi chiedeva se Bruxelles potesse svolgere un ruolo di coordinamento sulla Sea Watch 3, e chiarisce: “Stiamo agendo su questa richiesta e siamo in contatto con vari Stati membri”. Stando a quanto riporta l’Agi la proposta è stata avanzata proprio dagli Stati membri che si sono detti disponibili ad accogliere i migranti.

(da agenzia)

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IL CARDINALE DI AGRIGENTO: “FATELI SBARCARE, LE LEGGI DEVONO RISPETTARE GLI ESSERI UMANI”

Giugno 25th, 2019 Riccardo Fucile

“LA VERITA’ E LA GIUSTIZIA NON HANNO PREZZO, QUALCUNO E’ FINITO SULLA CROCE PER QUESTO E NON AVUTO APPLAUSI”… “I SEDICENTI CATTOLICI CHE ISTIGANO ALL’ODIO NE RISPONDERANNO DAVANTI A DIO E ALLA LORO COSCIENZA”

“C’è un uomo che soffre. Potrebbe essere mio fratello, potrei essere io, laddove c’è sofferenza non posso voltare le spalle”: a parlare al Sir è il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento. La cosa “più logica” sarebbe far sbarcare le 42 persone ancora bloccate in acque internazionali sulla nave Sea-Watch 3 e poi decidere dove accoglierli: “L’Europa è così grande, non credo che così poca gente possa mettere in crisi un continente”.
Per il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, le leggi “dovrebbero essere fatte per rispettare gli uomini, invece a quanto pare ci dimentichiamo di avere davanti a noi degli esseri umani”.
E’ il suo commento alla vicenda della nave Sea-Watch 3 bloccata da dodici giorni in acque internazionali, al largo delle coste di Lampedusa, con 42 persone a bordo, alcuni dei quali in condizioni fisiche molto precarie a causa delle torture subite nei centri libici.
“Che esseri umani debbano vivere così, in attesa chissà  di chi o cosa, soltanto perchè ci sono dei “no” mi sembra incomprensibile. Perchè va contro ogni logica: della sicurezza, della difesa… Si resta proprio senza parole.
E’ una società  incattivita? Non riesce più a considerare l’altro, il diverso da sè, un essere umano?
Oramai stiamo cavalcando il cavallo dell’odio. La cosa più triste è che se una persona ha un’idea tutti possono permettersi il lusso di insultare, invece di avere un sereno confronto delle idee su qualsiasi argomento. Oggi ti intimoriscono perchè tu non parli però loro possono gridare. Ma questa è convivenza, società  civile, cercare il bene comune?   Ci stiamo incamminando verso la via della prepotenza e del far west. Quello che ha la pistola più veloce spara per primo.
Inoltre sui migranti vengono diffuse fake news a scopo di consenso.
Mi sembra assurdo dover massificare così la gente, le categorie di persone, gli esseri umani. La mia terra ha 155.000 migranti all’estero. Se avessero trovato porte chiuse cosa avrebbe significato per questa gente? Se dovessero rimandarli tutti indietro — qui non c’è lavoro, non ci sono industrie — come farebbero?
Intanto nella sua diocesi, il parroco di Lampedusa dorme da diverse notti sul sagrato per dimostrare solidarietà  ai migranti della Sea-Watch e chiedere lo sbarco.
Ho mandato un messaggio, sono con loro. E’ una protesta silenziosa che non insulta nessuno. Ci si mette accanto a chi soffre. Il Vangelo ci insegna questo.
Il gesto del parroco ha colpito molto ed è stato imitato anche in altre località .
E’ chiaro. Il problema non è la critica, mi meraviglierei se non ci fosse. Noi abbiamo il dovere di vivere le beatitudini. Il Vangelo o lo prendo tutto o lo lascio tutto. Non posso scegliere solo le pagine che mi piacciono.
Però la comunità  cattolica sul tema migranti è divisa: c’è chi non accetta proprio le pagine che invitano all’accoglienza dello straniero.
Ognuno dovrà  vedersela con la propria coscienza. Escludere l’altro, che sia un profugo o il disabile o il povero o l’anziano, vuol dire costruire una società  dell’esclusione.
Pochi fortunati che decidono mentre la maggioranza deve sottostare alle decisioni di pochi. Dove c’è un uomo che soffre là  ci dobbiamo tutti fermare. Il Signore ha fatto scrivere la pagina del Buon Samaritano e davanti a quella dobbiamo interrogarci: e io?
Qual è il dunque il suo appello oggi?
C’è un uomo che soffre. Potrebbe essere mio fratello, potrei essere io, laddove c’è sofferenza non posso voltare le spalle.
Nemmeno altri Paesi europei hanno dimostrato disponibilità  all’accoglienza.
Con queste vicende abbiamo avuto la prova di cosa è l’Europa. L’Europa non esiste. Se serve solo come banca è una cosa. Se invece deve unire delle nazioni allora può dichiarare fallimento, perchè non sta affrontando i problemi. Se ognuno pensa per sè perchè insistono tanto sull’Europa unita? La somma di tutti egoismi non fa mai una comunità .
Una soluzione potrebbe essere farli sbarcare a Lampedusa e poi decidere dove accoglierli?
Sarebbe la cosa più logica. L’Europa è così grande, non credo così poca gente possa mettere in crisi un continente. Saperli ripartire, magari non tutti vogliono stare in Italia perchè hanno parenti altrove. E’ possibile che non ci si riesce ad organizzare? Oramai il tema immigrazione è diventato un modo per non parlare di altri problemi. Ma questo non è costruire il futuro.
Il paradosso è che, in questo caso, stiamo parlando di 42 persone a fronte di 500 milioni di abitanti. Invece si usa sempre il termine invasione.
In Europa siamo stati tutti invasori e invasi. Mi chiedo se, a furia di stare solo tra noi, ce la faremo a sopravvivere? Se le statistiche sono vere ci dicono che nel 2050 saremo dai 7 ai 10 milioni in meno di italiani. Allora dovremo telefonare a questa gente e dire: venite, vi paghiamo il viaggio? Possibile che non vogliamo cominciare a costruire il futuro già  da adesso?
Il problema è che, per effetto del decreto sicurezza bis, la nave rischia il sequestro e una multa molto salata.
Poi ci sarà  il decreto ter e quater… faremo una somma di decreti, tutte forme più o meno pulite. Sono leggi che dicono: qui non devi mettere piede. Quando diciamo “aiutiamoli nella loro terra” chiediamoci cosa ha fatto l’Occidente per aiutarli.
Questo per dire che la legalità  non sempre va di pari passo con la giustizia?
C’è stato qualcuno che per la verità  è finito sulla Croce, non ha avuto applausi. Perchè la verità  e la giustizia hanno sempre un prezzo alto. Anche la misericordia ha un prezzo alto.
Qual è il suo auspicio?
C’è da augurarsi che certe cose non succedano più.Io amo gli animali e li rispetto. Ma ho davanti agli occhi un poster con il volto di un cane e la scritta “Non mi abbandonare”. Perchè un uomo questa frase non può scriverla?

(da agenzie)

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LEOLUCA ORLANDO: “PALERMO CITTA’ SICURA GRAZIE AI MIGRANTI”

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

“SE ARRIVA UN MUSULMANO CRIMINALE E’ LA STESSA COMUNITA’ MUSULMANA CHE MI AVVERTE PERCHE’ SI SENTE PARTE INTEGRANTE DELLA CITTA’ E IO CHIAMO IL QUESTORE”… IN CITTA’ LA DISOCCUPAZIONE E’ IN COSTANTE CALO E PALERMO E’ STATA RICONOSCIUTA DALL’ISTAT COME LA CITTA’ PIU’ SICURA D’ITALIA

“Oggi Palermo è la città  più sicura d’Italia anche grazie ai migranti. Se arriva in città  un musulmano criminale, i musulmani che abitano a Palermo mi avvertono e io chiamo il questore” Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università  Niccolò Cusano.
Al Sud Italia alcune regioni hanno il maggior tasso di disoccupazione in tutta l’Europa, tra queste c’è la Sicilia. “In questo quadro bisogna cogliere alcuni segnali – ha affermato Orlando -. A Palermo la città  è profondamente cambiata, non credo ci sia città  in Europa più cambiata di Palermo a livello culturale. Questo cambio culturale ha anche effetti. Sia una città  accogliente, sicura, non cara, il report dell’Istat dice che siamo la città  più sicura d’Italia. Siamo la terza città  turistica italiana. Da 3 anni la disoccupazione è in costante calo. Ci sono segnali di presenza di investimenti internazionali che erano impensabili fino a qualche anno fa. L’azione di una città  passa attraverso il coinvolgimento dei cittadini. E’ evidente che oggi una città  come Palermo che si apre dà  opportunità  di lavoro a chi parla più lingue. Utilizziamo al meglio i fondi europei, con decine di sturtup e imprese giovanili. C’è un percorso di ritorno a Palermo da parte di persone che erano andate via. I giovani palermitani devono andarsene all’estero quando compiono di 18 anni, per poi tornare avendo una marcia in più. Oggi se vuoi operare in una città  come Palermo devi conoscere una lingua. Il mio obiettivo è mettere i figli in contrasto coi genitori, che ragionano secondo vecchie logiche. Anche a Bari si sta verificando questo tipo di cambiamento, anche se devo dire che a Bari c’è una regione più presente. La regione Sicilia finora è stata disattenta rispetto ai tempi che cambiano. Noi abbiamo avuto un altro dato importante rispetto ai giovani: la diminuzione degli inattivi, dà  il segno che c’è un fermento di impegno lavorativo. Oggi stiamo lanciando l’animazione delle periferie, anche con la presenza di Bed and Breakfast, che comportano una modifica della qualità  dell’offerta e dell’accoglienza”.
Sull’accoglienza e l’integrazione dei migranti, Leoluca Orlando ha spiegato: “Considero i migranti come i palermitani. Danno il contributo allo sviluppo e all’internalizzazione della città  e anche alla sicurezza della città . Se arriva in città  un musulmano criminale, i musulmani che abitano a Palermo mi avvertono e io chiamo il questore, perchè si sentono parte della città  e la difendono. Questo non accade a Parigi e a Bruxelles, dove gli immigrati vengono trattati male”.

(da agenzie)

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“TANTI AUGURI, MIO EROE”: LA FIDANZATA VERONICA RICORDA IL SINDACO DI ROCCA DI PAPA NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

OGGI AVREBBE COMPIUTO 47 ANNI, SI E’ SACRIFICATO PER SALVARE GLI ALTRI, GRANDE ESEMPIO DI ITALIANO VERO IN UN MARE DI MERDA

Quell’esplosione ha lasciato un segno indelebili in tutti i cittadini di Rocca di Papa, negli amici del sindaco Emanuele Crestini e nella sua compagna.
La fuga di gas, lo scoppio, il soccorso degli altri dipendenti del Comune prima di mettere in salvo se stesso: un attaccamento al proprio ruolo che ha portato alla sua morte — a soli 47 anni — lasciando sola la sua fidanzata Veronica Cetroni.
Mentre stava entrando in ospedale, con ferite molto gravi da ustioni e intossicazione, il sindaco Crestini aveva chiesto alla sua compagna di sposarlo una volta curato e guarito.
Il loro sogno, però, si è interrotto nel tardo pomeriggio di giovedì scorso.
Oggi, 24 giugno 2019, Emanuele Crestini avrebbe compiuto 47 anni. Un giorno speciale che avrebbe condiviso con i suoi amici e la sua compagna Veronica Cetroni. Quell’esplosione, però, gli ha tolto tutto e ha privato i suoi cari della sua generosità , testimoniata anche nel giorno in cui ha immolato la sua vita per proteggere i suoi dipendenti e tutte le persone che lavoravano al suo fianco. Un giorno, oggi, che sarebbe stato di gioia. Oggi, però, è di malinconica tristezza.
«Tanti auguri mio eroe, mia spalla, unico e grande amore della mia vita!». A quel tag, però, Emanuele Crestini non potrò rispondere perchè quella maledetta esplosione all’interno degli uffici del comune di Rocca di Papa gli ha tolto la vita, solo dopo aver salvato quella degli altri.
Il suo gesto eroico deve render fiera la sua compagna, ma la gioia per quel riconoscimento di eroe non può placare le lacrime per una vita spezzata così presto.
I cittadini di Rocca di Papa — e non solo — continuano a esprimere vicinanza e solidarietà  a e lei e alla famiglia di Emanuele Crestini che, in una tragedia, ha dimostrato il suo volto buono. Sempre disponibile ad aiutare prima gli altri e poi sè stesso. Il suo gesto rimarrà  nella storia e nella memoria di tutti.

(da agenzie)

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SEICENTO FAMIGLIE ITALIANE ACCOLGONO UN RICHIEDENTE ASILO, ASPETTIAMO L’ELENCO DEI SOVRANISTI CHE ACCOLGONO UN SENZATETTO ITALIANO A CASA LORO

Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile

NEGLI ULTIMI SEI MESI TRE DISPONIBILITA’ AL GIORNO: “NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI SCELTE POLITICHE SCELLERATE”… MA DOVE SONO QUELLI CHE STRILLANO “PRIMA GLI ITALIANI”   SUI SOCIAL E POI COL CAZZO CHE PRENDONO UN POVERO ITALIANO A CASA LORO?

Sono pronte ad accogliere migranti a casa loro. Seicento famiglie italiane hanno dato disponibilità  ad ospitare un rifugiato nell’ambito del progetto Refugees Welcome Italia. Negli ultimi sei mesi, le disponibilità  sono state più di tre al giorno.
Questa è la dimostrazione, secondo Fabiana Musicco, direttrice del progetto, “di come il desiderio di aiutare chi è costretto ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti, persecuzioni o miseria rimanga forte, nonostante il clima politico non sia dei più favorevoli”.
In questo periodo, racconta Musicco, “molte persone ci scrivono per condividere con noi l’esigenza di fare qualcosa di concreto: vedono nell’accoglienza in famiglia una risposta, un modo per dire chiaramente da che parte si sta”.
È il caso, ad esempio, di Guido, Giovanna e Laura che condividono la casa e un pezzo di vita con Layla, irachena, arrivata in Italia con un corridoio umanitario dal Libano.
La famiglia racconta che “da tempo avevamo scelto tutti insieme di ospitare nella nostra famiglia una persona rifugiata. Per molte ragioni: in primo luogo come rifiuto di sentirci complici di scelte politiche non condivisibili. Ma anche perchè siamo una grande famiglia per cui la condivisione e la solidarietà  sono per noi un fondamento”.
Qualche volta, le motivazioni possono essere anche più personali, come il desiderio di dare un esempio ai propri figli.
I genitori Camilla e Paolo hanno raccontato di aver aderito al progetto “perchè vorremmo fare capire ai nostri figli, Vincenzo di 14 anni, Miriam di 11 e Pietro di 10, quanto sono fortunati. Accogliere Hafsa, una ragazza somala di 18 anni, è stato facile, è diventata subito un membro nella nostra pazza famiglia. Siamo contenti. Ogni volta che lei parla o sorride si apre un nuovo mondo”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA ALLA PATRIOTA GIORGIA LINARDI: “SALVINI VIENI A VEDERE COSA SUCCEDE IN MARE”

Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile

LA PORTAVOCE DELLA ONG: “SE DOPO QUESTA ESPERIENZA RIMANESSE DELLA SUA IDEA VORREBBE DIRE CHE NON APPARTIENE AL GENERE UMANO”

Come siamo cambiati in questi due anni, ce lo dicono anche i soprannomi che le abbiamo dato: “Madonnina del soccorso”, “pirata umanitaria”, “Lady Ong”. E, in un crescendo di volgarità , “la negriera”, “la schiavista” e un “sacco di altre cose irripetibili”, spiega lei stessa.
Ogni volta che   prova sconforto, Giorgia Linardi, 30 anni, a capo di Sea Watch Italia, si guarda i palmi delle mani: “È dove si appiccicò la pelle di una ragazza come me. Una migrante. La caricammo a bordo che era quasi morta, ustionata dalla miscela di benzina e acqua salata. Gli facemmo a turno il massaggio cardiaco. Dopo che morì, mi guardai le mani: avevo le sue strisce di pelle addosso. Quando Matteo Salvini dice quelle cose là , io mi guardo le mani e mi dico che non va bene. Che sto facendo la cosa giusta”.
La portavoce della Sea Watch ricorda e rivendica, tra una riunione e l’altra condotta con il team della ong. Da una settimana la loro nave è bloccata a 15 miglia da Lampedusa, con a bordo 43 immigrati soccorsi al largo della costa libica. Non può sbarcare in un porto italiano, visto il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane firmato dal vicepremier Matteo Salvini.
“Perchè”, racconta Giorgia, “quello di Tripoli non è un porto sicuro”.
Chi lo decide che non è un porto sicuro?
“Il diritto internazionale, l’Onu, l’Unhcr, l’Europa, giusto per fare qualche esempio”.
Andiamo con ordine, visto che il ministro dell’Interno vi accusa di aver fatto retromarcia sulla questione dello sbarco in Libia.
“Martedì 11 giugno riceviamo la notizia di un avvistamento di un’imbarcazione in difficoltà . Iniziamo i soccorsi e informiamo le autorità  di quattro nazioni: la Libia, paese di competenza in quell’area Sar; l’Olanda, nostro stato di bandiera; Malta e Italia, paesi dotati dei porti sicuri più vicini. La guardia costiera libica assume a sorpresa il coordinamento dell’operazione”.
Una volta che le persone sono a bordo, chiedete un porto dove attraccare.
“Come da protocollo, inviamo una mail alle stesse quattro autorità . Ma a sorpresa ci rispondono i libici: il porto sicuro, dicono, è Tripoli”.
Avevano mai offerto un porto?
“Mai”.
Dica la verità , in questa svolta ci vede un trappolone di Salvini. Aprire il porto di Tripoli di concerto con i libici, per costringervi a dire di no e fare la figura degli incoerenti.
“Non posso dirlo. Dico però che l’Italia sta offrendo un supporto logistico e di intelligence sempre più prezioso alla Libia. E che il ministro Salvini è rimasto parecchio irritato quando a maggio la Sea Watch 3, da lui bloccata in mare, è stata autorizzata a sbarcare in Italia dai magistrati”.
Lui ha definito voi dei sequestratori…
“Chi parla e legifera non ha idea di cosa sta parlando”.
Lo inviterebbe su una delle sue navi?
“Mi piacerebbe si rendesse conto di cosa avviene in mare. Perchè se vedi una persona in difficoltà  e non corri a prenderla, non sei un essere umano. Se dopo una missione in mare resti su quella linea là , sei qualcos’altro”.
Ci verrebbe, secondo lei?
“No. In questi mesi non ha mai cercato un dialogo diretto, solo la provocazione”.
E ha funzionato. Negli ultimi mesi sempre più elettori simpatizzanti del governo vi hanno accusato di varie colpe. In ordine sparso: incoraggiate le partenze dall’Africa.
“Peccato che lo scorso mese, in cui non c’era nessuna nave ong, siano partite per il mare ben 3mila persone”.
Siete un ostacolo all’unica soluzione: aiutarli a casa loro.
“Al contrario: siamo per aiutarli a casa loro anche noi. E, nel frattempo, per aiutarli in mare”.
Ancora oggi, con improbabili ricostruzioni apparse su alcuni quotidiani sul suo stipendio: Lo fate per soldi. Lei quanto guadagna?
“Molto meno di quanto dovrei”.
Addirittura?
“Ci dedico la mia vita, avrei i titoli per fare professioni ben più remunerate».
E invece?
“Faccio questo per responsabilità  verso tutti quelli incontrati in mare. Verso le donne della mia età  che mi sono morte in mano. Verso la pelle di quella ragazza”.

(da agenzie)

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