Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile
E’ L’ITALIA CHE SA ANCORA APPREZZARE I SENTIMENTI, NON QUELLA DEI RIFIUTI UMANI CHE SANNO SOLO ODIARE
Voleva salutare i suoi due cani prima di morire, accarezzarli ancora, voleva le feste. E il desiderio
del signor Elvio Donattini è stato esaudito: Piero e Gilda, i suoi cani, venerdì sono stati portati in ospedale, si sono arrampicati sul letto, scodinzolando.
Le foto postate dalla Usl di Imola sul profilo Fb fanno bene al cuore, e centinaia i commenti apparsi sotto, ringraziamenti.
“Ci sono regole e procedure da rispettare, ma umanizzare l’ospedale è anche questo e crediamo che debba essere fatto”, si legge nel post dei medici dell’ospedale. I due cani sono entrati con la museruola fino al capezzale del signor Elvio.
Per avere i documenti necessari all’ingresso dei cani in ospedale occorrono forse quattro-cinque giorni. Serve il libretto sanitario dei cani completo, una vaccinazione specifica che copre il cane per quindici giorni, l’assicurazione sugli animali, museruola, un guinzaglio di un metro e mezzo e i sacchetti per eventuali necessità , Infineserve il permesso del medico del paziente e quello della Direzione sanitaria. La famiglia ha espletato tutte le procedure ma è stata ascoltata, il poco tempo rimasto, è stato considerato. Il signor Elvio è morto pochi giorni dopo, un uomo amato.
“Grazie di tutto anche se ieri ci ha spezzato il cuore. Speriamo che tanti altri malati possano provare la stessa emozione che ha provato mio babbo poter avere i suoi cani vicino per un po’ so che lo abbiamo reso tanto felice perchè anche loro fanno parte della nostra bella famiglia”, scrive Maurizia, la figlia.
“Ci permettiamo di intervenire”, scrivono gli stessi medici interrompendo il flusso dei commenti su Facebook, “solo per spiegare che tutto è stato fatto con la massima responsabilità e secondo una procedura formalizzata e studiata per garantire sicurezza, igiene e rispetto per gli altri pazienti”.
Ma i complimenti su Fb alla Usl sono una valanga.
Arrivano dall’Italia, ma anche da fuori. “Vivo in Brasile da 5 anni purtroppo, vedere questi episodi mi fa avere molta più ‘saudade’ della mia Italia”, scrive Alessandro. Per una volta il lato umano è stato più forte della burocrazia, delle carte, delle firme. E un desiderio rispettato, oggi, vale moltissimo.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
QUESTI SONO GLI UOMINI IN DIVISA CHE ONORANO L’ITALIA, NON CHI INDOSSA ILLEGALMENTE LA LORO DIVISA INFANGANDO LA LORO STORIA
Viene avvisato dalla sorella della morte della mamma ma non ha i soldi per comprare un biglietto e raggiungere Napoli, dove vive la famiglia.
Così un ragazzo tunisino residente a Bernalda (Matera) si rivolge ai carabinieri che provvedono all’acquisto.
È una storia di solidarietà quella che vede protagonisti un migrante stagionale con regolare permesso di soggiorno e la stazione del Comando dei Carabinieri del comune materano.
Il giovane, da quanto si è appreso, si è recato in lacrime in caserma. I carabinieri, dopo le verifiche del caso e dopo aver appurato la veridicità dei fatti, si sarebbero subito prodigati nel raccogliere i soldi necessari per il viaggio attraverso una colletta.
L’uomo è partito questa mattina con un pullman per Napoli.
Non è il primo gesto di solidarietà di questo tipo in Basilicata. Qualche mese fa gli abitanti di Bella, in provincia di Potenza, hanno raccolto i soldi necessari per il funerale di un giovane pakistano morto tragicamente sul lavoro.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile
IL SABATO AMBULATORIO APERTO A TUTTI: “LA MEDICINA NON HA FRONTIERE, CURIAMO TUTTI”
Come racconta Bianca De Fazio su Repubblica.napoli il professore Mario Delfino, direttore della Dermatologia del Policlinico dell’ateneo Federico II, spiega l’iniziativa che sabato mattina aprirà le porte dell’ambulatorio di Dermatologia a chiunque provenga da un Paese non europeo: “Non è un ghetto. E non c’è canale preferenziale. È solo il nostro tentativo di superare le barriere culturali che spesso, troppo spesso, tengono lontani i migranti dalle cure di cui avrebbero bisogno”.
“Chiunque tema di aver contratto una malattia della pelle o della sfera sessuale potrà venire da noi ed ottenere una prestazione sanitaria assolutamente gratuita. Senza passare per i medici curanti, i medici di base, e le loro impegnative, senza registrazioni ufficiali o prenotazioni, senza i documenti da ” Straniero temporaneamente presente”.
“Noi vogliamo rispondere al bisogno reale, e immediato, di chi ha un problema sanitario” aggiunge Delfino
Una sorta di giornata di accoglienza senza frontiere. L’appuntamento è sabato dalle 9.30 alle 12.30 al secondo piano dell’edificio 10 del Policlinico.
Ma più che di ambulatorio per i migranti i medici parlano di ambulatorio di Dermatologia e Venereologia Etnica, ” un presidio di prima accoglienza altamente specialistico che supera le barriere culturali, linguistiche e cliniche e assicura visite ai migranti, con o senza permesso di soggiorno ” .
“Abbiamo attivato – spiega Delfino – un percorso facilitato studiato per superare le barriere che spesso impediscono a chi viene dai paesi extracomunitari di accedere alle terapie necessarie ” .
L’ambulatorio etnico è attivo da pochi mesi, ma sino ad oggi la struttura era poco conosciuta. A fronte delle 34 mila prestazioni fatte in ambulatorio nel corso dello scorso anno, solo 300 sono quelle “etniche”.
Poco, rispetto alle effettive necessità dei tanti migranti che vivono sul nostro territorio. E che si scontrano con barriere spesso legate alle loro culture.
“I migranti hanno, in tanti casi, un approccio alle malattie diverso dal nostro. Hanno, tanto per fare un esempio, uno spiccato pudore che gli impedisce di scoprirsi. Un pudore legato a motivi culturali, psicologici, religiosi. Dunque il nostro approccio, quello dell’ambulatorio etnico, è ” dedicato” ” . Frutto di una esperienza di lavoro con gli immigrati, di un’attenzione particolare alle loro istanze.
Anche i medici sono specialisti che hanno nel loro curriculum assistenziale una esperienza dedicata agli extracomunitari. C’è Patrizia Forgione, ad esempio, responsabile dell’Asl Napoli 1 del laboratorio Migranti dell’Ascalesi. C’è Nicola di Caprio, con una lunga esperienza nel casertano, dove le comunità migranti sono numerose.
“A me non piace neanche parlare di migranti – afferma Delfino – preferisco usare il termine scelto dall’Organizzazione mondiale della sanità : popolazioni umane mobili”. Che poi curarle significa, anche, evitare la possibile diffusione di qualsiasi tipo di contagio. “Le malattie, molte malattie della pelle e soprattutto le malattie veneree, si contagiano. Sarebbe oltremodo stupido, oltre che contrario alla deontologia professionale, non assistere chi vive qui. Curare gli immigrati è interesse di tutta la collettività . Il nostro è un dovere di tutela di “tutta” la popolazione. Non può essere un discrimine se quell’uomo o quella donna è qui in Italia legittimamente o meno. Il malato è malato, va assistito comunque”.
Che in tempi di respingimenti degli immigrati e chiusura delle frontiere suona come un monito. ” Fa parte dell’etica, vorrei dire “ancestrale” che ispira noi medici. Il giuramento di Ippocrate dice che il medico deve rispettare il paziente, chiunque esso sia. Ippocrate diceva che entrando in una casa il medico deve rispettare l’uomo ( l’unico che aveva piena cittadinanza), la donna, lo schiavo. Sì, anche lo schiavo. La medicina nasce senza frontiere. Ed oggi non possiamo dimenticarcene. Non possiamo, nell’assistenza sanitaria, rinunciare ad un criterio universalistico”. Fondamentale la collaborazione degli enti coinvolti nella gestione delle politiche migratorie ” ed è grazie alle associazioni di volontariato che si occupano di questi temi che spesso possiamo avvalerci anche dell’aiuto dei mediatori culturali, fondamentali specie per superare gli ostacoli linguistici”.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
I RESPONSABILI DELLA CARITAS AMBROSIANA HANNO DECISO DI MANTENERE A PROPRIE SPESE LE PERSONE A CUI IL GOVERNO HA NEGATO I DIRITTI
Disobbedienza civile e una risposta alla disumanità : le Caritas della Lombardia non
allontaneranno dai centri di accoglienza che gestiscono, i migranti che ne perderanno il diritto, in applicazione del cosiddetto Decreto Salvini
Gli ospiti, rimarranno nei centri, a totale carico degli organismi ecclesiali.
La decisione, comunicata ieri dal direttore della Caritas Ambrosiana e delegato regionale, Luciano Gualzetti durante il convegno organizzato con l’associazione “Città dell’uomo” riguarderà , in particolare, i titolari di permesso per motivi umanitari e coloro che riceveranno il nuovo permesso per protezione speciale che non potrebbero più essere accolti nel nuovo sistema di accoglienza (ex Sprar).
Si stima che saranno quindi almeno 500 gli ospiti che beneficeranno di questa scelta e che, diversamente, secondo il nuovo provvedimento del governo, sarebbero usciti dal sistema di protezione.
Inoltre, il direttore Gualzetti ha anche annunciato che se le Caritas diocesane parteciperanno alle nuove convezioni con le Prefetture, continueranno in ogni caso a garantire, sempre a proprie spese, i percorsi di integrazione avviati: corsi professionali, tirocini in azienda.
Al contempo proseguirà l’impegno, con Caritas italiana, per incrementare il numero degli ospiti accolti attraverso i canali umanitari, che consentono “ai migranti in condizione di grave vulnerabilità di giungere nel nostro Paese” senza dover affrontare i rischi delle traversate del Mediterraneo gestite dagli scafisti.
Gualzetti ha poi annunciato che se le Caritas diocesane parteciperanno alle nuove convezioni con le prefetture, continueranno in ogni caso a garantire, sempre a proprie spese, i percorsi di integrazione avviati: corsi professionali, tirocini in azienda. Inoltre continuerà l’impegno, con Caritas Italiana, per incrementare il numero degli ospiti accolti attraverso i canali umanitari, che consentono ai migranti in condizione di grave vulnerabilità di giungere nel nostro Paese senza dover affrontare i rischi delle traversate del Mediterraneo gestite dagli scafisti.
Su 26.864 ospiti complessivi accolti in Lombardia, attualmente sono 4.514 i migranti presenti nelle strutture delle dieci diocesi lombarde.
Di questi 3.129 si trovano nei centri di accoglienza straordinaria gestiti in convezione con le Prefetture, 847 negli Sprar dei Comuni, 163 nel centri per minori stranieri non accompagnati.
Oltre la metà , 2293, sono presenti nella rete di accoglienza diffusa della Diocesi di Milano, 1204 nella Diocesi di Bergamo e il resto nelle diocesi di Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
UN PAESE POVERO HA ACCOLTO 1,2 MILIONI DI MIGRANTI FAVORENDO AL TEMPO STESSO LO SVILUPPO DEL PAESE… ALTRO CHE STARNAZZARE COME FANNO I SOVRANISTI NOSTRANI PER AVERNE ACCOLTI MENO DELLA META’ IN UNA NAZIONE SETTIMA ECONOMIA MONDIALE
I Paesi più poveri spesso non negano l’accoglienza a migranti e rifugiati. Tra loro anche l’Uganda, che, secondo gli ultimi dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) al 31 dicembre 2018 ospitava 1.190.922 milioni di rifugiati.
Al primo posto troviamo persone in fuga provenienti dal Sud Sudan — settecentottantanove mila — scappati da un sanguinoso conflitto interno scoppiato nel dicembre del 2013 e ancora in corso.
Attualmente gli sfollati sono 1,97 milioni di persone, mentre ben 2.256.499 sud sudanesi hanno cercato protezione nei Paesi confinanti, tra questi appunto l’Uganda.
I disperati, insieme ai loro figli, arrivano per lo più in Uganda a piedi, dopo giorni e giorni di marcia in zone pericolose e inospitali.
Giungono nel nuovo Paese quasi sempre denutriti e ammalati, feriti nell’anima e nel corpo e spesso donne e ragazze hanno dovuto subire violenze di ogni genere. Qui, una volta registrati, trovano cibo e un pezzetto di terra da coltivare, per iniziare una nuova vita.
Sempre al 31 dicembre 2018, l’ex colonia britannica ospitava anche trecentododicimila rifugiati scappati dalla Repubblica Democratica del Congo, Paese infestato da bande armate.
Fuggiti da scontri etnici e violenze indescrivibili. In maggioranza si tratta di donne e bambini, distrutti da traumi e violenze (non solo sessuali), ma che hanno trovato la forza di lasciare tutto, alla ricerca di un luogo dove ricominciare.
Il presidente Yoweri Kaguta Museveni, al potere in Uganda dal 1986, ha coniugato sapientemente l’accoglienza ai rifugiati con lo sviluppo del Paese, ha saputo trasformare l’arrivo massiccio di persone in cerca di protezione in una ricchezza.
Qui il rifugiato riceve, secondo accordi con i clan locali e il governo, un pezzo di terra per poterlo coltivare e costruirsi una casetta.
Volendo, possono anche cercare lavoro e muoversi liberamente nel Paese. In cambio, il trenta per cento degli aiuti internazionali destinati ai territori dove si trovano i campi profughi, per legge, deve essere destinato alle popolazioni locali.
In questo modo anche gli abitanti delle zone povere dei distretti del nord possono godere di maggiori benefici, come servizi sanitari, scuole, acqua.
Si è creato così una sorta di equilibrio nella convivenza tra residenti e profughi a benficio di tutti, almeno per ora.
Il settantacinquenne Museveni detiene il potere con pugno di ferro. Due anni fa il Parlamento di Kampala ha abolito la legge che poneva il limite di età a settantacinque anni del candidato alla presidenza del Paese. E già nel 2005 era riuscito a far apportare delle modifiche alla Costituzione: allora era stato rimosso il limite di due mandati presidenziali.
Per parecchio tempo Museveni aveva giustificato la sua lunga permanenza al potere citando gli spettri del passato, come la lunga guerra civile che ha insanguinato il settentrione del Paese, dove il famigerato gruppo ribelle Lord’s Resistance Army, capeggiato da Joseph Kony ha seminato terrore tra la popolazione civile.
Ma i giovani non ricordano, desiderano il cambiamento, ecco come si spiega il grande successo Robert Kyagulanyi, meglio conosciuto come Bobi Wine, un ex cantante, oggi parlamentare e uno dei maggiori oppositori dell’attuale presidente.
(da Globalist)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL LAVORATORE MAROCCHINO DI 59 ANNI HA TRE FIGLI E DA SEI ANNI ERA SENZA LAVORO
Trova lungo l’argine del fiume un borsello con 900 euro in contanti, lo consegna al sindaco che rintraccia il proprietario, dirigente di una azienda di Bassano, che non ci pensa due volte: organizza un colloquio all’uomo, disoccupato da sei anni, con il suo datore di lavoro e lo fa assumere.
E’ quanto accaduto a Omar Chamkou, 59enne di origini marocchine che abita a Cartigliano, nel vicentino.
Domenica durante una passeggiata nei pressi della riva del Brenta, come riportano i giornali locali, Omar, da 30 anni in Italia, ha trovato il borsello di un dirigente che lavora per Bernardo Finco, titolare della Conceria Finco di Bassano, contenete oltre al denaro anche varie carte di credito e i documenti.
L’uomo ha portato immediatamente il portafoglio al sindaco Guido Grego, che ha rintracciato il legittimo proprietario e ha voluto pubblicare su Facebook una foto insieme ad Omar con il commento “Bravi, cittadini onesti”.
Grazie al suo gesto Chamkou, che ha tre figli minori e aveva perso l’occupazione dopo che la sua azienda ha chiuso i battenti perchè assorbita da una multinazionale, è riuscito ad ottenere un colloquio di lavoro e a farsi assumere.
“Abbiamo ritenuto di fare un colloquio – spiega Finco, che tra le sedi di Bassano e Montebello conta circa 120 dipendenti – ci sembrava il minimo, non aveva fatto domanda da noi ma aveva bisogno di lavoro e in questo momento il nostro settore offre opportunità . Lavorerà in reparto, inizia lunedì”.
Soddisfatto dell’epilogo anche il sindaco: “Quella accaduta a Cartigliano in questi giorni è una storia bellissima con un finale da favola. Spero che raccontarla aiuti tutti a riflettere sull’importanza di tenere un comportamento onesto ed essere da esempio per i propri familiari e gli altri”.
(da agenzia)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
L’AMMINISTRATORE: “LAVORO OGNI GIORNO ACCANTO A LORO E VEDO SACRIFICI E IMPEGNO, SONO LORO CHE HANNO CREATO IL PROFITTO”
L’azienda ha raggiunto prima del previsto i risultati prefissati in termine di fatturato e i
dipendenti sono stati premiati con una crociera.
Accade a Fasano, all’azienda Technoacque. Vito Casarano, amministratore unico dell’industria che produce formulati chimici e costruisce impianti di trattamento delle acque, ha voluto premiare i 28 dipendenti per il lavoro svolto con una crociera di una settimana nelle isole greche.
E’ lo stesso imprenditore, sulle pagine del Nuovo Quotidiano di Puglia, a raccontare l’esperienza a cui lui stesso ha voluto partecipare. “Tutto – dice – è nato da una scommessa, anzi direi più da una sfida. Se si fosse raggiunto un risultato li avrei portati tutti in crociera”. E così è stato.
Per festeggiare il momento di condivisione, i dipendenti (c’è chi ha portato con sè i propri figli) hanno realizzato anche magliette ricordo.
“E’ stato un bellissimo momento per loro e soprattutto per me e la mia famiglia. Io – spiega l’amministratore unico dell’azienda – lavoro tutti i giorni accanto a loro, vedo con i miei occhi i sacrifici e l’impegno e di come siano legati all’azienda. Sono loro che hanno creato il profitto”.
La Techoacque è stata fondata nel 1983 e ha sede in un insiediamento industriale di 8.000 metri quadri alla zona industriale di Fasano.
“Nel discorso di fine anno – racconta ancora Casarano – quando ho illustrato i risultati ottenuti ho già detto ai miei dipendenti di prepararsi per il 2020 perchè potrebbe esserci un altro viaggio premio”.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile
A NOVARA UNA COPPIA DIMOSTRA CHE NON TUTTI GLI ITALIANI HANNO PORTATO IL CERVELLO ALL’AMMASSO
Una coppia di Novara, in attesa del matrimonio, ha deciso di festeggiare in anticipo invitando al proprio banchetto di nozze 82 senza tetto della zona
Dopo il pranzo, gli invitati hanno ricevuto anche uno zaino con piccoli regali, come biancheria, guanti, capelli e sciarpe.
“Avremmo potuto mettere mano al portafoglio – ha raccontato la donna a La Stampa – ma l’effetto non sarebbe stato quello che volevamo. Il pranzo di nozze anticipato e condiviso ci è sembrato un momento più arricchente dal punto di vista umano”.
Il menù per gli homeless comprendeva: focaccia alle verdure, pasta al ragù vegetale, risotto al formaggio, arrosto con patate al forno e dolci.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile
ERA DIVENTATA CELEBRE PER UNA FOTO IN CUI LEI E ALTRE DONNE DAVANO IL LATTE CON IL BIBERON A UN PICCOLO PROFUGO ARRIVATO CON UN BARCONE
Maritsa Mavrapidou, un’anziana signora dell’isola greca di Lesbo che divenne celebre per
una foto in cui lei ed altre ‘nonne’ davano il latte con il biberon ad un neonato arrivato su una barca di migranti, è morta all’età di 89 anni.
La foto la rese celebre, tanto che lei e le sue compaesane furono anche candidate al Nobel per la pace.
“Noi abbiamo accolto i rifugiati perchè anche noi discendiamo da rifugiati”, disse in un’intervista nel 2015, al culmine della crisi migratoria in Grecia, riferendosi al fatto che la sua famiglia era arrivata a Lesbo dalla Turchia, quando nel 1922 ci fu un traumatico scambio di popolazione tra i due paesi.
Le tre nonne della foto passarono mesi, nel 2015, sulla costa dell’isola. Portavano vestiti e pane fatto in casa ai migranti.
“Se stavano male appena scesi dalle barche, li aiutavamo”, disse Maritsa, “Ci comportavamo da esseri umani”.
(da agenzie)
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