Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile
LA STORIA DELLA COPPIA DI 90ENNI CHE SCONFIGGE IL COVID A PRATO… I FIGLI: “UN GRANDE AMORE UNO PER L’ALTRO”
È una storia a lieto fine quella che arriva da Prato, dove una coppia di novantenni — sposati da più di sessanta anni — ha affrontato e sta superando insieme il Covid-19.
A raccontare la storia dei signori Ivo, 92 anni, e Livia, 88 anni, è il quotidiano La Nazione, che pubblica una foto che ritrae i due anziani pazienti mano nella mano nei loro letti in ospedale.
Marito e moglie sono ricoverati presso la stessa struttura, La Melagrana di Prato, che cura i pazienti affetti di Coronavirus non gravi, e nei loro letti uno accanto all’altro si stanno riprendendo dal virus.
La tenera foto che ritrae i due anziani coniugi mano nella mano nei loro letti è stata scattata sabato dagli infermieri e poi inviata a uno dei figli della coppia. “Quando gli infermieri mi hanno mandato la foto di babbo e mamma che si stringono la mano — le parole del figlio Andrea al quotidiano — è stato davvero emozionante, quasi non ci credevo. È la dimostrazione che i nostri genitori hanno una tempra fortissima e un grande amore l’uno per l’altro”.
Il primo a finire in ospedale è stato il signor Ivo, che — con i suoi problemi di cuore, diabete e pressione — diceva di non avere grandi speranze di uscirne vivo.
La moglie Livia è stata ricoverata a distanza di tre settimane. La coppia fino a un mese fa viveva in piena autonomia nella loro casa del quartiere San Paolo.
“Il babbo 28 giorni fa è stato ricoverato in ospedale per colpa dei suoi tanti problemi — il racconto del figlio — e a quel punto è emersa anche la positività al Covid. La situazione non era per niente buona e i medici ci avevano fatto capire che non sarebbe uscito vivo. Invece, si è ripreso ed è stato trasferito una prima volta alla Melagrana dove però ha avuto un’emorragia. È quindi tornato in ospedale e ha superato anche la seconda fase critica, con stupore dei sanitari, così è rientrato in struttura. Invece la mamma una settimana fa ha avuto un’ischemia ed è risultata pure lei positiva al Covid. Dopo l’ospedalizzazione è stata ricoverata alla Melagrana e lì l’hanno sistemata nella stessa camera del babbo. Ora entrambi sono in via di guarigione”.
I figli della coppia, che intanto sono finiti in quarantena e possono comunicare solo al telefono con i genitori, hanno voluto ringraziare chi si sta prendendo cura di loro: “Ringraziamo gli infermieri e il personale che ci informano e sopperiscono con le immagini al vuoto della nostra presenza. Hanno colto un attimo della loro vita veramente impagabile”.
(da Fanpage)
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Dicembre 6th, 2020 Riccardo Fucile
UN GESTO CHE CI FA DIMENTICARE PER UN ATTIMO LA FOGNA NEGAZIONISTA
In occasione della Giornata mondiale del volontariato, il comitato di Milano della Croce rossa ha voluto rendere noto un episodio che ben testimonia cosa possa significare impegnarsi nella propria vita per assistere gli altri.
A raccontarlo su Facebook è un anonimo soccorritore milanese, impegnato su una delle tante ambulanze che, soprattutto in questi ultimi mesi, hanno dovuto soccorrere soprattutto pazienti alle prese con problemi respiratori legati al Coronavirus e sono state anche bersagliate dalle farneticanti accuse di “allarmismo” da parte dei “negazionisti” del Covid.
Un paziente “sospetto Covid” è anche quello che l’anonimo soccorritore, assieme ad altri due volontari, ha soccorso negli scorsi giorni.
Mentre i colleghi erano impegnati ad assistere l’uomo, un anziano con insufficienza respiratoria, una famiglia con due bambini si è avvicinata al volontario, che era seduto al posto di guida dell’ambulanza.
Uno dei bimbi era in lacrime, mentre l’altro gli ha porto un piccolo sacchetto con all’interno dei cioccolatini, dicendogli: “Siamo venuti a salutare il nonno prima che lo portiate in ospedale. Grazie per quello che fate”.
Poche parole e un gesto semplice che hanno riempito il cuore del volontario, che ha voluto commentare così quanto accaduto: “Un gesto che vale tutto.Quando mi chiedono che significato ha essere un volontario, ripenso a quel saluto e al cuore di quel bambino che, in un momento così difficile per lui, ha pensato a noi”.
Il racconto dell’episodio ha suscitato molta emozione sulla pagina Facebook della Croce rossa di Milano, dove è stato condiviso.
(da Fanpage)
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Dicembre 5th, 2020 Riccardo Fucile
LA STORIA DI CUI SI STA PARLANDO IN AMERICA
Quando è arrivato un nuovo paziente nel reparto di terapia intensiva di un ospedale della California, il dottor Taylor Nichols ha capito che avrebbe dovuto intubarlo, cioè una delle operazioni più a rischio contagio per lo stesso personale medico.
L’uomo era in gravi condizioni, così aveva chiesto di essere lasciato morire.
Quando il medico ha visto il corpo del paziente è stato assalito da dubbi: l’uomo era coperto di tatuaggi nazisti, con una grande svastica al centro del torace. Nichols è ebreo. Con lui c’erano un’infermiera nera e un terapista asiatico.
L’uomo è stato intubato e la storia di questo incontro ravvicinato in terapia intensiva tra un nazi e un ebreo sta facendo il giro dei media americani.
“La pandemia — racconta il medico alla Cnn — mi ha sfibrato, la vista di quei tatuaggi mi ha sconvolto, è stata la prima volta in vita mia. Ma ho pensato, okay, non posso tirarmi indietro”.
In passato, ammette, aveva giudicato i suoi pazienti, ma l’emergenza continua lo ha cambiato, anche se stavolta aveva di fronte un uomo devoto al nazismo. “Non ho avuto il tempo per parlarne con lui — continua Nichols — quelli erano simboli di odio, e un po’ mi avevano lasciato qualcosa dentro. Ma sono andato avanti”.
Con le altre due persone, il medico ha effettuato l’operazione e ha messo il paziente nazi in condizione di poter lottare per salvarsi.
La sua storia, finita sui giornali della California, ha scatenato un’ondata di commozione e di lettere in cui la gente si è congratulata con il medico: “Lei si è dimostrato un uomo — hanno scritto molti — e questa pandemia non le ha inaridito il cuore”.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA DELL’ATTENTATO SUBITO CHE L’HA COSTRETTA ALLE DIMISSIONI, FU LEI A GIURARE CON LUI AL SUO FIANCO
Nel giorno in cui Mark Kelly diventa ufficialmente il nuovo senatore dell’Arizona, il tweet di Gabby Giffords si prende la scena e commuove il web.
La moglie di Kelly, astronauta di successo e adesso nuovo simbolo dell’Arizona democratica, era la suo fianco e ha voluto ricordare con una foto quando i ruoli erano invertiti ed era lei a giurare come deputato.
Un ricordo commovente soprattutto alla luce della storia della coppia, con Giffords che nel gennaio 2011 è sopravvissuta per miracolo a un attentato riportando però danni gravissimi danni cerebrali e la paralisi della parte destra del corpo che l’hanno costretta alle dimissioni.
Un momento durissimo, superato con il marito, e in qualche modo concluso con la cerimonia di giuramento di Kelly al Senato.
“Eri al mio fianco quando ho giurato circa 14 anni fa. Sono così felice di essere al tuo oggi che giuri come nuovo senatore dell’Arizona”. Questo il testo del tweet di Gabby Giffords con la foto di lei col marito Mark Kelly che ha commosso i social.
You were by my side when I took my oath of office nearly 14 years ago. I’m so excited to be by yours today as you’re sworn in as our next Arizona Senator. pic.twitter.com/lGYcAXJFa4
Tanti i messaggi di sostegno e di affetto per l’ex deputata e per il marito, tutti con il comune denominatore della gioia per il successo di una coppia che ha sofferto e ancora si impegna nell’arena pubblica dopo una prova durissima come quella superata dopo l’attentato di quasi 10 anni fa, quando sei persone morirono e Giffords si salvò per miracolo.
Alla base del tweet di Gabby Gifford c’è la consapevolezza di aver superato una prova difficilissima e di poter adesso gioire per una giornata storica per il Paese ma soprattutto per la propria vita.
Quando l’8 gennaio 2011 durante un comizio a Tucson Giffords fu raggiunta da un colpo di pistola esploso dal 22enne Jared Loughner la sua vita sembrava finita. L’allora deputata democratica fu ricoverata in condizioni critiche, ma per sbaglio al marito, partito da Houston appena saputo dell’attentato, fu detto che era morta.
E invece Gabby Giffords è riuscita a sopravvivere nonostante danni cerebrali gravissimi e adesso, dopo aver dovuto lasciare il suo ruolo di deputata e anni di riabilitazione e sofferenza può festeggiare col marito il ritorno a Washington.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
LA FOTO IN UN REPARTO COVID DEL TEXAS… IL MEDICO: “ERO AL MIO 252ESIMO GIORNO DI LAVORO CONTINUATIVO”
Un abbraccio tra medico e paziente in un reparto Covid. Uno scatto di umanità e speranza che sta facendo il
giro del web, quello realizzato da un reporter dell’agenzia Getty nel giorno della Festa del Ringraziamento presso lo United Memorial Medical Center di Houston, in Texas.
“Ero nell’unità Covid quando ho visto questo paziente anziano alzarsi dal letto, mentre stava cercando di andarsene e piangeva”: questo il racconto del dottor Joseph Varon, medico ritratto nella foto intervistato dalla Cnn.
Varon è capo dell’unità di terapia intensiva allo United Memorial e sul momento dello scatto (di cui confida di non essersi accorto) rivela: “Mi sono avvicinato e ho chiesto al paziente: ‘Perchè piange″. Mi ha risposto: ‘Voglio stare con mia moglie’. Così l’ho abbracciato. Mi è venuto spontaneo”.
“L’ho abbracciato perchè mi sono sentito molto triste. Ero al mio 252esimo giorno di lavoro consecutivo”, ha aggiunto il medico che presta il suo servizio in uno degli Stati americani più colpiti dalla pandemia. A novembre, il Texas è diventato il primo stato degli Stati Uniti a superare un milione di casi positivi da inizio pandemia con oltre 21mila morti.
Alla fine, il dottor Varon ha voluto lanciare un appello a chi non rispetta le regole: “Le persone fanno tutto ciò che è sbagliato. Vanno nei bar, nei ristoranti, nei centri commerciali. Non ascoltano e finiscono nella mia unità di terapia intensiva. Devono sapere che non voglio doverle abbracciare”.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
IL NEO COMMISSARIO LONGO: “SONO SEMPRE ANDATO DOVE LO STATO MI HA CHIESTO DI ANDARE”
«Sono un tipo puntiglioso, nei prossimi giorni voglio toccare con mano, vedere con i miei occhi qual è la situazione. È il mio metodo di lavoro. Io come San Tommaso? Sono peggio».
A parlare è Guido Longo, neo commissario alla Sanità in Calabria, incaricato il 27 novembre dal governo Conte di prendere possesso di quella poltrona che, nelle ultime settimane, è stata al centro di clamorosi scivoloni, veti incrociati e rumorose rinunce. «Dopo aver ricevuto la proposta dal ministro dell’Interno (Luciana Lamorgese, ndr) d’accordo con il premier Conte, ho subito accettato», racconta Longo in un’intervista al Corriere della Sera.
L’incarico è gravoso, ma — continua Longo — «io non ho paura, non l’ho mai avuta nella mia vita di uomo delle istituzioni e sono sempre andato là dove lo Stato mi ha chiesto di andare. Sarà così anche questa volta».
«In Calabria c’è la ‘ndrangheta, è vero», dice il neo commissario. «Ma ci sono anche tanti, tantissimi calabresi per bene, probi, che lavorano e hanno voglia di lavorare. Insieme a loro sono convinto che potremo provare a risollevare la sanità regionale, io di sicuro farò la mia parte, ognuno dovrà fare la propria»
«L’ospedale di Vibo? Era il mio pallino, ora sono tornato»
Longo, 68 anni, un passato da questore a Reggio Calabria, Caserta e Palermo sa che «ci sarà molto da lavorare, non c’è dubbio. Però da prefetto di Vibo Valentia ricordo che convocai un tavolo tecnico per dare il via alla costruzione del nuovo ospedale, di cui la città aveva un gran bisogno. Era un mio pallino, il nuovo ospedale di Vibo».
L’opera non fu mai completata: «Nel 2018 andai in pensione», dice Longo. «Ma ora sono tornato».
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2020 Riccardo Fucile
“ORA SONO IN NORVEGIA PER CONTO DI UNA FONDAZIONE AUSTRALIANA IMPEGNATA NELLA DIFESA DEI GHIACCI DELL’ANTARTIDE”
E’ stata arrestata di nuovo, Carola?
“No, non era un arresto”.
Cos’era allora?
“Una specie di sanzione amministrativa o, meglio, un foglio di via”
Cosa imponeva quel foglio di via?
“Per cinque giorni mi è stato vietato di entrare nella danger zonè della foresta di Dannenrà¶der, ossia l’area che avevamo occupato per protestare contro l’abbattimento di alberi secolari e la costruzione dell’ennesima autostrada…”.
Carola Rackete è così, prendere o lasciare. Ci sono sempre un divieto da scavalcare e una causa per cui vale la pena rischiare tutto, nella sua vita di giramondo.
L’avevamo incontrata a Vienna un anno fa, subito dopo l’uscita del suo libro “Il mondo che vogliamo”.
Ci aveva detto di essere tornata alla sua first life, ossia a sostenere attivamente campagne in difesa dell’ambiente e della biodiversità .
Due erano le immagini che l’Italia aveva di lei: al timone della Sea Watch 3 mentre faceva rotta su Lampedusa con una cinquantina di migranti a bordo, la prima; portata via dai finanzieri per un arresto che non è stato convalidato, la seconda.
Ora ne abbiamo una terza: Carola lassù in alto sugli alberi, tra querce e faggi che hanno tre secoli di vita e che il governo tedesco vuole tagliare. La 32enne tedesca si è unita alla protesta degli ambientalisti all’inizio di ottobre fino allo sgombero della polizia del 12 novembre scorso. Oggi Carola si trova in Norvegia.
Perchè quei mille ettari di bosco sono così importanti?
“Ad ottobre il governo tedesco ha dato l’ok al taglio degli alberi, facendo finta di non sapere che è un’area protetta dall’Unione Europea, perchè rientra nella lista di siti di interesse comunitario del progetto Natura 2000. La foresta è diventata un simbolo della lotta alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica: la Germania, contravvenendo agli accordi di Parigi, non le ha ridotte. Non solo. Ha fallito 19 dei 20 obiettivi del trattato sulla difesa della biodiversità . Detta altrimenti: la Germania ha accordi internazionali che non rispetta e sta ancora costruendo infrastrutture che non sono pensate per rispettare l’ambiente”.
Anche lei ha dormito nelle case costruite sugli alberi?
“Sì, qualche volta. Sono a 20 metri di altezza, per salire devi usare un complicato sistema di corde. La rivolta contro l’autostrada è cominciata 14 mesi fa con l’occupazione da parte dei cittadini locali. All’inizio dormivano in tenda, poi hanno fabbricato le case di legno sospese. In seguito si sono uniti i movimenti ambientalisti tra cui Extinction Rebellion”
Il governo tedesco sostiene che ormai i contratti per l’autostrada sono stati firmati e che gli ambientalisti, in sostanza, protestano ma non offrono soluzioni alternative realistiche. Cosa risponde?
“Che non è vero. I movimenti hanno depositato centinaia di proposte, tutte ignorate. Giusto un mese fa è stato pubblicato uno studio indipendente che dimostra come la Germania potrebbe ancora ridurre le emissioni dell’1,5 per cento, ma non raggiungerà mai l’obiettivo del Trattato di Parigi se continua a costruire autostrade per macchine e tir. E’ l’intero sistema dei trasporti che deve essere ripensato”.
Come?
“Riducendo i trasporti, in generale. Usando di più i treni, quindi ampliando la rete ferroviaria. Pensando a fabbricare auto ecologiche. Aumentando le piste ciclabili…”
La polizia dell’Assia vi ha sgomberato. Ci sono stati scontri?
“E’ stato uno sgombero abbastanza violento. Uno degli agenti ha tagliato la corda di sicurezza cui era legata una donna, che ha fatto un volo di una decina di metri, riportando serie ferite alla spina dorsale. Inizialmente la polizia ha negato ogni responsabilità , in maniera scandalosa. Poi però il poliziotto ha avuto il coraggio di ammettere pubblicamente di aver tagliato quella corda”.
Crede che le istituzioni europee stiano facendo abbastanza per la difesa dell’ambiente?
“No. Nessun Paese sta raggiungendo gli obiettivi dell’accordo sulla biodiversità , e siamo molto perplessi dal modo con cui governano la politica agricola comune”.
Adesso lei dove si trova?
“Sono in Norvegia. Passerò l’inverno qui e sto cominciando a lavorare part-time con la Bob Brown Foundation, una fondazione australiana impegnata nella difesa dei ghiacci dell’Antartide. Sto programmando un viaggio al Polo”.
Le capita di ripensare a cosa è accaduto a Lampedusa nel 2019?
“No…ma sono ancora nella lista delle emergenze della Sea Watch”.
Sulla sua pagina di Twitter, però, la vediamo scrivere spesso sulla questione dei flussi migratori. Vede qualche cambiamento rispetto ai tempi in cui pilotava la nave dell’ong tedesca? In Italia, ad esempio, Salvini non è più al governo.
“Non seguo la politica italiana. Tuttavia, basta guardare quanto accade in Grecia, a Malta e nel Mediterraneo Centrale per capire che non è cambiato niente. Non vedo miglioramenti, anzi, se possibile, le cose stanno peggiorando”.
Tornerà a pilotare una nave per soccorrere migranti?
“Non lo so”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 26th, 2020 Riccardo Fucile
FIGLIO DI IMMIGRATI ITALIANI IN AMERICA, FONDO’ LA BANK OF ITALY CON UNA VISIONE ETICA… I PRESTITI AGLI IMMIGRATI ITALIANI E AI TERREMOTATI DI SAN FRANCISCO SENZA GARANZIE E SENZA INTERESSI… UN ESEMPIO DI IMPRENDITORE VERO CHE NON ELEMOSINAVA RISTORI, UN ORGOGLIO PER L’ITALIA
Poste Italiane comunica ha emesso un francobollo commemorativo di Amedeo Peter Giannini.
Molti non ne conoscono la storia esemplare.
È il 1869, una nave salpa da Genova e punta al mare aperto. Due giovani italiani guardano la costa allontanarsi: sono sposi da poco, si chiamano Virginia e Luigi Giannini. Abbandonano la Liguria, il loro paese natio, Favale di Mà lvaro, i parenti, gli amici: la loro mèta è il nuovo mondo, gli Stati Uniti d’America; la loro speranza, un futuro migliore. Lo cercheranno in California, a San Josè.
Virginia è incinta, lo confida a Luigi durante il viaggio: il 6 maggio 1870 nasce il loro primo figlio, Amadeo Peter, detto Appi.
Virginia e Luigi, negli Usa, rilevano la gestione dell’Hotel Suisse e avviano un’attività imprenditoriale. Con i guadagni comprano un appezzamento di terra e in pochi anni lo trasformano in un’azienda agricola con numerosi dipendenti.
Ma la tragedia deflagra: un bracciante, per una questione di paga, uccide Luigi sotto gli occhi di Appi. Tutto sembra cancellato, chiuso per sempre.
Virginia però si risposa con Lorenzo Scatena, uno dei vecchi dipendenti di Luigi. L’azienda fiorisce. Appi, intelligente e socievole, crescendo se ne interessa anch’egli, ne comprende i meccanismi, studia le innovazioni.
Consiglia la madre e il patrigno. Intuisce, ad esempio, che la frutta va raccolta acerba, per poi maturare durante il trasporto e la consegna: il che cambia le prospettive di guadagno.
Sposa Clorinda Cuneo, figlia anche lei di emigrati. Il padre, Joseph, aveva fatto fortuna e fondato una banca, la Columbus Saving & Loan Bank. Alla sua morte indica come successore Amadeo: che ha però l’ideale di una banca etica e popolare, non gradito agli altri azionisti; si dimette dopo poco tempo.
Ma non è tipo da scoraggiarsi. Ha ben capito che, se la vita ti pone un ostacolo, devi rilanciare, non soccombere.
E così nel 1904 fonda la Bank of Italy, la prima banca popolare ad azionariato diffuso (assieme ad altre filiali nel 1928 prenderà il nome di Bank of America of California). Amedeo concede finanziamenti anche a chi, desideroso di lavorare, non poteva però dare garanzie: in primis, gli immigrati italiani.
Non è assistenza, non è questo il compito della Bank of Italy: essa concede gli strumenti a chi investe volontà , sforzo, fatica. Essere figlio di immigrati ha insegnato molto ad Amadeo.
Nel 1906, terribile e devastante, il terremoto distrugge San Francisco e la baia. Tutto è a pezzi, sotto cumuli di macerie la città californiana è irriconoscibile. Sembra la fine del mondo.
In questi momenti si vede il cavallo di razza, l’imprenditore vero. Giannini raccoglie dalla cassaforte della banca fondi e lingotti e li mette sul molo del porto: di nuovo presta soldi a chi gli dimostra di voler andare avanti, lavorare. La Bank of Italy sarà fondamentale nella ricostruzione di San Francisco.
Amadeo continua ad essere a fianco degli immigrati, che vogliono migliorare il proprio destino e quello dei figli. Non soltanto. Sarà a fianco anche delle donne, delle suffragette americane nella loro battaglia per il diritto di voto. Mecenate e filantropo, finanzia ricerche mediche e scientifiche, ma anche artisti e registi: Il monello di Chaplin, Biancaneve e i sette nani, prodotto da Walt Disney, beneficiano del suo sostegno. Non si ferma mai.
Sostiene la costruzione del Golden Gate, concorre a finanziare il New Deal di F.D. Roosevelt e poi il piano Marshall con circa 400 milioni di dollari: quasi tutta la somma sarà destinata all’Italia.
La grande scommessa di Appi, italiano in fondo al cuore, sarà dunque la ricostruzione del Paese dei genitori, dei propri avi.
Amadeo si spegne due anni dopo l’annuncio del piano Marshall, il 3 giugno 1949: Europa e Italia avevano già ripreso il cammino della crescita.
(da agenzie)
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Novembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
LA 85ENNE VIVE DA SOLA A MILANO E HA PROBLEMI DI DEAMBULAZIONE
Giovanna ha 85 anni, vive da sola a Milano e ha problemi di deambulazione. Per lei anche ritirare la
pensione alle Poste può essere un ostacolo insormontabile: ai timori per la pandemia di Coronavirus si aggiungono anche quelli di rimanere vittima di una caduta nel tragitto che separa la sua abitazione, nella zona Garibaldi-Venezia, dal più vicino ufficio postale.
La storia di Giovanna è quella di tanti altri anziani soli che vivono a Milano ai tempi della pandemia, magari abbandonati per via del lockdown da chi si prendeva cura di loro e che i servizi sociali del capoluogo non riescono a seguire con la necessaria attenzione.
Non sapendo a chi rivolgersi, la signora Giovanna all’inizio di questa settimana ha pensato bene di chiamare la polizia, che ha risposto alla sua chiamata e si è presa cura dell’anziana cittadina.
Giovanna ha composto il 112, numero unico di emergenza, spiegando bene la sua situazione. Nel giro di pochi minuti gli agenti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico l’hanno raggiunta a casa con una voltante.
I poliziotti hanno aiutato l’anziana a fare le scale, poi l’hanno accompagnata con l’auto di servizio presso il più vicino ufficio postale, dove Giovanna ha potuto ritirare la pensione. Infine l’hanno accompagnata nuovamente a casa.
La riconoscenza dell’anziana signora verso gli agenti della polizia di Stato è stata tanta: la loro gentilezza e il servizio offerto le sono piaciuti così tanto che Giovanna li ha lasciati, sorridendo, con la frase: “Vi richiamerò anche per ritirare la tredicesima”.
Ma si spera che nel frattempo la signora possa trovare qualcuno che si possa occupare di lei e aiutarla nelle sue incombenze quotidiane.
(da agenzie)
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