Novembre 19th, 2016 Riccardo Fucile
L’ANALISI-DENUNCIA DI MICHELE SANTORO: NELL’ITALIA PROFONDA UNA SOCIETA’ DI RAGAZZINI SOPRAVVIVE A SE STESSA… MA NE’ RENZI NE’ NESSUN TRUMP LI SALVERA’
Trump ha vinto e tutti credono di sapere il perchè. Grillo in particolare, che addirittura si
esalta per la vittoria del miliardario americano, parla di una Apocalisse che si è abbattuta sulle èlite, sui giornali, sulle televisioni, sui sondaggi e sugli intellettuali.
Non avrebbero capito niente dell’America profonda, quella più lontana dalle stanze del potere politico, economico e culturale.
Sempre Grillo profetizza che la stessa Apocalisse si abbatterà sull’Italia (non si capisce se con l’aiuto di Salvini e la Meloni, come a Roma) a opera degli eroi del Movimento 5 Stelle dei quali si conoscono, al momento, una diligente attività parlamentare e barricate solo virtuali, oltre che la tendenza alla parsimonia e gli inni all’onestà .
Uno tsunami proveniente dalle periferie si preparerebbe a spazzar via la cocuzza Hillary Renzi, tutto il cocuzzaro delle lobby annesse e connesse, e praticamente ciò che resta di una democrazia in crisi, conquistando i palazzi della politica.
Al momento non si capisce se il mondo che verrebbe alla luce sarebbe una versione rinnovata della democrazia occidentale o qualcos’altro.
Pur non pretendendo di salire sull’Arca di Noè dei sopravvissuti, vorrei ricordare che la mia squadra ha raccontato la rivolta dei forconi in Sicilia e la sommossa di Nichelino in Piemonte ben prima che il Movimento divenisse così forte.
Inoltre il 6 e il 7 dicembre porteremo con una certa emozione nei cinema Robinù, ovvero la descrizione spietata di un vero e proprio stato sociale criminale che a Napoli impiega nello spaccio della droga decine e decine di migliaia di persone.
Una realtà sulla quale, nonostante i nostri precedenti lavori e i ripetuti appelli di Roberto Saviano che dedica a essa il suo ultimo libro, si preferisce chiudere gli occhi.
La scuola pubblica continua a espellere vergognosamente, nell’indifferenza generale, ragazzini nell’età dell’obbligo scolastico, violando impunemente la legge e facendo in modo che le classi, ripulite dagli indisciplinati ribelli insofferenti alla didattica, guadagnino tranquillità ed efficienza.
Le donne, che la mattina preparano come tutte le altre mamme con amore i loro bambini per andare all’asilo, vendono cocaina diciotto ore al giorno, operaie di una immensa fabbrica illegale, e finiscono in carcere, separandosi drammaticamente dai loro piccoli, per mille euro al mese o poco più; mentre la ricchezza prodotta finisce nel Pil, a beneficio di tutti noi “perbene” e contribuisce al buon andamento della società .
Bambini di otto anni sfilano in una via centrale a Napoli, impugnando pistole vere, per fare un’altra “Stesa”, come chiamano le scorribande con gli scooteroni; e muoiono a decine ventenni, diciottenni, sedicenni, nella lotta senza fine per contendersi il territorio e le piazze di spaccio dopo che i vecchi boss sono andati in galera o si sono pentiti.
Tutte le forze politiche girano la faccia dall’altra parte; e solo qualche uomo di Chiesa fa sentire la sua voce per rompere il silenzio.
Il dibattito s’accende e l’azione repressiva s’intensifica quando per errore cade una vittima innocente.
Poi si torna a parlare de “l’altra Napoli”, delle meraviglie turistiche della città , che vengono usate come lapidi sui morti dimenticati e su una grande questione sociale lasciata nelle mani della criminalità organizzata.
Eppure nelle storie della guerra delle “paranze dei bambini” non c’è soltanto la corsa all’oro, che ci racconta Gomorra, o il non volersi rassegnare a un destino di sottoprecariato pagato spiccioli.
Un popolo giovane, il più giovane d’Italia, conduce la sua esistenza tra il quartiere e il carcere come fosse un unicum abitativo, sognando soldi facili, sesso, potere, come tutti i ragazzi di oggi.
Per realizzarli non ha altro che coraggio e disprezzo della morte.
Nelle serie televisive i caratteri dei personaggi tendono ad assomigliare a maschere a volte grottesche; i veri baby boss di Robinù, invece, sono altrettanto spietati e cinici ma, contemporaneamente, esprimono una forza sentimentale straordinaria, passione per la vita, amore infinito per la propria famiglia, voglia di far figli già a diciotto anni, gusto del rischio e dell’avventura.
Tutte cose che la nostra società ha perduto da tempo.
Nel centro storico di Napoli o a Caivano si diventa nonni all’età in cui nella società normale ancora si esita a concepire il primo figlio. E non certo perchè si rompe il preservativo.
Dopo che questa infinita campagna referendaria sarà finita e avrà vinto il Sì di Renzi ci si occuperà finalmente di questi bambini che sono stati fino a oggi “dimenticati” dal Partito democratico?
Non ne ignoravano certo l’esistenza ma erano incapaci di concepire un piano di vero risanamento sociale che richiederebbe un’idea di come redistribuire la ricchezza e di chi e come debba pagare il prezzo di questa redistribuzione.
Ma anche se vincesse il No non ci sarebbe ragione di essere ottimisti.
La rivolta che corre nella Rete e travolge il vecchio ordine sociale, di cui Trump o Grillo o Salvini si fanno portavoce, è dominata dall’idea della tolleranza zero, da un’ansia di ordine e sicurezza che prova a tornare alla patria-nazione, qualche volta a una patria ancora più piccola, a chilometro zero, abitata da nostri simili a somiglianza dei social. Una comunità con pochi stranieri, “solo se servono e sono comunque indispensabili” (sicuramente per pulire le case e il culo dei vecchi costretti sulle sedie a rotelle), darebbe vita a una autarchia ecologica, come sognava in Austria il neonazista Haider, con meno scambi, spostamenti, viaggi e molto tempo passato sul proprio computer o nell’orto a produrre lattuga con fertilizzanti naturali.
Un mondo talmente noioso da avere sempre bisogno di ricchi da spiare, di potenti corrotti da cacciare, di nemici da inseguire e giustiziare. Per il momento a colpi di clic.
Far lavorare i baby boss non avrebbe alcun senso in una società in cui il lavoro sarebbe considerato una ideologia del passato.
Solo piccole opere essenziali, senza nuvole, senza archistar, senza inutili ponti e inutili treni che corrono a inutile alta velocità , senza avventure spaziali e altre Olimpiadi.
Così come stiamo potremmo star meglio, soltanto risparmiando e riducendo le spese inutili e le macchine blu e gli stipendi dei parlamentari.
E se qualcuno non si accontentasse del salario di cittadinanza e si ostinasse a delinquere? In galera! Naturalmente.
Ce lo vedete un simil Trump a occuparsi veramente degli abitanti di Quarto Oggiaro, di Secondigliano, di Tor Bella Monaca o dello Zen di Palermo, quelle periferie dove si urla “Prima gli italiani!”?
Se si urlasse “Prima le periferie!” sarebbero disponibili quelli che, non essendo zingari, immigrati, clandestini, abitano negli altri quartieri e oggi applaudono entusiasti?
Per Renzi e per i suoi avversari è più comodo parlare di tagli, risparmi, riduzione delle tasse e lotta alla corruzione che studiare il modo di indirizzare parte della ricchezza accumulata, senza necessariamente espropriarne i proprietari, verso quelle parti della società a cui è stata sottratta, usandola e investendola nell’interesse di tutti.
Oggi a occuparsi delle grandi ingiustizie restano in maniera aberrante quelli dell’Isis e i Robinù, che li imitano a modo loro, sia pure rivolgendo la violenza prevalentemente contro se stessi.
Gli arrabbiati si affidano ai miliardari evasori fiscali per scatenare l’Apocalisse.
Ma se si spegnessero i giornali e le tv, gli intellettuali smettessero di pensare, e i sondaggisti di sondare, dopo la vittoria di Trump, il mondo sarebbe migliore, la democrazia sarebbe più forte e le periferie conterebbero di più?
Non mi entusiasma dover scegliere tra questo sì e questo no al Referendum, come non mi entusiasmava la candidatura di Hillary.
Ma, non so voi, io a New York sarei in strada a manifestare.
E scusate se è inutile.
Michele Santoro
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI DEMOPOLIS: “MAI VISTO UN QUADRO COSI’, IL 25% DEGLI ELETTORI NON SI PRONUNCIA, TUTTO E’ POSSIBILE”
Ci sono dodici milioni di elettori, di cui sette milioni di incerti tra «Sì» e «No» e cinque di indecisi se andare a votare, e da loro, più che da quelli che hanno risposto schierandosi da una parte o dall’altra, dipende il risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre. All’ultimo giro di boa (da questo momento in poi i risultati delle rilevazioni non possono più essere resi pubblici), questo è il dato più interessante del sondaggio di «Demopolis» illustrato ieri sera a «Otto e mezzo» su «La7».
E il direttore dell’istituto, Pietro Vento, confessa che «negli ultimi anni non ci si è mai trovati di fronte a un quadro come questo», con un quarto degli elettori che non si pronunciano, per cui la competizione tra i due schieramenti rimane, a poche settimane dal voto, molto aperta
Il «No» continua ad essere in vantaggio, con il 52 per cento dei votanti, contro il 48 del «Sì», che da aprile a ora ha perso dieci punti ed ha avuto un solo sussulto di ripresa subito dopo l’annuncio di alcune delle misure (vedi l’anticipo pensionistico e gli aumenti per le pensioni più basse) contenute nella legge di stabilità .
Ma in valori assoluti le due opzioni raccolgono, rispettivamente, il 39 e il 36 per cento dei voti, che sommati danno il 75 per cento dei votanti, mentre appunto il restante 25 per cento prende tempo per decidere ed è possibile che alla fine scelga di disertare le urne.
In altre parole, la tendenza favorevole al «No», che, va sottolineato, rimane costante, con questi numeri potrebbe essere capovolta da un ripensamento degli ultimi giorni, e la comunicazione di queste tre settimane sarà importantissima per scuotere le coscienze più pigre.
Ma ovviamente le stesse possibilità ce le hanno gli oppositori della riforma, e se riusciranno a conquistare la maggior parte degli indecisi, partendo da una posizione più forte, il «No» potrebbe andare a uno sfondamento, con conseguenze politiche ancora più imprevedibili, sebbene gli oppositori di Renzi si ostinino a dire che non sarà così, e un fine corsa del governo che a quel punto diverrebbe inevitabile.
Si spiega così l’attivismo di Renzi, che dopo la due giorni in Sicilia, regione in cui è atteso un risultato record del «No», ha messo in agenda la Sardegna, dove il «Sì» è in forte difficoltà .
Seppure la rimonta, certo, appare difficile, e gli elettori dichiarano che voteranno soprattutto sul governo e non sulla riforma, i giochi non sono ancora fatti.
(da “la Stampa”)
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Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
IL REFERENDUM SEMPRE PIU’ UNA GUERRA PER BANDE
“Santoro, ho sempre tifato per te, ho mandato soldi per il tuo programma. Adesso sei
un’altra delusione della mia vita. Auguri x il posticino in RAI che hai barattato con la tua dignità “.
E’ solo uno dei tanti messaggi apparsi sulla bacheca di Servizio Pubblico, la trasmissione che ha condotto Michele Santoro.
L’11 novembre il giornalista ha pubblicato una lettera nella quale esprime diverse critiche nei confronti del fronte del No.
Santoro, pur condividendo diverse perplessità sulla riforma costituzionale che sarà sottoposta al referendum il 4 dicembre, come le modalità di scelta dei senatori e, de relato, sulla legge elettorale, invita tuttavia a considerare che i punti deboli del ddl Boschi potranno poi essere successivamente modificati e di non votare per o contro il presidente del Consiglio.
La lettera si conclude così:
Fate finta che il No abbia già vinto e che Renzi sia scomparso dalla scena. E provate a immaginare cosa accadrà , in che maniera il Paese ne uscirà più forte e le istituzioni più solide e più democratiche. Con un’altra apocalisse? La riforma poteva essere più condivisa? Certo. Scritta meglio? Certo. Ma se vince il No i diritti di noi cittadini si rafforzeranno? La democrazia sarà più forte? Il governo più capace di affrontare le sfide internazionali? Vi prego, non rispondete con un’altra domanda. O col solito vaffanculo.
Da molti la lettera è stata interpretata come un’adesione alle ragioni del Sì.
E subito ha scatenato polemiche: “Ormai tu e Benigni siete visti come traditori….. Come se voi, ognuno nel suo genere grandi artisti e giornalisti, aveste bisogno di una forma di captatio benevolentiae, da parte del potente di turno”, commenta un utente.
“Ti ho sempre ammirato ma non capisco il tuo “si” al referendum..”, aggiunge un altro. Scrive un altro utente”:Ma può essere così smaccatamente di parte (PD) un “giornalista” che dovrebbe avere una trasmissione nella rete pubblica?”.
Le critiche sono diverse tant’è che ieri Santoro ha pubblicato un post su Facebook in cui afferma che “dopo la mia lettera di venerdì, sono arrivati una valanga di commenti che sto leggendo uno per uno. Per il momento voglio ringraziarvi per il tono generale di questa discussione e invitarvi a non prendere in considerazione le strumentalizzazioni politiche che di essa si fanno. Grazie ancora e continuiamo a discutere liberamente, rispettando le idee di tutti”.
La posizione di Santoro ha diviso a metà la platea dei fan che seguono il giornalista.
Ci sono infatti anche diverse persone che si dicono d’accordo con lui: “Condivido totalmente. Poi nessuno si ricorderà più perchè ha votato o fatto propaganda per il no. E passeremo altri decenni a fare squisite analisi filosofiche, mentre il mondo cambierà ancora e altre generazioni aspetteranno …”, scrive Giuseppina.
E Anna: “Bravo Santoro e come sempre ha ragione. La rabbia è la cattiva consigliera , porta alle scelte sbagliate. Tra tutti i nostri politici Renzi è più capace . Il nostro nemico pubblico non è Renzi ma il grande debito pubblico che tanti ignorano e non sanno di che si tratta. Voterò SI”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
MA AGLI ITALIANI PIACE LA FINE DEL BICAMERALISMO PERFETTO
Il No al 34%, il Sì al 29%, mentre gli astenuti e gli incerti sono a quota 37 per cento. E’ questa la fotografia delle intenzioni di voto degli italiani sul referendum costituzionale, in programma il 4 dicembre, secondo un sondaggio Cise-Sole 24ore relativo al periodo 27 ottobre-7 novembre.
Dati che il politologo Roberto D’Alimonte, il “papà ” dell’Italicum, analizza sul quotidiano di via Monte Rosa, dove mette in evidenza come nonostante il prevalere dei giudizi negativi, alcuni contenuti della riforma costituzionale piacciono o quanto meno non dispiacciono agli italiani.
Quello che non convince la maggioranza degli italiani è invece il trasferimento delle competenze delle Regioni allo Stato
Scrive D’Alimonte
“Il 57% è d’accordo sul fatto che la maggior parte delle leggi possa essere approvata solo dalla Camera. Addirittura l’83% ritiene positivo che il governo possa chiedere alla Camera di deliberare su alcuni provvedimenti in tempi certi.
Ma anche sulla composizione del Senato e sulla clausola di supremazia la maggioranza di giudizi è positiva”.
Il politologo sottolinea come a incidere sui giudizi negativi relativi alla riforma sia il giudizio sul governo e sul premier Matteo Renzi.
“Purtroppo per Renzi questo giudizio finisce con l’influenzare la decisione di voto. E così la valutazione favorevole sui singoli aspetti non si traduce in un giudizio positivo sul complesso della riforma. E tanto meno in un Sì al referendum. Il senso è chiaro: si vota no alla riforma per votare contro il premier, anche se – tutto sommato – se ne condividono i contenuti”
Per quanto riguarda la composizione del voto, il sondaggio mette in evidenza la natura partitica.
I Sì, si legge nell’articolo di D’Alimonte, “sono concentrati prevalentemente tra gli elettori dei due partiti di governo, Pd e Ncd. Il 70% dei primi e il 73% dei secondi sono intenzionati a votare Sì”. Percentuali, sottolinea D’Alimonte, “non eccezionali ma sicuramente elevate”.
Il problema, evidenzia sempre D’Alimonte, sono gli altri elettori perchè “il messaggio di Renzi stenta a far breccia nel variegato elettorato dei partiti di opposizione”.
Su La Stampa si analizza il tentativo del presidente del Consiglio di fare breccia tra gli indecisi in un quadro che tuttavia è “immobile” e non si muove a favore del premier e del Sì nonostante le molteplice iniziative – dall’Europa a Equitalia – messe in campo da Renzi.
“Più Renzi spingeva l’acceleratore di provvedimenti gratificanti per milioni di cittadini e più i sondaggi restavano fermi. Le pensioni e le quattordicesime a più di due milioni di pensionati? L’effetto sui sondaggi non è stato apprezzabile. La riduzione dei balzelli di Equitalia? L’effetto sui sondaggi, se c’è stato, non ha avuto un effetto evidente. La riduzione del canone Rai per milioni di italiani? I bonus? Lo spostamento del dibattito referendario dal plebiscito al merito? Gli effetti, se ci sono stati, non risultano quantificabili. Dopo due mesi di campagna elettorale è come se l’emittente dei messaggi si fosse opacizzata, è come se l’efficacia della narrazione renziana e del suo artefice avessero perso mordente e credibilità “.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
I DUBBI DI SANTORO, IL NO DI EMILIANO… DIVERSI SINDACI DI CENTRODESTRA, DA PERUGIA A UDINE, VOTERANNO SI’
L’ultimo arrivato nelle file di “quelli che sparigliano” al referendum costituzionale è Michele Santoro. «Cari amici nessuna riforma è perfetta, così come non lo era quella del 1948 — scrive in un post su Facebook indirizzato alla sua community – ma il nocciolo della questione è l’alternativa a questa riforma costituzionale: quale sarebbe? Un nuovo improbabile patto della crostata targato D’Alema-Berlusconi? Un accordo tra Sinistra italiana e Casa Pound? Io dovrei votare No e non avere timore di cosa accadrà dopo. Aspettando Trump».
Subito arruolato nel fronte del Sì dal comitato ”BastaunSì”
Santoro non ci sta all’abbraccio: «Non ho ancora deciso cosa votare il 4 dicembre, ma voglio spostare l’attenzione sul “dopo”», spiega. Però una cosa gli piace tanto, che è del resto nelle sue corde: «Sono eretico, e anche sconcertato».
Tra gli eretici, tra coloro che ci si attende per fede politica su tutt’altro fronte e che invece si smarcano, c’è quindi Santoro, il giornalista delle piazze.
Questa volta alla sua analisi online accompagna invece una esortazione: «Vi prego non rispondetemi con un’altra domanda. O con il solito vaffanculo ».
Il gruppo degli eretici è folto. Molto apprezzati da entrambi i fronti del Sì e del No, perchè chi si smarca fa notizia e ha un effetto traino.
Ecco che nella manifestazione “i sindaci in piazza” del 29 novembre – ciascuno nelle città a spiegare le ragioni del Sì – l’elenco vede in testa i primi cittadini del centrodestra che si sono staccati dal fronte dei contrari: Domenico Masone di Pietrelcina, Loredana Devietti Goggia di Ciriè, Furio Honsell di Udine, Federico Borgna di Cuneo.
Eretico è anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, a capo di una giunta di centrodestra e che ha rivendicato la «scelta personale » per il Sì.
Come l’ex leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona. Stessa scelta del primo cittadino di Perugia, il forzista Andrea Romizi.
L’elenco si allunga con i tentati dal Sì della sinistra vendoliana strenua combattente per il No con Vendola in testa: Massimo Zedda e Marco Doria, sindaci rispettivamente di Cagliari e di Genova mantengono il profilo basso e istituzionale, però sono critici con il No.
Discorso a parte per Giuliano Pisapia, leader della sinistra, che ha dichiarato: «Il No non mi convince»; l’ex sindaco di Milano è preoccupato per le conseguenze che il conflitto all’OK Corral potrà avere sul “dopo”.
Sul fronte del No, l’eretico di maggior rilievo è il democratico Michele Emiliano.
Il governatore della Puglia ha riflettuto a lungo, poi ha fatto capire che questa riforma costituzionale non gli sta bene e che finirà col votare No al referendum.
Convinto inoltre di avere i pugliesi dalla sua, sia perchè il referendum sulle trivelle ha esacerbato gli animi sia perchè vorrebbe mantenere la competenza sul turismo .
Emiliano ha partecipato a numerose manifestazioni per il No, anche con l’ex capogruppo Roberto Speranza
Con il No è schierato anche Paolo Prodi, il fratello dell’ex premier Romano.
Storico di 84 anni, ex rettore dell’università di Trento, che con perfidia Ciriaco De Mita definiva la «vera mente» della famiglia Prodi, si è speso per la bocciatura della riforma: «È scritta molto male e incomprensibile », ha detto.
Accanto allo strappo della minoranza dem di Bersani e Speranza (per il No) e allo strappo allo strappo di Cuperlo (convinto al Sì da un patto con Renzi per cambiare la legge elettorale, l’ Italicum), covano dissensi in ordine sparso: ad esempio, quello di Paolo Fontanelli, cuperliano, questore della Camera, che però resta sulla posizione del No. Infine, Rosy Bindi. Eretica per definizione, Bindi evita endorsement tanto per il Sì come le chiede il suo partito, il Pd, che per il No, come le chiede la minoranza dem di cui fa parte.
Ricorda il suo ruolo di presidente della commissione antimafia: silenzio istituzionale.
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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Novembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
LE POSSIBILI INTERPRETAZIONI DI UN MANIFESTO CINQUESTELLE
Come se già non bastasse l’immensa confusione che regna sul referendum costituzionale del 4
dicembre il MoVimento 5 Stelle ha deciso di lanciare in questi giorni i suoi manifesti elettorali a favore del No.
Uno di questi è quello “presentato” ieri da Roberta Lombardi l’altro è quello dietro al quale è orgogliosamente in posa il cittadino portavoce deputato Carlo Sibilia che sembra paragonare chi voterà No al referendum ad un asino.
Gli asini del No contro gli asini del Sì
L’intento non è chiarissimo almeno non da subito. Perchè se il manifesto con l’agnellino è accompagnato da una didascalia che recita “da cittadini ad agnellini?” che esplicita il significato dell’immagine, ovvero che se vincesse il Sì i cittadini perderebbero parte del loro potere e diventerebbero più mansueti, questo dell’asino sembra davvero fuori bersaglio.
Chi rappresenta l’asino, l’elettore che vota Sì? Il cittadino che si trasforma in un mulo se passa il referendum?
Oppure l’asino in felpa bianca con cappuccio rappresenta la ka$ta e l’establishment (i poteri forti in felpa…)?
Qualcosa non torna, perchè alla fin fine sembra proprio che gli asini siano quelli che voteranno No, ovvero proprio quelli a cui è rivolto il manifesto elettorale del Movimento.
L’impressione è data soprattutto dal fatto che la foto dell’asino in felpa è immediatamente sotto lo slogan (con inutile hashtag) #IODICONO e quindi sembra che a dire No sia proprio l’asino.
Un manifesto come questo dovrebbe essere chiaro fin da subito e non lasciare spazio a interpretazioni fantasiose.
Anche un altro dei manifesti della serie è decisamente più leggibile quindi forse a rendere più problematica la ricezione del manifesto con l’asino ci si mette proprio il fatto di aver scelto un animale che si presta a questa ambiguità interpretativa.
Nella mente dei creativi del MoVimento l’idea era quella di impedire che la riforma una volta approvata non possa più essere modificata per parecchio tempo e quindi non ci sia modo di rimediare all’esito di una eventuale vittoria del Sì.
Ma questa ambiguità di fondo non aiuta a comunicare il messaggio del MoVimento.
A margine c’è anche la questione, non proprio “carina”, di dire che chi vota Sì è un asino, siamo ben distanti dal “coglioni” detto da Berlusconi agli elettori del centro sinistra ma la direzione è chiara, ed è la stessa.
Il manifesto è stato preso di mira anche dalla pagina Social Media Epic Fails che ha fatto appunto notare come all’inizio sembra proprio che si stia dicendo che gli elettori del No sono asini.
Impossibile poi non pensare a Pinocchio e agli asinelli del libro di Collodi.
E visto che tra quelli che sostengono il Sì al referendum c’è Roberto Benigni il pensiero corre al Pinocchio di Benigni.
Non è che i creativi del MoVimento hanno voluto prendere allegramente per il culo Benigni, quello che per anni ha difeso la Costituzione più bella del Mondo e ora fa campagna elettorale per Renzi?
Sarebbe davvero un colpo di genio, ma purtroppo non è così.
(da “Nextquotidiano”)
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Novembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
A GIORNI UNA MISSIVA DEL PREMIER PER INVITARE A VOTARE SI’
Una lettera alle famiglie italiane a poche settimane dal voto sul referendum. Che Matteo Renzi indirizzerà e firmerà come segretario del Pd. Per presentare le ragioni del Sì.
Dovrebbe arrivare nel fine settimana o al massimo all’inizio della prossima per spiegare nel dettaglio il contenuto della riforma Boschi, facendo intendere che il ddl costituzionale vuol dire cambiamento, il No invece equivale a restare nella palude.
La strategia per il rush finale messa in piedi a Palazzo Chigi prevede di blindare militanti ed elettori del Pd, utilizzando gli elenchi di coloro che hanno votato alle primarie, per convincere indecisi e chi nel Pd segue la minoranza a votare per il Sì. Abbandonando Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani impegnati attivamente per far vincere il No. “Sarebbe una forzatura, del resto è assurdo il tono che sta usando in questi giorni il presidente del Consiglio”, commenta il bersaniano Zoggia. Spiega oggi sul Corriere Maria Teresa Meli, cantrice ufficiale del renzismo a via Solferino:
Già , perchè, come spiega ai suoi, il premier è convinto che «la maggioranza silenziosa sia portata a scegliere la stabilità ». Sono quelli che vorrebbero restare a casa che Renzi vuole portare al voto. Ed è per questo motivo che oggi e domani sarà in Sicilia, patria dell’astensionismo. Ma la «maggioranza silenziosa» è anche quella che non si esprime nei sondaggi e che, magari, ha già deciso di votare per il Sì, solo che non lo dice: «Un po’ come avveniva per la Dc — spiega David Ermini — quando la gente intervistata si vergognava di votare per lo scudocrociato»
Dunque, il premier non rinuncia a giocarsi tutte le carte.
E benchè non dica più apertamente che si dimetterà in caso di vittoria dei No, lo lascia intendere chiaramente quando spiega: «Non sono qui per vivacchiare, ma per cambiare. Preferisco morire da Renzi che vivere da “galleggiatore”».
I suoi interlocutori sono molteplici. La «maggioranza silenziosa» che, «soprattutto al Nord», «teme gli effetti controproducenti dell’instabilità ». Gli elettori «che puntano al cambiamento» e che il premier vuole portare dalla sua.
Ma il messaggio del premier che non vuole galleggiare e preferisce «morire da Renzi» è indirizzato anche gli attori politici, che vorrebbero che il premier rimanesse al suo posto pure in caso di sconfitta
Berlusconi, che ha fatto sapere di essere pronto a collaborare con il governo per varare una legge elettorale proporzionale, Alfano, che ha detto che Renzi dovrebbe restare comunque, e alcuni esponenti del Pd, sia di minoranza che di maggioranza, che la pensano come il ministro dell’Interno. A tutti loro Renzi invia il suo messaggio.
Al quale va aggiunta una postilla non esplicitata: quei Sì, saranno quanti saranno, Renzi li considererà quasi tutti “roba sua”.
E perciò, in caso di vittoria, li farà pesare al tavolo delle trattative per la modifica dell’Italicum. Far passare «un proporzionale che non garantisca la governabilità non sarà perciò possibile». Sono avvisati tutti. Anche gli alleati del Nuovo centrodestra.
O i bersaniani, che potrebbero veder anticipare il Congresso del Pd «per il chiarimento dovuto».
Intanto l’opposizione va all’attacco anche per la partecipazione in solitaria del premier a “Che tempo che fa”, sull’uso dell’elicottero di Stato fatto da palazzo Chigi per la campagna referendaria.
Ma il duello è ancora tra Massimo D’Alema e Renzi. “Se vince il Sì l’Italia cambia, altrimenti tornano quelli di prima che hanno già sprecato le loro occasioni, qualcuno di questi, se gli avessimo dato una poltrona europea, non farebbe polemica, non possiamo basarci sul risentimento”, attacca il premier, ricordando che si riducono sprechi e tempi delle decisioni politiche. Oltre che i costi.
“Con 80.000 leggi siamo uno dei paesi al mondo più prolifici, quando leggo che ci vuole una riforma per fare più rapidamente le leggi, mi spavento, quante ne vogliono fare? Il vero problema dell’Italia sarebbe fare meno leggi ma meglio”, ribatte da Genova D’Alema.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
ALLA FINE PARE CHE SIA BRUNETTA A VOLERSI SOTTRARRE DOPO LA BRUTTA FIGURA RIMEDIATA DA SALVINI CON LA MINISTRA
“A quanto apprendiamo da La7 la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, avrebbe deciso di far saltare un confronto televisivo, previsto per la giornata di domani e condotto da Enrico Mentana, con il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta”.
È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“La ministra, dopo aver accettato il confronto a due, negli ultimi giorni ha cambiato idea, cercando di imporre la presenza di altri ospiti in studio, politici o costituzionalisti, a spalleggiarla durante la trasmissione, rifiutando, infine, una proposta di mediazione avanzata dal nostro staff per un confronto a due con due giornalisti ad affiancare Mentana durante l’intervista”, aggiunge il comunicato. “Stigmatizziamo il comportamento della ministra Boschi, che scappa e tenta di accampare scuse puerili pur di non affrontare un importante competitor, come il presidente Brunetta, tra i leader del fronte del No al referendum costituzionale. Fuggire dal confronto non è una cosa seria e qualifica l’atteggiamento di chi questa cattiva riforma l’ha scritta e imposta con violenza al parlamento e al paese. Gli italiani sapranno giudicare”, conclude Forza Italia.
Enrico Mentana smentisce.
“La nota del gruppo di Forza Italia alla Camera contiene un falso di partenza – dice all’Ansa Enrico Mentana sottolineando come quell'”apprendiamo da La7”, riferito alla presunta decisione della ministra per le riforme Maria Elena Boschi di far saltare il confronto con il capogruppo Renato Brunetta “non esiste perchè nè La7 nè il sottoscritto che si sta occupando del confronto televisivo ha mai comunicato alcunchè”.
Mentana parla di work in progress: il programma si sta preparando si tratta di decidere come e con quali ospiti in studio.
Negli ambienti del tg di La7 c’è non poca irritazione sulle indiscrezioni che vengono fatte circolare durante queste ore di preparazione del confronto tv volte forse, si apprende, ad evitarlo non certo dalla parte della Boschi.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
QUATTRO I RICHIEDENTI: “BASTA UN SI'”, “COMITATO POPOLARE PER IL NO”, MAIE E ON. RENATA BUENO… A QUESTO PUNTO IL MINISTRO DENUNCI PER CALUNNIA SALVINI E GLI PIGNORI I BENI, COSI’ COMINCIA A PAGARE DI TASCA PER LE PALLE CHE RACCONTA
Dopo la polemica scatenata dalle lettere spedite dal governo agli italiani all’esterno per sostenere il Sì al referendum costituzionale e dopo che il fronte del No ha protestato annunciando iniziative anche legali il Viminale ha diramato una nota ufficiale.
“Sono stati regolarmente consegnati, su Cd, a tutti i richiedenti, gli unici dati sugli italiani all’estero di cui è in possesso il ministero dell’Interno e cioè: nome e cognome, data e luogo di nascita, indirizzo estero di residenza dell’elettore e sede diplomatica di competenza” si legge nel comunicato in cui si precisa che “il ministero non dispone nè di mail nè dei telefoni degli elettori all’estero”.
I dati a disposizione del Viminale, sottolinea ancora l’ufficio stampa, sono stati dati “ai quattro richiedenti: ‘Comitato Basta un Sì’, ‘Comitato Popolare x il NO’, ‘Maie (Movimento associativo italiani all’estero ) nonchè all’onorevole Renata Bueno (solo Brasile e Uruguay)”.
Infine, dice ancora il Viminale, “all’incaricato dell’onorevole Gargani, il Cd coi dati è stato consegnato il 12 ottobre”.
E’ evidente quindi che chi ha parlato di “truffa” del ministero dovrebbe essere denunciato per calunnia e oggetto di risarcimento danni in sede civile.
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