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“POLVERINI SAPEVA E STORACE INCASSO’ DI PIU'”: FONDI LAZIO, FIORITO SPARA ALZO ZERO

Giugno 29th, 2013 Riccardo Fucile

BATMAN PRESENTA UNA DENUNCIA IN PROCURA: “INDAGATE TUTTI I CONSIGLIERI REGIONALI DELLA VECCHIA LEGISLATURA”… “LA DESTRA RICEVETTE 266.000 EURO IN PIU’, LA POLVERINI ERA L’ORGANIZZATRICE AB ORIGINE”

“Io, guardi, non parlo da 4 mesi con nessuno… se vi volete ferma’ voi, io, se volete, vado avanti per sei ore…”, aveva detto un giorno, Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl del Lazio, condannato a 3 anni e 4 mesi con l’accusa di peculato per aver sottratto oltre 1 milione di euro dai fondi del gruppo, durante l’interrogatorio con il pm della Procura regionale della Corte dei conti.
Il punto è che Batman, nei 4 mesi di carcere, s’è trasformato in “fine matematico” per svelare, agli inquirenti, “l’autentica truffa” dei rimborsi nella Regione Lazio. Dirompente. E disarmante: “Tanto so’ talmente abituato a non essere creduto, oramai…”.
Certo, difficile credere alla sua versione, per esempio, sulla vacanza nel resort in Sardegna, per due persone, costata 30mila euro, e pagata con i rimborsi del partito.
Un vero errore — dice Batman — che non riesce a perdonarsi: “ Vado in vacanza dopo la campagna elettorale … scelgo un albergo di lusso… parto da solo, non volevo sentire nessuno, nè avevo buoni rapporti con la mia ex fidanzata. Per una serie di casualità , mi ritelefona, cerca di raggiungermi e poi me la trovo che proprio è partita, e arriva in Sardegna”.
Di spiegazioni al limite dell’inverosimile, nei tanti verbali di Fiorito, se ne contano parecchie, come quella sul famoso Suv Bmw, acquistato con i soldi pubblici: “Se avessi evitato sarebbe stato opportuno … non è che avessi bisogno di andare in giro a fare lo scemo con il Suv degli altri”.
Poi aggiunge che anche il parco auto dell’opposizione, però, non s’ispirava esattamente a criteri di sobrietà : “Il Pd c’ha un’ Audi, l’Udc ha noleggiato una Delta, insomma, voglio dire, non so tutti con quali strumenti perchè non mi sono mai impicciato”.
Ecco: è da febbraio che Fiorito — attende la sentenza in appello a inizio luglio — punta a colpire i presunti filistei visto che lui, il Sansone della Regione Lazio, la sua punizione l’ha già  ricevuta.
Assistito dal suo avvocato, Carlo Taormina, presenta alla procura di Roma un esposto e chiede che “si proceda, con la stessa determinazione manifestata nei suoi confronti”, anche nei riguardi di “tutti i consiglieri regionali della vecchia legislatura”.
L’obiettivo: “perseguire chi abbia consumato comportamenti penalmente illeciti”.
E per denunciare il sistema, Batman si trasforma così in abile matematico, proprio lui che i suoi calcoli, per acquistare consenso, li faceva pressappoco così: “Io non c’ho cene (…) perchè non l’ho mai utilizzato come strumento elettorale, è una perdita di soldi e tempo pagare 20/30/40 euro, a uno, per stare seduto, che poi magari viene solo per mangia’”.
E quindi — tra una moltiplicazione e una divisione — punta il dito sul leader de La Destra, Francesco Storace e il presidente della Regione, Renata Polverini, lasciando ombre sulla vecchia opposizione.
La parola chiave, come vedremo, è “surplus”.
“Non per essere un matematico senza fine…” dice, prima di sciorinare una tesi molto simile a quel famoso motto di Totò: è la somma che fa il totale. E in soldoni denuncia: fate i conti, partito per partito, e vedrete che la somma non torna mai, per nessuno.
I due tipi di contributi
“Esistono due tipi di contributi”. Il primo: “136mila per ciascun consigliere (100mila per attività  politiche, 36mila per collaborazioni esterne)” per i quali sono necessarie “le pezze d’appoggio”.
Il secondo riguarda “tutte le erogazioni eccedenti i 136mila euro, su cui regna ogni oscurità …”.
È questo il “surplus” che Fiorito s’affanna a spiegare, calcolatrice alla mano e delibere sul tavolo, tra lo scetticismo degli inquirenti, che gli contestano: “Non ha alcun riferimento normativo”. E lui ribatte: era un “accordo tacito che premia i capigruppo”. E non solo loro.
L’accordo politico
“L’erogazione del surplus … ha un’origine ‘altamente politica’, da rinvenirsi in un’intesa, attuata all’inizio della legislatura, tra la Polverini e Storace”.
Il meccanismo è semplice, racconta Fiorito che, da capogruppo Pdl, nel 2011, guidava una truppa di 17 consiglieri.
In realtà , seguirlo, è un’impresa improba.
Ma tant’è: “Sommiamo 100mila euro per 17 componenti: arriviamo a 1,7 milioni l’anno”.
Poi aggiunge i 36mila euro — cadauno — per le collaborazioni esterne: “612mila euro all’anno”.
Risultato: il gruppo dovrebbe incassare 2,3 milioni di euro.
Il pagamento avviene in “quattro rate” e ogni trimestre, nelle casse del Pdl, arrivano circa 581mila euro.
A fine anno, però, la sua squadra incassa ben 2,8 milioni: circa 500mila euro in più. Questo “surplus” arriva perchè esistono delle “quote” destinate ad alcune cariche. Fiorito dice di intascare 100mila euro come componente della Commissione bilancio, 200mila come presidente della stessa Commissione, altri 200mila euro come capogruppo del Pdl.
“A fine anno, quando l’ultima rata viene pagata in due momenti, arriva il conguaglio, che supera la somma prestabilita”.
Storace ha preso 266mila euro in più
Lo stesso sistema, scrive Fiorito nell’esposto, vale per La Destra di Storace.
Il gruppo è costituito da due soli consiglieri e l’operazione — sostiene — è identica: 136mila euro, per due, fa 272mila euro.
Ma nel 2011 La Destra ne incassa 538mila: “266mila euro in più”.
Per quale motivo? “Per la carica di presidente del Gruppo”. E il presidente è proprio Storace.
E aggiunge: “I documenti che voi avete tratto dai funzionari, sono falsi, nel senso che vi danno soltanto una parziale copertura delle cifre effettivamente versate”.
La Polverini è l’organizzatrice ab origine
Poi passa in rassegna il gruppo della Polverini: “Ha ricevuto 335mila euro in più, nonostante la presidente Polverini — organizzatrice dell’operazione ab origine insieme a Storace — vada affermando di nulla aver mai saputo e percepito”.
Le accuse di Fiorito — emerse a sprazzi in questi mesi — sono sempre state respinte sia da Storace, sia da Polverini, che hanno annunciato di volerlo denunciare.
Ma è lo scenario politico, delineato nei verbali e nell’esposto, a risultare devastante per tutti. Opposizione inclusa.
Perchè sotto il profilo politico, la lievitazione dei rimborsi in Regione — da 1 a oltre 17 milioni di euro — con quote doppie e triple distribuite per i leader di ogni partito, sembra il frutto di una trattativa che nessuno ha mai contrastato.
Sforbiciando qua e là , un po’ dalle spese telefoniche, un po’ dal giardinaggio, sbucavano i soldi per i consiglieri.
“L’intesa fu portata alla valutazione dell’Ufficio di presidenza in cui sedevano, oltre al presidente del Consiglio Mario Abbruzzese (Pdl), Raffaele d’Ambrosio (Udc), Bruno Astorre (Pd), Gianfranco Gatti (Lista Polverini), Isabella Rauti (Pdl) e Claudio Bucci (Idv)”.
In quella sede “si deliberavano l’entità  dei contributi da spartire, su input del presidente Polverini”.
Il giudice chiede: “Sono i cinque sei capi che fanno questa decisione o se la trovano”? “La ordina il presidente del consiglio — risponde — in genere con i gruppi più grandi. Però ne sono a conoscenza tutti i consiglieri che vengono a chiedere: “Quanto prendiamo quest’anno?”.
La trattativa della Polverini e il foglietto di Storace
Riferendosi alla Polverini Batman dice: “La verità  l’ho detta, non ho mai trattato personalmente questo tipo di attività , ci fu una trattativa che fece Storace e tornò con il foglietto con scritte le quote… è indubbio che lei non potesse non sapere, anche perchè riceveva le stesse somme all’interno del proprio gruppo…”.
La trattativa con l’opposizione
Ed ecco come si blinda l’accordo. “Per confermare che c’era ‘sto accordo, l’opposizione — e anche qualche membro di maggioranza che non si fidava di Abbruzzese — pretendeva che noi votassimo il bilancio del Consiglio, prima di portare in aula quello generale.
Cioè: che cosa significa? Significa che noi, una volta che abbiamo stabilito le quote per i singoli consiglieri, e che verifichiamo che sono contenute all’interno del bilancio del consiglio, sappiamo che, se quei soldi vengono effettivamente versati, poi noi li avremo”.
Tre minuti
La manovra veniva votata in tre minuti da tutti: opposizione compresa. “Lei troverà  discussioni sul bilancio del Consiglio pari a zero. Illustrazione del segretario generale, Nazareno Cecinelli, di tre minuti.
Votazione all’unanimità : perchè? Perchè quando si arrivava, già  si sapeva che, se c’erano quelle quote, poi, era responsabilità  del presidente”.
La versione di Fiorito è stata smentita da Cecinelli e da Maurizio Stracuzzi, responsabile del trattamento economico, che ha negato anche la prassi della tripla indennità .
La macchina fabbrica soldi
Chiede il pm: “Le delibere di aumento che trafila avevano?”.
Risponde Fiorito: “Guardi, su quello … eravamo tenuti completamente all’oscuro… perchè il presidente (Abbruzzese, ndr) diceva: ‘Io i soldi ce l’ho, ci penso io’. Noi non abbiamo mai saputo bene come facesse. A noi arrivavano i soldi”.
In un altro passaggio si legge: “All’inizio vengono stanziati solo 4 milioni di euro… e sembra, dal bilancio, che siano il totale da spendere per tutto l’anno.
Il segretario generale e il presidente del Consiglio, a noi, ci dicono: ‘No, noi abbiamo appostato 17 milioni e mezzo in altre spese’…
Di questi 17/18 milioni, 7 milioni andavano 100mila per consigliere, altri 3 milioni destinati alle quote doppie, tutto il resto veniva gestito direttamente dalla presidenza, che quindi aveva una media di 7/8 milioni di spese, che non venivano tracciate … ma pagate in diversa modalità  … non c’era pubblicità , non c’era niente…”.
Le quotazioni
Fiorito spiega il meccanismo delle quote: “Il membro della commissione prendeva una quota in più — se era 100mila, ne prendeva altri 100mila — il presidente della Commissione prendeva una quota doppia”.
Stesso criterio, afferma Fiorito, era applicato al capogruppo dei partiti più grandi, ai componenti del Corecoco (Comitato regionale di controllo contabile) presieduto da Umberto Ponzo del Pd. “All’Ufficio di presidenza — continua — andava credo 200mila a ogni segretario, 400 ai vice presidenti e circa 1 milione al presidente”.
“Il suggerimento di Storace”
“Ho copiato lui”. Fiorito racconta d’essersi ispirato a Storace.
“Su suggerimento di Storace in alcuni casi — tra cui quello del sottoscritto, dei presidenti Idv, Sel e Udc — l’Ufficio di presidenza mandava il denaro al Gruppo, con l’intesa che quel surplus dovesse essere incamerato dal presidente (…)”.
Poi aggiunge: “Io ho chiesto di versarmeli in questa modalità  — gli altri presentavano le fatture… — però c’ho il presidente del Consiglio, che è il mio nemico politico sul territorio… io non volevo far sapere al mio nemico … a chi li davo, o a chi non li davo …”.

Loredana Di Cesare
(da “il Fatto Quotidiano“)

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REGIONE LAZIO, I VOTI DELLA ‘NDRANGHETA AI CONSIGLIERI IN CAMBIO DI APPALTI

Maggio 23rd, 2013 Riccardo Fucile

NELL’INCHIESTA DELLA PROCURA DI CATANZARO I NOMI DEGLI EX D’AMBROSIO E MARUCCIO

È un groviglio di interessi che coinvolge ‘ndrangheta e massoneria l’inchiesta denominata Lybra, coordinata dalla procura distrettuale di Catanzaro.
Ventiquattro le persone finite in carcere giovedì con l’accusa di associazione a delinquere.
Uomini delle cosche come i Tripodi, un clan molto influente nel Vibonese, legato ai Mancuso di Limbadi, faccendieri e massoni come Francesco Comerci, amministratore di alcune imprese edili prestanome dei Tripodi e, titolari di ditte edili.
VOTI IN CAMBIO DI APPALTI
Nell’inchiesta che porta la firma del procuratore aggiunto Francesco Borrelli e del sostituto Pierpaolo Bruni emerge un quadro di collusioni tra la ‘ndrangheta e personaggi politici cui le cosche avrebbero chiesto, in cambio di voti, di entrare nel settore degli appalti pubblici.
Gli interessi del clan Tripodi, infatti, partono dalla Calabria per raggiungere la Lombardia, e si diramano in Veneto e nella Capitale dove trovano l’appoggio di politici influenti come Vincenzo Maruccio, ex assessore dell’Idv nella giunta Marrazzo ed ex consigliere di minoranza con la giunta Polverini, e dell’ex vice presidente del consiglio regionale del Lazio Raffaele D’Ambrosio (Udc), pronti a trattare con i clan che in cambio di appalti s’impegnavano a raccogliere voti.
In questa inchiesta i due ex consiglieri non sono indagati, ma in altre sì: Maruccio per lo scandalo dei fondi ai gruppi della Pisana insieme a Franco Fiortio, il «Batman di Anagni»; D’Ambrosio per la nomina a segretario del consiglio regionale di Nazzareno Cecinelli.
IL CLAN PUNTA A UNA SOCIETA’ DI BRESCIA
Tutto parte quindi con gli interessi dei Tripodi in Lombardia.
Il clan del Vibonese mira ad espandersi.
A Milano Massimo Murano, legato ai Tripodi, entra in contatto con Guido Della Giacoma, legale rappresentante della Medialink Italia, la società  di Brescia che si occupa di sviluppare soluzioni di telecomunicazioni.
Il manager capisce subito le intenzioni dell’uomo. Murano è vicino a Carmelo Novella, il boss di Guardavalle ucciso perchè coltivava l’idea di costituire in Lombardia un progetto autonomista della ‘ndrangheta.
L’assunzione in Medialink di Massimo Murano era una sorta di «garanzia» quindi per Della Giacoma.
Gli interessi del clan calabrese andarono però ben oltre la semplice assunzioni di elementi della cosca.
La prima pretesa di Murano fu quella di costringere l’amministratore della società  bresciana a stringere rapporti d’affari con la ditta Edil Sud di Francesco Comerci, prestanome dei Tripodi. Comerci è un faccendiere con amicizie anche influenti nel mondo della politica romana.
GLI AMICI ROMANI DEL FACCENDIERE
Nell’interrogatorio del 6 novembre del 2012 Comerci ha ammesso di aver partecipato a una cena elettorale con il candidato al Consiglio regionale del Lazio Raffaele D’ambrosio, al quale promise un appoggio elettorale.
Ma non erano le uniche amicizie romane importanti di Comerci.
Il faccendiere aveva un ottimo rapporto con Giulio Violati, marito di Maria Grazia Cucinotta. Violati è un importante imprenditore con interessi nel mondo del cinema e delle assicurazioni.
Le conoscenze di Comerci erano un buon biglietto da visita per i Tripodi. Che intanto attraverso velate minacce avrebbero cercato di estorcere soldi a Della Giacoma.
Il rappresentante della Medialink per frenare le pretese dei Tripodi, manifestate attraverso Murano e lo stesso Comerci, indicò ai due l’esistenza di un bando di appalto da parte dell’Associazione Industriali di Roma per un importo di alcune centinaia di milioni di euro.
Si trattava di eseguire un progetto per la realizzazione di fibre ottiche nella Capitale.
A CACCIA DI APPALTI
«Mi recai a Roma dove mi raggiunse il Comerci che mi disse che c’era l’opportunità  di parlare con un esponente politico di primissimo piano affinchè potessimo inserirci come Medialink nell’esecuzione dei lavori», ha spiegato ai pm Della Giacoma.
Il manager, Comerci, il suo commercialista Nunziato Grasso e un certo professor Festa s’incontrano, infatti, in un ufficio che sarebbe stato un’articolazione della camera dei Deputati.
A quell’incontro era presente anche Giulio Violati.
Il professor Festa avrebbe chiesto a Violati la possibilità  di cercare un contatto con Aurelio Regina, presidente degli industriali di Roma, proprio per ottenere una «spinta» per l’aggiudicazione dell’appalto.
Cosa che Violati fece – secondo il racconto di Della Giacoma -.
TANGENTI PER LA RICOSTRUZIONE DELL’ABRUZZO
Comerci, Festa e Della Giacoma si sarebbero poi recati in un ufficio a piazza Rondanini. In quella mansarda — racconta il manager della Medialink — «ebbi modo di sentire che si parlava di appalti per la ricostruzione dell’Abruzzo».
Nel corso della conversazione, a cui non partecipò il presidente degli industriali di Roma, a Della Giacoma fu fatto questo ragionamento: per far entrare nel mercato romano degli appalti la Medialink occorreva far parte di un club e stipulare un contratto di consulenza per un importo iniziale di 50.000 euro a favore di una non meglio specificata società .
Per il manager bresciano era una evidente richiesta di tangente. «Devo sottoporre questa richiesta al consiglio d’amministrazione della società » – disse Della Giacoma – e si defilò.

Carlo Macri
(da “il Corriere della Sera“)

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IL PD E LE LAMPADE SWAROSKY: LA LISTA DELLE SPESE PAZZE DEL GRUPPO PD ALLA REGIONE FRIULI

Aprile 4th, 2013 Riccardo Fucile

BIGLIETTI DI TEATRO, CRITALLERIA, LAMPADE, CENONI DI NATALE, PERSINO UN’ADOZIONE A DISTANZA… DIVERSE CONTESTAZIONI PER REGALI AI DIPENDENTI

Dal contribuito di 500 euro per l’associazione “Cammina Trieste” all’acquisto di diversi biglietti per il teatro, per complessivi 616 euro.
Da 338 per una poco specificata compera di “utensili cristalleria” a molte cene e pranzi la vigilia di Natale o a San Silvestro, fino a 175 euro per una lampada Swaroski.
Sono alcune tra le spese “disinvolte” dei gruppi consiliari e rientrano tra le contestazioni che il pm della Procura di Trieste Federico Frezza ha elencato (come riportato in tabella) nell’invito a comparire notificato all’ex capogruppo del Pd Gianfranco Moretton, che a fine gennaio è passato tra le fila dei montiani.
Ma nel 2010, 2011 e 2012 — anni che gli inquirenti stanno passando ai raggi X esaminando tutte le spese di funzionamento dei gruppi — Moretton guidava i democratici e quindi a lui il pm chiede spiegazioni.
Chiarimenti che cominceranno a emergere stamattina quando Frezza interrogherà  l’ex capogruppo.
L’appuntamento è fissato alle 9 e l’avvocato Luca Ponti ha chiara la linea difensiva, simile a quella illustrata per altri due assistiti e indagati, i capigruppo del Pdl Daniele Galasso e della Lega Danilo Narduzzi.
Indagati e rimborsi “disinvolti”
Oltre a Moretton gli altri democratici iscritti nel registro delle notizie di reato (e non ricandidati) sono Giorgio Baiutti, Sandro Della Mea e Alessandro Tesini.
A Baiutti viene contestato un solo rimborso per un pranzo o una cena in otto il 31 dicembre 2010 da 800 euro. Il consigliere uscente ha fatto sapere che si è trattato di attività  politica, di un incontro con esponenti di categoria.
Gli altri due rappresentanti della Regione spiegheranno al pm. Tesini dovrà  motivare, ad esempio, la spesa di 573 euro tra il 23 e il 24 dicembre 2010 di prodotti caseari e dolci. O cosa sia la voce “accessori bimbi” da 299 euro o, ancora, l’iscrizione annuale da 150.
A Della Mea, invece, vengono contestati cinque scontrini tra macelleria (60 euro in tutto), articoli sportivi (55 euro) e 251 euro per una cena la vigilia di Natale in quattro e per un pranzo o una cena a Natale in cinque.
Tutti gli altri sono rimborsi assegnati genericamente al gruppo del Pd, diversi sono regali di Natale ai dipendenti come ha già  spiegato Moretton definendolo un gesto di prassi.
Per le adozioni a distanza, invece — due tranche, una a marzo e una a ottobre per complessivi 225 euro —, i biglietti per il teatro o l’acquisto di profumi a settembre per 135 euro Moretton forse fornirà  al pm dettagli in più.
I regali ai dipendenti
Ponti sostiene che i partiti e i gruppi consiliari sono associazioni private e che i capigruppo non avevano alcun compito di controllo o di sorveglianza sui colleghi. E illustrerà  un precedente, dal Trentino Alto Adige, finito in Cassazione per doni ai dipendenti. «È una sentenza — spiega Ponti — che riconosce per regali al personale il valore della rappresentanza, intesa come promozione del gruppo perchè i doni venivano fatti appunto ai dipendenti». Altri particolari sono attesi oggi.

Anna Buttazzoni
(da “il Messaggero Veneto“)

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CALABRIA, USAVANO SOLDI PUBBLICI PER VIAGGI, TASSE E “GRATTA E VINCI”: DIECI CONSIGLIERI INDAGATI

Aprile 3rd, 2013 Riccardo Fucile

INDAGATI OTTO ESPONENTI DEL CENTRODESTRA E DUE DEL CENTROSINISTRA… OLTRE AL PAGAMENTO DELLA TARSU, A RICARICHE TELEFONICHE E TABLET ANCHE PAGAMENTI DI FATTURE PER CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO SENZA GIUSTIFICAZIONE

I soldi dei rimborsi elettorali utilizzati per acquistare viaggi, pagare cartelle esattoriali e addirittura comprare “Gratta e vinci“.
Per questo 10 consiglieri regionali della Calabria, due del centrosinistra e otto del centrodestra, sono indagati per il reato di peculato nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
L’inchiesta prende in esame il periodo compreso tra il 2010 ed il 2012.
La notizia è riportata dal Quotidiano della Calabria.
L’indagine, condotta dai militari della Guardia di finanza di Reggio Calabria, è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Matteo Centini.
La Procura di Reggio ha indagato anche i direttori amministrativi dei gruppi consiliari a cui appartengono i consiglieri sottoposti ad indagini.
Nei mesi scorsi la Guardia di finanza aveva sequestrato la documentazione relativa ai rimborsi dei consiglieri.
Dopo una attenta analisi sono emerse numerose anomalie. I consiglieri indagati si sarebbero fatti rimborsare, tra l’altro, l’acquisto di Gratta e vinci, viaggi all’estero, detersivi, il pagamento di cartelle esattoriali della Tarsu, ricariche telefoniche, telefoni cellulari e di tablet.
Dalle indagini è emerso anche il pagamento di fatture per centinaia di migliaia di euro che non trovano alcuna giustificazione nell’attività  amministrativa dei consiglieri indagati.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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ZINGARETTI STRACCIA STORACE: 41% A 29%, ED E’ IL NUOVO GOVERNATORE DEL LAZIO

Febbraio 27th, 2013 Riccardo Fucile

IL CINQUESTELLE BARILLARI AL 20,4%…MOLTI I VOTI DISGIUNTI A FAVORE DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA

Nicola Zingaretti sarà  il nuovo presidente della Regione Lazio.
Il candidato governatore del centrosinistra ha sconfitto il principale rivale, Francesco Storace del centrodestra, con un risultato che dai dati disponibili in serata dovrebbe finire per aggirarsi attorno al 41% delle preferenze, a dodici punti circa di distanza dall’inseguitore principale.
«Un risultato bellissimo, una bella responsabilità » ha affermato il futuro governatore, accolto da un boato al comitato elettorale allestito al Tempio di Adriano a Roma.
A pesare, come previsto, il massiccio apporto della città  di Roma ma anche, che è il dato forse più rilevante della tornata elettorale, un forte voto disgiunto.
Un `premio’ dunque alla forza personale del candidato.
A distanza, attorno al 21 per cento all’ora di cena, il `terzo incomodo’ diventato protagonista Davide Barillari del M5s.
Ed è con lui che, una volta governatore, Zingaretti sarà  costretto a fare i conti nella prossima esperienza di governo.
Ad anticipare la vittoria di Zingaretti è stato però Storace: «Gli ho fatto gli auguri per il suo nuovo incarico”.
Il futuro governatore ha ringraziato l’avversario: «Sarò il presidente di tutti – ha affermato tra gli applausi, prima di dedicare la sua vittoria alla moglie e alle due figlie con lui sul palco – È una scelta politica che permetterà  alla nostra Regione di riprendere il cammino verso la stabilità . La novità  sono stati i tanti voti disgiunti – ha voluto sottolineare – Qui è passato un messaggio di fronte all’astensionismo e alla cattiva politica, qui ha vinto la buona politica che governerà  per cinque anni questa Regione. È stato un grande voto di discontinuità ».
Ora per Zingaretti si apre la fase della formazione della giunta – di certo sembrerebbe solo la vicepresidenza a Massimiliano Smeriglio di Sel – che sarà  composta sulla base dei risultati elettorali finali delle singole liste, e nel rispetto delle quote rosa e della rappresentanza territoriale.
Ma soprattutto sarà  necessario per il futuro governatore impostare un rapporto, tutto da inventare, con i `grillini’.
Si prospetta per Zingaretti uno scenario `siciliano’, sul modello delle intese promosse dal governatore Crocetta?
È presto per dirlo ma almeno al momento però la strategia di Zingaretti non sembra quella delle `porte chiuse’.
Acqua pubblica, beni comuni, cultura alcuni dei tempi sui quali, spiegava nel pomeriggio Smeriglio, si può già  immaginare tra centrosinistra e M5s una naturale convergenza sui contenuti.

(da “La Repubblica”)

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FRA MAZZOLIN DI FIORI E RISTORANTI: LE SPESE DI IDV E SEL IN REGIONE LOMBARDIA

Gennaio 9th, 2013 Riccardo Fucile

G.D.F. IN REGIONE PER PRELEVARE I DOCUMENTI DEI DUE PARTITI, INSIEME A QUELLI DEL PDL

Fa un po’ di patriottica tenerezza vedere, subito dopo una fattura da 1.600 euro per l’ordine di cento copie del volume “Italico risorgimento”, un’altra da 300 euro per l’acquisto, l’8 marzo 2012, di cento “mazzolini di fiori”.
Le spese dei gruppi regionali dell’Italia dei Valori non parlano solo di nobili sentimenti ma anche di più prosaici pranzi, ricerche di mercato e acquisti di piante.
Il genere botanico appassiona anche Sinistra ecologia e libertà  che il 4 novembre 2011 spende 25 euro per un’orchidea.
Non una follia, certo, ma cosa c’entra con l’attività  istituzionale in Regione?
I funzionari dei gruppi di minoranza al Pirellone dovranno spiegarlo alla guardia di finanza, che preleverà  tutta la documentazione contabile richiesta il 13 dicembre dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio e dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo nell’ambito dell’inchiesta per lo scandalo dei “rimborsi pazzi”, che conta già  62 indagati. Finora sono tutti del Pdl e Lega, tra qualche settimana, invece, gli inviti a comparire potrebbero riguardare anche il centrosinistra.
Abbiamo trascorso il Natale a riordinare tutta la documentazione», spiegano i collaboratori della consigliera regionale Chiara Cremonesi, di Sel, l’unico partito con l’Idv a mettere a disposizione della stampa tutte le distinte, al contrario del Pd, che nonostante le ripetute sollecitazioni, preferisce mantenere la riservatezza.
I CESTI REGALO.
Del resto, gli scontrini che saranno mostrati ai finanzieri facilmente sono destinati a suscitare qualche imbarazzo.
Ne sono consapevoli i funzionari vendoliani quando mostrano il conto da 250 euro pagato al Sushi Bar Higuma il 27 luglio del 2011.
«Un pranzo di gruppo con i collaboratori», assicura Cremonesi, che rivendica anche come giuste tutte le altre spese “alimentari”.
«Purtroppo   spiega   abbiamo due dipendenti in maternità  che non possiamo sostituire. E allora dobbiamo cercare quanto meno di rimborsare le spese dei collaboratori che ci danno una mano».
E così si spiegano i 31,70 euro «da mettere su conto Sel» per insalata con mozzarella, bresaola, ananas, panino verdura e formaggio e altri «sette panini qualsiasi».
O le dodici confezioni regalo appena acquistate dalla “cooperativa Libera Terra”, per un totale di 552 euro.
I sellini ne vanno fieri.
Sembrano un po’ meno orgogliosi, invece, di aver speso 8470 euro per un evento a Buccinasco a gennaio.
E qualche euro di troppo per taxi e per i frequenti spostamenti in treno a Roma.
Viaggi in seconda classe, da 54 euro.
Ma sono viaggi istituzionali? «Certo   assicura Cremonesi   essendo un partito ancora senza rappresentanza in parlamento, abbiamo assolutamente bisogno di un raccordo nazionale sui temi che affrontiamo qui sul territorio».
GLI INCONTRI CON I BIG.
Anche i consiglieri lombardi dell’Italia dei Valori hanno avuto bisogno di incontrare deputati e senatori del loro partito.
E per questo l’8 aprile del 2010 hanno speso 350 euro alla trattoria Tullio.
Nella prima metà  di quell’anno, le spese di rappresentanza sono state particolarmente sostenute per i dipietristi, che in cinque mesi hanno speso 4mila 873 euro.
Come?
Per esempio, pagando 232,50 al Victoria Cafè il 6 gennaio del 2010 per tre risotti, un piatto di ravioli, una tagliatella, un tagliolino, un filetto di bue, tre filetti di branzino, una tartufata, una bottiglia di vino.
Per otto persone, non è una mazzata.
«Siamo il partito in consiglio regionale con la più bassa», assicura il capogruppo Stefano Zamponi, che però da qualche notte quasi non chiude un occhio, lui che delle battaglie contro gli sprechi della “casta lombarda” ha fatto il suo fiore all’occhiello.
«Temo di dover essere costretto a dover rendere spiegazioni per alcuni costi, se il principio è che non posso offrire pranzi ai miei ospiti. Va detto, però, che finora i controlli interni della Regione non hanno mai obiettato nulla. Posso dire che forse sono stato indotto a ritenere lecito il mio comportamento?».
Spiegare i 431,20 euro per l’acquisto di ficus e altre piante potrà  essere complicato, se non come arredo degli uffici regionali. I 566,56 euro devoluti a un bar pasticceria di Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo   bocconcini con affettati, pizzettine, spumante, ecc   erano invece il buffet per il convegno “le migliori 14 leggi europee in favore delle donne”.
E i 590 euro a una piadineria artigianale di Senago?
La cena conclusiva per un evento sulla mafia in Lombardia con Leoluca Orlando, ospitato alla villa San Carlo Borromeo al prezzo di 140 euro.
«La legge è chiara   assicura Zamponi   se chiamo a parlare Orlando, che è esperto di mafia, non devo pagarlo, perchè è un deputato. Ma posso garantirgli il rimborso spese». Per la cronaca, anche Sel ha ospitato un big dell’antimafia in Lombardia: Claudio Fava, ospitato per 105 euro in un hotel insieme a Leonardo Dominici, ex sindaco di Firenze.
I vendoliani investono anche in ricerche sui social media.
Il gruppo dell’Italia dei Valori, invece, nei gilet fosforescenti. «Servono a riconoscere i nostri uomini nei convegni. Ma costano pochissimo», assicura Zamponi.

Davide Carlucci

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FORMIGONI OFFUSCATO DALLE TETTE DELLA MINETTI

Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile

MENTRE IL LEGHISTA GALLI E’ COSTRETTO AD AMMETTERE DI ESSERSI FATTO RIMBORSARE IL PRANZO DI NOZZE DELLA FIGLIA, UN   CRONISTA SFIORA NEL TRAMBUSTO LE TETTE DELLA MINETTI

Finisce con la tetta di Nicole Minetti il quasi ventennio di Roberto Formigoni. E non poteva essere che lei il simbolo dei titoli di coda di un crollo avvenuto a rallentatore.
La legislatura più breve della Lombardia (iniziata nel 2010) si chiude con il capogruppo della Lega, Stefano Galli, costretto ad ammettere di essersi fatto rimborsare il pranzo di nozze della figlia.
“Erroneamente”, dice lui.
Da credergli: è appena al suo quinto mandato, dopo 22 anni e sei mesi in Regione è comprensibile non avere ancora dimestichezza con le note spese.
Questa ex giunta composta da assessori arrestati perchè accusati anche di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta, finisce con l’indagato per finanziamento illecito Romano La Russa che bacchetta i colleghi colti con le mani nei rimborsi: “Se è vero siamo da prendere a calci nelle gengive”.
Finisce, questo Pirellone della fu eccellenza, con il Celeste che si chiude al 32simo piano del suo grattacielo per brindare al Natale mentre nell’aula del consiglio al meno uno i consiglieri della sua ex maggioranza (Pdl e Lega) scappano e si nascondono dai giornalisti.
E ti chiedi se poi quest’uomo di mezz’età , che mette giacche arancioni nel tentativo di coprire la polvere accumulata addosso in mezzo secolo di politica, se lo meriti davvero di essere accompagnato sul finale dai suoi uomini indagati per dei rimborsi da rubagalline.
E soprattutto essere offuscato, lui tabellano Ciellino con voto di castità  e povertà , da una tetta.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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REGIONE SICILIA: ARDIZZONE (UDC) PRESIDENTE, IL PD SI SPACCA, ARRIVA IL SOCCORSO DEL PDL

Dicembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

“BASTA GATTOPARDI E LEGGI DI SPESA APPROVATE NOTTETEMPO” PROMETTE IL NEOPRESIDENTE, MA LA MAGGIORANZA DI CROCETTA ARRANCA GIA’

Il deputato regionale dell’Udc Giovanni Ardizzone è il nuovo presidente dell’Assemblea regionale siciliana.
A scrutinio concluso, Ardizzone ha ottenuto 46 voti (su 90), qualcuno in meno rispetto a quelli su cui avrebbe potuto contare sulla corta.
Tutti i 15 deputati del Movimento 5 Stelle hanno votato per il loro candidato, Antonio Venturino.
Il segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, ha avuto 4 voti, i deputati Cracolici, Cancelleri, Arancio e Alloro 2, mentre Leanza, Dina, Formica e Ferrandelli uno. Tredici le schede bianche, nessuna nulla.
La notizia è che i deputati del Pd si sono spaccati al momento del voto.
E’ durata poco peraltro la presenza in aula di Franco Battiato, assessore regionale al Turismo, poco dopo l’insediamento e la presentazione della giunta Battiato ha lasciato Sala d’Ercole e non è più tornato.
Non è stata l’unica ragione di curiosità  del Battiato politico: ha anche fatto “arrabbiare” Ardizzone perchè, contro le regole, si è presentato senza cravatta.
Raggiunta la soglia è scattato l’applauso, si è interrotto brevemente lo scrutinio e i deputati sono andati a congratularsi con il successore di Francesco Cascio.
Poi Ardizzone ha stretto la mano al governatore Rosario Crocetta.
Ardizzone, 47 anne, di Messina, alla quarta legislatura, è apparso visibilmente commosso. A incoraggiarlo, un buffetto del candidato alla presidenza della Regione del centrodestra Nello Musumeci.
Ma emergono i primi problemi nella maggioranza che ha vinto le elezioni nell’ottobre scorso.
Il Pd, infatti, si è spaccato e Ardizzone è stato eletto solo grazie ai voti del Pdl.
Così ha buon gioco il coordinatore regionale del Popolo delle Libertà , Giuseppe Castiglione, a dire: “Alla luce del sole abbiamo rispettato l’intesa istituzionale, i nostri deputati hanno votato per Ardizzone. E’ evidente che il Pd si è spaccato in due faide: da un lato Cracolici e dall’altro Lupo”.
La prima consiliatura dei Cinque Stelle in Sicilia è iniziata con una camminata dei 15 deputati terminata al Palazzo dei Normanni. Insieme a loro molti cittadini, simpatizzanti ed attivisti del movimento.
Ad aprire il corteo, partito dai Quattro Canti, uno striscione con su scritto “In nome del popolo sovrano”.
“Per portare avanti il programma del Movimento 5 Stelle ci sarà  bisogno dell’impegno di tutti i siciliani — ha detto il capogruppo Giancarlo Cancelleri – siamo stati invitati a questa camminata dai cittadini in una sorta di accompagnamento verso le istituzioni. Un gesto simbolico che però ci responsabilizza motivandoci a portare avanti battaglie di buon senso in nome del popolo siciliano”.
E’ stato anche il debutto in consiglio del presidente Rosario Crocetta che ha ufficializzato la “revoca” di 21 giornalisti dell’ufficio stampa.
“Non è detto che qualcuno di questi non possa fare parte del nuovo ufficio stampa che sarà  ridotto e che avrà  un solo capo redattore” ha precisato.
Decisione che provoca la protesta del cdr e dell’Assostampa siciliana: “E’ un atto di arroganza”
Crocetta ha peraltro raccontato di aver “scoperto una cosa terrificante. In un dipartimento della Regione i soldi destinati ai fornitori transitavano nei conti correnti di alcuni dipendenti”.
Il presidente della Regione ha parlato anche del “salvataggio” dei 6 miliardi di fondi europei: “Quando siamo andati a Bruxelles ci hanno dato fiducia concedendoci 15 giorni di proroga per salvare i 6 miliardi che stavamo perdendo: a causa di questa dilazione dei tempi, 140 milioni che pensavamo di spendere utilizzando fondi Ue saranno invece a carico del bilancio regionale, pazienza”.
Crocetta ha aggiunto: “Ieri in giunta abbiamo affrontato temi importanti e abbiamo avviato atti di programmazione: dal Garante per l’infanzia e per i diversamente abili al tema del dissesto idrogeologico alle misure per salvare i fondi comunitari”.
Crocetta ha ulteriormente precisato la posizione sul nucleare dopo le polemiche per le parole dell’assessore Antonino Zichichi. ‘”L’unica Sicilia che ci interessa è quella dei limoni, delle arance e delle palme. Non vogliamo fare diventare quest’isola una bomba atomica e rispediamo al mittente qualsiasi considerazione in proposito, del resto Zichichi l’ha sempre pensata così” taglia corto il governatore.
Da Sciascia al costituzionalista siciliano Temistocle Martines, da Pancrazio De Pasquale a Placido Rizzotto e Giorgio La Pira: Ardizzone li ha citati davanti ai 90 deputati regionali subito dopo la sua elezioni a presidente del Parlamento più antico d’Europa.
Nel suo discorso, decisamente di sinistra, spazio anche a Falcone e Borsellino, definiti “giganti”.
“La fiducia che gli elettori ci hanno accordato non può essere disattesa il giorno dopo il voto — ha detto Ardizzone nel suo discorso di insediamento da presidente — ma è uno sprone perchè non si ricada negli errori di una politica clientelare. Mai più leggi di spesa approvate nottetempo e spesso frutto di compromessi al ribasso”.
“I siciliani col voto hanno dato un forte segnale di novità  che non può essere disatteso — ha continuato — La dialettica con Musumeci e Cancelleri arricchirà  il dibattito e sarà  utile per compiere le scelte migliori e rispondere al meglio a questa domanda di rinnovamento”.
Ardizzone infine ha avvertito: “Non è più il tempo dei gattopardi. Bisogna combattere la sfiducia, recuperare l’astensione e lavorare per lo sviluppo: questi i miei obiettivi”.   “L’Ars — chiarisce Ardizzone — sarà  un palazzo di vetro, non ci saranno più interna corporis, saremo un palazzo trasparente per recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. I costi della politica tagliati saranno quelli del decreto Monti, non reclameremo il nostro adeguamento al Senato”.
“Bisogna eliminare i rami secchi dello Statuto — ha aggiunto Ardizzone — Norme svuotate di contenuti, ripensando i meccanismi di impugnazione delle leggi e della promulgazione parziale, con i quali l’Ars rinuncia a far valere in parte le proprie prerogative davanti alla Corte costituzionale. E’ arrivato il momento di mettere in discussione l’Autonomia regionale speciale”.
Insomma, citando il giurista Temistocle Martines, Ardizzone chiarisce: “Lo statuto ha ormai le sue rughe, anche le costituzioni invecchiano”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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SICILIA, LA GIUNTA PIU’ PAZZA DEL MONDO

Dicembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

TRA ARTISTI IN TOURNEE, SCIENZIATI RESIDENTI IN SVIZZERA, DEFEZIONI E POLEMICHE

L’uno governerà  il turismo siciliano da Ginevra, nelle pause tra le settantuno emergenze planetarie sulle quali ha dichiarato di lavorare. +
L’altro guiderà  i beni culturali dell’Isola tra un tappa e l’altra del suo tour che partirà  il 19 gennaio da Bergamo.
Sono Antonino Zichichi e Franco Battiato, le punte di diamante della giunta messa su dal neo-presidente della Regione Rosario Crocetta, una mistura di telegenia e provocazione che è già  riuscita a far scuotere la testa ai consiglieri di lungo corso.
«Una corte dei miracoli», sussurra qualcuno nelle stanze di Palazzo d’Orlèans, dove l’ex sindaco di Gela è approdato con la furbizia irridente di chi con la politica sa giocare e con il gusto tutto suo di èpater le bourgeois, di scandalizzare i borghesi.
«Nè io nè Zichichi siamo assessori politici. Siamo creativi», diceva ieri Battiato.
«Che lui e Zichichi non abbiano abbastanza tempo non è vero. Il tempo è relativo, conta la qualità », ha detto il presidente con il sorriso di chi un po’ ci è e un po’ ci fa.
Un sorriso tirato, a dire il vero, a giudicare dalle montagne russe che ha dovuto affrontare per comporre quella che qualcuno chiama la giunta più pazza del mondo.
Con una studentessa universitaria fuori corso di 29 anni, Neli Scilabra, piazzata al timone dell’istruzione e della formazione, la galassia dei corsi che servono solo a procurare stipendi agli enti.
Con un’altra bella outsider trentacinquenne, Linda Vancheri, nominata alla guida dell’industria.
E ancora con la bionda Ester Bonafede — ex soprintendente dell’Orchestra sinfonica siciliana — assessore alla Famiglia e al Lavoro.
«Queste donne sono strepitose — ha commentato ieri Battiato — sono abbagliato dalla loro competenza».
Mentre a Crocetta ha ritagliato un ruolo mitico: «Sembra Sansone».
Cioè forte, coraggioso, testardo.
Certo abbastanza per avere affrontato, finora, un percorso a ostacoli.
Tre, per la precisione.
Prima le dimissioni di Francesca Basilico D’Amelio, «pescata» nell’entourage del ministro Profumo e designata per qualche ora alle Finanze.
Poi scappata, formalmente perchè impossibilitata a gestire l’incarico da Roma ma – secondo i ben informati – atterrita dall’abisso delle casse regionali.
E fuori uno.
Poi il caso di Patrizia Valenti, nominata alle Autonomie locali e silurata perchè rinviata a giudizio anni fa per omissione di atti d’ufficio, per non avere cioè reintegrato un dipendente del Consorzio autostrade che aveva ottenuto ragione dal Tar.
Un’inezia, utilizzata come clava dai tanti nemici che si è già  procurato il governatore per avere rimosso alcuni dirigenti di peso e per avere scontentato buona parte del Pd che, insieme con l’Udc, lo ha portato al governo.
E fuori due.
Infine, il caso più spinoso, proprio quello di Zichichi.
Perchè il figlio dello scienziato, Lorenzo, è titolare della società  «Il Cigno-Galileo Galilei» attiva nel settore editoriale e artistico.
E protagonista di una serie di contenziosi con quell’assessorato ai Beni culturali che il padre è stato indicato a guidare.
Oltre che partner in alcuni bandi di gara di un’altra impresa, la Novamusa, il cui responsabile è stato arrestato pochi giorni fa con l’accusa di avere sottratto alla Regione 19 milioni di euro delle vendite dei biglietti.
Ma Zichichi ha fatto un passo indietro: «Rinuncio a tutto quel che riguarda la Sicilia».
E Crocetta ha dato la benedizione.
Omosessuale sì, ma cattolicissimo.

Laura Anello

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