Destra di Popolo.net

L’ANNUNCIO DI RENZI: A “PORTA A PORTA” DIRA’ IL SUO “ME NE VADO”

Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile

LA SUA INCAPACITA’ DI STARE DENTRO UN PROGETTO SENZA ESSERE COLUI CHE COMANDA… MA LOTTI E GUERINI NON LO SEGUONO

L’annuncio ha una data e un orario e fissato, quello di martedì 17 (con scarsa sconsiderazione per la scaramanzia) alle ore 18, quando inizierà  la solita registrazione nel solito studio di Vespa.
È in quella sede che Matteo Renzi pronuncerà  il suo “me ne vado dal Pd”. Fonti vicine all’ex segretario assicurano che “è pressochè certo, anche se con Matteo non si sa mai fino all’ultimo”.
E tutto racconta di una precipitazione, con l’obiettivo di fare della Leopolda la celebrazione del nuovo inizio e non il luogo di un dibattito su “che fare”, rituale che il decisionismo renziano non ha mai particolarmente apprezzato.
Proseguono le stesse fonti: “Anche perchè vogliamo vedere chi viene alla Leopolda, chi sta con noi e chi no”.
Ecco, ci siamo, è il partito (o partitino di Renzi), che ancora non ha un nome, ennesimo capitolo di una storia politica all’insegna del referendum su di sè, nel paese, nel partito, ora tra i suoi.
Perchè su questo strappo si è consumata una frattura vera, tutta dentro il mondo che fu renziano: “Ormai Guerini e Lotti sono con Franceschini”, sono queste le parole di chi in questi giorni ne ha raccolto lo sfogo. C’è anche questa “solitudine” nella decisione maturata in queste ore, in cui c’è stata una accelerazione operativa proprio nella domenica passata a Firenze per definire i dettagli: soldi, sede, nome.
Pare cioè un atto di forza, in verità  è un modo per dire “io esisto”. Il colpo duro da digerire è “il Lotti” che in questi anni è stato a Renzi come Verdini a Berlusconi, custode dei segreti, braccio operativo delle operazioni più delicate. Tra i due si è consumata una separazione vera. Il giglio ha perso un petalo.
Con Lotti resterà  il grosso di Base riformista: “La rottura è stata sul governo, nella fase finale della trattativa sui sottosegretari”. E adesso anche le amazzoni del renzismo entrate nella stanza dei bottoni, come Alessia Morani, scrivono “Matteo ripensaci”. Diverso il discorso con Matteo Orfini, che ha sostenuto Renzi con lealtà , ma non lo seguirà  in questa avventura. I due hanno parlato nei giorni scorsi, senza psicodrammi. Senza che l’uno facesse cambiare idea all’altro
L’ex segretario ha deciso: “Non è più sostenibile la situazione, vogliono che me ne vada, me ne vado”. Al Senato l’idea è di trasferirsi, già  nei prossimi giorni, nel misto con tre o quattro senatori, poichè il regolamento a palazzo Madama impedisce di formare gruppi ai partiti che non si sono presentati alle elezioni.
Ma anche perchè, in tal modo, Marcucci resterebbe capogruppo del Pd. Primo caso nella storia in cui gli scissionisti controllano anche il partito da cui si sono scissi. Alla Camera non c’è problema di numeri e circola già  l’ipotesi di Roberto Giachetti, che oggi si è dimesso dalla direzione del Pd, come capogruppo
Altro che separazione consensuale, si dice sempre così quando si inizia. L’obiettivo è di Renzi è chiaro, quello di muoversi nella nuova maggioranza come un Salvini turbo-riformista, condizionare l’agenda di governo, porsi come l’alfiere dello spirito autentico del Pd, di fronte a un Pd che rischia la “grillizzazione”, tornare in tv, parlare, sentirsi capo. Di pochi, ma capo.
Perchè poi il punto è sempre questo, l’incapacità  di stare dentro un progetto senza essere colui che comanda.

(da “Huffingtonpost”)

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I RENZIANI “LEALISTI” CHE RESTANO NEL PD

Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile

LOTTI, GUERINI E DELRIO NON SEGUIRANNO LA NUOVA STRATEGIA RENZIANA

Mentre i renziani di stretta osservanza preparano la scissione al grido di “Toscana o morte”, ci sono anche i renziani “lealisti” che vogliono restare nel Partito Democratico. Un’ampia e vasta area che va da Lotti a Guerini passando — a quanto pare — per Delrio non seguirà  i vari Boschi, etc nella nuova avventura del senatore di Scandicci.
Spiega oggi Carlo Bertini su La Stampa:
Da una parte i duri, Rosato in testa, Boschi, Bonifazi, Nobili, Marattin, altri parlamentari e tanti altri nei territori. Una barricata dove si ritroveranno in caso di scissione le ministre Bellanova e Bonetti, e i sottosegretari Ascani e Scalfarotto. Tutti a presidiare l’area Renzi. Mentre il ministro Guerini e i sottosegretari Margiotta, Malpezzi e Morani resteranno nel Pd. Insieme a decine di parlamentari della corrente Base riformista.
A patto però che Zingaretti registri il cambio di fase politica che la costruzione del governo deve comportare anche nel Pd. Tradotto, la corrente di Guerini e Lotti, chiede una gestione collegiale che porti magari ad una presidenza affidata alla ex minoranza: con un identikit che potrebbe corrispondere a quello di Graziano Delrio, che lascerebbe il posto ad un capogruppo fedele al segretario. Questo se cadesse l’ipotesi di una presidenza a Renzi («che stabilizzerebbe il partito», sostiene uno dei big), un tema che per il segretario non è all’ordine del giorno. Ma di cui si discute nel Pd.
A incaricarsi di lanciare la proposta di una gestione collegiale del partito, che porti ad un’alleanza tra le correnti Base riformista e la maggioranza che ruota attorno al leader (formata da Zingaretti, Gentiloni, Franceschini e Orlando) è stato Lorenzo Guerini. Con il suo stile felpato, il neo ministro della Difesa ha scelto il palco di Cortona, dove si svolgono le assise di Area dem, la corrente di Franceschini, per tendere la mano al segretario proprio nel momento di massima tensione con i renziani.

(da agenzie)

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CHI SONO I RENZIANI PRONTI A LASCIARE IL PD

Settembre 15th, 2019 Riccardo Fucile

18 DEPUTATI E 6 SENATORI PRONTI A SEGUIRE L’EX PREMIER

Matteo Renzi avvia la scissione dal Pd. Il logo è pronto, ma top secret: la svolta potrebbe arrivare addirittura prima della Leopolda del 19 ottobre, creando due nuovi gruppi in Parlamento.
Oggi sono 18 i deputati e 6 senatori pronti a seguire l’ex premier in questa nuova avventura, che potrebbe condurre a breve a fondare un nuovo partito.
Claudio Bozza sul Corriere fa i conti in tasca al senatore di Scandicci:
A Montecitorio, per creare un nuovo gruppo, servono almeno 20 deputati. Per ora il pallottoliere è arrivato a 18, ma il vicepresidente della Camera Ettore Rosato è impegnato da giorni in una delicata campagna acquisti tra eletti del Misto e, soprattutto, tra gli antiSalvini di Forza Italia: Mara Carfagna è il principale interlocutore. Oltre a Rosato, tra gli scissionisti dem ci sono: Maria Elena Boschi, Silvia Fregolent, Marco Di Maio, Gennaro Migliore, la viceministra all’Istruzione Anna Ascani, Luciano Nobili, Roberto Giachetti, Luigi Marattin e il sottosegretario Ivan Scalfarotto, che assieme a Rosato è coordinatore dei comitati civici nati per superare il Pd
A sorpresa potrebbe esserci anche Catello Vitiello, espulso dal M5S prima dell’elezione. Resteranno invece nel Pd buona parte dei parlamentari della corrente di Base riformista, guidata da Luca Lotti e dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini.
In questo quadro, in Parlamento, si formerebbero due gruppi renziani: i «falchi» della nuova formazione e quelli dell’ala più moderata, dove potrebbe arrivare l’addio di qualche scontento.
Al Senato la partita è un po’ più complicata, perchè il regolamento non consente la creazione di un gruppo autonomo. I renziani, con l’ex premier in testa, potranno soltanto formare una componente all’interno del Misto, con la ministra Teresa Bellanova, l’ex tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, Davide Faraone, probabilmente Nadia Ginetti ed Eugenio Comincini.
Resta da capire quali saranno le mosse di un altro iper renziano come Andrea Marcucci: il capogruppo al Senato rimarrà  nel Pd?Oppure lo farà  solo in un primo momento per un addio in seguito?

(da agenzie)

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RENZI LAVORA AI SUOI GRUPPI

Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile

LA SCISSIONE POTREBBE FINIRE PER FARE UN FAVORE AL GOVERNO E ALLARGARE LA MAGGIORANZA

La scissione dei renziani dal Pd sembra più vicina che mai. Sarebbero pronti i nuovi gruppi renziani: Matteo Renzi potrebbe tenerli a battesimo, alla Camera e al Senato, dopo averne parlato con il premier Giuseppe Conte e anche con Luigi Di Maio. Perchè, questa la premessa fatta da più di una fonte renziana, nascerebbero non contro il governo, ma a suo sostegno.
E sarebbero l’embrione di quella che i renziani definiscono la “separazione consensuale” dal Pd, che potrebbe dare il via (magari alla Leopolda, ma niente è deciso) alla nascita di una nuova “casa”: “Non un partitino del 3% ma un soggetto che parli al Paese”.
In questo senso i gruppi parlamentari sarebbero solo un primo step, un passaggio che potrebbe portare anche all’ingresso in maggioranza di nuovi parlamentari. L’uscita dei renziani, ragiona uno di loro, “toglierebbe anche a Zingaretti l’alibi di non controllare i parlamentari: uscirebbero Renzi e Bellanova e magari si preparerebbe l’ingresso di Calenda e Bersani”. Alla Camera ci sarebbero già  i venti deputati necessari alla nascita di un gruppo, il cui volto potrebbe essere Luigi Marattin, mentre l’ipotesi è che Teresa Bellanova diventi il capo delegazione nel governo. Ettore Rosato avrebbe invece un incarico di coordinamento nel nuovo soggetto politico.
Un evento a lungo temuto praticamente da quando Matteo Renzi non è più segretario. Nicola Zingaretti predica da sempre unità  e Andrea Orlando, suo vice, avverte: “Il Pd dovrebbe discutere di come affrontare i problemi del Paese governando, non di come e se dividersi”.
Dario Franceschini ai suoi è apparso indignato di fronte all’ipotesi di una scissione, citando sms ricevuti nelle ultime settimane che andavano in direzione opposta. Renzi in effetti aveva pensato a un’operazione su tempi più lunghi, da lanciare alla Leopolda il 19 ottobre od oltre, ma “ormai la convivenza non funziona più”, fanno notare gli esponenti a lui vicini, auspicando una “separazione consensuale”.
“Nei prossimi giorni faremo una riflessione”, sintetizza un dirigente renziano. Renzi oggi era allo stadio per Fiorentina-Juventus. Al Senato, dove i sostenitori dell’ex Rottamatore sarebbero in proporzione più numerosi rispetto alla Camera, il nuovo gruppo potrebbe essere il nucleo per un’allargamento della maggioranza al centrodestra.
Dalla maggioranza di Zingaretti arrivano tutte dichiarazioni contrarie all’ipotesi di “scisma”. Il Paese non capirebbe, secondo Marina Sereni di AreaDem, neo viceministra. Ma seppure in un’intervista al Corriere della Sera Goffredo Bettini dica che preferirebbe che Renzi restasse nel Pd, sottolinea anche che non sarebbe certo “uno scandalo” se si arrivasse alla scissione.
Come diceva lo stesso ex premier conversando a registratori spenti con i giornalisti alla sua scuola di politica estiva in Garfagnana, meno di un mese fa, “in fondo anche per loro sarebbe una liberazione. E potrebbero far rientrare i fuoriusciti, con Bersani e D’Alema”.

(da “Huffingtonpost”)

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IN ARRIVO I GRUPPI RENZIANI ALLA CAMERA MENTRE LEU TORNA CON IL PD

Settembre 8th, 2019 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA DI RENZI: CREARE UN PARTITO RIFORMISTA ALLEATO DEL PD CHE POSSA RIVOLGERSI AL CENTRO

I gruppi di Renzi sono in arrivo.
Il Messaggero racconta oggi che il senatore di Scandicci è pronto a lanciare l’operazione che darà  il via alla nascita del suo partito, mentre il Partito Democratico è pronto a rimpolpare le sue fila prendendosi i senatori di LeU:
E dunque: una trentina saranno i renziani alla Camera, almeno per partire («ma poi vedrete — dice Matteo ai suoi che dovremo chiudere le iscrizioni per overbooking») mentre al Senato l’operazione è questa.
Esce dal gruppo dem Renzi, per andare al Misto, e con lui cinque o sei senatori (si fanno i nomi di Faraone, Magorno, da Stefà¡no, la Malpezzi, la toscana Caterina Bini) mentre Marcucci resta dov’è: capogruppo Pd. Perchè serve più lì che fuori per il momento.
E infatti, spiega uno degli strateghi dell’operazione, tra i più vicini a Renzi: «Diversi guastatori, anzi chiamiamoci spingitori, gente cioè che incalza il Pd dal di dentro a colpi di iniezioni di coraggio riformista e di grande radicalità  innovativa, in una prima fase non aderisce al progetto. Lo sostiene da fuori».
Dunque il turbo-renzismo va subito all’assalto del governo che Matteo ha molto contribuito a creare? Neanche per sogno.
Ai suoi Renzi spiega: «Sarà  una separazione assolutamente consensuale. Il nostro progetto serve a rafforzare il governo, ad aggiungere una gamba in più capace di parlar fuori dal recinto della sinistra e anche ad aiutare la sinistra». Cioè? Scomposizione e ricomposizione politica sono le espressioni che usano quelli dell’«assalto riformista» che specificano — non è per rompere ma per correre di più.
«La nostra uscita dal Pd e l’entrata di Leu nel Pd sarebbe quasi a saldo zero», dice Matteo ai suoi. Poi ci saranno le elezioni. Dove il partito di Renzi si alleerà  con il PD.
A meno che non arrivi il proporzionale.

(da agenzie)

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RENZI: “IL TABELLONE DEL SENATO MOSTRERA’ CHE L’ACCORDO E’ POSSIBILE”

Agosto 13th, 2019 Riccardo Fucile

“SALVINI E’ MINORANZA IN PARLAMENTO, SI DIMETTA E TORNI AI SUOI MOJITO”… “DEMOCRAZIA PARLAMENTARE CONTRO LA DERIVA PAPEETE”… “CHI IMPEDISCE L’INTESA NON PARLI POI DI RISCHIO SALVINI”

“Siamo di fronte a un fatto clamoroso e nella mia veste di ex premier trovo che sia un passaggio che non va sottovalutato”.
Matteo Renzi inizia così la sua conferenza stampa al Senato nella quale sostiene la necessità  di difendere “la democrazia parlamentare contro la deriva Papeete”.
Nell’attesa che l’Aula del Senato si pronunci sul calendario l’ex presidente del Consiglio ribadisce il suo appello alle forze politiche per un governo istituzionale: “Avverto il bisogno di lanciare un appello a tutte le forze politiche che oggi ha lo spazio per essere accolto: c’è una occasione che viene testimoniata dal voto sul calendario che forse oggi si terrà . Dico forse perchè Salvini scopre di essere in minoranza”.
L’appello, che sta spaccando il suo partito, assicura, “mi costa molto dal punto di vista umano”. Tornare alle urne, continua, sarebbe un rischio: “Se si va a votare non so se il Pd prende il 25%, ma so che l’Iva arriverà  al 25%. E, così, è sicura la recessione”, argomenta.
Poi un riferimento a Salvini e all’imminente votazione a Palazzo Madama: “Il ministro dell’Interno non vuole votare oggi in Senato perchè si è accorto che è in minoranza”.
E ancora: “La sua fama di uomo invincibile sta precipitando in modo clamoroso”. Sull’ipotesi del ritiro dei ministri della Lega dal governo dice: “Salvini si deve dimettere, altro che ritirare la delegazione, si dimetta e torni ai suoi mojito e oggi si scriva una nuova pagina per l’Italia”.
Il tabellone del Senato, dice ancora “mostrerà  che l’accordo (per un governo istituzionale, ndr) è possibile”.
A Zingaretti che nei giorni scorsi “con franchezza” aveva detto “no” all’accordo dice: “Il segretariato del mio partito ha chiesto che ci sia unità  e che sia la segreteria a gestire questo passaggio. Credo che siano richieste comprensibili e assolutamente da accogliere”.

(da “Huffingtonpost“)

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IL PIANO RENZI: “SEPARAZIONE CONSENSUALE DAL PD E GOVERNO FINO AL 2013”

Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile

PRONTA LA SCISSIONE PARLAMENTARE CON “AZIONE CIVILE”: “SE IL GOVERNO TIENE, SALVINI SI SGONFIA”… IPOTESI PREMIER DI UNA FIGURA NON DIVISIVA COME CANTONE O BELLONI

“Voglio che sia una separazione consensuale, amichevole”. Matteo Renzi annuncia ai suoi che è necessario passare subito all’azione: “Azione Civile” è il progetto che l’ex premier metterà  in campo già  da oggi per separare dal Pd un nuovo gruppo parlamentare che dia pieno sostegno a un Governo istituzionale, affidato a una figura terza, un tecnico, che non solo impedisca di andare al voto in autunno, ma guardi all’obiettivo 2023, alla fine della legislatura.
Già  nella giornata di oggi c’è spazio per prime mosse: un’ora prima della Conferenza dei capigruppo del Senato, prevista alle 16 e chiamata a decidere il percorso della crisi di Governo, si riunirà  infatti il gruppo parlamentare del Pd di Palazzo Madama.
Renzi confida che la sua posizione trovi terreno fertile anche nel Pd, visto che molti padri nobili del centrosinistra si sono già  espressi contro il voto subito e per una stabilità  istituzionale nel Paese.
Per Renzi l’obiettivo primario è far saltare lo schema di Salvini sul voto subito. “Se c’è un Governo che tiene, Salvini si sgonfia” ha assicurato l’ex premier parlando con i suoi fedelissimi, spiegando che certamente verrebbero al pettine tanti nodi che riguardano il leader leghista, dai rapporti con l’Europa fino alle vicende giudiziarie.
Azione Civile si porrebbe come base parlamentare del nuovo Governo istituzionale. Renzi immagina un esecutivo affidato a una figura terza, non divisiva. Tra i profili su cui si ragiona, il magistrato Raffaele Cantone, già  presidente di Anac, e la diplomatica Elisabetta Belloni, segretario generale del Ministero degli Affari Esteri.
“Dobbiamo ribaltare la posizione di Salvini e togliere di mezzo l’ipotesi del voto, che sarebbe deleteria per l’Italia” è la convinzione di Renzi, che guarda ben oltre il Governo di scopo, immaginando un esecutivo capace di guardare alla fine della legislatura, quindi anche affronti il tema dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, visto che il mandato settennale di Sergio Mattarella scade nel 2022.

(da “Huffingtonpost”)

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RENZI: “CHISSA’ COME MAI SALVINI NON MI QUERELA PER AVER DETTO CHE PARTE DEI 49 MILIONI SPARITI SONO SERVITI PER LE SUE FAKE NEWS”

Maggio 13th, 2019 Riccardo Fucile

MA NON SCOPRE LE CARTE: “SIAMO ALL’INIZIO DI UNA LUNGA STORIA, DOPO LE ELEZIONI NE PARLIAMO E ALLA LEOPOLDA SAREMO ANCORA PIU’ CHIARI”

“In una intervista ho detto che per me la Lega ha usato parte dei 49 milioni di euro che deve restituire allo Stato per creare la macchina della propaganda su Facebook, la cosiddetta Bestia. Ho chiesto a Salvini: se non è vero, querelami. Ovviamente con una strana argomentazione Salvini ha annunciato che non mi querela”. Lo scrive Matteo Renzi sulla sua Enews.
“Questo che cosa significa? Amici, ho l’impressione che su questa storia dei 49 milioni di euro, delle fake news, delle strane sponsorizzazioni di Salvini siamo solo all’inizio di una lunga storia. Ora facciamo le elezioni, poi da metà  giugno ne parliamo. E alla Leopolda10 (18/20 ottobre) saremo ancora più chiari”, aggiunge Renzi
L’intervista cui fa riferimento l’ex premier l’ha rilasciato ieri a Repubblica. “Affermo pubblicamente che Salvini ha utilizzato parte dei 49 milioni per creare ‘La Bestia’, lo strumento di disinformazione della Lega. Sono curioso di capire se sarò querelato”. Questa era stata l’affermazione di Renzi che, a suo dire, non sarà  oggetto di querela da parte del segretario della Lega.
Alla provocazione di Renzi aveva replicato sempre ieri Matteo Salvini rispondendo a Lucia Annunziata. “Non querelo quasi mai nessuno – ha dichiarato il titolare del Viminale – se avessi dovuto querelare Renzi tutte le volte che mi ha insultato…”
La storia della truffa elettorale della Lega
Durante la gestione di Bossi-Belsito erano stati presentati dei rendiconti falsi alla Camera e al Senato che indussero il Parlamento a erogare alla Lega contributi elettorali per 49 milioni. Quando Bossi fu cacciato con il movimento delle scope, parte di quei soldi erano nelle casse del partito.
Una parte fu erogata durante le segreterie di Roberto Maroni prima e Matteo Salvini. Fu proprio Repubblica per prima a dare la notizia del coinvolgimento dell’ex governatore della Lombardia e dell’attuale vicepremier e ministro dell’Interno il 2 novembre del 2015.
Quel che è certo è che quei 49 milioni milioni oggetto della truffa di Bossi-Belsito non furono restituiti al Parlamento, ma furono spesi durante le gestioni Maroni-Salvini. E nessuno sa che fine abbiano fatto. Ecco perchè a Salvini viene chiesto da più parti, e ora in modo così provocatorio da Renzi, dove siano spariti quei soldi.

(da agenzie)

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RENZI: “SALVINI E’ UN SEMINATORE DI ODIO, HA UTILIZZATO PARTE DEI 49 MILIONI PER LA BESTIA”

Maggio 12th, 2019 Riccardo Fucile

LA PREVISIONE SULLE EUROPEE: “IL PD GUADAGNERA’ VOTI”

“Il Pd ha scelto una strategia di coinvolgimento e inclusione: andremo peggio del 2014, ma meglio del 2018. E dunque questo sarà  un segnale positivo per il centrosinistra”: così Matteo Renzi sul voto europeo, in un’intervista a Repubblica
A Zingaretti riconosce che “ha tenuto insieme tutti e questo è un suo merito, oggettivo. Voteranno Pd persone che lo scorso anno hanno votato altro: D’Alema e Bersani votarono Leu, Casini votò la Lista Popolare, Calenda votò la Bonino, persino Prodi non votò il Pd, ma una lista creata ad hoc per l’occasione. Tutti costoro ‘tornano a casa’: si parte da una base che lo scorso anno stava intorno al 25%. Mi sembra che questo obiettivo indicato dal segretario con le primarie sia riuscito. Per il futuro vedremo che cosa servirà  ancora”
Di Salvini dice: “non è un pericolo per la democrazia. Dirlo lo trasforma in martire e ci porta a giocare la partita che lui vuole giocare. Salvini è qualcosa di diverso, forse persino di peggio: Salvini è un seminatore di odio, un predicatore di intolleranza”, “il pericolo per la democrazia casomai deriva, come acutamente fatto notare da certa stampa internazionale, dall’utilizzo spregiudicato di fake news sui social. Per questo ho chiesto a Salvini e Di Maio di fare una commissione di inchiesta parlamentare sulla propaganda, ma qualcosa mi dice che Luca Morisi e Casaleggio non autorizzeranno questa decisione.
Nel frattempo affermo pubblicamente che Salvini ha utilizzato parte dei 49 milioni per creare ‘La Bestia’, lo strumento di disinformazione della Lega. Sono curioso di capire se sarò querelato”.

(da agenzia)

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