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L’EUROPA MULTA L’ITALIA PER BEN 255 DISCARICHE ILLEGALI

Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile

OMESSI CONTROLLI SUL CICLO RIFIUTI: STANGATA DA 56 MILIONI DI EURO

La Commissione Ue ha deciso di chiedere che la Corte europea di giustizia multi l’Italia perchè non ha rispettato le sentenze che chiedono la bonifica di centinaia di discariche illegali di rifiuti.
La multa sarà  di 56 milioni di euro, oltre a 256.000 euro da pagare per ogni giorno successivo alla sentenza fino al momento in cui verrà  materialmente effettuato il versamento.
La Commissione Ue spiega in una nota che, «nonostante una precedente sentenza della Corte di giustizia al riguardo nell’aprile 2007, i problemi sussistono ancora in quasi tutte le regioni italiane e le misure in vigore non sono sufficienti per risolvere il problema a lungo termine.
Su raccomandazione del Commissario per l’Ambiente, Janez Potocnik, la Commissione ha pertanto deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea e di imporre un’ammenda forfettaria di 56 milioni di euro (28089,60 euro per giorno tra le 2 sentenze della Corte) e un’ammenda giornaliera di 256819,20 euro per ogni giorno successivo alla seconda sentenza fino al giorno della regolarizzazione dell’infrazione».
La procedura di infrazione si riferisce a 255 discariche – 16 delle quali contenenti rifiuti pericolosi – che devono ancora essere bonificate.
Nonostante gli impegni assunti dalle autorità  italiane nel 2007, sottolinea Bruxelles, solo 31 discariche problematiche saranno bonificate entro la fine del 2012.
Un calendario completo per l’ultimazione dei lavori è stato programmato unicamente per 132 discariche su 255.
Inoltre, la Commissione non dispone di informazioni da cui risulti che l’Italia abbia istituito un sistema di controllo adeguato per evitare l’apertura di nuove discariche illegali.

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IL 50% DEI RIFIUTI ITALIANI FINISCE ANCORA IN DISCARICA

Settembre 18th, 2012 Riccardo Fucile

LO STUDIO DELL’ISWA: PICCHI DELL’80% IN REGIONI DEL SUD

Le discariche in Italia costituiscono ancora la modalità  principale di smaltimento dei rifiuti nazionali, quasi il 50%, con picchi dell’80% nelle regioni del Sud, anche se spesso non sono a norma per il mancato pre-trattamento degli scarti.
Il loro numero si sta lentamente riducendo, ma siamo ancora molto lontani dagli obiettivi europei e invece dalla loro chiusura e sostituzione con pratiche virtuose di recupero potrebbero emergere milioni di posti di lavoro in tutto il mondo e migliaia in Italia.
E’ questo lo scenario delle discariche sul territorio italiano che emerge da uno studio promosso dall’Iswa – International Solid Waste Association, presentato nel meeting di apertura del Congresso in programma a Firenze dal 17 al 19 settembre.
In molte regioni d’Italia, come Sicilia, Molise e Basilicata, i rifiuti vengono addirittura smaltiti per oltre l’80% in discariche senza subire alcun trattamento preliminare: in Sicilia il dato si attesta al 93% (solo il 28% di questi viene sottoposto a forme di trattamento preliminare).
Stando a questi dati, sembra dunque davvero lontano l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero delle discariche sul territorio tracciato in sede comunitaria. Secondo gli ultimi dati disponibili (2010), il numero delle discariche per rifiuti urbani non pericolosi è pari a 211, 18 in meno del 2009; il dato conferma il trend dell’ultimo quinquennio: a chiudere i battenti sono soprattutto le discariche di piccole dimensioni a vantaggio di grandi impianti che servono aree geografiche più estese.
In Italia, dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 36/2003, che ha completamente ridisegnato il quadro impiantistico nazionale, hanno chiuso i battenti 263 discariche, l’82% delle quali al Sud (215 unità ), 37 al Nord e 11 al Centro.
I rifiuti urbani smaltiti in discarica, nel 2010, ammontano a circa 15 milioni di tonnellate (-3,4% rispetto al 2009) su complessivi 32 milioni prodotti. Il calo nel conferimento si è verificato principalmente al Nord (-4,7%) e al Centro (-4,2%), con il Sud Italia che si muove a velocità  più lenta (-2,1%).
A livello regionale le diminuzioni più consistenti interessano l’Emilia Romagna, il Lazio e la Puglia, rispettivamente pari a circa 148 mila, 147 mila e 143 mila tonnellate.
L’Emilia Romagna e la Puglia, in particolare, fanno registrare le riduzioni percentuali più evidenti (rispettivamente -15% e -9%) e nel primo caso sono dovute ad un incremento della raccolta differenziata e al maggiore utilizzo degli impianti di trattamento meccanico biologico e di incenerimento; nel secondo caso sono da attribuire all’apertura di nuovi impianti di trattamento meccanico biologico che, nel 2010, hanno ricevuto oltre 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati. Nelle regioni del Centro-Sud, in molti casi, la discarica rappresenta ancora la forma di gestione prevalente e si registrano conferimenti inferiori al 50% dei rifiuti prodotti soltanto in Toscana (43%), Campania (48%) e Sardegna (41%).
Anche in Molise ed in Basilicata la discarica viene utilizzata come forma prioritaria di gestione (rispettivamente l’84% e l’83% dei rifiuti prodotti), tuttavia va rilevato che in Molise i rifiuti sono quasi totalmente pretrattati (95%).
In Campania sia l’incremento della raccolta differenziata, sia l’entrata in funzione a pieno regime dell’inceneritore di Acerra hanno comportato un miglioramento dell’intero sistema di gestione.
Per la prima volta negli ultimi dieci anni, tutti i rifiuti prodotti dalla Campania, sono stati destinati ad impianti di gestione senza il ricorso allo stoccaggio delle ecoballe che, in questo anno, ha interessato solo 9 mila tonnellate.
Tra le principali conseguenze di una gestione massiva dei rifiuti in discarica, ci sono le ripercussioni sul dato occupazionale.
Il Rapporto mostra infatti come circa il 70% dei rifiuti prodotti nel mondo, circa 4 miliardi di tonnellate all’anno, finiscono in discariche, molte delle quali sono poco più che buchi a cielo aperto.
Secondo la Commissione Europea per ogni 10.000 tonnellate di rifiuti smaltiti in discarica si registra un addetto; mentre se questo stesso quantitativo di rifiuti fosse avviato al compostaggio e recupero si creerebbero 10 nuovi posti di lavoro, oltre a tutte le altre ricadute positive in termini economici e di sostenibilità  ambientale.
“Il messaggio è chiaro – conclude quindi il presidente Iswa, David Newman – trasformare il 70% dei rifiuti avviati allo smaltimento in discarica in materia soggetta a recupero creerebbe milioni di nuovi posti di lavoro in un settore che già  impiega 40 milioni di persone nel mondo.
Attraverso l’attivazione di nuovi sistemi di raccolta differenziata, recupero e trasporto presso impianti dedicati, questo già  significativo numero potrebbe facilmente raddoppiare”.

(da “TM News“)

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I RIFIUTI D’ORO DI NAPOLI: COSI’ IL NORD SI ARRICCHISCE CON LA MONNEZZA DEL SUD

Settembre 4th, 2012 Riccardo Fucile

TRE PROCURE INDAGANO SUI VIAGGI DELL’IMMONDIZIA MILIONARIA

Al Nord erano stati chiari, perentori: no ai rifiuti campani.
Alcune regioni avevano tuttavia stretto accordi con la Campania per «aiutarla» a risolvere la crisi rifiuti.
Un aiuto che visti i guadagni, sembra tutt’altro che disinteressato.
Altre regioni come la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia, erano state intransigenti (almeno apparentemente) con vere e proprie barricate: la monnezza di Napoli non l’avrebbero mai presa.
La Lega insorgeva e tuonava sui giornali che mai nelle regioni padane sarebbero stati smaltiti i rifiuti di Napoli.
E invece i camionisti che escono dagli Stir (impianti di tritovagliatura) di Giugliano e Tufino, cittadine nel bel mezzo del triangolo dei veleni della provincia di Napoli vanno tutti al nord: Friuli, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria.
Come mai?
Accogliere i rifiuti Campani è un affare milionario. E così proprio grazie in qualche caso ad accordi regionali e in molti altri a contrattazioni private, la Sapna, l’ente della provincia di Napoli che si occupa della gestione dei rifiuti sta spedendo buona parte dei rifiuti napoletani in territorio “padano” a suon di soldoni.
IL BUSINESS PER IL NORD
Nel 2011 l’immondizia di Napoli è stata un florido business per aziende ed enti del Nord e nel 2012 la Sapna ha già  pronti 130 milioni di euro da spendere.
«Sono il bilancio della Sapna per il 2012 che sono perlopiù utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti. Anche nel 2011 le cifre erano queste. Ora però stiamo preparando anche un bando internazionale» spiega Giovanni Perillo, direttore tecnico della Sapna.
Questo business che fa male ai napoletani che pagano salatissime Tarsu (tassa sui rifiuti) e fa lavorare e guadagnare i settentrionali ha dei lati oscuri: ditte contrattualizzate con procedure d’urgenza, fiumi di soldi e l’ombra delle mafie.
LE INDAGINI
Tre procure indagano sui viaggi dei rifiuti al Nord gestiti dalla Sapna.
In una perizia contenuta nel fascicolo dei magistrati napoletani si legge che i contratti effettuati in spregio ai principi di terzietà , trasparenza ed economicità  hanno prodotto affidamenti illeciti o illegittimi e danni alle casse dello Stato.
Inoltre emerge, anche nella stessa perizia, che nella maggior parte dei casi i contratti vengono stipulati in pendenza della certificazione antimafia rilasciata dalla prefettura.
Quindi come è possibile garantire che le ditte affidatarie dei servizi (quasi sempre senza bando per motivi di urgenza) non siano infiltrate da organizzazioni mafiose?
Le ditte che lavorano per la Sapna sono aziende fuori dal “sistema” che ha gestito la monnezza di Napoli in maniera illecita?
«Noi applichiamo le norme. – chiarisce Perillo – Se le prefetture o gli organi competenti non ci segnalano nulla di strano dobbiamo andare avanti. Per quanto riguarda le certificazioni antimafia la Sapna applica la procedura standard per tutti gli enti pubblici: interroghiamo la prefettura e se decorsi 30 giorni non arrivano risposte stipuliamo il contratto».
RIFIUTI AL CENTRO-NORD
E allora diamo un’occhiata ai contratti relativi a trasporto e smaltimento dei rifiuti in impianti del nord Italia.
Cominciamo con la Toscana: otto contratti per smaltimento e trasporti con prezzi tra 113 e 163 euro per tonnellata per un totale di quasi 4 milioni di euro.
Tra le ditte affidatarie del servizio c’è la Rea spa che – come si apprende anche dal suo sito internet – ha tra i soci la società  veneta Enerambiente, coinvolta in uno scandalo giudiziario proprio relativo all’emergenza napoletana.
«La guerra non la dobbiamo fare noi, la devono fare i dipendenti. Dobbiamo far degenerare la situazione e costringere i nostri a fare un po’ di casino. Non bisogna effettuare prelievi di rifiuti, domani potremo trattare meglio», si legge nelle intercettazioni tra i vertici di Enerambiente mentre parlano della crisi Campana.
Le telefonate vengono riportate dal gip in una ordinanza che ha disposto l’arresto per 16 persone collegate alla società  trevigiana.
IN LOMBARDIA
In Lombardia i rifiuti sono andati in impianti a Brescia e a busto Arsizio con due contratti per un totale di un milione di euro.
Ai napoletani far bruciare l’immondizia nel termovalorizzatore della provincia di Varese è costato veramente caro: 223 euro a tonnellata. In Veneto e in Friuli Venezia Giulia i rifiuti arrivano a Padova e Trieste.
A Padova ce li porta una ditta finita nel mirino del pm Woodkock quando era in servizio alla procura di Potenza nell’ambito di una indagine sui rifiuti, la Europetroli.
Il costo va da 162 a 175 euro a tonnellata per un totale di oltre 2 milioni di euro.
IN EMILIA E LIGURIA
In Emilia Romagna sono stati stipulati 5 contratti. Le ditte interessate sono varie. Una è quella che fa capo a Vincenzo D’Angelo, imprenditore di Alcamo finito sotto inchiesta e arrestato per per traffico di rifiuti.
Secondo l’accusa li portava in Corea del sud. D’Angelo ha contratti con la Sapna anche per trasporto e smaltimento dei rifiuti in Sicilia e in Puglia.
Un’altra ditta che opera in Emilia Romagna è la Hera che controlla una società  in cui è coinvolto il fratello dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa; poi c’è la Akron finita nella bufera per le denunce di alcuni sindacalisti sulle condizioni di lavoro degli operai, molti dei quali migranti. Infine c’è la Area nel mirino degli investigatori per la gestione della discarica Crispa.
Il corrispettivo per la sola Area Spa è di oltre 3 milioni di euro.
Il totale invece supera i 5 milioni e trecentomila euro. Cinque contratti anche per la Liguria per un totale di quasi 4 milioni di euro.
Secondo i dati dell’osservatorio della Uil, a Napoli con gli aumenti previsti dalla Provincia, una famiglia campione paga in media 427,80 euro di Tarsu (la tassa sui rifiuti).

Amalia De Simone
(da “Il Corriere della Sera”)

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IN ITALIA UN COMUNE SU SETTE SUPERA IL 65% DI RACCOLTA DIFFERENZIATA

Luglio 22nd, 2012 Riccardo Fucile

PREMIATO DA LEGAMBIENTE IL COMUNE DI PONTE ALLE ALPI (BELLUNO) COME VINCITORE DEL CONCORSO “COMUNI RICICLONI”…. NEL NORD EST I MIGLIORI SISTEMI DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI… AL SUD SALERNO SI CONFERMA FIORE ALL’OCCHIELLO

C’è un’Italia che la spazzatura sa raccoglierla e bene.
Un comune su sette infatti può vantarsi di aver organizzato una raccolta differenziata così capillare ed efficiente da coprire il 65% dei rifiuti prodotti dai sui cittadini.
Secondo il dossier di Legambiente sono   ben 1.123 comuni vincono l’appellativo di ricicloni 2012 per aver superato il 65% di raccolta differenziata, mentre sono 833 quelli che si confermano “zoccolo duro” del concorso, comparendo da tre anni consecutivi nelle graduatorie.
Il tetto del 65% è richiesta per legge solo dal 2012 (era del 60% lo scorso anno).
Altri 365 comuni hanno comunque superato il 60% di raccolta differenziata richiesto dalla normativa per il 2011.
Dai dati raccolti si riscontra, inoltre, rispetto all’anno precedente un calo della produzione dei rifiuti del 4,4%.
«Segno evidente di crisi — commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente — di “decrescita infelice”.
Ma anche frutto delle iniziative volte al contenimento della produzione dei rifiuti intraprese da progettisti, produttori, comuni virtuosi, cittadini attenti al valore d’uso delle cose che si comprano e si gettano.
Insomma dalla crisi usciremo diversi da come siamo entrati. Sono passati circa 30 anni da quando si sono varate in Italia le fondamenta giuridiche e industriali del settore rifiuti e già  tutto cambia.
Allora si regolamentavano discariche e inceneritori.
Oggi nella “green economy” del riciclaggio operano migliaia di aziende nuove o rinnovate, decine di migliaia di occupati, servizi, imprese sociali e attività  di ricerca: in tutto 5mila imprese e 150mila occupati, secondo in Europa solo alla Germania.
Non si parla più solo di settore rifiuti, ma di una parte importante del settore manifatturiero e dei servizi in generale, per l’attivazione del quale il ruolo dei consorzi è stato fondamentale».
Il dossier Comuni Ricicloni 2012 restituisce un’Italia a due velocità .
«La pattuglietta di pionieri dei primi anni della ricerca ora è diventata un pattuglione che tira la volata — osserva Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente — ma un migliaio di comuni è fermo all’anno zero. L’aspetto significativo è che il gruppo intermedio, in fase di transizione verso l’efficienza, in tempi brevi riesce a raggiungere il vertice. Un esempio sono i quartieri di Torino dove è partito il porta a porta e che già  sono oltre il 60%, le recenti sperimentazioni di Napoli, il riavvio a Milano dell’organico».
Tra le grandi città , la migliore è Salerno, con il 68% di raccolta differenziata.
Torino – che non entra nella graduatoria dei comuni ricicloni – supera in media il 40% di raccolta grazie al solo risultato della raccolta porta a porta in alcuni quartieri, mentre nel resto della città  la percentuale è ferma sotto il 30% circa.
Ferma al 34% anche Milano. Sempre al palo Roma che dopo l’esaurimento della discarica di Malagrotta è scandalosamente in “emergenza pattume”.

( da “Redattore Sociale“)

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ACCORDO A ROMA SULLA DISCARICA: “IL SITO E’ PIAN DELL’OLMO”: E GIA’ SCOPPIA LA RIVOLTA DEGLI ABITANTI

Giugno 5th, 2012 Riccardo Fucile

LA PROTESTA DEI CITTADINI DELLA ZONA: “SCELTA ASSURDA, E’ A 500 METRI DALLE CASE”

La nuova discarica provvisoria di Roma sorgerà  a Pian dell’Olmo, all’estremo margine nord del territorio della Capitale, ai confini con Riano.
A indicare il sito è stato il nuovo commissario straordinario all’emergenza rifiuti, prefetto Goffredo Sottile, al termine di un vertice al ministero dell’Ambiente con il ministro Corrado Clini e i rappresentanti di Comune, Provincia e Regione.
«È una scelta non dico obbligata, ma è quella che reputo giusta» ha detto, e il fatto che il territorio appartenga a Manlio Cerroni, patron della maxidiscarica di Malagrotta (che dovrebbe finire per essere prorogata anche oltre il 30 giugno) è «irrilevante».
Una scelta che arriva dopo mesi e mesi di polemiche e scontri che ha subito scatenato un vespaio, a partire dalla conferenza stampa del prefetto, interrotta per le proteste, le urla («vergogna, l’Europa vi guarda, ci scapperanno i morti») e gli spintoni dei rappresentanti dei comitati, che hanno promesso «siamo pronti a bloccare il Parlamento».
Ma insorge anche, e trasversalmente, parte del mondo politico, tra cui spicca l’assessore agli Enti Locali della Regione Lazio Giuseppe Cangemi (Pdl) che si è detto «fortemente contrario» e pronto «alla mobilitazione con i cittadini».
Una dichiarazione forte, da parte di un assessore che è, sì, espressione del XX Municipio, ma è anche uno dei più vicini alla presidente Renata Polverini (che invece sosteneva, con l’ex commissario Pecoraro, la scelta di Corcolle).
Dalla governatrice, in ogni caso, non è arrivata nessuna smentita ufficiale.
Eppure, aveva detto oggi Sottile, «su Pian dell’Olmo c’è l’accordo di tutti».
Così come sembrava infatti alla vigilia del vertice: il sito è infatti nel Comune di Roma, anche se oggi il sindaco Gianni Alemanno avrebbe insistito che la scelta migliore sarebbe stata in provincia, e fa parte dei sette dello studio preliminare della Regione.
La Provincia di Nicola Zingaretti, da parte sua, non sarebbe stata contraria, ribadendo come l’hinterland già  fosse appesantito da numerosi impianti.
Il ministro Clini, infine, l’aveva inserito in ‘seconda fascià  (su quattro) per idoneità . «È una discarica provvisoria – ha detto oggi Sottile – ha una capacità  limitata. Opererà  da subito e l’impegno sarà , attraverso il potenziamento degli impianti, di non conferirvi il ‘tal qualè», così come chiede l’Ue, che ha dato due mesi all’Italia per mettersi in regola.
«Ma con Clini – ha detto – ci siamo intesi su come dialogare con l’Europa. La scelta è una mia responsabilità  diretta. Va detto a chiare lettere che una discarica, se ben gestita, non arreca nocumento al suo esterno. Faremo tutti i dovuti accertamenti di legge».
Ma questo non calma gli animi.
È bagarre: in conferenza stampa c’è anche, accompagnato da alcuni cittadini esasperati, il vicesindaco di Riano Italo Arcuri in fascia tricolore, che promette che a Pian dell’Olmo «non arriverà  una spilla, state distruggendo un paese di 10 mila persone».
E a Pian dell’Olmo i comitati hanno subito bloccato la via Tiberina con circa 500 persone, e hanno annunciato un immediato ricorso al Tar.
Intanto l’Idv ha chiesto un Consiglio regionale straordinario, il Sel parla di «scelta scellerata» e «condizionata dagli interessi dei privati».
Ma sul fronte del no c’è anche il coordinatore del Pdl Roma Gianni Sammarco («cadiamo dalla padella nella brace»), mentre il Pd di Roma Capitale esulta: «Finalmente dopo mesi – ha affermato il capogruppo Umberto Marroni – il governo ha individuato il sito che indicavamo da settimane. Ora forza con la differenziata».
Gli fa eco il capogruppo regionale Esterino Montino: «Ora bisogna fare presto e bene quello che Alemanno non ha fatto per oltre 4 anni. Il commissario ha tutti i poteri per procedere con somma urgenza». Lo farà , anche usando la forza pubblica?
«No, adesso vediamo…» la risposta accomodante di Sottile.
Ma la sua ‘avventurà  sembra essere appena cominciata. Oggi era solo un assaggio.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LO STATO SI COMPRA L’INCENERITORE DI ACERRA PER 355 MILIONI DI EURO, I PRIVATI RINGRAZIANO

Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile

IL GOVERNO HA AUTORIZZATO L’ACQUISTO DA PARTE DELLA REGIONE CAMPANIA DELL’IMPIANTO AL CENTRO DI   UN PROCESSO A CARICO DI IMPREGILO… UTILIZZATI I SOLDI DEL FAS, QUELLO DEI FONDI DESTINATI ALLE AREE SOTTOSVILUPPATE CHE ANDREBBERO COSI’ NELLE CASSE DEI PRIVATI

La questione rifiuti campana entra nell’agenda del governo, lo schema di decreto legge su “misure urgenti in materia ambientale” contiene un comma che dovrebbe sancire la conclusione della querelle sulla proprietà  dell’inceneritore di Acerra, oggetto di polemiche nel recente passato.
Per quell’impianto e per l’intero ciclo di gestione dei rifiuti in Campania c’è un processo in corso davanti al Tribunale di Napoli a carico dei manager di Impregilo e dei vertici del commissariato di governo, a partire dall’ex governatore Antonio Bassolino.
Ma, nonostante tutto, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, richiamando il decreto che sancì la fine dell’emergenza rifiuti, apre all’acquisto con fondi pubblici dell’inceneritore.
Sarà  la Regione Campania a comprare il forno mentre la gestione è affidata, ormai dal 2008 e per 15 anni, alla multiutility bresciana A2 attraverso la controllata Partenope ambiente.
Le modalità  che sanciranno il passaggio da una spa ad un ente di stato con soldi pubblici vengono chiarite al comma 3 dell’articolo 1 della bozza di decreto: “La Regione Campania è autorizzata ad utilizzare le risorse del Fondo per lo Sviluppo e coesione sociale 2007-2013 relative al programma attuativo regionale, per l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge n.195 del 2009. Le risorse necessarie vengono trasferite alla stessa regione”.
In realtà  il fondo per lo sviluppo altro non è che, sotto altro nome, il fondo per le aree sottoutilizzate che verrà  utilizzato per compare l’impianto di incenerimento al costo di 355 milioni di euro, secondo una valutazione dell’Enea del 2007, oggetto anche di un ricorso pendente presso la Corte Costituzionale.
I dettagli della vicenda vengono chiariti da Gianfranco Polillo, sottosegretario all’economia, che, in commissione bilancio della Camera, ha spiegato: “Il decreto si limita a prorogare il termine per il trasferimento della proprietà  dell’impianto” da fine dicembre 2011 a fine gennaio 2012. La cessione dovrebbe prevedere anche la risoluzione del contenzioso ancora pendente tra Impregilo e protezione civile.L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti, incentivi che il primo ministro Mario Monti da Commissario Europeo definì “droga illiberale nel mercato delle tecnologie ambientali”.
All’inizio del 2008, A2a rinunciò alla gestione dell’impianto perchè privo dei Cip6. Successivamente un decreto del morente governo Prodi introdusse i benefici pubblici, per un periodo di 8 anni, e A2a tornò interessata assumendone la gestione.
La multiutility spiega che il contratto, compresa la gestione dello Stir di Caivano, prevede che “La società  venga remunerata con una quota pari al 49% dell’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore tramite la combustione dei rifiuti ad esso conferiti a seguito del trattamento negli Stir”.
Produzione incentivata dal Cip6 di cui la A2a beneficia per la quota di energia che le spetta come compenso.
I ricavi per A2a nel 2010 sono intorno ai 57 milioni di euro da cui vanno sottratti i costi di gestione degli impianti.
Un dato in crescita nel 2011 visto che l’inceneritore ha raggiunto il 100% della capacità  produttiva bruciando 600mila tonnellate di rifiuti.
Un ottimo investimento per A2a nella gestione del forno di Acerra così come Impregilo nella vendita.
A perderci saranno le tasche dei cittadini che vedranno volatilizzarsi 355 milioni di euro di denaro pubblico destinato al fondo per le aree sottoutilizzate.

Nello Trocchia e Matteo Incerti
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NAPOLI ESULTA, RIFIUTI VERSO L’OLANDA: COSTERA’ LA META CHE TRASFERIRLI IN PUGLIA

Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile

DAL CAPOLUOGO PARTENOPEO SALPERANNO 250.000 TONN. DI MONNEZZA DESTINAZIONE OLANDA DOVE SARANNO SMALTITI PER UN COSTO MEDIO DI 100 EURO RISPETTO AI 173 SPESI IN PASSATO

Operazione rifiuti al via.
La giunta guidata da Luigi De Magistris mette a segno un punto a favore con il carico della prima nave.
Dopo mesi di annunci, oggi al Porto di Napoli i camion hanno iniziato le operazioni per l’invio dei rifiuti in Olanda.
C’è di più: il risparmio di circa la metà  rispetto all’invio in Puglia.
Saranno 3.000 le tonnellate che salperanno dal capoluogo partenopeo, direzione nord Europa, in questo primo invio di prova.
Alle 16 arriva il primo carico, i giornalisti dietro le transenne, le autorità  assistono alla scena. Sono presenti il sindaco di Napoli, il vicesindaco Tommaso Sodano, Luigi Cesaro, presidente della provincia e i vertici dell’Asia.
Una giornata che segna anche la differenza con il passato quando la Sapna, la società  controllata dalla Provincia, firmava accordi con ditte che garantivano il trasporto e il conferimento in discariche in Sicilia, Emilia, Toscana e Puglia (ancora in corso i trasporti) a prezzi altissimi intorno ai 173 euro a tonnellata.
Un fiume di soldi che la società  della Provincia, l’ente guidato dall’indagato Luigi Cesaro, aveva speso per mantenere vivo il miracolo annunciato da Silvio Berlusconi.
Dal mese di gennaio a quello di maggio 2011 per il trasferimento di 69 mila tonnellate di rifiuti, la Sapna aveva speso 12 milioni di euro.
E non erano mancate le polemiche sui siti di smaltimento, le aziende di trasporto utilizzate.
Resta da comprendere, per l’italiano medio, come sia possibile che inviare i rifiuti in Olanda possa costare quasi la metà  che spedirli in Puglia. Ovvero quanto si è pagato fino a ieri:
Ma questo rientra nei misteri della gestione rifiuti della nostra classe politica.

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NELLA NAPOLI SOMMERSA DALLA MONNEZZA CHI DOVEVA PULIRLA PENSAVA AD AUMENTARSI LO STIPENDIO

Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile

NEL GENNAIO DI QUEST’ANNO, IN PIENA EMERGENZA, LA SOCIETA’ “NAPOLISERIVIZI” HA INCREMENTATO LE RETRIBUZIONI DI 13 MANAGER PER UN COSTO DI 2 MILIONI DI EURO…DE MAGISTRIS PROMETTE: “SCIOGLIEREMO LA SOCIETA”

La meritocrazia in salsa partenopea. Una salsa che puzza di rifiuti e di clientelismo.
Gennaio 2011. Napoli è sommersa di monnezza, siamo nel mezzo di una delle periodiche crisi. Eppure in Napoliservizi, partecipata al 100% del Comune di Napoli, con la mission di preservare il “decoro urbano”, si autoattribuisce aumenti di stipendio di 1,7 milioni di euro all’anno.
I fortunati sono 13 superdirigenti, scelti dalla politica, ovvero dalla giunta della democratica Rosa Russo Iervolino, assessore al ramo il democrato Nicola Oddati.
Tra loro c’è il direttore generale Ferdinando Balzamo, assunto dal Cda presieduto da Ferdinando Balzamo. Non è un’omonimia.
E’ proprio un caso di autoassunzione, denunciato in consiglio comunale dal gruppo di Rifondazione Comunista.
Balzamo, ex assessore al Patrimonio, cognato di un consigliere comunale del Pd, fama di bassoliniano di ferro, ha goduto di un aumento di quasi 11.000 euro annui, che fanno lievitare il suo stipendio a circa 152mila euro annui.
Al secondo posto nella classifica degli aumenti c’è Ciro Turiello, circa 9.400 euro di ‘premio’, per un totale di 134mila euro.
E’ stato manager di Asìa, la municipalizzata della spazzatura, ha fatto parte della task force degli esperti del commissariato per l’emergenza rifiuti nel periodo in cui era retto da Antonio Bassolino.
Seguono, in ordine sparso, aumenti da circa 4mila a 6mila per undici manager retribuiti da un minimo di 56mila fino a 92mila euro annui.
Il meccanismo degli aumenti, ha rivelato Luigi Roano in un dettagliato articolo su Il Mattino, è nel superminimo.
Una voce della retribuzione concordata dal datore di lavoro e dal dipendente al momento dell’assunzione. Una voce che si stabilisce al di fuori del contratto.
E’ un modo col quale le aziende elargiscono aumenti al personale ritenuto di valore e capace di traghettarle verso l’ottenimento di eccellenti risultati.
Non pare però questo il caso di Napoliservizi, con la dirigenza premiata a dispetto dei sacchetti neri sparpagliati per strada, con tanti saluti al decoro urbano.
Nel bilancio di Napoliservizi, scrive Roano, troviamo una consulenza da 87mila euro e 330.000 euro postate alla voce ‘prestazioni di servizi.
Che siccome non possono superare i 5000 euro a prestazione, testimoniano che circa un centinaio di persone, forse di più, hanno collaborato con l’azienda per “migliorare il decoro urbano” di una città  seppellita dalla spazzatura.
Il nuovo sindaco, Luigi de Magistris, e il vice con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano, sono letteralmente inferociti.
E promettono tabula rasa di Napoliservizi tramite l’accorpamento con Asìa. Non sarà  facile e ci potrebbero essere ripercussioni serie nei rapporti col Pd.
L’azienda è uno dei pochi fortini democratici sopravvissuti alla rivoluzione arancione e procedere coi tagli potrebbe avvelenare ulteriormente i rapporti con il partito di Bersani, che nei giorni scorsi ha già  dovuto incassare la defenestrazione di Antonio Simeone dalla presidenza di Anm, la municipalizzata dei trasporti.
Intanto, l’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo annuncia l’imminente azzeramento del Cda di Napoliservizi.
“Questa società  — afferma l’assessore — è stata negli anni passati un bubbone clientelare che la giunta de Magistris sta aggredendo con determinazione. Gli aumenti sono scandalosi e dimostrano quanto sia degradato il quadro di quella società . La conduzione aziendale della società  ha determinato una serie innumerevole di sprechi, inefficienze ed anche la formazione di spese irregolari, o comunque operate in violazione della convenzione in essere con il Comune, sulle quali occorrerà  approfondire l’esame. Per di più, i servizi resi dalla società  ai cittadini, in primo luogo la cura del verde, lasciano non poco a desiderare”.
Realfonzo ricorda che il bilancio di previsione della nuova giunta ha tagliato 10 milioni di trasferimenti a NapoliServizi e rende noto che giovedì scorso la giunta comunale ha approvato una sua proposta di delibera che definisce una serie di modifiche dello statuto della società  ”che porteranno all’azzeramento del consiglio di amministrazione”.
”Va sottolineato, peraltro, che l’attuale Cda era stato prorogato per un anno dalla giunta Iervolino, con una procedura non prevista dallo statuto societario” conclude l’assessore.

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CALABRIA, FRODE FISCALE SUI RIFIUTI: INDAGATO ASSESSORE PDL ALL’AMBIENTE

Agosto 5th, 2011 Riccardo Fucile

FRANCESCO PUGLIANO COINVOLTO NELL’INDAGINE SULLO SMALTIMENTO PER LA DISCARICA DI CATANZARO CHE HA PORTATO AL SEQUESTRO DI 90 MILIONI DI EURO

L’assessore regionale calabrese all’ambiente, Francesco Pugliano, è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza che ha portato al sequestro di 90 milioni di euro nei confronti di imprenditori e dei vertici dell’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale.
Nell’inchiesta oltre a Pugliano, che è indagato in qualità  di ex sub commissario delegato per l’emergenza ambientale, è coinvolto anche l’attuale commissario per l’emergenza ambientale in Calabria, Graziano Melandri
In particolare l’accusa contesta a Pugliano di aver emesso una serie di ordinanze con le quali ha liquidato alla società  Enertech, che gestisce la discarica di Alli di Catanzaro, la somma complessiva di 1 milione e 642 mila euro.
La società  avrebbe incassato i fondi pur non avendo alcuna competenza per la gestione della discarica.
La Enertech, secondo l’accusa, era una delle società  costituite per consentire evadere le imposte.
Al commissario per l’emergenza ambientale della Calabria, Graziano Melandri, viene contestato di aver emesso quattro ordinanze con le quali ha liquidato sempre alla società  Enertech la somma complessiva di 1 milione e 335 mila euro.
Nell’inchiesta è coinvolto anche un funzionario dell’Ufficio del commissario per l’emergenza ambientale, Domenico Richichi.
A quest’ultimo la procura contesta, nella qualità  di responsabile unico del procedimento della gestione della discarica di Alli (Catanzaro), di aver proposto l’adozione delle ordinanze firmate da Pugliano e Melandri.
I tre imprenditori coinvolti nelle indagini sono Stefano Gavioli, 64 anni, di Treviso; Loris Zerbin 50 anni, di Campolongo Maggiore (Venezia) e Giovanni Faggiano, 52 anni, di Brindisi.
L’accusa sostiene che i tre imprenditori hanno costituito una serie di società  attraverso le quali evadevano il pagamento delle imposte.

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