Luglio 27th, 2011 Riccardo Fucile
I NOBILI PRECEDENTI DELL’APOLOGETA IN CAMICIA VERDE DEL RAZZISMO E DELLA PEDOFILIA…CHISSA’ COME MAI LA LEGA NON PUO’ PERMETTERSI DI ESPELLERLO COME FAREBBE QUALSIASI PARTITO CIVILE
La Stampa, 22.02.1979
In carcere per bancarotta un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, e due avvocati
Truffe e strane operazioni finanziarie che hanno per sfondo la fantomatica cooperativa «Aurora» di Borgaro continuano a interessare la magistratura che sta indagando su fatti e misfatti di questa società in cui parecchia gente in buona fede ci ha rimesso i risparmi credendo di poter un giorno diventare proprietaria di un alloggio.
Ieri il giudice istruttore Accordon ha emesso sei mandati; di cattura eseguiti dai carabinieri del reparto operativo.
Sono stati arrestati due avvocati. Veniero Frullano di 50 anni e Mario Borghezio, 32 anni, un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, impresario e personaggio pubblico piuttosto «chiacchierato» tanto da essere espulso dal partito socialista in cui militava attivamente. (…)
(…) Esaminando i libri contabili della fallita cooperativa «Aurora» sarebbe emerso che un «buco» di 90 milioni avrebbe avuto la copertura fasulla di fatture emesse dallo Jaria, o meglio dall’impresa «Ice» di cui Jaria era amministratore.
Perchè? L’ Ammassari, factotum della «Aurora», con quelle fatture fittizie avrebbe dimostrato ai soci che la contabilità societaria era perfetta e che i lavori sarebbero cominciati presto.
Tanto è vero che sarebbe riuscito grazie a quelle «credenziali» a far versare altre somme ai soci, soldi finiti poi non si sa bene dove. L’«operazione fatture» sarebbe un’iniziativa dell’Ammassari, conclusa con l’aiuto degli avvocati Borghezio e Frullano che gli avrebbero presentato Giovanni Jaria.
La Stampa, 23.02.1979
Dietro i raggiri della falsa cooperativa l’ombra del delitto di Vauda Canavese?
Tra i cocci della cooperativa «Aurora» di Borgaro. dichiarata fallita nell’autunno scorso, c’è di tutto: truffa, falsi in contabilità , raggiri, «buchi» per decine di milioni, bilanci fasulli, un’estorsione e, domani, forse, la spiegazione di un delitto che pareva destinato alla polvere degli archivi.
Vediamo di riassumere gli ultimi sviluppi della complessa vicenda.
Tra ieri e martedì notte il giudice istruttore Accordon ha interrogato le persone arrestate; gli avvocati civilisti Venicro Frullano e Mario Borghezio; l’impresario ed assessore di Cuorgnè Giovanni Iaria; il suo socio Luigi De Stefano e un commerciante di Vimodrone (Milano), Giovanni Tornaghi, 47 anni.
Costui, in concorso con Alfredo Luca, 50 anni, radiotecnico di Milano, avrebbe tentato un’estorsione a due non meglio specificati soci della «Aurora».
Come? Cercando di farsi consegnare un paio di brillanti del valore di 10 milioni e offrendo in cambio il silenzio sull’imbroglio che Gian Maria Massari farmacista di Borgaro e factotum della cooperativa, ed i suoi più stretti collaboratori, andavano tessendo alle spalle dei «soci». (…)
E c’è di più: da questa fitta ragnatela dovrebbero venire fuori i nomi e le ragioni di un delitto commesso presso Vauda Canavese il 30 agosto scorso.
Quella sera, due contadini scorsero nelle vicinanze di un loro vigneto affiorare dal terreno il braccio di un cadavere sepolto da poco.
La fossa, scavata qualche ora prima, conteneva il corpo di Loris Silvestri, ex cuoco, «giustiziato» con due colpi di pistola alla testa.
C’è il sospetto che il Silvestri avesse ficcato il naso troppo a fondo proprio nelle attività delle società fantasma che pullulavano nella zona, minacciando forse di parlare.
Da qui l’ordine di farlo tacere per sempre.
Esistono collegaimenti tra le indagini che sta svolgendo il magistrato sulla cooperativa di Borgaro. e varie «affiliate», e il delitto di Vauda (la pratica è pure nelle mani del giudice Accordon?)
Lo si saprà forse tra pochi giorni.
La Stampa, 03.05.1980
La cooperativa-truffa a Borgaro Rinviate a giudizio 11 persone
La truffa ai danni di persone che sono alla ricerca di una casa sta diventando sempre più frequente.
Un esempio viene dalla cooperativa fantasma «Aurora», di Borgaro. costituitasi nel marzo del ’77 e dichiarata fallita nel gennaio del ’79.
I soci avevano nel frattempo versato oltre alle 50 mila lire di capitale sociale e alle 250 mila, a titolo di fondo spese, quote pari al 10 per cento del valore degli alloggi vale a dire, dai 2 al 2 milioni e mezzo di lire ciascuno.
Al centro della vicenda, nata da una denuncia dell’ottobre ’78, e i successivi esposti dei soci che avevano ormai intuito la truffa ordita ai loro danni, un gruppo di spregiudicati professionisti, in questi giorni il giudice istruttore Acordon ha chiuso l’inchiesta, chiedendo il rinvio a giudizio davanti al tribunale per undici persone.
Tutte devono rispondere di associazione per delinquere e concorso nella truffa.
Sono: Giuseppe De Vita, 37 anni, ex postino e vicesindaco di Borgaro, socialista come Gian Maria Ammassari, 35 anni, che abbandonò la gestione della farmacia nel paese per darsi alla politica (era segretario del psi della locale sezione) e agli affari; (…) Maria Luisa Aime, 25 anni, di Leinì, impiegata, socia e consigliere d’amministrazione, grazie alla sua amicizia con il farmacista; (…) l’imprenditore edile Giovanni Iaria, 33 anni, che secondo l’accusa forni fatture «di comodo» per un importo di 91 milioni, a titolo di spese per materiale edilizio mai consegnato; gli avvocati Veniero Frullano e Mario Borghezio, che dovevano assistere come legali gli amministratori e parteciparono invece agli utili dell’impresa truffaldina; (…)
Il via alla cooperativa-truffa risale all’inizio del ’77.
Il progetto è allettante: 150 alloggi da tre a cinque vani, prezzi vantaggiosi. L’iniziativa viene sponsorizzata dalla locale sezione socialista (segretario Ammassari, il farmacista) e dal vicesindaco De Vita, intraprendente e conosciuto. I guai cominciano quando i soci, che nel frattempo hanno versato il 10 per cento del valore degli alloggi, chiedono informazioni più precise sull’ubicazione del terreno e sulla concessione da. parte del Comune dell’autorizzazione a costruire.
La verità viene a galla in consiglio comunale quando il sindaco Sola, rispondendo all’interrogazione di un esponente della Democrazia Cristiana, in minoranza nel Comune, rivela che il terreno dell’«Aurora» non esiste. Poi va dal pretore di Ciriè Di Palma che fa partire l’inchiesta.
La Stampa, 18.12.1993
«On. Borghezio, lasci l’Antimafia»
Il caso della cooperativa socialista «Aurora» di Borgaro coinvolge nuovamente Mario Borghezio, oggi deputato e capogruppo della Lega Nord nella Commissione parlamentare antimafia.
Il senatore e il deputato dei Verdi Emilio Molinari e Massimo Scalia e il senatore della Rete Carmine Mancuso, in una lettera, hanno domandato al presidente della commisione Luciano Violante, pidiessino, se il comportamento di Borghezio nella bancarotta della Cooperativa Aurora (e nell’ammanco di 90 milioni) sia compatibile con il suo attuale incarico di commissario dell’Antimafia.
Tanto più che il tribunale condannò assieme a lui (e ad un’altra dozzina di persone) «tal Giovanni Iaria, indagato per legami con la mafia calabrese». (…)
In altre parole i due senatori Verdi e il deputato della Rete sollecitano il presidente dell’Antimafia ad invitare Borghezio a dimettersi.
Ma il deputato della Lega risponde picche: «E’ curioso che questa faccenda ritorni a galla alla vigilia dello scioglimento delle Camere».
Contrattacca: «Siamo di fronte a una chiara manovra anti-Lega, orchestrata per far riemergere quella vecchia storia».
Una storia di ammanchi (dalla cooperativa sparirono 90 milioni) e una «bancarotta fraudolenta» che parevano dimenticati.
Anche perchè, dopo la condanna (due anni) pronunciata dal tribunale nell’84 e confermata in corte d’appello nell’86, la Suprema Corte annullò le sentenze per vizio di forma: i due dibattimenti, a giudizio della Cassazione, si erano tenuti nonostante che il fallimento della cooperativa fosse stato impugnato, quindi non esecutivo.
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Luglio 25th, 2011 Riccardo Fucile
LO STRANO CASO DI UNA SOCIETA’ ESTROMESSA DALLA RACCOLTA DEI RIFIUTI IN CAMPANIA CHE ORA GESTIRA’ LA MONNEZZA SPEDITA IN TOSCANA… UN’INFORMATIVA DELLA PREFETTURA DI VENEZIA PARLA DI CONTIGUITA’ CON I FRATELLI GRAVIANO, L’EX AMMINISTRATORE E’ FINITO IN CARCERE E IL PATRON GAVIOLI E’ INDAGATO
La saga dei rifiuti non ha fine e nella galassia di inchieste, soldi sprecati e
arresti c’è anche la vicenda di una società estromessa dalla raccolta dei rifiuti a Napoli, ma che ritorna protagonista come socio privato di un’azienda mista che si occupa di smaltire, in Toscana, il pattume campano.
Enerambiente, società veneziana del patron Stefano Gavioli, ha lavorato per l’Asia, la società del comune di Napoli, fino al novembre 2010, quando ha ricevuto un’informativa atipica, una misura di prevenzione antimafia, dalla prefettura di Venezia nella quale si manifestavano vicinanze sospette dell’ex amministratore delegato Giovanni Faggiano e dello stesso Gavioli. La presenza a Napoli di Enerambiente,oggi in liquidazione, e i suoi rapporti con Asia, sono al centro di diverse inchieste della procura partenopea e del pool di magistrati, coordinati dall’aggiunto Giovanni Melillo.
Pochi giorni fa sono scattati altri due arresti.
In manette, per corruzione ed estorsione, sono finiti Faggiano e Corrado Cigliano, il primo ex ad di Enerambiente, il secondo ex capocantiere a Napoli della società veneziana e fratello di Dario, ex consigliere provinciale Pdl, anche lui coinvolto a diverso titolo in una precedente operazione.
L’accusa è quella di aver preteso soldi non dovuti e posti di lavoro dai responsabili delle ditte (Davideco e Cooperativa San Marco) a cui affidavano il subappalto.
Tra gli indagati in un altro filone dell’indagine c’è anche Stefano Gavioli.
Proprio Gavioli con la sua Enerambiente è consigliere nel cda di Rea, Rosignano energia ambiente.
Una società con sede a Rosignano, in provincia di Livorno, che si occupa di rifiuti e che sta smaltendo quelli provenienti da Napoli.
Fino ad oggi sono circa 9 mila le tonnellate raccolte dalla ditta livornese con un costo per la Sapna, la società provinciale di Napoli, di oltre un milione di euro.
Ora sono in arrivo altre 5 mila tonnellate dopo l’accordo tra le regioni siglato nei giorni scorsi. Insomma la Enerambiente uscita dalla porta nella raccolta del pattume partenopeo si trova ad essere socio privato dell’azienda mista che cura lo smaltimento dei rifiuti campani nella discarica livornese di Scapigliato.
La Rea è una società mista pubblico-privata con il comune di Rosignano capofila con una quota del 45% e due soci privati, tra cui Enerambiente (nata dalle ceneri di Slia di Manlio Cerroni) è al 24%.
Oltre a Stefano Gavioli, nel consiglio di amministrazione siede anche la sorella Maria Chiara. “ Enerambiente è un socio finanziatore, ma non operativo — precisa Massimiliano Monti, direttore generale della Rea — i rifiuti provenienti da Napoli vengono controllati e usiamo tutto personale in capo alla nostra azienda e non dei privati”.
Ma in caso di utili il patron Gavioli parteciperebbe alla spartizione.
Di certo risulta ingombrante la presenza della società veneziana. Un anno fa fu bocciata l’idea di acquisirne la quota perchè Enerambiente chiese una cifra intorno agli 8 milioni di euro.
Nel luglio 2010 Giovanni Faggiano si dimise da consigliere di Rea dopo ripetute richieste a seguito della condanna per corruzione aggravata in primo grado subita.
Nonostante l’assoluzione in secondo grado, restano i pesanti rapporti con uomini vicini al crimine organizzato, evidenziati nell’informativa atipica spiccata dalla prefettura di Venezia, lo scorso ottobre.
Nell’informativa della prefettura di Venezia, si parlava anche di Gavioli, il patron di Enerambiente, che resta consigliere di Rea: “ Sono stati accertati rapporti — si legge — di dubbia natura tra Gavioli Stefano, attuale amministratore unico e precedentemente presidente del Cda di Enerambiente Spa, e Zito Angelo, soggetto legato al crimine organizzato, condannato per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso e arrestato nell’ambito di una operazione della Dia di Palermo con l’accusa di riciclaggio del denaro di pertinenza del clan mafioso riconducibile ai fratelli Graviano”.
Un’informativa atipica, quella della prefettura di Venezia, a carico di Enerambiente che condusse il comune di Napoli a revocare l’appalto nel novembre scorso, stesso dicasi per alcuni comuni foggiani (come Sannicandro Garganico) dove Enerambiente aveva vinto l’appalto per la gestione dei rifiuti.
Nel caso Rea, Enerambiente è socio privato di una spa. Il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi, però, promette: “Chiederemo nella prossima assemblea dei soci che nel futuro cda, vicino al rinnovo, siano presenti solo persone che abbiano un profilo specchiato senza problemi con la magistratura”.
Sulla vicenda Rea-Enerambiente si è prodotta anche una spaccatura nel Pd che guida la giunta, con l’uscita del gruppo consiliare Rosignano democratica che chiede chiarezza e l’estromissione della società veneziana.
Nell’ordinanza che ha portato in carcere Faggiano, il gip Isabella Iaselli parla anche di Gavioli: “ Sono da accertare i rapporti con il Gavioli che per ben cinque anni non ha mai avuto nulla da ridire sulla condotta del suo più fidato collaboratore che tuttavia aveva già negli anni 2008 e 2009 emesso fatture per importi rilevanti per prestazioni mai eseguite, oltre ad aumentare in maniera irragionevole lo stipendio per sè e per la sua collaboratrice”.
Sia Faggiano che Gavioli respingono ogni addebito.
Sui rifiuti di Napoli c’è un altro caso che fa discutere quello della società Adiletta logistica Scarl di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, che cura il trasporto del pattume campano verso la Sicilia.
I proprietari sono vicini al gruppo del Pdl locale, proprio nel piazzale dell’azienda si tenne l’incontro elettorale con Adriano Bellocosa, candidato a sindaco dei berlusconiani a Nocera Inferiore.
Uno dei proprietari della ditta, Mario Adiletta, già protagonista di altre vicende giudiziarie in passato, è coinvolto in una inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze.
Per lui il Gip dispose i domiciliari, nel novembre scorso, in un’operazione contro una presunta associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di macchinari rubati, con l’aggravante di aver favorito un clan di camorra.
Adiletta viene ritenuto contiguo alla criminalità organizzata campana secondo il racconto di due pentiti e i riscontri emersi dalle indagini dei carabinieri.
Accuse che i suoi legali respingono, pronti a dimostrare l’estraneità dell’assistito a ogni accusa.
Al momento, nonostante il coinvolgimento nell’inchiesta fiorentina e i presunti rapporti con i clan, non ci sono stop prefettizi per la Adiletta e per la San Marino, azienda collegata al gruppo.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA SI SPACCA: PARERE FAVOREVOLE DEL MINISTRO PRESTIGIACOMO SU UNA MOZIONE IDV, MA MINISTRI E MAGGIORANZA VOTANO CONTRO
Il decreto sulla fase di criticità per i rifiuti a Napoli e in Campania si avvia «verso il ritiro. Anzi
verso la decadenza dei termini».
Intanto alla Camera è un altra giornata nera per la maggioranza, che va sotto due volte, in rapida successione.
Il motivo è l’approvazione di alcune mozioni di Idv e Api sulla quale il ministro Stefania Prestigiacomo aveva dato parere favorevole, ma l’intero governo ha votato contro.
In aula si è quindi scatenata la bagarre con l’opposizione che grida «dimissioni, dimissioni».
«No, non mi sento sconfessata», ha commentato il ministro dell’Ambiente, dopo che su una mozione col suo parere favorevole sui rifiuti, il governo ha votato contro. «Oggi è una giornata di particolare confusione ed è evidente che ci sono stati voti pasticciati, di cui mi rammarico, ma non mi sento sconfessata perchè non posso certo cambiare idea sul parere ad una mozione che chiede che i soldi per la Campania siano spesi con trasparenza» ha detto il ministro.
Con i voti della sola opposizione nell’aula della Camera è passata una parte di una mozione dell’Idv sui rifiuti, su cui il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva espresso parere favorevole, ma contro cui hanno votato i deputati di maggioranza e tutti i ministri.
Prestigiacomo si è astenuta mentre tutti i membri del governo in aula votavano no.
Il testo dell’Idv, su cui comunque il ministro aveva espresso parere favorevole, è passato con 287 no, 296 sì e sei astenuti.
Successivamente l’esecutivo è andato sotto nuovamente su una mozione dell’Api.
A questo punto dai banchi di opposizione si è ripetutamente urlato: ‘Dimissioni, dimissioni’.
Tensione nel Pdl: il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto si è più volte recato al banco del governo a parlare con il ministro Prestigiacomo ed è stato più volte invitato dal presidente Fini a tornare al proprio banco.
Alcuni ministri si sono avvicinati alla Prestigiacomo, primo fra tutti Ignazio La Russa, per comprendere il significato del suo atteggiamento.
In seguito a questo episodio, Pdl e Popolo e territorio (gli ex «responsabili»), hanno deciso di ritirare le loro mozioni in tema di rifiuti che avrebbero dovuto essere votate.
E spunta l’ipotesi di un nuovo provvedimento anche per evitare di lasciare «margini di ambiguità legislativa» dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato.
Il decreto legge, che prevede il trasferimento della spazzatura campana verso le altre Regioni, martedì ha spaccato la maggioranza.
In particolare, la Lega chiedeva che l’ultima parola fosse data ai governatori del nord. L’ipotesi di un ritiro del provvedimento, vista la situazione di «stallo» che si è creata, era nell’aria.
Irata la reazione del Pd: “Dietro il rinvio c’e’ un prezzo da pagare: è il voto di questo pomeriggio. Lo scambio è tra i rifiuti di Napoli e il voto della Lega sull’arresto di Papa” dice Dario Franceschini.
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Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL BECERUME LEGHISTA SI MANIFESTA PER L’ENNESIMA VOLTA CONTRO IL SUD IN EMERGENZA: BERLUSCONI E BOSSI DA TRE ANNI RACCONTANO PALLE AI NAPOLETANI E ORA VORREBBERO CHE SOFFOCASSERO NELLA SPAZZATURA… INCAPACI DI RISOLVERE IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI ORA FANNO COME PONZIO PILATO
La Lega Nord ha annunciato che voterà contro il decreto legge sui rifiuti, proprio mentre in
Aula la maggioranza è stata battuta sulla proposta di rinvio in commissione del dl.
Nel frattempo a Napoli ancora proteste, blocchi stradali e roghi a causa dell’emergenza spazzatura.
E’ un martedì nero sul fronte rifiuti.
«In Consiglio dei ministri i membri del governo della Lega nord hanno votato contro questo decreto legge – dichiara il deputato del Carroccio Renato Togni – si presume che i gruppi parlamentari manterranno la stessa posizione».
Nel pomeriggio la Camera ha respinto inoltre con sei voti di scarto la proposta del relatore Agostino Ghiglia (PdL) di rinvio in commissione del decreto legge sull’emergenza rifiuti in Campania.
La richiesta del relatore è frutto delle tensioni venutesi a creare all’interno della maggioranza sul decreto.
Nel corso del comitato dei nove della commissione Ambiente non è stato infatti raggiunto l’accordo sulla modifica da apportare al testo alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che sospendeva l’ordinanza del Tar del Lazio sullo stop al trasferimento automatico dei rifiuti nelle altre Regioni.
La Lega si è messa di traverso pretendendo che nel decreto restasse la norma in base alla quale i rifiuti della Campania potranno essere accolti solo dopo «nulla osta» della Regione di destinazione.
Il Pdl si è adeguato ma nel gruppo è montato il malumore dei deputati campani .
Non si fanno attendere le reazioni dell’opposizione allo strappo della Lega.
Il Pd parla di una «maggioranza allo sbando», e l’Italia dei Valori, attraverso il capogruppo alla camera Donadi, attacca: «Se la Lega, come ha annunciato,dovesse votare contro il decreto rifiuti, a Berlusconi non resterebbe che una cosa da fare: formalizzare la crisi e salire al Quirinale per dimettersi. È ora di dare un vero governo al Paese e finirla con lo strazio politico ed economico cui Berlusconi sta condannando l’Italia».
Intanto i cittadini partenopei, esasperati dai cumuli ammassati in strada e dai cattivi odori acuiti dalle alte temperature, hanno bloccato con cassonetti e sacchetti rovesciati sulla carreggiata sia piazza Pignasecca che corso Garibaldi, a poca distanza dalla Stazione centrale.
Una situazione che, negli ultimi giorni, è stata resa ancora più critica per lo sciopero indetto dai lavoratori della “Lavajet”, la società subappaltratice di Asia per la raccolta dei rifiuti in alcune zone centrali della città , che lamentano di non aver ricevuto la 14esima.
La prima protesta in piazza Pignasecca quando è stato paralizzato il passaggio delle auto nei vicoli a ridosso di via Toledo, nei pressi dell’ospedale Vecchio Pellegrini.
Difficoltoso anche il transito di cittadini e motocicli diretti o in uscita dalle stazioni di Circumflegrea, metropolitana e Cumana di Montesanto.
Manifestazione di insofferenza anche in corso Garibaldi, nei pressi del terminal della Circumvesuviana.
Qui l’immondizia riversata in strada ha impedito il passaggio di un tram causando prevedibili ripercussioni del traffico nell’intera zona.
Per poter liberare la strada dall’immondizia è stato anche chiesto l’intervento di un bobcat.
Il quadro difficile della situazione si completa con una serie di roghi dolosi appiccati ai cumuli ammassati nei cassonetti e sui marciapiedi.
Dalle 20 di ieri alle 8 di questa mattina sono stati 22 gli interventi dei vigili del fuoco impegnati a domare le fiamme non solo nel centro della città , ma anche in periferia e in alcuni comuni dell’hinterland sommersi dalla spazzatura.
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Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile
SOPRASSALTO DI DIGNITA’ DI DECINE DI PARLAMENTARI DEL CENTRO SUD CONTRO I RICATTI PADAGNI…BERLUSCONI FURIBONDO CONTRO IL CARROCCIO: “VOGLIONO COSTRINGERMI A PROCLAMARE LO STATO DI EMERGENZA: SAREBBE COME AMMETTERE IL NOSTRO FALLIMENTO”
La Lega impone una radicale modifica del decreto-rifiuti. 
Fino a notte tra Palazzo Chigi e i ministri del Carroccio la trattativa è andata avanti, ma finora il veto dei padani è stato irremovibile: niente rifiuti “speciali” nelle regioni del Nord, quella norma “dovrà essere cambiata”, piuttosto il Cavaliere “proclami lo stato d’emergenza e risolva in Campania un problema che è solo dei napoletani”.
Una posizione “irresponsabile” secondo Berlusconi, per il quale la rigidità del Carroccio “rischia di farci andare tutti a sbattere”.
Il premier stavolta è furibondo.
Il nuovo muro contro muro con l’alleato padano lo ha mandato fuori dai gangheri, guastandogli la soddisfazione per aver portato a casa la nomina di Draghi alla Bce.
In più lo hanno colpito come uno schiaffo le parole con cui Calderoli si è opposto all’adozione di un nuovo decreto-rifiuti, quell’accusa rivolta proprio a lui di aver provato a “truffare” il Nord, trasformando per legge i rifiuti solidi urbani in rifiuti speciali.
“La Lega – si è sfogato con un deputato napoletano del Pdl – pur di non far arrivare i rifiuti nelle altre regioni, mi vuole costringere a proclamare lo stato d’emergenza: sarebbe come ammettere che in tre anni tutto quello che abbiamo fatto non è servito a niente. Tornare al punto di partenza è una cosa inaccettabile”.
Ma il tempo stringe.
Il presidente della regione, Stefano Caldoro, gli ha spiegato chiaramente che senza decreto le province non possono svuotare gli Stir (gli ex impianti Cdr), premessa indispensabile per consentire un ritorno alla normalità .
Tutto il Pdl stavolta, messi da parte gli odi e le rivalità tra cosentiniani e anticosentiniani, è sul piede di guerra.
“I parlamentari campani del Pdl – racconta uno deputato – sono 53 e sono tutti pronti a schierarsi contro la Lega. Al Senato e alla Camera non passerà più nulla che interessa a Bossi”.
I parlamentari romani del Pdl, scottati dagli insulti di Castelli a proposito del pedaggio sul Gra, non la pensano diversamente. Insomma, la prospettiva è di una guerra totale dentro la maggioranza, proprio nei giorni in cui in Parlamento sta per arrivare la manovra di correzione dei conti.
Le due questioni s’intrecciano.
I leghisti infatti non s’accontentano di aver bloccato nuovamente il decreto sui rifiuti, adesso alzano il tiro: si aspettano infatti che la manovra dia risposte alle richieste sollevate a Pontida e si preparano alla pugna.
Lunedì Bossi ha convocato lo stato maggiore a via Bellerio, in vista dell’appuntamento del giorno dopo a Roma, il vertice con Berlusconi, Alfano e, soprattutto, Tremonti.
Sarà quella la sede per l’esame della manovra correttiva e molti già prevedono che “scorrerà il sangue”.
Oltretutto nel Carroccio è in corso una guerra tra l’ala Maroni-Calderoli e il “cerchio magico” e proprio la finanziaria sarà il terreno su cui ciascuna corrente proverà a strappare le maggiori concessioni.
Per provare a circoscrivere l’incendio ieri mattina i capigruppo del Pdl di Camera e Senato – Cicchitto e Gasparri, Corsaro e Quagliariello – hanno incontrato riservatamente il ministro dell’Economia.
Disponibile a trattare sui contenuti, Tremonti su una cosa è stato irremovibile: la manovra potrà essere spalmata su più anni, ma dovrà essere contenuta tutta in un unico decreto legge.
Berlusconi era di avviso opposto, pensava a un decreto con una mini correzione per quest’anno (3-4 miliardi), per poi rinviare a dopo l’estate il resto della mazzata.
Una strategia che il capo del governo ha candidamente confessato durante la conferenza stampa a Bruxelles, provocando una reazione immediata a Roma.
Tremonti ha infatti preteso una smentita, costringendo il Cavaliere a far uscire una nota imbarazzata che confermava alla lettera il piano elaborato a via XX Settembre.
La tensione tra Berlusconi e Tremonti, nonostante l’intervento di mediazione dei capigruppo, è di nuovo salita alle stelle.
Il Cavaliere è preoccupato perchè vede tornare a galla la proposta di un governo di unità nazionale, mentre lo spread tra titoli italiani e tedeschi tocca un nuovo record e le azioni del comparto bancario italiano affondano.
E sospetta il ministro dell’Economia di non essere del tutto estraneo a queste suggestioni politiche.
“Due mesi dopo l’esplosione dello scandalo Ruby – ricorda oggi un uomo vicino al Cavaliere – Nicola Latorre organizzò in gran segreto un incontro tra D’Alema e Tremonti all’hotel Excelsior di Roma.
Noi lo venimmo a sapere per caso e Berlusconi non la prese bene: “già organizzano le cene per farmi fuori”, disse sibillino durante una riunione, pur senza fare nomi”.
Ecco, tra l’emergenza P4, lo scontro sui rifiuti e il braccio di ferro con Tremonti, il premier è ancora convinto che ci sia qualcuno ansioso di liberarsi di lui.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Giugno 24th, 2011 Riccardo Fucile
NAPOLI AL COLLASSO, SOS IGIENE, PER NAPOLITANO SIAMO DI FRONTE A UNA “EMERGENZA ACUTA E ALLARMANTE”…SCORTA ARMATA AI MEZZI DELL’AZIENDA RIFIUTI, GUASTO AL TERMOVALORIZZATORE DI ACERRA
A Napoli la situazione è grave, l’emergenza è “acuta e allarmante”, l’intervento del governo è
“indispensabile”.
Il presidente Napolitano raccoglie e rilancia l’allarme del sindaco Luigi De Magistris, che poco prima aveva dichiarato: la situazione igienico-sanitaria “è grave”, c’è ormai “un rischio concreto per la salute dei cittadini”.
De Magistris in una conferenza stampa ha anche duramente attaccato Berlusconi: “Non ha fatto nulla per Napoli e per l’emergenza rifiuti, perchè se ne frega: altrimenti in queste ore avrebbe adottato altri provvedimenti”.
“Bisogna partire subito – ha aggiunto il primo cittadino – Le isole ecologiche devono essere immediatamente attive, non si può aspettare settembre”.
Fra le altre emergenze, “Il termovalorizzatore di Acerra è bloccato per un guasto”, ha fatto anche sapere il primo cittadino, “da ieri sera non funziona più”.
“Il Comune di Napoli ha individuato tre siti di trasferenza in città “, ha poi annunciato. In questo modo “non dovremmo più dipendere da nessuno”.
Il primo cittadino non ha voluto però svelare quali siano questi siti, “per motivi di riservatezza”. Ma è filtrato che oltre all”Ex Icm del quartiere Ponticelli già in uso, i luoghi individuati sarebbero i capannoni dismessi di Gianturco e l’ex mercato dei fiori di San Pietro a Patierno.
Sul secondo sito la Provincia avrebbe dato l’ok.
De Magistris ha anche promesso un “impegno straordinario” della polizia municipale sul fronte della repressione dei roghi, “che rappresentano un pericolo per la salute pubblica”, e contro “chi rovescia per strada i cumuli. In tal senso – ha detto – arriverà un’ordinanza tra poche ore”.
I mezzi Asia avranno scorta armata delle forze dell’ordine. Il sindaco non ha voluto svelare altri dettagli del piano anti- rifiuti.
“Non è opportuno in questa fase rendere conto di tutti i passi che stiamo compiendo”.
“No allo stato di emergenza”, ha infine chiarito il primo cittadino. “Stiamo cercando di agire nell’ambito dei poteri ordinari. Noi facciamo quello che il Comune può fare”.
“Sappiamo che i cittadini sono stremati dalla situazione – ha concluso – ma chiediamo un ulteriore sforzo per fare attenzione ai rifiuti che gettano via e all’uso della differenziata. Cercheremo di rimpinguare le casse dell’Asìa alla quale stiamo chiedendo in queste ore uno sforzo straordinario”.
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Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile
DE MAGISTRIS CHIAMA BERLUSCONI: “ASSUMITI LE TUE RESPONSABILITA'”…. LA LEGA BLOCCA IL DECRETO CHE PERMETTEREBBE DI TRASFERIRE I RIFIUTI, IL PREMIER FA IL VILE, IN STRADA A NAPOLI CI SONO 1.500 TONN. DI MUNNEZZA…OGGI LA PRIMA DELIBERA DEL COMUNE
Servono “ulteriori approfondimenti”, così il governo liquida l’ennesima emergenza rifiuti a
Napoli e in Campania.
Il decreto per consentire il trasferimento della monnezza fuori regione neppure ieri è stato approvato, troppe le resistenze della Lega e delle regioni del Nord, troppo debole la schiera dei parlamentari campani del Pdl, ininfluenti gli appelli del governatore della Regione Stefano Caldoro e dei presidenti delle Province, tutti del partito di Berlusconi.
Ed è proprio al Presidente del Consiglio che in serata arriva una telefonata di Luigi de Magistris. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma anche gli altri, il governo, la regione e la provincia, devono muoversi, è la sostanza del colloquio.
à‰ amareggiato il nuovo sindaco di Napoli. “Prendiamo atto, ancora una volta, che il Governo non ha approvato un decreto legge fondamentale per Napoli e la Campania, nonostante la sollecitazione politica di tutti”.
In serata un lungo vertice col prefetto Andrea De Martino, il governatore Caldoro, la Provincia di Napoli, l’Asl e l’Arpac “perchè chi finora non l’ha fatto si assuma la sua responsablità . Se non si interviene subito con ordinanze urgenti anche dal punto di vista della sanità pubblica Napoli si espone a rischi molto concreti”.
La riunione è aggiornata a questa mattina, il Comune farà la sua parte pulendo la città e individuando i luoghi dove trasferire i rifiuti in attesa che vengano trattati.
Poi toccherà a Regione e governo.
Il rischio è il collasso, a Napoli, con una temperatura che ieri superava i 30 gradi, ci sono 1500 tonnellate di rifiuti per le strade, 10mila nell’intera provincia.
E sotto il Vesuvio ancora ricordano la frase di Berlusconi a poche ore dal ballottaggio che decretò il trionfo di de Magistris, la sconfitta dell’industriale Lettieri e l’umiliazione del Pdl: “Se perdiamo poi è inutile che i napoletani vengono a bussare da noi”.
Parole che rafforzano il sospetto che sulla pelle della città si sta facendo un gioco sporco. Proprio nel giorno in cui Luigi de Magistris presenta la sua giunta di professori ed esperti, e il primo atto del nuovo governo cittadino: una delibera sulla gestione dei rifiuti che punta su tutto quello che nei decenni precedenti non è stato fatto.
Raccolta porta a porta fino a coinvolgere 325mila abitanti, dai 146mila di oggi, differenziata spinta, impianti di riciclaggio e compostaggio.
Con un no fermissimo alla spesa di 480 milioni per la costruzione di un inceneritore nel cuore industriale della città .
“Le nostre scelte mettono in discussione affari vecchi e nuovi sull’emergenza rifiuti, il no all’inceneritore fa tremare le lobby del settore, la camorra delle discariche abusive, del trasporto illegale dei rifiuti, si sente messa all’angolo. Stanno reagendo, ecco tutto”.
E’ lo sfogo di un giovane consigliere comunale.
La situazione è drammatica tanto che lo stesso governatore Caldoro non esclude la proclamazione dello stato d’emergenza.
“Non escludo la possibilità che siano le stesse Province e i Comuni a chiedere alla Regione di comunicare al governo la richiesta di stato di emergenza”.
à‰ una battaglia, quella che si combatte sulla monnezza, sull’orlo di un nuovo baratro ambientale, civile ed economico.
E’ una guerra tutta politica tra la Lega e il Pdl, e dentro lo stesso partito di Berlusconi.
Da una parte alcuni parlamentari campani vicini al governatore Caldoro, come Mara Carfagna, che insieme al ministro Prestigiacomo chiedono che il governo approvi in fretta il decreto sui rifiuti, dall’altro l’ala filoleghista più interessata a mantenere gli equilibri già precari con Bossi e Calderoli che a risolvere il dramma della Campania.
Novanta giorni, questo è il tempo che la Giunta de Magistris si assegna per portare la raccolta porta a porta a 325mila abitanti, altri tre mesi serviranno all’Asia, l’azienda dei rifuti ora guidata dal supertecnico Raphael Rossi, per predisporre un piano che estenda in tempi rapidissimi la differenziata all’intera città .
à‰ questo il nucleo centrale del programma del nuovo sindaco e del suo assessore all’Ambiente Tommaso Sodano.
No ai volantini pubblicitari, alla vendita di ortaggi non defoliati, all’uso indiscriminato dell’usa e getta.
Sì alla costruzione delle isole ecologiche con la definizione entro 15 giorni dei tempi della loro entrata in funzione, e alla realizzazione degli impianti di compostaggio, di valorizzazione dei rifiuti ingombranti e della carta. Ma servono soldi.
I 400 milioni bloccati ieri dalla Ue, che ha nuovamente sanzionato l’Italia per le inadempienze sulla gestione dell’emergenza rifiuti servivano come l’aria.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 26th, 2011 Riccardo Fucile
DE MAGISTRIS RITIENE CHE NON VI SIA BISOGNO DI UN INCENERITORE… LETTIERI VUOLE INVECE SPEDIRE L’IMMONDIZIA IN EUROPA
Che farà il sindaco di Napoli con l’immondizia che ciclicamente la città sembra non essere in grado di smaltire?
Prima di rispondere a questa domanda, i due sfidanti per la poltrona di
primo cittadino del capoluogo campano, sarebbe meglio farne un’altra.
Vale a dire: quali sono i poteri del sindaco di Napoli in questa materia?
Quali sono le leve che può o non può muovere dalla sede comunale di Palazzo San Giacomo?
Dire, come è stato affermato, che il progetto di De Magistris “è uguale a quello di Pecoraro Scanio”, fa un torto a entrambi poichè oltre a mettere sullo stesso piano il (candidato) sindaco di una città e un ministro dell’Ambiente in carica, dice una cosa che non sta in piedi.
Il sindaco di Napoli, alle condizioni date, non ha competenze sull’impiantistica per la chiusura di un ciclo più o meno virtuoso dei rifiuti: questo la legge lo affida alle Province e alle Regioni.
Cosa possono fare allora i sindaci?
Essenzialmente quattro cose: la raccolta (differenziata), la tassa sui rifiuti (che possono rimodulare) e, attraverso la società che gestisce la raccolta (per Napoli l’Asìa) inserirsi nella parte del ciclo che riguarda lo stoccaggio a terra (con piazzole ecologiche e varie) e un’impiantistica di basso impatto.
Vediamo allora cosa offrono i programmi dei due candidati.
Partiamo da quello di De Magistris, che così lo articola.
Napoli produce 1400 tonnellate di spazzatura ogni giorno: poco meno di un terzo, 350 tonnellate circa del totale, è costituito dalla cosiddetta “frazione umida” (per lo più scarti di cibo, materiale organico).
Questo, dice il candidato sindaco del centrosinistra, in una prima fase sarà raccolto “porta a porta” sull’intero territorio comunale e inviato negli impianti di compostaggio fuori regione.
Altre 100 tonnellate di vetro e 150 di carta e cartone arriveranno dalla raccolta in strada.
Le 800 tonnellate rimanenti, costituite da frazione secca differenziata, potranno trovare una diversa destinazione nei consorzi che si occupano del riciclo (come il Conai e il Comieco).
Il rimanente si avvierà agli impianti esistenti in Campania: vale a dire agli Stir (un tempo Cdr, che compiono sul rifiuti un ulteriore recupero di materiale da riciclo) e quindi all’inceneritore di Acerra, che sui depliant del governo sarebbe in grado di bruciare 2000 tonnellate di rifiuti al giorno.
Se questi sono i numeri, afferma De Magistris, non c’è bisogno di costruire un secondo impianto di incenerimento della spazzatura.
A Napoli ne è previsto uno, nella zona Est della città , con una capacità di bruciare 1200-1400 tonnellate di rifiuti al giorno.
Il candidato del centrosinistra chiederà alla Regione di revocarne il bando per la costruzione. S
ull’impiantistica De Magistris pensa alla costruzione di tre impianti di compostaggio e alla creazione di un impianto di recupero sul modello di quello di Vedelago, piccolo comune trevigiano arrivato a un riciclo del 99% attraverso una selezione spinta della frazione secca (per maggiori informazione c’è il sito www.centrorici  clo.com  ).
A quel punto, potenziata anche la raccolta differenziata per i commercianti, De Magistris annuncia la modifica della tassa sui rifiuti, che verrebbe rimodulata non sui metri quadri della casa ma sull’effettivo conferimento di rifiuti.
Lo stesso De Magistris ritiene di poter portare la differenziata a Napoli al 66% in pochi mesi.
Cifra ambiziosa: oggi è ferma al 17,7%.
Diversa la ricetta di Lettieri.
Anche lui muove dalla raccolta differenziata estesa a tutti i quartieri: entro dieci mesi – spiega – Napoli arriverà al 50%.
Anche questa appare una cifra considerevole ma non è nè più nè meno quella che impone la legge (per la precisione l’ordinanza della presidenza del consiglio 3639/2008), pena il commissariamento del Comune.
Anche il centrodestra prevede la costruzione di un impianto per il compostaggio, onde evitare di spedire i rifiuti umidi fuori regione con grave danno per le casse comunali.
Lettieri ritiene di mettere a regime questi due meccanismi entro dieci mesi.
In questo arco di tempo, però, cosa si fa?
La soluzione individuata è duplice: costruire nuovi siti di “trasferenza” e spedire i rifiuti in un misterioso paese straniero di cui non ha voluto rivelare, creando uno strano corto circuito: da una parte, infatti, afferma di non potersi esporre per non far sorgere problemi nel paese ospitante.
Dall’altro ritiene che il paese, dentro i confini Ue, è ben contento di ricevere l’immondizia di Napoli.
Delle due, si direbbe, l’una.
Su una cosa poi, Lettieri è stato chiaro: vuole l’inceneritore a Napoli Est.
Afferma infine che fino a quando persisterà l’emergenza rifiuti troverà il modo di non far pagare la tassa sui rifiuti ai suoi concittadini.
Appare evidente che due delle promesse elettorali del centrodestra (i treni verso il misterioso paese Ue e la cancellazione della tassa sui rifiuti) abbiano un considerevole costo.
Chi lo paga? Una legge obiettivo speciale richiesta al governo.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRIMO CITTADINO DI MONZA ALZA LE MANI E SPINGE CONTRO LA FINESTRA LA CAPOGRUPPO DI FUTURO E LIBERTA’… QUERELATO PER VIOLENZA PERSONALE: ALL’EROE PADAGNO E’ ANDATA BENE, IN ALTRI TEMPI NON TORNAVA A CASA
Sette giorni di prognosi per il capogruppo di Fli e il sindaco denunciato per lesioni personali e atti persecutori.
E’ finita così la seduta del consiglio comunale di Monza lunedì sera.
In discussione c’era il Pgt.
Annamaria Mancuso, capogruppo di Futuro e Libertà , ha chiesto una sospensiva di cinque minuti, aveva dei dubbi sugli emendamenti da discutere e voleva approfondire l’argomento con gli altri capigruppo.
Ma le è stata negata.
Si è allontanata dall’aula ed è andata su un terrazzino usato dai consiglieri per fumare.
Qui, mentre parlava con due colleghi di altri partiti (Udc e Pdl), è stata raggiunta dal sindaco leghista, Marco Mariani, che l’ha prima apostrofata e minacciata, poi l’ha strattonata e spinta, facendola cadere contro il muro. Motivo?
Secondo quanto denunciato da Mancuso, Mariani temeva che stesse convincendo il consigliere Ruggero De Pasquale dell’Udc a votare anche lui contro il provvedimento in discussione.
Tutto è accaduto in pochi minuti.
Il sindaco, arrivato sul balcone, si rivolge a De Pasquale: “Devi dirmi che cazzo intendi fare questa sera. Se devi votare contro dimmelo subito che me ne vado a casa”.
Mancuso interviene dicendo che stavano parlando di altro e Mariani, sempre secondo quanto riportato sulla denuncia presentata al tribunale di Monza, si è girata “immediatamente verso l’esponente in modo minaccioso, gridandole: “Smettila di rompere i coglioni, non sto parlando con te e se non la smetti ti butto giù dal balcone’”.
Poi il sindaco si “è avventato contro l’esponente, dandole un violento spintone con le mani, contro il lato destro del corpo e la scagliava contro la porta del terrazzo”.
Il tutto sotto gli occhi di altri consiglieri, molti dei quali si sono detti disposti a testimoniare.
Ripresi i lavori in aula, è stato stigmatizzato il comportamento del sindaco e la seduta è stata sospesa senza votazione.
Ieri Mancuso ha deciso di sporgere denuncia, su consiglio del suo legale.
La querela ricostruisce quanto accaduto e rende “fedelmente la barbarie a cui sono arrivati”, dice Barbara Ciabò, esponente di Futuro e Libertà e consigliere comunale a Milano.
“Un sindaco che picchia un consigliere, donna fra l’altro, perchè non vuole votare una delibera, è un metodo mafioso”, dice. “Quelli della cosiddetta maggioranza ormai quando non possono comprare le persone allora le picchiano, la prossima volta cosa fanno? La gambizzano?”, aggiunge Ciabò che ha espresso la sua solidarietà a Mancuso e riferisce di averla sentita, oggi, “fortemente scossa, disperata, sconcertata. Quanto accaduto non può che indignare, sono stati superati i limiti propri di un paese che si definisce civile; non credo esista un paese in cui accadono cose simili, usare la violenza per far desistere un consigliere a esprimere il proprio pensiero in un Comune dove è stato eletto è un comportamento ascrivibile solo ai metodi mafiosi”.
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