Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE AL GOVERNO: “SIAMO SOTTO ELEZIONI, NON E’ TEMPO DI FARE RIFORME”
Le reazioni degli insegnanti alle “sei ore in più a parità di salario” sono state rabbiose, sorprendenti nella loro rapidità e via via organizzate in protesta fuori e dentro le scuole.
Pier Luigi Bersani, ha contato almeno 400 mila voti a rischio dentro quel bacino protestante e per due volte ha detto che questa legge di stabilità non l’avrebbe votata. Così il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo al suo staff ha detto: «Sulle sei ore fermiamoci, siamo troppo vicini alla campagna elettorale. I 183 milioni da tagliare cerchiamoli nelle singole voci di spesa, non c’è tempo per fare grandi riforme».Con l’arresto della riforma dell’orario a scuola si ferma anche il risiko delle cattedre che avrebbe espulso dall’insegnamento 6.400 precari (fonti Pd) o 30 mila (fonti sindacali). Viene annacquato anche il riordino dei dodici enti di ricerca pubblici.
Negli ultimi giorni, infatti, Profumo ha congelato l’ipotesi di un unico Centro di ricerca nazionale per tutelare i brevetti, segnalare i bandi migliori, rappresentare gli interessi italiani a Bruxelles.
Il ministro – e qui l’opposizione è arrivata da destra, con il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri deciso a tutelare l’amico Enrico Saggese alla guida della traballante Agenzia spaziale italiana – non taglierà più i dodici consigli d’amministrazione preferendo chiedere ai singoli presidenti di portare in tempi brevi una loro proposta operativa.
Ieri a Roma, autoconvocati, senza bandiere sindacali, cento docenti sono andati a ritmare la loro protesta sotto le finestre di un ministero dell’Istruzione chiuso.
L’onda dell’opposizione alle “sei ore in più” porterà alla riduzione dell’attività didattica in molti licei: stop a interrogazioni, compiti in classe, gite scolastiche.
La riforma dell’orario è riuscita a ricompattare tutti i sindacati, che hanno indetto uno sciopero generale della scuola per il 24 novembre.
Il ministro Profumo ora fa sapere: «Spero che le mie indicazioni servano a rimettere la scuola al centro dell’agenda del paese coniugando tradizione e modernità e agganciandosi alle migliori esperienze sperimentate in Italia e in Europa».
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
AUMENTARE DEL 33% L’ORARIO DEI DOCENTI EQUIVALE A TAGLIARE IL 33% DELLE CATTEDRE E DEI POSTI DI LAVORO
Dunque, ho letto che nel nuovo Ddl del Ministro Profumo — quindi non si sta parlando di castelli in aria, si sta parlando di un testo già scritto — l’orario di insegnamento dei docenti di ogni ordine e grado passerebbe dalle 18 alle 24 ore settimanali.
Il tutto a parità di retribuzione, ovvero, ci aumentano l’orario del 33% e lo stipendio dello 0%.
Tutto questo al fine di “portare il livello di impegno dei docenti sugli standard dell’Europa occidentale” (senza però aumentare la paga sugli standard dell’Europa occidentale), e la mia richiesta di aiuto consiste appunto in questo: abitate in Europa occidentale?
Sapete quante ore di lezione frontale fanno gli insegnanti colà ?
Leggete l’articolo sottostante e avrete la certezza che il governo mente.
Non so se poi valga la pena ricordare che un insegnante lavora molto più di 18 ore: quelle sono soltanto le lezioni frontali.
Poi ci sono le ore di ricevimento, i consigli, le ore spese a correggere i compiti, eccetera eccetera.
Parlare di 24 o di 18 ore insomma è un po’ strumentale: sarebbe più onesto dire che ci si sta chiedendo di lavorare il 33% in più a parità di retribuzione.
Perchè se ho sei ore di lezione in più dovrò anche prepararle, e probabilmente avrò una o più classi in più, ventine di genitori in più con cui interagire in ore che non sono conteggiate, il 33% in più di compiti da correggere eccetera (naturalmente posso impegnarmi meno, correggere meno compiti, interagire meno coi genitori: forse mi si sta chiedendo questo: di aumentare la quantità e diminuire la qualità ).
Poi c’è il problema delle cattedre, vale a dire dei posti di lavoro.
Il ministro ha un bel da dire che vuole assumere un sacco di gente coi concorsi; se la matematica mi assiste, aumentare del 33% l’orario degli insegnanti equivale a tagliare il 33% delle cattedre.
A quel punto non sono nemmeno sicuro di mantenere il mio posto (sono ancora relativamente ‘giovane’, e ogni volta che si tagliano le cattedre sono i più giovani che si ritrovano a spasso).
Infine, siete liberissimi di pensare che noi insegnanti lavoriamo poco; neanch’io penso di essere tra quelli che lavorano di più.
Però a questo punto ho una domanda: vi viene in mente un’altra categoria qualsiasi in Italia, che di fronte alla richiesta di aumentare del 33% l’orario e la prestazione a parità di salario non marcerebbe su Palazzo Chigi coi forconi e le torce?
A me no, non viene in mente.
Leonardo Tondelli
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
UN’ANALISI DELLA UIL SCUOLA SBUGIARDA IL GOVERNO: STIPENDI BLOCCATI DA ANNI E ORA ANCHE UNA MANOVRA PER FAR FUORI I PRECARI
I prof italiani delle elementari lavorano di più dei colleghi europei (22 ore settimanali contro
19,6).
Lo stesso nella secondaria superiore (18 contro 16,3) mentre nella scuola media lavorano lo stesso numero di ore (18 contro 18,1).
‘Sono in classe più dei loro colleghi francesi, austriaci, finlandesi e come tedeschi e belgi a voler guardare le nazioni più sviluppate dell’area euro’, ommenta Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola che è andato a fare un confronto sulla base degli gli ultimi dati forniti dalla banca dati europea Eurydice dopo l’aumento delle ore di lezione settimanali deciso dal governo anche sulla base del lavoro dei prof in Ue.
‘Non c’è dunque alcuna ragione plausibile per obbligare a 24 ore di lezione. E’ una logica sbagliata quella che sottende all’aumento delle ore di insegnamento. Va considerato che si tratta di ore di insegnamento, di didattica che richiedono programmazione, preparazione, professionalità e che vengono svolte molte, molto spesso, in presenza di classi con tantissimi alunni’, spiega Di Menna.
Sensa contare, aggiungiamo noi, che i docenti italiani guadagnano il 70% di molti loro colleghi europei.
Ecco la tabella degli orari
Orario settimanale di insegnamento dei docenti
Fonte Eurydice – 2011
primaria /sec. Inf. /sec. Sup.
Bulgaria 12 /15 /14
Polonia 14 /14 /14
Estonia 16 /16 /15
Rep. Ceca 17 /17 /16
Slovenia 17 /17 /15
Danimarca 18 /20 /19
Grecia 18 /16 /14
Austria 18 /17 /17
Romania 18 /18 /18
Slovacchia 18 /18 /18
Finlandia 18 /16 /15
Cipro 19 /18 /18
media UE 19,6 /18,1 /16,3
Germania 20 /18/ 18
Ungheria 20 /20 /20
Belgio 21 /19 /18
Lituania 21 /18 /18
Lussemburgo 21 /18 /18
Italia 22 /18 /18
Francia 24 /17 /14
Spagna 25 /19 /19
Portogallo 25 /22 /22
(da “La Stampa”)
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Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile
DALLE ORE DI LAVORO AGLI STIPENDI
In piazza oggi ci sono professori vicini alla Flc-Cgil, di ruolo e precari, ma anche studenti e
universitari uniti da molti motivi di malcontento, che riassumiamo.
– Aumentano le ore di lavoro.
Il Consiglio dei Ministri ha deciso di aumentare le ore di insegnamento, da 18 a 24 ore settimanali.
Le 6 ore in più di lavoro saranno utilizzate per approfondimenti ma anche per sostituire gli assenti togliendo quindi lavoro ai precari.
Secondo la Flc-Cgil perderanno il posto 30 mila supplenti, secondo il Miur 10 mila.
Il Consiglio dei Ministri ha previsto però anche un aumento delle ferie di 15 giorni, che passano quindi da 30 a 45 giorni l’anno.
I risparmi ottenuti dovrebbero essere notevoli, il governo promette di utilizzarli tutti per attivare l’organico di rete, l’edilizia scolastica, le spese di funzionamento degli istituti.
– Tagli alla scuola.
La Flc Cgil denuncia che con la spending review verranno sforbiciati altri 200 milioni di euro, cui occorre aggiungere altri 184 milioni previsti dalla legge di stabilità .
– Le retribuzioni dei professori.
Il contratto del personale scolastico è bloccato dal 2009, gli scatti stipendiali automatici altrettanto.
Una parte dei fondi accantonati (300 milioni) sono stati utilizzati per garantire quest’anno i professori di sostegno e ora il governo non intende spendere altro.
Ieri al ministero è sfumato un tentativo di accordo proprio sugli scatti.
Nuovi scioperi degli insegnanti ci saranno nelle prossime settimane.
– Edilizia scolastica e investimenti .
E’ una delle voci più dolenti, le carenze e la sono state ammesse anche dal Miur in un’analisi molto critica dello stato degli edifici.
– Concorso.
Inutile e costoso, secondo la Flc-Cgil.
– Pensioni.
La Flc-Cgil è contraria ad un allungamento dell’età pensionistica dei professori perchè blocca il rinnovamento di personale nella scuola e non tiene conto delle sue specificità come le difficoltà del corpo docente di insegnare per trenta o trentacinque anni di seguito come risulta anche dai dati sulle malattie della categoria pubblicati in un recente studio. Le immissioni in ruolo non coprono tutti i posti vacanti, quindi il precariato non diminuisce”.
– Diritto allo studio.
Gli studenti denunciano di essere costretti a spendere ogni anno tra i 900 e i 1.600 euro e di non avere praticamente accesso a Borse di studio, comodato d’uso dei libri di testo, gratuità dei trasporti pubblici.
– Innovazione della didattica.
Gli studenti chiedono nuove forme di insegnamento invece del solito, vecchio modello frontale di lezione che non crea alcuna interazione fra studente ed insegnante, con materiali didattici preistorici, con programmi datati.
– Democrazia scolastica.
Il disegno di legge ex-Aprea ha cambiato le regole della rappresentanza scolastica e secondo gli studenti ha limitato i diritti degli studenti.
– Tasse universitarie.
Gli studenti denunciano un aumento negli ultimi anni del 60 per cento.
– Il numero chiuso.
Secondo gli studenti l’aumento dei corsi a numero chiuso è lesivo del diritto allo studio.
– Disoccupazione giovanile.
I giovani denunciano una disoccupazione giunta ormai a livelli insostenibili.
Flavia Amabile
(da “La Stampa“)
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Ottobre 6th, 2012 Riccardo Fucile
GLI STATI UE HANNO TAGLIATO I FINANZIAMENTI AL FONDO SOCIALE
L’Unione Europea ha finito i soldi per il programma Erasmus. Segno dei tempi.
Il Fondo Sociale è al lumicino e a soffrirne saranno anche programmi storici e simbolo dell’Europa.
La commissione bilancio del Parlamento europeo ha approvato in extremis gli emendamenti per evitare che il programma per gli studenti sparisca nel 2013, ma intanto i soldi per finanziare gli ultimi tre mesi del 2012 non ci sono.
Spetta all’Ue erogare i finanziamenti per avviare i programmi Erasmus, ma non ha fondi per farlo, perchè i Paesi membri hanno tagliato i contributi al budget. Non ci sono, perciò, le risorse per pagare le richieste avanzate per il periodo settembre-dicembre, maggiori del previsto, mentre l’accordo raggiunto in extremis ieri ha ridimensionato il progetto per la mobilità degli studenti del 2013.
Le difficoltà dell’Erasmus sono le più eclatanti, vista la popo-larità del programma che, lanciato nel 1987, ha permesso a oltre due milioni di giovani europei di studiare in 33 Paesi, tra cui anche stati non membri dell’Unione come Islanda, Liechtenstein e Turchia.
A soffrire del taglio di quattro miliardi nel budget sarà però, più in generale, l’intero Fondo sociale europeo, uno dei più importanti strumenti finanziari dell’Unione Europea, indispensabile per finanziare i progetti per lo sviluppo e la promozione della coesione tra i diversi stati membri. La ricaduta per i singoli Stati è disastrosa, perchè i progetti non finanziati corrispondono a 900 milioni di euro per la Spagna, 600 per l’Italia e la Grecia, 400 per la Francia e circa 150 milioni per la Gran Bretagna.
Ad azionare la scure dei tagli, oltre alle difficoltà economiche, anche la diffidenza di alcuni stati membri a proposito della regolarità dei rimborsi chiesti dalle singole nazioni, ritenuti esosi o immotivati.
A questo proposito, l’eurodeputato francese Alain Lamassoure ha chiesto che siano rese pubbliche le cifre spese da ciascuno stato e si stabilisca che l’Unione Europea paghi soltanto le fatture certificate.
I cordoni della borsa si chiudono, insomma, anche per stimolare comportamenti più virtuosi e una gestione più oculata, che eviti in futuro la situazione attuale di un Fondo sociale europeo senza più un euro.
“L’allarme Erasmus”, lanciato tre giorni fa da alcuni eurodepu-tati, ha messo in luce anche l’incoerenza, come spiega Patrizio Fiorilli, portavoce del Commissario europeo al bilancio, Janusz Lewandowski, dei capi di governo che «negli ultimi consigli hanno tutti e 27 dichiarato unanimemente che per uscire dalla crisi bisogna investire sui giovani e sulla ricerca» salvo poi tagliare proprio le risorse ai progetti per finanziare innovazione e studio.
Nell’immaginario europeo i giovani che hanno usufruito in questi 25 anni dell’Erasmus sono gli spensierati goliardi di film come “L’appartamento spagnolo”, ma in realtà gli scambi tra università sono stati una promozione formidabile del modello europeo e hanno contribuito più di ogni altra cosa a far crescere cittadini che si sentono a casa a Siviglia come a Roma e a Parigi.
Cristina Nadotti
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
I DATI DELLA MATURITA’… DIMINUITE DEL 30% LE LODI
Più diplomati e voti più alti nelle fasce intermedie, sopra la sufficienza. 
Ma ottenere il massimo punteggio è stato più difficile, le eccellenze sono diminuite sia tra i 100 sia tra i 100 con lode.
Record di lodi in Puglia (1,4 per cento) e in Umbria (1,2), il calo maggiore si è avuto invece in Emilia Romagna (dall’1,3 allo 0,7) e in Calabria (dall’1,5 allo 0,8 per cento).
I dati presentati dal ministero dell’Istruzione relativi ai maturati di quest’anno, anche se non sono ancora completi perchè mancano la Valle d’Aosta e la provincia di Bolzano, sono per molti aspetti positivi, per altri un poco meno.
L’anticipazione fornita dal Miur rappresenta il 96,1 per cento degli ammessi a sostenere gli esami, e ci racconta che «cresce la percentuale degli studenti con voto da 71 a 99 con un maggiore incremento nella fascia di voto tra 81 e 90, per tutte le tipologie di scuola».
Ma diminuisce, sensibilmente, la percentuale di diplomati con 100, che è stata del 4,4 per cento mentre nel 2011 era del 5,2 per cento, e la percentuale dei diplomati con lode, passata dallo 0,9 per cento del 2011 allo 0,6 di quest’anno.
In realtà , riguardo alla lode, il ministero dà una spiegazione: quest’anno per la prima volta, con l’entrata a regime della riforma, la lode è stata attribuita dalle commissioni di esame solo se l’alunno ha riportato il punteggio massimo di credito scolastico (8 punti per la classe terza, 8 punti per la classe quarta e 9 punti per la classe quinta) e la media dei voti superiore a nove negli scrutini finali relativi alla classe terza, quarta e quinta.
La maturità 2012 ha coinvolto 497.310 candidati, la percentuale di ammissione è stata del 94,4 per cento degli studenti, quella dei non ammessi il 5,6, uguale all’anno precedente.
I voti sono stati più alti, insistono al Miur, ad eccezione dei 100, perchè infatti diminuiscono i diplomati con la sufficienza, il 60, che quest’anno sono il 10,1 per cento, nel 2011 erano l’11,7; un pochino più corpose sono le fasce intermedie, con il 31,7 per cento di diplomati che si è aggiudicata una votazione tra 61 e 70 (31,6 l’anno prima), il 28,5 che ha preso tra 71 e 80 (era il 27,9 per cento); il 17,4 che si è meritato tra 81 e 90 (nel 2011 era il 16,2) e infine più di 7 diplomati su 100 (7,3) s’è portato a casa da 91 a 99, nella passata maturità , quella del 2011, erano 6 e mezzo.
Luci e ombre.
Le luci sono i voti, più alti, con un incremento soprattutto per la fascia tra 81 e 99 per tutte le tipologie di scuole.
Inoltre, il 98,9 per cento degli ammessi ha passato l’esame mentre nel 2011 la percentuale è stata un poco più bassa, 98,3.
Le ombre, invece, riguardano proprio quelle scuole ultimamente salite agli onori della cronaca perchè maggiormente scelte dai ragazzi che quest’anno si sono iscritti alle superiori: gli Istituti tecnici.
Aumenta infatti la percentuale dei diplomati ai Licei e diminuisce quella dei diplomati tecnici. Su cento diplomati, 47 escono dai licei (erano poco meno l’anno prima), 34 hanno preso la maturità tecnica (erano quasi 35), i professionali sono stabili con poco più di 15 ogni cento diplomati, lo stesso vale per gli Artistici con il 3,4 per cento di maturi contro il 3,3.
In realtà però, a guardare bene, la spiegazione c’è: negli anni scorsi sono sempre stati in crescita gli iscritti ai Licei rispetto ai Tecnici, mentre è solo da quest’anno che si è osservata un’importante inversione di tendenza che vede un salto in avanti dei Tecnici, una tenuta dei Professionali e un calo dei Licei. Gli effetti li vedremo tra qualche anno.
Tecnici e Professionali ci fanno comunque una bella figura riguardo ai voti: anche loro infatti diminuiscono nel minimo (il 60), più che nei Licei, riuscendo ad andare oltre la sufficienza di quasi tre punti per gli istituti Professionali (dal 13,7 al 16,3) e di due per i Tecnici (dal 13,7 al 15,8).
Mariolina Iossa
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
DENUNCIA DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEI GEOLOGI: UN ISTITUTO SU DUE NON HA IL CERTIFICATO DI AGIBILITA’….A RISCHIO IDROGEOLOGICO BEN 6122 SCUOLE DI CUI 994 IN CAMPANIA, 815 IN EMILIA E 629 IN LOMBARDIA
In Italia 27.920 edifici scolastici sono in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico, di
cui 4.856 in Sicilia, 4.608 in Campania, 3.130 in Calabria (il 100% del totale), 2.864 in Toscana, 2.521 nel Lazio.
Lo afferma Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi sulla base dello studio condotto dal Consiglio Nazionale dei Geologi su dati Cresme, Istat e Protezione Civile.
Ad elevato rischio idrogeologico, invece, sono 6.122 scuole di cui 994 in Campania e 815 in Emilia Romagna, 629 in Lombardia.
”Molte di queste scuole — sottolinea ancora il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Graziano — sono state costruite prima del 1974, anno in cui sono entrate in vigore le norme antisismiche e addirittura alcuni edifici sono stati costruiti prima del 1900, come si evince anche dal rapporto di Legambiente. Molti edifici scolastici necessiterebbero di manutenzione urgente, con un Sud Italia e Isole che hanno un patrimonio edilizio scolastico vecchio. In alcuni casi abbiamo edifici che inizialmente erano nati come abitazioni o come caserme e quasi una scuola su due — afferma Gian Vito Graziano — non ha il certificato di agibilità ”.
Tuttavia, conclude il presidente dei geologi, “oggi rileviamo una accresciuta attenzione nei confronti della sicurezza delle scuole, anche da parte del Governo nazionale, che si sta sforzando di reperire le somme necessarie agli interventi, ma occorre anche un approccio programmato che modifichi il quadro complessivo”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
AL VIA L’ANNO SCOLASTICO… I PRESIDI: “NON ABBIAMO LE RISORSE PER TABLET E COMPUTER”
La rivoluzione digitale nel mondo della scuola è alle porte, ma la mancanza di risorse e
attrezzature rischia di innescare il caos.
La spending review estiva prevede, infatti, che “a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013” gli istituti e i docenti adottino pagelle e registri online e che inviino le comunicazioni alle famiglie in formato elettronico.
Se per le pagelle, così come per le iscrizioni (che da quest’anno si potranno effettuare solo via internet) però c’è ancora tempo, a pochi giorni dalla prima campanella – con il grosso dei rientri previsti fra domani e giovedì – l’adozione dei registri digitali è il principale grattacapo dei presidi, che – da Torino a Palermo – lamentano la mancanza di pc, tablet e software necessari.
«Il passaggio ai registri elettronici online presuppone che ci sia almeno un tablet per insegnante o quantomeno un computer in ogni classe – spiega Monica Nanetti, dirigente dell’Itis Fermi di Roma – ma molti istituti non hanno una dotazione tecnologica sufficiente. Ben venga l’innovazione, ma non si possono fare le nozze coi fichi secchi».
La stessa spending review precisa, infatti, che le nuove disposizioni debbano essere attuate con “le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili”, “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Di fronte alle difficoltà e alla mancanza di indicazioni da parte del ministero dell’Istruzione, che presenterà domani il proprio piano per l’introduzione delle novità digitali, ogni scuola si sta arrangiando come può.
In molti casi i registri online da settembre partiranno come sperimentazione e saranno comunque affiancati da quelli cartacei, perchè nel frattempo bisognerà provvedere all’acquisto dei nuovi software e alla formazione dei docenti che li dovranno usare.
È questa la strada scelta dall’Ipia di Miano, a Napoli, così come dal liceo Newton di Chivasso, in provincia di Torino.
Anche nella maggior parte dei licei romani si procederà per gradi.
Al Newton capitolino si partirà su una sola sede: «La succursale è dotata di tablet sufficienti per ogni classe, ma la sede centrale no, quindi cominceremo da lì.
Ma per il primo anno terremo contemporaneamente i registri cartacei» spiega la dirigente Ivana Uras.
Anche dove i computer non mancano, come al Pasteur e al Visconti, sempre nella capitale, si partirà gradualmente «perchè bisogna che i docenti prendano confidenza con il software e ci si deve accertare che tutto funzioni regolarmente, a cominciare dalla connessione» dicono le presidi, Daniela Scocciolini e Clara Rech.
Nessuna “svolta digitale”, invece, almeno per il momento, all’istituto comprensivo Arenella di Palermo: «Provvisoriamente ci affideremo solo al vecchio formato cartaceo, sia per il registro di classe che per quelli personali dei docenti – spiega il dirigente Giacomo Cannata – Siamo in attesa di indicazioni precise da parte del ministero, perchè non sappiamo come attuare le nuove disposizioni. Speriamo si proceda con una piattaforma comune per tutte le scuole».
Va controcorrente il preside del liceo Berchet di Milano, Innocente Pessina, per cui la mancanza di tablet o pc in ciascuna classe è un «falso problema». «Usiamo i registri elettronici ormai da 12 anni e ci troviamo benissimo anche senza tablet – racconta – I docenti inseriscono i voti, in un secondo momento, da un’aula dotata di computer vicina alla sala professori». «I vantaggi sono notevoli – conclude il dirigente milanese – Un preside ha sempre sott’occhio l’andamento di tutti gli studenti e questo vale anche per i genitori. Da quando abbiamo i registri online i ricorsi al Tar contro le bocciature si sono azzerati, perchè le famiglie sono costantemente informate sul rendimento dei ragazzi».
Sara Grattoggi
(da “la Repubblica“)
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Settembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
“DALLA CRISI SI ESCE METTENDO AL CENTRO UNIVERSITA’ E RICERCA…PIU’ TASSE SOLO AI FUORICORSO CON REDDITI ALTI… PRESTITI D’ONORE SUL MODELLO ASIATICO DA RESTITUIRE IN 5 ANNI QUANDO SI LAVORA”
Il ministro Francesco Profumo, 59 anni, savonese, già professore, già rettore, già presidente di Cnr, ha appena chiuso l’ultimo dibattito, alla Festa della scuola del Pd, nel cortile del Collegio Raffaello di Urbino.
“In aprile tornerò a fare il professore sperando di lasciare un’Italia migliore di quella che ho trovato. Ritorneremo un grande Paese”.
Come, ministro?
“Smettendo di vivere al di sopra delle nostre possibilità , di creare debito. Il nostro non è un governo ossessionato dallo spread, è un governo consapevole che cento punti di spread sono 15 miliardi tolti al paese”.
Ministro Profumo, l’esecutivo taglia la funzione pubblica e riduce i dipendenti statali, lei nella stagione 2012-2013 porterà 55 mila nuovi insegnanti nelle scuole. Come riesce ad applicare politiche alla Hollande all’interno di un governo tutto rigore e liberismo?
“Il governo Monti sa che si esce dalla crisi mettendo al centro scuola, università e ricerca. Io non sto facendo miracoli, sono solo riuscito a ripristinare il turnover dopo anni di blocco: tanti insegnanti vanno in pensione e tanti ne entrano. E ho riattivato un antico modo di reclutare personale che trovo modernissimo: il concorso. Ecco, vorrei lasciare in eredità ai giovani una nuova fiducia nei concorsi di Stato. Quelli che faremo noi saranno puliti e porteranno i vincitori a una cattedra”.
Dettagliamo i numeri, in tutti e tre i gradi di scuola.
“Ventunomila nuovi docenti entrano in classe fra tredici giorni, presi dalle graduatorie storiche. Altri ventiquattromila saranno insediati a settembre 2013, metà dalle graduatorie, metà dal nuovo concorso che stiamo organizzando. Altri diecimila insegnanti in primavera: metà assunti dalle graduatorie, metà con un bando”.
In primavera avremo un nuovo concorso? Due nella stessa stagione dopo che il mondo della scuola è stato senza per tredici anni?
“Dobbiamo fare uno sforzo per recuperare i buchi del passato. Abbiamo due necessità : svuotare una graduatoria dove sono iscritti in 163 mila e dare continuità ai concorsi, farli tornare un’abitudine di questo paese. Dopo la primavera 2013 ogni due anni ci sarà una nuova prova”.
I precari storici, che hanno vinto i concorsi del 1990, del 1994, del 1999, lamentano la lesione di un diritto e chiedono tutti i posti disponibili. E’ notizia di oggi che sono entrati in ruolo un precario di 63 anni e una di 65.
“Ho ereditato una situazione pesante e sto cercando di mettervi rimedio. E poi dobbiamo portare insegnanti giovani nelle scuole, questo si può fare solo con i bandi pubblici. Devo anche dire che abbiamo fatto un accordo con l’Inps che ci permetterà di valutare chi fra quei 163 mila iscritti alle vecchie graduatorie ha ancora bisogno di un posto di lavoro nella scuola. Alcuni, nel frattempo, si saranno sistemati altrove”.
Per il prossimo concorso, quello che sarà reso pubblico il 24 settembre, si attendono 200 mila candidati per 11.892 posti. Gli altri 190 mila entreranno in una nuova graduatoria?
“Mai più graduatorie. Da adesso in avanti avremo vincitori pari ai posti disponibili. Chi non riuscirà a passare, ci riproverà in primavera e poi ogni due anni avrà un’occasione. Non formeremo più nuove graduatorie, cercheremo solo di svuotare quella esistente che tante frustrazioni ha creato”.
Il test preselettivo sarà a quiz, i contestati quiz.
“Il test, che si terrà a inizio dicembre, serve come setaccio. E’ necessario avere un numero di esaminando non superiore ai 60-70 mila per preparare dei buoni orali e dei buoni scritti. Faremo i test con domande di carattere logico-deduttivo, alcuni in lingua, inglese, francese, tedesco e spagnolo, e le altre per misurare le competenze informatiche. Dobbiamo avvicinarci all’Europa”.
Lei dovrebbe essere più severo con i suoi collaboratori: un concorso per presidi e una prova per i tirocini formativi sono diventati campi di battaglia. Un errore ogni cinque domande di test, impresentabile. E centinaia di ricorsi in tutta Italia.
“Ho ereditato anche la preparazione di quei test. Avrei potuto interromperli, ma avremmo perso un altro e fermato un ciclo virtuoso. La prossima prova sarà inattaccabile”.
Ripartono le università con le tasse aumentate.
“Noi non le abbiamo aumentate, non so i singoli atenei”.
Neppure per i fuori corso?
“Gli studenti lavoratori pagheranno meno degli altri, come sempre. Gli studenti che prolungano gli studi per vari motivi, e io non li chiamo bamboccioni, avranno un aumento di cento euro il mese solo se superano la soglia dei 90 mila euro familiari”.
Porterà avanti la questione dei prestiti d’onore agli universitari?
“Sì ispirandomi ai paesi asiatici, negli Stati Uniti i prestiti sono troppo onerosi. Si inizierà a restituire dopo aver trovato lavoro e per cinque stagioni”.
Ministro, come sarà la scuola del futuro?
“Presente nell’intera vita di una persona. Chi lavora deve tornare a studiare, aggiornarsi. Basta una volta a settimana. E dovrà usare di più gli strumenti del sabbatico, rappresentano il distacco, il rinnovamento”.
Corrado Zunino
(da “La Repubblica”)
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