Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA SCUOLA TASSA LE FAMIGLIE PER RASTRELLARE CIO’ CHE LO STATO NEGA
Tratto dal modulo d’iscrizione scolastica
“Il contributo delle famiglie è essenziale per il buon funzionamento della scuola. Viene utilizzato per le spese relative all’assicurazione degli alunni per Responsabilità Civile e infortuni e soprattutto per l’ampliamento dell’offerta formativa (progetti e attività )”.
Di una cifra pari a 60/70 euro a bambino solo una ventina di euro è obbligatorio versare (ma questo la scuola non te lo dice o incentiverebbe i genitori a versare il minimo indispensabile).
Il contributo volontario, non scritto, compensa anche quelle quote non versate da genitori a scrocco (spesso in barba a chi davvero fatica ad averne, esattamente come chi paga le tasse anche per chi evade).
Mentre il futuro si allontana, la scuola arranca in una palude di presente, uno stato delle cose melmoso dove al servizio pubblico si affianca quello del fai da te: l’esattore, per tirare avanti.
La scuola tassa le famiglie per rastrellare ciò che lo Stato nega: l’investimento reale sull’Istruzione, la cultura e il cambiamento (quello vero): dare ai bambini la possibilità di crescere e farsi adulti capaci di rinnegare chi non investe nella scuola.
Se solo ci fosse un governo con la decenza di dare alla scuola gli strumenti per fare il suo mestiere (anzichè quello dell’esattore) si potrebbe pensare che sono tempi difficili, ma nelle mani di bambini che ci faranno dimenticare gli adulti di oggi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 24th, 2018 Riccardo Fucile
STUDIO FONDAZIONE MORESSA: GLI ALUNNI STRANIERI SONO IL 9,4%, UN AUMENTO DEL 44% IN DIECI ANNI
Cresce il “popolo dello ius soli”, si moltiplicano le nazionalità tra i banchi di scuola. L’Italia si fa
sempre più multietnica.
Lo dicono i numeri, al di là dei ritardi della politica e dei vuoti legislativi. Oggi nel nostro Paese, un alunno su dieci è figlio di immigrati. Ma è un esercito di bambini senza cittadinanza.
Sono sempre di più infatti i ragazzi e le ragazze possibili beneficiari della mancata riforma dello ius soli: oggi sarebbero ben 825mila.
Gli alunni stranieri.
A fotografare i “nuovi italiani” è uno studio della Fondazione Leone Moressa. A partire dagli alunni stranieri, che nell’anno scolastico 2016-2017 sono 826.091, pari al 9,4% del totale.
Negli ultimi 10 anni, il loro numero è aumentato di ben il 44%, mentre quello degli italiani è diminuito del 5,7%.
L’incidenza dei figli di immigrati è più alta nelle scuole di grado inferiore: nella scuola dell’infanzia e nella primaria supera il 10%. Interessante notare i nati in Italia: mediamente il 61%, ma più numerosi nella scuola dell’infanzia (85%) e nella primaria (73%).
Quasi un alunno straniero ogni cinque proviene dalla Romania (19%). Seguono Albania e Marocco. Quarti si piazzano i ragazzi cinesi.
Il record di Prato
A livello provinciale, in termini assoluti le grandi città sono quelle con più alunni stranieri (Milano, Roma, Torino). Più significativa però l’incidenza sul totale: il massimo si registra a Prato dove uno studente ogni 4 è straniero.
In questa graduatoria rientrano quasi tutte le province della pianura padana, comprese tra Lombardia ed Emilia. A livello regionale, il maggior numero di alunni stranieri si concentra in Lombardia (208mila). Seguono Emilia Romagna e Veneto, con oltre 90mila ciascuno. In genere, quasi tutte le regioni del Centro-Nord presentano un’incidenza superiore all’11%, mentre alcune del Sud scendono sotto il 3%.
Gli “orfani” dello ius soli.
La scorsa legislatura si è conclusa senza che il Senato ratificasse la cosiddetta “riforma in materia di introduzione dello ius soli”, già approvata alla Camera nell’ottobre 2015.
La normativa italiana sulla cittadinanza rimane così una delle più rigide d’Europa, riconoscendo lo status di cittadino ai figli degli emigranti residenti all’estero, ma non ai figli degli immigrati nati in Italia.
La mancata riforma avrebbe ribaltato questo principio, concedendo il passaporto tricolore ai “nuovi italiani”.
La Fondazione Moressa già nel 2017 aveva calcolato i potenziali beneficiari della riforma in circa 800mila. Secondo i dati 2018, quella stessa riforma avrebbe oggi un impatto maggiore: 825mila minori beneficiari immediati, più circa 58mila nuovi beneficiari ogni anno.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 21st, 2018 Riccardo Fucile
LO HA DECISO IL CONSIGLIO D’ISTITUTO
Saranno bocciati tre dei sei studenti quindicenni dell’Itc ‘Francesco Carrara’ di Lucca coinvolti nella
vicenda delle offese e minacce al professore di italiano, filmate e poi diffuse in rete.
A deciderlo è stato il consiglio d’istituto che si è riunito sabato.
I due alunni che hanno ripreso le azioni dei compagni sono stati sospesi fino al 19 maggio.
Anche questo provvedimento, se confermato, potrebbe portare alla bocciatura. Ieri il consiglio di classe aveva sospeso per 15 giorni un sesto studente.
Tutti e sei gli alunni, i quattro ripresi nel video e i due autori dei filmati che hanno fatto il giro del web, sono indagati per i reati, in concorso, di violenza privata e minacce.
Sono ritenuti responsabili di “un’azione complessivamente volta e preordinata a umiliare e dileggiare il professore, anche attraverso la videoripresa e la successiva diffusione dei filmati mediante WhatsApp”.
Uno degli indagati dovrà rispondere anche del tentato di furto del tablet contenente i dati scolastici, il registro di classe, che ha provato a sottrarre al docente che si rifiutava di dargli un voto superiore al suo rendimento.
Le decisioni adottate dal consiglio di classe sono state riferite dal preside dell’Itc Carrara. Cesare Lazzari ha spiegato che nel corso della riunione sono stati sentiti alcuni dei ragazzi coinvolti e i genitori di cinque di loro.
Il preside ha voluto sottolineare che i ragazzi si sono scusati e che alcuni di loro lo avevano già fatto.
Il consiglio d’istituto, ha assicurato il dirigente, valuterà “con molta attenzione” anche il comportamento del professore preso di mira dai bulli, spiegando che il tempo a disposizione per chiudere questa valutazione è di 30 giorni.
La bocciatura dei tre alunni è una decisione suggerita anche dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: “I ragazzi vanno sospesi, il consiglio d’istituto deve valutare la gravità dei fatti, che secondo me c’è e gli studenti devono essere sanzionati fino a non essere ammessi agli scrutini finali” aveva detto giovedì, in riferimento anche alle minacce rivolte da un alunno un istituto tecnico di Velletri a un docente. Vicenda diventata di pubblico dominio in quelle ore con la circolazione del video, anche se accaduta nel dicembre del 2016.
Inizialmente il consiglio d’istituto aveva proposto un periodo di sospensione da scuola tale da comportare la bocciatura automatica per tutti e cinque i ragazzi dell’istituto tecnico per il commercio “Francesco Carrara” di Lucca. Per uno c’è stata solo la sospensione di 15 giorni.
(da agenzie)
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Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile
CONGIUNTIVI ERRATI E “HA” SENZ’ACCA: 3 CANDIDATI SU 4 NON AMMESSI AGLI ORALI
La storia l’ha raccontata il Messaggero Veneto: nell’ultimo concorso della Buona Scuola aperto in
Friuli Venezia Giulia tre aspiranti maestri su quattro sono stati bocciati all’esame scritto.
Gli ammessi erano 700 e i risultati sono arrivati soltanto in questi giorni.
In mezzo commissioni d’esame dimissionarie e plichi perduti e solo di recente ritrovati.
Un pasticcio, per 189 posti di ruolo in palio che ancora attendono di essere coperti. Ma a sorprendere i commissari è stata la scarsa, per non dire disastrosa, preparazione linguistica dei candidati, per lo più giovani diplomati, qualcuno con laurea
All’esame quegli stessi maestri (o aspiranti tali) hanno fatto mettere le mani nei capelli a chi li doveva giudicare. Chi è inciampato nella consecutio, chi è caduto rovinosamente nella concordanza tra soggetto e verbo: «La palla girav asu se stessa mentre l’allievo l’ha guardata»; «Gli strumenti utilizzati ha un’importanza fondamentale». Un candidato è sicuro che «il bambino a bisogno di…». Un’acca, almeno.
Un altro dimentica le doppie: «La strutura è importante; ma lo è di più la didatica», scrive. Importante sarebbe sapere almeno l’italiano, scuotono la testa i commissari.
Gli strafalcioni sono stati ricorrenti nel concorso per lascuola dell’infanzia e primaria indetto nel 2016 e svolto in ogni regione.
Repubblica ricorda oggi che a livello nazionale il 70% non ha passato gli scritti, otto su dieci nel Lazio. In Veneto sono stati ammessi all’orale in 1.604 su 3.410. Anche qui fece scandalo la galleria degli orrori grammaticali: “un’evento, aquistato, una melodia disciendente”.
Non andò meglio in Emilia Romagna: 448 promossi allo scritto su 2.701, il 16,5%.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
E’ UN MONDO ALLA ROVESCIA, IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE “A GARANZIA” E’ SOLO PER IL DOCENTE
Due ceffoni glieli hanno dati i genitori dell’alunno che lui aveva rimproverato, il terzo gli è arrivato dalla scuola, che per quell’episodio ha aperto un procedimento disciplinare contro il professore.
Giuseppe Falsone, insegnante di matematica alla scuola media Casteller di Paese in provincia di Treviso, ha deciso di prendere carta e penna e scrivere al ministro dell’istruzione Valeria Fedeli per esprimere la sua indignazione.
«Gentile Ministro, è ammissibile per buonsenso e messaggio educativo che un docente aggredito, ingiuriato, minacciato e abbandonato a se stesso debba anche difendersi dal fuoco amico? Mi chiedo come mai la parola di minorenni diseducati e le minacce di famiglie aggressive mettano in discussione la serietà di chi ogni giorno lavora per costruire conoscenza e competenza ma anche le donne e gli uomini di domani».
Per ricostruire la vicenda bisogna riportare l’orologio all’ora della ricreazione del 21 dicembre 2017. «È venuto a chiamarmi un collaboratore scolastico — ricostruisce il docente — e mi ha segnalato che un alunno di 13 anni non voleva uscire dalla classe, nonostante il regolamento dell’istituto preveda che tutti debbano lasciare le aule. Ho provato a parlarci. Gli ho spiegato che tutti i suoi compagni erano fuori e lui ha detto che faceva freddo e che non ne voleva sapere».
A quel punto l’insegnante ha deciso di accompagnarlo fuori: «Gli ho messo una mano sulla spalla, mentre lui opponeva resistenza passiva. Un gesto in cui, secondo qualcuno, ci sarebbe stata violenza. Ma ci sono i testimoni e in ogni caso non mi permetterei mai».
Quell’episodio che sembra terminato con la campanella finale della ricreazione, diventa l’inizio di una vera e propria escalation. «Per due giorni si sono susseguite le telefonate minacciose dei genitori che mi volevano parlare e il 23 si sono presentati a scuola. Hanno urlato e preteso di vedermi. E a quel punto sono stato colpito. Prima dal fratello del 13enne e poi dal padre. Due colpi in testa che mi hanno anche fatto volare gli occhiali. Per fortuna non ho reagito altrimenti mi sarei rovinato la carriera». A scuola arrivano i carabinieri che raccolgono le testimonianze. Il docente finisce al pronto soccorso e i medici gli assegnano cinque giorni di prognosi.
Quando le scuole riaprono, a gennaio, Falsone chiede all’istituto come intenda muoversi per tutelarlo e scopre che sul suo conto è stata invece aperta una «contestazione di addebito», cioè un procedimento disciplinare.
Passano i giorni e arriva la seconda doccia fredda: nei confronti dello studente non viene preso nessun provvedimento.
«A quel punto ho avuto un crollo, mi sono chiesto: ma io per chi sto lavorando? Chi mi tutela? È possibile che venga picchiato e sia l’unico a subire un provvedimento? Il cedimento mi è costato altri 10 giorni di salute, certificati dal medico. Le parole dei miei studenti in quei giorni mi sono servite a ripartire e a rientrare a scuola. Ora però, anche per gli altri insegnanti che si possono trovare nella mia situazione ho deciso di scrivere al ministro e di chiedere aiuto. La scuola così non funziona, quale messaggio educativo diamo ai nostri ragazzi?».
I vertici dell’istituto hanno spiegato che l’apertura di un provvedimento disciplinare nei confronti del professor Falsone è diventato un atto dovuto, anche a sua tutela, dopo l’esposto dei genitori del 13enne. Una vicenda che sembra a questo punto destinata a proseguire a suon di timbri e carte bollate.
«Sono esterrefatto ed incredulo, ho avuto la necessità di consultare degli specialisti che mi hanno aiutato a superare il periodo di difficoltà , in cui sono stato costretto a rielaborare rabbia, afflizione delusione e sdegno».
Non esita a definirsi un professore “severo”, se necessario, pronto anche a dare un brutto voto. Questa volta però il giudizio negativo non è a uno dei suoi tanti studenti ma a quel sistema a cui negli ultimi otto anni ha dedicato passione e impegno.
«La scuola, quella vera, autentica ed educativa, vituperata e costretta alla mediocrità grida con forza il suo sdegno verso la violenza e l’ignoranza, servono norme a tutela di quel corpo docente che esprime ancora valori passione e coerenza».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile
INTERESSA 1,2 MILIONI TRA DOCENTI E PERSONALE SCOLASTICO
E’ stato firmato all’Aran il primo contratto nazionale di lavoro del nuovo comparto Istruzione e Ricerca che interessa 1 milione e duecentomila tra docenti, personale ata, ricercatori, tecnologi, tecnici, amministrativi.
Gli aumenti salariali sono in linea con quanto stabilito dalle confederazioni con l’accordo del 30 novembre 2016; per la scuola da un minimo di 80,40 a un massimo di 110,70 euro; pienamente salvaguardato per le fasce retributive più basse il bonus fiscale di 80 euro.
Il contratto è stato firmato dopo 10 anni di blocco e secondo i sindacati Cgil Cisl e Ui della scuola “segna una svolta significativa sul terreno delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione materie importanti come la formazione e le risorse destinate alla valorizzazione professionale. Rafforzati tutti i livelli di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro, valorizzando in tal modo il ruolo delle RSU nell’imminenza del loro rinnovo”.
La vigenza triennale del contratto 2016-18 si concluderà con l’anno in corso. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli commenta così: “Sono molto soddisfatta del rinnovo del contratto della scuola, dell’università , della ricerca e anche dell’alta formazione artistica e coreutica, un milione e 200 mila persone che finalmente dopo nove anni vedono un rinnovo del contratto che era un atto dovuto”. E il premier Gentiloni twitta: “L’impegno per il mondo dell’istruzione centrale per il Governo”.
Per quanto riguarda il personale docente della scuola, i sindacati precisano che “si è ottenuto di rinviare a una specifica sequenza contrattuale la definizione del codice disciplinare con l’obiettivo di una piena garanzia di tutela della libertà di insegnamento. Riportando alla contrattazione le risorse finalizzate alla valorizzazione professionale, ripristinando la titolarità di scuola, assumendo in modo esplicito un’identità di scuola come comunità educante si rafforza un modello che ne valorizza fortemente la dimensione partecipativa e la collegialità “.
“Firmato il nuovo #contratto della conoscenza, dalla scuola, alla ricerca, all’università , agli istituti artistici e musicali. Era giusto e doveroso”. Lo fa sapere la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in un tweet seguito dagli hastag #valeriafedeli, #riforma Pa e un #Paese che cambia.
(da agenzie)
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Dicembre 31st, 2017 Riccardo Fucile
DOPO GLI STATALI, PROSSIMO A CHIUDERSI ACCORDO PER LA SCUOLA, FERMO DA NOVE ANNI
Sul contratto per la scuola e l’università “ci vedremo martedì” con i sindacati, e “lavoriamo per un rinnovo in tempi i più rapidi possibile. Lavoriamo per trovare una soluzione per tutto il comparto, presidi compresi. La scuola, come tutto il settore del pubblico impiego, ha un contratto fermo da nove anni e dopo gli statali ora tocca a tutta la filiera della conoscenza”.
Lo assicura il ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, in un’intervista al Messaggero.
“Nella legge di stabilità , come ha detto la ministra Madia, ci sono i soldi per i contratti e lo chiuderemo presto. Inoltre per la valorizzazione del personale docente abbiamo costituito un fondo da 10 milioni per il 2018, venti per il 2019 e trenta per il 2020. Così come per i dirigenti scolastici l’armonizzazione con la retribuzione dei dirigenti della pubblica amministrazione grazie ad uno stanziamento di 90 milioni di euro”.
In busta paga finiranno fino a 200 euro lordi in più al mese. Si tratta dell’aumento di base deciso per gli statali integrato dagli incentivi legati al merito e al “bonus Renzi”.
Per quanto riguarda il problema delle maestre diplomate, la ministra parla di “tema antico che tocca a noi risolvere dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato. Il 4 abbiamo una riunione e vedremo”. Tuttavia, la sentenza “non ha effetti immediati sulle situazioni giuridiche soggettive dei docenti diplomati. La decisione serve per uniformare i giudizi dei vari Consigli in vista delle future sentenze. Nell’attesa – prosegue il ministro – il mio ministero il 27 dicembre ha istruito una nota per l’Avvocatura dello Stato per avere un’interpretazione sulla sentenza che si esprima anche sulle situazioni già consolidate”.
Parlando della legislatura, secondo Fedeli “non c’è dubbio che sono stati fatti molti errori nella modalità con la quale si è arrivati a proporre la Buona scuola. Soprattutto sul lato del confronto e del dialogo sia con le parti sociali che con i docenti e gli studenti”, ammette Fedeli.
“Ho cercato di lavorare per rimettere al centro tutta la filiera della conoscenza come elemento importante non per uno schieramento ma per tutto il Paese”.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
MIGLIAIA IN PIAZZA IN 50 CITTA’, SCIOPERO DI DOCENTI E PRECARI, SEDI CNR OCCUPATE
Sono di nuovo in piazza, e non sembra un’abitudine. Sono scesi in corteo, solo in questo scorcio di anno scolastico, contro l’Alternanza scuola lavoro e, la scorsa settimana, contro la Legge di bilancio in via di approvazione.
Così gli studenti stanno protestando nella terza manifestazione nazionale in 40 giorni a cui si devono aggiungere – per offrire il senso di mobilitazione in corso – le occupazioni degli istituti scolastici (con polemiche pubbliche al liceo romano Virgilio, le occupazioni della sede romana e dei centri di ricerca periferici del Consiglio nazionale delle ricerche (a Pisa, Palermo e Roma si è aggiunta ieri la protesta di Napoli Bagnoli).
E, con loro scioperano negli atenei, spinto dai docenti e ricercatori precari, anche se questa volta non abbracciato dal Movimento per la dignità della docenza universitaria che da settembre ha proposto e ottenuto i precedenti boicottaggi degli esami.
In questo “link” tra scuola e università si trova il titolo di questa terza discesa in piazza, “Stop sfruttamento”, e si echeggia l’ultima grande mobilitazione studentesca, le proteste tra il 2008 e il 2010 contro le Leggi Gelmini.
Sono migliaia, in cinquanta piazze e sotto il ministero. Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Uds, attacca direttamente il ministro: “Vogliamo subito uno Statuto degli studenti in Alternanza che garantisca percorsi di qualità e totalmente gratuiti e il ritiro dell’accordo Miur-Campioni dell’Alternanza. Attraverso l’Alternanza e i tirocini di bassa qualità vogliono avallare il lavoro minorile e gratuito al posto dell’esperienza formativa”. E Andrea Torti, coordinatore di Link Coordinamento universitario: “Siamo stanchi di ricevere schiaffi da ogni governo, i fondi previsti in questa Legge di stabilità non sono sufficienti a garantire il diritto allo studio, il numero chiuso esclude sempre più studenti dai corsi di laurea e interi dipartimenti universitari e degli enti di ricerca continuano ad essere retti da ricercatori precari”.
Anche l’altra organizzazione studentesca con seguito, l’Unione degli universitari, sta organizzando assemblee di lavoratori e studenti nelle università italiane.
Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Udu, dice: “Rilanceremo sulla necessità di investire più consistentemente nel diritto allo studio, aumentare il Fondo di funzionamento ordinario delle università , avviare un piano straordinario per il reclutamento dei ricercatori, investire nel dottorato di ricerca e sul salario di tutto il personale universitario. Chiederemo, poi, di rivedere le attuali modalità della valutazione”.
Nella lettera aperta di diverse componenti del mondo accademico si legge: “I lavoratori dell’università si impegnano quotidianamente per prestare al meglio il loro servizio nelle condizioni date, ma ormai la situazione è al limite della sostenibilità ed è a rischio la qualità stessa del servizio pubblico che è doveroso fornire agli studenti e al nostro Paese”. Serve, ancora, “una maggiore attenzione e adeguati finanziamenti per il sistema universitario del nostro Paese, prima che gli effetti delle politiche di disinvestimento dell’ultimo decennio portino l’università oltre il ciglio del baratro su cui si trova”.
La Cgil, attraverso la sua Federazione dei lavoratori della conoscenza, chiede di togliere il nome “Alternanza scuola lavoro” per sostituirlo con “istruzione integrata”: “Non dovrebbe essere obbligatoria nè materia curriculare”, scrive il segretario Francesco Sinopoli: “Fare le fotocopie in un ufficio pubblico o sparecchiare in noti ristoranti non è istruzione”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
CONTINUA LA FARSA: MA SE VOGLIONO PREGARE VADANO IN CHIESA O IN MOSCHEA E NON ROMPANO I COGLIONI, LA SCUOLA E’ LAICA
I genitori l’avevano promesso e così è stato. 
Stamattina i loro figli, iscritti alla scuola elementare Ragusa Moleti, sono entrati in classe con crocifisso e rosario al collo, dopo che il preside Nicolò La Rocca, ieri, aveva fatto girare una circolare con la quale vieta le preghiere e rimuoveva le statue della Madonna e del Sacro Cuore di Gesù.
“Non capiamo perchè il preside abbia preso questa decisione che penalizza chi vuole esercitare liberamente il suo credo — dice Alessandra De Simone, una delle mamme che oggi hanno protestato davanti alla scuola di via Ragusa Moleti, traversa di corso Calatafimi— Lunedì i nostri figli non entreranno e pregheranno davanti alla scuola, questo non possono vietarcelo”.
Altri parlano di “dittatura” e se la prendono con quei genitori, che, secondo il preside avrebbero segnalato l’inopportunità delle statue e delle preghiere a scuola, facendo scattare la circolare del divieto.
Ad accendere il clima già dalle prime ore del mattino ci aveva pensato uno striscione firmato Forza Nuova, con scritto “Torni la Madonna”, poi strappato da un cittadino in un momento di tensione con i genitori che protestavano.
E in almeno una trentina hanno aspettato invano l’arrivo del preside lamentando di non essere stati consultati: “Abbiamo portato il parere dell’Avvocatura di Stato che secondo il preside giustifica le sue decisioni, qui si fa riferimento al fatto che le decisioni vanno prese sempre informando e dialogando con le parti come il consiglio di istituto”, dice Giuseppe Di Vincenti, consigliere di circoscrizione, che ha un nipote iscritto alla scuola.
Ma c’è anche chi la pensa diversamente: “Ho vissuto tanti anni a Modena e mio figlio si è iscritto quest’anno, lì una cosa del genere non sarebbe mai successa – dice la signora Daniela – capisco alcuni simboli come il crocifisso, ma statue come quelle che hanno rimosso devono stare in Chiesa, la scuola è un’istituzione laica, io non avrei mai creato tutto caos mettendo in mezzo i bambini”.
(da agenzie)
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