Ottobre 17th, 2011 Riccardo Fucile
CON MARONI SIAMO ARRIVATI ALLA “COLLETTA TRA I CITTADINI PER LA BENZINA” … “RISCHIAMO DI NON POTER PIU’ GARANTIRE LA SICUREZZA DOPO I TAGLI DI 60 MILIONI SUL BILANCIO DEDICATO ALL’ORDINE PUBBLICO E ALLE MISSIONI”
“I veri indignati siamo noi poliziotti. Indignati contro i delinquenti che hanno trasformato
una protesta pacifica nell’ennesima mattanza contro le forze dell’ordine, contro i cittadini e contro una città che tutto il mondo ci invidia come Roma. Indignati anche contro il governo che, appena due giorni fa, col Ddl stabilità , ha tagliato altri 60 milioni di euro alla sicurezza, proprio sui capitoli di bilancio dedicati all’ordine pubblico e alle missioni”.
E’ quanto afferma Nicola Tanzi, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di polizia.
“Oggi contiamo i feriti – dice Tanzi – e siamo stufi di dover stilare ogni volta questo triste bilancio. Si rafforzano, pertanto, le ragioni della nostra annunciata mobilitazione nazionale.Il 18 ottobre, saremo noi ad essere pacificamente in piazza in tutte le città italiane per una iniziativa senza precedenti: chiederemo un contributo ai cittadini per acquistare carburante per i nostri automezzi. Siamo costretti a farlo perchè da qui a qualche tempo rischiamo di non essere più in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. Al governo, al di là di tante belle parole di solidarietà , chiediamo fatti. Fatti concreti”.
“Quel che è accaduto ieri a Roma non è una novità , ma vorremmo che questa volta servisse a far sì che in futuro non si verifichino ancora situazioni di tale leggerezza e azzardo”. Lo dice in una nota Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il Sindacato indipendente di Polizia, all’indomani della manifestazione della guerriglia urbana a Roma.
“Questa è ormai storia quotidiana”, ha aggiunto Maccari, “colleghi feriti e sfiniti, dotazioni di servizio distrutte e non rimpiazzate, e in cambio? Semplice quanto incredibile: tagli, tagli, tagli. Uomini e donne in divisa costretti a turni e servizi che a momenti non riescono più a coprire, e in risposta solo tagli, tagli tagli”.
“Il nostro primo pensiero va a loro – continua – colleghi mandati per la strada in condizioni che tutti hanno potuto vedere, a svolgere servizi cui non si possono certamente opporre o sottrarre, a rischiare la vita per quei quattro soldi che il governo getta loro a fine mese come briciole”.
Un governo, insiste il segretario generale del sindacato, “che risponde a tutto questo con un’infamità dietro l’altra e che da soli pochi giorni ormai ha partorito l’ennesima indecente trovata con una bozza del Ddl stabilità che prevede nel biennio 2012-2013 una sforbiciata di 60 milioni di euro per le missioni di ordine pubblico e sicurezza del ministero dell’Interno”.
Per Maccari “è necessario far rendere conto a tutti che da subito avremo difficoltà oggettive a fronteggiare l’ordine pubblico, per la mancanza anche degli scudi dei reparti mobili che sono stati distrutti ieri, e che non è possibile cambiare per ovvi motivi di portafoglio, o più semplicemente per la mancanza della benzina nei mezzi. Non si può poi ignorare che nessuno, nessuno al mondo, continuerebbe imperterrito a restare fedele al proprio incarico pur svolgendo il lavoro gratis, come fanno colleghi e funzionari che devono restare in servizio senza un’ora di straordinario pagata fino a fine anno, come da recente disposizione ministeriale”.
E incalza: “Bisogna che tutti sappiano che con il taglio delle missioni ci viene imposto di andare dove ci mandano ma senza che ci siano i soldi necessari e quindi obbligandoci pure ad anticipare le spese”.
Italia “Paese dei balocchi! Il Governo reclamizza la svendita dei poliziotti: vanno a farsi massacrare gratis e si pagano pure le spese! Ecco il nuovo slogan della cricca. Ci chiediamo per quanto sarà possibile andare avanti così” , conclude.
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Ottobre 16th, 2011 Riccardo Fucile
CRITICHE ALLA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO, PROTESTE CONTRO I TAGLI ALLA SICUREZZA….SUL FORUM POLIZIOTTI.IT SI SCATENA LA RABBIA: “NON INTERVENIAMO PERCHE’ NON ABBIAMO PIU’ VOGLIA DI ESSERE INDAGATI, CONDANNATI E COSTRETTI MAGARI A RISARCIRE”…”NOI CAPRI ESPIATORI DI UNA POLITICA VIGLIACCA”
Ce l’hanno con chi, ieri, ha avuto la responsabilità di gestire l’ordine pubblico e i movimenti delle forze dell’ordine.
Ma anche con il governo che, con i suoi tagli alla sicurezza, da tempo, non li mette più in condizioni di operare in sicurezza.
Il giorno dopo la guerriglia che ha sconvolto Roma, i più indignati sembrano essere gli agenti di pubblica sicurezza che si sfogano sul forum di Poliziotti. it.
La rabbia è palpabile.
Non si sentono più tutelati dallo Stato e, soprattutto, non capiscono perchè ieri sia stata concessa la possibilità alle frange più violente di manifestanti di scagliarsi contro gli uomini in divisa.
L’interrogativo viene sollevato da Mauro C.: “Una domanda mi sorge spontanea: perchè polizia e carabinieri non hanno caricato i black bloc e se ne sono stati lì fermi? I manifestanti pacifici hanno chiesto a gran voce il loro intervento per disperdere le componenti violente che erano nel corteo”.
Gli risponde polemico un agente, che si firma Woobinda69: “La domanda la dovresti porre ai nostri superiori che coordinano e dirigono il servizio. Ai validi servizi informativi. Qui mi fermo”.
“Grazie a chi ha permesso a 400/500 teppisti di mettere a ferro e fuoco una città “, commenta Gpg3.
Ma per alcuni, la spiegazione di un atteggiamento piuttosto “morbido” da parte degli agenti va ricercata nei drammatici fatti del G8 di Genova, nel 2001: “Dopo Genova – scriva l’utente dago113 – nessuno ha voglia di passare per lo sbirro cattivo, meglio fare la parte del fancacazzista. Si campa più a lungo”.
Una linea condivisa da uno dei moderatori, leone17: “Nessuno vuole più intervenire senza garanzie, e non parlo di garanzie di impunità , semplici garanzie per operare al meglio. Poi, per quanto mi riguarda, questi esseri sarebbero dovuti finire ad ingrassare le ruote dei blindati, perchè quando si vuole la guerra quello si merita, e non mi si vengano a fare i soliti discorsi del piffero. Perchè non interveniamo? Perchè non abbiamo più voglia di essere indagati, condannati, messi alla gogna e fare un mutuo pure per ripagare questi rifiuti della società “.
Per “soldato. blu” la priorità per gli agenti deve essere quella di non commettere errori: “Dopo Genova c’è gente che si è ipotecata casa per pagare i danni ed io, il mio esiguo stipendio, me lo voglio mangiare e non certo regalare a qualche avvocato o a qualche babbione con la cresta da gallo in testa. Sindrome di Genova si chiama? Sì, e sindrome sia. Fin quando questi politici continueranno ad ingozzarsi senza pensare ad altri modalità di gestione dell’ordine pubblico, io continuerò a guardarmi le chiappe: sfasciano? Si riaggiusterà . Bruciano? idem. Distruggono statue sacre in puro stile talebano? Ci penserà la chiesa a scomunicarli”.
Sul banco degli imputati finiscono anche i rappresentanti di un governo che taglia alle forze di polizia e che, in queste ore, hanno pure espresso la loro solidarietà agli agenti.
“Tutti i politici ad esprimere solidarietà alle forze dell’ordine, a parole – attacca Hutchinson – perchè i fatti dicono che questo governicchio taglia altri 80 milioni dalle tasche di poliziotti e carabinieri. Credo che sia giunto il momento che queste facce di bronzo (l’eufemismo è palese), si difendano da soli dai black bloc oggi, e dai comuni cittadini un domani”.
“Seppure perfettamente consapevoli di essere abbandonati a noi stessi senza risorse, ed ad essere presi a calci in bocca ingiustamente per delle loro macchinazioni politico giornalistiche, ancora una volta abbiamo dimostrato di avere un senso dell’onore incommensurabile”, commenta Kronos.
Harryb è tra quanti non si sentono più tutelati nello svolgere il proprio lavoro quotidiano: “Basta, siamo stufi di fare da capri espiatori per una politica vigliacca, basta rischiare in prima persona quando il sistema giustizia fa acqua da tutte le parti, quando il Paese vuole questo. Con la solidarietà (falsa come una banconota da tremila lire) dei politici non si paga l’avvocato. L’Italia di oggi non merita il nostro impegno, il nostro sacrificio”.
Sfogo che viene subito raccolto da un altro agente: “E’ ora di starsene a casa e far vedere a tutti quanto siamo indignati”.
Un amministratore del forum respinge al mittente la solidarietà dei politici, visto che”sono i primi responsabili di questo stato di cose e che anche nelle nostre tasche hanno messo le mani e quando dico nostre intendo anche i tagli che, di Governo in Governo, hanno quasi messo in ginocchio la Polizia”.
Ma la responsabilità dei fatti di ieri va cercata, più che nei funzionari della Questura, nei vertici del ministero dell’Interno: “Il Questore Tagliente in fatto di ordine pubblico è tutto tranne che uno sprovveduto. E’ evidente che la strategia viene imposta secondo le direttive impartite dal Ministro dell’Interno. Allora, se il Questore è da dimettere, il primo ad andarsene dovrebbe essere il Ministro, quindi il Capo, poi il Prefetto. Ma non è così che funziona. Oggi si protesta per un atteggiamento morbido, ma cosa sarebbe successo se si fosse usata una linea più dura e repressiva?”, scrive Webcop.
La voglia di adottare un approccio decisamente più duro, nei confronti dei violenti, è forte.
Lo scrive a chiare lettere Folgore.45: “Io resto di un’opinione. Rompergli le rotule, così la prossima volta, con la sedia rotelle, non potranno fare questi macelli”.
“Che schifo ragazzi, questo Stato garantista perde su tutti i fronti, ci stanno schiacciando, solo perchè i politici lo vogliono, solo perchè questa Italia ha il ventre molle, perchè non ci lasciano fare?”, si chiede Skymap.
Marco Pasqua
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 16th, 2011 Riccardo Fucile
IL CARABINIERE DEL BLINDATO IN FIAMME : “SENZA CASCO SAREI MORTO”… UN FUNZIONARIO DI POLIZIA DENUNCIA “TROPPO VECCHI PER CORRERE DIETRO A VENTENNI, L’ETA’ MEDIA E’ DI 48 ANNI”: LO STATO NON ASSUME NESSUNO…LA DENUNCIA: “E’ MANCATO IL SUPPORTO DELLA DIGOS DELLE ALTRE PROVINCE: IL GOVERNO NON SPENDE SOLDI PER PAGARE LE MISSIONI”
«Di manifestazioni ne ho fatte, ma non ho visto mai una cosa così». 
A parlare è Fabio. T. , 31 anni, il carabiniere sfuggito dal suo blindato in piazza San Giovanni appena poco prima che i Black bloc lo dessero alle fiamme nell’assalto alle forze dell’ordine durante il corteo degli Indignati sabato a Roma.
Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo e per molti minuti hanno lasciato con il fiato sospeso migliaia di persone che assistevano agli scontri, nella piazza o collegate via web o tv, e che temevano per la vita dell’uomo.
«Per fortuna avevo il casco, altrimenti sarei morto», ha aggiunto il carabiniere parlando con l’agenzia Ansa.
Il giorno dopo, Fabio si trova in un letto d’ospedale al Policlinico di Roma Umberto I. Ha uno zigomo tumefatto. Ed è ancora sotto choc, pur non essendo alle prime armi.
Non ha perso la testa nonostante fosse sotto attacco da ogni parte, sotto una pioggia di sampietrini, bastonate, spranghe. «A un certo punto sono riusciti a spaccarmi lo specchietto – racconta – Non riuscivo più ad andare nè avanti nè indietro».
I colpi gli hanno fratturato il naso e un osso del volto gli arrivano quando è ancora al volante della camionetta.
La portiera è ormai forzata, forse grazie ad una spranga. Nel blindato non ci sono armi: solo scudi e qualche sfollagente.
E allora il carabiniere Fabio decide di scendere, lascia il mezzo lì e scappa cercando di raggiungere gli altri suoi colleghi.
Non riesce a ricordare nitidamente quei momenti, di come sia sgusciato via in mezzo a Balck bloc che inneggiavano alla morte dei poliziotti e di come sia riuscito ad uscirne vivo: «Non lo so, non ricordo molto. Mi sono allontanato, sono scappato via».
Fabio se l’è cavata, oltre che con le fratture al naso e alla faccia (subirà un intervento otorinolaringoiatrico) solo con un ematoma alla coscia.
Ma nella giornata nera degli Indignati c’è anche un altro elemento da considerare.
Tra le forze dell’ordine in piazza a Roma sabato, c’erano anche agenti ultracinquantenni «a correre dietro a ventenni che attaccavano con raffinate tecniche di guerriglia».
A parlare con l’Ansa è un funzionario del Reparto Mobile, anche lui impegnato sabato per le strade della Capitale (e domenica sera a presidiare l’Olimpico per il derby romano).
«Sabato – racconta – un carabiniere è stato colto da infarto mentre correva. Arrivati ad una certa età è difficile passare ore a correre con addosso casco e maschera antigas».
Ho visto anche – racconta – carabinieri reduci dall’Afghanistan indietreggiare: abbiamo passato momenti difficili».
La giornata, continua, «si è conclusa purtroppo con pochi fermi ed arresti dopo ore di battaglia. Si poteva fare di più, ma un problema che pochi considerano è quello dell’invecchiamento degli agenti. Nel mio reparto ieri il più giovane aveva 47 anni ed è durissima fare lunghe corse per cinque ore con addosso casco, scudo e maschera antigas, mentre si fronteggiano diciottenni che hanno ben altra prestanza fisica. Non dimentichiamo che sabato un carabiniere è stato colto da infarto mentre correva».
Sulla strada, nei servizi di ordine pubblico, sottolinea, «devono starci i giovani, che hanno il fisico ed anche l’entusiasmo. Io capisco che un padre di famiglia, con figli a casa, ci pensi non due, ma dieci volte, prima di lanciarsi con impeto contro chi ti scaglia addosso mazzette di cinque chili. E non dimentichiamo che percepiamo sette euro lorde per rischiare la vita in questo servizio».
Servirebbe, ha aggiunto, «un ricambio generazionale, ma l’età media dei poliziotti continua ad alzarsi (ora è di 48 anni), visto che non si assume e si va in pensione sempre più tardi».
L’agente passa poi a descrivere la giornata.
Le avvisaglie degli scontri, spiega, «c’erano: fin dall’inizio abbiamo visto nel corteo frange di malintenzionati col volto travisato, scudi e corpi contundenti. Li tenevamo sotto controllo fin da quando sono arrivati dalla metropolitana, ma si sono nascosti tra la folla pacifica. Uscivano continuamente per attacchi a negozi, banche ed auto per poi tornare nel corteo».
Ciò, osserva, «ha reso difficile il nostro intervento perchè catturare queste persone avrebbe comportato il rischio di colpire la folla».
Rispetto ad un’altra giornata nera, quella dello scorso 14 dicembre, prosegue il funzionario, «i violenti hanno ulteriormente affinato le loro tecniche di guerriglia, avvicinandosi alle forze dell’ordine, filmandole e chiamando poi sul cellulare i loro compagni per segnalare i punti deboli. E lì hanno colpito, dopo il Colosseo ed in via Labicana, dove i nuclei erano meno numerosi perchè il grosso stava presidiando le zone istituzionali».
L’intento preciso dei ‘nerì, secondo l’uomo, «era quello di dividerci per aggredirci. Noi dovevamo quindi non rispondere alle provocazioni e rimanere compatti».
Il problema, considera l’agente, «è che occorrerebbe fermare i violenti prima che entrino nel corteo. Per farlo bisognerebbe capire chi sono e da dove vengono e ieri, contrariamente a quanto avvenuto in altre occasioni, non avevamo il supporto delle Digos delle altre province di provenienza dei manifestanti perchè non ci sono soldi per pagare le missioni».
(da “Il Corriere della Sera”)
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Ottobre 16th, 2011 Riccardo Fucile
LA FOTO DELLA FRANGIA VIOLENTA CHE SI POTEVA SUBITO ISOLARE: PERCHE’ NON SI E’ INTERVENUTI?… PER UNA QUALSIASI MANIFESTAZIONE A RISCHIO VENGONO SPOSTATI I CASSONETTI LA SERA PRIMA E UN CORDONE DI POLIZIA ACCOMPAGNA IL CORTEO… INTERE ZONE SONO STATE ABBANDONATE DAL CONTROLLO DELLE FORZE DELL’ORDINE PER PRESIDIARE CON CENTINAIA DI UOMINI PALAZZO GRAZIOLI E I PALAZZI DEL POTERE… SE GOVERNASSE LA SINISTRA OGGI I BECERODESTRI AVREBBERO RECLAMATO GIUSTAMENTE LE DIMISSIONI DEL MINISTRO DEGLI INTERNI
Qui a fianco pubblichiamo la foto dei cosiddetti black boc all’inizio del corteo, quando ancora nulla era successo e si sarebbe potuto intervenire per isolarli dal resto della manifestazione.
Sono circa 150 persone, un gruppo esiguo peraltro subito segnalatosi per il tipo di abbigliamento: visi coperti, caschi e attrezzatura al seguito.
Sarebbe peraltro stato sufficiente, come fa qualsiasi “intelligence” di un Paese del Terzo mondo, seguire nei giorni precedenti gli scambi di messaggi in rete e gli appelli di alcuni siti anarco-insurrezionalisti per comprenderne intenzioni, strategia di infiltrazione e appuntamenti.
Chi ha dimestichezza con certi “disordini annunciati” e manifestazioni ben più imponenti e devastanti degli anni di piombo sa perfettamente quali possono essere le contromisure.
In primo luogo fare prevenzione e filtro nella città di origine dei black bloc, perquisendo i pulmann noleggiati prima che raggiungano la meta di destinazione, bloccandoli a gruppi nelle stazioni per le opportune verifiche, facendo rispettare la legge, ovvero niente caschi e altri oggetti al seguito.
Per chi avesse dubbi, sono stati decine i pulmann noleggiati dai centri sociali provenienti dal nord e perfettamente intercettabili.
In secondo luogo i gruppi più estremi sono sempre stati relegati in fondo ai cortei, in modo da facilitarne il controllo. Sia ad opera del servizi d’ordine dei manifestanti che su intervento delle forze di polizia.
In terzo luogo qualsiasi Questura di provincia, in caso di corteo a rischio, fa togliere dal percorso della manifestazione tutti i cassonetti dei rifiuti e persino le auto, eliminando quindi la possibilità di dar loro fuoco.
In quarto luogo il corteo non lo si può abbandonare a se stesso, ma va “scortato” con un cordone di agenti lungo il percorso appoggiati da nuclei fissi di pronto intervento in caso di disordini.
Se ci fosse stato, i black bloc non avrebbero devastato interi quartieri anche per 20 minuti senza che intervenisse nessuno.
Bastava accerchiarli e isolarli quando erano 200, invece che aspettare che diventassero mille
Ma se i duemila uomini a disposizione del ministro Maroni vengono per metà impiegati a tutelare Palazzo Grazioli e altri obiettivi istituzionali, senza alcuna flessibilità di intervento, è ovvio che si espongno gli agenti rimasti al tiro al bersaglio e i manifestanti pacifici alle minacce e alla violenza dei facinorosi.
Oggi certi esponenti della becerodestra che sgoverna il Paese, invece che denunciare queste carenze, attaccano anche il popolo degli indignati in un singolare gioco delle parti, uno funzionale all’altro.
Ieri i black bloc hanno fatto fallire una manifestazione ricca di “contenuti”, oggi qualcun altro accusa gli stessi indignados di teppismo: tempistica perfetta per chi ha solo interesse a mantenere lo status quo.
Persino Draghi, reo di aver espresso solidarietà ai manifestanti non violenti, viene tacciato di collusione coi terroristi, coi comunisti, con gli eversori dell’ordine del lettone di Putin, coi nemici del puttanesimo politico e della corruzione parlamentare.
Altra forma di violenza, non inferiore a quella condannabile dei black bloc.
Il teatrino della politica berlusconiana non prevede le dimissioni del ministro degli Interni: se si fosse trattato di un governo di sinistra qualcuno oggi avrebbe chiesto l’impiccagione sulla pubblica piazza del ministro per manifesta incapacità , in questo caso invece soli encomi per aver permesso che la capitale subisse milioni di euro di danni.
Gli “opposti estremismi” scoprono interessi comuni: far dimenticare agli italiani che sono diventati la barzelletta del mondo.
Sui media internazionali dopo le olgettine, i bunga bunga, i Cosentino, la corruzione, la compravendita di deputati, gli inquisiti collusi con la mafia, lo sfascio economico e morale del nostro Paese, le Tv monopolizzate, ecco un “dissuasore” che deve unire i “borghesi benpensanti”: il ritorno dello yeti comunista per evitare che un nuovo inquilino varchi il portone di San Vittore.
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Ottobre 16th, 2011 Riccardo Fucile
LE RESPONSABILITA’ DEL MINISTRO DEGLI INTERNI: IDRANTI SULLA FOLLA E PRIORITA’ ALLA TUTELA DEI PALAZZI DEL POTERE, ECCO I GRAVI ERRORI NELLA GESTIONE DELLA MANIFESTAZIONE… I PRIMI SCONTRI CONSIDERATI UN DIVERSIVO PER ARRIVARE A PALAZZO GRAZIOLI
In un giorno che sembra non debba finire mai, il questore di Roma Francesco Tagliente e il suo
dispositivo di ordine pubblico conoscono la loro Caporetto.
Il Viminale si era preparato a difendere la quiete della “città proibita”, il quadrilatero dei Palazzi della politica, confinando il corteo in un gomito obbligato (piazza della Repubblica-Largo Corrado Ricci-San Giovanni) che, nelle intenzioni, doveva imbrigliarlo nel reticolo del quartiere Esquilino.
Dove un’eventuale devastazione – questo il ragionamento – avrebbe avuto obiettivi meno sensibili.
Qualche bancomat, qualche semaforo, qualche bottega, qualche cassonetto. Il questore, e con lui il prefetto, Giuseppe Pecoraro, avevano riproposto – senza per altro farne mistero alla vigilia – quel format di “dissuasione statica”, che già aveva dato pessima prova di sè il 14 dicembre dello scorso anno. Reparti (2000 uomini) e mezzi schierati a chiudere i varchi della “zona rossa”. Con tempi di reazione lunghi e farraginosi.
Nessun “filtraggio” significativo e nessun intervento sul corteo e nel corteo. Da accompagnare come un fiume, dalla sorgente alla foce, sorvegliando che non tracimasse.
Ebbene, non ha funzionato.
Tanto che a sera, con i fumi e le rovine urbane della battaglia, restano solo le parole di solidarietà del Capo dello Stato e del capo della Polizia, Antonio Manganelli, per chi, in divisa, ha combattuto per ore in strada e per quanti hanno avuto la peggio (15 gli agenti feriti).
I “neri” – se li vogliamo chiamare così – hanno avuto gioco facile. Conoscevano il “format”.
E hanno pianificato prima, e fatto poi, esattamente ciò che era in grado di mandarlo in corto-circuito.
Hanno usato il corteo per proteggersi. Non ne hanno mai lasciato l’alveo, trasformandone il percorso in un sentiero di devastazione.
Un sentiero che conoscevano e che avevano “armato” alla vigilia (come dimostra il ritrovamento in via Cavour, ieri sera, di una borsa con una decina di molotov e un cumulo di assi necessarie a costruire una rudimentale ariete). Consapevoli che non avrebbero incontrato resistenza.
Sapevano che l’organizzazione della manifestazione non era in grado, per ragioni anche politiche, di garantire un servizio d’ordine.
Che avrebbero dunque affondato come nel burro, da padroni violenti e minoritari di una piazza indignata ma pacifica.
I “neri” sapevano che il Viminale li attendeva a una prova di forza “frontale”.
A un tentativo di sfondamento verso la “città proibita”.
Hanno pianificato e fatto l’opposto. Hanno dato alle fiamme quella “libera”, portandosi dietro chi, in piazza san Giovanni, ha incrociato la loro strada e con loro nulla aveva a che fare.
Quando il pomeriggio comincia, i ragazzi con le teste infilate nei caschi non arrivano a trecento.
Tre ore dopo, superano i mille.
Eppure, per almeno due ore, tra le 14 e le 16, tra piazza della Repubblica (dove la manifestazione ha il suo concentramento) e Largo Corrado Ricci, dove via Cavour confluisce nei Fori Imperiali, il pomeriggio ha ancora una possibilità di girare altrimenti.
Ma in qualche modo è come se la rigidità del piano di ordine pubblico non contempli fuori programma.
Accade infatti che prima ancora che il corteo si muova nessuno noti – o dia il giusto peso – ad almeno un centinaio di “neri” che, arrivati dalla stazione Termini, portano caschi di ogni foggia legati alla cintola o chiusi al polso. Nessuno li filtra.
O, meglio, il loro filtraggio è affidato a qualche pattuglia della polizia municipale.
Il corteo li accoglie nella loro pancia con diffidenza, ma senza allarme.
Alle 16, quando la prima scia di devastazione ha acceso il corteo in via Cavour, il questore prende la decisione destinata a trasformare le ore che restano in una battaglia che lo lascia sconfitto.
In Largo Corrado Ricci, c’è infatti la possibilità di tagliare il corteo con i reparti schierati a protezione della “città proibita”.
“Di andare dentro”, come grida qualche funzionario alla ricetrasmittente per andarsi a prendere quella cinquantina di “neri” che, per altro, il corteo ha isolato e, in qualche caso, anche aggredito a bottigliate.
Ma Tagliente ordina che i reparti non lascino i varchi.
L’idea è che i “neri” possano ritenersi sazi del bottino sin lì raccolto. Ovvero, come in serata spiega una fonte qualificata della Questura, che “quella prima devastazione in via Cavour sia solo una provocazione per spingere a una prima carica e far sguarnire così di uomini e mezzi i varchi che bloccano l’accesso verso Piazza Venezia, palazzo Grazioli, il Corso e dunque il Parlamento”.
Di più. In largo Corrado Ricci, il questore è convinto che “non esistano i margini di sicurezza per intervenire”.
Al contrario, verranno ritenuti tali in via Labicana, prima. E in una piazza San Giovanni trasformata in tonnara, poi.
Ma ormai è troppo tardi.
Il pomeriggio e la sera sono ormai dei “neri”. Della loro furia. Dei loro numeri. Improvvisamente minacciosi quanto le loro mazze e moltov.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 16th, 2011 Riccardo Fucile
DURA LETTERA AL MINISTRO MARONI, COLUI CHE SI INTESTA POI I SUCCESSI DELLE OPERAZIONI ANTIMAFIA
Il governo Berlusconi taglia i fondi all’Antimafia.
Con una durissima lettera di protesta, indirizzata personalmente al ministro dell’Interno Roberto Maroni, tutti i sindacati delle forze di polizia denunciano pubblicamente che sono stati ridotti in blocco del 20 per cento perfino gli stipendi degli agenti della Direzione investigativa Antimafia, il corpo nazionale di investigatori specializzati che fu voluto da Giovanni Falcone e che in questi anni ha già subito pesantissimi tagli alle strutture e al personale.
La lettera, firmata da tutti gli organismi rappresentativi, dal Siulp al Silp fino al Sap e ai funzionari di polizia, chiede a Maroni di dissociarsi da una misura che metterebbe a serio rischio la lotta alla mafia, oppure di assumersi la responsabilità politica di sciogliere definitivamente la Dia per mancanza di fondi.
I rappresentanti delle forze di polizia ricordano inoltre che gli straordinari successi vantati dal governo nella lotta alla mafia sono in realtà dovuti in gran parte alle indagini giudiziarie della Dia, che si ripagano ampiamente i costi grazie a continui sequestri e confische miliardarie di patrimoni mafiosi
La lettera elenca anche un serie di sprechi su cui il governo stranamente non è mai intervenuto, come gli stipendi d’oro riservati ai servizi segreti o i canoni milionari per affittare comandi di polizia che invece potrebbero essere ospitati gratuitamente negli immobili sottratti ai clan.
In esclusiva per l’Espresso, ecco il testo integrale della lettera-choc dei superpoliziotti della Dia.
Onorevole Signor Ministro,
ci rivolgiamo a Lei con fiducia nella Sua veste di massima Autorità politica quale Ministro dell’Interno.
Non avremmo mai voluto scrivere questa lettera ma gli ultimi avvenimenti che si sono verificati presso la Direzione Investigativa Antimafia ci hanno spinto a farlo.
Dai primi giorni di luglio, come Lei sa, si è insediato il Direttore della D.I.A. “pro tempore”, di nuova nomina.
Questi, come primo atto, senza concertazione alcuna, ha messo a disposizione del Dipartimento della P.S. l’indennità aggiuntiva che i dipendenti D.I.A. percepiscono dal 1992, come previsto dalla legge istitutiva: un taglio di circa 7 milioni di euro, che comporterà una decurtazione dello stipendio al personale pari al 20%; una “punizione” nei confronti di chi, fino ad oggi, ha costantemente raggiunto brillanti risultati di servizio.
L’indennità “incriminata”, peraltro, è notevolmente inferiore a quella percepita dai dipendenti delle Agenzie di informazione DIS, AISI e AISE e, nonostante sia a questa legata, non è mai stata adeguata a livello ISTAT.
I circa 1300 operatori D.I.A., grazie alla loro professionalità , hanno conseguito risultati eccellenti nell’azione di contrasto.
A titolo esemplificativo, in tema di aggressione ai patrimoni mafiosi, nel periodo 2009 — 2011 (primo semestre) sono stati sequestrati e confiscati beni stimati, rispettivamente, per un valore di 5,7 miliardi di euro e di 1,2, miliardi di euro.
Tutto ciò rende la D.I.A., in termini aziendalistici, “un’impresa in attivo” che contribuisce in maniera significativa ad implementare le risorse del Ministero dell’Interno e della Giustizia attraverso il FUG.
Il vertice della struttura, prima di intraprendere azioni estemporanee, avrebbe potuto proporre risparmi di spesa conseguenti ad una gestione più oculata delle risorse: anzichè mettere le mani nelle tasche dei dipendenti, avrebbe potuto operare sui costi di locazione delle sedi occupate dai Centri Operativi trasferendole in immobili demaniali oppure confiscati alla criminalità organizzata.
A questo proposito citiamo l’esempio del Centro Operativo di Palermo che in questi giorni si trasferirà presso una villa confiscata alla mafia.
Altra nota dolente è il costo dell’immobile che ospita a Roma, in zona Anagnina, gli uffici centrali della Direzione Investigativa Antimafia, della Direzione Centrale Servizi Antidroga e della Direzione Centrale Polizia Criminale, il cui canone di locazione, esorbitante, ammonta a circa 17 milioni di euro annui.
Con il suo “atto d’imperio” il Direttore della D.I.A. sembra volersi sostituire a Lei ed al Legislatore, quindi all’intero Parlamento.
Come Lei può immaginare, l’iniziativa ha creato malumore e mortificazione in tutto il personale D.I.A., di ogni ordine, qualifica, grado e provenienza (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Amministrazione Civile dell’Interno), generando in esso un senso di mancata considerazione per l’opera prestata con impegno costante ed abnegazione, a volte mettendo a repentaglio la propria incolumità , nella consapevolezza e convinzione di rendere un servizio al Paese.
Sicuramente l’azione della D.I.A. ha dato prestigio allo Stato in campo nazionale ed internazionale ed ha riscosso il massimo consenso anche nell’opinione pubblica.
I risultati ottenuti sono tangibili: è sufficiente consultare le relazioni semestrali periodicamente inviate al Parlamento.
Tutto ciò con le difficoltà che Lei può immaginare, dovute a risorse economiche destinate alla D.I.A., sempre minori nel corso degli anni: dai 28 milioni di euro stanziati per la D.I.A. nel 2001 si è passati ai 15 milioni di euro attuali; a personale sotto organico, poco più di 1300 unità contro le 1500 previste; a continue emorragie di personale D.I.A. impiegato in “uffici doppione” presso la D.C.P.C. (i gruppi di lavoro sulle “Grandi Opere”, G.I.C.E.R., G.I.C.E.X., G.I.T.A.V.); alla disparità di trattamento nella progressione in carriera riservato al personale D.I.A. nelle rispettive amministrazioni di appartenenza non essendo mai stato istituito il previsto “ruolo speciale”.
Ci creda, Signor Ministro, tutto questo appare avvilente ed inaccettabile.
Abbiamo il dovere morale di denunciare questo ennesimo tentativo di depauperamento della D.I.A., così fortemente voluta da Giovanni Falcone, attentando così anche alle sue idee.
Le nostre parole non sono una difesa corporativista della Struttura ove siamo onorati di prestare servizio ed a cui abbiamo dedicato con orgoglio gran parte del nostro percorso professionale: sono invece espressione del senso di sentita appartenenza allo Stato per il quale magistrati, uomini e donne delle Forze di Polizia e cittadini hanno dato la propria vita.
Signor Ministro, ci dia una risposta: è stato questo soltanto il frutto di un’iniziativa scomposta da parte di un alto burocrate del Dipartimento o è l’espressione di una precisa volontà politica?
In quest’ultimo caso, La invitiamo ad assumersi, innanzi al Paese, la responsabilità , chiara e trasparente, di “cancellare” l’Istituzione che rappresenta l’organismo antimafia per eccellenza.
Se, invece, tutto ciò è avvenuto a sua insaputa, come noi crediamo, ci attendiamo un suo immediato, diretto e risolutivo intervento, capace di restituire a tutto il personale della D.I.A. la serenità necessaria ad operare in un settore così delicato della sicurezza.
(da “L’Espresso“)
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Ottobre 9th, 2011 Riccardo Fucile
SERBATOI IN ROSSO PER I MEZZI DESTINATI A TRASPORTARE I DETENUTI… LO STATO NON PAGA E NESSUNO FA PIU’ CREDITO…BLOCCATO PER 72 ORE IL FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA AD AREZZO E SOLLICCIANO…META’ DEI MEZZI SONO INUTILIZZABILI DA TEMPO, C’E’ IL RISCHIO CHE QUALCHE DETENUTO DEBBA ESSERE LASCIATO LIBERO NELL’IMPOSSIBILITA’ DI DAR LUOGO AI PROCESSI PER DIRETTISSIMA
Auto della polizia a secco saltate 16 udienze
Sono finiti i soldi per il carburante e la giustizia rischia il disastro. Al tribunale di Arezzo è già assoluta emergenza e si è rischiato di dover liberare arrestati anche pericolosi per l’impossibilità di celebrare i processi con il rito direttissimo o di tenere le udienze di convalida. Ieri la paralisi dei mezzi del Nucleo traduzioni detenuti della polizia penitenziaria di Sollicciano ha cominciato a riflettersi anche sugli uffici giudiziari di Firenze.
Per ore è stato impossibile far arrivare in corte d’appello i detenuti che dovevano essere processati davanti alla seconda sezione penale.
“Siamo letteralmente allibiti”, commenta Francesco Falchi, vicesegretario regionale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe: «Si ha l’impressione di essere insolventi come la Grecia. Però a Roma si occupano di altro».
In luglio il Sappe aveva lanciato l’allarme: anche allora erano finiti i soldi per il carburante e la Q8, che ha una convenzione con il carcere di Sollicciano, aveva bloccato le card, le speciali carte di credito che consentono al Nucleo traduzioni di alimentare i mezzi per trasportare i detenuti.
Poi la situazione si era sbloccata, ma a distanza di tre mesi si è ripresentata più grave che mai.
Ieri il Nucleo è stato costretto ad annullare cinque servizi, in parte fuori sede, in parte a Firenze.
Il budget già striminzito del Nucleo traduzioni di Sollicciano ha cominciato sempre più drammaticamente a scarseggiare quando ai già gravosi impegni per il sovraffollato carcere di Sollicciano si sono aggiunti quelli per tutti gli arrestati del tribunale di Arezzo.
Anche Prato ha gravissime difficoltà e spesso hanno bisogno di aiuto Pistoia e Livorno.
I consumi di carburante sono aumentati ma gli stanziamenti non altrettanto.
E ora Q8 ha chiuso le pompe. Intanto anche il tribunale di Arezzo ha finito i buoni benzina, sicchè un gip ha dovuto arrivare a sue spese a Sollicciano per le udienze di convalida di quattro arrestati.
Sulla carta il Nucleo traduzioni di Sollicciano ha a disposizione 31 mezzi di trasporto, di cui però solo 15 efficienti.
Efficienti è dire molto, perchè in realtà non più di dieci sono in grado di viaggiare tutti i giorni (se c’è il denaro per il carburante).
Tre o quattro sono euro zero, i blindati sono degli anni ’80 e ’90, alcuni regalati dai carabinieri anni e anni fa.
Quasi tutti hanno percorso centinaia di chilometri. La prima a fermarsi è stata un’auto usata per i trasporti dei collaboratori di giustizia. Ha percorso quasi 400 mila chilometri.
Di recente un furgone che trasportava quattro detenuti ad Arezzo ha dato pericolosi cenni di cedimento.
C’era il rischio che si fermasse in autostrada ed è stato necessario raggiungerlo con un altro mezzo e sostituirlo.
«Da dieci anni – scuote la testa Francesco Falchi – il dipartimento non assegna più un automezzo al carcere più importante della Toscana. E non c’è manutenzione. I mezzi hanno le gomme lisce, i freni inesistenti. Siamo lavoratori anche noi».
Il Sappe teme che, se non verrà posto rimedio al drammatico sovraffollamento di Sollicciano e a questa situazione intollerabile che rischia di paralizzare i processi, il futuro possa riservare tensioni e disordini. «Basta che qualcuno accenda una miccia».
Il segretario generale della Uil-Pa Penitenziari Eugenio Sarno spiega che “sono saltate 16 udienze e tre visite in ospedale- Il blocco delle attività di 72 ore è stato causato dall’impossibilità di effettuare il pieno agli automezzi per mancanza di fondi. Quanto accaduto a Firenze è il più eloquente degli esempi di quanto può accadere su scala nazionale se non si provvede immediatamente a finanziare i capitoli di bilancio. Siamo di fronte ad un concreto rischio di paralisi dell’attività giudiziaria”.
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Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile
DOSSIER DEL COISP: TRE MILIARDI DI TAGLI E ORA ALTRA DECURTAZIONE DI 600 MILIONI NELLA MANOVRA…”USIAMO POCHE VOLANTI, NON ABBIAMO NEANCHE PIU’ LE DIVISE”
Carta, inchiostro, benzina per le volanti e vestiti per gli agenti.
Alla Polizia italiana manca tutto. E sul comparto sicurezza il governo continua a tagliare.
Così il Coisp, il sindacato indipendente del corpo, ha deciso di raccogliere le denunce che riceve ormai quotidianamente da ogni parte d’Italia.
Un dossier che il sindacato consegnerà al premier Silvio Berlusconi nel giorno di San Michele Arcangelo, patrono della Polizia.
“Non sappiamo più a che santo votarci”, scherza amaramente il segretario nazionale del Coisp, Franco Maccari, che tra una settimana consegnerà il dossier nelle mani del premier e al Capo della Polizia Antonio Manganelli.
“Ai tre miliardi di tagli lineari previsti dal governo entro il 2013, la manovra anti crisi aggiunge altri 600 milioni”, spiega Maccari, che avverte: “Non possiamo più garantire la sicurezza dei cittadini, siamo al collasso”.
Un giudizio che trova conferma nelle denunce del sindacato, che oltre alla mancanza di risorse descrive un sistema fatto di sprechi e inefficienze.
“Taglio dopo taglio, per risparmiare alla fine si spende di più”, nota Maccari, che racconta: “A Roma il benzinaio convenzionato si trova sul raccordo anulare. Tra andata e ritorno se ne sono già andati 20 euro”.
Alle segnalazioni del segretario nazionale del Coisp si aggiungono quelle dei segretari regionali e provinciali.
Ed è allarme in tutta Italia.
A Genova le volanti operative sono appena quattro su ventuno. Le altre? Ferme per manutenzione.
“A volte sono i poliziotti a pagare le riparazioni”, spiega il sindacato, “ma di questo passo le ventiquattro ore del pronto intervento sono a rischio”.
Lo stesso accade a Padova, dove in caso di incidente si fatica ad eseguire i rilievi necessari perchè non ci sono vetture da inviare.
Mentre ad Asti la stradale ha già annunciato di non essere più in grado di garantire il servizio notturno.
E se dalla strada si passa agli uffici, la situazione non cambia.
A Oristano, dove la mancanza di benzina sta lasciando a secco le imbarcazioni della squadra nautica della Questura, Salvatore Meloni del Coisp segnala che per le spese di cancelleria e di altro materiale nelle casse ci sono appena mille euro per l’intero anno.
“Basti sapere”, scrive Meloni sulle pagine dell’Unione Sarda, “che per la derattizzazione abbiamo chiesto aiuto a Comune e Provincia”.
Così in tutto il Paese ci si affida all’autotassazione o al buon cuore della gente.
Come a Napoli, dove la segreteria provinciale del Coisp lancia l’allarme carta. “Gli utenti sono costretti a portarsela da casa”, scrive il sindacato in una nota del 14 settembre scorso, “sperando di trovare almeno l’inchiostro per le stampanti”.
Pure le divise sono un problema.
“Quando va bene si è fortunati a trovare misure più grandi”, afferma Paolo Valenti, segretario regionale del Coisp calabrese, “Poi ci si rivolge al sarto, a proprie spese”.
I magazzini Veca di Napoli e Aversa, uffici preposti dal dipartimento di pubblica sicurezza alla fornitura di uniformi e equipaggiamenti, sono in crisi.
E se non mancano le taglie, mancano i distintivi.
“In nessun punto Veca distribuiscono più i distintivi di qualifica”, denuncia il sindacato, “così, per non incorrere in sanzioni disciplinari, gli agenti devono provvedere altrove e di tasca propria”.
Secondo il Coisp, i tagli del governo mettono direttamente a repentaglio la stessa incolumità dei poliziotti.
Una delle tante conferme arriva da Sassari, dove il sindacato ha scoperto che nel primo semestre del 2011 il 68% degli agenti non ha effettuato nemmeno una esercitazione al poligono di tiro.
Le normative vigenti prevedono che un poliziotto si addestri almeno tre volte l’anno.
Ma le risorse non ci sono, e sono in molti a non aver sparato un solo colpo nemmeno nell’anno precedente.
E questo doveva essere un sedicente “governo di centrodestra?
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Settembre 26th, 2011 Riccardo Fucile
Il “PACCO SICUREZZA” DI MARONI SI E’ RIVELATO UNA PATACCA: IN DUE ANNI SONO AUMENTATI GLI SCIPPI E LE RAPINE… PER IL SINDACO NON SERVONO, PER LA POLIZIA SONO UN OSTACOLO: LA MICROCRIMINALITA’ VA COMBATTUTA CON GLI INVESTIGATORI
Per il sindaco, dati alla mano, la loro “presenza non è servita a nulla”, per i poliziotti e i carabinieri sono addirittura “un ostacolo”.
Svanito l’effetto mediatico, l’invio degli alpini a Genova per combattere la micro-criminalità si rivela un gigantesco flop.
La conferma indiscutibile arriva dai dati – che rivelano un inquietante aumento di scippi e rapine da strada – riconosciuti dallo stesso prefetto Francesco Musolino che ha più volte parlato di “vera emergenza per Genova”.
Nell’agosto del 2009, scortati dalle dichiarazioni del ministro Ignazio La Russa, gli alpini arrivavano a Genova per essere impiegati in ronde nel centro città affiancati da poliziotti e carabinieri.
Due anni dopo, le penne nere non fanno nemmeno più folklore.
“Nonostante li avessi accolti, ero scettica fin dall’inizio e oggi i fatti e i numeri mi danno ragione – accusa il sindaco Marta Vincenzi -. Per quanto riguarda l’efficacia, l’utilizzo degli alpini per quel genere di compito mi sembra sia diventato più un problema che una soluzione. L’incremento di reati del tipo che dovevano proprio contrastare, dimostra che a Genova gli alpini non sono serviti a nulla”.
Ma anche tra i compagni di ronda l’utilizzo degli alpini ha provocato molte perplessità : “Tutta la simpatia per i militari – sottolinea Roberto Traverso segretario provinciale del Silp – ma sono solo il volto dell’ennesima trovata mediatica di questo governo. Ai nostri colleghi creano solo intralcio. Primo non sono stati formati per questi compiti; secondo non sono ufficiali di polizia giudiziaria quindi non possono procedere a fermi o compilare determinati atti”.
A parlare, poi, direttamente con gli agenti e i carabinieri che lavorano abitualmente con gli alpini, si scopre che gli ordini sono quelli di evitare, prima di tutto, che le penne nere restino ferite durante l’attività di ronda, e poi nessun poliziotto affronta particolari rischi con compagni che non seguono le stesse procedure e che non conoscono minimamente il territorio.
“Vede – prosegue il sindaco Marta Vincenzi – mi sembra che gli alpini siano la miglior dimostrazione di come il governo sia incapace di rimodulare i propri strumenti a seconda delle situazioni. E’ chiaro che due anni fa la situazione genovese era migliore di adesso. Ed è evidente che l’arrivo di immigrati dalla Libia ha avuto un ruolo in questo peggioramento. Temo, però, che come il governo ha abbandonato gli enti locali nella gestione dell’accoglienza di queste persone, allo stesso modo non ha saputo o voluto supportare la prefettura, la questura e i comandi dell’Arma di fronte alla mutata geografia sociale della città “.
Roberto Traverso rilancia: “Abbiamo sentito che per combattere gli scippi vogliono distaccare altri 30 agenti nel Centro storico. Chiederemo al prefetto un incontro per dirgli che queste misure non servono a niente. Per ripulire il territorio ci vogliono più investigatori, non eserciti e soldati”.
Marco Preve
(da “La Repubblica”)
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