Destra di Popolo.net

I GIORNALISTI DEL “FATTO QUOTIDIANO” CONTRO TRAVAGLIO: “IL GIORNALE HA PERSO LA SUA TERZIETA”

Maggio 24th, 2019 Riccardo Fucile

ALLE ACCUSE DI ESSERE IL MEGAFONO DEL M5S, IL DIRETTORE REPLICA: “NESSUNO MI HA MAI DATO DEL TIFOSO”

Ogni mercoledì al Fatto Quotidiano va in scena una riunione di redazione. Quella dell’ultima settimana è stata particolarmente infuocata: dall’assemblea, infatti, è venuto fuori un documento che accuserebbe Marco Travaglio, direttore del cartaceo, di aver fatto perdere la terzietà  al giornale.
I giornalisti della testata, infatti, lo accusano di essere eccessivamente schierato su posizioni pro-M5S. Il documento è arrivato direttamente sulla scrivania del direttore Travaglio che, nella giornata di ieri, si sarebbe presentato al cospetto della redazione per comunicare il suo pensiero.
A ricostruire la giornata ci ha pensato la testata Il Foglio. Stando a quanto riferito dal giornale di Claudio Cerasa, infatti, Travaglio si sarebbe presentato in redazione con un foglietto, letto ad alta voce ai suoi giornalisti. Il messaggio più importante sarebbe stato questo: «In trentacinque anni di professione nessuno mi aveva mai detto che sono un tifoso».
Travaglio, dunque, ha rivendicato la sua imparzialità , smentendo la sua redazione. E chi era presente lì ha anche raccontato di come il direttore della testata abbia affrontato la riunione a testa bassa, senza guardare in faccia nessuno.
Inoltre, avrebbe comunicato che — d’ora in avanti — non parlerà  più con nessun componente della sua redazione, ma soltanto con i suoi quattro vicedirettori.
Marco Travaglio è stato al centro di diversi talk-show televisivi nell’ultimo anno, da quando il M5S è andato al governo insieme alla Lega. Si è trattato sempre di occasioni in cui il direttore della testata ha espresso opinioni favorevoli ai pentastellati, soprattutto sull’anticorruzione voluto da Alfonso Bonafede, sul reddito di cittadinanza e su alcune decisioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte nelle sedi internazionali.
Invece, è stato più critico con le posizioni di Luigi Di Maio e di alcuni ministri come ad esempio Danilo Toninelli.
In più, ha criticato il Movimento 5 Stelle (facendogli la paternale) quando ha salvato Matteo Salvini dal giudizio del tribunale dei ministri e dispensando sempre consigli al partito in situazioni delicate (quelle che, per la maggior parte delle volte) prevedevano un confronto diretto con la Lega.
Del resto, la platea dei lettori del Fatto Quotidiano è sempre stata molto sensibile alle argomentazioni del Movimento 5 Stelle e Marco Travaglio non ha fatto altro che assecondare questo gusto dei lettori.
Ma, in redazione, a quanto pare, è arrivato il momento del rendiconto

(da agenzie)

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“IL GIORNALE”, REDAZIONE CONTRO L’EDITORE: “TAGLI LE RENDITE DEI SUOI PARENTI, PRIMA DEI NOSTRI STIPENDI”

Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile

LA CRISI DEL QUOTIDIANO E IL RIFIUTO DEI CONTRATTI DI SOLIDARIETA’… DIVERTENTE CHE PARLINO DI LIBERISMO SOLO ORA, QUANDO IL QUOTIDIANO E’ STATO PER ANNI SULLA LINEA DEI SOVRANISTI

Dopo lo sciopero del 5 settembre, il primo nella storia della testata, la redazione de Il Giornale è ancora sul piede di guerra contro i contratti di solidarietà  al 30% proposti dall’editore Paolo Berlusconi.
La rappresentanza sindacale dei giornalisti (cdr) ha dato una settimana di tempo all’azienda per presentare un piano di rilancio che consenta di invertire la tendenza al calo dei ricavi dalle vendite e dalla pubblicità  “ben più consistente rispetto alla media complessiva dei quotidiani nazionali” e per chiarire se ci sono le risorse per pagare una congrua buonuscita a chi accettasse di andarsene.
Venerdì prossimo, senza risposte soddisfacenti, il cdr è pronto a dichiarare un’altra giornata di astensione dal lavoro.
“Sulla solidarietà  al 30% non è nemmeno partita la trattativa perchè è un sacrificio eccessivo per le nostre finanze”, spiega al fattoquotidiano.it Luca Fazzo, che fa parte del cdr del quotidiano fondato da Indro Montanelli.
“Peraltro quella riduzione equivale ad ipotizzare 22 esuberi, e con 22 persone in meno non possiamo fare il giornale. Prima di tagliare i nostri stipendi, comunque, chiediamo che l’azienda affronti due buchi neri che peggiorano di molto i conti. Innanzitutto è folle che gli articoli del cartaceo siano disponibili gratuitamente sul sito fin dal mattino, cannibalizzando le vendite. E su questo c’è stata una cauta apertura a introdurre un paywall. Poi ci sono molti altri sprechi da cui partire: parlo delle rendite di posizione legate a rapporti famigliari della famiglia Berlusconi. Ci sono parenti e congiunti pagati per compiti che potrebbero essere affidati ad altri con costi molto più bassi”.
Quanto agli esodi incentivati, “il direttore Sallusti ha chiesto ad ognuno quanti soldi vorrebbe, ma l’azienda ha frenato perchè non è detto che ci siano risorse sufficienti”.
Il timore della redazione è che “finiamo come il Milan…fino a quando Berlusconi è in politica avrà  bisogno di un giornale, ma quanto durerà ? Per adesso, se voleva la pace sociale in periodo elettorale sappia che non gliela daremo”.
“Nei mesi che abbiamo davanti cadono importanti scadenze elettorali”, ribadisce il comunicato del cdr diffuso venerdì, “ed è fondamentale che in edicola i lettori trovino sempre il nostro quotidiano che dalla sua nascita rappresenta una voce irrinunciabile per l’opinione pubblica italiana e un riferimento altrettanto irrinunciabile per quella sua parte di orientamento moderato e di forti convinzioni liberali“.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“LIBERTA’ DI STAMPA A RISCHIO IN ITALIA, ATTACCHI DAL GOVERNO”

Febbraio 12th, 2019 Riccardo Fucile

IL RAPPORTO DEL CONSIGLIO D’EUROPA: “SALVINI E DI MAIO TRA I PIU’ OSTILI AI MEDIA”

La libertà  di stampa e la sicurezza dei cronisti in Italia sono “chiaramente” deteriorati nell’ultimo anno.
Lo denuncia il Consiglio d’Europa, organizzazione esterna alla Ue che si occupa della tutela dei diritti umani nel continente, dal Portogallo alla Russia, in un rapporto commissionato a 12 organizzazioni che gestiscono la piattaforma dell’Assemblea per la protezione del giornalismo.
Tra l’altro secondo Strasburgo, “la maggior parte degli allarmi registrati si sono verificati dopo l’insediamento del nuovo governo, il 1 giugno 2018”.
Il rapporto fa anche i nomi di chi ritiene responsabile del clima in Italia: Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
“I due vicepremier – si legge nel testo – esprimono regolarmente una retorica particolarmente ostile a media e giornalisti sui social”. E ancora, “tra le altre cose Salvini ha minacciato di togliere la scorta al giornalista Roberto Saviano, nonostante siano note le minacce di morte che ha ricevuto da parte delle organizzazioni criminali”.
Mentre “Di Maio ha insultato i giornalisti dopo il processo al sindaco di Roma, Virginia Raggi, e ha dato inizio a una politica per abolire i fondi pubblici alla stampa”.
Il che ha portato l’Italia ad essere “uno dei paesi col più alto numero di segnalazioni nel 2018” per attacchi e minacce a giornalisti: “Tredici, come in Russia”.
Una situazione di “crescente violenza” contro la stampa che il Consiglio d’Europa definisce “particolarmente preoccupante”. La situazione in Italia, peraltro, contribuisce a un clima di intimidazione e di rischio per l’incolumità  dei giornalisti in tutto il continente che porta la libertà  di stampa a una fragilità  “mai riscontrata dalla fine della Guerra fredda”.

(da agenzie)

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“PER NON FOMENTARE L’ODIO, QUI NON SI VENDE LIBERO”

Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile

L’EDICOLANTE DI MARCARIA CHE HA ELIMINATO IL QUOTIDIANO DOPO IL TITOLO OMOFOBO

Al caffè Vannucci di Marcaria, in provincia di Mantova, non si vende il quotidiano Libero.
La decisione di togliere dal ripiano dei giornali è dell’edicolante Andrea Malavasi, che ha deciso così di protestare contro il titolo, considerato da molti omofobo, del quotidiano diretto da Vittorio Feltri.
“Per motivi diplomatici e per non fomentare l’odio”, ha spiegato in un cartello affisso. A raccontare la storia è La Gazzetta di Mantova:
Il cartello è appeso davanti al locale, in mezzo alle locandine degli altri giornali. E parla chiaro: Libero qui non si vende. E per ragioni sacrosante, che hanno a che vedere con civiltà , diritti e dignità : “Per motivi diplomatici e per non fomentare odio inutile in questo mondo difficile, in questa edicola non si vendono copie del quotidiano Libero”
La scritta l’ha messa Andrea Malavasi, titolare del Caffè Vannucci, il locale degli aperitivi e delle colazioni nel centro del paese, a Marcaria.
Andrea e molti dei suoi clienti, i soliti affezionati e quelli che ieri hanno preso un caffè al volo, non hanno gradito il titolo di copertina (“Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”), l’occhiello che fa da corollario (“C’è poco da stare allegri”) e il sommario che completa l’informazione (“Tre imprenditori su quattro fuggono dalla ricevuta elettronica e l’economia soffre. Gli unici a non sentire la crisi sono gli omosessuali: crescono in continuazione”)

(da agenzie)

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FELTRI S’INCAZZA PER I TAGLI ALL’EDITORIA

Dicembre 17th, 2018 Riccardo Fucile

LIBERO PERDEREBBE TRE MILIONI

Con la bontà  d’animo che ha sempre caratterizzato le sue azioni ogni volta disinteressate e sempre volte al Bene Comune piuttosto che all’interesse particulare machiavelliano, il nobile di spirito Vittorio Feltri oggi su Libero si scaglia contro quei cattivoni di MoVimento 5 Stelle e Lega che vogliono tagliare i fondi all’editoria. Feltri ha un diavolo per capello e non ha alcuna intenzione di nasconderlo:
In termini brutali, Lega e 5 Stelle, in buona o cattiva fede, preferiscono risparmiare riducendo le gocce spettanti ai piccoli fogli indipendenti anzichè arginare le cascate di quattrini che si bevono le reti televisive e radiofoniche sotto il segno della Rai, grande mignotta che campa alle spalle dei connazionali. Perchè il baraccone romano è esentato dal competere sul mercato, e viene foraggiato dalla politica, mentre noi pennaioli siamo costretti a tirare la lingua per terra?
È questo il vostro cambiamento? Vergognatevi. Erano più corretti, e ci vuol tutta, i vecchi democristiani e il cosiddetto pentapartito, i quali almeno coprivano di soldi il monopolio culturale italiano radiotelevisivo, ma a noi reietti riservavano almeno qualche briciola che ci consentiva di andare avanti partecipando al dibattito sulle vicende del Paese. Voi invece, gialloverdi del menga, uccidete i piccoli per leccare il culo ai fortunelli del club miliardario di cui siete protettori inverecondi. Vi sembra corretto?
Feltri, insomma, è alquanto arrabbiato, oseremmo dire incazzato. E ha tre milioni di buone ragioni per esserlo: Libero Quotidiano incassa attualmente 3,7 milioni di euro di fondi per l’editoria. E come mai li incassa? Grazie a un interessante metodo spiegato da Datamediahub
Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino “Opinioni nuove” di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell’organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano. In questo modo ha potuto beneficiare del finanziamento pubblico agli organi di partito [18], secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62 [19].
Il d.P.R. 7 novembre 2001, n. 460 ha favorito la trasformazione in cooperative per tutte le imprese che intendono chiedere finanziamenti pubblici. Nel 2004 Libero ha acquistato la testata Opinioni nuove e si è poi trasformato in cooperativa di giornalisti, pur rimanendo a tutti gli effetti di proprietà  del gruppo Angelucci ancora oggi.
Per soprannumero, va ricordato che il proprietario Angelucci a novembre 2017 è stato condannato ad un anno e quattro mesi per falso e tentata truffa nell’ambito di un processo legato ai contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista.

(da “NextQuotidiano”)

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“IL GOVERNO VUOL FAR CHIUDERE CENTINAIA DI GIORNALI, MATTARELLA IMPEDISCA QUESTO COLPO DI SPUGNA”

Dicembre 16th, 2018 Riccardo Fucile

L’APPELLO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA LIBERI EDITORI

Una pagina intera su quotidiani e periodici nazionali e locali per rivolgere un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
È l’iniziativa lanciata oggi (e che proseguirà  nei prossimi giorni) dalla File, Federazione Italiana Liberi Editori.
Nel mirino un emendamento del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli, segnalato dal governo e quindi fatto proprio dalla maggioranza, alla legge di Bilancio in discussione in questi giorni al Senato.
L’emendamento prevede l’abolizione dei contributi pubblici all’editoria.
“Il governo vuole far chiudere centinaia di giornali, il presidente della Repubblica impedisca questo colpo di spugna”, è il titolo della lettera-appello della File.
“Il sostegno pubblico all’editoria e la trasparenza dei mezzi di finanziamento sono previsti dall’articolo 21 della Costituzione e interventi legislativi su argomenti del genere richiederebbero, in un sistema democratico, un confronto civile, sociale e parlamentare. Tutto, invece, verrà  risolto con un maxiemendamento e qualche tweet, e a partire dal 2019, cioè a dire tra due settimane”, si legge ancora nell’appello.
La File afferma che “molti giornali editi da cooperative no profit o da enti morali chiuderanno a breve, o saranno costretti a operare drastici tagli; perchè ridurre o azzerare i contributi pubblici senza aver prima provveduto ad una riforma organica del settore significa, semplicemente, chiudere i giornali”.

(da agenzie)

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SANTORO VUOLE COMPRARE L’UNITA’?

Novembre 1st, 2018 Riccardo Fucile

L’INTERESSE PER IL GIORNALE E’ TORNATO A CRESCERE

Michele Santoro vuole comprare l’Unità .
Negli ultimi mesi il giornalista ha incontrato l’ad di Unità  srl, Guido Stefanelli, per farsi un’idea della situazione del giornale che da oltre un anno vive una crisi infinita. Lo scrive oggi La Stampa in un articolo a firma di Andrea Carugati:
Fonti dell’azienda smentiscono che ci sia una trattativa in corso con il conduttore. Ma confermano che negli ultimi mesi, dopo la nascita del governo gialloverde, l’interesse per l’Unità  «è tornato a crescere». Tanto che lo stesso gruppo Pessina (che detiene il 100% di Unità  srl) sta pensando a un ritorno in edicola a inizio 2019, con una redazione ridotta all’osso
Una scelta finalizzata a valorizzare la testata, anche in vista di una possibile cessione a una nuova cordata di soci. Cessione che ad oggi non è in agenda, anche se ci sono state manifestazioni d’interesse. Una è quella di Santoro, uomo di sinistra molto geloso della sua autonomia, per un periodo socio al 7% del Fatto quotidiano con la società  Zerostudio’s, fino all’uscita nel 2017, dovuta anche alla mancata condivisione della linea filo-M5S.
Di qui il rinnovato interesse per l’Unità , che si era già  manifestato quando il giornale aveva chiuso nel 2014:
In quel caso però il Pd a guida Matteo Renzi aveva scelto di favorire l’arrivo dei Pessina, che hanno confezionato un prodotto molto filorenziano (sotto la guida prima di Erasmo D’Angelis e poi di Sergio Staino) che non ha riscontrato il favore dei lettori, fino all’uscita dalle edicole.
Ora il Pd è definitivamente fuori dalla compagine dell’Unità , dopo aver perso la quota del 20% che era controllata dalla fondazione Eyu guidata dal tesoriere Francesco Bonifazi.
Nelle ultime settimane si era diffusa la voce che la stessa Eyu fosse interessata a comprare la testata, ma l’azienda smentisce categoricamente.

(da “NextQuotidiano”)

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ECCO I GIORNALI A CUI IL M5S TAGLIERA’ I SOLDI PUBBLICI: NESSUN GIORNALONE, SOLO TESTATE PICCOLE, ALLA FACCIA DELLA RIDICOLA POLEMICA CONTRO I POTERI FORTI

Ottobre 13th, 2018 Riccardo Fucile

IL 31% DEI FONDI LI PRENDONO AVVENIRE, ITALIA OGGI, LIBERO, IL MANIFESTO E IL FOGLIO

Il MoVimento 5 Stelle ha annunciato a più riprese negli ultimi tempi che taglierà  i fondi pubblici ai giornali.
Lo ha fatto spesso subito dopo che era stato pubblicato un articolo sgradito su qualche grande testata italiana perchè molti eletti e tutti gli elettori sono convinti nel loro intimo che i quotidiani come il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa prendano contributi.
La verità  è però un’altra.
L’ultima erogazione del 2016 ha riguardato 54 testate generaliste, 121 settimanali perlopiù diocesani, 87 periodici per gli italiani all’estero, 33 voci dei non vedenti, 10 house organ delle associazioni dei consumatori.
Lo Stato ha distribuito a questi 305 “soggetti” 63 milioni di euro, racconta oggi Repubblica in un articolo a firma di Concetto Vecchio.
I requisiti principali per accedere al fondo per l’editoria presso la presidenza del consiglio dei ministri sono: pubblicare con una cooperativa di giornalisti o con un ente no profit, essere giornali delle minoranze linguistiche nelle regioni a statuto speciale, editare un quotidiano per gli italiani all’estero oppure per i non vedenti.
E infatti, spiega la tabella, oggi a prendere più soldi pubblici è il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana Avvenire, seguito da Libero e il Manifesto che insieme si portano a casa 12,6 milioni di euro.
Subito dopo in questa speciale classifica arriva Primorski dnevnik, sconosciuto (ai più) giornale della minoranza slovena con redazioni a Trieste e Gorizia, il Dolomiten ovvero il giornale dei sudtirolesi e il Foglio, che ha preso 800mila euro.
Il 31 per cento dei fondi è stato assorbito da cinque quotidiani nazionali — Avvenire (5,9 milioni di euro), Italia Oggi (4,8 milioni), Libero quotidiano (3,7 milioni), Il manifesto (3 milioni), Il Foglio (800mila euro) — che, secondo Crimi, hanno creato «un’asimmetria concorrenziale obiettiva con altri nazionali».
Gli altri giornali finanziati sono perlopiù locali, da Il Cittadino al Corriere di Romagna, dal Dolomiten alla Neue Sudtiroler Tageszeitung.
Chi, tra i locali, ha incamerato più di tutti è Il Quotidiano del Sud, diffuso in Calabria, Basilicata e Campania: 2,8 milioni di euro. La mannaia di Crimi colpirà  soltanto lì, perchè soltanto lì si percepiscono.
Alla faccia della ridicola polemica sui “giornaloni”.

(da “NextQuotidiano”)

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L’ORDINE DEI GIORNALISTI METTE SOTTO INCHIESTA CASALINO, REAZIONE ISTERICA DEL M5S: “VI SCIOGLIAMO”

Settembre 25th, 2018 Riccardo Fucile

I GRILLINI CHE HANNO VOTATO PER UN DIVULGATORE DI BUFALE ALLA PRESIDENZA RAI, MINACCIANO LA RAPPRESAGLIA CONTRO L’INFORMAZIONE… LORO STANNO CON CHI MINACCIA IL MEF

Dicono che l’hanno sempre detto. E infatti un movimento di invasati fanatici ama solo chi lecca le natiche ai nuovo padroni e odio chi critica. La loro libertà  di stampa è mettersi in ginocchio davanti al Verbo di Grillo o Casaleggio e del capetto di turno e lanciare anatemi con chi osa dissentire.
Per questo i reazionari a 5 stelle, complici della deriva xenofoba e razzista di Salvini, hanno votato per la presidenza della Rai uno re-twittatore seriale di bufale, amico e dello spacciatore di Fake News Bannon
Così non pensano ad altro che ad abolire l’Ordine dei giornalisti, ossia dare un colpo mortale perchè la professione diventi ancora di più un mercato delle vacche e senza dignità .
E per cosa? Per rappresaglia: “A cosa serve l’ordine dei giornalisti se non sanziona la diffusione delle notizie false e i comportamenti antietici di giornalisti mossi solo da interessi di partito e non dal desiderio di informare i cittadini? A niente. Quindi aboliamolo. Il provvedimento è già  sul tavolo del governo”.
Parole in un post pubblicato sul Blog delle stelle a firma del Movimento, che difende Rocco Casalino, portavoce del governo Conte, dopo il caso dell’audio contro i tecnici del Mef diffuso dai media.
Difendono Marcello Foa e Rocco Casalino e attaccano l’informazione libera fatta da tanti bravi giornalisti che da soli denunciano le malefatte di corrotti, malavitosi e magiosi.

(da Globalist)

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