Settembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO DEL CAPO DELLO STATO MENTRE IL M5S PROSPETTA PIANI PUNITIVI PER L’EDITORIA
“L’incondizionata libertà di stampa costituisce elemento portante e fondamentale della
democrazia e non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo”.
Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio all’Amministratore delegato della Società Editrice Sud Spa, Pasquale Morgante, per il rilancio di Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud, un’iniziativa “meritevole in un contesto, quello del Mezzogiorno, in cui la battaglia per l’affermazione dei valori costituzionali e della legalità è particolarmente meritoria”.
Un richiamo che arriva proprio nei giorni in cui il Movimento 5 stelle sta illustrando le sue proposte per l’editoria, con tagli ai fondi pubblici all’editoria e tetti alla partecipazione nelle imprese editoriali da parte di chi non ha come attività centrale l’editoria, a favore degli “editori puri”.
“Una stampa credibile, sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell’innovazione e dell’allargamento della fruizione dei contenuti giornalistici attraverso i nuovi mezzi – prosegue Mattarella – sono strumenti importanti a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve saper guidare l’azione delle istituzioni”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2018 Riccardo Fucile
“RIBALTERO’ LA LOGICA DELLO STAGE: VECCHI IN REDAZIONE A TITOLO AMATORIALE”
“È giunto per me il momento di fare qualcosa di tangibile: far nascere un quotidiano digitale realizzato solo da giovani regolarmente contrattualizzati, magari con la tutela redazionale di qualche ‘vecchio’ a titolo amatoriale (ribaltando la logica dello stage!) che possa riaprire il mercato della scrittura e della lettura giornalistica per le nuove generazioni”.
Lo annuncia su Facebook Enrico Mentana.
“Di mio – spiega – ci metterò una parte del finanziamento e il contributo quotidiano di scritti che fino a oggi ho postato su Facebook. Se con contributi economici e pubblicità si reggerà , bene. Se – come inevitabile almeno all’inizio – sarà in passivo, ci penserò io. Se – come spero – diventerà profittevole, tutto l’attivo sarà usato per nuove assunzioni e collaborazioni. Se per motivi loro ci saranno aziende o mecenati in grado di aiutare senza nulla pretendere saranno benvenuti.
“Per la raccolta pubblicitaria sarà scelto chi farà l’offerta migliore. Chiederò all’Ordine dei giornalisti e alla Fnsi quali possano essere le griglie normative e contributive più corrette e solo allora penserò a come avviare il reclutamento”.
Nel post sul suo profilo Facebook, Mentana ricorda di aver “detto e scritto tante volte che noi della generazione degli anni 50 e 60 abbiamo potuto realizzare il nostro sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi. Ho cercato di spiegare perchè si sia operata questa chiusura pressochè totale (peraltro simile a quella di tante altre professioni). Crisi della stampa tradizionale, crollo della pubblicità , abbattimento dei profitti per l’invalersi del web, costo sempre più alto del lavoro giornalistico già in essere in rapporto alle entrate degli editori, e tanto altro”.
“Il risultato però – sottolinea ancora il direttore del TgLa7 – è che noi siamo ancora seduti, tutelati da contratti che ci tutelano, ben pagati, con una cassa sanitaria autonoma e una pensione che ci aspetta. Fuori tanti giovani, potenzialmente più che meritevoli, aspettano in piedi e senza garanzie. E anche lettori e telespettatori sono come noi: del resto un prodotto fatto da sessantenni, con modalità novecentesche, è seguito per consuetudine, tradizione e simili coordinate politico-culturali da un pubblico in cui i giovani proprio non ci sono o quasi”.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2018 Riccardo Fucile
“IL M5S NON HA UN’IDEOLOGIA E UNA AGENDA POLITICA, COSI’ SALVINI HA CAMPO LIBERO”
Il quotidiano inglese analizza i fatti dell’ultima settimana per spiegare ai suoi lettori come sia Salvini il
premier, nonostante Giuseppe Conte
Se ne è accorto anche il Guardian che è Matteo Salvini, di fatto, il nostro presidente del Consiglio.
Il quotidiano inglese mette in fila i fatti delle ultime settimane, sottolineando come l’unica voce che si sia sentita sia stata quella del Ministro dell’Interno, mentre il premier Conte e Luigi Di Maio, che pure dovrebbe essere pari a Salvini nel governo del Cambiamento, sono stati costretti a un comodo silenzio.
La narrazione anti migranti di Salvini, riflette il Guardian, lo rende l’unico vero protagonista della politica italiana, oltre al fatto che è l’unico in questo triumvirato ad avere una chiara esperienza politica e una ancor più chiara ideologia: “Il Movimento 5 stelle non ha un’agenda politica, non ha un’ideologia” spiega al Guardian Sergio Fabbrini della Luiss, il che ovviamente lascia campo libero alla Lega di dettare l’agenda politica del paese senza che Di Maio o Conte possano far nulla.
Lo dimostrano i numeri: dallo scorso 4 marzo, giorno delle elzioni, il consenso di Salvini è cresciuto ancora, di ben 10 punti, portandolo a un 27% che lo mette a pari con Di Maio, sempre che il leader del Movimento sia ancora così gradito: non è detto infatti che tutti gli elettori a cinque stelle siano ancora dalla parte del loro leader, vuoi per questa coalizione con la Lega oppure per una migrazione decisa verso le posizioni più estreme di Salvini
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
“L’ITALIA SCATENA IL TIMORE GLOBALE SULL’EURO”
“L’incertezza dell’Italia spinge l’euro sulla ribalta, l’ultimo posto che l’Europa vuole”. “L’Italia
scatena il timore globale di una nuova crisi dell’euro”. Sono i titoli di apertura della versione online rispettivamente del New York Times e del Wall Street Journal, dedicati appunto alla crisi politica del nostro Paese.
Bloccando la formazione del governo da parte di “due partiti populisti” nella convinzione che un membro cruciale della loro proposta di esecutivo avesse intenzione di far uscire l’Italia dall’euro, il presidente Mattarella “potrebbe aver gettato le basi per nuove elezioni, elezioni che equivalgono ad un referendum sull’euro”, scrive il New York Times.
“Per l’Unione europea, un’altra elezione italiana sarebbe terribilmente un brutto momento”, prosegue il quotidiano, ricordando la debolezza di Angela Merkel e il rischio di nuove elezioni anche in Spagna.
“Per quanto improbabile possa essere un ritiro italiano dall’eurozona, la mera prospettiva è più pericolosa per il futuro della Ue” che il bailout della Grecia, del voto britannico per lasciare il blocco (europeo, ndr) o le controversie sul ruolo della legge con Ungheria e Polonia”, prosegue il New York Times, ricordando che l’Italia è un membro fondatore della Ue e dell’euro e la quarta più grande economia del blocco, e la psicologia conta”.
Con la sua mossa, “Mattarella ha dato agli italiani, eccezionalmente, la stessa opzione costruita nel sistema francese – due turni di voto, il primo col cuore, il secondo con la testa”, secondo il giornale, che ricorda la sconfitta al secondo turno di Marine Le Pen sostenendo che il presidente italiano “sta scommettendo che gli italiani possano fare lo stesso”, se i partiti populisti scioglieranno la loro ambiguità sull’euro.
Secondo il Wall Street Journal, invece, la mossa di Mattarella “suggerisce un nuovo round di elezioni che potrebbe rafforzare la posizione delle forze anti euro, alcune delle quali cercano di sciogliere l’unione sempre più vulnerabile dell’Europa”.
“Sei anni dopo che l’eurozona ha fatto un passo indietro dall’orlo di una rottura, una forte liquidazione del debito dell’Europa meridionale si è allargata ai più vasti mercati finanziari, inducendo gli investitori verso la sicurezza del dollaro e dello yen giapponese, che sono aumentati impetuosamente”, osserva il quotidiano.
Intanto il Tesoro americano ritiene sia meglio per l’Italia e gli altri paesi dell’area euro risolvere i loro problemi senza grandi cambiamenti all’intero di Eurolandia. Lo afferma un funzionario Usa in vista del G7 dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali che si terrà a Whistler, in Canada.
“Sarebbe meglio se risolvessero le cose all’interno dell’area euro senza grandi cambiamenti, e sicuramente l’Italia ha l’occasione per farlo” mette in evidenza il Tesoro, secondo quanto riporta la stampa Usa.
Il funzionario Usa aggiunge che l’Italia e la volatilità sui mercati emergenti saranno nell’agenda del G7 finanziario a Whistler in Canada.
Anche il Dipartimento di Stato di Mike Pompeo sta monitorando la crisi politica in italia. “Monitoriamo sempre queste questioni”, ha detto Heather Nauert, portavoce del Dipartimento di Stato, parlando ieri durante il consueto briefing con la stampa.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2018 Riccardo Fucile
TRA CRISI ISTITUZIONALE E CAOS: LA FOTOGRAFIA DEL NOSTRO PAESE
All’indomani del tentativo fallito di Lega e 5 Stelle di formare un nuovo governo e la presa di posizione del capo dello Stato, Sergio Mattarella, la crisi italiana finisce sui giornali di tutto il mondo.
“L’Italia è in tumulto”, titola il Wall Street Journal nella sua edizione online.
Quasi tutti i quotidiani stranieri mettono in evidenza la crisi istituzionale che si è aperta in Italia con 5 Stelle e Lega all’attacco del presidente della Repubblica.
Il Financial Times parla di “possibile crisi istituzionale” mentre il Washington Post titola “Italia nel caos” dopo il fallimento degli sforzi per formare “il primo governo populista d’Europa”.
Il New York Times prende atto che “i partiti populisti italiani, alla soglia del potere, falliscono nella formazione del governo”.”
Il Guardian agita lo spettro di “nuove elezioni” mentre si profila la richiesta di “impeachment” per Mattarella e il Telegraph rileva il fallimento dei tentativi di formare un nuovo governo a causa della “scelta di un economista fermamente anti-euro”.
Di “veto sul ministro euroscettico” che “fa saltare in aria la formazione del governo” parla lo spagnolo El Pais.
Il tedesco Spiegel punta sulla nomina dell’ “ex economista del Fmi” come “soluzione temporanea”.
Il fallimento della formazione Lega-5 Stelle per la composizione del governo italiano apre oggi anche i due principali giornali tedeschi, Frankfurter Allgemeine Zeitung e Sueddeutsche Zeitung, che danno la notizia in termini fattuali: “la formazione del governo è fallita, l’Italia verso le nove elezioni”.
In due colonnine dedicate alla “guerra di nervi a Roma”, la Sz mette invece a fuoco “i tempi drammatici” che sta affrontando il Paese, “forse i più drammatici da trenta anni”, scrive.
Riferendo che il presidente Sergio Mattarella viene accusato da alcuni addirittura di alto tradimento, per aver posto un veto politico sul ministro dell’economia Paolo Savona, il giornale di Monaco afferma: “Un conflitto del genere fra le istituzioni non si è mai avuto nella storia repubblicana, non così drammatico”.
Die Welt dedica a Roma un commento scritto chiaramente prima che l’esecutivo saltasse, dal titolo “Miseria italiana”, in cui si dà conto dei rischi di un governo che mantenesse le promesse del programma.
Nelle pagine di economia si legge: “L’Italia ha un piano segreto?”, un articolo su un presunto piano B per l’uscita dall’euro, di cui ha parlato nei giorni scorso l’economista Codogno al Sole 24 ore.
Handelsblatt online apre il dito facendo il tifo per il presidente della Repubblica e so schiera: “Il presidente italiano ha fatto bene: forza Mattarella!”
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2018 Riccardo Fucile
OVVIE ECCEZIONI I MEGAFONI DI M5S E LEGA
Tutte le aperture dei quotidiani italiani in edicola sono dedicate alla crisi istituzionale, seguita alla rinuncia del presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte a formare un nuovo governo dopo che il presidente della Repubblica Mattarella si era opposto alla nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia per le sue posizioni contrarie all’euro.
“Salta il Governo, corsa verso il voto” titola il Corriere della Sera, con l’editoriale del direttore Luciano Fontana dal titolo “Una sfida irresponsabile”.
Il quotidiano ipotizza le elezioni il 9 settembre prossimo, prima data utile dopo le ferie estive.
“Salta il Governo Salvini-Di Maio, il Quirinale sceglie Cottarelli” titola la Repubblica, con l’editoriale del direttore Mario Calabresi dal titolo “Un argine alle spallate” e il punto di Stefano Folli secondo cui “Nulla sarà più come prima”.
“C’è Cottarelli, furia M5S-Lega contro Mattarella” è il titolo della Stampa, con l’editorialista Marcello Sorgi che analizza il Paese ormai diretto verso le elezioni: “Quella deriva che il paese deve evitare”.
Critico nei confronti del Quirinale è Il Fatto Quotidiano, che compara Sergio Mattarella a Giorgio Napolitano aprendo il giornale con il titolo “Re Sergio fa saltare tutto”. Il direttore Marco Travaglio firma l’editoriale dal titolo “Cose da pazzi”.
Il Messaggero apre il giornale con il titolo “No di Mattarella, la crisi più grave”. “Si torna a votare. Ciaone Di Maio, arriva Cottarelli” titola Il Giornale con l’articolo di apertura affidato al direttore Alessandro Sallusti. Libero titola invece “Mattarella sfascia tutto”.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2018 Riccardo Fucile
LA TRADUZIONE “INTERESSATA” HA OMESSO ANCHE DI DIRE CHE “LA SUA ASCESA E’ STATA CASUALE, NON SI E’ MAI LAUREATO E HA FATTO LO STEWARD”… “AMICO DEI RUSSI, SCETTICO SUI VACCINI, HA ATTACCATO LE ONG SALVO POI RIMANGIARSI TUTTO, FA PROMESSE IRREALISTICHE”
Ieri un lancio dell’agenzia di stampa ANSA parlava del ritratto del Financial Times dedicato a Luigi Di Maio e firmato da James Politi sintetizzando il tutto con un interessante «Ft, ‘Di Maio il moderato M5S che viene dal sud’».
Il Fatto Quotidiano riprendeva il lancio dell’agenzia ANSA in cui si parlava del “vincitore delle elezioni italiane”: “I giovani, i poveri e gli italiani del Meridione in maniera sproporzionata si sono accodati dalla sua parte, sulla base della promessa di fermare la corruzione, le politiche di austerity dell’Unione Europea e altre misure in favore degli oppressi ”.
Sulle colonne del quotidiano, secondo la sintesi del Fatto e dell’ANSA, si sottolineava anche che il leader del Movimento 5 Stelle può diventare “il primo premier dall’impoverito Mezzogiorno dal 1989”, anno dell’ultimo governo Ciriaco De Mita, campano come Di Maio.
“A differenza dell’altro vincitore del voto populista, Matteo Salvini, Di Maio ha cercato di guidare il Movimento 5 Stelle verso posizioni più moderate, in particolare sull’euro. Si incontra regolarmente con leader industriali e ambasciatori europei ed è volato anche a Londra per rassicurare gli investitori”.
Ma davvero il FT vuole bene a Luigi Di Maio?
L’articolo del Financial Times, firmato da James Politi, sembra però essere stato oggetto di una sintesi un po’ brutale, diciamo.
Nell’articolo ad esempio si definisce l’ascesa politica di Di Maio “casuale”, si ricorda che il padre era un missino, quindi si ricorda che il nuovo De Mita non si è mai laureato e ha fatto lo steward, esattamente come fanno alcuni cattivoni che non vogliono esattamente benissimo a Giggino: “He never clicked with university, switching from engineering to law and eventually dropping out. He held a series of odd jobs from internet marketing to steward at the San Paolo football stadium, home of SSC Napoli“.
Poi, subito dopo la frase su Di Maio che incontra ambasciatori e leader industriali, l’articolo prosegue così:
But Five Star remains no ordinary party: its angry vitriol, pro-Kremlin tilt in foreign policy and scepticism of mandatory vaccines still lurk. Mr Di Maio set them aside during the election. When anti-immigrant sentiment flared last spring, he attacked charities rescuing migrants in the Mediterranean, but then toned down his rhetoric during the campaign. He is “a chameleon who adapts to changing circumstances”, says Massimiliano Panarari of the school of government at Luiss university in Rome.
Ovvero dipinge i 5 Stelle come come amici dei russi in politica estera e scettici sui vaccini. Ricorda che Di Maio ha attaccato le ONG che salvavano uomini nel Mediterraneo e poi di recente si è rimangiato tutto e lo si definisce “un camaleonte che si adatta alle circostanze”.
Se poi qualcuno di voi dovesse essere ancora scettico, allora si potrebbe citare la chiusura dell’articolo:
Mr Di Maio may be just the latest Italian politician to make unrealistic promises to a generation and a region desperate for change. But this time, voters gave him the benefit of the doubt as he seeks to become the first Italian premier from the impoverished Mezzogiorno since 1989. “We opened a breach in the old way of doing politics and statehood, and we are not going back,” he told a victory party in Pomigliano on Tuesday.
Insomma, come qualche tempo Wolfgang Muenchau definiva “ciarlatani” Grillo, Di Maio e Marine Le Pen, oggi Politi spiega che Di Maio sembra essere solo l’ultimo dei tanti politici italiani che si è dedicato a fare promesse irrealistiche ai giovani che vogliono un cambiamento, ma gli elettori evidentemente vogliono dare anche a lui — come hanno dato ad altri — il beneficio del dubbio. Tutti i gusti sono gusti, si potrebbe chiosare ad essere cattivi.
Di certo il Financial Times non sembra puntarci poi molto.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
DAL NEW YORK TIMES AL GUARDIAN, TUTTI INCREDULI PER L’ELIMINAZIONE DAI MONDIALI
Non sono solo gli italiani ad essere rimasti attoniti dall’esclusione della nazionale italiana per i Mondiali di calcio 2018.
Anche la stampa estera mostra tutta l’incredulità per la dolorosa eliminazione, che arriva dopo sessant’anni di qualificazioni continue a uno degli eventi calcistici più attesi al mondo.
Il giornale spagnolo Marca titola ‘Un mondiale senza l’Italia’ e mostra un’immagine della disperazione di Buffon.
‘Ciao Italia’ è invece l’apertura de L’Equipe, quotidiano francese, che mostra gli azzurri abbattuti sul campo di San Siro.
Più cinici, invece i tedeschi di Bild che scrivono ‘Peccato per il Mondiale, meglio per noi’.
Il titolo che danno alla notizia della disfatta dell’Italia è ‘Italien Raus’ a caratteri cubitali. ‘Arrivederci, l’Italia manca il Mondiale dopo 60 anni’ è, infine, l’apertura del portoghese A Bola.
Titoli simili anche per il New York Times e per The Sun.
A dominare le pagine sportive dei quotidiani stranieri, insomma, sono le facce affrante e in lacrime degli Azzurri alla fine della partita contro la Svezia.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
DAL 2003 AD OGGI UNA PIOGGIA DI 230 MILIONI DI EURO NELLE CASSE DI 19 TESTATE DI PARTITO… SOLO IL 20% E’ RIMASTO IN VITA
Da l’Unità a La Padania, fino a Europa e Liberazione.
Storie politiche profondamente diverse, ma con un minimo comune denominatore: si tratta di giornali di partito che nonostante i corposi aiuti pubblici hanno avuto una fine ingloriosa. E non sono i soli.
I calcoli li ha fatti l’osservatorio civico Openpolis, che sommando i dati ufficiali forniti dalla Presidenza del Consiglio ha evidenziato come dal 2003 ad oggi lo Stato ha versato oltre 230 milioni di euro nelle casse di 19 testate di partito, l’80% delle quali è fallito.
Il caso più clamoroso è proprio quello del giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci, che non è più in edicola dal 3 giugno.
Si tratta del terzo fallimento nella lunga storia dell’ex quotidiano del Partito Comunista. A quest’ultimo danno, però, si è aggiunta anche la beffa di assistere al lancio del primo numero di Democratica, il nuovo quotidiano digitale del Pd, nonchè l’organo che di fatto ha preso il posto dell’Unità .
Ad andare in fumo non è stato solo un pezzo di storia dell’Italia e del giornalismo italiano, ma anche oltre 60 milioni di euro, ovvero la cifra versata dallo Stato dal 2003 ad oggi. Tanti soldi, che evidentemente non sono bastati.
Stesso, identico discorso per la Padania (più di 38 milioni di euro) e per Europa (32 milioni e mezzo di euro), a cui vanno aggiunte altre 16 testate.
Quasi tutte chiuse, con appena il 10% ancora attivo in forma cartacea (La Discussione e Zukunft in Sà¼dtirol) e solamente un 5% in versione online (Secolo d’Italia).
I contributi ai media di partito
Già nel dossier ‘Sotto il materasso’ Openpolis ha messo in luce che i partiti sono diventati un soggetto residuale del finanziamento pubblico.
Perchè finiti gli anni in cui ricevevano rimborsi in media superiori ai 124 milioni di euro all’anno (1994-2013), oggi devono ‘accontentarsi’ del 2à—1000 (9,6 milioni nel 2014) e delle donazioni dei privati, sostenute con importanti agevolazioni fiscali.
Eppure restano numerosi i contributi che arrivano per altre vie al mondo della politica.
Da quelli verso i gruppi parlamentari e regionali, fino a quelli destinati ai media di partito. Tra giornali e radio si tratta di 9 milioni di euro all’anno, in molti casi incassati da imprese in via di liquidazione.
Basti pensare che nel 2014 i giornali di partito hanno ricevuto 4,2 milioni di euro, risorse che sono andate a quattro soggetti: Europa, la Padania, Secolo d’Italia e l’Unità . Quest’ultima ha ricevuto il contributo più sostanzioso (1,9 milioni di euro), seguita dal quotidiano della Lega Nord (1,2 milioni di euro).
Tutte le testate finanziate, tranne il Secolo d’Italia, erano in liquidazione al momento dell’erogazione. Nello stesso anno sono stati pagati circa 925mila euro per le radio di partito.
Il caso Unità
Il 30 giugno il Partito democratico ha presentato la sua nuova attività editoriale. Rigorosamente online. E non sarà un caso, forse, vista la fine che negli ultimi anni hanno fatto testate anche storiche del nostro Paese.
“Il primo numero della rivista diretta dal deputato del Andrea Romano — ricorda Openpolis — chiude ufficialmente l’avventura di uno dei giornali storici del panorama italiano, ossia l’Unità ”. Che, come tanti altri media di partito, ha usufruito negli anni di soldi pubblici “grazie a una delle tante forme di sostegno all’editoria del governo” per poi chiudere nuovamente lo scorso 3 giugno con tanto di polemiche.
Ma quanti soldi hanno ricevuto i giornali di partito negli anni?
Dal 2003 al 2015 circa 238 milioni di euro. Finiti, come detto, nella casse di 19 testate. In cima alla classifica proprio l’Unità che dal 2003 al 2015 ha ricevuto 62 milioni di euro.
E se si fa un passo indietro, la cifra — dal 1990 a oggi — lievita a più di 152 milioni. Che l’Unità ha incassato prima come testata del Partito comunista (Pci), poi del Partito democratico di sinistra (Pds) e infine dei Democratici di sinistra (Ds). Una media di 6,3 milioni all’anno, che non sono bastati, però, a tenerla in vita.
Gli altri giornali
Al secondo posto della classifica c’è la Padania, con più di 38 milioni di euro. Altro passo indietro: il quotidiano della Lega Nord dal gennaio 1997 al novembre 2014, quando ha chiuso i battenti, ha incassato (per 17 anni) i fondi riservati dalla presidenza del Consiglio agli organi delle forze politiche per oltre 61 milioni di euro: 300mila euro al mese, 10mila al giorno.
Con una grande differenza tra i contributi pubblici dei primi anni (3 milioni 900 mila euro del 2008) a quelli degli ultimi (un milione e 300mila del 2013). I bilanci ne hanno risentito e le perdite sono state inevitabili.
Al terzo posto della classifica di Openpolis c’è Europa. Erede del quotidiano Il Popolo, è stato fondato nel 2003 come organo di Democrazia e Libertà -La Margherita e ha sospeso le pubblicazioni il primo novembre 2014. Quasi in contemporanea con la Padania. Ebbene, al giornale diretto prima dall’attuale vicesegretario generale della presidenza del Consiglio Nino Rizzo Nervo e poi da Stefano Menichini (capo ufficio stampa alla Camera dei deputati) sono andati 32 milioni e mezzo di euro.
Al quarto posto Liberazione, organo di stampa ufficiale del Partito della Rifondazione Comunista, con quasi 32 milioni. Anche questo chiuso inesorabilmente il 19 marzo 2014. Segue il Secolo d’Italia con 28 milioni. È stato quotidiano di partito prima del Movimento Sociale Italiano — Destra Nazionale, poi di Alleanza Nazionale e, infine, una delle testate del Popolo della Libertà .
E la testata è ancora attiva online, diretta dall’ex deputato di Alleanza Nazionale e di Futuro e Libertà per l’Italia Italo Bocchino.
Poi ci sono Notizie Verdi (poi Terra) organo ufficiale della Federazione dei Verdi con quasi 14 milioni, Cronache Di Liberal (organo dell’Unione di Centro chiuso nel marzo 2013) con 10 milioni, la Discussione di ispirazione democristiana, fondata da Alcide De Gasperi con quasi 8 milioni, Zukunft in Sà¼dtirol, organo della Sà¼dtiroler Volkspartei (questi ultimi due ancora attivi in forma cartacea) con oltre 6milioni e il settimanale Rinascita della sinistra, organo del Partito dei Comunisti italiani, con quasi 6 milioni.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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