Destra di Popolo.net

MENTRE NEL GOVERNO ESPLODEVA LA GUERRA PER BANDE, SILVIO SE LA SPASSAVA NEGLI STUDI RAI

Aprile 28th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER SI TRASFORMA IN “COREOGRAFO PER UNA NOTTE”, ORGANIZZA LO SHOW DI SGARBI E RACCONTA UNA PENOSA BARZELLETTA SU SARKOZY…OLTRE ALLE SEXYGAG STAVOLTA FA ANCHE UN TUFFO DA ROCKSTAR

Martedì 26 aprile, giornata faticosa, nervosa e irritante.
Un vertice lungo e umiliante con il presidente francese, ex amato ora odiato; una scalata in Borsa di Lactalis che stende il governo, ennesima lite con Giulio Tremonti; la bugia nazionale del nucleare e le bombe in Libia che accendono la Lega Nord.
Ma non immaginatevi un Berlusconi preoccupato.
Salutato Sarkò, liquidato Bossi e ignorato il superministro dell’Economia, il presidente del Consiglio ha ricevuto un invito galante, anzi curioso.
E corre con Vittorio Sgarbi, seguito da berline e blindati di scorta, verso gli studi Rai di via Tiburtina, periferia romana al confine con il centro.
Lì dove il sindaco di Salemi, moderno Bernini, ordina a operai e maestranze di alzare statue ad altezza d’uomo oppure di creare effetti speciali. In un cantiere promettente e ingarbugliato, a mezzanotte, Berlusconi libera la tensione e la rabbia francese, cerca l’ammirazione di ragazzi increduli, racconta le solite barzellette, sale sui ponteggi.
E quando è in alto, a un metro e mezzo dal suolo, pervaso dallo spirito di una rockstar, chiama i suoi uomini e si lancia come Jimi Hendrix.
Scarica subito il complesso di Sarkò, castigato dentro per un giorno orrendo: “Gli ho detto che mi sembra un maniaco, va sempre con la stessa donna… ”.
E poi rinforza l’autostima: “Dio mi rimprovera che con me fa solo il vicepresidente”.
Nessuno ride.
Ma fa una riflessione seria per un secondo, mentre la serata diventa notte e si fa l’una in punto: “Sgarbi, questo programma a Mediaset non l’avresti fatto, costa troppo”, e indica la merce preziosa distesa sul pavimento, le luci, le quinte, il marmo vero o finto che sia.
E dice il giusto: sette milioni di euro per cinque o sei puntate, più il contratto di un milione per il critico d’arte.
Da settimane Vittorio Sgarbi monta e smonta il suo programma di Raiuno, che debutta il 2 maggio, che forse scivola al 18, che magari torna a settembre.
Non importa.
Sgarbi ha milioni di idee e di euro che il Cavaliere può mettere in ordine, anche in onore di un conflitto di interessi plateale: l’autore di una trasmissione del servizio pubblico chiede una consulenza al proprietario dei rivali di Mediaset. Stavolta il sindaco di Salemi può vantare una consulenza di Berlusconi in trasferta; eppure, spesso, va lui con i collaboratori nella villa di Arcore.
A domicilio.
In quelle stanze cercò l’approvazione per Francesca Lancini — ex modella e ora giornalista, autrice del romanzo Senza tacchi, una scommessa di Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio, direttore editoriale di Bompiani — come spalla nel suo programma.
Un bellissimo volto femminile, una ragazza di talento che detesta le passerelle su cui sfilava.
L’ex ministro gioca questa carta per convincere il Cavaliere che invece suggeriva Piero Chiambretti ed Elenoire Casalegno.
A una casta cena di lavoro, con la tradizionale compagnia di Nicole Minetti, Barbara Faggioli e altre arcorine, ecco che Berlusconi conosce Francesca.
Forse al premier sarà  piaciuta, ma la ragazza ha preferito mollare Sgarbi per continuare la sua carriera senza sprofondare in quel mondo che aveva rinnegato: “Non mi sento in grado di fare televisione, mi piace scrivere”.
Sgarbi s’infuria, e poi si consola con il suo collaboratore principale: il presidente del Consiglio

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MEDIASET, CASO UNICO IN EUROPA: MENO AUDIENCE (37,6%), MA IL 63% DELLA PUBBLICITA’. ALLA RAI SOLO IL 23%, CON IL 41,3% DI SHARE

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

NESSUNO IN EUROPA E’ IN GRADO DI RACCOGLIERE OLTRE LA META’ DELLA QUOTA DI MERCATO….L’OCSE CHIEDE ALL’ANTITRUST DI “VALUTARE IL GRADO DI COMPETITIVITA’ NEI MEDIA”…IL TETTO DELLA PUBBLICITA’ IN RAI E’ DEL 12%, PER MEDIASET IL 18% (E SI VORREBBE PORTARLA AL 20%)

“Il settore televisivo resta dominato da società  statali e da una società  privata”. Parola dell’Ocse che nel rapporto Going for Growth ha dedicato particolare attenzione alla situazione italiana, raccomandando all’Antitrust di “valutare il grado di competitività  nei media tv”.
Una competitività  difficile da immaginare: nel 2010 il 63% dei 3,8 miliardi spesi per la pubblicità  in tv è finito nelle casse di Mediaset.
La Rai si è accontentata del 23% e agli altri solo le briciole: il 6% per Sky e il 3,7% per La7.
Ma se per gli ultimi due i numeri rispecchiano anche l’audience, per i big la situazione è diversa.
Lo scorso anno lo share medio di Viale Mazzini, per l’intera giornata, è arrivato al 41,3%, per il gruppo della famiglia Berlusconi si è fermato al 37,6%.
Certo a Mediaset interessa il target commerciale (15-64 anni), ma anche in questo caso lo share non supera il 40%.
Come a dire che per gli investitori l’indice di ascolto non è un parametro così rilevante, merito forse dell’abilità  dei venditori di Publitalia, ma anche delle norme che fissano al 12% del tempo di trasmissione il tetto per la pubblicità  in Rai, un limite che per Mediaset sale 18%.
Un’asticella che il governo potrebbe portare anche al 20%.
Di certo, già  oggi, nessun Paese europeo ha una situazione simile.
Secondo Screen Digest, in Spagna, Telecinco raccoglie il 33% della pubblicità  seguita da Antena 3 che arriva al 27%; in Gran Bretagna ITV ha il 45% del mercato e Channel Four il 23%; in Germania Prosieben arriva al 43%, tallonata da Rtl al 41%; in Francia Tf1 è leader con il 49% degli investimenti, mentre M6 si accontenta del 23%.
Insomma in nessun Paese del Vecchio Continente c’è qualcuno in grado di raccogliere più della metà  della spesa in televisione.
E mentre in Europa l’avvento del digitale terrestre ha spostato l’allocazione delle risorse dalle reti tradizionali, in Italia la raccolta dei nuovi canali sottrae risorse ai media tradizionali, quotidiani e periodici su tutti.
E intanto l’Antitrust ha deciso di allargare a tutti i media la sua indagine conoscitiva del settore della raccolta pubblicitaria.
Una proposta approvata con il voto favorevole dei consiglieri dell’authority in area di centrodestra perchè in un paniere più ampio (da 3,8 a 7,7 miliardi) il peso di Mediaset sarà  diluito.
Resta tuttavia evidente che il mercato pubblicitario italiano abbia due padroni assoluti.
Da un lato Mediaset, dall’altro la televisione che nel 2010 ha raccolto il 49,3% dei 7,7 miliardi investiti.
“Colpa dell’abbassamento dei listini tv   –   dice un addetto ai lavori – In Italia un passaggio televisivo costa poco più di una pagina di giornale. In Europa, invece, la situazione è molto più chiara e i media vengono scelti in base al target da raggiungere”.
E i risultati si vedono.
Più piccolo del nostro c’è solo il mercato spagnolo che vale 5,6 miliardi ed è quello che più assomiglia all’Italia: la tv pesa il 42,3%, quotidiani e periodici il 27,3% e internet per il 13,8%.
Ma la vera gallina d’oro degli spot è la Germania che lo scorso anno ha speso 16,9 miliardi: il 23,6% in televisione, il 20% online e il 47,4% in quotidiani e periodici.
Che in Italia valgono appena il 25,5%

Giuliano Balestreri
(da “La Repubblica“)

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CASO ITALIA, INTERVENGA L’OSCE: APPELLO PERCHE’ L’EUROPA VIGILI SULLA PLURALITA’ DELL’INFORMAZIONE NEL NOSTRO PAESE

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

GLI SPAZI E I MODI CON CUI BERLUSCONI HA INVASO I MEDIA NON SONO DA DEMOCRAZIA….LO STRAPOTERE DEGLI SPAZI RISERVATI AL PREMIER E AL GOVERNO SUI CANALI TELEVISIVI PUBBLICI E QUELLI DI SUA PROPRIETA’

Visto che l’Italia non riesce a mettere un freno allo strapotere mediatico di Berlusconi e del suo governo, è forse arrivato il momento che se ne occupi un organismo internazionale.
La richiesta arriva da Ernesto Maria Ruffini, avvocato, che con il supporto dell’associazione Articolo 21 e del direttore del ‘Futurista’ (area Fli) Filippo Rossi, ha appena presentato una dettagliata denuncia all’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea.
Nel documento, a pochi giorni dalla nuova tornata elettorale, viene richiesto «che l’Osce, tramite il proprio Rappresentante per la libertà  dei mezzi d’informazione, valuti e garantisca l’effettivo rispetto in Italia dei principi di pluralismo, di imparzialità , di completezza, di obiettività  e di parità  di trattamento nei mezzi di informazione in vista delle prossime consultazioni elettorali».
Un po’ come avviene nelle democrazie “a rischio” in occasione delle elezioni, anche in Italia serve insomma un organismo internazionale che possa controllare il comportamento dei media.
Andando a sfogliare l’esposto presentato all’Osce, ci si trova di fronte a un lungo elenco di violazioni al pluralismo e alla libertà  di espressione, per cui l’Italia è stata più volte richiamata dalle istituzioni internazionali.
La diatriba tra Rete4 e Europa 7, la divisione delle frequenze stabilita dalla legge Gasparri, le sentenze della Corte Costituzionale forniscono un sommario riassunto dei fatti avvenuti solo negli ultimi anni.
Più interessanti sono però le segnalazioni dell’Agcom sul tempo dedicato dai tg agli esponenti della maggioranza rispetto a quello dell’opposizione, disponibili sul sito internet dell’autorità  e sufficienti a chiarire la sproporzione di attenzione dedicata a Berlusconi e ai suoi uomini.
Nei giorni scorsi, con il regime di par condicio già  in vigore “è stato possibile rilevare nell’ambito delle principali edizioni del Tg1 (ore 13.30 e ore 20.00) e del Tg 5 (ore 13.00 e ore 20.00) un vistoso squilibrio esistente tra i tempi di antenna concessi all’On. Silvio Berlusconi rispetto a quelli dedicati a tutti gli altri leader politici di opposizione” si legge nell’esposto.
Solo lunedì 11 aprile sul Tg1 e sul Tg5, Berlusconi ha avuto complessivamente un tempo di parola di 3 minuti e 46 secondi, a fronte dei 54 secondi di Pier Ferdinando Casini, dei 22 secondi di Gianfranco Fini e dei 15 secondi di Pierluigi Bersani.
Anche in regime di par condicio c’è chi è più uguale degli altri.

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RAI, 8 MILIONI DI EURO PER LA TRASMISSIONE DI VITTORIO SGARBI: AL CRITICO 200.000 EURO A PUNTATA

Aprile 10th, 2011 Riccardo Fucile

MASI, DOPO FERRARA, PIAZZA UN ALTRO BERLUSCONES A CONDURRE A GIUGNO UN PROGRAMMA DI CUI NON SI CONOSCE NEANCHE COME SARA’… SI SA SOLO CHE, PER UN SOLO MESE, SGARBI GUADAGNERA’ IL DOPPIO DI QUANTO SANTORO E FLORIS INCASSANO IN UN ANNO E CINQUE VOLTE LO STIPENDIO DI PARAGONE E DELLA ANNUNZIATA

Per un critico d’arte scegliere un nome è il compito più difficile.
Vittorio Sgarbi cambia ogni giorno titolo al suo programma per il debutto in Rai:
Il mio canto libero, Il bene e il male, Capra e cavoli.
Sul contratto e i costi di produzione, l’arte si fa da parte, e la cifra è tonda: cinque serate su Raiuno, otto milioni di euro.
Per scongiurare lunghe riflessioni e ripensamenti, il direttore generale Masi ha offerto a Sgarbi un accordo in esclusiva di un milione di euro, spalmato in cinque comode rate: 200 mila euro a puntata.
Masi con i suoi preferiti è un dirigente premuroso e sbrigativo, un mecenate grondante di soldi pubblici.
Impose a Vieni via con me di ospitare gratis Roberto Benigni.
Obbliga Vauro e Marco Travaglio a lavorare gratis ad Annozero.
Roba vecchia.
Per l’appalto esterno con la società  di Bibì Ballandi, incaricata di costruire la trasmissione di Sgarbi, viale Mazzini spende 2,350 milioni di euro, un pelino sotto i 2,5 per evitare il fastidioso voto in Consiglio di amministrazione.
E maniche larghe ovunque: 3,150 milioni di euro per i costi di rete, più 1,5 milioni per la produzione.
Totale (Sgarbi compreso): 8 milioni di euro, 1,6 a serata.
E per cosa?
Per un programma misterioso che slitta nel palinsesto perchè a maggio, il mese indicato, cadono le elezioni amministrative: Sgarbi, versione sindaco di Salemi, viola la par condicio .
Nessun problema, le regole in Rai mica valgono per tutti.
Masi è flessibile: prima scrive nelle sue amate circolari che i nuovi contratti vanno sforbiciati del 20 per cento, poi ingaggia Giuliano Ferrara con un sontuoso triennale e temporeggia sui rinnovi di mezza (e odiata) Raitre, Fabio Fazio, Giovanni Floris, Milena Gabanelli e Serena Dandini.
E fa pure una pernacchia ai dipendenti: piano industriale di lacrime e sangue, e dunque niente aumenti.
Così per settembre Raitre sarà  in bilico: Che tempo che fa, Parla con me, Ballarò, Report.
Masi è un direttore generale che tutti danno in uscita, ma con i piedi saldamente dentro.
L’ultima partita per normalizzare viale Mazzini la gioca da solo, chi ha i contratti in scadenza deve passare nel suo ufficio, almeno un paio di volte, per poi sentirsi rimandato, richiamato , tenuto in sospeso.
Masi mostra la sua efficienza per Ferrara, un triennale firmato all’istante (senza nemmeno avvisare il Cda) oppure per Sgarbi, invocato per fare il contraddittorio a Marco Travaglio ad Annozero e precettato a novembre per creare un Vieni via con me in salsa berlusconiana.
Una salsa talmente forte che Oliviero Toscani, già  assessore a Salemi, lasciò il gruppo dell’ex ministro senza convenevoli: “Non presto il fianco al Cavaliere”.
La Rai investe al buio 8 milioni di euro per una trasmissione che nessuno conosce, che potrebbe esordire a giugno per una concorrenza balneare con Mediaset.
Per salvare il sindaco di Salemi dal duello pubblicitario – il famoso periodo di garanzia — e farlo gareggiare con la terza replica dei Cesaroni.
Mai viale Mazzini ha svuotato le casse per il palinsesto estivo, il fuori stagione televisivo.
Provi a chiedere a Ballandì quando andrà  in onda? Risposta, mercoledì 18.
Ri(provi) con la Rai? Anticipano di un paio di mercoledì.
E autori, ospiti, argomenti? Chissà .
L’idea di Sgarbi fu estemporanea, ispirata a Vieni via con me: “Io sarò l’anti-Saviano . Adesso prepariamo il numero zero. L’importante è che vada in onda — disse a novembre – in prima serata per avere una risonanza tale da rispondere ai dibattiti suscitati da Fazio”.
Il prototipo è proprio lo speciale-evento di Raitre.
Aspettando un confronto di ascolti, Sgarbi stravince il paragone dei costi: lo scrittore di Gomorra guadagnava 50 mila euro a serata (lui 4 volte di più), Vieni via con me con una media del 29 per cento di share legittimava i 500 mila euro a puntata (lui 3 volte in più).
Non serve spulciare troppo i conti dei programmi sgraditi al governo, Sgarbi casca sempre male: Annozero, 194 mila euro a puntata; Ballarò, 110 mila; Report, 139 mila.
E tutti registrano ascolti che fanno incassare pubblicità  all’azienda.
L’ingaggio di Sgarbi (un mese!) è il doppio di quanto prendono in un anno Michele Santoro e Floris.
Cinque volte lo stipendio di Gianluigi Paragone e Lucia Annunziata, per non parlare della Gabanelli.
E via con moltiplicazioni e divisioni.
Non pretendete che un critico d’arte sappia maneggiare i numeri: “Quelle di Berlusconi sono amanti, non escort”.

Carlo Tecce
(da”Il Fatto quotidiano“)

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ANDAVA DALLA SANTANCHE’ MA E’ RIMASTO CHIUSO NELL’ASCENSORE: IL DIRETTORE DELLA RAI MASI STAVOLTA URLAVA, MA NON CONTRO SANTORO

Aprile 9th, 2011 Riccardo Fucile

MOBILITATI CARABINIERI, POLIZIA, VIGILI DEL FUOCO E AMBULANZE: AL CIVICO 115 DI PIAZZA MONTECITORIO SEMBRAVA ANDARE IN ONDA “SCHERZI A PARTE”… MASI SOFFRE DI CLAUSTROFOBIA, SFERRAVA PUGNI, URLAVA E SI DENUDAVA, LA DANIELONA SUL PIANEROTTOLO CERCAVA INVANO DI CALMARLO…DOPO 45 MINUTI IL BLITZ PER LIBERARLO HA AVUTO SUCCESSO: RAI DI TUTTO, DI PIU’

Sono le quattro del pomeriggio.
Un caldo estivo. Roma, giovedì scorso.
Mauro Masi imbocca il civico 115 di piazza Montecitorio.
Lì c’è l’ufficio di Daniela Santanchè, sottosegretaria al Programma di governo. Il direttore generale della Rai ha già  incontrato Denis Verdini, non più baffuto come lui, ma di fatto promosso da Marcello Dell’Utri a “coordinatore unico del Pdl”, perchè Bondi e La Russa non si fanno vedere mai al partito.
Dal settimo piano di Viale Mazzini, riferiscono che si tratta di “normali colloqui nell’ambito delle relazioni istituzionali”.
Ma ormai non è un mistero per nessuno che Masi è da mesi sotto il tiro incrociato del fuoco amico (il forzista Verro del cda e la vicedg Lei).
Masi va dalla Santanchè e prende l’ascensore.
Destinazione quarto piano. L’ascensore parte.
Masi è accompagnato da un uomo della sua scorta.
Quarto piano. Arrivati.
Poi, la brutta sorpresa. Le porte non si aprono.
Il dg soffre di claustrofobia e ha paura. Inizia a sudare. Grida aiuto.
Prende a pugni le porte moderne di metallo che non si aprono.
La sottosegretaria sente urlare e si precipita sul pianerottolo.
Vengono chiamati i vigili del fuoco. Accorrono anche i carabinieri.
Nel trambusto generale, i pompieri riescono a fare un piccolo passaggio laterale.
Passano un martello e un po’ d’acqua.
Masi inizia a martellare con violenza, invano.
Sotto l’edificio arriva un’ambulanza, da cui viene scaricata una barella per il soccorso immediato.
Sembra di stare su “Scherzi a parte”. Ma non è uno scherzo.
Il tempo passa e Masi peggiora.
Alle quattro e mezza è ancora dentro, imprigionato nella cabina di quel maledetto ascensore.
I vigili continuano a lavorare per sfondare le porte, che resistono alle martellate, dall’interno e dall’esterno.
Masi non smette quasi mai di urlare.
Vengono allertati gli infermieri con la barella.
Alle sedici e quarantacinque, l’incubo finisce.
I pompieri salvano Masi, che esce seminudo dall’ascensore, senza giacca e camicia, visibilmente provato.
Claustrofobia. Saluta la Santanchè. Poi ritorna alla Rai.
Da Palazzo Grazioli a Viale Mazzini rimbalza una battuta cinica e crudele: “Abbiamo perso un’occasione per farlo fuori”…

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CASO RUBY: BERLUSCONI CONTUMACE, UDIENZA LAMPO, AGGIORNAMENTO AL 31 MAGGIO

Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER ASSENTE “PER IMPEGNI ISTITUZIONALI”, RUBY NON SI COSTITUIRA’ PARTE CIVILE…FOLLA DI GIORNALISTI ARRIVATI DA TUTTO IL MONDO…NESSUN ABUSO NELLE INTERCETTAZIONI

Si è aperto ed è stato subito aggiornato al prossimo 31 maggio come ampiamente previsto il processo a Milano sul caso Ruby a carico del premier. Silvio Berlusconi, assente, è stato dichiarato contumace dai giudici della quarta sezione penale.
Il presidente del Consiglio, tramite il suo collegio difensivo, ha fatto avere alla corte una lettera nella quale spiega di non poter essere presente in aula per impegni istituzionali, ma consentendo comunque lo svolgimento dell’udienza. “Fermo restando che è mia intenzione partecipare alle udienze – scrive Berlusconi – consento espressamente, nel caso di specie, trattandosi di prima udienza di smistamento, che si proceda in mia assenza, ancorchè impedito, come da certificazione allegata, essendo impegnato per ragioni istituzionali che non mi consentono in alcun modo di essere presente”.
Come è noto Berlusconi è accusato di avere avuto rapporti sessuali con Ruby quando la giovane era ancora minorenne, tra il febbraio e il maggio 2010, e di aver fatto pressioni sulla questura di Milano per rilasciare la giovane marocchina nella notte tra il 27 e il 28 maggio dell’anno scorso e per farla affidare alla consigliera regionale Nicole Minetti.
Malgrado sia durata neppure cinque minuti, dall’udienza è emersa comunque una notizia importante.
L’avvocato Paola Boccardi, legale di Karima el Maroug, in arte Ruby, ha annunciato infatti che la sua assistita non si costituirà  parte civile nel processo dove è considerata parte offesa rispetto al reato di prostituzione minorile.
“Abbiamo deciso di non costituirci parte civile nel processo contro il presidente Berlusconi – ha chiarito la Boccardi – perchè questo significherebbe ammettere che Ruby andava ad Arcore a prostituirsi”.
Il legale, spiegando di aver sconsigliato a Ruby di essere presente in aula, ha poi aggiunto: “Non ha ritenuto giusto costituirsi parte civile perchè ritiene di non aver subito alcun danno per essere andata qualche volta ad Arcore nè per aver frequentato il premier”.
Come darle torto: visti i versamenti di centinaia di migliaia di euro che il premier ha fatto a Ruby e la richiesta di 5 milioni di euro che è emersa da una intercettazione telefonica per “fare la pazza” ci mancherebbe che la marocchina si costituisse pure parte civile…
La notizia è stata accolta naturalmente con soddisfazione dalla difesa di Berlusconi. “Oggi l’elemento significativo dell’udienza è che nessuna persona, si è costituita parte civile”, ha commentato l’avvocato Giorgio Perroni, legale del premier “.
Questa mattina, già  a oltre un’ora dall’apertura del processo, l’aula era gremita di giornalisti arrivati a Milano da tutti i continenti.
Secondo una procedura studiata per l’occasione, a partire dalle 7.40, ciascun cronista è stato identificato e dopo una mezz’ora è stato concesso l’ingresso in tribunale solo su chiamata nominale.
Alle televisioni non è stato consentito però di essere presenti con le loro telecamere.
Per il momento i network internazionali si sono dovuti accontentare di presidiare il piazzale davanti il tribunale, dove centinaia di troupe sono schierate dall’alba.
La vigilia del processo è stata segnata dalle proteste della difesa di Berlusconi per le tre intercettazioni raccontate ieri dal Corriere della sera, in cui a parlare è il presidente del Consiglio.
Non dovevano essere trascritte e non dovevano finire negli atti depositati dalla procura di Milano secondo gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo. La procura replica spiegando quali sono state le scelte della pubblica accusa, fin dall’inizio dell’indagine.
1) non utilizzare nel processo le telefonate con la voce di Berlusconi. Conversazioni legittimamente acquisite, perchè a essere intercettato non era il premier, ma altri che parlavano con lui.
Le si potrebbe utilizzare, ma soltanto dopo aver chiesto l’autorizzazione al Parlamento.
La procura ha però deciso di non farlo, escludendo dal processo le telefonate del presidente del Consiglio anche per una sorta di garbo istituzionale.
Per questo le sue intercettazioni non sono indicate tra gli elementi di prova mandati al gip per ottenere il giudizio immediato.
2) le telefonate, anche quelle con la voce di Berlusconi, possono essere utilizzate a carico di altri indagati, per esempio Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede.
Lo saranno? La procura si riserva di decidere più avanti.
3)   perchè, se non saranno utilizzate, le intercettazioni con la voce di Silvio sono state depositate ai difensori?
Perchè è un obbligo della procura farlo.
I magistrati che indagano non possono nascondere nessuno degli atti d’indagine, non possono far sparire qualcosa sotto il tappeto.
Così ai difensori di Berlusconi sono stati consegnati non soltanto il brogliaccio delle tre intercettazioni in questione (con Nicole Minetti, con Raissa Skorkina, con Marysthelle Garcia Polanco), ma anche un cd audio con decine di telefonate del presidente del Consiglio.
La procura ha deciso di non utilizzarle nel processo, dunque sono destinate a rimanere segrete e a essere distrutte, però la difesa ha il diritto di averle, tutte, anche perchè potrebbe avere interesse a usarne qualcuna come elemento a discolpa dell’imputato
Ma allora, perchè quelle tre telefonate del presidente del Consiglio (e altre ancora) sono state trascritte?
La procura risponde spiegando che non è stata fatta alcuna “trascrizione”, che è un’operazione realizzata dai periti, in accordo con le parti.
Quello che è stato consegnato a Ghedini e Longo (ed è finito sul Corriere) è soltanto il brogliaccio delle intercettazioni, cioè il primo resoconto dei colloqui – in forma riassuntiva o in forma di dialogo – che viene redatto dalla polizia giudiziaria che sta eseguendo le intercettazioni e che è necessario per districarsi nel mare delle telefonate, anche per decidere quali sono da distruggere.
E’ curioso comunque che, dopo la pubblicazione delle tre intercettazioni, la discussione e la polemica si siano incentrate solo sulla forma – certo essenziale nelle questioni giuridiche – senza però alcuna attenzione alla sostanza.

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LA MINETTI: “RESTERO’ IN POLITICA, VOGLIO LA FARNESINA”: DOPO FRATTINI IN EFFETTI NON C’E’ PIU’ LIMITE AL PEGGIO

Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile

LA CONSIGLIERA REGIONALE DEL PDL ANNUNCIA LA SUA STRATEGIA: LINEA DIFENSIVA AFFINE A QUELLA DEL PREMIER CHE E’ UNO CHE “MANTIENE SEMPRE LE PROMESSE”…. SILVIO NON E’ PIU’ UN “PEZZO DI MERDA”, LEI UNA GIOVANE FORTUNATA CHE VIENE DALLA SOCIETA’ CIVILE E CON UN FUTURO DA MINISTRA DEGLI ESTERI…IL SUO MODELLO E’ LA GELMINI

Pantaloni rossi e aderentissimo pullover color crema, Nicole Minetti ti guarda di sottecchi, dietro la sua scrivania da consigliere regionale, quando le chiedi di Berlusconi.
Poi sembra andare in automatico: “Affascinante, molto generoso, uno che mantiene sempre le promesse”.
Ma un difetto, uno solo, ce l’avrà  anche lui, no?
“Troppo impegnato. E con troppe donne attorno che lo corteggiano”.
Sembra che lei questo difettuccio l’abbia un po’ assecondato, nel suo ruolo di procacciatrice di ragazze…
“Ma come si permette? Nessuna delle ragazze che compaiono nelle intercettazioni è stata presentata da me al presidente. Ci si ritrovava a cena, con Silvio si era creato un rapporto di amicizia. Era una specie di grande famiglia”.
I verbali offrono un quadro un po’ diverso. Non crede che la sua immagine sia ormai compromessa?
“Sì. Questo per me è ovviamente un problema, che spero di risolvere impegnandomi al massimo nel mio ruolo istituzionale: in Regione io non mi perdo una seduta”.
Non ha faticato molto per guadagnarsi un posto in consiglio regionale: listino bloccato, così ha voluto il presidente…
“Sono sincera: nella vita ci vuole anche un po’ di fortuna. Ma non c’è nulla di male nell’aiutare una donna giovane che viene dalla società  civile e vuole affacciarsi alla politica”.
Società  civile? Consigliere Minetti…
“Senta, adesso sta a me dimostrare quello che valgo. Se alla fine del mandato non ci sarò riuscita, mi tirerò indietro. Deve sapere che per le donne quello della politica è un mondo difficile. Essere giovane e carina può essere un handicap”.
Largo ai giovani
“E alle donne. In tutti i partiti”.
Chi è il suo modello?
“Mariastella Gelmimi. Riesce a conciliare molto bene la famiglia e la politica. E poi è stata la prima donna del Pdl con cui io ho avuto un contatto, ha avuto la sensibilità  di capire che ero un po’ in difficoltà  quando è venuta fuori questa faccenda: carina, molto carina”.
E dall’altra parte c’è qualcuno che stima?
“Matteo Renzi. C’è bisogno di svecchiare. A destra e a sinistra”.
Come si immagina tra dieci anni?
“Sposata e con tanti figli”.
Ancora in politica?
“Certo. Magari ministro, perchè no?”.
Se la Gelmini è un modello…
“Ma io preferirei gli Esteri”.
Nell’attesa c’è da superare lo scoglio del processo. È possibile che la sua linea difensiva si discosti da quella di Berlusconi?
“Lo escludo. È una linea assolutamente affine a quella del presidente”.
Il suo avvocato Daria Pesce in tv aveva fatto capire il contrario…
“E allora lo chieda a lei”.

Rodolfo Sala
(da “La Repubblica”)

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GLI IMMIGRATI TUNISINI? LI HA INVITATI BERLUSCONI A “BRACCIA APERTE”, DI CHE SI LAMENTA ORA

Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile

NELL’AGOSTO 2009 IL PREMIER DICHIARAVA A “NESSMA TV”, L’EMITTENTE TUNISINA DI CUI DETIENE UNA QUOTA DEL 25% : “GLI ITALIANI DEVONO DARE AGLI IMMIGRATI LA POSSIBILITA’ DI UN   LAVORO, DI UNA CASA E DI UNA SCUOLA PER I PROPRI FIGLI: QUESTA E’ LA POLITICA DEL MIO GOVERNO”….O FORSE SILVIO PARLA DIVERSAMENTE A SECONDA DEL PUBBLICO CHE HA DI FRONTE?

I tunisini che continuano a sbarcare a Lampedusa?
Li ha invitati Berlusconi.
O, per lo meno, ha assicurato loro che sarebbero stati accolti a braccia aperte.
Nell’agosto 2009 il presidente del Consiglio è in visita privata a Tunisi, occasione buona per intervenire come ospite in un programma di Nessma Tv,
l’importante Tv privata tunisina di cui detiene il 25% delle azioni.
Berlusconi gioca un po’ in casa, perchè nel capitale dell’emittente ha una quota   importante anche Mediaset, e si concede a un’intervista frizzante, tra battute sulle belle donne e ricordi di gioventù.
Poi il premier si fa serio, e parla di immigrazione.
Gli italiani, dice, sono stati un popolo di migranti, e quindi “hanno il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con una totale apertura di cuore”. Devono quindi dare a chi arriva “la possibilità  di un lavoro, di una casa e di una scuola per i figli e la possibilità  di un benessere che significa anche la salute, l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità ”.
“Questa — assicura – è la politica del mio governo”.
“Lei è incredibile, presidente” ribatte ammirata la conduttrice del programma. Incredibile, davvero.
Queste alcune delle altre affermazioni del capo del Governo in quella circostanza: «Occorre aumentare le possibilità  di entrare in Italia e negli altri Paesi europei. Questo è ciò che voglio sia fatto, non solo in Italia, ma in tutta Europa».
«E poi — dice ancora Berlusconi — bisogna dire che gli italiani sono stati un popolo che ha lasciato l`Italia e che è emigrato in altri Paesi, soprattutto in quelli americani. E allora questo ci impone il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con una apertura totale di cuore. E di donare a coloro che vengono in Italia la possibilità  di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli, e la possibilità  di un benessere che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità  e questa è la politica del mio governo».
In fondo i 15.000 tunisini arrivati a Lampedusa non hanno fatto altro che raccogliere l’invito di Berlusconi, di che si lamenta ora il popolo del centrodestra?

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TORNA IL BAVAGLIO SUI TALK SHOW DELLA RAI: PDL E LEGA PREPARANO IL BLITZ

Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile

LA MAGGIORANZA PREPARA UNA MODIFICA AL REGOLAMENTO DELLA VIGILANZA IN VISTA DELLE ELEZIONI LOCALI DEL 15 MAGGIO: ANCHE I PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO DEVONO DIVENTARE TRIBUNE ELETTORALI…COME UN ANNO FA, LO SCOPO E’ QUELLO DI NON MANDARE IN ONDA BALLARO’, ANNO ZERO E PORTA A PORTA

Estendere i principi della disciplina delle tribune politiche a quelli dei talk show. E’ quanto prevede un emendamento della maggioranza alla bozza di regolamento in vista delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, predisposta dal presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli.
L’intento della maggioranza sarebbe quindi garantire un’applicazione stringente della par condicio ai talk show in campagna elettorale, e avrebbe presentato poco meno di una decina di emendamenti, che intervengono in materia con gradualità .
Una norma di simile impostazione del regolamento della Vigilanza, che prevedeva proprio l’estensione delle regole delle tribune politiche ai programmi di informazione, fu alla base dello stop ai talk show deciso per le regionali dello scorso anno.
L’emendamento porta la firma di Pdl, Lega Nord e Responsabili e sarà  oggetto di confronto in commissione, chiamata nel giro di pochi giorni a predisporre il regolamento definitivo.
Secondo le indiscrezioni, l’orizzonte dell’emendamento va oltre le amministrative: la maggioranza vorrebbe ‘trasferire’ in chiave nazionale l’intera materia.
L’idea di base starebbe nel dare uguale spazio ad ogni candidato, di fatto rendendo impossibile la realizzazione del programma.
E questo si tradurrebbe nel silenziamento dei talk show, così come accaduto un anno fa.
Un’ipotesi che l’opposizione appare determinata a combattere, ricordando che il Tar si è già  pronunciato sulla legge 28 sulla par condicio.
Ovvero, la legge non permette di considerare le trasmissioni di approfondimento alla stregua di tribune elettorali.
Resta da vedere come l’emendamento procederà  in sede di Vigilanza.
A prendere posizione contro le ambizioni del centrodestra è anche Michele Santoro. “Quelli che stanno per essere messi ai voti, su proposta della maggioranza, sono provvedimenti liberticidi che, qualora approvati, porterebbero nuovamente alla soppressione dei principali programmi di approfondimento informativo del servizio pubblico”, afferma il conduttore di Anno Zero.
Dal giornalista arriva quindi l’invito – “con tutte le mie forze” – al presidente Zavoli e all’opposizione “a fare di tutto per evitare che vengano messi al voto perchè violano lo spirito delle legge sulla par condicio, ribadito da sentenze della Corte Costituzionale e del Tar, che impone di distinguere tra comunicazione politica e informazione”. Santoro conclude annunciando che “noi reagiremo in tutti i modi” e “chi oggi fa finta di non vedere non può non essere ritenuto complice”.
Replica alle tentazioni della maggioranza anche Giovanni Floris. “Di nuovo?   Errare – commenta il presentatore di Ballarò – è umano, perseverare è diabolico… Dopo l’esperienza dello scorso anno, quando un regolamento ingestibile portò alla chiusura dei talk show, il Tar ha stabilito che i programmi di informazione non possono essere equiparati alle tribune elettorali.
Se la commissione varasse un regolamento del genere bisognerebbe dare per scontato un ricorso da parte della Rai o di chiunque ne abbia il diritto, ricorso   che porterebbe immediatamente all’annullamento del regolamento stesso”.

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