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I CAPANNONI: PILASTRI E CERNIERE, ECCO PERCHE’ NON REGGONO AI TERREMOTI

Maggio 30th, 2012 Riccardo Fucile

SONO COSTRUITI PER RESISTERE A SOLLECITAZIONI VERTICALI, NON A QUELLE ORIZZONTALI DI UN SISMA

Shoe box , li chiamano gli americani, scatole di scarpe.
Oltre alla morte, alle macerie e alle famiglie scaraventate nelle tende, stavolta il terremoto ha portato la paura dei capannoni, venuti giù come nemmeno le casette medievali.
Cemento grigio, 1.000 metri quadri di media, in Italia ne abbiamo più di 700 mila.
E di questi, secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia del Territorio, oltre 80 mila sono proprio in Emilia Romagna.
Da lì vengono fuori merci che conquistano i mercati stranieri, il 30% diventa export. Solo da Modena e Ferrara arriva l’1% del nostro Pil, il prodotto interno lordo.
Sono il cuore dell’economia di quella terra e dell’Italia intera, i capannoni. Rappresentano uno dei simboli di un Paese che lavora.
Ma adesso ci accorgiamo che sono anche l’anello debolissimo di un patrimonio edilizio che già  di suo non è il massimo della sicurezza.
«Sono edifici molto semplici – spiega Bernardino Chiaia, professore di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Torino – formate da pochi pilastri e travi. Riescono a resistere solo a sollecitazioni verticali mentre in caso di sollecitazioni orizzontali, come quelle provocate da un terremoto, possono venire giù come un castello di carte». Castello di carte, proprio così.
Sembrano le parole di chi ha appena sentito la terra tremare e sta tremando pure lui, di chi è scappato tra la polvere di uno di quei colossi venuti giù.
E invece è il pacato ragionamento di un esperto del settore, che siede anche nel consiglio d’amministrazione dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il punto è che le travi sono poggiate sui pilastri, a tenerli insieme è solo una cerniera, nulla di più.
Se la terra trema, la trave può perdere l’appoggio del pilastro. E allora viene giù, insieme al tetto.
Possibile? Possibile che strutture dove lavorano ogni giorno migliaia di persone siano fatte «seguendo il modello dei Lego», come dice un altro ingegnere, il bolognese Guido Cacciari con 20 anni di esperienza nelle zone sismiche?
Prima del 2003 quel pezzo di Emilia Romagna non era considerato zona a rischio. Solo dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia la cartina, in realtà  pronta dal 1999, è stata modificata.
Fino ad allora i capannoni sono stati costruiti come se la terra non avrebbe mai tremato.
«Non c’è un problema di violazione delle regole – dice Gaetano Maccaferri, presidente di Confindustria Emilia Romagna – semmai una questione di aggiornamento delle regole. Ma non dimentichiamo che in questa zona l’ultimo terremoto forte risale al 1500. Chi poteva dirlo?
Dobbiamo dire grazie proprio a quella cartina aggiornata con quattro anni di ritardo se buona parte dei capannoni emiliani sono venuti giù uccidendo Gianni, Kumar, Mohammad e tutti gli altri operai che si stavano guadagnando lo stipendio.
Perchè è stato proprio in quegli anni che anche l’economia del capannone ha vissuto la sua bolla.
La legge Tremonti bis, approvata nel 2001 e proposta dall’allora ministro dell’Economia, assegnava incentivi fiscali alle imprese che reinvestivano i loro utili in «beni strumentali».
Capannoni, sostanzialmente. In soli cinque anni, e solo in Veneto, sono stati costruiti edifici industriali pari a un capannone alto 10 metri, largo 28 metri e lungo più di 200 chilometri.
Un boom che ha portato sicuramente tanto lavoro ma anche una montagna di problemi. Alla sicurezza, come abbiamo visto.
Al paesaggio, tanto che ogni giorno il cemento si mangia 45 ettari di verde.
Ma anche all’economia. Magari l’ingegner Perego portato a teatro da Antonio Albanese esagerava un po’: «Nella mia famiglia – diceva nel suo spettacolo Giù al nord – lavoriamo tutti da generazioni. Mio nonno ha fatto il capannone piccolo, mio padre quello grande, io quello grandissimo. Mio figlio si droga. Ha scoperto che non riuscirà  mai a fare un capannone più grande del mio».
Ma adesso che la bolla è scoppiata e l’economia soffre i problemi si vedono sul serio.
I capannoni sono troppi, nel 2009 le compravendite sono crollate del 15,9%, il prezzo è sceso a 546 euro al metro quadro.
Non li vuole più nessuno, molti sono vuoti, sfitti, abbandonati.
Solo nella provincia di Treviso sono uno su cinque.
In Emilia Romagna li stanno contando proprio adesso: «Le nostre associazioni di Modena e di Ferrara – spiega ancora il presidente degli industriali, Maccaferri – si stanno attivando per vedere se è possibile trasferire lì chi ha avuto le proprie strutture danneggiate. Naturalmente a patto che non ci siano problemi di sicurezza».
E che gli operai siano d’accordo.
Anche nel resto d’Italia molti capannoni sono in cerca di una nuova destinazione.
Non sempre è possibile fare come a Porta Genova, dove le strutture industriali della Milano di un tempo sono diventate loft e appartamenti di prestigio.
L’80% delle shoe box d’Italia si trova nei piccoli comuni, una volta abbandonate rischiano di diventare terra di nessuno.
Solo pochi anni fa la leghista Manuela Dal Lago aveva lanciato la sua proposta di riconversione industriale: «Vista la crisi in corso potrebbero essere riadattati per la vendita del sesso. Permetterebbero controlli contro i magnaccia, controlli sanitari, e pure il pagamento delle tasse».

Lorenzo Salvia
(da “Il Corriere della Sera”)

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SESSANTA SCOSSE NELLA NOTTE, DEMOLITI GLI EDIFICI PERICOLANTI

Maggio 30th, 2012 Riccardo Fucile

UNA NOTTE INSIEME AI TERREMOTATI IN COMPAGNIA DELLA PAURA E NELL’ATTESA CHE TORNI LA LUCE… QUANDO NON C’E’ PIU’ LA SPERANZA DI TORNARE A UNA VITA NORMALE

Sono le due del mattino. Da qui, a qualche ora la terra tremerà  altre 60 volte.
Le ruspe demoliscono la casa della società  operaia.
Era un teatro, poi venne raso al suolo e una delle ditte di costruzioni più importanti della provincia ricostruì quello che poi è diventato un condominio..
Uno dei complessi più nuovi e pregiati del paese, un bilocale costava 150.000 euro. Dopo la prima scossa gli operai erano già  al lavoro per restaurarlo.
Ieri quel condominio si è sdraiato su se stesso, si è sciolto. E non si capisce il motivo. L’hanno finito di costruire sette anni fa, avrebbe dovuto resistere. Almeno sulla carta. Invece è crollato.
Una parte del tetto, con la scossa di ieri mattina, si è adagiata al piano terra.
Tre piani moderni che si scoprono vulnerabili più dei casolari di campagna costruiti un secolo fa, quando il cemento era armato dalle pietre.
Qualcosa non ha funzionato, nella fase di progettazione. E in quella di costruzione. Niente ha funzionato.
La fortuna, sempre che il termine sia concesso, è che dentro non c’era nessuno. E la parte che era rimasta in piedi, viene demolita dalle ruspe.
Cavezzo da ieri mattina è un paese fantasma.
Non dorme nessuno, ma intorno non si sente una persona che abbia voglia di parlare. Sono tutti in strada, qualcuno nelle tende personali, moltissimi nelle auto.
Di edifici rimasti in piedi ce ne sono pochi. Ma quelli che hanno resistito sono quelli più vecchi.
“Non siamo più a casa nostra”, dicono tre ragazzi. Hanno vent’anni, a Cavezzo sono nati, ma oggi hanno la consapevolezza che non rimarranno.
“Non ci sono più le abitazioni, non c’è più il lavoro.Andremo via, anche se questa era casa nostra. Camminare in questo centro e non avere più i riferimenti perchè sono venuti giù è un’impressione che si fatica a esprimere”.
C’è un polo industriale, sulla strada che da Cavezzo porta a Medolla, che fino al 20 maggio era la fonte di sopravvivenza.
Oggi quel polo industriale, alimentare e biomedicale, non esiste più.
La Menu, colosso della ristorazione, sulla statale 12, è danneggiata e la sede dichiarata non agibile.
Si trova di fronte alla Hemotronic, tre vittime e un’attività  nel campo della fornitura di apparecchi per la dialisi, che probabilmente non riaprirà  più. In un fazzoletto di terra di pochi chilometri quadrati se ne sono andati via cinquemila posti di lavoro.
È questo l’incubo, molto più delle macerie, molto più dei boati che precedono le scosse.
La notte corre via con i vigili del fuoco che scavano, le ruspe che demoliscono, e le persone che non dormono perchè negli occhi hanno incubi che non riusciranno mai più a cancellare.
Non è un caso che le farmacie da campo tengano ansiolitici e sonniferi. Un po’ di chimica in attesa che il sole provi a cacciare via il freddo e la paura, che diventa insopportabile quando le luci artificiali illuminano le strade fantasma di paesi fantasma.
La domanda oggi è come riusciranno a rialzarsi.
C’è tempo di pensare anche a questo, perchè il sonno non arriva e non potrebbe mai arrivare.
“Ci avevamo provato a tornare alla vita normale, la cercavamo con avidità , ora non sappiamo cosa pensare e augurarci”, dicono all’interno della tendopoli di Medolla.
Lo dice il sindaco, Filippo Molinari, due figli piccolissimi, Francesco e Lorenzo che giocano e mangiano cioccolata, come se fosse una festa.
Al sindaco qui vogliono bene. È un ragazzo con la testa sulle spalle e in questo giorni lo ha dimostrato.
Dietro all’aria apparentemente bonaria ha tirato fuori gli artigli quando ha chiesto al prefetto ulteriori mezzi di soccorso e aiuti.
“Non possiamo”, la risposta.

Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TERREMOTO, IL BILANCIO: 16 MORTI, 350 FERITI

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

OLTRE 14.000 GLI SFOLLATI, UNA DONNA ESTRATTA VIVA DALLE MACERIE… MONTI: “LO STATO FARA’ TUTTO IL POSSIBILE”

Salgono a 16 le vittime accertate delle nuove scosse di terremoto in Emilia mentre sono circa 350 i feriti.
In serata, una donna di 65 anni è stata estratta viva dalle macerie a Cavezzo, in provincia di Modena, mentre ancora una persona risulta dispersa.
È il bollettino del terremoto che ha scosso ancora una volta l’Emilia. Il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà , ha annunciato per il 4 giugno una giornata di lutto nazionale. «Quello di oggi è un altro sisma. Bisogna ricominciare da capo», ha spiegato Franco Gabrielli, numero uno del Dipartimento nazionale di Protezione civile.
SCOSSE
La terra ha tremato per tutta la mattinata di martedì: cinque forti scosse sono state avvertite con epicentro tra Carpi, Medolla e Mirandola nel modenese.
La prima alle 9 circa, replicata in maniera più leggera alle 10.24 e alle 11.50. Un’altra alle 12.56 è stata di magnitudo 5,8, con epicentro spostato a Nord-Ovest.
Poi alle 16.39 una scossa di 3,9 più profonda delle altre nel modenese, a 20.6 km sotto terra.
Le scosse sono proseguite anche in serata: una di magnitudo 3.2 e un’altra di magnitudo 3.9 registrate alle 20.44 e alle 20.28. E
per l’Ingv sono prevedibili molte altre repliche.
Le previsioni parlano inoltre di almeno 8.000 sfollati, che si aggiungono alle migliaia di sfollati della prima ondata di scosse, per un totale di 14 mila. Le 16 vittime confermate al momento sarebbero tra Mirandola, San Felice sul Panaro, Medolla, Concordia e Novi.
STRAGE DI LAVORATORI
Il terremoto ha mietuto vittime soprattutto nelle fabbriche lesionate nel primo sisma del 20 maggio scorso, dove si era ripreso a lavorare dopo verifiche e rilievi di staticità .
Nella ditta Meta di San Felice sul Panaro sono morti in tre, due lavoratori immigrati e un ingegnere, che stava ultimando i rilievi tecnici.
Altri tre lavoratori sono morti per il crollo della ditta Bbg di Mirandola (Modena) che aveva ripreso l’attività  lunedì, dopo lo stop imposto per le verifiche di agibilità  in seguito al sisma del 20.
A Medolla sono stati individuati i corpi di due degli operai dispersi rimasti vittime del crollo del capannone della Haemotronics, sono ancora a lavoro i vigili del fuoco che cercano di trovare l’ultimo disperso, un altro operaio.
A Cavezzo, nel crollo del mobilificio Malavasi, è morta una donna.
CROLLI
Confermata dalla diocesi di Modena la morte del parroco di Rovereto sulla Secchia, frazione del comune di Novi di Mantova. Don Ivan Martini, 65 anni, è stato schiacciato da una trave mentre stava verificando i danni delle scosse della mattinata nella chiesa di Santa Caterina.
A Cavezzo, la sessantacinquenne estratta viva dalle macerie è stata trovata, dopo 12 ore, sotto un mobile della cucina. «Quel mobile l’ha salvata», hanno raccontato i vigili del fuoco che l’hanno trovata con l’aiuto dei cani.
La palazzina in cui abitava, 5 piani completamente collassati per il terremoto era stata dichiarata inagibile. Ma poco prima delle 9, la donna era rientrata per recuperare alcuni vestiti e oggetti.
I DANNI
Molti i comuni della Bassa travolti dal sisma. A Schivenoglia è crollata la chiesa già  danneggiata dalla scossa del 20 maggio e tutta la piazza del paese è stata transennata.
Anche a Quistello e Moglia, nel Mantovano, si registrano danni alle chiese. A Sermide crolli alla torre civica.
Un cavalcavia sulla A22 tra Moglia e Gonzaga risulta chiuso al traffico per le verifiche sul ponte.
Crolli si registrano un po’ ovunque nelle campagne, con le case rurali che hanno subito gravi danni.
A Mantova è crollata la cupola del campanile della basilica Palatina di Santa Barbara, a Palazzo Ducale.
Mercoledì, per precauzione, le scuole saranno chiuse a Ostiglia, Sermide e Felonica mentre si sta valutando la possibilità  di chiuderle anche a Mantova.
NUOVI CROLLI
Si registrano altri crolli nella Rocca estense di Finale Emilia, provincia di Modena, uno dei comuni epicentro del terremoto della mattina di martedì.
La Rocca era già  stata danneggiata dal terremoto del 20 maggio, le cui scosse avevano sbriciolato la torre dei modenesi, uno dei simboli della cittadina.
Intanto nei comuni del modenese più colpiti dal sisma si sta procedendo all’evacuazione di alcune strutture pubbliche come scuole e ospedali. Problemi sulla rete telefonica cellulare, le celle su Bologna e Modena completamente in tilt.
POLEMICHE
Ripartono le polemiche che investono le autorità  per aver dato l’ok a rientrare in scuole e abitazioni. La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, accusa la mancanza di messa in sicurezza.
Le nuove vittime del sisma che ha colpito l’Emilia sono lavoratori e «questo mi fa pensare che non si è provveduto alla messa in sicurezza degli stabilimenti prima di far tornare le persone al lavoro».
Il sisma è stato avvertito con nettezza in tutto il nord Italia, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia.
Anche a Milano e nell’hinterland evacuati decine di uffici, con molte chiamate al 118. La magnitudo della prima scossa (la più forte) è stata del 5,8 scala Richter secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La profondità  a 10 chilometri secondo i dati preliminari.
PAURA A CAVEZZO
Sono pesantissime le conseguenze del sisma a Cavezzo, comune in provincia di Modena a pochi chilometri da Medolla.
Secondo le segnalazioni arrivate da Twitter «tre quarti del paese è crollato» e crolli ci sono stati anche nella zona industriale.
Segnalazioni analoghe arrivano da tutto l’hinterland modenese, in particolare da Mirandola. Anche a Cento, nel ferrarese, il sisma ha danneggiato il teatro.
IL CORDOGLIO DEL COLLE
«L’Emilia Romagna e l’Italia supereranno questo momento difficile». A dirlo, dopo la nuova scossa del 29 maggio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Sono certo che supereremo questo momento, un pensiero di solidarietà  a quelli coinvolti nei loro affetti, nei loro beni e nelle loro possibilità  di lavoro», ha detto arrivando a Udine.
Alla dichiarazione del presidente della Repubblica ha immediatamente fatto seguito una conferenza del presidente del Consiglio Mario Monti: «Lo Stato farà  tutto il possibile nei tempi più brevi. I cittadini abbiano fiducia, l’impegno dello Stato è garantito», ha detto in diretta tv Mario Monti che dopo il vertice italo-polacco ha aggiunto: «Domani mattina il Consiglio dei ministri delibererà  i provvedimenti necessari».

(da “Il Corriere della Sera“)

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LE VITTIME DEL SISMA: QUEGLI OPERAI MORTI SOTTO I CAPANNONI

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

I PARENTI: “AVEVANO PAURA, SONO STATI RICHIAMATI AL LAVORO”

Il terremoto è tornato. Portando a compimento il lavoro cominciato lo scorso 20 maggio.
I capannoni di almeno tre fabbriche, che erano stati soltanto danneggiati, sono venuti fragorosamente giù martedì mattina.
Uccidendo chi era tornato al lavoro.
In due casi i titolari, un tecnico chiamato a verificare la stabilità  della struttura e gli operai, ad alcuni dei quali era stato chiesto di rientrare in fabbrica nonostante la comprensibile paura per le scosse precedenti.
Del resto tutte le fabbriche coinvolte avevano ricevuto l’agibilità .
È successo a Mirandola, in provincia di Modena, dove tre persone sono morte per il crollo della Bbg, e una quarta è morta sotto le macerie dell’Aries Biomedicale; a Medolla, sempre nel Modenese, vicino all’epicentro di questo nuovo sisma, c’è una vittima accertata e tre dispersi sotto i resti dell’Haemotronic; mentre alla Meta di San Felice al Panaro, Reggio Emilia, è morto l’ingegnere chiamato a fare rilievi sui danni subiti, e due lavoratori stranieri: Mohamad Azaar, 46 anni e due figli, marocchino, e Kumar Pawan, indiano del Pujab, 31 anni, padre di due bambini, di due anni e 8 mesi.
LA FOLLA A SAN FELICE AL PANARO
A San Felice sul Panaro, nel piazzale antistante la Meta, si sono radunati molti extracomunitari delle comunità  magrebine e indiane.
Un gruppo ha improvvisato una preghiera musulmana dedicata ai tre lavoratori scomparsi.
«Non volevano tornare a lavorare – hanno raccontato alle agenzie di stampa alcuni amici – perchè non si sentivano sicuri, ma sono stati chiamati dal datore di lavoro».
Un amico di Kumar Pawan ha raccontato: «Lavorava qua da 5 anni, il suo padrone aveva detto che era tutto a posto e gli ha chiesto di tornare a lavorare ma era un capannone molto vecchio e pericoloso. Dopo il primo terremoto un altro parente gli aveva proposto di andare per un po’ in India con lui, ma Kumar ha preferito restare qui».
Altre conferme arrivano dalla comunità  indiana di San Felice: «Kumar era stato chiamato dal proprietario perchè la ditta doveva andare avanti. E lui – ha detto Singh Jetrindra, rappresentante della comunità  Punjab di San Felice – è dovuto andare a lavorare perchè non poteva perdere il posto».
Lo stabilimento della Meta aveva riaperto proprio ieri e l’attività  stava riprendendo gradualmente dopo le verifiche sull’agibilità , che avevano dato esito positivo.
L’ingegnere chiamato a stabilire l’agibilità  della struttura che gli è crollata addosso si chiamava Gianni Bignardi, 62 anni.
A MIRANDOLA
Sotto le macerie della fabbrica Bbg di Mirandola, che produce componentistica meccanica per il settore biomedicale, sono rimasti uccisi uno dei tre titolari, Enea Grilli, e i due operai Eddi Borghi e Vincenzo Grilli, di 39 anni.
Nel crollo dell’Aries Biomedicale è morto il titolare, Mario Mantovani, farmacista di 64 anni.
La vittima fino ad ora accertata nel crollo dell’Haemotronic si chiamava invece Paolo Siclari, aveva 37 anni.
LE POLEMICHE
Secondo Antonio Mattioli, responsabile delle politiche industriali della Cgil Emilia Romagna, sarebbero addirittura 20 i lavoratori dispersi sotto le macerie tra Medolla, Cavezzo e San Felice sul Panaro.
«Un bilancio provvisorio e ancora da accertare compiutamente», specifica il sindacalista. Oltre che all’Aries, la Meta e l’Haemotronic, crolli si sono registrati negli stabilimenti delle società  Gambro e Arnes a Mirandola, Menu a Medolla, Vam a Cavezzo, e al caseificio razionale novese (tra i maggiori dell’Emilia Romagna).
Quasi l’80% dei capannoni di Mirandola, dove è attivo uno dei principali distretti biomedicali d’Italia, è gravemente danneggiato.

Antonio Castaldo
(da “Il Corriere della Sera”)

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IL PARROCO, IL PENSIONATO, GLI OPERAI: LE VITTIME DELLE NUOVE SCOSSE

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

IL SISMA HA COLPITO CHI STAVA LAVORANDO, MA ANCHE IGNARI PASSANTI E UN RELIGIOSO

Sono purtroppo sedici le vittime fin qui registrate, anche se non ancora tutte identificate, del terremoto che ha sconvolto l’Emilia per la seconda volta in dieci giorni.
Operai soprattutto, che lavoravano al momento delle scosse (e forse non avrebbero dovuto), ma anche un parroco che cercava di salvare la sua chiesa, ignari pensionati e anziane signore.
IL PARROCO
Ha cercato di salvare la statua della Madonna nella sua chiesa. Un atto di coraggio che gli è stato fatale: Ivan Martini, 65 anni, parroco del piccolo comune di Rovereto, è stato travolto dal crollo dell’edificio in cui era rientrato.
Con lui c’erano due vigili del fuoco, uno dei quali è rimasto seriamente ferito.
Il pompiere, un funzionario, è stato ricoverato all’ospedale di Mantova con un forte trauma dorsale mentre l’altro è stato medicato per alcune escoriazioni alle braccia.
I DUE MIGRANTI E L’INGEGNERE
Pare non volessero tornare a lavorare il marocchino Mohamed Azarg, 46 anni e l’indiano Kumar Pawan, 27 alla Meta di San Felice sul Panaro. L’azienda aveva già  subito danni nell’altra scossa.
E per questo motivo, l’ingegner Gianni Bignardi, 62, stava effettuando verifiche statiche sulla struttura. Sono morti tutti e tre.
AVEVA RIPRESO LUNEDI’
La BBG di San Giacomo Roncole, frazione di Mirandola, fabbrica che lavora nel settore biomedicale, aveva appena ripreso le attività  dopo essersi forzatamente interrotta in seguito al primo sisma del 20 maggio.
Nel crollo del capannone sono rimasti uccisi uno dei tre titolari, Enea Grilli, e i due operai Eddi Borghi e Vincenzo Grilli, 39 anni.
Di Mirandola era anche Vincenzo Iacono e Mario Mantovani, 64 anni. Lavorava anch’egli nel biomedico, all’Aries.
AVREBBE COMPIUTO GLI ANNI OGGI
Nel 2001, era salito da Messina a cercar fortuna Paolo Siclari che avrebbe compiuto 37 anni domani.
Non ce l’ha fatta: anche qui il capannone della Haemotronic di Medolla, altra azienda del biomedicale, gli è crollato addosso. Altri due suoi colleghi ancora da identificare sono deceduti, uno risulta disperso.
IL PENSIONATO
Era appena uscito dalla banca di Concordia, Sergio Cobellini, 68 anni, pensionato.
Ex falegname ed ex operaio, separato, conviveva da due anni con una nuova compagna, l’ucraina Nina Kulapina.
È stato travolto dal tetto di una casa: è morto sul colpo.
LE ALTRE VITTIME
Tre vittime a Cavezzo, paese simbolo di queste terribili nuove scosse, distrutto per il 75%: si tratta di Iva Contini, Daniela Salvioli ed Enzo Borghi. I
l mondo del lavoro ha pagato un prezzo altissimo.

Matteo Cruccu
(da “Il Corriere della Sera”)

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NUOVA SCOSSA DI TERREMOTO IN EMILIA: QUINDICI MORTI ACCERTATI, ALTRE PERSONE SOTTO LE MACERIE, UN PAESE RASO AL SUOLO

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

A CAVEZZO CROLLATO IL 75% DEL PAESE, A SAN FELICE SUL PANARO “SITUAZIONE DISASTROSA”… A BOLOGNA LA GENTE E’ FUGGITA IN STRADA, EVACUATI NEGOZI E UFFICI… LA SCOSSA HA AVUTO UNA MAGNITUDO 5.8

Una scossa di terremoto con epicentro in Emilia Romagna molto violenta è stata registrata oggi alle 9.00, di magnitudo 5.8.
L’epicentro è stato localizzato ancora a Finale Emilia, in provincia di Modena, a una profondità  di circa 10 km.
La scossa ha causato otto morti, ma le persone ancora sotto le macerie potrebbero essere molte di più.
A Finale Emilia e San Felice sul Panaro stanno vivendo momenti di caos.
Anche i soccorritori hanno difficoltà  a muoversi e capire quante persone potrebbero essere coinvolte. Identica la situazione a Mirandola.
Tra i paesi più colpiti c’è Cavezzo: secondo fonti dell’amministrazione comunale il 75 per cento del paese sarebbe distrutto.
Il sisma è stato avvertito in tutto il nord Italia, da Milano (dove alcuni stabili, soprattutto quelli più vecchi sono stati evacuati) a Ravenna.
La gente è fuggita in strada anche a Bologna.
Si temono nuovi crolli nelle zone già  colpite dal sisma. Da una prima ricognizione è crollato un’altra parte della Rocca Estense di San Felice.
La terra ha tremato per diversi secondi in maniera prolungata, sussultoria e ondulatoria.
Tanti i bolognesi scesi in strada: il movimento tellurico, per forza e intensità , ha ricordato quello del 20 maggio scorso.
Alcuni negozi sono stati evacuati.
Il terremoto è stato avvertito in tutto il Nordest, a Verona, Vicenza, Venezia, Bolzano, Padova e Trieste.
La terra ha tremato per diversi secondi in maniera prolungata, sussultoria e ondulatoria.
Situazione   grave per i soccorritori.   Ancora scosse avvertite nei territori a cavallo tra le province di Modena e Ferrara. Il terremoto sta provocando ancora crolli e rende difficile il lavoro dei volontari che stanno tentando di verificare se ci sono feriti.
Gravi danni e feriti a Cavezzo, Cento e Mirandola.
A Cento è crollato il tetto del teatro comunale e numerose abitazioni private sono segnate da crepe e crolli.
A Mirandola, secondo i soccorritori, ci sarebbero diverse persone rimaste sepolte da muri e tetti crollati.
Tre operai sono morti a San Felice sul Panaro, due a Mirandola, la sesta persona sarebbe morta a Cavezzo.
Gli altri in alcuni centri del Modenese. Ancora non si hanno particolari. Ma ci potrebbero essere altre vittime.
“Ci sono stati crolli importanti”, spiega la protezione civile, “abbiamo tutti i mezzi fuori. Stiamo verificando”.   Si teme che la nuova scossa diterremoto abbia provocato molte più vittime a San Felice sul Panaro e Cavezzo.
Segnalazioni in tal senso sono arrivate alle autorità  e sono in corso verifiche. ‎059 200200 è il numero della protezione civile per assistenza zona Modena .
Persone sotto le macerie.
Per i crolli causati dalla nuova forte scossa di terremoto che ha colpito questa mattina diversi paesi del modenese, alcune persone sono rimaste ferite. E’ quanto risulta dalle prime verifiche della Protezione Civile.
Danneggiati alcuni capannoni industriali. Sono in corso accertamenti per verificare le condizioni delle persone rimaste ferite sotto le macerie e non si esclude che qualcuno sia in condizioni gravi.
“La situazione è disastrosa”. E’ quanto afferma all’Adnkronos il comandante della polizia municipale di San Felice sul Panaro, Cristina Remondi, che sta effettuando sopralluoghi dopo la nuova, violenta scossa di terremoto di questa mattina. “
Stiamo verificando se qualcuno è rimasto intrappolato nelle macerie — spiega — e stiamo facendo verifiche nelle fabbriche”.
Crolla il Duomo di Mirandola. A Mirandola, una delle città  più colpite dal sisma del 20 maggio, è crollato il duomo e la chiesa di San Francesco.
Danni ci sono stati in tutte le città  colpite dal sisma il 20 maggio scorso.
Gente in strada a Bologna.
A Bologna gran parte delle persone hanno lasciato gli uffici e i negozi nei quali si trovavano e si sono radunati in piazza Maggiore.
Il Comune di Bologna “ha invitato i dirigenti scolastici e i direttori dei quartieri ad adottare le procedure previste in caso di evacuazione degli edifici scolastici, mantenendo gli alunni all’esterno fino a conclusione dell’orario scolastico e alla ritenuta cessata emergenza”.
Attraverso la Polizia municipale, la Protezione civile e i tecnici del settore lavori pubblici, Palazzo d’Accursio ha iniziato ad effettuare i sopralluoghi nelle scuole “per verificare le condizioni di staticità  degli immobili e per garantire l’eventuale ripresa dell’attività  scolastica nella giornata di domani”.
Nel Modenese ancora crolli.
Nuovi crolli nel modenese causati dalla forte scossa di questa mattina avvertita in tutto il centro-nord. Dalle prime informazioni della Protezione Civile, alcuni crolli avrebbero interessato anche dei capannoni industriali nelle zone più colpite dal terremoto. Sono in corso verifiche con le forze dell’ordine, il 118 e i vigili del fuoco per un primo bilancio dei danni e per capire l’eventuale presenza di feriti.
Forse una nuova faglia.
Potrebbe essere la rottura di una nuova faglia all’origine del terremoto di magnitudo 5,8 avvenuto questa mattina nel modenese.
Il sisma è avvenuto sul margine occidentale dell’arco di circa 40 chilometri attivato nel sisma del 20 maggio scorso.
Allora le scosse più forti erano avvenute nella zona orientale.
“Si temeva che con una struttura così complessa, potesse esserci spazio per altri terremoti di grande entità ”, ha detto il sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Alessandro Amato.
Dopo il terremoto del 20 maggi oscorso, le repliche più forti (ossia di magnitudo superiore a 5) erano concentrate nella zona di Ferrara. Il terremoto di questa mattina, ha detto ancora Amato, “indica che molto probabilmente sono attive più faglie”. Situazioni come queste possono verificarsi quando vengono attivate strutture molto complesse.
Per esempio, in passato è avvenuto con il terremoto di Colfiorito del 1997, quando alla prima scossa sono seguite a distanza di giorni nuove scosse importanti.
“La struttura responsabile del terremoto di oggi nel modenese — ha aggiunto il sismologo dell’Ingv — è la struttura complessa del tratto settentrionale dell’Appennino, nel quale la catena montuosa prosegue sotto la Pianura Padana. La struttura è la stessa legata al sisma del 20 maggio, ma probabilmente avvenuta su una faglia adiacente. Non si tratta quindi una replica in senso stretto”.
Tuttavia il meccanismo di questo nuovo terremoto sarà  chiarito nelle prossime ore, sulla base dei dati rilevati dai sismografi.

Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CALAMITA’ NATURALI: MA CHI PAGHERA’ I DANNI?

Maggio 26th, 2012 Riccardo Fucile

LA REGOLA DEI CENTO GIORNI… INCERTEZZA DOPO LA RIFORMA DELLA PROTEZIONE CIVILE

C’è una data da segnare sul calendario dei tempi difficili che attendono l’Emilia Romagna. È il 28 agosto di quest’anno, quando scadrà  lo stato d’emergenza che sarà  deciso oggi dal Consiglio dei ministri e che, con la riforma della Protezione civile appena approvata, non può durare più di 100 giorni.
Fino ad allora toccherà  allo Stato coprire i costi del terremoto di domenica.
Ma nelle prime settimane, dice l’esperienza, c’è spazio per i soccorsi, per gli interventi urgenti, al massimo per la messa in sicurezza.
Scaduti i 100 giorni, senza alcuna possibilità  di proroga, la palla passerà  alle Regioni. Toccherà  all’Emilia Romagna, dunque, pagarsi la ricostruzione?
La risposta, in realtà , è un punto interrogativo.
La riforma della Protezione civile è ambigua: dice che suonato il gong dei 100 giorni lo Stato si chiama fuori, ma poi sulla fase due non spiega quasi nulla.
In prima fila c’è la Regione perchè ha in mano la «tassa della sfortuna» nella sua nuova versione facoltativa, con la possibilità  di alzare fino a 5 centesimi le accise sulla benzina.
Ma è difficile che una leva del genere basti per ricostruire case, ospedali, uffici e tutto quello che viene giù quando la terra trema.
Il vero obiettivo del governo è infatti un altro, e cioè spostare il costo della ricostruzione dalle casse pubbliche, anche loro in un certo senso terremotate, al settore privato.
Per questo la riforma fa un primo passo, introducendo su base volontaria le assicurazioni anticalamità  sulle case.
Ma il sistema non è ancora pronto, e stavolta Stato e Regione si divideranno le spese per gli interventi di lungo periodo.
Come dice il sottosegretario Antonio Catricalà  «passati i 100 giorni lo Stato non abbandonerà  l’Emilia». Il percorso, però, è tracciato.
Oggi, dice Catricalà , «il governo valuterà  tutte le richieste degli enti locali, coinvolti nel sisma come il rinvio dei pagamenti, di tributi e dei contributi e la derogabilità  al patto di stabilità . Faremo tutto ciò che è necessario fare, tutto quello che è possibile fare».
Appena due mesi fa, alla Camera, è stato il capo del dipartimento Franco Gabrielli a indicare chiaramente l’obiettivo finale: «Credo che un’assicurazione obbligatoria sia uno strumento utile e rappresenti anche una forma di equità ».
Nelle prime bozze del decreto si parlava di polizze obbligatorie, non facoltative.
Ma poi, visto che sulla casa sta già  arrivando l’Imu, il governo ha preferito frenare. Adesso per far partire il sistema ci vuole, entro 90 giorni, un regolamento che stabilisca i dettagli e anche la deducibilità  delle polizze dalle tasse in modo da favorirne la diffusione.
A quel punto, in caso di calamità , le case assicurate saranno ricostruite dalle compagnie private mentre a tutte le altre continuerà  a pensare la Regione o lo Stato. Anche il comunicato che sarà  diffuso dopo il Consiglio dei ministri di oggi preciserà  che questa novità  non riguarda il terremoto di domenica perchè il regolamento ancora non c’è.
Ma lo scenario fa discutere, specie a sinistra.
Dal Pd Rosi Bindi chiede al governo di «cambiare questa stranezza», mentre l’ex sottosegretario all’Interno Ettore Rosato avverte che «bisogna spiegare bene che cosa succede dopo quei 100 giorni, che forse sono pure troppo pochi».
Le stime dicono che il costo medio di una polizza anticalamità  sarebbe di 100 euro l’anno.
Ma con differenze enormi.
Ecco cosa osservò l’allora sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi: «Le assicurazioni farebbero pagare prezzi altissimi nelle zone a rischio per non andare gambe all’aria come avvenuto a molte compagnie della California».
Era il 1998, a parlare di assicurazione era stato Romano Prodi, e da allora tutti i governi ci hanno provato per poi fare marcia indietro.
Anzi, Prodi non fu nemmeno il primo.
Nel 1993 toccò al governo Ciampi, con il sottosegretario Vito Riggio aprire verso una proposta che finanziava l’assicurazione aggiungendo l’1 per mille all’Ici.
Adesso il consiglio degli architetti propone di usare un pezzo dell’Imu per risarcire i danni.
Cambiano i nomi, ma siamo sempre lì.

Lorenzo Salvia
(da “Il Corriere della Sera”)

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TERREMOTO: QUATTRO AZIENDE SU CINQUE DISTRUTTE, TRECENTOMILA FORME DI PARMIGIANO PERDUTE

Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile

L’AGRICOLTURA EMILIANA E’ IN GINOCCHIO…DISTRUTTO IL 10% DI PRODUZIONE ANNUA DEL PARMIGIANO REGGIANO…UNA STIMA DI 200 MILIONI DI DANNI

“Nel mio magazzino ci sono 32mila forme di Parmigiano Reggiano rovinate a terra. È un disastro, il lavoro di due anni buttato via. Come quando si preparano i soldati per la guerra e poi la guerra arriva e i soldati non ci sono. Ci sarà  un buco nel mercato, non possiamo inventarci il formaggio di 24 mesi se non c’è più”.
In mezzo ai danni, alle centinaia di milioni di euro di danni stimati che il terremoto ha provocato ad agricoltura, allevamenti, prodotti dop come il prosciutto di Parma o Modena o al lambrusco e alle aziende di ortofrutta tra Modena, Ferrara, Mantova e Bologna, Dante Caretti, presidente della “Coop Sant’Angelo” di San Giovanni in Persiceto, 70 anni, guarda costernato dentro il suo magazzino di stagionatura dove prima brillavano in bell’ordine, fino a sette metri in altezza, le forme perfette di formaggio, sulle scaffalature che qui in provincia di Bologna chiamano “scaloni” e a Modena “scalere”.
Quell’ordine perfetto e profumato si è accartocciato alle 4.03 di domenica mattina e ora c’è un impasto di tavole, tralicci e forme rovesciate e spezzate.
“Ci vorranno venti giorni per tirare tutti quei formaggi fuori di lì e più tempo passa più si ossidano e perdono valore. Ma io non rottamo il mio lavoro. È come quando il portafoglio ti cade per terra e lo devi pur raccogliere”.
Con la saggezza Caretti cerca di sconfiggere la malasorte, quella che ha colpito aziende come la Coop Italfrutta di San Felice sul Panaro, dove a una settimana dalla raccolta dei meloni fa i conti con strutture crollate e lesioni alle celle frigorifere, o come l’azienda di pere, mele e cereali di Mirko Tartari a Sant’Agostino nel ferrarese, dove il sisma ha distrutto il tetto del fienile incluso l’impianto fotovoltaico, costato un anno fa 140mila euro.
Perchè il terremoto non ha fatto cadere solo torri, vecchi municipi, capannoni industriali e vecchie costruzioni, come l’ex salumificio Bellentani di Finale Emilia “che una volta sfamava tutto il paese”.
Il terremoto ha buttato a terra l’agricoltura, gli allevamenti e i caseifici in questo spicchio di pianura padana ancora impaurita dalle scosse a ripetizione.
Per rimanere al formaggio che da queste parti è come l’oro, il consorzio del Parmigiano Reggiano ha fatto i primi calcoli: 170mila forme cadute nei caseifici tra Bologna e Modena, 130mila in provincia di Mantova. La perdita corrisponde a quasi il 10 per cento della produzione nazionale di un anno, che è di oltre 3 milioni di forme.
Vanno poi aggiunte altre 120-130mila forme di Grana Padano.
“Come facciamo a non essere preoccupati? Abbiamo subito un danno di almeno 80 milioni di euro – dice Giuseppe Alai presidente del Consorzio del marchio Parmigiano Reggiano – il prodotto stagionato serve a ripagare di tutti i costi della trasformazione del latte e viene così a mancare la risorsa principale. Il terremoto è stato destabilizzante, speriamo che le regioni e il governo facciano qualcosa. Questi caseifici, se non vengono aiutati, sono falliti, destinati alla chiusura”.
Il formaggio potrà  essere trasformato, per esempio fuso, ma con una enorme perdita di valore.
La Coldiretti stima un danno di duecento milioni di danni in tutti i settori agricoli e dell’allevamento solo per i propri iscritti, ma ci sono poi le aziende delle altre associazioni di allevatori e agricoltori e le cooperative.
Le aziende agricole che hanno denunciato danni sono certamente più di mille nelle quattro province e soltanto nella zona terremotata in provincia di Modena si stima che appena un’azienda su cinque sia rimasta illesa.
Maurizio Gardini, presidente di Fedagri che rappresenta il 75 per cento delle Coop agricole, pari a una produzione di 25 miliardi di euro, lancia l’allarme e chiede aiuto al governo: “Chiederemo anche la sospensione dei pagamenti dell’Imu. Dei mutui in scadenza, degli oneri previdenziali almeno per il 2012”.
Case coloniche, serre, stalle, impianti fotovoltaici, fienili, trattori e centraline di irrigazione, tettoie e animali imprigionati e stressati dalle onde d’urto del terremoto: i danni riguardano un po’ tutto. “Non è possibile quantificare, solo dire che sono danni ingentissimi”, dice Alberto Zinanni, vicedirettore della Coldiretti di Modena, che porta a visitare l’allevamento di suini di Gaetano Veronesi, uno che porta avanti da tre generazioni la tradizione di famiglia dei maiali per il Parma e il San Daniele.
“Qui facciamo tutta la produzione a ciclo chiuso, dalla fecondazione alla braciola, compresi mangimi fatti in casa e quindi non sarà  facile venirne fuori. Tre capannoni su sette sono lesionati o crollati del tutto, dove li metto ora i maialini delle trecento scrofe in gestazione?”.
Veronesi fa anche un salame dop di Finale, sono soltanto in cinque a farlo qui, e ora guarda l’ammasso di maiali morti e accatastati in mezzo alle rovine di una porcilaia.
“In una azienda come questa che produce 6.000 suini, poche decine di capi perduti non cambia nulla, il problema sono le strutture. Se ne manca una, salta tutta la filiera”.
Ma nemmeno Veronesi è uno che si arrende: “Il lavoro è come una donna, bisogna amarlo. Vedremo chi la vince. Il terremoto mi ha fatto paura, ma il futuro no”.
Anche gli agriturismi sono inagibili, come il Santa Maria di Massa Finalese, chiuso per le lesioni al tetto del fienile sotto il quale non si può rischiare di far andare nessun ospite.
“Il tetto l’avevo rifatto da pochi anni, ora vanno tirate giù tutte le tegole per risistemare le colonne portanti”.
Tutti ora chiedono aiuti.
Ammette il vicedirettore di Coldiretti: “Dobbiamo ancora studiare l’iter delle procedure, vedere cosa fare. Qui danni del genere in agricoltura non ne abbiamo mai avuti. Era l’unica cosa in cui non avevamo esperienza”.

Luigi Spezia
(da “La Repubblica“)

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CATASTROFI NATURALI: LO STATO NON PAGHERÀ PIÙ, POLEMICA SUI RISARCIMENTI

Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile

IN ARRIVO LA NUOVA LEGGE: PER OTTENERE AIUTI PER LA RICOSTRUZIONE, I CITTADINI DOVRANNO STIPULARE ASSICURAZIONI PRIVATE

Il primo decreto arriverà  oggi in Consiglio dei ministri: “Sarà  la classica ordinanza di Protezione civile e seguirà  i dettami della riforma approvata la scorsa settimana”, ha spiegato il sottosegretario Antonio Catricalà , ieri in Emilia sui luoghi colpiti dal terremoto.
In buona sostanza, la fase dell’emergenza — intesa solo come prima assistenza alle popolazioni colpite — durerà  al massimo cento giorni, per i primi venti dei quali il commissario straordinario Franco Gabrielli farà  più o meno come gli pare, visto che non dovrà  nemmeno sottoporre le sue ordinanze al Tesoro per il tradizionale “visto”. A seguire, il potere dovrà  tornare alle amministrazioni interessate: regione, province e comuni.
È lì che inizia la fase difficile, quando bisognerà  trovare i soldi per la ricostruzione per case e industrie danneggiate.
Qui conviene dare un piccolo chiarimento sul decreto che riforma la Protezione civile e comincia oggi il suo iter parlamentare alla Camera: essendo un dl è in vigore dal momento della sua pubblicazione in Gazzetta, avvenuta il 16 maggio, ma non per la parte che riguarda le famose assicurazioni private contro le calamità  che tante polemiche sta suscitando.
Questa parte della riforma, infatti, delega il governo ad emanare un decreto attuativo entro 90 giorni dall’approvazione della legge — gli enti locali hanno poi altri 30 giorni per modificarlo — per “consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi da calamità  naturale” anche attraverso detrazioni fiscali per sgravare “anche parzialmente” l’erario dagli oneri della ricostruzione.
“Diciamo che gli emiliani saranno gli ultimi ad avere il risarcimento completo da parte dello Stato”, è il parere delle associazioni dei consumatori.
Non è affatto detto, in realtà , che quello delle assicurazioni non si riveli un metodo meno farraginoso e costoso delle inefficienti gestioni commissariali adottate finora (vedi il caso del Molise, con sfollati ancora parcheggiati nei container): bisognerà , per capirlo, aspettare l’autunno, quando il governo scriverà  il testo.
Adesso i soldi che vanno trovati sono comunque quelli per la gestione dell’emergenza e altre cosette come il rinvio della riscossione dei tributi nelle zone terremotate: “Ci sono varie forme all’esame, vedremo qual è migliore, quella che si addice alla situazione”, ha glissato Catricalà . Probabile, comunque, che il governo si muova sulla linea di quanto scritto nel decreto: il denaro arriva dal Fondo per la Protezione civile, c’è scritto, che poi però va ripianato.
Due i modi indicati: tagli di spesa — ce n’è un elenco possibile in allegato — o l’aumento di 5 centesimi dell’accisa nazionale sulla benzina (e un aumento di 5 centesimi è concesso anche alla regione colpita).
Ieri, un’idea pazza girava nei palazzi della politica romana: rinunciamo alla rata del rimborso elettorale di giugno e la devolviamo ai terremotati.
Cento milioni di euro non risolvono tutto, ma sarebbero già  un bell’inizio.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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