Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
AGOSTO IN NEGATIVO PER LA PRIMA VOLTA.. “PREZZI FERMI DA TRE ANNI, CI SALVANO GLI STRANIERI”
La crisi si abbatte sul settore del turismo. 
Nei primi otto mesi del 2012 secondo Federalberghi si registra una perdita del 2,6% di presenze e un relativo calo di fatturato stimato intorno al 10% rispetto allo stesso periodo del 2011.
Lo ha reso noto il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, in una nota di analisi dei dati mensili.
« L’andamento del turismo alberghiero italiano a luglio ed agosto di quest’anno fa segnare un risultato a due velocità : luglio ha mostrato una flessione complessiva delle presenze alberghiere pari al 5%, caratterizzata da un -8,9% di italiani ed un +0,2% di stranieri. Agosto, per la prima volta nella storia del turismo italiano, invece, ha registrato un -1,1% di presenze complessive, composte da un -3% di italiani ed un +2,1% di stranieri».
«PREZZI TROPPO FERMI»
Secondo Bocca questo calo, che si traduce in un -5,6% di italiani e un incremento di turismo straniero del +1,2% sulla base degli otto mesi, è dovuto ai «prezzi fermi ormai da 3 anni», e ad «accorte politiche tariffarie difficili da sostenere a lungo».
Inevitabile un riflesso anche sul mercato dei lavoratori, con un -2,6% di occupati (-2,8% a tempo indeterminato e del -2,5% a tempo determinato).
MENO PEGGIO DEL PREVISTO
«Questi risultati – evidenzia Bocca – mostrano un ridimensionamento parziale delle perdite previste grazie agli incrementi, anche significativi in alcune aree del Paese, della clientela straniera dalla quale partire per rimettere in moto uno dei pochi settori economici dell’Italia in grado di garantire comunque occupazione, che non delocalizza e porta sempre valore aggiunto all’intera filiera economica dei territori».
Ad andare particolarmente bene, nei due mesi estivi, è stata solo la Campania (+2,4%, italiani in calo dello 0,1%).
Sorprendente il dato dell’Emilia Romagna, stabile nel numero di presenze complessive, con un -3,6% di italiani ed un cospicuo +11,7% di stranieri.
Tra le regioni in calo, particolarmente colpito il Friuli Venezia Giulia con un -11,8% di presenze alberghiere (dovute ad un -17,2% di italiani ed un -6,5% di stranieri). Male anche la Toscana (-10,6%), la Sardegna (-7,1%) e la Puglia (-6%).
Negative anche le performance del Lazio e dei suoi musei: segna un -2,8% di presenze alberghiere con un -8,9% italiani ed un -0,1% stranieri.
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Agosto 10th, 2012 Riccardo Fucile
L’INDUSTRIA DELLE VACANZE: LA CRISI SI FA SENTIRE MA NON TAGLIA LE TARIFFE DEGLI ALBERGHI ITALIANI… DA NOI SI PARTE DA 64 EURO CONTRO I 36 DELLA GRECIA E I 29 EURO DELLA SPAGNA
L’ unica è non cadere nella trappola degli estremismi, che oscilla dalla disperata
visione di «spiagge deserte» alle battutine per ristoranti e voli aerei «tutto esaurito».
Meglio orientarsi tra le valutazioni degli esperti del settore e del marketing. Senza tralasciare i numeri – non tanto positivi in quest’estate dilaniata dall’ansia per lo spread alle stelle – che vanno però contestualizzati.
Turismo in difficoltà nel nostro Paese, ma anche nelle vicine Spagna e Grecia da sempre meta ambita per le ferie estive e che invece ora si ritrovano a fare i conti con la tendenza al risparmio. Eppure da un confronto delle tariffe fatto direttamente sul campo emerge che il prezzo italiano non sente la crisi. In Italia una notte in hotel parte da 64 euro contro i 36 della Grecia e i 29 della Spagna. Intanto la vacanza diventa sempre più corta e last minute.
E diversi sono anche i protagonisti principali: sempre meno tedeschi e americani, sempre più russi.
Per la Federalberghi 6 italiani su 10 resteranno a casa e le partenze sono crollate del 29,5% rispetto al 2011.
Se l’anno scorso erano pronti a settimane di mare e montagna 21,9 milioni di connazionali, questo agosto lasceranno la propria casa solo in 15,4 milioni.
Il giro d’affari complessivo dell’estate è sotto del 22%.
Dopo le contrazioni di giugno (-21,5%) e di luglio (-13%), non ci si aspetta un settembre migliore (- 27,7%).
La Calabria è la meta preferita degli italiani, seguono Veneto, Sicilia, Sardegna e Puglia.
Il 68% sceglierà il mare, il 15,6% la montagna e il 4,2% le località termali e del benessere. Spesa media stimata per le ferie: 741 euro (contro i 776 del 2011).
La concentrazione più alta si registrerà la prossima settimana, a ridosso di ferragosto. Non solo nel nostro Paese.
In Grecia, dopo il calo di arrivi registrato nei mesi scorsi c’è una ripresa. «L’emergenza della crisi, rispetto alla scorsa primavera, è superata osserva Michele Terzibassis, direttore in Italia dell’Ente nazionale ellenico per il turismo -.
Anche perchè, per far fronte alla situazione, gli albergatori greci hanno accettato di rinegoziare al ribasso le tariffe».
La realizzazione di «Visa center privati, ha poi favorito l’incremento dei turisti russi, saliti a 200 mila all’anno».
I dati relativi alla Spagna si fermano allo scorso maggio: la spesa turistica è diminuita del 14,8% , per un totale di 204 milioni di euro, 31 in meno che nello stesso mese del 2011.
Ma a giugno, 99.000 disoccupati hanno trovato un lavoro, proprio grazie al turismo.
Gli impieghi legati al settore sono spesso stagionali, ma in un paese dove c’è il 24,4% di disoccupati, non deve essere certo trascurato.
Anzi, la sensazione è che proprio dal turismo può giungere una boccata d’ossigeno per l’economia spagnola.
Grazia Longo
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Agosto 5th, 2012 Riccardo Fucile
MENO 10% DI PRESENZE TURISTICHE NEI PRIMI TRE MESI DELL’ANNO, NEI MESI ESTIVI PREVISTA UNA CONTRAZIONE DI OLTRE IL 20%
Sulle autostrade, il bollino nero.
D’altronde se i consumi hanno riavvolto il nastro al 1981, il dato non poteva non influenzare anche il turismo.
Ad incidere soprattutto il rincaro dei trasporti, con le accise sui carburanti a penalizzare il portafoglio degli italiani.
Una rilevazione di Confartigianato mette nero su bianco che mettersi in viaggio costa quest’anno il 12,7% in più rispetto a giugno 2011.
Il caro-vacanze si fa sentire soprattutto per il costo del gasolio, aumentato del 15,2%, segue la benzina (+11,9%). Ma non solo il trasporto su gomma.
Chi ha scelto l’aereo per qualche meta oltre-confine ha dovuto sborsare il 10,9% in più rispetto all’anno scorso.
LE RINUNCE —
L’esito (inevitabile) è che molti rinunciano alle ferie oppure ne riducono la portata, diminuendo i giorni dedicati al relax e alle escursioni in mare e montagna. La cifra indicata da Confartigianato fa spavento: 30,6 milioni di italiani (praticamente metà della popolazione) non sono andati in vacanza.
E il motivo prevalente è legato a fattori economici. Una tendenza aumentata del 33,1% in dieci anni, per una perdita di presenze nelle strutture turistiche del 9,9% rispetto ai primi tre mesi del 2012.
LA GEOGRAFIA
Quelli con minori possibilità di spesa sono i residenti in Sicilia (3,6 milioni di persone, circa il 72% della popolazione), seguiti da pugliesi e calabresi.
All’altro estremo della classifica i residenti in Lombardia, con soli (si fa per dire) quasi 3 milioni di persone senza vacanze (circa il 30% della popolazione residente complessiva).
Per chi invece può permettersi qualche giorni di relax il mare si conferma come la meta preferita (49%), seguono le vacanze in montagna (12,8%) e le città d’interesse storico-culturale (10,5%).
«Preoccupazione e rilancio della competitività del settore», sono l’urgenza e la ricetta dice Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, secondo il quale «i dati testimoniano pesanti effetti sul turismo, con ovvie ricadute sulle oltre 121mila imprese italiane del settore».
(da “La Repubblica”)
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Marzo 14th, 2012 Riccardo Fucile
PASSATO AL SETACCIO IL PATRIMONIO DI CARMELO PATTI: SAREBBE EMERSA “UNA INQUIETANTE SPEREQUAZIONE TRA REDDITI E INVESTIMENTI”… CHIESTO IL SEQUESTRO DI BENI
Si preannuncia già uno dei processi più movimentati degli ultimi anni, perchè la posta in gioco è altissima, quasi da record: cinque miliardi di euro, a tanto ammonta il patrimonio che il direttore della Direzione investigativa antimafia chiede di sequestrare.
È l’impero economico di Carmelo Patti, il settantottenne imprenditore di Castelvetrano che dal 1998 è il patron di Valtur, la più famosa azienda italiana del turismo.
Le indagini della Dia di Palermo muovono un’accusa pesantissima nei confronti di Patti: essere referente e prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, di Castelvetrano pure lui.
La prima udienza del processo è fissata per il 20 aprile, davanti alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani.
Si può già immaginare un confronto serrato fra la Procura, da poco guidata da Marcello Viola, e il pool di avvocati difensori.
Ci sono tre collaboratori di giustizia a chiamare in causa il patron di Valtur per presunti rapporti con esponenti mafiosi del Trapanese: Nino Giuffrè, l’ex fidato di Bernardo Provenzano; Angelo Siino, che negli anni Ottanta era il “ministro dei Lavori pubblici” di Cosa nostra; e Giovanni Ingrasciotta, conoscitore di molti segreti del clan di Messina Denaro.
Siino sarebbe stato addirittura testimone di un incontro fra il cavaliere Patti e Francesco Messina Denaro, il padre di Matteo.
Negli ultimi mesi gli investigatori della Dia di Palermo hanno passato al setaccio il patrimonio dell’imprenditore siciliano: secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe emersa “una inquietante sperequazione fra redditi e investimenti”.
La Dia aveva sollecitato il sequestro immediato dei beni di Patti, ma il Tribunale non ha accolto la richiesta, ritenendo necessario fissare l’inizio di un procedimento in camera di consiglio.
Per Patti ci sono guai giudiziari anche a Palermo: l’imprenditore risulta indagato dai pm Paolo Guido e Marzia Sabella per favoreggiamento aggravato nei confronti di Messina Denaro. All’indomani del blitz “Golem 2”, nel 2010, subì anche una perquisizione.
C’era un elemento, più di tutti, che incuriosiva i magistrati: uno dei collaboratori più stretti di Patti era il fratello della compagna di Messina Denaro, Michele Alagna.
L’impero che la Dia chiede adesso di sequestrare è costituito dalla maggioranza di alcune società che gestiscono una ventina di villaggi turistici della Valtur, ma anche da abitazioni, terreni nella provincia di Trapani e a Robbio, in provincia di Pavia, dove Patti risiede ormai da anni.
Da qualche mese la Valtur è in amministrazione straordinaria: è stata la famiglia Patti a chiederlo al ministro dello Sviluppo economico per far fronte a un pesante indebitamento di 303,6 milioni l’anno, a fronte di un fatturato di circa 200 milioni.
Così al timone dell’azienda sono arrivati tre commissari straordinari.
Salvo Palazzolo
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 16th, 2012 Riccardo Fucile
I GRATTACIELI DEL MARE SONO ALTI FINO A 70 METRI: LA PARTE EMERSA E’ MOLTO PIU’ GRANDE DI QUELLA IMMERSA
Raggio metacentrico. Momento di raddrizzamento. Doppia carena.
Termini tecnici, che i passeggeri di una nave non conoscono.
Eppure la loro vita dipende da quei numeri, perchè significano capacità di non inclinarsi (rendendo il salvataggio meno drammatico di come è successo al Giglio), di non capovolgersi e di resistere agli urti.
Il disastro del Giglio mette sotto processo i grattacieli del mare (tutti, non solo la Costa Concordia): alti fino a 70 metri, come palazzi di 25 piani.
La parte emersa è enormemente più grande di quella immersa. La nave è più comoda, più spaziosa, ma meno stabile.
“Una nave da crociera di ultima generazione ha un raggio meta-centrico di un metro. Un decimo di una nave militare”, racconta un esperto.
In pratica significa che i colossi del mare con migliaia di passeggeri hanno minore stabilità (perfino dei transatlantici di mezzo secolo fa).
Dubbi che gli studiosi avanzano da anni. Non solo: una nave alta è più esposta al vento.
Proprio la Costa Concordia in un giorno di burrasca del novembre 2008 urtò il molo del porto di Palermo, squarciandosi la prua.
Andiamo al Giglio dove gli inquirenti sono al lavoro. E dove, nonostante le proporzioni della tragedia, le autorità del Governo non si sono viste. Nè sentite.
Ma che cosa è successo al largo dell’isola? “Scafi come questi sono progettati per resistere agli urti più violenti. Ci sono paratie stagne ogni dieci, venti metri. Ma lo squarcio della Concordia sembra lungo 70-80 metri, pare aver interessato tre, quattro compartimenti della nave. Le paratie non sono state sufficienti”, riflette Riccardo Damonte, perito navale dello studio Ansaldo di Genova, uno dei più prestigiosi del mondo. I suoi esperti sono consulenti della Costa e già ieri erano al Giglio.
I dubbi sui grattacieli del mare restano. Basta guardare i dati della Costa Concordia, una nave moderna, ultimata nel 2005 (i superstiziosi, che nel mondo della marineria abbondano, ricordano che al varo la bottiglia lanciata contro lo scafo non si ruppe): 114. 147 tonnellate di stazza, 292 metri di lunghezza, 52 di altezza.
Per non dire delle 1. 500 cabine, dei 5 ristoranti, dei 13 bar. Una città galleggiante: l’ammiraglia Costa era capace di portare 4. 880 persone (3. 780 passeggeri e 1. 100 membri dell’equipaggio).
Certo, ci sono sistemi di salvataggio molto avanzati, ma l’evacuazione di cinquemila persone è un’impresa, soprattutto se la nave sta affondando.
Che differenza rispetto ai modelli del passato!
La Michelangelo (uscita dai cantieri di Sestri Ponente come la Costa Concordia) era alta poco più della metà . Portava 2. 500 persone.
Ma poi ha vinto il modello “americano”, studiato per croceristi a stelle e strisce.
Addio alla sobria eleganza delle navi italiane, si punta sui casinò galleggianti. Bastava visitare i saloni della Costa Concordia (e delle concorrenti) per rendersene conto: ecco il salone centrale, decine di lampadari di cristallo, luci verdi, rosse e blu, specchi ovunque.
Poi il centro benessere di 2. 100 metri quadrati, le 4 piscine. Le vetrate tanto vicine alla poppa e alla prua per far godere il panorama.
Sulla Michelangelo era tutto diverso, doveva affrontare le onde di trenta metri dell’Atlantico.
Oggi no, le nuove navi non amano le tempeste, le evitano grazie alla strumentazione avanzata.
Spiega Damonte: “Le navi da crociera rispettano norme della navigazione severe come mai. E la Costa Concordia era all’avanguardia”.
Ma transatlantici e traghetti così alti rischiano di essere meno stabili delle altre navi? “Sono sicuri. È vero, il raggio metacentrico di solito va da un metro a un metro e mezzo. Petroliere e navi cisterna arrivano a sette”.
Perchè? “Per ragioni di comfort”.
Una nave che “sente” più le onde presenta meno rischi di ribaltamento. Una corvetta militare, che ha un raggio di 10 metri, risente di rollio e beccheggio, ma difficilmente si capovolge”.
Già , il comfort, ma anche il bisogno di costruire navi con saloni degni di una reggia e capaci di trasportare cinquemila persone.
O si allungano o si aumenta l’altezza.
E poi c’è la questione del doppio scafo, se cede il primo, resta sempre il secondo: “Nessuna nave da crociera ce l’ha”, spiega Damonte. Perchè? “Toglierebbe spazio per motori e passeggeri. Ce l’hanno solo petroliere e navi cisterna, ma per evitare fuoriuscite di greggio”.
Sarà l’indagine a dire perchè la Concordia è andata contro gli scogli. Ma se avesse avuto il doppio scafo probabilmente non avrebbe imbarcato tanta acqua.
E se fosse stata più bassa, non si sarebbe inclinata così.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
BLOCCATA DAI FUNZIONARI DEL MINISTERO CHE NON ESEGUONO LE ULTIME DISPOSIZIONI DELLA TITOLARE USCENTE… BOCCIATA LA NUOVA CARICA DA 130.000 EURO L’ANNO PER IL DIRETTORE DELL’ENIT PAOLO RUBINI
Stava diventando un manager pubblico da guinness dei primati. 
Uno capace di raddoppiare le sue entrate in appena due anni, da quasi 190 mila euro a oltre 400 mila, in barba alla crisi e alle promesse del governo di contenere gli emolumenti dei dirigenti.
Paolo Rubini, 49 anni, direttore dell’Ente per il turismo (Enit) non ha raggiunto il traguardo per un soffio.
È stato bloccato in extremis da una specie di fronda interna al ministero del Turismo guidato dal capo del Dipartimento per lo sviluppo, Caterina Cittadino, che non se l’è sentita di dare pedissequamente seguito alle disposizioni del ministro uscente, Michela Vittoria Brambilla, perentoriamente impartite attraverso il capo di gabinetto, Claudio Varrone.
In base a quell’ordine a Rubini e a Mario Resca, amicissimo di vecchia data di Silvio Berlusconi, consigliere Mondadori e direttore dei Beni culturali, dovevano essere versati 130 mila euro all’anno ciascuno per i loro incarichi rispettivamente di consigliere delegato e presidente di Convention Bureau, società voluta a tutti i costi dalla Brambilla ufficialmente per incrementare il turismo dei convegni, ma che in pratica si è rivelata un’inutile costola dell’Enit, una specie di carrozzone in fasce, nato con la bella dotazione di circa 7 milioni, ma capace di accumulare 567 mila euro di passivo in appena 3 mesi di vita.
Se avesse avuto anche i quattrini di Convention Bureau, Rubini avrebbe fatto Bingo cumulando questa somma ai circa 190 mila euro di direttore dell’Ente del turismo, onnicomprensivi secondo il contratto, ma che poi si sono gonfiati con altri 5. 639 euro al mese che lo stesso Rubini si è assegnato per la reggenza della sede turistica di Tokyo, più 2. 639 per quella di Francoforte, più 406 euro per la reggenza della Direzione informatica.
Senza contare i 16. 558 euro disposti e incassati dallo stesso Rubini a titolo di una tantum per la gestione dell’ufficio di Pechino dal 6 maggio al 24 agosto.
Le storie intrecciate di Rubini e Convention Bureau sono esemplari.
Prima di diventare direttore dell’Enit, Rubini era stato uno dei più stretti collaboratori della Brambilla in quell’avventura dei Circoli della Libertà berlusconiani passati come una meteora tra un rifrullo di quattrini e mille polemiche.
Da dirigente dell’ente turistico si è messo in luce, tra l’altro, per l’ambizioso progetto di portare in mostra in giro per il mondo le opere di Michelangelo.
Un tentativo abortito e sostituito da un programma assai più sobrio, basato sull’esposizione dei lavori di un certo Roberto Bertazzon, “pittore, scultore e conceptual design”, un artista nato a Pro-secco a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, che ama dipingere e scolpire rane.
Rubini si è distinto anche per il progetto Magic Italy in Tour, un programma studiato per rilanciare l’immagine dell’Italia in 19 città di 12 paesi europei attraverso una mostra su un camion in cui era presentato il meglio della cucina e della produzione agricola nazionale.
Costo oltre 3 milioni di euro e organizzazione incerta, stando almeno a quel che ha raccontato alcuni giorni fa Laura Garavini del Pd in un’interrogazione alla Brambilla.
Secondo la Garavini, per esempio, a Madrid in pieno luglio il camion è rimasto aperto nelle ore del solleone micidiale e delle piazze deserte, dalle 2 alle 8, per di più nel quartiere periferico di Madrid Rio.
Nelle intenzioni della Brambilla, Rubini avrebbe dovuto essere la colonna portante anche di Convention Bureau.
La nascita di questa società ha seguito un percorso tortuoso.
Il primo atto è una lettera dello stesso ministro Brambilla con cui si stabilisce che la nuova azienda sia finanziata con i soldi del ministero, ma sia formalmente costituita e partecipata da Promuovi Italia, altra società pubblica dipendente da Enit che di fatto, però, si occupa in prevalenza di faccende lontane dal turismo.
Il passaggio chiave è del 26 gennaio e porta la firma del capo di gabinetto del ministro, Varrone, il quale impone in sostanza al Dipartimento del Turismo di derogare ai propri poteri di controllo su Enit e controllate. In questo modo da quel momento in poi sarà la stessa Enit, cioè Rubini, a vigilare sulla gestazione della nuova società relegando in un scomoda posizione subalterna Promuovi Italia.
Quest’ultima, però, prende la cosa seriamente: mette in campo un’ipotesi di piano aziendale e studia la forma societaria più appropriata.
Anche se volesse, del resto, non potrebbe prendere la faccenda sottogamba, visto che per ottemperare alla volontà del ministro è costretta a una variazione di statuto e a un aumento di capitale impegnativo: da 120 mila euro a 1 milione e 120 mila.
L’atteggiamento cauto dei vertici di Promuovi Italia irrita però i vertici del ministero, i quali alla fine impongono lo statuto di Convention Bureau e nominano un consiglio di amministrazione composto in prevalenza da fedelissimi del ministro.
Siamo tra febbraio e marzo di quest’anno e la situazione è già talmente compromessa e pasticciata che il consiglio di amministrazione non resta in carica che per il tempo necessario a insediarsi.
A maggio il vecchio consiglio viene azzerato e in quello nuovo entrano Resca e Severino Lepore, proprietario dell’Harry’s Bar di via Veneto a Roma.
E subito la società comincia a spendere soldi.
Tanto che, siamo in luglio, Resca convoca un’assemblea straordinaria dei soci per un aumento del capitale sociale da 500 mila euro a 1 milione e per chiedere all’azionista Promuovi Italia nuovi soldi per ripianare i debiti.
Da Promuovi Italia esce così un altro milione e 500 mila euro per rimettere in corsa la società .
L’ultima stranezza arriva proprio nei giorni della caduta di Berlusconi.
Poco dopo che il tabellone elettronico della Camera certifica la fine del governo, dal ministero parte la richiesta di aggiungere un altro milione alla dotazione di Convention Bureau, soldi che dovrebbero essere sottratti proprio alla dotazione di funzionamento di Promuovi Italia.
Per i dirigenti di quest’ultima società è la goccia che fa traboccare il vaso, tanto che ora stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di liquidare Convention Bureau o di cedere la partecipazione, anche gratis.
Per sottrarsi a un abbraccio non voluto e soffocante.
Fabio Amato e Daniele Martini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
DALLE RILEVAZIONI UFFICIALI DELL’ULTIMO TRIMESTRE RISULTA CHIARO CHE IL SITO UFFICIALE ITALIANO E’ QUELLO MENO CONSULTATO… TRADUZIONI STRAVAGANTI, ESPRESSIONE DESUETE O SCONOSCIUTE TRA LE CAUSE
Lo sapevate che il paesaggio dell’Alto Adige “è puntellato dai masi”?
E che Senigallia è un’isola perchè la sua lunga distesa di sabbia fine “è circondata di acqua”?
E che se uno va in Basilicata in vacanza d’estate non deve assolutamente perdersi una corsa “su un rollerbe” o una “discesa a bordo di un devalkart” oppure una lunga scivolata su uno “snow tubing”?
Se siete amanti del genere “sciocchezzaio” e volete divertirvi con perle rare e amenità di questo genere, collegatevi a www.italia.it e ne trovate a iosa.
Italia.it è il portale ufficiale del turismo italiano, anzi, “il portale dei portali”, come lo aveva sommessamente presentato due anni fa la ministra Michela Vittoria Brambilla in una conferenza stampa.
Presentatasi ai giornalisti assieme al collega Renato Brunetta e a Silvio Berlusconi, la ministra aveva assicurato che, rispetto al sito chiuso per manifesta inadeguatezza ai tempi del centrosinistra nel gennaio 2008, il nuovo portale avrebbe avuto il turbo e in breve sarebbe diventato lo strumento principe per la rifondazione dell’immagine delle vacanze italiane nel mondo.
Come è andata a finire lo sanno tutti.
Anche il turismo non sta troppo bene e l’effetto rilancio del portale dei portali purtroppo non l’ha visto nessuno.
La stagione delle vacanze non è ancora finita e quindi mancano i dati di consuntivo, ma da quelli disponibili e dall’umore non proprio allegro di molti operatori c’è da supporre che non ci sia da leccarsi le dita, anzi.
Fa testo a questo proposito la rilevazione dell’Osservatorio nazionale del turismo, un organismo governativo che scruta gli andamenti sulla base di un sondaggio condotto sulle intenzioni di vacanza di 5 mila potenziali turisti e usa anche dati forniti dall’Unione delle Camere di commercio.
Un anno fa gli italiani che pianificarono una vacanza per agosto furono 22 milioni e 600 mila, quest’anno sono stati appena 19 milioni e 370 mila, oltre 3 milioni in meno.
Si stima poi che un anno fa alla fine siano rimasti a casa circa 7 di quei 22 milioni e se anche quest’anno si ripetesse qualcosa di simile, cioè si verificasse di nuovo uno scollamento di quelle proporzioni tra la vacanza programmata e la vacanza effettiva, ci troveremmo probabilmente di fronte ad uno degli anni più neri del turismo italiano da molto tempo a questa parte.
La crisi generale ovviamente incide, ma il portale della Brambilla non sembra abbia opposto quella cura promessa con enfasi.
Dalle rilevazioni sulle visite a italia.it effettuate nell’ultimo trimestre tramite il sito specializzato Alexa.com, che non è la Bibbia, ma è ritenuto molto indicativo, risulta che tra i siti ufficiali quello italiano è tra i meno consultati rispetto a quelli dei paesi direttamente concorrenti.
Il sito francese, per esempio, ha una percentuale sul totale di visitatori cinque volte superiore, quello svizzero 6, austriaco 2,7, olandese 2, spagnolo 3,6, tedesco 2.
Sono più visitati di italia.it pure il sito greco, irlandese, norvegese, danese, croato, serbo, svedese, sloveno, portoghese, inglese.
Su queste basse performance del sito italiano forse influisce anche il fatto che è stato tradotto in un numero esiguo di lingue, appena 5, con una scelta anche in questo caso penalizzante per l’Italia rispetto a quasi tutti i paesi europei.
Considerando 36 nazioni del Vecchio continente, comprese le piccole come Lettonia, San Marino e Malta, l’Italia si piazza al ventottesimo posto in fatto di numero di traduzioni.
Il sito tedesco è tradotto in 26 lingue, spagnolo 31, austriaco e svizzero 25, olandese 13, inglese 23, sloveno 48
Le traduzioni del sito della Brambilla, poi, secondo molti esperti lasciano parecchio a desiderare, forse anche perchè i traduttori sono stati pagati poco, come loro stessi hanno denunciato, circa 9 euro a cartella.
Di fatto, alla fine, ci sono scappati diversi svarioni, come quando nel testo francese per indicare le spiagge è stato usato il termine plagues, che in francese non vuol dire nulla, ma in inglese significa malattie, pestilenze.
Poi, per fortuna, questa svista, come altri cento errori marchiani, è stata corretta.
Fino a qualche mese fa, esattamente fino alla metà di giugno, gli stranieri potevano avere informazioni abbastanza dettagliate sulle vacanze italiane anche attraverso alcuni siti esteri dell’Enit, l’ente italiano del turismo, che rimandavano ai siti delle singole regioni i quali a loro volta offrivano una buona panoramica della ricettività e delle opportunità turistiche locali.
Ma questi siti, cioè enit-france, enit-italia-de, enit.ch, enit.at sono stati chiusi per far largo al portale della Brambilla e ora il sito centrale e istituzionale Enit sopravvissuto offre contenuti che sembrano imbalsamati.
Non bastasse tutta questa sequela di negatività , per un soffio alcuni giorni fa si è sfiorato addirittura il cataclisma del turismo nazionale quando il governo di cui il ministro Brambilla fa parte ha deciso di cancellare dal calendario i ponti e le feste laiche.
L’idea è stata poi ritirata per manifesta impraticabilità , ma per giorni gli operatori hanno sudato freddo. Federalberghi ha calcolato che quella piccola norma balzana avrebbe fatto volar via oltre 5 miliardi di euro di incassi turistici.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 3rd, 2011 Riccardo Fucile
OLTRE UN MESE DI FERIE NEI LAVORI DELLA CAMERA GIUSTIFICATI DAL FATTO CHE UN FOLTO GRUPPO DI DEPUTATI PARTECIPERA’ A UN PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA…MA LUPI PRECISA: “ABBIAMO FISSATO QUELLA DATA IMMAGINANDO CHE LA CAMERA AVREBBE RIPRESO I LAVORI IL 12, POSSIAMO ANTICIPARLA”
Partenza sabato 3 settembre da Roma, destinazione Gerusalemme, Betlemme e poi
tappa in Betania, sul mar Morto.
In viaggio 170 tra deputati e senatori, accompagnati da monsignor Lorenzo Leuzzi, cappellano di Montecitorio.
Quota individuale che sfiora i duemila euro all inclusive.
Ritorno previsto per venerdì 9 settembre.
Due giorni per rimettersi in sesto e poi lunedì si ritorna al lavoro.
Considerando che l’ultimo giorno di fatica è oggi, con un mese e mezzo di ferie davanti, i parlamentari italiani non si possono lamentare.
Maurizio Lupi, il parlamentare Pdl che da 8 anni organizza il pellegrinaggio cerca di smorzare le polemiche.
Non è vero che la Camera aprirà più tardi per colpa sua: “Se il Parlamento dovesse decidere di anticipare l’apertura, il pellegrinaggio sarebbe anch’esso anticipato”.
La stessa spiegazione fornita dalla deputata Udc Paola Binetti: “Avevamo fissato la data immaginando che la Camera avrebbe ripreso i lavori il 12”.
Ma visto il clima è costretta a precisare: “Se questo deve diventare l’ennesimo attacco alla classe politica, è chiaro che la ripresa dei lavori della Camera ha la priorità “.
In viaggio con lei, le colleghe di partito Luisa Santolini e Gabriella Mondello.
Il resto dell’Udc in quei giorni resta in Italia, a Chianciano, per la festa nazionale dei centristi e liquida la polemica con un “rigurgito anticlericale” dopo il voto sul testamento biologico e omofobia.
Valigia pronta anche per il Pdl Francesco Paolo Sisto, mentre Gaetano Quagliarello dovrà rinunciare alla Terra Santa perchè coincide con la sua summer school della sua fondazione, Magna Carta.
Pierluigi Castagnetti ci andrà come ogni anno, ma con altre compagnie, Andrea Sarubbi no, ha da dedicarsi agli incontri di partito.
C’e’ poi chi critica la “propaganda della fede”: “Io sono cresciuto alla scuola di Donat Cattin – spiega il ministro Rotondi – e lui ci ha insegnato ad andare a Messa alle 7 di sera e a mettersi in fondo alla fila per prendere la comunione. La professione religiosa richede riservatezza ed intimità “.
E tempo libero
Paolo Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile
SOPRASSALTO DI DIGNITA’ DI DECINE DI PARLAMENTARI DEL CENTRO SUD CONTRO I RICATTI PADAGNI…BERLUSCONI FURIBONDO CONTRO IL CARROCCIO: “VOGLIONO COSTRINGERMI A PROCLAMARE LO STATO DI EMERGENZA: SAREBBE COME AMMETTERE IL NOSTRO FALLIMENTO”
La Lega impone una radicale modifica del decreto-rifiuti. 
Fino a notte tra Palazzo Chigi e i ministri del Carroccio la trattativa è andata avanti, ma finora il veto dei padani è stato irremovibile: niente rifiuti “speciali” nelle regioni del Nord, quella norma “dovrà essere cambiata”, piuttosto il Cavaliere “proclami lo stato d’emergenza e risolva in Campania un problema che è solo dei napoletani”.
Una posizione “irresponsabile” secondo Berlusconi, per il quale la rigidità del Carroccio “rischia di farci andare tutti a sbattere”.
Il premier stavolta è furibondo.
Il nuovo muro contro muro con l’alleato padano lo ha mandato fuori dai gangheri, guastandogli la soddisfazione per aver portato a casa la nomina di Draghi alla Bce.
In più lo hanno colpito come uno schiaffo le parole con cui Calderoli si è opposto all’adozione di un nuovo decreto-rifiuti, quell’accusa rivolta proprio a lui di aver provato a “truffare” il Nord, trasformando per legge i rifiuti solidi urbani in rifiuti speciali.
“La Lega – si è sfogato con un deputato napoletano del Pdl – pur di non far arrivare i rifiuti nelle altre regioni, mi vuole costringere a proclamare lo stato d’emergenza: sarebbe come ammettere che in tre anni tutto quello che abbiamo fatto non è servito a niente. Tornare al punto di partenza è una cosa inaccettabile”.
Ma il tempo stringe.
Il presidente della regione, Stefano Caldoro, gli ha spiegato chiaramente che senza decreto le province non possono svuotare gli Stir (gli ex impianti Cdr), premessa indispensabile per consentire un ritorno alla normalità .
Tutto il Pdl stavolta, messi da parte gli odi e le rivalità tra cosentiniani e anticosentiniani, è sul piede di guerra.
“I parlamentari campani del Pdl – racconta uno deputato – sono 53 e sono tutti pronti a schierarsi contro la Lega. Al Senato e alla Camera non passerà più nulla che interessa a Bossi”.
I parlamentari romani del Pdl, scottati dagli insulti di Castelli a proposito del pedaggio sul Gra, non la pensano diversamente. Insomma, la prospettiva è di una guerra totale dentro la maggioranza, proprio nei giorni in cui in Parlamento sta per arrivare la manovra di correzione dei conti.
Le due questioni s’intrecciano.
I leghisti infatti non s’accontentano di aver bloccato nuovamente il decreto sui rifiuti, adesso alzano il tiro: si aspettano infatti che la manovra dia risposte alle richieste sollevate a Pontida e si preparano alla pugna.
Lunedì Bossi ha convocato lo stato maggiore a via Bellerio, in vista dell’appuntamento del giorno dopo a Roma, il vertice con Berlusconi, Alfano e, soprattutto, Tremonti.
Sarà quella la sede per l’esame della manovra correttiva e molti già prevedono che “scorrerà il sangue”.
Oltretutto nel Carroccio è in corso una guerra tra l’ala Maroni-Calderoli e il “cerchio magico” e proprio la finanziaria sarà il terreno su cui ciascuna corrente proverà a strappare le maggiori concessioni.
Per provare a circoscrivere l’incendio ieri mattina i capigruppo del Pdl di Camera e Senato – Cicchitto e Gasparri, Corsaro e Quagliariello – hanno incontrato riservatamente il ministro dell’Economia.
Disponibile a trattare sui contenuti, Tremonti su una cosa è stato irremovibile: la manovra potrà essere spalmata su più anni, ma dovrà essere contenuta tutta in un unico decreto legge.
Berlusconi era di avviso opposto, pensava a un decreto con una mini correzione per quest’anno (3-4 miliardi), per poi rinviare a dopo l’estate il resto della mazzata.
Una strategia che il capo del governo ha candidamente confessato durante la conferenza stampa a Bruxelles, provocando una reazione immediata a Roma.
Tremonti ha infatti preteso una smentita, costringendo il Cavaliere a far uscire una nota imbarazzata che confermava alla lettera il piano elaborato a via XX Settembre.
La tensione tra Berlusconi e Tremonti, nonostante l’intervento di mediazione dei capigruppo, è di nuovo salita alle stelle.
Il Cavaliere è preoccupato perchè vede tornare a galla la proposta di un governo di unità nazionale, mentre lo spread tra titoli italiani e tedeschi tocca un nuovo record e le azioni del comparto bancario italiano affondano.
E sospetta il ministro dell’Economia di non essere del tutto estraneo a queste suggestioni politiche.
“Due mesi dopo l’esplosione dello scandalo Ruby – ricorda oggi un uomo vicino al Cavaliere – Nicola Latorre organizzò in gran segreto un incontro tra D’Alema e Tremonti all’hotel Excelsior di Roma.
Noi lo venimmo a sapere per caso e Berlusconi non la prese bene: “già organizzano le cene per farmi fuori”, disse sibillino durante una riunione, pur senza fare nomi”.
Ecco, tra l’emergenza P4, lo scontro sui rifiuti e il braccio di ferro con Tremonti, il premier è ancora convinto che ci sia qualcuno ansioso di liberarsi di lui.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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