Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA COERENZA DELL’EX SOCIALE: ORA SI LAMENTA PER LA SCARCERAZIONE DEI FERMATI E VORREBBE SCHEDARE TUTTI… MA QUANDO VENNE ARRESTATO NEL 1989 PER RESISTENZA AGGRAVATA E MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA PER AVER TENTATO DI BLOCCARE IL CORTEO PRESIDENZIALE DI BUSH, PERCHE’ ACCETTO’ DI ESSERE SCARCERATO DOPO POCHE ORE?
Che Gianni Alemanno protesti contro la scarcerazione di tutti i fermati durante i disordini di Roma del 14 dicembre è comprensibile.
È pur sempre il sindaco della città , e quei venti milioni di danni sono difficili da digerire.
Lui nel 1990, quando ai margini della “Pantera” prendeva parte da destra alla protesta studentesca contro la riforma Ruberti, si limitava a tuonare contro
“il portato tecnocratico e privatizzante della riforma sull’autonomia universitaria, che favorisce l’omologazione dei nostri atenei ai modelli economicistici pienamente funzionali al sistema neocapitalistico”.
Ma forse — chissà — gli saranno tornati in mente anni più lontani, quando uscire di galera non era mica così facile.
Nel maggio 1988 Alemanno fu eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e ai cronisti tornarono subito in mente quegli otto mesi di carcere che il trentenne futuro sindaco di Roma si fece quando di anni ne aveva soltanto ventitrè.
Correva l’anno 1982, il Muro di Berlino era ancora ben saldo e l’allora giovane militante del Msi, avuta notizia del colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, espresse tutta la sua indignazione lanciando una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma.
Sarà poi prosciolto, ma a nessun magistrato venne in mente di scarcerarlo immediatamente; forse per via di quel precedente dell’anno prima.
Il 21 novembre 1981 Alemanno fu bloccato da due carabinieri di fronte al bar “La Gazzella” nel rione Castro Pretorio, assieme all’allora segretario del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna Sergio Mariani, per aver partecipato all’aggressione dello studente Dario D’Andrea di 23 anni.
Incidenti di gioventù, figli di un’epoca in cui la violenza politica era pane quotidiano per una buona fetta di quella generazione.
Forse il sindaco ha a cuore che i giovani d’oggi non ripetano gli stessi errori. In fondo fu lui stesso, nel 1988, a dichiarare di aver imparato dal carcere “che la violenza deve essere assolutamente rigettata come mezzo di azione politica”.
Rinunciare alla violenza sicuramente, evitare di scontrarsi con le oggi tanto amate forze dell’ordine, forse.
Il 29 maggio 1989 Alemanno ci ricasca: assieme ad altri dodici militanti viene arrestato con l’accusa di “resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentativo di blocco di corteo ufficiale”.
A Nettuno, infatti, è atteso il presidente degli Stati Uniti George Bush e al trentunenne segretario del Fronte della Gioventù, con il Muro di Berlino ancora in piedi seppur scricchiolante, gli Stati Uniti non vanno molto a genio.
I giovani missini intendono impedire che il corteo presidenziale raggiunga il cimitero americano di Nettuno, visita ritenuta offensiva “alla memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori”.
A disperdere i manifestanti ci pensano polizia e carabinieri.
Questa volta Alemanno viene scarcerato dopo poche ore, non senza che l’organizzazione giovanile missina critichi con durezza l’operato delle forze dell’ordine, colpevoli di aver “aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni, con la bandoliera usata come frusta fino a colpire alcuni giovani con le radio in dotazione”.
Il giorno dopo, a Milano, si tiene un comizio in piazza Oberdan per esprimere solidarietà ai tredici camerati arrestati.
Tra i relatori c’è il segretario regionale del Msi, Ignazio La Russa.
Una domanda ci sorge spontanea: perchè a suo tempo Alemanno non rifiutò di essere scarcerato subito, visto che ora vorrebbe che i fermati restassero in galera, per lo stesso identico reato?
D’accordo che si nasce rivoluzionari e si muore pompieri, ma un minimo di coerenza in questo mondo è bandita?
E’ proprio necessario diventare forcaioli per convenienza, una volta che ci si è potuti sedere alla corte del sultano?
Un po’ di dignità sindaco, o la frequentazione del ciarpame senza pudore genera mostri?
argomento: Alemanno, AN, Berlusconi, Costume, denuncia, destra, emergenza, Giustizia, governo, la casta, PdL, Politica, polizia, radici e valori, Roma, scuola, Università | Commenta »
Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
IL CAPORALE DI GIORNATA, DEGRADATO A SERVO DEL SULTANO, SI SUPERA NELL’ACCATTONAGGIO MOLESTO: “OCCORRE SALVARE L’ITALIA DALLA STAGIONE DI TERRORE, BISOGNA ARRESTARE I CAPI COME NEL 1979″… IL PROBLEMA DI UNA GENERAZIONE SENZA FUTURO PER LUI SI RISOLVE CON LE RETATE DEI GIOVANI CHE MANIFESTANO IL LORO DISSENSO… SI FACCIA RICOVERARE CON URGENZA, NON SI RICORDA PIU’ DI QUANDO PARTECIPAVA AI CORTEI ANCHE LUI
“Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell’estrema sinistra collusi con il terrorismo”.
Così il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in merito alle polemiche seguìte alla scarcerazione dei ragazzi fermati lo scorso 14 dicembre durante gli scontri a Roma.
Il 7 aprile del 1979 (e non 1978, come erroneamente ricorda Gasparri, ma è normale per lui confondersi) fu il giorno in cui, con un’enorme retata, le forze dell’ordine arrestarono diverse persone, prevalentemente legate a Autonomia operaia, accusate a vario titolo di appartenere alle frange dell’eversione.
Fra gli arrestati c’era anche Toni Negri, accusato di essere il capo delle Brigate rosse.
“Qui – osserva Gasparri – serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c’è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città . La sinistra, per coprire i violenti, ha mentito parlando di infiltrati. Bugie. Per non far vivere all’Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico – conclude Gasparri – va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l’area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l’Italia”.
Venerdì l’Associazione nazionale magistrati aveva espresso preoccupazione per l’invio di ispettori da parte del ministro Alfano che ha chiesto accertamenti sulla scarcerazione dei 22 manifestanti arrestati.
«Siamo di fronte a un’indebita interferenza nello svolgimento dell’attività giudiziaria che rischia di pregiudicare il regolare accertamento dei fatti e delle responsabilità dei singoli – avevano scritto in una nota Luca Palamara e Giuseppe Cascini -. La nostra condanna degli episodi di violenza è ferma e netta e l’Anm esprime solidarietà agli appartenenti alle forze dell’ordine che sono rimasti feriti nello svolgimento delle loro funzioni. Ma abbiamo il dovere di ricordare che alla magistratura è affidato il delicatissimo compito di accertare responsabilità individuali, di verificare la fondatezza delle accuse e di valutare la sussistenza dei presupposti per l’applicazione di misure cautelari»
Premesso che il diritto di manifestare è sancito dall Costituzione e che, in caso di disordini, la responsabilità è sempre individuale in merito agli eventuali reati commessi, Gasparri forse ormai si sente in pieno regime militare.
Non a caso era un “colonnello” (di quelli dei film con Alvaro Vitali), ora che è stato degradato a caporale di giornata per tradimento e cambio di campo, ogni giorno deve giustificare la sua presenza con manifestazioni di accattonaggio molesto per ingraziarsi il suo nuovo padrone.
Pensare che da “giovane vecchio” aveva partecipato a decine di manifestazioni anche non autorizzate: ora vuole mettere in galera ragazzi che sarbbero stati suoi coetanei allora.
Non ranmmenta che esiste la legge ordinaria per punire chi commette reati e, grazie alle forze dell’ordine e alla magistratura, quando i soggetti vengono individuati ne pagano le conseguenze, senza bisogno di leggi speciali da Komintern.
Ma, senza conoscere i fatti, invocare l’arresto preventivo di chi gli sta antipatico, dimostra solo che certi squilibri psicologici necessitano di un tratttamento sanitario, obbligatorio o meno veda lui.
Più che arrestare gli studenti che lottano, a torto o ragione non spetta a lui o a noi stabilirlo, per garantirsi un futuro, sarebbe necessario “arrestare” e “fermare” quella deriva e quella pletora impiegatizia di cortigiani reazionari che ha gli occhi foderati di prosciutto.
E che non vede la disperazione di una intera generazione senza futuro, senza valori, punti di riferimento, certezze: dove solo la precarietà la fa da padrone, impossibilitati a costrursi una famiglia e anche solo a sognare una società diversa.
Il problema lo si risolve con la galera e le sprangate?
La disoccupazione giovanile che colpisce un ragazzo su quattro lo affrontiamo coi lacrimogeni e le cariche della polizia?
Ogni tensione sociale o protesta in Italia è solo un problema di ordine pubblico?
I giovani sono solo un ostacolo per gente nata vecchia dentro, capace solo di parlare di meritocrazia senza capire che questa si costruisce garantendo a tutti uguali punti di partenza?
I caporali che danno in escandescenze, urlando “basta coi bordelli, vogliamo i colonnelli”, di danni alla destra ne hanno già fatti fin troppi.
Si tolgano dai coglioni.
argomento: Berlusconi, Bossi, criminalità, denuncia, destra, Giustizia, governo, LegaNord, Parlamento, PdL, radici e valori, scuola, Sicurezza, Università | Commenta »
Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO VUOLE FARE LE VECI DEL PARLAMENTO E DELLA MAGISTRATURA E CONSIDERA LA POLIZIA UN PRIVATO SERVIZIO D’ORDINE…IL FERMO DI POLIZIA ALMENO FA SEGUIRE L’ARBITRIO A UN REATO COMMESSO, CON IL DASPO AI CHI MANIFESTA, IL FERMO NE PRECEDE LA PRESUNZIONE…PERCHE’ ALLORA NON APPLICARE IL DASPO ANCHE AGLI ACCESSI DELLE AUTOSTRADE?… L’OPINIONE DI ADRIANO SOFRI
Il governo annuncia un pugno più duro con le manifestazioni politiche, a cominciare dalle
prossime degli studenti e degli universitari.
Il governo non si risparmia. Fa le veci del Parlamento. Fa le veci della magistratura, si impegna all’unisono, interni e giustizia, a spiegarle che i ragazzi fermati vanno tenuti in galera.
Si profonde in avvertimenti sul ritorno del Sessantotto e degli anni di piombo. Dal’45 al Sessantotto erano passati 23 anni. Dal Sessantotto a oggi 42.
I “ragazzi” di oggi, dai 41 anni in giù, sono nati dopo il Sessantotto, e dai 40 in giù dopo lo sbarco sulla luna.
Che studenti ricercatori operai vadano sui tetti al governo sembra seccante, ma fino a un certo punto.
Da lì possono solo scendere, o buttandosi di sotto, e non c’è problema, o dalle scale, e basta aspettarli e rimetterli al loro posto.
Che dai tetti scendano nelle strade e le riempiano e tornino ad avere insieme obiettivi definiti e un’ispirazione generale, che ripudino una presunta riforma e non ne possano più di un’intera idea del senso della vita, questo il governo non può sopportarlo.
Il governo ha tutto il potere, e lo venera come un sacramento, il Parlamento è un incidente sempre più superfluo, giustizia e stampa (non servili) cerimonie fastidiose, le polizie – quando non manifestano a loro volta contro il governo – un privato servizio d’ordine.
La cosa è culminata – per il momento – nell’invenzione del Viminale: l’estensione del Daspo alle manifestazioni politiche – cioè alla politica. Essendo le manifestazioni politiche appunto il modo di manifestarsi della politica, la proposta vale nè più nè meno all’esonero di polizia di un certo numero di cittadini – “ritenuti pericolosi” – dalla politica, e dunque, per completare il giro di parole e di fatti, dalla cittadinanza.
Ascoltare la trovata e sorridere – o ridere francamente – è fin troppo facile. “Li vogliamo vedere, a decidere chi può partecipare a un corteo o a un comizio, e poi a impedirglielo”.
Ma il bello delle trovate reazionarie sta proprio lì: che vengano sparate nonostante la loro enormità , anzi, grazie alla loro assurdità .
Gli anziani si ricorderanno le polemiche roventi sulle leggi d’eccezione e il fermo di polizia.
Ma il fermo di polizia, anche il più arbitrario per durata e modalità , pretende almeno di far seguire l’arbitrio a un reato commesso.
Qui il fermo ne precede la presunzione, vagheggia una legislazione dei sospetti.
Alle manifestazioni politiche possono partecipare solo i buoni cittadini: i cattivi no. Chi sono i cattivi? Quelli che, se si permettesse loro di partecipare alle manifestazioni politiche, si comporterebbero male.
Logico, magnifico. Vengo anch’io. No tu no. E perchè? Perchè no.
Il Viminale non vuole. Per il nostro bene.
L’idea del Daspo politico è così genialmente ministeriale da lasciare ammirati e senza parole.
All’inizio; poi le parole vengono, altro che se vengono.
Una volta che vi siate informati su che cos’è (è il Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, scritto così) perchè non applicare il Daspo anche agli accessi alle Autostrade Italiane?
Ho appena sentito dalle autorità preposte che la colpa di ieri è degli automobilisti sventati che sfidano la sorte senza attenersi alle raccomandazioni dei cartelloni stradali (“catene a bordo” eccetera: anche in treno?).
Dunque Daspo ai caselli.
Manifestanti o automobilisti, basterà dotare le polizie (e le forze armate, per la sinergia) di un elenco dei facinorosi, da compulsare al momento della loro discesa in strada.
Del resto, diciamocelo: elenchi così ci sono già , pubblici e privati.
Per le incombenti manifestazioni studentesche basterà disporre di un primo catalogo approssimativo: due o tre milioni di nomi e cognomi.
Del resto, avvenne già . Anzi, geniale com’è, l’idea ministeriale rischia di essere troppo modesta rispetto ai precedenti classici.
Fascismo o “socialismo reale” non sapevano forse assicurare l’ordine pubblico e lo svolgimento ordinato delle libere manifestazioni, piuttosto che con la bruta repressione, con una accurata azione preventiva (di igiene, vorrei dire, ora che questa sintomatica parola – “la guerra, igiene del mondo” – è stata rimessa all’onore del mondo stesso)?
Andando più per le spicce, quei regimi non si limitavano ad applicare un Daspo antemarcia ai sospetti dissidenti per le eventuali loro manifestazioni pubbliche, ma per le proprie.
Alla vigilia delle quali gli oppositori, meticolosamente schedati senza bisogno di computer, quando non fossero già al sicuro in galera o al confino, venivano arrestati o consegnati agli arresti a domicilio.
E la piazza delle manifestazioni di regime ne risultava sgombra dal rischio di incidenti: igiene, appunto, piazza pulita di rivoltosi, violenti e altri rifiuti organici.
Si applichi dunque il Daspo alle manifestazioni politiche, ma se ne escludano le manifestazioni di opposizione al governo – non occorre vietarle, basta abolirle – e lo si applichi rigorosamente a quelle del Pdl, della Lega e delle forze loro alleate, dai cui paraggi saranno allontanati i membri dell’Elenco Facinorosi, e concentrati per il tempo necessario alla sicurezza collettiva e all’ordinato esercizio del diritto di manifestazione – 36 ore minimo – fra Incisa Valdarno e Firenze Sud.
A bordo. In catene.
di Adriano Sofri
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, emergenza, Giustizia, governo, Politica, radici e valori, scuola, Sicurezza, Università | Commenta »
Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
UNA MAMMA MILANESE RIFLETTE SUL FUTURO DELLA FIGLIA NEL GIORNO DEL TRENTESIMO COMPLEANNO… RIPENSA AI PRESAGI DI UN AVVENIRE FELICE E SI INTERROGA SU UN PRESENTE CHE SCONFORTA… LA LETTERA AL “CORRIERE DELLA SERA” DI UNA MAMMA ARRABBIATA
Caro direttore,
ieri mia figlia ha compiuto trent’anni.
Da diversi anni lavora nella stessa azienda con contratti «a progetto».
Subito dopo la sua nascita, in una gelida notte di luna piena, da un finestrone del reparto maternità dell’allora già vetusto ospedale Principessa Jolanda di Milano (oggi non c’è più) ho potuto ammirare la cupola di Santa Maria delle Grazie del Bramante incorniciata da un cielo terso, luminoso e azzurro che sembrava finto, nel quale, a far da contrappunto alla luna, brillava una stella solitaria.
Uno scenario di rara bellezza che mi era sembrato un ottimo auspicio per la mia bambina.
Oggi sono una madre molto arrabbiata.
Non è mia figlia che mi ha deluso. E non è di lei che voglio parlare, ma dell’indifferenza di chi assiste senza scomporsi al dramma della sua generazione.
Alla sua età io avevo già fatto molti sacrifici, ma avevo prospettive concrete di crescita professionale e di fare progetti per la vita.
Per mia figlia e la grande maggioranza dei suoi coetanei i sacrifici non bastano: con questi giovani la realtà è stata, ed è, avara di occasioni e ladra di sogni.
Possono anche dimostrare di valere, ma non hanno la libertà di inventarsi il futuro.
Abbiamo perso il valore del lavoro, la sua dignità , il suo ruolo nella crescita individuale e nella società .
Non siamo stati capaci di difendere il futuro dei nostri figli. Abbiamo creduto che bastasse aver conquistato certi diritti per avere la certezza che sarebbero durati all’infinito.
Complice un diffuso benessere, amplificato in principio dal «riflusso» degli anni Ottanta, abbiamo un po’ dormito sugli allori.
Noi, che abbiamo potuto realizzarci grazie al lavoro, li abbiamo cresciuti nella certezza che il loro futuro sarebbe stato migliore.
Responsabilità ben maggiori hanno i governi degli ultimi vent’anni senza distinzione, la classe dirigente, le parti sociali, spesso l’inadeguatezza strutturale e formativa della scuola e dell’università .
Mi sembra che nessuno, tranne noi e i nostri figli, voglia la fine di questo scandalo. Sono troppi gli altri interessi in gioco.
Con che cuore e testa possiamo accettare che i nostri giovani (e smettiamola con i «bamboccioni»), non abbiano futuro?
Nonostante le lauree e i master all’estero, la loro vita sembra segnata irrimediabilmente dalla precarietà . Altro che meritocrazia. E non vale il discorso che sono pigri e viziati.
I fannulloni non sono una scoperta del ministro Brunetta, sono sempre esistiti. Per fortuna sono eccezioni.
Le attuali regole del mercato del lavoro, nel tentativo di favorire l’occupazione e combattere il lavoro nero, in molti casi hanno finito paradossalmente per legalizzare la precarietà .
Cos’altro si può dire quando, pur non ricorrendo le condizioni previste dalla legge, e in totale assenza di controlli, certe aziende impiegano in massa contratti «a progetto» rinnovabili all’infinito?
Perchè l’Inps, che da questa tipologia contrattuale riceve contributi irrisori, non controlla che siano veritieri e non degli abusi?
Meno male che c’è il welfare delle famiglie.
Però anche le famiglie si stanno impoverendo e non mi riferisco solo alle risorse economiche. L’infelicità dei tuoi figli, la loro impossibilità di pensare a domani con un minimo di stabilità , la loro sfiducia, frustrazione, quando non disperazione, fa soffrire anche te, ti condiziona, ti deprime, vivi male.
Si vive male tutti.
Basta con l’alibi della crisi globale che paralizza la crescita del Paese.
In tempi di crisi c0è anche chi si arricchisce.
Non si dica più che da noi però c’è più occupazione che in Spagna.
Si dica invece che ce n’è meno che in Germania e quella che c’è comprende qualche milione di lavoratori «atipici».
Credo che abbia ragione chi dice che è finito il tempo del posto fisso perchè il mercato del lavoro esige sempre più flessibilità , ma andare in questa direzione senza criterio nè tutele non è un passo avanti.
Il processo di trasformazione sociale in atto non dovrebbe essere solo un prezzo da pagare.
I giovani hanno capacità di adattamento, ma non vogliono e non devono essere ingiustamente penalizzati.
Un lavoro dignitoso e flessibile ma con garanzie graduali, fino a raggiungere una certa stabilità , è un elemento importante per ridare fiducia e contribuire al rilancio dell’economia. Non lo dico io, che sono solo una madre arrabbiata, l’hanno detto e lo dicono ripetutamente economisti e giuslavoristi importanti. Ultimamente anche Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia.
Sarebbe il modo migliore per dare contenuto a due principi costituzionali: «L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro» (art. 1) e «La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto» (art. 4). Effettivo.
Valentina Strada
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, economia, emergenza, governo, Lavoro, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »
Dicembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
“TRA DIECI ANNI POTREMMO PENTIRCI DI NON AVER ASCOLTATO LE RAGIONI DEGLI STUDENTI ITALIANI, UNA PROTESTA CONTRO IL DECLINO DEL PAESE, UNA BATTAGLIA CHE DOVREBBE RIGUARDARE TUTTI, DESTRA E SINISTRA”… “ANCHE I RAGAZZI IN DIVISA NE SONO VITTIME: HANNO STUDIATO DI PIU’ PER AVERE DI MENO”…. LA PROTESTA STUDENTESCA NON PUO’ ESSERE RIDOTTA A UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO”… L’ANALISI DI CURZIO MALTESE
La sera del 13 dicembre, vigilia del voto di fiducia e degli scontri di piazza del Popolo, l’ho passata alla Sapienza per discutere con gli studenti che cosa sarebbe successo il giorno dopo.
Soprattutto sul come i media avrebbero trattato la rivolta degli studenti.
La paura era il remake di Genova 2001. Zone rosse, black bloc, infiltrati e no, botte da orbi.
In questo modo le ragioni del movimento sarebbero state completamente oscurate dal dibattito sulla violenza, come poi ha scritto Roberto Saviano.
I media si sarebbero volentieri accodati, alcuni per servilismo, altri per sensazionalismo, altri ancora per il riflesso condizionato di paragonare ogni movimento giovanile al passato.
Nel 2001, fra i fumi dei lacrimogeni veri e gli altri a mezzo stampa, la strategia ha funzionato benissimo e l’Italia ha perso una grande occasione di modernità .
Basta rileggersi i documenti del movimento no global dell’epoca sulla finanza internazionale, le bolle speculative, la privatizzazione dell’acqua, il clima o l’evoluzione del mercato agricolo per capire quanto fossero profetiche, acute, attuali quelle analisi.
Tanto più degne d’attenzione delle quattro fesserie di circostanza e delle mille menzogne esalate durante il G8 da Bush e dagli altri potenti della terra.
Ma si discusse soltanto degli atti di pochi violenti e dei discorsi vacui del potere.
Fra dieci anni potremmo pentirci di non aver ascoltato le ragioni degli studenti italiani, la loro protesta che è anzitutto contro il declino dell’Italia.
Una battaglia che dovrebbe riguardare tutti, giovani e anziani, partiti e sindacati, destra e sinistra, imprenditori e lavoratori.
Riguarda molto gli altri giovani di piazza del Popolo, i ragazzi in divisa, ventenni che spesso non hanno trovato altri lavori e misurano sulla propria pelle che cosa significhi aver studiato più dei colleghi anziani per avere meno soldi in busta paga e minori possibilità di carriera.
Ragazzi in divisa che infatti, come si vede dai filmati, non avevano alcuna voglia di usare i manganelli.
Il declino non riguarda soltanto l’Italia, ma l’Europa intera.
E infatti la protesta degli studenti esplode in tutte le capitali d’Europa.
La differenza è che soltanto in Italia, la nazione dove il declino è peggiore, si considera la protesta un mero problema di ordine pubblico, una faccenda poliziesca.
Qui non si tratta di una riforma buona o cattiva.
Sarebbe facile smontare i due o tre slogan populisti e volgari sui quali si fonda la difesa della legge Gelmini. La guerra ai baroni?
La riforma concentra il massimo del potere nelle mani dei rettorati, il Gotha del baronato.
La lotta agli sprechi, ai troppi assunti, agli stipendi clientelari che fagocitano tutte le risorse? Su questo punto è difficile rimanere calmi. Il maggior spreco clientelare nella storia della scuola pubblica, il più costoso degli ultimi vent’anni, è stata l’assunzione di massa di ventimila insegnanti di una materia facoltativa, la religione, decisa da un governo Berlusconi per garantirsi l’appoggio dei vescovi.
Spreco, vergogna, insulto alla Costituzione e alla meritocrazia, visto che gli insegnanti di religione non debbono affrontare un concorso, ma soltanto essere segnalati dalla curia. Ma questo è davvero il meno.
Il vero problema è che per la prima volta da secoli in Europa avanza una generazione “meno”.
Una generazione che avrà meno opportunità , mobilità sociale, in concreto meno consumi, automobili, case, strade, pensioni, perfino forse aspettative di vita, nonostante i progressi della scienza, di quanto ne abbiano avute i padri. È la questione dell’epoca ed è gigantesca, inedita.
Ed è tanto più evidente in Italia, avanguardia del declino europeo.
La politica, i sindacati, le associazioni industriali e finanche la Chiesa non dovrebbero occuparsi d’altro. Invece si occupano soltanto d’altro.
Tutti dovremmo essere grati a questi ragazzi perchè ci ricordano che abbiamo un futuro e dobbiamo sceglierlo.
Invece molti e forse la maggioranza sono grati all’idiota che picchia un poliziotto a terra, al delinquente che incendia una camionetta o sfonda un bancomat, a chiunque armato di un bastone ci permetta il lusso di non pensare, come ricordava Saviano.
Oggi come nel 2001, dopo Genova.
Dopo Genova ci sono stati i crack finanziari, la peggiore crisi dal dopoguerra, il crollo dei prezzi agricoli, la privatizzazione dei grandi acquedotti.
E adesso, brava gente allevata coi dibattiti televisivi, che cosa deve accadere per svegliarsi?
Curzio Maltese
(da “la Repubblica“)
argomento: denuncia, economia, emergenza, Giustizia, governo, Politica, polizia, povertà, radici e valori, scuola, Università | Commenta »
Dicembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
ALICE, 23 ANNI, LA RAGAZZA ARRESTATA DOPO GLI SCONTRI, OCCHI PESTI E BRACCIO AL COLLO: IN CELLA MINACCIATI E INSULTATI…”HO CAPITO CHE PER LAVORARE ME NE DEVO ANDARE DALL’ITALIA”
“Ci tenevano lì, al gelo, tutti insieme in una cella vuota, senza bere, nè
mangiare, nè poter andare al bagno. Chi chiedeva un po’ d’acqua o si lamentava per le ferite aperte veniva aggredito, deriso, minacciato.
Ci avevano detto: ricordatevi di Bolzaneto, ricordatevi di Genova.
Per 14 ore nel centro di identificazione di Tor Cervara abbiamo subito ogni tipo di angheria e di terrorismo psicologico, con la consapevolezza che laggiù, in quella specie di carcere, lontani da tutto e da tutti, ci sarebbe potuta succedere qualunque cosa”.
Alice ricorda e i ricordi fanno male.
Ombre di freddo e di paura. Di scherno e di violenza.
Ha gli occhi pesti, un braccio al collo e una caviglia gonfia.
Ventitrè anni, i capelli e gli occhi scuri, i modi gentili e lo sguardo di chi sa quello vuole.
Seduta nella piccola cucina di una casa da studenti, posti letto a 250 euro l’uno, con il caffè caldo sul tavolo e gli amici intorno, Alice Niffoi, arrestata negli scontri di martedì scorso, ferita a manganellate dalla polizia e poi detenuta con altri 23 ragazzi, racconta la sua vita di ragazza normale sconvolta da un pomeriggio di guerra.
E la sua voce, i suoi desideri, i suoi sogni di studentessa di Scienze Politiche che vuole occuparsi di “Altra economia”, sembrano essere quelli di un’intera generazione, di un movimento che rifiuta la violenza, ma dice Alice, “finchè ci saranno zone rosse noi le violeremo, sono loro i violenti non noi”.
È nata ad Orani Alice, in Sardegna, nel cuore della Barbagia, con una mamma professoressa di Lettere che nel ’77 partecipò alla grande protesta universitaria e un papà che fa il rappresentante, le superiori al liceo classico “Asproni” di Nuoro, poi quattro anni fa il salto verso Roma, “avevo voglia di vivere in una metropoli, credevo nell’università , oggi ho capito che per fare il mio lavoro me ne dovrò andare, qui per noi non c’è più posto”.
Noi, cioè loro, sono i ragazzi che occupano, che manifestano, e il 22 torneranno in piazza in una Roma che li attende in assetto militare e armato. Suonano i telefoni, il campanello, i vetri sono appannati dal freddo, ma dentro questo appartamento nel quartiere del Pigneto, alle spalle della periferia Casilina, ci sono calore, solidarietà , gli amici entrano, escono, abbracciano Alice, “certo che ti hanno conciato male…”.
“Adesso tutti cercano di darci etichette, ma noi siamo lontani dai partiti, anche dalla sinistra, chiediamo soltanto di poterci costruire vite dignitose, di avere accesso al lavoro, e la risposta del Governo è stata quella di riempici di botte, mentre tremavo dal freddo, scalza, nel seminterrato buio dove ci avevano rinchiusi, ho pensato che quel luogo assomigliava alla “cella del ministero dell’Amore” come nel romanzo 1984 di George Orwell…”.
Ossia il ritrovarsi in un copione assurdo, in un incubo, con l’accusa per Alice di resistenza aggravata. “Rivedo quelle scene in continuazione, ero ben stretta nei cordoni di testa del corteo, non ho tirato pietre, nulla, semplicemente avanzavo mentre la polizia caricava, e così mi hanno presa, trascinata via, picchiata con il manganello sulla testa e sulle spalle, buttata in un cellulare con le manette ai polsi”.
Un salto nel buio, nell’oscurità , la consapevolezza che il gioco si è fatto duro, durissimo, e forse la vita di prima non sarà più la stessa.
“Faccio teatro, dovevamo mettere in scena un testo di Laforgue, ma lo spettacolo è saltato, mi piace David Bowie, leggo moltissimo, di tutto, gli scrittori sardi, Michela Murgia, Flavio Soriga, ho appena finito un testo di Anna Simone Corpi del reato”.
“Mia madre si è spaventata – mormora Alice – è naturale, però sa che la nostra protesta è giusta. Ma lo sanno in Parlamento che fatica è poter studiare, mai un cinema, un ristorante, al supermercato cerchiamo i cibi meno costosi, comprare i libri è un’impresa. Vogliono schiacciarci? Noi reagiremo, è tutto il movimento che si ribella”.
Maria Novella De Luca
(da “la Repubblica“)
argomento: denuncia, economia, emergenza, Gelmini, governo, Lavoro, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »
Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
COSA HA DA NASCONDERE? LO RIVELA LA RIVISTA CAMPUS: AD AGOSTO, IN UNA INTERVISTA, LA POLIDORI PARLAVA DEI RAPPORTI CON IL CUGINO, PATRON DEL CEPU E VICINO AL PDL…LO STRANO CAMBIO DI POSIZIONE DEL PDL IN COMMISSIONE PER FAVORIRE IL CEPU E IL LAVORIO DELLA GELMINI A FAVORE DEGLI ATENEI TELEMATICI
La finiana che ha regalato la fiducia al Cavaliere è legata al patron dell’istituto per la
preparazione universitaria, i cui soci sono alcune società offshore.
Per questo gli uomini di Fli attaccano: “E’ corruzione di pubblico ufficiale”.
Catia Polidori, cugina del fondatore di Cepu Francesco Polidori, si è dissociata da Futuro e Libertà votando a sorpresa la fiducia a Berlusconi. C’entra qualcosa Mr. Cepu in questo cambio di opinione?
Sembra convinto il deputato Luca Barbareschi che addirittura parla di “corruzione di pubblico ufficiale”.
Quindi rilancia: “E’ stata minacciata”.
L’ex finiana ribatte: “nessuna parentela”.
Ma a farsi la domanda è anche il mensile Campus, la più importante testata italiana dedicata agli studenti.
“Si sa che i cugini Polidori sono in ottimi rapporti”, scrive Giampaolo Cerri, direttore di Campus, sul blog della rivista.
“L’ha confermato Catia ai primi di agosto in un’intervista al Corriere della Sera, quando si parlava del possibile contributo di Francesco alla macchina propagandistica del Pdl”.
Il 19 luglio scorso Polidori era riuscito a portare Berlusconi all’eCampus di Novedrate (Como), dove, nella mezz’ora concessa dal premier, “il patron del Cepu è riuscito a ricavare una dichiarazione pubblica circa il mantenimento del valore legale del titolo di laurea, a pochi giorni da un pronunciamento opposto del responsabile università del Pdl”, continua Cerri. “E’ proprio su questo valore che si regge tutto il sistema delle università telematiche, eCampus inclusa”.
A Campus appare oggi sospetto “tutto il lavorio di Mariastella Gelmini sul Decreto di Programmazione 2010-2012, che prevede la possibilità per gli atenei telematici di convertirsi in tradizionali”.
Non solo: il Pdl in Commissione cultura della Camera, si è speso “per far approvare un subemendamento alla riforma che permettesse di finanziare le università online”.
Che ruolo ha avuto Catia Polidori in quel subemendamento — votato anche dai finiani?
Lo sapremo presto.
Intanto, mentre ci arrovelliamo sui risultati del voto di fiducia, l’imprenditore umbro Francesco Polidori si starà godendo lo spettacolo dalla sua casetta a San Marino, dove risiede da tempo ed è entrato a far parte del corpo diplomatico come “console a disposizione”.
Ma gli affari di Cepu girano su ben altri paradisi fiscali.
Cesd Srl, la società depositaria del marchio, con sede a Roma, ha un capitale di 5,903 milioni di euro, interamente controllato da una holding lussemburghese, la JMD International SA.
Se si va a spulciare nello statuto della holding, si scopre che è stata creata il 30 aprile 2007, con un capitale iniziale di 31.000 euro, tutti in mano a una fiduciaria panamense, la Grandbridge Corp., il cui presidente Luis Alberto Laguna, è uno dei tanti prestanome del piccolo staterello sullo stretto.
Chi stia veramente dietro la Grandbridge Corp., al vertice dell’impero Cepu, non è dato sapere.
Catia Polidori però rispedisce le accuse al mittente. “Ho votato contro la sfiducia al Presidente del Consiglio perchè è fondamentale non privare il Paese di un Governo che possa garantire la stabilità che il momento attuale richiede. Rimango coerente con me stessa per aver dichiarato dal 29 luglio in poi che, pur approvando l’azione di stimolo promossa da Futuro e Libertà sin dalla sua fondazione, non avrei mai votato contro il Governo”.
Peccato che la signora abbia approvato a Perugia la posizione di Fini sulla richiesta di dimissioni del premier e abbia anche pochi giorni fa apposto la sua firma alla mozione di sfiducia al premier.
Il finiano Luca Barbareschi dà , però, un’altra lettura del voto. “E’stata minacciata per le sue aziende. Le hanno detto che le chiudevano le sue aziende”.
Quindi l’attore e politico ha chiarito le sue parole: ” Il voto contrario alla mozione di sfiducia espresso da Catia Polidori e’ semplicemente vergognoso”.
Lo ha detto il finiano Luca Barbareschi conversando con i giornalisti a Montecitorio. “Questa è corruzione di pubblico ufficiale. Sappiamo per certo che la Polidori, la cui azienda di famiglia è il Cepu, ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono”.
Lei perà smentisce: “’Ho provato a difendermi su vari quotidiani e ho scritto persino al Corriere della Sera, ma loro hanno pubblicato la mia lettera piccina in un angolo e credo che nessuno se ne sia accorto. Quindi lo ripeto a voi: con la Cepu nessuna parentela. Mio fratello ha una piccola fabbrica di ceramiche. Tutto qui”.
Per quale motivo continua a mentire?
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Fini, Futuro e Libertà, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »
Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile
BARBARESCHI: “E’ STATA MINACCIATA: IERI SERA ERA CON NOI E DECISA A VOTARE LA SFIDUCIA, STAMANE HA DETTO “HO PROBLEMI COL CEPU” … TENUTA NASCOSTA NELLA STANZA DELL’ON. BARANI (PDL) FINO ALL’ULTIMO PER EVITARE CONTATTI, POI PORTATA SUBITO DA BERLUSCONI CON LA SCORTA
Era una delle «colombe» di Futuro e Libertà , ma il suo voto a favore della sfiducia non
era stato messo in discussione.
Invece Catia Polidori si è espressa a favore del governo e la sua scelta ha scatenato un parapiglia in aula che ha costretto il presidente Fini a sospendere momentaneamente la seduta.
Appena subito dopo il voto la Polidori è uscita dall’Aula diretta verso la sala del governo, scortata da alcuni dei parlamentari del Pdl.
La stessa cosa è stata fatta poi con Antonio Razzi, che nelle ultime ore ha lasciato l’Idv per passare a Noi Sud.
Entrambi i deputati hanno incontrato in un faccia a faccia il premier Silvio Berlusconi
Ma mentre il voto di Razzi era ampiamente annunciato, quello della Polidori è giunto inatteso.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha commentato ironicamente che «evidentemente la notte ha portato consiglio», con riferimento alle parole pronunciate ieri al Senato dal presidente del Consiglio.
Luca Barbareschi, uno dei fedelissimi di Fini, dà una sua interpretazione dell’accaduto: «Persone come la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e poi stamattina ha detto che aveva problemi con il Cepu. Ma vi rendete conto che cosa sta succedendo? Siamo alla corruzione di Pubblico Ufficiale».
La famiglia Polidori è titolare del Cepu, l’istituto privato per la formazione a domicilio e secondo il deputato di Fli avrebbe ricevuto pressioni per un voto favorevole all’esecutivo.
«Sappiamo per certo – ha sottolineato Barbareschi – che la Polidori ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono».
Lo scorso 19 luglio Silvio Berlusconi aveva partecipato a Novedrate, nel Comasco, ad un’iniziativa presso l’Ecampus, l’ateneo telematico creato dal fondatore del Cepu, Francesco Polidori, e il suo intervento aveva fatto molto discutere sia perchè avveniva a un paio di giorni dall’approdo in Parlamento della riforma universitaria voluta dalla Gelmini, sia perchè era stata l’occasione per un nuovo attacco a Rosy Bindi sul tema della bellezza.
Oggi la Polidori è stata tenuta nascosta nella stanza dell’om. Barani (Pdl) fino al momento del voto.
In aula è scoppiata una rissa con Granata che inveiva giustamente contro chi non aveva mai fatto trapelare un voto diverso da quello del gruppo.
E miss Cepu è stata accompagnata sotto scorta dal gran sultano del governo degli Accattoni.
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »
Dicembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
CON LA SPAGNA, SIAMO IL PAESE A PIU’ ALTO TASSO DI INSOLVENZE… LE BANCHE HANNO STRETTO LA BORSA E AUMENTATO GLI INTERESSI… DOV’E’ FINITO IL PIANO CASA, INDICATO NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL CENTRODESTRA, CHE DOVEVA GARANTIRE LA COSTRUZIONE DI MIGLIAIA DI CASE A MUTUO AGEVOLATO PER LE GIOVANI COPPIE? CHI SONO I TRADITORI?
Le famiglie italiane sono tradizionalmente «formiche» e spaventate dal debito, tuttavia quelle che decidono di fare un mutuo (il 13,1% sul totale) circa una volta su venti non lo rimborsano secondo la scadenza.
Quasi il 5% delle famiglie sottoscrittrici di un mutuo, infatti, si sono rilevate insolventi.
È questo «il valore più alto, insieme a quello della Spagna, tra i sette Paesi europei analizzati» (tra cui Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda).
È quanto emerge da uno studio su «L’incremento dell’uso di politiche di prezzo basate sul rischio per i mutui in Italia» condotto da Silvia Magri e Raffaella Pico della Banca d’Italia, utilizzando i dati dell’indagine Eu-Silc (Community Statistics on Income and Living Conditions) raccolti da Eurostat nel 2007, l’anno di avvio della crisi finanziaria che non è ancora terminata.
«I risultati mettono in luce che in Italia – si legge nella ricerca – vi è un legame tra il tasso di interesse sul mutuo e lo specifico rischio di credito del cliente. Per i mutui concessi dal 2000 al 2007, il differenziale di tasso di interesse fra le classi di famiglie più e meno rischiose è pari a 43 punti base. Inoltre, il ricorso a strategie di prezzo basate sul rischio specifico del debitore sembra essere cresciuto nel tempo».
Insomma, le banche si sono fatte più prudenti, proteggendosi dal rischio insolvenza, non solo selezionando le domande, ma anche attraverso rincari.
Il lavoro quantifica anche il premio per il rischio richiesto dalle aziende di credito nel concedere mutui.
«Per quelli concessi dal 2000 al 2007 a un incremento della probabilità di insolvenza del mutuatario pari a 1 punto percentuale è associato un aumento del tasso di interesse di 21 punti base», si spiega.
Da questi dati, allarmanti non solo per le banche, emerge la drammaticità di una crisi sempre sottaciuta dal parte del governo, anche perchè marciano pari passo con quanti non riescono più a pagare un affitto e vengono sfrattati per morosità e a un notevole aumento dei fallimenti delle aziende.
Ricordiamo che nel programma del governo (cosiddetto di centrodestra) vi erano anche precisi impegni, completamente disattesi, sulla costruzione di migliaia di alloggi popolari per le giovani coppie a prezzi speciali e con mutui garantiti dallo Stato.
Dove sono finite le case per i giovani, cari apolegeti del “ghe pensi mi”?
E poi qualcuno ha ancora il coraggio di accusare altri di “aver tradito” il programma elettorale?
Chi aveva promesso che “nessuno resterà indietro”, salvo poi fottersene nei fatti? Forse gli stessi che difendono i rimborsi spese di Minzolini e le sue suite in hotel di lusso a spese del contribuente, mentre ragazzi e ragazze precari vengono sfruttati a 600 euro al mese e se protestano ricevono calci nel culo?
argomento: Berlusconi, Bossi, carovita, casa, Costume, denuncia, destra, economia, emergenza, governo, la casta, Lavoro, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori, Università | Commenta »