CI ATTACCHIAMO AL DAZIO E TANTE GRAZIE ALL’“AMICO” TRUMP: A OTTOBRE L’EXPORT ITALIANO È CALATO DEL 3%. COLPA SOPRATTUTTO DEI DAZI A STELLE E STRISCE
IL QUADRO ECONOMICO DIPINTO DA CONFINDUSTRIA È DA INCUBO: L’INDUSTRIA FA ANCORA FATICA, CON LA PRODUZIONE CHE CALA DELL’1,0%. SCRICCHIOLA LA FIDUCIA DELLE FAMIGLIE E QUINDI LE ATTESE SUI CONSUMI – C’È QUALCOSA CHE NON TORNA, NONOSTANTE I PREZZI DI PETROLIO E GAS SIANO IN DISCESA, IN ITALIA IL COSTO DELL’ELETTRICITÀ RESTA ALTO: 0,28 EURO/KWH, CONTRO 0,18 EURO IN FRANCIA E 0,17 EURO IN SPAGNA
Un «quadro complicato»: il dollaro debole sull’euro, dovuto anche ai tagli dei tassi Fed, continua a frenare l’export italiano nel quarto trimestre, insieme ai dazi Usa. Scricchiola la fiducia delle famiglie e quindi le attese sui consumi. L’industria fa ancora fatica, con la produzione industriale che calata ad ottobre, -1,0%, portando la variazione acquisita nel quarto trimestre a -0,1 per cento.
L’analisi emerge dalla Congiuntura Flash del Centro studi Confindustria, che spiega poi come a favore giochino gli investimenti, grazie in larga parte al Pnrr, i servizi, tirati dal turismo straniero, settore a cui il documento dedica un focus, il calo del prezzo del petrolio. Nonostante petrolio e gas siano in
discesa, il costo dell’elettricità per le imprese resta alto: i prezzi sono doppi rispetto al valore pre-2022, con 0,28 euro/KWh, contro 0,18 in Francia e 0,17 in Spagna.
Con i i tassi fermi da parte della Bce al 2%, il costo del credito alle imprese non scende più (3,52 a ottobre, quasi come a luglio). La Fed ha tagliato i tassi per tre volte di fila, annunciandone altri. Ciò contribuisce a un dollaro svalutato sull’euro: 1,17 a dicembre, quasi al picco.
L’export è in calo: le prospettive restano negative, con un nuovo calo degli ordini manifatturieri esteri a dicembre. A ottobre sono stati deboli gli scambi italiani: quasi fermo l’import, +0,3% a prezzi correnti, -3,0% l’export, dopo il +2,9% a settembre. Le vendite sono in crescita in alcuni settori, soprattutto la farmaceutica. Sugli investimenti i segnali sono ancora buoni, con gli indicatori favorevoli per gli investimenti in impianti e macchinari a fine 2025.
Per i consumi, la variazione acquisita per il quarto trimestre è nulla. Il numero di occupati è tornato in espansione a settembre e ottobre, ma la fiducia delle famiglie ha avuto una brusca interruzione a novembre, con un parziale recupero a dicembre. Ad ottobre, secondo l’indice RTT, è proseguita l’espansione dei servizi, dopo il pieno recupero di settembre. Per il quarto trimestre si prevede un buon ritmo di crescita. Anche nell’Eurozona i servizi vanno meglio dell’industria.
Il Centro studi ha dedicato un focus al turismo: è un settore ancora in crescita, grazie agli stranieri: la spesa dei turisti esteri è stimata per il 2025 a circa 57 miliardi, con un +5,6% rispetto al 2024 (a settembre la spesa ha segnato +7,5% annuo). Il flusso in
uscita, cioè gli italiani all’estero, cresce a ritmi minori, +4,5% nel 2025. Il saldo turistico dell’Italia è largamente in attivo e in crescita negli ultimi anni (+23 miliardi stimati nel 2025, da +21 nel 2024), dando un contributo importante nei nostri conti con l’estero. «Il turismo si conferma un pilastro dell’industria italiana.
Approfondendo l’analisi gli arrivi turistici nel 2024 avevano toccato un picco di 140 milioni (+4,5% sul 2023). Nel 2025 è stimato un lieve calo, a 138 milioni, -1,4 per cento, con i dati disponibili fino a settembre. Sono in aumento le presenze: +10 milioni, al picco storico, 476 milioni di notti, grazie all’aumento della permanenza media. L’espansione della spesa turistica, a prezzi correnti, mentre gli arrivi ristagnano, è spiegata in maniera significativa dall’aumento dei listini.
(da agenzie)
Leave a Reply