CI MERITIAMO GLI SCHIAFFONI DI TRUMP, URSULA VON DER LEYEN IN SCOZIA SEMBRAVA FANTOZZI CON IL MEGA-DIRETTORE GALATTICO: HA ADDIRITTURA DETTO CHE IL TYCOON È “EQUO”, MENTRE QUELLO SCUDISCIAVA L’EUROPA CON LE SOLITE MENZOGNE SUL SURPLUS COMMERCIALE. CI MANCAVA SOLO UN “COM’È UMANO LEI”
LA STRATEGIA DA ALLOCCA: PUNTA AD ACCOLLARSI ORA I DAZI PER POI RIDISCUTERLI CON IL PROSSIMO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITi MA FINO AD ALLORA MOLTE AZIENDE EUROPEE FINIRANNO GAMBE ALL’ARIA (E TOCCHERA’ SUSSIDIARLE)… DURISSIMO IL PREMIER FRANCESE, FRANCOIS BAYROU: “È UN GIORNO TRISTE QUANDO UN’ALLEANZA DI POPOLI LIBERI DECIDE DI SOTTOMETTERSI”
“È un giorno triste quando un’alleanza di popoli liberi, riuniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, decide di sottomettersi”. Così il primo ministro francese François Bayrou ha criticato l’accordo commerciale tra Ue e Usa firmato ieri in Scozia con cui Bruxelles accetta dazi del 15% sui prodotti europei importanti negli Usa e si impegna ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia Usa, destinati in particolare a sostituire il gas russo, e realizzare 600 miliardi di dollari di investimenti aggiuntivi negli Stati Uniti.
«Lei è uno che sa concludere gli affari, un negoziatore duro».
«Ma anche equo».
«Ma anche equo!».
Il momento «è un bel direttore, un santo, un apostolo» di Ursula von der Leyen si è consumato in una stanza del resort di Donald Trump di Turnberry, in Scozia. Con i campi da golf dove il presidente americano aveva appena terminato di giocare sullo sfondo, la presidente della Commissione si è esibita in un’imbarazzante genuflessione politica pur di compiacere il padrone di casa.
C’era da portare a casa “il più grande accordo commerciale di sempre” e von der Leyen, che in questi mesi non è mai riuscita a ottenere un invito nello Studio Ovale, l’altro giorno ha chiamato Trump e si è fatta invitare nel suo golf resort scozzese.
Da buona ospite, si è presentata bussando con i piedi: in mano aveva la promessa di contratti da centinaia di miliardi di euro per comprare gas e petrolio – alla faccia del Green Deal – altrettanti per comprare armi americane – alla faccia dell’autonomia strategica – e una quota simile in investimenti da parte delle imprese europee – alla faccia del rilancio della competitività dell’industria Ue.
Nei pochissimi istanti in cui le è stato permesso di parlare davanti alle telecamere, con Trump che ha come sempre monopolizzato la scena, la presidente della Commissione ha esibito l’intero campionario di recriminazioni trumpiane nei confronti dell’Unione europea.
«Dobbiamo riequilibrare le nostre relazioni». «Serve equità». «Noi abbiamo un surplus commerciale, gli Stati Uniti un deficit e dobbiamo ribilanciare». «Abbiamo una relazione commerciale eccellente e la renderemo più sostenibile». Ci mancava solo che ammettesse «sì, noi europei vi abbiamo derubato per anni» come sostiene Trump. Però, nei fatti, ha ammesso che questo è il tempo di restituire.
Alla fine von der Leyen ha ottenuto ciò che voleva ottenere: un accordo. Non importa se buono o pessimo […]: bisognava chiudere con un’intesa entro la fine del mese per evitare lo scoppio del conflitto commerciale. Per arrivare al suo obiettivo, la presidente della Commissione ha adottato la machiavellica strategia di Mark Rutte: il fine giustifica i “Daddy”, vedasi l’atteggiamento accondiscendente al vertice dell’Aia, quando il segretario generale della Nato ha deciso di gettare la lingua oltre l’ostacolo pur di convincere “paparino” a non far saltare il summit e con esso il futuro dell’Alleanza atlantica.
Von der Leyen ha fatto lo stesso.
Ha aperto bocca soltanto quando interpellata, ha detto ciò che Trump voleva sentirsi dire e poi l’ha richiusa non appena lui l’ha interrotta. Ha lasciato che fosse lui ad annunciare per primo l’accordo, poi però l’ha messo in valigia e se l’è portato a Bruxelles. E tutto questo senza nemmeno doversi sottoporre all’umiliazione di una sconfitta sul campo da golf. Come è umano, lei.
(da Dagoreport)
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