COME SONO SMEMORATI I FRATELLI D’ITALIA: HANNO IL “VIZIETTO” DI DIMENTICARSI DI DICHIARARE LE LORO SOCIETÀ. IL SOTTOSEGRETARIO ANDREA DELMASTRO SI ERA DIMENTICATO DI INSERIRE NELLE DICHIARAZIONI PATRIMONIALI OBBLIGATORIE LA “CINQUE FORCHETTE SRL”, CONDIVISA CON LA FIGLIA 18ENNE DI MAURO CAROCCIA, PRESTANOME DEL BOSS DI CAMORRA MICHELE SENESE. MA MICA È L’UNICO
CON LUI C’ERANO ALTRI QUATTRO MELONIANI TRA I SOCI. NESSUNO DI LORO AVEVA COMUNICATO ALCUNCHÉ … CI POTREBBERO ESSERE ANCHE VIOLAZIONI DELLA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI
Non è più soltanto il caso di Andrea Delmastro. La storia della 5 Forchette srl è diventata il
caso di un gruppo di politici di Fratelli d’Italia e di una società fantasma.
Una società che esiste, si muove, cambia assetti, ma nelle dichiarazioni patrimoniali semplicemente non c’è. Sparisce. La dimentica Delmastro. E la dimenticano anche gli altri.
È qui che la vicenda smette di essere individuale e diventa politica. Perché il comportamento degli uomini di Fratelli d’Italia dentro la Cinque Forchette srl segue esattamente lo stesso schema utilizzato dal sottosegretario: prima l’omissione, poi la riorganizzazione, infine l’uscita.
La società nasce il 16 dicembre 2024. Le quote sono già distribuite tra esponenti e figure riconducibili allo stesso circuito politico e relazionale: Delmastro, Chiorino, Zappalà, Franceschini, Caroccia, Pelle. Un assetto chiuso, omogeneo. Poche settimane dopo, il 15 gennaio 2025, arriva un primo snodo giudiziario: la conferma della condanna in appello bis, dopo l’assoluzione in appello del primo febbraio 2023 poi annullata dalla Cassazione.
Il contesto cambia. Ad aprile, mentre il quadro giudiziario si consolida, Miriam Caroccia inaugura la bisteccheria. L’attività parte, la società è operativa. Caroccia padre non fa mistero di quel locale: è l’influencer, protagonista dei video
promozionali sui social, si mette in posa con i calciatori della Lazio che vanno ospiti, accoglie giornalisti e personaggi dello spettacolo.
Spesso accanto a lui c’è il socio Andrea che usa quel locale come casa sua. Repubblica aveva documentato con uno scatto l’amicizia tra i due. Il Fatto quotidiano ieri ha pubblicato una cena con Giusi Bartolozzi e il Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, schierato nel locale. D’altronde: «Era il locale di Andrea».
Lo sapevano tutti. Ma lui non lo comunica mai ufficialmente. Il 30 settembre è il passaggio chiave sul piano della trasparenza: Delmastro deposita alla Camera la sua dichiarazione patrimoniale. È lì che la società scompare. Non viene indicata.
Non è il solo problema. Ci potrebbero essere anche violazioni della legge sul conflitto di interessi. In particolare l’articolo 5 della legge 215 del 2004, che obbliga i titolari di cariche di governo a comunicare all’Autorità garante della concorrenza e del mercato le partecipazioni societarie e le eventuali variazioni. Secondo quanto ricostruito, Delmastro avrebbe detenuto il 25% della società, poi trasferito alla G&G srl a lui riconducibile: una modifica che, se confermata, avrebbe dovuto essere comunicata.
A novembre 2025 il 25 per cento viene fatto transitare da Delmastro alla G&G srl, riconducibile allo stesso Delmastro. Un passaggio interno che non altera il controllo ma lo rende meno leggibile. Poi la stretta finale. Il 19 febbraio la Cassazione conferma l’appello bis.
Otto giorni dopo, il 27 febbraio, quella stessa quota del 25 per cento passa dalla G&G alla socia Donatella Pelle. E infine il 5 marzo: tutti i soci riconducibili a FdI escono dalla società. Le quote vengono cedute e concentrate in capo a Miriam Caroccia.
Se è ancora inspiegabile il perché un pezzo importante di Fratelli d’Italia scelga di investire in una catena di ristoranti con la sede in Piemonte ma il cuore a Roma, in società con una ragazzina dal cognome pesante e il cui motore è un uomo incardinato nel sistema di riciclaggio dei Senese, la sequenza temporale dei fatti è lineare.
Prima la società non viene dichiarata. Poi le quote si muovono all’interno dello stesso perimetro. Infine, quando il quadro giudiziario si chiude, gli esponenti politici si sfilano. È lo stesso schema. Non un errore, ma un comportamento
coerente e ripetuto. E allora la società fantasma non è solo quella che sparisce dalle dichiarazioni. È quella che, finché serve, resta invisibile. E quando non serve più, cambia pelle.
(da La Repubblica)
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