“CON MELONI NON C’È PIÙ LO STESSO RAPPORTO”: TRUMP ATTACCA ANCORA LA DUCETTA INVIANDOLE QUALCHE PIZZINO (“L’ITALIA RICEVE GRANDI QUANTITÀ DI PETROLIO DALLO STRETTO…”) E INSISTE NEGLI AFFONDI CONTRO IL PAPA: “DITEGLI CHE L’IRAN HA UCCISO 42 MILA PERSONE”
SCARICATA DAL TYCOON COME FOSSE UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA, MELONI SI ATTACCA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE CRUCCO MERZ E ADERISCE ALLA RIUNIONE DEI BIG UE SU HORMUZ E SU UNA POSSIBILE SPEDIZIONE CONTINENTALE NELLO STRETTO – POI FA GLI OCCHI DOLCI ALLA CASA BIANCA, INVOCANDO L’UNITÀ TRANSATLANTICA … QUEL MERLUZZIONE DI TAJANI, CON SPREZZO DEL RIDICOLO, AFFERMA CHE CON TRUMP NON SI TRATTA DI CRISI MA DI “DIVERGENZA DI OPINIONI”
Si prepara a volare da Emmanuel Macron. Ospite già venerdì del presidente francese a
Parigi, assieme a Keir Starmer e Friedrich Merz, per discutere del blocco di Hormuz e di una possibile spedizione continentale nello Stretto. L’ufficializzazione arriverà solo oggi, ma l’unica possibilità che la leader non venga fotografata all’Eliseo è legata all’eventualità che il cancelliere tedesco resti in patria. Già ieri, però, Berlino ha fatto sapere che il piano è di esserci.
E dunque, la presidente del Consiglio si prepara a un delicato vertice a quattro nella capitale francese (gli altri parteciperanno solo in collegamento video).
Sarà dunque a colloquio con Emmanuel Macron, con cui ha spesso duellato. Nel linguaggio della politica, c’è poco altro da aggiungere: consumato lo strappo con Donald Trump — per decisione del tycoon, va ricordato — Meloni sceglie di aderire alla riunione dei big Ue su Hormuz. È il dossier geopolitico più delicato di questa fase e il punto di massimo attrito con Washington, perché rappresenta una minaccia esistenziale alle economie dell’Unione.
È evidente che per la premier si tratta di un piano B, ancora da riempire di dettagli. Anche perché la spedizione europea per Hormuz resta avvolta nell’incertezza: oggi gli sherpa — e forse anche i leader — si scambieranno informazioni preliminari, necessarie soprattutto per chiarire cosa hanno in mente Macron e Starmer. Gli americani premono per un impegno immediato (è uno dei punti su cui Trump ha contestato Meloni), mentre gli E4 continuano a ribadire che serve prima un cessate il fuoco solido.
L’impegno italiano sarà dunque definito nei prossimi giorni. E non è detto che si limiti all’invio di cacciamine. Parigi, infatti, potrebbe riattivare una missione congelata tempo fa, chiedendo agli alleati di prendervi parte per la messa in sicurezza di Hormuz. Un modo anche per placare la pressione della Casa Bianca.
Tutto è in movimento. Il nuovo attacco che Trump ha riservato a Meloni rende d’altra parte la mossa quasi obbligata: se gli americani non la riconoscono più come «l’amica Giorgia», non resta che volgere lo sguardo verso Parigi e Berlino. Anzi, prima a Berlino e poi a Parigi: la decisione di partecipare in presenza alla riunione
di Macron e non limitarsi al video-collegamento, infatti, nasce dal confronto con il Cancelliere tedesco. E su Hormuz l’Italia intende muoversi all’unisono con Merz.
È un equilibrio delicatissimo, quello con gli Usa. Non si può rinnegare una relazione definita a lungo speciale, tanto da portare Meloni — unica tra i leader occidentali — all’Inauguration day di Washington nel gennaio 2025. I segnali alla Casa Bianca vanno quindi dosati con cura. Ieri, per dire, Antonio Tajani ha specificato che non si tratta di «crisi, ma di divergenza di opinioni». Matteo Salvini, invece, arriva addirittura a ironizzare sul tycoon: «La guerra, stando a Trump, è già finita parecchie volte, e non è ancora finita…».
Di certo, Meloni in conferenza stampa con Volodymyr Zelensky lancia segnali distensivi, invocando l’unità transatlantica. Che è poi la ragione per cui a Palazzo Chigi non si esclude che si tenga presto, si spera molto presto, una telefonata con il presidente Usa
(da agenzie)
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