DELMASTRO SMENTITO DA UN ALTRO VIDEO: IN UN FILMATO DEL 25 SETTEMBRE 2025 SI VEDE MAURO CAROCCIA, PRESTANOME DEL CLAN SENESE, CHE SERVE AI TAVOLI E PROMUOVE “BISTECCHERIA D’ITALIA”, IL LOCALE DI CUI ERA SOCIO IL SOTTOSEGRETARIO DI FDI INSIEME ALLA FIGLIA 18ENNE DEL PREGIUDICATO. AL MOMENTO DI QUEL FILMATO, CAROCCIA ERA STATO GIA’ CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA
QUINDI DELMASTRO NON POTEVA NON SAPERE CHI FOSSE QUELL’UOMO, USATO DALLA CAMORRA PER RIPULIRE IL DENARO SPORCO – L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA PER INTESTAZIONE FITTIZIA E RICICLAGGIO SI CONCENTRA SUI SOLDI
Mauro Caroccia promuove il ristorante La bisteccheria d’Italia – video del 25 settembre 2025. «Il baffo non c’è più, ora è Bisteccheria d’Italia. Il nome? Lascia stare, è una storia lunga, lascia perdere, lascia sta’». La frase è pronunciata con un certo imbarazzo da Mauro Caroccia, davanti a una telecamera.
È da video come questo che parte l’indagine con cui la procura di Roma ora mira a comprendere il giro di soldi, le sponsorizzazioni a radio calcistiche e tv che ruotano intorno al ristorante fondato dalla figlia del pregiudicato insieme al sottosegretario Andrea Delmastro e ad altri politici di Fratelli d’Italia.
In quel video emergono altre prove di una verità ormai nota: il sottosegretario alla Giustizia non poteva non sapere — come dice — chi fosse Mauro Caroccia, il patron della catena “Baffo” utilizzata dai clan per ripulire il denaro L’uomo — per Delmastro — non era soltanto il padre della ragazza diciottenne con cui aveva fondato la 5 Forchette Srl. Era anche altro: un volto noto dentro la sua “Bisteccheria Italia”. Un dipendente del locale.
Il video in questione è datato 25 settembre 2025. Caroccia è lì, serve ai tavoli, parla, promuove il ristorante. Lo fa otto mesi dopo la condanna in Appello, arrivata a gennaio 2025. In quel momento Delmastro è ancora all’interno della società. Le quote le cederà in fretta, ma solo più avanti.
Alla domanda sul nome del ristorante, Caroccia si irrigidisce. «Lascia stare, è una storia lunga». Dentro l’imbarazzo, il passato che ritorna, il marchio che suona familiare: «Bisteccheria d’Italia».
“Baffo” non è un nome qualunque. È un locale già sequestrato, in tutte le sue versioni: “Baffo 2018”, “Baffo 2 Fish”, “Baffolona Burger”. E in quel video Caroccia lega la Bisteccheria a Baffo. Un mondo già sotto i fari dall’antimafia.
Le aziende dei Caroccia infatti sono osservate da tempo. Dopo la sentenza definitiva, la guardia di finanza torna a controllarle. E trova quel video, la nuova attività. Poi il lavoro classico: seguire i nomi, seguire i soldi. I nomi portano alla Bisteccheria.
E la Bisteccheria porta a una rete. Dentro ci sono la figlia di Caroccia, Delmastro, e altri esponenti di Fratelli d’Italia: Elena Chiorino, Davide Eugenio Zappalà, Cristiano Franceschini. E poi Daniela Pelle, imprenditrice vicina al partito.
Padre e figlia finiscono nel registro degli indagati. Forse non solo loro. Perché il meccanismo è sempre lo stesso. Prestanome, amici e parenti. «Sarei contento se tu ci mettessi Sonia», diceva Angelo Senese, fratello del boss Michele ‘O pazz. Una frase che somiglia a un metodo.
E poi ci sono i soldi. Gli investigatori cercano di capire da dove arrivano quelli usati per aprire la Bisteccheria d’Italia. Come abbia fatto una diciottenne a entrare nell’operazione. E perché paga in contanti le quote quando i soci politici decidono di uscire: 5mila euro. L’indagine è anche sul cash che circolava dentro il ristorante, sulle sponsorizzazioni che, in passato, Caroccia veicolava verso radio locali già al vaglio dall’antimafia.
E infine la domanda più semplice: chi pagava le cene, gli incontri, le serate con politici e funzionari? La deputata Chiara Appendino la mette così: serve chiarezza totale. Bisogna escludere, tracciamenti alla mano, «che anche un solo euro pubblico sia finito lì dentro». È la stessa domanda che si fanno i magistrati.
(da La repubblica)
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