DIETRO AGLI ATTACCHI IRANIANI IN APPARENZA CASUALI C’È UN PIANO PRECISO CHE ERA STATO MESSO A PUNTO DA KHAMENEI: IN SOLI CINQUE GIORNI, LE FORZE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA HANNO CENTRATO IN TUTTA LA REGIONE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE STRATEGICHE, IMPIANTI DI GAS, RAFFINERIE, MANDANDO I PREZZI DEL PETROLIO ALLE STELLE IN UN’IMPENNATA CHE FA PAURA AI MERCATI GLOBALI
MA NON SI SONO FERMATI LÌ. HANNO ANCHE COLPITO HOTEL, AEROPORTI E AMBASCIATE AMERICANE… LA STRATEGIA DI “SMEMBRARE” LE DECISIONI MILITARI AFFIDANDO A PICCOLI GRUPPI DI COMBATTENTI UNA PIENA LIBERTA’ D’AZIONE
Colpiscono Doha, poi Abu Dhabi, Tel Aviv, Manama, Ras Tanura, Dubai, Amman, e arrivano fino a Cipro. Scaricano missili e droni in un turbine furioso che dà l’impressione di un’azione priva di un piano preciso o di una direzione, quasi un gesto disperato per controbattere agli eserciti più potenti del mondo. Ma la realtà sembra essere diversa. Il Financial Times racconta che le forze iraniane stanno eseguendo un piano dettagliato, meticolosamente studiato, voluto e costruito dall’ayatollah Ali Khamenei in persona, insieme ai vertici militari di Teheran.
Nella Guerra dei 12 giorni contro Israele, la Repubblica islamica si è scontrata con l’impressionante capacità dello Stato ebraico di infiltrarsi nei gangli vitali del regime e di fare piazza pulita dei suoi generali più eminenti, proprio nei momenti inaugurali della battaglia. La Guida suprema e i suoi fedelissimi hanno capito di dover mutare approccio, e così è scaturita un’offensiva concepita per gettare il Medio Oriente nel caos più totale, destabilizzare i mercati energetici mondiali e alzare la tensione a livelli mai visti, nella speranza di piegare Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Una fonte interna alla Repubblica islamica dice al giornale di Londra che il disegno prevede sabotaggi mirati agli impianti energetici della regione, uniti a bombardamenti paralizzanti e interruzioni del traffico aereo su vasta scala.
In soli cinque giorni, le forze della Repubblica islamica hanno centrato in tutta la regione infrastrutture energetiche strategiche, impianti di gas, raffinerie, mandando i prezzi del petrolio alle stelle in un’impennata che fa paura ai mercati globali. Ma non si sono fermati lì. Hanno anche colpito hotel, aeroporti e ambasciate americane.
Nella strategia del caos orchestrata da Khamenei rientra anche la volontà di smembrare il processo decisionale militare, per diminuire la probabilità dell’eliminazione fulminea dei vertici e assicurare una reazione autonoma. A farsi sfuggire la strategia è stato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ha lasciato filtrare l’idea che le divisioni militari stiano agendo svincolate: «Le nostre unità sono ora, di fatto, indipendenti e in un certo senso isolate, e agiscono sulla base di istruzioni generali fornite loro in anticipo», ha dichiarato alla rete qatariota Al Jazeera, svelando una tattica imparata sulla pelle nell’ultima guerra con Israele.
«Ma quella del caos non è una strategia che a lungo può funzionare», ci dice Jason Brodsky, direttore del United Against Nuclear Iran, «mi sembra più un atto suicida. Il regime, in questo modo, rischia di mettersi i Paesi, anche alleati, contro e di isolarsi sempre di più. Potenzialmente, nel mirare al Golfo, la Repubblica islamica può finire chiusa in un anello di fuoco.
(da “Corriere della Sera”)
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