DOPO 423 GIORNI, ALBERTO TRENTINI E’ LIBERO, E’ STATO SCARCERATO NELLA NOTTE INSIEME AL TORINESE BURLO’
PER FORTUNA MELONI NON HA FATTO ALTRE GAFFE, DECISIVA LA MEDIAZIONE USA
Dopo 423 giorni, Alberto Trentini è libero. È stato scarcerato nella notte, sta bene e ora si trova «nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas», ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Insieme a Trentini c’è anche l’altro italiano che si trovava a El Rodeo, il torinese Mario Burlò. L’aereo che li riporterà a casa è già partito da Roma.
La scarcerazione è stata decisa dalla presidente venezuelana Delcy Rodriguez, grazie al lavoro diplomatico e alla mediazione degli Stati Uniti, ed è arrivata dopo giorni di grande tensione. Sono stati avvertiti della loro liberazione verso le 15 ora di Caracas. Sono stati trasferiti all’ambasciata d’Italia per la prima volta senza essere incappucciati, come invece avveniva in ogni passaggio all’interno del carcere.
L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito li ha accolti e ha fatto preparare due stanze per loro per farli riposare e attendere l’aereo in partenza dall’Italia.
Dopo la caduta di Maduro, gli Usa, così come gli altri Paesi occidentali, avevano chiesto a Rodriguez la liberazione dei detenuti politici come gesto di discontinuità rispetto al governo
Maduro. In cambio avevano offerto un riconoscimento del governo, fino a quel momento mai arrivato.
La premier Giorgia Meloni aveva inviato un messaggio pubblico a Delcy Rodriguez chiedendo la scarcerazione e, di fatto, legittimando il suo governo come interlocutore del nostro Paese. Esattamente quello che il Venezuela aveva chiesto sin dalle ore successive all’arresto di Trentini.
La svolta per la liberazione è maturata solo nelle ultime settimane, dentro un quadro completamente cambiato. La caduta di Nicolás Maduro e l’ascesa di Delcy Rodriguez hanno aperto una fase nuova, ancora instabile, in cui il nuovo governo ha cercato legittimazione internazionale. Washington ha assunto un ruolo centrale, ponendo come condizione la liberazione di una parte dei detenuti politici e degli stranieri.
Caracas ha annunciato una prima lista di scarcerazioni, presentandole come un gesto unilaterale di «pacificazione», ma in realtà frutto di un equilibrio delicatissimo tra pressioni esterne e resistenze interne, in particolare degli apparati di sicurezza guidati da Diosdado Cabello.
Trentini non compariva nella prima tranche di rilasci. Il suo nome, però, era inserito in una seconda lista, su cui si sono concentrate le trattative più difficili. Nei giorni scorsi, mentre dal carcere di El Rodeo I uscivano i primi detenuti, a Roma e a Caracas si moltiplicavano i contatti riservati.
In parallelo, l’Italia ha cercato di evitare nuove frizioni politiche dopo le tensioni provocate dalla telefonata della premier Meloni a María Corina Machado, poi rientrate con un messaggio diretto a Rodriguez, quel riconoscimento istituzionale che il Venezuela chiedeva sin dall’inizio della vicenda. Fino a ieri sera tutto restava appeso a un equilibrio fragile. Poi, nella notte, la decisione. Dopo 423 giorni di carcere senza accuse, senza processo e senza una data, per Alberto Trentini l’ostaggio è finito.
(da agenzie)
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