DOVE STA LO SCANDALO?
TASSARE I REDDITI MILIONARI ERA PRASSI IN MOLTE DEMOCRAZIE DEL NOVECENTO, VUOL DIRE DIMINUIRE LA TASSAZIONE AL CETI MEDIO-BASSI, SPIEGATELO ALLA DESTRA SOVRANISTA AMICA DEI MILIARDARI E SPESSO LORO EMANAZIONE
La parola “patrimoniale” viene usata nel dibattito politico-economico come uno spauracchio.
La si rimpiazzi, dunque, con formule più esplicative, che rendano meno lecite le urla di orrore al solo risuonare di quella parola.
Per esempio, proviamo a dirla così: far pagare più tasse ai ricchi in modo da far pagare meno tasse ai ceti medi e ai poveri. Oppure: ripartire la pressione fiscale in modo più equo; prendere i soldi là dove si sono nascosti e smetterla di andare a prelevarli sempre nelle stesse tasche, soprattutto quelle dei lavoratori dipendenti; reintrodurre, sui redditi molto alti, quelle aliquote che erano abituali nelle democrazie del Novecento (per esempio gli Stati Uniti) e sono state via via smantellate dalla destra liberista (per esempio negli Stati Uniti) senza che poi la destra populista, amica dei miliardari e spesso loro diretta emanazione, abbia osato ritoccarle.
Così va meglio? È meno traumatico? Meno scandaloso che dire “patrimoniale”? Non solo non c’è alcun nesso consequenziale tra “tassare i grandi patrimoni” e “aumentare le tasse”: è vero semmai il contrario, cioè che sarebbe possibile allentare la pressione fiscale (cosa che il governo Meloni non si sogna di fare) solo costringendo i molto ricchi a pagare tasse in misura proporzionale.
Chiedere a pochi facoltosi, ai quali non manca nulla, di contribuire al bene pubblico in misura proporzionale alla loro fortuna: dove sta lo scandalo? Qualcuno è in grado di spiegarcelo?
(da Repubblica)
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