DUBAI NON È PIÙ UN POSTO AL SOLE: LA CITTÀ, CHE VIVE CON IL FANTASMA DELLA GUERRA ALLE PORTE, È IRRICONOSCIBILE. INFLUENCER E TURISTI SONO VOLATI VIA, GLI AFFARI SONO CALATI DEL 70% E LE SUITE PENTASTELLATE CON DOPPIO BAGNO ORA COSTANO 150 EURO
GLI AEREI SONO SEMIVUOTI, I TAXI IN AEROPORTO ATTENDONO ANCHE DIECI ORE E SPIAGGE E BAR SONO DESERTI …SE NE VANNO CITIBANK, DELOITTE, PWC, STANDARD CHARTERED, DISNEY
Dubai bye bye. Arrivi e capisci che la festa era ieri, e ora son pensieri. Non è Ghost City, la vita va avanti, però il fantasma della guerra fa paura. Il traffico non sarà mai stato il problema più grave, e ancora c’è. E si gioca a golf o a tennis, come sempre, anche se prenotare non è più un problema. Chi lavora, si rinchiude nello smart working come ai tempi del Covid. E nella fuga dei primi giorni qualche Ferrari è stata lasciata di corsa al confine con l’Oman, sì, ma non come nella crisi del 2008: nessun posteggio al sole di supercar, il lusso rimane nei garage, aspettando strade e futuri più sicuri.
I colossi tengono qui i manager, ma non si fidano a rischiare gli impiegati: se ne vanno Citibank, Deloitte, PwC, Standard Chartered, Disney..
«Le immagini di Dubai ci fan pensare che gli acquisti si riducano — dice il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas —, ma ci sono categorie indispensabili che dovranno pur restare».
Fra queste, non gli hotel: dove si viveva di turismo, il turista è volato via e gli affari son calati del 70%. Le suite pentastellate con doppio bagno vengono via a 150 euro. Le Tesla Model, le noleggiano al prezzo d’una 500 (anche se poi l’oscuramento dei satelliti fa impazzire i gps: Andrew, un rider ugandese che consegna pizze con la moto, racconta di metterci il doppio del tempo a trovare gl’indirizzi «perché il navigatore mi manda sempre in mezzo al mare…»).
Si svuotano le spiagge, e c’entra pure che piova, ma non si riempiono i bar e si sconsola il proprietario d’un ristorante libanese sul lungomare: «Mio cugino che sta a Beirut, anche lui sotto le bombe, ha più clienti di me…». In aeroporto, i taxi attendono anche dieci ore, atterrano solo Emirates ed Etihad: sul nostro volo da 2.200 euro eravamo in dodici, e gli altri erano bangla-schiavi costretti a rientrare per il lavoro di domestico, di giardiniere, d’autista.
Non è l’inizio della fine, si sforzano tutti di crederci, ma sembra finita una certa idea degl’inizi di Dubai. «Se ci sarà una cosa positiva dopo la guerra — prevede un’imprenditrice italiana —, sarà lo stop ai bilocali da 4 milioni d’euro». E forse a una folla di latitanti, evasori e papponi che faceva del Golfo una tortuga malvista, non il luogo dove tanti han cavato la fortuna dalla sabbia: «Alle prime esplosioni, i primi a scappare sono stati proprio quegli influencer che dicevano d’amare tanto Dubai…».
Mica tutti: sta finendo a stracci e querele, fra stampa inglese e tatuatissime opinion maker , dopo la scoperta che qualche regina dei follower postava video tranquillizzanti — «raga, qui è sicurissimo, venite che adesso costa meno!» — solo perché ben retribuita dall’Emirato.
Se danneggi Dubai, del resto, lo sai che son guai: una ventina di pensionati inglesi è stata denunciata per aver pubblicato i video dei droni, fiamme e fumo, l’accusa è d’attentato alla sicurezza e rischiano fino a due anni di galera. Non c’è post(o) al sole, per chi diffama. E l’emergenza non ammette sconti.
Chi è scappato, non s’è portato dietro neanche il cane: ne han salvati a decine, abbandonati sulle terrazze delle penthouse.
(da “Corriere della Sera”)
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