EUROBUFALA: LA FAVOLA DEL RIBALTONE A DESTRA CHE FA COMODO A TUTTI
I SONDAGGI PER ORA SPIEGANO CHE I NUMERI NON CI SONO…MA SU QUESTA FANTASIA TUTTI SI GIOCHERANNO LA CAMPAGNA ELETTORALE
Nelle praterie della politica si aggira una bufala.
L’aveva già segnalata Stefano Folli, su queste colonne, circa una settimana fa; ma il quadrupede circola indisturbato come se davvero tra un anno, dopo le elezioni europee, fosse plausibile, anzi probabile un ribaltone tipo quello che ha portato al governo la destra in Italia.
E’ un grosso “fake”, la nostra bufala non si regge in piedi. Eppure perfino l’ex ministro Giulio Tremonti, intervistato venerdì dalla Stampa, consiglia con eleganza ai leader europei di rinviare le decisioni sul futuro Patto di stabilità in attesa che si pronuncino gli elettori. Sottinteso: il 9 giugno 2024 sarà l’alba di un nuovo giorno, dal voto deriverà un “cambiamento strutturale” degli equilibri continentali per cui forse diventerà possibile ciò che oggi non lo è.
In pratica verrebbe battuta la maggioranza in carica, composta da Popolari, Liberal-democratici e Socialisti; al suo posto ne nascerebbe un’altra formata dai Popolari e dai Liberaldemocratici di Renew Europe (Ppe e Re le rispettive sigle), però stavolta con l’aggiunta dei Conservatori dell’Ecr, guidati da Giorgia Meloni, che rimpiazzerebbero gli odiati socialisti (S&D). L’asse politico rimbalzerebbe a destra.
Prima obiezione: con quali numeri? Oggi ne siamo lontani. L’aria che tira in Europa ce la registra tra gli altri un sito facilmente consultabile di documentazione e analisi (politico.eu) dove, per non far torto a nessuno, viene pubblicato un “Poll of Polls”, vale a dire una super-media dei principali sondaggi nei 27 Stati membri, quotidianamente aggiornata. Stando a questo barometro degli umori collettivi, la maggioranza in carica otterrebbe 383 seggi sui 705 del futuro Parlamento Ue, con 30 voti di margine. Al momento, un comodo vantaggio.
Cacciando i socialisti e inserendo al loro posto i meloniani d’Europa, il totale farebbe invece 329, cioè 24 seggi in meno del necessario.
A questo mondo può accadere la qualunque, perfino che nei prossimi 12 mesi la crescita dei Conservatori sia talmente impetuosa da colmare il gap con i partiti maggiori, il cui trend peraltro pare piuttosto stabile nel tempo, e senza danneggiare i potenziali alleati. Fingiamo che sia possibile. Sorgerebbe a quel punto un ulteriore problema. Non numerico ma politico.
Mettere insieme Conservatori e Liberal-democratici sarebbe come far convivere cani e gatti o, si preferisce, il diavolo e l’acquasanta.
Tra i boss di Renew Europe c’è un tal Emmanuel Macron per il quale sarebbe assurdo, indecente, politicamente osceno allearsi con la nostra Ducetta, e viceversa com’è naturale nell’ottica meloniana.
Chi teorizza un ribaltone europeo dovrebbe prima spiegare come conciliare quei due i cui interessi sono agli antipodi. L’ostacolo non sembra aggirabile neppure se i Popolari spendessero per Giorgia una buona parola col presidente francese. Quindi: o lui o lei. Ma sorge a questo punto una terza difficoltà che prescinde dai caratteri o caratterini: il potere in Europa appartiene in piccola quota al popolo, per la gran parte spetta ai governi. E la “Cupola” del potere governativo risiede ancora nel Consiglio Ue. Al cui interno gli equilibri non aiutano il ribaltone. Semmai il contrario.
Piccola nozione istituzionale, a questo punto necessaria per inquadrare il problema: il presidente della Commissione Ue viene designato alla luce degli orientamenti elettorali, tanto è vero che occorre un via libera del Parlamento; però la proposta discende dagli Stati membri, sono loro a indicare il nome del candidato dopo essersi messi d’accordo.
In ragione del peso specifico l’iniziativa spetta dunque alla Germania, dove il Cancelliere Olaf Scholz è socialdemocratico, quindi alla Francia (di cui s’è detto).
Tra un mese sapremo dove andrà la Spagna, in autunno avremo notizie dalla Polonia; ma l’asse franco-tedesco resterà invincibile; e tutti i segnali fanno pensare che dal cilindro alla fine rispunterà il nome di Ursula von Der Leyen, sorretta a Strasburgo dalle stesse famiglie politiche di quattro anni fa, più quelle che si aggiungeranno per motivi di convenienza.
Chi ha contezza delle dinamiche Ue ricorda come Ursula venne votata dai conservatori polacchi nonché dagli stessi sovranisti ungheresi per non smentire i rispettivi governi. Vuoi vedere che pure Giorgia dovrà aggregarsi alla solita comitiva, se non vorrà restare isolata nella scelta dei Commissari e poi quando i nodi veri (Pnrr, Mes, Patto di Stabilità, immigrazione) arriveranno al pettine? L’ipotesi che i Fratelli d’Italia finiranno per confluire nella “maggioranza Ursula” alla fine non sembra così peregrina; nelle segrete stanze, a quanto pare, se ne sta già ragionando; in quel senso Forza Italia e Ppe potrebbero diventare d’aiuto.
Ma allora: se il ribaltone conservatore in Europa ha le stesse percentuali di riuscita dell’Italia di Mancini ai prossimi Mondiali (forse perfino meno), come mai questa bufala continua a scorrazzare? Facile la risposta: per ragioni di propaganda. Tenere viva un’alternativa conviene alla destra, che vuole motivare gli elettori in vista delle Europee con la promessa di “cambiare verso” all’Unione, con Giorgia alla testa del cambiamento. Conviene altrettanto e forse addirittura di più alla sinistra, in quanto Giuseppe Conte e Elly Schlein avranno un motivo, una scusa, un pretesto, un mulino a vento contro cui lanciarsi al galoppo in mancanza di meglio. La narrazione in fondo fa comodo a tutti; peccato che non sia vera.
(da Huffingtonpost)
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