GIOCO D’AZZARDO , LO STATO INCASSA 8 MILIARDI L’ANNO, OGNI GIOCATORE PERDE IN MEDIA 570 EURO
UNA TORTA DA 88 MILIARDI… TRA ANNUNCI E DIVIETA CONTINUA LA VERGOGNA DI UNO STATO BISCAZZIERE CHE LUCRA SUI MALATI DI LUDOPATIA… BASTEREBBE POCO: VIETARLO
Regolamenti regionali e ordinanze comunali. Divieti orari e distanze minime dai luoghi sensibili. Ricorsi ai tribunali e sentenze divergenti.
La lotta alla ludopatia è una selva inestricabile. Con lo Stato in versione biscazziere che (a parole) dichiara guerra all’azzardo, ma intanto incassa.
E pure parecchio: oltre 8 miliardi di euro all’anno tra licenze e tasse.
Città che vai, legge che trovi: in Italia non esiste una normativa nazionale che regoli l’offerta di azzardo.
La riforma Balduzzi del 2012 prevedeva distanze minime dei punti gioco da scuole, ospedali e chiese. Ma i decreti attuativi non sono mai arrivati.
Il governo ha lasciato decadere anche la legge delega del 2014, che lo incaricava di riordinare il settore. E così – senza un quadro legislativo coerente – sindaci e governatori procedono in ordine sparso nel tentativo di arginare le conseguenze sociali del casinò diffuso.
I numeri
Già , perchè ormai in Italia si punta dappertutto: non solo nelle sale da gioco, ma pure in tabaccheria, al bar, al centro commerciale. Finanche sul proprio telefonino. E così la torta dell’azzardo è lievitata negli anni fino a toccare la mastodontica cifra di 88,2 miliardi di euro nel 2015.
Slot e videolottery insieme sfiorano i 50 miliardi. Al netto delle puntate restituite sotto forma di vincite, i soldi inghiottiti dal gorgo dell’azzardo sono 17,1 miliardi.
Essendo circa 30 milioni gli italiani che hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno, significa che ogni giocatore ha perso in media 570 euro.
Finiscono soprattutto nelle macchinette «mangiasoldi»: ce n’è una ogni 143 abitanti. Mentre sono 83mila gli esercizi commerciali generalisti (dai bar alle tabaccherie) che hanno slot nei loro locali.
«Il rischio per la collettività è enorme», conferma Enzo Bianco, sindaco di Catania e delegato dell’Anci in materia di azzardo. «Noi amministratori non abbiamo una responsabilità primaria su questo tema. Ma basta soffermarsi a guardare le file di ragazzini di 14 anni che passano interi pomeriggi attaccati alle slot per capire che intervenire è doveroso».
Ma anche rischioso: ci sono sindaci che si sono visti recapitare richieste di risarcimento danni per mancati guadagni a causa delle loro delibere.
Orari e distanze
Secondo la stima dell’Anci, finora sono circa 500 i Comuni che hanno tentato di mettere paletti al gioco d’azzardo.
L’ultimo a correre ai ripari è stato quello di Venezia. Giovedì il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un regolamento che vieta l’apertura di nuove sale gioco nel raggio di 500 metri da scuole, parchi e strutture frequentate da giovani.
Due giorni prima era stata la sindaca grillina di Roma, Virginia Raggi, a dichiarare guerra alle slot annunciando una delibera che dovrebbe rendere il centro storico off limits, introdurre distanze minime dai luoghi sensibili e proibire l’utilizzo di macchinette dalle ore 14 alle 18 e dalle 22 alle 10. In Lombardia i Comuni si muovono sotto il cappello legislativo del regolamento regionale sull’azzardo, che ha fatto da apripista in Italia. In Piemonte 18 sindaci hanno creato una cintura anti-slot di 200 chilometri con un’ordinanza restrittiva congiunta. Il 10 ottobre si è aggiunta Torino.
Ma qui sorgono due problemi.
Il primo è che, a volte, i regolamenti vengono bocciati dai tribunali. Il secondo è che le normative quasi mai intervengono sull’esistente.
Le ordinanze, con poche eccezioni, valgono infatti solo per le nuove concessioni. E così il bar con le macchinette mangiasoldi di fianco alla scuola continua a farla franca. Un esempio aiuta a capire.
«Nelle ultime settimane – racconta Simone Feder, coordinatore nazionale del movimento “No Slot” – abbiamo geolocalizzato le macchinette di 24 Comuni del Pavese. Il risultato è sconfortante: l’82% degli esercizi non rispetta la distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili prevista dalla Regione».
Nelle prossime settimane si attende la firma dell’accordo tra governo ed enti locali per una legge nazionale sull’azzardo. Il braccio di ferro va avanti da maggio.
Di certo la promessa fatta due mesi fa da Renzi («via le slot da tabaccherie e bar») per ora è rimasta tale.
Gabriele Martini
(da “La Stampa”)
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