GIORGIA, MATTEO E L’ASCENSORE
MAI ARRIVATO AL SESTO PIANO, SI E’ FERMATO AL QUINTO PER POI DARSELA A GAMBE
Quel fatale sabato mattina, Giorgia Meloni era nella sua stanza al sesto piano di Montecitorio e si apprestava a incoronare Presidente una donna in rima, Elisabetta Belloni, quando sul cellulare le apparve un messaggio del sodale Salvini: «Sei in ufficio da te?».
E la sventurata – in senso manzoniano, s’intende – rispose.
«Allora salgo», scrisse quel noto improvvisatore, che negli sms sa essere molto più conciso che davanti alle telecamere.
Meloni aspettò al sesto piano. Aspettò un minuto, dieci minuti, mezz’ora, ma di Salvini neanche l’ombra di una felpa. Appena un lancio di agenzia le annunciò che il suo socio aveva indossato quella di Mattarella, Meloni reagì con un tweet ormai passato alla Storia: «Non voglio crederci».
Creda a me, allora. Noi uomini, prima di essere di destra o di sinistra, siamo uomini e come tali costituzionalmente inaffidabili. Diciamo una cosa e ne facciamo un’altra. Non è detto che sia sempre un male. Ogni tanto è sintomo di elasticità: Mattarella si era negato al bis, poi per fortuna ha cambiato idea.
Quanto al prode Salvini, messo alle strette, confermava di essere entrato in ascensore con l’intenzione di salire al sesto piano, ma di essere sceso al quinto, dove casualmente c’erano i giornalisti.
Lì, in un momento di sconforto, ha consumato il tradimento. E dopo non se l’è più sentita di andare a confessarlo all’interessata.
Con una tecnica maschile perfezionata nei secoli, ha ritenuto più prudente darsela a gambe per le scale.
(da Il Corriere della Sera)
Leave a Reply