GIORGIA MELONI FA SEMPRE PIÙ FATICA A FARE L’EQUILIBRISTA. DA UN LATO TENTA (INUTILMENTE) UN ASSE CON IL TEDESCO MERZ, CHE CONTINUA A PREFERIRLE MACRON, DALL’ALTRO FLIRTA CON TRUMP E GLI SVALVOLATI “MAGA”
FOLLI: “LA SCELTA DI PARTECIPARE COME OSSERVATORE AL ‘BOARD’ PER GAZA È IL MASSIMO DELL’ESPOSIZIONE PRO-USA SENZA COMPIERE SCELTE IMPEGNATIVE E DEFINITIVE. E SENZA SPEZZARE, GRAZIE A MERZ, IL FILO CON L’UNIONE EUROPEA”
L’Italia della Meloni si muove sul filo. Con Merz cerca di ripercorrere, adattandola ai tempi, una
strada tradizionale dei governi della Prima Repubblica. Ma vorrebbe al tempo stesso tenere in piedi la relazione bilaterale con Washington, contenta di essere elogiata dalla Casa Bianca e persino dagli ambienti Maga che fanno riferimento a Vance. Ma non all’estremista Bannon da cui la premier ha preso le distanze e che la ricambia con antipatia.
In definitiva, la parziale intesa con il cancelliere tedesco le consente di dare forma a una sorta di “europeismo di destra”, abbastanza disincantato e tuttavia fermo sul punto di non approfondire la frattura con Trump.
Impresa non semplice, forse velleitaria data la scarsa prevedibilità del presidente americano. Ma questa è la via intrapresa da Giorgia Meloni, come si vede anche con la scelta di partecipare come osservatore al “board” per Gaza.
Vale a dire, il massimo dell’esposizione pro-Usa in questa fase senza compiere scelte impegnative e definitive. E soprattutto senza spezzare, grazie a Merz, il filo con l’Unione europea.
Del resto, un passo ulteriore verso l’euro-scetticismo vorrebbe dire fare il gioco del variegato fronte filo-russo, presente in Italia come in Germania. E questo non è davvero nell’interesse di Giorgia Meloni.
Oggi il ministro Tajani riferirà in Parlamento riguardo al “board” e ad altri temi di attualità. È facile prevedere una seduta incandescente. I tempi in cui si poteva sperare che la politica estera fosse in grado di avvicinare maggioranza e
opposizione sono finiti forse per sempre. Non hanno resistito alla rivoluzione dei rapporti internazionali di cui i nostri politici sono stati ovviamente semplici spettatori. Con Merz cerca una strada tradizionale. Ma vorrebbe tenere in piedi il rapporto con gli Usa
(da Repubblica)
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