GRATTERI: “DAL GUARDASIGILLI DICHIARAZIONI INACCETTABILI”
“SCUSARMI? IO VADO AVANTI”
«Vogliono continuare a strumentalizzare ancora per settimane le mie parole? Facciano pure. Penso che in tanti abbiano capito». È una domenica in cui Nicola Gratteri vorrebbe staccare da tutto.
Ma il fuoco acceso sulle parole del procuratore di Napoli, nonché magistrato simbolo della lotta alle mafie, non accenna a diminuire mentre esplode, sul fronte contrario, il caso Nordio. «Se in Csm un magistrato non ha un “padrino” è finito, morto. Il sorteggio rompe questo meccanismo ‘para-mafioso’», le parole choc del Guardasigilli. Un affondo a cui Gratteri, sotto scorta da 37 anni per le minacce della ‘ndrangheta, fa fatica a replicare.
Procuratore Nicola Gratteri, il ministro che parla di sistema “para-mafioso” riferendosi al Csm, la colpisce?
«Per me, queste parole non si commentano per nulla. O si commentano da sole. In ogni modo, inaccettabili».
Andiamo alla sua intervista. Se tornasse indietro, comunicherebbe quei concetti allo stesso modo?
«Io ho chiarito subito. E ho specificato il contesto: si trattava di un frammento estrapolato, di pochi secondi, da un ampio dialogo. Un ragionamento inserito nell’ambito delle attività di contrasto alle zone grigie e al crimine organizzato. Chi ha seguito tutto non credo sia stato colto da dubbi».
Eppure il ministro Salvini, e tanti a destra, continuano a chiedere che lei “si scusi con milioni di italiani”.
«Ma scusare di cosa? Esprimendo la mia opinione in un paese democratico dove c’è la libertà di pensiero, ho detto che voteranno sì certamente le persone a cui il sistema, voluto dalla riforma, conviene. Un sistema che conviene a chi non vuole essere controllato dalla magistratura. Mentre non conviene a chi non teme la magistratura, e anzi vuole – chiede – il controllo di legalità sulle azioni di tanti che possono avere rilievi di carattere penale. Quindi, ripeto definitivamente: non ho detto, come strumentalmente vogliono fare credere, che quelli che votano sì sono tutti appartenenti a centri di potere oppure persone non perbene».
Lei era un po’ un’icona per molti della maggioranza. Come ci si sente a passare, perfino nelle parole di alcuni laici di destra nel Csm, da “magistrato capace e virtuoso” a toga da mettere sotto processo?
«Problema non mio. Va chiesto a loro, non a me».
Cosa cambia, ora? Continuerà a fare campagna per il no?
«Sì, fino all’ultimo giorno: con le mie forze, dicendo no a tanti inviti, andando anche da solo. Con la mia faccia e le mie idee, rispondendo a ogni domanda, parlando del merito della riforma. Di quello che cambia, di ciò che è messo in pericolo».
A destra obiettano: non sarà l’Armageddon, o la fine del mondo, è solo la separazione delle carriere. Per lei, invece, inciderà nella vita dei cittadini e del Paese?
«Assolutamente sì. Per i cittadini, per questo Paese, cambierà il rapporto di equilibrio tra i poteri. Stiamo parlando dello stato di diritto per il quale in tanti hanno combattuto. E questo, a dirla tutta, è il peggiore dei danni che si possa immaginare».
Ha pensato di tutelarsi dagli attacchi?
«Sì. Nello stesso modo in cui mi tutelo dal 1989. Lavorando. Tra l’altro, ogni volta che accadono cose del genere, noto che le manifestazioni di solidarietà aumentano. E questo dovrebbe far comprendere tante cose: come fa capire, a me, che la strada è giusta.
(da La Repubblica)
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