IL CAPOLAVORO POLITICO DI SALVINI SUL GREEN PASS: NON HA TOCCATO PALLA ED E’ RIUSCITO A SCONTENTARE TUTTI
NON GLI CREDE PIU’ NESSUNO, COMPRESI I VERTICI DELLA LEGA CHE NON VEDONO L’ORA DI TOGLIERSELO DAI COGLIONI
Finge di avere una strategia ma non gli crede più nessuno. Non ci credono i suoi detrattori (ovvio, sono lì per quello) ma non ci credono nemmeno i suoi “amici” interni che a dire la verità da un po’ di mesi non vedono l’ora che il leader si sbricioli per poterlo mettere da parte: Matteo Salvini si è incartato sul primo decreto Green Pass (che prevede il certificato nei ristoranti al chiuso, negli spettacoli al chiuso e all’aperto, nelle palestre e nelle piscine) annunciando prima il ritiro degli emendamenti della Lega per dimostrarsi collaborativo (mai affidarsi alle promesse di collaborazione di un turbo-individualista) e per chiedere al governo di togliere la fiducia poi in aula la Lega ha votato quegli stessi emendamenti però proposti da Giorgia Meloni.
Ricapitolando, per semplificare: la Lega aveva vergato emendamenti per affossare una decisione che lei stessa aveva avvallato in Consiglio dei ministri, poi ci ha ripensato e poi ci ha ripensato ancora votandoli a firma di Fratelli d’Italia: una contraddizione al cubo che, nella sostanza, è semplicemente il vuoto cosmico politico.
Emendamenti bocciati, figura piuttosto molle (e intanto Giorgia Meloni continua ad apparire sempre più dura e convincente) e il capolavoro politico di scontentare tutti, sia da una parte che dall’altra.
Partono ovviamente gli attacchi. Matteo Salvini tenta di salvare il salvabile e oggi si fa intervistare dal Corriere della Sera dicendo di avere “garantito un equilibrio tra il diritto alla salute e quello al lavoro.” (Non si capisce bene come non avendo ottenuto nulla in aula, al di là della figura barbina) e poi buttandola in caciara parlando di “tamponi gratuiti” (che nulla avevano a che vedere con la discussione).
Poi balbetta di avere avvisato Draghi (come se notificare a qualcuno che si sta facendo una cazzata renda meno scemi)
Insomma, il disturbatore interno non disturba più nessuno e l’oppositore non riesce a fare opposizione: avanti così, Matteo
(da TPI)
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