IL GARANTISMO DI CHI NON LO E’
UNA TRADIZIONE MANETTARA, GARANTISTI SOLO IN SOCCORSO AGLI AMICI INDAGATI
La destra di governo, nelle sue due componenti principali (Fratelli d’Italia e Lega) ha una solida tradizione manettara. Soprattutto la Lega, che grazie al Salvini è il partito del “butta via le chiavi”. Cosa che rende molto poco plausibile l’ipotesi di un afflato “garantista” di questo governo in favore del Sì. La sola pratica garantista conosciuta, da quelle parti, è il soccorso incondizionato ai propri sodali coinvolti in vicende giudiziarie. Ne potete trovare un efficace resoconto nella newsletter di Stefano Cappellini Hanno tutti ragione.
La terza componente della maggioranza, Forza Italia, avrebbe qualche carta “liberale” in più da giocare, non fosse che il suo imputato-simbolo, presunto martire delle toghe rosse, è Silvio Berlusconi, il fondatore della ditta. Un uomo troppo ricco, troppo potente e a ben vedere troppo impunito per incarnare lo scandalo dell’errore giudiziario e della prevalenza dell’accusa sulla difesa, almeno nelle prime fasi (che possono durare anni!) dell’iter.
Tanto meno ebbe a che fare, Berlusconi, con l’indecenza della carcerazione preventiva e del pessimo livello delle condizioni di detenzione. Le carceri sono piene di poveri, è su di loro che grava, soprattutto, la fatica di non contare nulla di fronte alla macchina della giustizia.
Domani (domenica 22 marzo) voterò No ben sapendo che lo stesso mio voto sarà espresso anche da Gratteri e Davigo, il cui concetto di giustizia, altamente missionario, assomiglia molto poco al mio, banalmente laico. Ma mi sembra sia messo molto peggio chi andrà a votare Sì nell’illusione di riformare la magistratura in compagnia di chi non ha affatto il proposito di riformarla, solo di addomesticarla.
(da Repubblica)
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