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IL PREMIO NOBEL PER LA PACE MATVIICHUK: “L’APPETITO IMPERIALE DI MOSCA E’ SENZA FINE. CHI PENSA CHE PUTIN SI FERMERA’ ALL’UCRAINA E’ UN ILLUSO”

“ARRENDERSI NON SERVE, PUTIN VA CONVINTO CHE LA GUERRA NON GLI CONVIENE”

“La guerra trasforma le persone in numeri, ma ogni vita ha un nome”: Oleksandra Matviichuk documenta quotidianamente molte atrocità. Dietro ognuna, volti umani. “Vivo tra queste atrocità. Lavoro ogni giorno con chi ne subisce le conseguenze”, racconta a Fanpage.it. “Per questo vi posso assicurare che noi ucraini vogliamo soltanto la pace. Non sogniamo altro che la pace. Eppure combattiamo. Per la libertà. Con sincerità assoluta. Perché paghiamo il prezzo più alto: la nostra vita. La libertà costa. Ma non ha frontiere. E solo la libertà può rendere il mondo un posto più sicuro
Avvocato per i diritti umani e attivista per le riforme democratiche nel suo Paese, Oleksandra Matviichuk presiede il Centro per le libertà civili di Kiev. La sua organizzazione nel 2022 ha ottenuto il Nobel per la pace insieme a Memorial – Ong russa custode della memoria delle vittime di Stalin, dichiarata fuori legge dal regime di Vladimir Putin – e del dissidente bielorusso Alex Biliatski.
Il colloquio che segue è stato registrato a Kiev in una domenica di sole. Tra un allarme aereo e l’altro. Matviichuk parla con voce piana. È precisa. La dimensione umana della guerra è in ogni parola. L’impatto emozionale è forte.
L’intervista è stata rivista per brevità e comprensione. È integrale nei contenuti.
Oleksandra, la guerra in Ucraina da molti vene considerata una guerra per procura dell’Occidente contro la Russia. Non lo dicono solo i russi. In Italia, poco più del 30 percento della popolazione vi sostiene in pieno. Come se lo spiega?
“Molti guardano il mondo attraverso la lente degli Stati. Non credono che gli individui abbiano potere. In realtà, hanno un potere grande. Gli uomini e le donne possono fare la Storia”.
E voi ucraini state facendo la Storia?
“Occorre andare alle radici di questa guerra. Non è iniziata nel febbraio 2022, ma nel febbraio 2014. Quando l’Ucraina aveva la reale possibilità di una grande transizione democratica, dopo la Rivoluzione della Dignità.
Allora l’Ucraina era neutrale: lo prevedeva la Costituzione (vietava la presenza di basi militari straniere, e secondo alcune interpretazioni, implicava la “neutralità permanente” prevista nella Dichiarazione di sovranità del 1990, ndr). Ma Putin invase lo stesso il Paese, occupando la Crimea e parti delle regioni orientali. Nel 2022, ha esteso il conflitto. Non è mai stata una questione di neutralità. Putin non teme la NATO: teme la libertà. Che si è avvicinata ai confini russi”.
Alcuni osservatori dicono – in linea con la propaganda del Cremlino – che la Rivoluzione della Dignità fu in realtà un colpo di stato. Firmato CIA. Che risponde?
“Milioni di persone alzarono la testa e si opposero al governo filo-russo. Manifestarono pacificamente per poter costruire un Paese in cui i diritti di tutti fossero tutelati, il governo fosse responsabile, il sistema giudiziario indipendente. E dove la polizia proteggesse i cittadini invece di brutalizzarli. La repressione fu spietata (oltre 120 morti, ndr). Non parlo per sentito dire”
Che faceva lei, in quei giorni di 12 anni fa?
“Ero coordinatrice dell’iniziativa civile Euromaidan SOS. Da me lanciata dopo il violento sgombero di Maidan da parte della polizia. Lavoravamo 24 ore su 24. Assistenza legale e supporto. Ogni giorno centinaia di persone venivano pestate, arrestate, torturate. Sottoposte a procedimenti penali inventati. E noi ce ne prendevamo cura. Sono certa che vi è facile capire per cosa stavamo combattendo. Per il futuro dei nostri figli, per la nostra dignità. Per vivere senza paura della violenza e delle cariche dei poliziotti”.
Lei parla come se questi anni di guerra siano parte di quella rivoluzione. La parte più tragica. Com’è il morale della popolazione?
“Siamo esausti. La guerra è vivere nell’incertezza. Senza poter pianificare le giornate. A volte nemmeno le ore. Non si sa mai cosa accadrà. Si vive nella paura costante per i propri cari. Perché non c’è luogo sicuro in Ucraina dove nascondersi dai missili russi. Lavoro con le persone più colpite. Ogni giorno. E vi assicuro che gli ucraini sognano soltanto la pace”.
Perché non arrendersi, allora?
“La pace non arriva se un Paese invaso smette di resistere: non sarebbe pace, ma occupazione. Non significa solo cambiare una bandiera con un’altra: l’occupazione comporta torture, stupri, negazione dell’identità, sequestri e adozioni forzate, campi di smistamento. E fosse comuni. Gli ucraini sognano la pace. Ma non vogliono vivere sotto l’occupazione russa”.
Mosca minaccia di ritirarsi dalle trattative se l’Ucraina non cede i territori orientali della oblast di Donetsk. Aree strategiche. Fortificate. Siamo davanti a una impasse diplomatica o a una trappola legale e morale?
“È una trappola. La Russia sta fingendo di negoziare. Non vuole solo prendersi un altro pezzo di territorio: l’obiettivo è tutta l’Ucraina. E oltre. Putin pensa alla Storia. Sogna il proprio lascito politico. Vuole ricostruire l’Impero russo. Con la forza”.
Ma Putin nel 2014 accettò il cessate il fuoco nel Donbass e i Protocolli di Minsk…
“Mosca li ha violati, quegli accordi (non erano trattati internazionali, solo intese politiche. Le parti si accusarono a vicenda di violazioni. L’offensiva russa su Debaltseve sotterrò definitivamente i “Protocolli”, ndr). La pace non è mai stata un obiettivo di Putin. La Russia simula negoziati per guadagnare tempo e indebolire il sostegno all’Ucraina
Cedere territori alla Russia è un tabù? Fonti vicine a Zelensky hanno detto a The Atlantic che con garanzie di sicurezza preliminari da parte degli USA si potrebbe fare. E avrebbe senso: dopo, con che faccia Putin potrebbe continuare a dir di no al cessate il fuoco?
“È necessario un accordo in grado di garantire una pace duratura. Intese provvisorie darebbero all’esercito di Putin il tempo di riorganizzarsi per una nuova offensiva. La cessione di territori non placherebbe gli appetiti imperiali della Russia. Chi pensa che Putin si fermerebbe è un illuso. Per questo le garanzie di sicurezza sono decisive”.
Se ne sta discutendo…
“Vedo solo affermazioni astratte. Abbiamo imparato bene la lezione di Budapest. L’Ucraina ha rinunciato al terzo arsenale nucleare del mondo in cambio di garanzie di sicurezza americane. Eppure oggi ci troviamo in questa situazione (con il Memorandum di Budapest, nel 1994 l’Ucraina consegnò le atomiche ereditate dall’URSS alla Russia, che promise di rispettare la sua indipendenza e i suoi confini, con USA e Gran Bretagna come garanti, ndr).
Ma intanto un compromesso sui territori salverebbe vite.
“È un’illusione. Capisco che chi non vive qui possa pensarlo. Noi non possiamo. Perché qui si muore. Fuori dall’Ucraina sembra una semplice disputa territoriale. Quei luoghi vengono descritti come spazi vuoti. Ma non sono vuoti. Ci vivono milioni di ucraini: sono le nostre famiglie, i nostri parenti, i nostri genitori, i nostri vicini, i nostri amici. È la nostra gente. Siamo noi”.
Lei insiste sulla dimensione umana, e tocca il cuore di chi l’ascolta. Ma si deve pur trovare una soluzione politica…
“Se non riusciamo a trovare la via per una pace duratura è proprio perché in queste trattative abbiamo perso la dimensione umana”.
Come ritrovarla?
“Può bastare anche una storia. Ha mai sentito parlare del poeta Volodymyr Vakulenko?”
Il Gianni Rodari ucraino…
“Scriveva splendidi racconti per bambini. Un’intera generazione è cresciuta con i suoi libri. All’inizio dell’invasione, sparì. La sua famiglia sperava fosse vivo. Tra le migliaia di civili detenuti illegalmente dai russi, ma vivo. Quando il nostro esercito
liberò la regione di Kharkiv, in un bosco vicino a Izyum scoprì una fossa comune. Tra i corpi di donne, uomini e bimbi c’era quello del poeta. Era il numero 319.
Vi chiederete: perché i russi hanno torturato a morte uno scrittore di libri per bambini? Semplice: perché potevano. Occupare un territorio è una cosa, controllarlo è un’altra. Così, si elimina chiunque sia attivo nella vita locale: sindaci, giornalisti, insegnanti, ambientalisti, sacerdoti. E scrittori”.
Come fermare tutto questo?
“Certo non cedendo territori. Putin non ha mandato a morire centinaia di migliaia di soldati per conquistare piccole città ucraine che la maggioranza dei russi non saprebbe neanche trovare sulla mappa. Non si fermerebbe. E andrebbe anche oltre l’Ucraina. Un vecchio proverbio russo dice: L’appetito vien mangiando”.
C’è lo stesso proverbio anche da noi.
“Se vogliamo fermare il conflitto dobbiamo rendere il prezzo della guerra più alto del prezzo della pace, per Putin. Non è sufficiente dire basta guerra”.
Il dissidente russo Oleg Orlov, come lei Nobel per la pace 2022, una volta ci disse: “Una ‘coscienza imperiale’ risiede nella testa della maggior parte dei russi. Me compreso. Per questo la Russia non riesce a rompere il circolo di violenza e autoritarismo statale che ha segnato la sua storia”. Vuole commentare?
“Ho gratitudine e ammirazione verso i colleghi russi che lavorano per i diritti umani. Sono persone coraggiose e oneste, perché si confrontano non solo con il regime repressivo di Putin, ma anche con la maggioranza dell’opinione pubblica in Russia, che purtroppo sostiene questa guerra”.
La propaganda di guerra del regime russo è pervasiva ed efficace…
“Fatto sta che questa non è la guerra di una persona. Ha motivi nella cultura imperialista che Orlov ha descritto con grande lucidità. La Russia è un impero. L’impero ha un centro e non ha confini. Espandersi è nella sua natura. E per farlo invade, uccide, distrugge le identità. Rapisce i bambini per farli crescere come russi”.
Può essere più precisa, sui crimini perpetrati dall’inizio dell’invasione?
“Sono un’avvocato per i diritti umani. Documento i crimini di guerra. Nel nostro database ne abbiamo registrati oltre 98.000. Ed è solo la punta dell’iceberg. La guerra trasforma le persone in numeri. Il nostro lavoro è restituire loro un nome. Perché le persone non sono numeri.
Lavoro direttamente con le persone colpite. So che devono ricostruire vite spezzate, famiglie distrutte, un futuro improvvisamente frantumato. E anche la loro fiducia nella giustizia”.
Una pace giusta deve prevedere processi per i presunti criminali di guerra?
“L’impunità della Russia ha permesso crimini in Cecenia, Moldavia, Georgia, Siria. E oggi in Ucraina. Spezzare questo circolo è essenziale: senza giustizia non ci può essere pace, né sicurezza”.
Ma lei ci crede, in una pace giusta?
“Il nostro futuro è incerto. Non è predeterminato. Abbiamo sempre la possibilità — e la responsabilità — di costruirlo. Come lo vogliamo. Per noi e per i nostri figli”.
Lei ripete spesso un proverbio: “Gli ucraini piantano semi anche d’inverno”. Quali semi state piantando?
“Combattiamo per la libertà. Una libertà che nel mondo si sta perdendo. L’80% delle persone vive in società non libere o solo parzialmente libere. Non hanno il diritto di scegliere chi votare, di dire ciò che pensano. O di amare chi il cuore gli dice di amare.
Anche nelle democrazie consolidate, molti danno per scontati i diritti umani. Dimenticano che la libertà è fragile. Non hanno mai lottato, per la libertà. L’hanno ereditata. Non ne conoscono il valore. Come ucraini, noi ci battiamo per la libertà con sincerità assoluta. Perché paghiamo il prezzo più alto: la nostra vita. E la libertà ha una caratteristica unica: non conosce frontiere nazionali. Solo la diffusione della libertà rende il mondo un posto più sicuro”.
(da Fanpage)

This entry was posted on venerdì, Marzo 13th, 2026 at 16:41 and is filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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