IL TRAFFICO DI PETROLIERE NELLO STRETTO DI HORMUZ È CROLLATO DEL 90% NEGLI ULTIMI CINQUE GIORNI, DALL’INIZIO DELLA GUERRA ALL’IRAN. IL MONDO È PARALIZZATO: DA QUELLE ACQUE PASSA IL 25% DEL PETROIO DI TUTTO IL MONDO
LA TEMPESTA PERFETTA DEI RINCARI PER I CONSUMATORI CAUSATA DAL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE: STANGATA DEL 15% SULLE BOLLETTE, INCREMENTO DEL PREZZO DELLE BENZINA
Il traffico di petroliere nello stretto di Hormuz è crollato del 90% dall’inizio della guerra all’Iran. Lo afferma su X la società di intelligence del mercato energetico Kpler.
L’incremento dei prezzi del carburante fino a 6 centesimi alla pompa non è giustificato». Parola delle sigle dei benzinai — Faib, Fegica e Figisc — che parlano di speculazione e puntano il dito contro le major del greggio, chiedendo l’intervento di Mister prezzi, del ministro Urso e della Guardia di finanza.
Le compagnie avrebbero alzato i listini sulla base di «previsioni degli analisti» nonostante «uno stoccaggio di prodotto per 30 giorni per le emergenze». Il quadro che traccia l’Unem, l’associazione delle aziende petrolifere, è differente. Il Brent è cresciuto, sopra gli 82 dollari a barile. Balzo marcato per gasolio, 10 centesimi euro/litro (+17,5%), e benzina, 3,3 centesimi (+7%)
«Gli aumenti alla pompa sono stati rispettivamente di 3 e di 2 centesimi, ma è prevedibile che l’aumento dei prezzi prosegua nei prossimi giorni». Per il presidente di Unem Gianni Murano «in caso di chiusura totale e prolungata dello Stretto di Hormuz verrebbe meno tra il 15 e il 20% dell’offerta di petrolio e ci sarebbe una corsa agli approvvigionamenti che spingerebbe i prezzi verso livelli difficili da immaginare».
L’impennata dei future sul gas, in aumento ieri del 20% oltre i 50 euro al megawattora, si ripercuoterà a cascata anche sulle bollette. Nel sistema italiano, infatti, il costo del metano incide sul prezzo all’ingrosso dell’energia (Pun) per la maggior parte delle ore di una giornata. Come nota l’Unione nazionale consumatori, il Pun è passato dai 107,03 euro al MWh di sabato a 165,74, con un balzo del 54,85%.
«Il rischio che le bollette esplodano è concreto», commenta il presidente Marco Vignola. Codacons stima che i rincari potrebbero portare una famiglia con due figli a spendere tra 210 e 380 euro in più all’anno per luce e gas. Facile.it è un po’ più ottimista e calcola un aumento di 121 euro annui per le bollette del gas e 45 per quelle dell’elettricità, per un totale di 166 euro.
Il presidente di Nomisma, Davide Tabarelli, parla di «un balzo del 15% sulle bollette del gas dal primo aprile e tra l’8 e il 10 per cento per l’elettricità degli utenti vulnerabili». Sul tema interviene infine Consumerismo, denunciando che alcune imprese energetiche hanno tolto dal commercio i contratti a prezzo fisso per le imprese.
Il carrello della spesa a febbraio sale del 2,2%, un aumento su cui la quota cibo gioca un ruolo importante. In rialzo soprattutto i prezzi degli alimentari non lavorati, che balzano al 3,6%, contro il 2,5% di gennaio. Ortaggi, tuberi, banane e legumi, che a gennaio erano ancora in territorio negativo, passano al 2,2%; guadagnano mezzo punto anche i prodotti ittici. Dati che ancora non hanno incamerato lo shock dell’attacco all’Iran, si fermano alla vigilia
Dopo potrebbe andare molto peggio, stimano le associazioni dei consumatori. «La crisi del Medio Oriente rischia di avere ripercussioni fortissime sui prezzi al dettaglio, come conseguenza dei maggiori costi di trasporto delle merci e dell’impennata delle quotazioni delle materie prime», osserva Assoutenti.
Le stime per il solo aumento di febbraio sono di un ricarico della spesa di circa 250 euro a famiglia. La nuova fiammata dell’inflazione alimentare preoccupa anche le organizzazioni agricole: Confagricoltura durante la riunione della task force sui dazi ha chiesto al governo di puntare sulla produzione interna e sullo stoccaggio alimentare.
(da agenzie)
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