IL “VADEMECUM” DEL GOVERNATORE BUCCI PER DETTARE LA LINEA POLITICA AL “SECOLO XIX” PORTA LE “IMPRONTE DIGITALI” DI ALFONSO LAVARELLO, BRACCIO DESTRO DI GIANLUIGI APONTE, EDITORE DEL GIORNALE
SECONDO “IL FATTO QUOTIDIANO”, IL FILE WORD ORIGINALE È STATO PRODOTTO PROPRIO SUL PC DI LAVARELLO: COME MAI?… IL FEDELISSIMO DI APONTE SI È FATTO DETTARE LE ASSURDE RICHIESTE DALLO STAFF DELLA REGIONE LIGURIA? … QUEL “VADEMECUM” FU POI SPEDITO VIA MAIL DALL’AD DEL QUOTIDIANO, PIERFRANCESCO VAGO, AL DIRETTORE DEL GIORNALE, MICHELE BRAMBILLA – STANDO A QUESTA RICOSTRUZIONE, DA QUESTA STORIA A USCIRNE MALISSIMO NON È SOLO BUCCI, MA ANCHE L’ARMATORE-EDITORE
Restare orfani è il destino dei peggiori pasticci, specie quando diventano di dominio pubblico.
Ma nell’era informatica ogni file lascia una traccia. Questo vale anche per il documento più imbarazzante di questa storia, il vademecum “Risposta di Bucci” con cui si tentò di condizionare in favore del centrodestra la linea editoriale del Secolo XIX alle elezioni poi vinte da Silvia Salis.
Quel documento – è in grado di dimostrare oggi il Fatto – ha varie impronte digitali: il file Word originale è stato prodotto sul pc di Alfonso Lavarello, l’uomo che a Genova rappresenta gli interessi del patron di Msc Gianluigi Aponte, editore del Decimonono; in quel testo, inoltre, sono citati letteralmente passaggi del dossier “aprile-maggio 2025 Uff. stampa Regione”, di cui ha rivendicato la paternità davanti all’Ordine dei giornalisti Federico Casabella, portavoce di Marco Bucci. In sintesi, l’autore del file aveva anche i presunti dossier, confezionati.
Questi due elementi sembrano smentire la ricostruzione fornita dal governatore ligure sul caso dei presunti dossieraggi ai giornalisti del Secolo. Bucci ha negato pubblicamente due accuse, sostenute dal direttore del quotidiano, Michele Brambilla: da un lato ha disconosciuto la paternità del vademecum (“non è roba nostra”), salvo in seguito rettificare, lasciando intendere che fossero suoi pensieri,
ma non una sua iniziativa (“una risposta, è evidente, presuppone una richiesta”); dall’altro ha negato di aver avuto rapporti con l’editore, e di avergli inviato i report confezionati dal suo zelante staff (“io mi rapportavo con il direttore”). Due tesi assai indebolite dal confronto con le evidenze informatiche.
Cominciamo dal vituperato elenco di “desiderata”. Il testo propone un “riequilibrio” del “bilancino” del giornale, accusato in questo documento di essere “subdolamente” a favore di Silvia Salis.
E si allarga a proposte talmente invasive dell’autonomia della testata da apparire quasi grottesche: “Sarebbe di utilità un servizio su come è cambiata Genova negli ultimi anni” (cioè quando la governava Bucci); “servizio di inchiesta su quante volte un candidato sfavorito ha poi ribaltato le previsioni della vigilia” (l’underdog alle Amministrative di Genova in quel momento è Pietro Piciocchi, delfino di Bucci, sovrastato dalla sfidante Salis); “il quotidiano dovrebbe garantire più spazio ai minori” (nella sfida diretta Piciocchi è in difficoltà); “serve equilibrio nei titoli” (detto a un giornale con 140 anni di storia).
Chi è l’autore del documento (che forse prendeva nota) il Fatto lo ha scoperto dai metadati: Alfonso Lavarello, fedelissimo di Aponte che, pur non avendo ruoli formali nelle sue società, ne è considerato l’ambasciatore.
Ora, attenzione alle date. Lavarello (o chi ne usa il pc) produce la prima bozza in Word il 10 maggio 2025, guarda caso due giorni dopo un litigio tra Bucci e Brambilla, dopo il quale i due non si parleranno per mesi: “Sono veramente stanco di queste cose – scrive Brambilla a Bucci – Facciamo un giornale onesto e stop”.
Il 13 maggio alle 11.07 il documento Word diventa Pdf. Alle 16.01 dello stesso giorno, l’amministratore delegato del Secolo XIX Pierfrancesco Vago, genero di Aponte, manda il Pdf a Brambilla insieme al dossier “aprile-maggio” redatto dallo staff di Bucci. Il tutto accompagnato dalla frase: “Mi chiami appena può, così le spiego. La sto solamente mettendo in cc (copia conoscenza) di conversazioni che abbiamo a latere per tenere gli animi calmi”.
Il Fatto ieri ha chiesto un commento a Lavarello senza ottenere risposta. La domanda era: che ci fa il suo nome su un documento redatto per “tenere gli animi calmi”, in cui si citano i presunti dossieraggi ai cronisti dello staff di Bucci?
(da Il Fatto Quotidiano)
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