IN UN’AMERICA DIVISA, ANCHE LA LINGUA DIVENTA UN’ARMA . L’ASCESA DI BAD BUNNY, IL CANTANTE PORTORICANO CHE DOMENICA SI È ESIBITO ALL’HALF TIME SHOW DEL SUPERBOWL: IL 31ENNE, CHE NEL 2025 È STATO L’ARTISTA PIÙ ASCOLTATO DELL’ANNO SU SPOTIFY, CANTA SOLO IN SPAGNOLO, AL CONTRARIO DI DIVERSI COLLEGHI LATINI CHE SCELGONO LA LINGUA INGLESE PER RAGGIUNGERE UN’AUDIENCE MONDIALE
NELL’ULTIMO TOUR SI È RIFIUTATO DI ESIBIRSI NEGLI STATI UNITI PER IL TIMORE CHE L’ICE POTESSE FARE RETATE FUORI DAI SUOI CONCERTI E HA CONQUISTATO LE CLASSIFICHE CON IL SUO ALBUM “DEBÍ TIRAR MÁS FOTOS”
Nel 2025 è stato l’artista più ascoltato su Spotify grazie al suo album «Debí Tirar Más Fotos» e pochi giorni fa è entrato nella storia della musica diventando il primo artista che canta in spagnolo a vincere il premio al Miglior album ai Grammy Award. Quello di Bad Bunny — al secolo Benito Antonio Martínez Ocasio — è un’ascesa da sogno americano.
Nato il 10 marzo 1994 a Vega Baja, cittadina di Porto Rico, inizia a scrivere brani a 14 anni. Il 2025 è l’anno della consacrazione globale. Eppure il suo trionfo è stato definito insieme meritato e sorprendente.
Il motivo? È un artista che non ha paura di esprimere il suo pensiero in un’America sempre meno aperta e accogliente. Lo ha fatto sul palco del Super Bowl e prima ancora su quello dei Grammy, dove si era scagliato contro l’Ice. «Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani».
Mesi fa, all’annuncio del tour mondiale, aveva spiegato di aver scelto di non esibirsi negli Stati Uniti per il timore che l’Ice potesse fare retate fuori dai suoi concerti, preferendo una residency di 30 date a San Juan, capitale di Porto Rico.
Bad Bunny canta solo in spagnolo, segnando una cesura con tutti gli artisti latini che lo hanno preceduto. Molti hanno dovuto scegliere l’inglese per raggiungere un’audience mondiale (come Enrique Iglesias), mentre altri hanno rivendicato la loro americanità
Lui no: è portoricano e vuole che si sappia, parla in spagnolo anche quando ritira i
premi o sul palco dell’Halftime del Super Bowl e, soprattutto, non sente la necessità di cambiare la propria lingua per esprimere la propria arte.
Ma non è solo questo: è tutto il suo ultimo lavoro a contenere un messaggio politico: una lettera d’amore alla sua Porto Rico che parla delle note dolenti della globalizzazione, della malinconia di chi se ne va per inseguire i propri sogni e, tornando, non riconosce i luoghi della propria infanzia, trasformati dal turismo di massa.
Temi complessi, eppure universali come la nostalgia della famiglia e della casa in cui si è nati, che sono forse una prova del cambiamento culturale in atto, con le nuove generazioni di latini che non vogliono più rinnegare le loro radici, ma le rivendicano con orgoglio.
(da agenzie)
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