INTERVISTA A BARRY, LA DONNA INCINTA RAPINATA, PICCHIATA E INSULTATA SUL BUS A RIMINI PERCHE’ NERA
UNA DEI DUE RIFIUTI UMANI ARRESTATI E’ UNA RAGAZZA DI 19 ANNI, MADRE DI UN BAMBINO DI TRE MESI: SARA’ PORTATRICE DI “VALORI IDENTITARI” DA NON INQUINARE?
“Di ingiustizie ne ho subite tante da quando sono in Italia. Ho avuto difficoltà a trovare casa, poi con i colleghi a lavoro. L’altra sera la frase che mi ha terrorizzata di più è stata ‘ti facciamo abortire’. Gli insulti non mi interessavano, ho avuto paura per il mio bambino”.
Seduta a terra, una mano appoggiata sul divano e l’altra a massaggiare la schiena che non smette di far male, Barry parla a voce bassa, interrotta dalle fitte che a momenti sembrano toglierle il fiato.
Mercoledì sera una coppia di giovani italiani di 19 e 22 anni l’ha rapinata, insultata e picchiata a bordo di un bus a Rimini.
Ieri il gip ha convalidato il loro arresto: il ragazzo resterà in carcere, la fidanzata – mamma di un bimbo di tre mesi – andrà ai domiciliari, il caso è in mano al pm Davide Ercolani.
Il sindaco della città romagnola, Andrea Gnassi, ha chiamato questa donna di 39 anni di origini sudafricane dicendole di non sentirsi sola e che il Comune si costituirà parte civile.
Cosa ricorda di quella sera, Barry?
“Sembra tutto un film lontano, veloce. Ricordo che ero sul bus e stavo andando a lavoro. Poi ho visto una mano che velocemente usciva dalla mia borsa col cellulare. Era uno dei due ragazzi che mi ha aggredito. Ho gridato: “Ridammelo”. Lui lo ha buttato a terra, in mezzo alle mie gambe. Poi hanno cominciato a insultarmi e a colpirmi. Mi hanno dato uno schiaffo forte in faccia”.
Cosa le dicevano?
“Negra di m., ti ammazziamo, ti facciamo abortire, torna a casa. Ho avuto paura per il mio bambino, degli insulti mi interessava poco. Ho chiesto aiuto ma nessuno dei passeggeri faceva niente, forse avevano paura anche loro. Solo l’autista è intervenuto. Quando ha fermato l’autobus e si sono aperte le porte, mi hanno spinta a terra e hanno continuato a colpirmi. Anche quando è arrivata la polizia loro mi insultavano. Sono rimasta a terra, non ero più cosciente”.
La ragazzina potrebbe essere sua figlia, ha 19 anni.
“Come può essere così una ragazza di 19 anni, come può essre così violenta? Come diventerà da grande? E’ anche una mamma”.
Se la incontrasse cosa le direbbe?
“Nella vita è meglio non incontrare più persone così”.
Da quanto tempo è in Italia?
“Da 13 anni. Sono qui con mio marito e tre figli di 11, 9 e un anno e mezzo. Mio marito ora è fuori Italia perchè fa l’antiquario. Ci siamo sentiti, ha avuto paura pure lui”.
E’ il primo caso di razzismo che è costretta a subire?
“Faccio la cameriera in albergo e una volta, in un hotel dove lavoravo, un collega mi dice le stesse frasi che ho sentito l’altra sera: ‘Torna a casa’. In passato ho avuto difficoltà pure a trovare un appartamento dove stare”.
Gli italiani sono razzisti?
“Ho subito tante ingiustizie in questi anni. Eppure su questo divano ho ospitato anche gente che non sapeva dove andare a dormire, sa? E anche italiani. A pranzo qui vengono i compagni di classe dei miei figli e pure i loro genitori, sono una brava cuoca”.
E’ preoccupata per i suoi figli?
“Dopo quello che è successo ho paura. Spero che loro non debbano subire tutto questo”.
(da “La Repubblica”)
Leave a Reply