L’ALTOLÀ DI BERLUSCONI SULLE RIFORME: “SUBITO L’ITALICUM, IL SENATO VIENE DOPOâ€
IL CAVALIERE PREOCCUPATO PER I SONDAGGI: IN QUASI TUTTI I CAPOLUOGHI DI COMUNE INTERESSATI ALLE AMMINISTRATIVE DEL 25 MAGGIO CENTRODESTRA DATO PERDENTE
Pacta sunt servanda, è lo slogan con il quale questa mattina Silvio Berlusconi si ripresenterà al cospetto di Matteo Renzi.
Rimette piede in Parlamento per la prima volta dopo il 27 novembre.
Aveva promesso a sè stesso di non farlo mai più, dopo la decadenza votata dal Senato. Lo farà , invece, e con grande soddisfazione: torna a Montecitorio (per di più nella Sala del Cavaliere) dopo le consultazioni al Colle di sabato, per il secondo faccia a faccia in un mese (era il 18 gennaio) col leader Pd, nel frattempo incaricato premier.
Il Cavaliere è rientrato ieri pomeriggio a Palazzo Grazioli dopo il pranzo a Milanello con la squadra e dopo aver ricevuto la notizia del divorzio con Veronica.
Raccontano che guardi già con minore simpatia alla scalata al governo di Renzi, complici le lunghe trattative per la sua formazione.
«Non mi sta piacendo per nulla come si sta muovendo Matteo, assistiamo a nuova sospensione della democrazia, trame ordite nel chiuso dei palazzi romani» è la linea che ha dettato nel breafing serale ai capigruppo Romani e Brunetta (con i quali si presenterà alla Camera stamattina) e con Giovanni Toti, tra gli altri.
A Renzi il leader di Forza Italia confermerà la piena disponibilità a sostenere le riforme. E non solo quelle istituzionali. Ma porrà alcune condizioni, suggerite dai consiglieri più fidati.
Prima: la legge elettorale va affrontata subito dopo il voto di fiducia in Parlamento, con un esame a oltranza alla Camera finchè il testo non sarà approvato.
Evitare melina e ulteriori rinvii sull’Italicum, insomma.
Seconda: in aula dovrà arrivare l’accordo già chiuso dai due leader un mese fa, senza concessioni alle richieste di Alfano per rivedere ad esempio le soglie di sbarramento.
Ieri pomeriggio un’indiscrezione non confermata ha destato allarme al quartier generale berlusconiano, quella cioè che l’emendamento alla legge elettorale del democratico Lauricella – e finalizzato ad agganciare la riforma a quella che modifica il Senato – sarebbe stato fatto proprio dal futuro premier.
Vorrebbe dire congelare tutto per almeno un paio d’anni. «Inaccettabile» per Forza Italia.
Se Berlusconi riceverà stamattina garanzie su questi due punti, allora verrà confermata piena disponibilità sul resto. «Vedremo che riforme economiche porterai in aula, quella sul lavoro e sul fisco, e le valuteremo, da opposizione responsabile» sarà l’apertura di credito.
Alla gittata al 2018 il Cavaliere non vuole nemmeno pensare, convinto com’è che «dureranno poco, già si capisce: entro un anno si vota».
Ma nessuno scherzetto sulla fiducia, smentite le voci di una possibile astensione forzista.
Storia a sè fanno invece gli undici senatori di centrodestra accomunati dalla sigla Gal (Grandi autonomie e libertà ). Nella consultazione con Renzi, ieri mattina, il capogruppo Mario Ferrara, che portava in dono Il giorno della civetta e il pamphlet Allegro ma non troppo, ha spiegato che «al nostro interno c’è una certa dialettica, che sarà sviluppata con attenzione nei prossimi giorni, una volta letto il programma e sentito il governo in Parlamento».
E sulle loro istanze, ha aggiunto il suo vice Vincenzo D’Anna, «sia Renzi sia Delrio hanno manifestato non solo interesse ma un’assonanza di visione».
Assai variegata la compagine. Ferrara, con Giovanni Mauro e Lucio Barani, rispondono a Berlusconi e si muoveranno di conseguenza.
Fanno capo a Nicola Cosentino e al suo Forza Campania (e indirettamente a Verdini) D’Anna, Antonio Milo e Pietro Langella.
I due Scavone e Compagnone sono dell’Mpa di Lombardo e con l’ex leghista Davico hanno già votato la fiducia a Letta.
Infine, Giulio Tremonti. Non è passata inosservata la colazione in piazza San Lorenzo in Lucina del duo Verdini-Cosentino, proprio un paio d’ore prima che il Gal andasse dal premier.
«Con molta probabilità quella decina diventerà un’utile riserva di caccia di Renzi per eventuali tempi duri» ragiona un senatore forzista di lungo corso.
Nel partito intanto, dopo la batosta in Sardegna, è allarme rosso in vista delle amministrative del 25 maggio.
Un sondaggio recapitato a Berlusconi dà per persi quasi tutti i 27 capoluoghi in cui si voterà .
In sede, prima riunione della Commissione enti locali presieduta da Matteoli e composta da Abrignani e Napoli tra gli altri.
Hanno deciso che tutti i sindaci uscenti forzisti saranno ricandidati (con l’eccezione forse di Pescara). Ma ora bisognerà correre ai ripari stringendo ovunque alleanze con leghisti e alfaniani.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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