LA BALLA DEI MANCATI FUNERALI DI STATO DELLE VITTIME ITALIANE DI DACCA E LA PRESUNTA DISPARITA’ CON LE ESEQUIE DI FERMO
SE I PARENTI DESIDERANO UNA CERIMONIA PRIVATA NON DEVONO NECESSARIAMENTE FARE QUELLO CHE VORREBBE CERTA PSEUDODESTRA CIMITERIALE… E RICORDIAMO CHE MATTARELLA HA INTERROTTO IL VIAGGIO IN MESSICO PER ESSERE PUNTUALE A CIAMPINO, MENTRE GENTILONI SI E’ IMPEGNATO AD ASSICURARE I BENEFICI PER LE VITTIME DEL TERRORISMO ANCHE AGLI ITALIANI ALL’ESTERO
Ieri si sono tenuti i funerali di Emmanuel Namdi nel Duomo di Fermo alla presenza della ministra Maria Elena Boschi e della presidente della Camera Laura Boldrini.
E contestualmente è partita una litania che vuole le vittime di Dacca tradite perchè le istituzioni non hanno fatto lo stesso omaggio alle vittime dell’attentato in Bangladesh.
Come da tradizione la balla si diffonde attraverso articoli dei quotidiani della destra cimiteriale.
Che le vittime di Dacca non siano state omaggiate come meritavano è una balla.
Il 5 luglio 2016 un aereo ha riportato a casa le salme: in pista ad attenderlo c’erano il capo dello Stato Sergio Mattarella, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, i sindaci delle città di origine delle vittime.
Le bare ricoperte dal tricolore italiano sono state deposte, poi caricate sulle auto funebri e finalmente avvicinate al bordo della pista, per la benedizione del cappellano militare.
Poi c’è stato l’omaggio del capo dello Stato.
Il presidente per essere presente ha deciso di interrompere anticipatamente il suo viaggio in America latina.
Il capo dello Stato, in attesa delle salme, aveva parlato con i parenti delle vittime in una saletta riservata del 31/mo Stormo, nella zona militare dell’aeroporto di Ciampino.
Sullo stesso aereo anche il vice ministro degli Esteri, Mario Giro.
«Ho preso con il Presidente Mattarella l’impegno a nome del governo ad assicurare che i benefici previsti dalla legge per le vittime del terrorismo si applichino ai nostri caduti all’estero. È un impegno doveroso di fronte a episodi come quello della strage di Dacca», ha detto Gentiloni dopo l’ultimo saluto alle vittime.
Il viaggio dei nove italiani uccisi dalla follia jihadista si è concluso nel paese di origine di ciascuno di loro, con i funerali in forma privata, come da loro espressa richiesta.
Giusto per la cronaca: i “funerali di Stato” sono regolati da un cerimoniale complesso e negli ultimi anni sono stati riservati solo a Placido Rizzotto (nel 2012, dopo ben 64 anni dalla morte) e alle tre vittime della strage al Tribunale di Milano (nell’aprile 2015).
Non lo sono stati nemmeno quelli in onore di Valeria Solesin, la ricercatrice italiana rimasta uccisa a novembre scorso negli attacchi di Parigi. Per lei a Venezia si tennero esequie civili e pubbliche, erroneamente definite “di Stato”.
Nelle nove località dove si sono svolti i funerali delle vittime erano presenti (leggere le cronace) “istituzioni civili e militari”, a quelli di Cristian Rossi anche la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, il parlamentare friulano Gian Luigi Gigli e molti sindaci con la fascia tricolore.
Non risulta la presenza alle esequie di esponenti nazionali di livello del sedicente centrodestra cimiteriale.
Amen.
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