LA LINEA SALVINI, “C’ERA IL GOVERNO DRAGHI”. MA NELLE CARTE DEI PM SULLE COMMESSE ANAS SI ARRIVA A TEMPI RECENTI
IN REALTA’ NELLE 77 PAGINE DELL’ORDINANZA DEL GIP SI ARRIVA AD APRILE 2023 E IN UNA INTERCETTAZIONE SI PARLA DI “ACCORDO CON LA LEGA”
Gli incontri, gli accordi, la presunta corruzione che hanno portato agli
arresti domiciliari Tommaso Verdini – figlio dell’ex parlamentare Denis, cognato di Matteo Salvini – nascono e vengono coltivati tra il 2021 e la prima parte del 2022.
“C’era ancora il governo Draghi”, fa notare l’entourage di Salvini, per mettere al riparo il ministro di cui è titolare – quello dei Trasporti – da una bagarre. Bagarre che, politicamente, è stata alimentata non solo dalla parentela tra Salvini e Verdini ma anche per le multiple citazioni, all’interno dell’ordinanza con la quale sono stati disposti gli arresti di Verdini e altri indagati, del sottosegretario leghista Federico Freni (non indagato).
Ma leggendo con attenzione le carte dell’inchiesta sulle presunte commesse Anas assegnate a imprenditori amici in cambio di soldi e promozioni, ecco che si vede come i rivoli di quell’accordo si sono riverberati anche di recente. Quando l’attuale governo – estraneo ai fatti penalmente rilevanti, nessun esponente dell’esecutivo è indagato – era già insediato. E anche da un po’.
Lo spiega bene il Gip quando giustifica la necessità di porre agli arresti domiciliari alcuni degli indagati: “Sussiste il concreto pericolo di reiterazione del reato”, si legge nelle 77 pagine dell’ordinanza. Un pericolo, dice il giudice, basato sul fatto che fino ad aprile 2023 l’azienda dei Verdini, la Inver, riceveva ancora da alcune delle aziende coinvolte delle somme di denaro.
Formalmente sotto forma di retribuzione di alcune consulenze. Secondo il pm e il gip, però quelle consulenze non c’erano mai state.
Non solo: agli atti del Gip c’è un incontro tenuto nei primi mesi del 2023 e soprattutto un’informativa di maggio dalla quale emerge che gli indagati si sarebbero detti pronti a continuare con quel modus operandi, ma con un’altra società.
Insomma: stando all’accusa, questa triangolazione che avrebbe portato all’assegnazione degli appalti Anas a imprenditori amici, con l’intermediazione dei Verdini, non si sarebbe interrotta, se non per qualche mese. E sarebbe ripresa quando Salvini – estraneo ai fatti – era diventato ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
Ma se il corno giudiziario della vicenda avrà il suo corso – gli interrogatori ci saranno tra una settimana – il tema ora è tutto politico. Innanzitutto, perché dire che i Verdini collaboravano con i dirigenti Anas per pilotare le commesse significa dire che dei parenti di un ministro operavano in modo illecito con un’azienda che a quel ministro risponde. In secondo luogo, perché gli indagati citano spesso – e con disinvoltura – la Lega e suoi esponenti.
Salvini viene citato poco. A un certo punto un indagato si lamenta di un soggetto che aveva interrotto i rapporti con Verdini e che “guarda caso” aveva fatto un invito a cena “dopo che Salvini si è insediato” al ministero. “Che tempistica ragazzi – commenta il soggetto in questione – è vergognoso. La Lega, invece, viene citata di più: “Gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione…ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo da aiutare e noi gli abbiamo messo un pò di persone che ci hanno dato i nostri”, afferma, Fabio Pileri socio di Tommaso Verdini, in un’intercettazione.
Tanti i passaggi in cui si menziona il sottosegretario leghista al Mef, Federico Freni. Che – è il racconto degli indagati – avrebbe partecipato ad alcuni incontri (anche al ministero) e avrebbe parlato spesso al telefono con alcuni di loro.
Nessuno della Lega è indagato, segno che probabilmente il soggetto intercettato stava millantando. M per le opposizioni si apre un tema di opportunità politica. Nella mattinata M5s, Pd e Avs hanno chiesto un’informativa di Salvini. Il Pd ha chiamato in causa anche il governo perché, data la copiosa citazione del Mef, “sono coinvolti anche altri ministeri”.
Salvini, però, come anticipato da HuffPost, non pensa di andare a rispondere in Parlamento. Le richieste delle opposizioni vengono considerate pretestuose. Come quelle, è la versione che prevale nei ragionamenti dell’entourage di Salvini, fatte ai tempi dell’inchiesta sui fondi esteri della Lega. Quella questione – finita poi nel nulla – era però ben diversa dall’inchiesta della procura di Roma. Se non altro per i suoi risvolti politici. E per l’imbarazzo che sta creando al diretto interessato, ma anche a tutto il governo.
(da Huffingtnpost)
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