LA RETE INVISIBILE DEI VELENI DI PUTIN: TEST SUI SOLDATI, ARMI ETNICHE E GLI ATTENTATI A NAVALNY E SKRIPAL
LA RETE DEI CINQUE ISTITUTI STATALI DIETRO LA PRODUZIONE DI AGENTI LETALI
Dietro l’ombra dei più noti attentati politici degli ultimi anni, da Aleksej Navalny a Sergej Skripal, non ci sono solo agenti sul campo, ma una rete scientifica “invisibile” finanziata dallo Stato russo. Un’inchiesta del media indipendente Proekt scoperchia il vaso di Pandora di almeno cinque istituti statali russi collegati tra loro, impegnati a trasformare la scienza in arma letale attraverso veleni, test sugli esseri umani, nanotecnologie e la ricerca di frontiera sulla genetica molecolare.
Il cuore della rete: il Centro “Signal” e i veleni invisibili
Il fulcro di questo sistema è il Centro Scientifico “Signal” di Mosca. Sotto la
direzione del chimico Artur Zhirov, circa 500 dipendenti lavorano per rendere i veleni non rintracciabili attraverso le nanotecnologie, incapsulando agenti come il Novichok per ritardarne l’effetto.
L’attività più sensibile avviene nel quarto reparto di ricerca scientifica: qui, un team di 34 specialisti studia come il corredo genetico determini la sensibilità alle tossine.
L’obiettivo ipotizzato è la creazione di “armi etniche”, ovvero sostanze calibrate per essere particolarmente efficaci contro individui con specifiche caratteristiche genetiche.
Per mascherare queste attività, il centro dichiara di produrre “integratori sportivi”, la stessa copertura usata dagli agenti della GRU per l’attentato di Salisbury.
Test sugli esseri umani e l’eredità della pseudoscienza
I dettagli sui test sul campo portano invece all’Istituto di Medicina Militare di San Pietroburgo, guidato dal dottor Sergej Chepur.
È stato lo stesso Chepur ad ammettere che l’istituto ha sottoposto soldati russi definiti «volontari» a esplosioni di proiettili d’artiglieria all’interno di fortificazioni, per misurare i danni inflitti dalle onde d’urto al sistema nervoso e vascolare.
Questo approccio brutale convive con derive surreali ereditate dal passato, ma ancora presenti nei vertici del sistema. Il professor Pavel Shalimov, che in passato ha guidato esperimenti su “super-soldati” potenziati da psicostimolanti, sull’aura umana e sulle proprietà dell’acqua, non è un reperto della Guerra Fredda: oggi è ricercatore capo e membro della direzione del Centro “Signal”, a testimonianza di come queste teorie inquietanti siano ancora integrate nel cuore della ricerca russa sui veleni.
Dalla neurotossina delle rane alla militarizzazione della ricerca
L’inchiesta evidenzia inoltre l’uso dell’Epibatidina, una potente neurotossina estratta dalla pelle di rane sudamericane, rilevata nei campioni biologici di Navalny. A differenza del Novichok, prodotto dal GosNIIOKhT, l’Epibatidina può essere sintetizzata più facilmente, rendendo difficile l’attribuzione diretta al Cremlino.
La rete è completata dal 27° Centro Scientifico (specializzato in propaganda e supporto tecnico) e dal 33° Istituto Centrale di Shikhany, dove si addestrano
ufficiali come Stanislav Makshakov, l’uomo dell’FSB che ha coordinato la squadra operativa contro Navalny.
(da Open)
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